LA GENTE INVECCHIA


Eccomi qua nella Brighton fricchettona, dove anche gli anziani girano con il poncho arcobaleno o la giacchetta rosa lamè e un tubino luccicante, i capelli bianchi tenuti da formose code di cavallo, orecchini d’argento e tattoo a forma di drago.
Eteree signore della quarta età, anche di stazza extra large, sfoggiano tranquillamente delle tuniche e veli trasparenti azzurro cielo o verde prato.
Nonno Talpone, imbozzolato nella sua camicia di flanella, gilet, maglione e un giaccone da marinaio rosso cardinale si sta sentendo a disagio nella folla delle Lanes, tanto da entrare subito in un negozietto chiamato il Cappellaio matto ( Mad Hatter ) per acquistare un largo cappello alla Indiana Jones, marca Tilley, pensando seriamente di farsi un piercing ad anelli multipli multicolori al lobo sinistro dell’orecchio, Istrice Prussiana permettendo.
Che importa la vescica, la prostata, i diverticoli, il tallone ungulato e i basaliomi rifiorenti all’epidermide come un prato primaverile ?
Seducenti pubs lo adescano ad ogni passo, offrendogli generose pinte di bitter scura, fish and chips, hot dogs, farmer’s pie , entusiasmando il suo cuore di anglofono nativo.
Freedom, freedom !
Dimenticavo : sono qua anche per il mio bimbetto piccolo, si proprio il Martello di dio, che gli fa il dispetto di crescere e di compiere 40 anni, avendo messo su famiglia e preparandosi all’adozione di due bimbetti, moltiplicando il mio ruolo di nonno.
Non importa, la gente invecchia.
Io no.
Al massimo posso concedere che mi sto sgretolando.
Ma sempre con giovanile entusiasmo talponesco.

I PIEDI, FINALMENTE !


Dopo lungo tempo l’ho incontrato : smunto, con gli occhi semichiusi e un notevole bernoccolo in cima alla pelata.
” Finalmente ti rivedo dopo mesi di assenza, quasi non ti riconoscevo più – ho esclamato con sincera sorpresa.
Nonno Talpone mi ha riguardato dallo specchio e , scuotendo la testa, ha mormorato : ” Certo che invecchi male anche tu ”
Non ho voluto entrare in polemica con lui, già mi sono rimasti pochi amici, non vorrei perdere uno degli ultimi.
Mi ha raccontato una serie di piccoli malori, esami clinici doverosi ma inutili, interventi chirurgici di lieve entità, oltre ad una serie impressionante di nuove pillole da ingurgitare ogni giorno, insomma la solita litania degli anziani lamentosi.
Di una cosa pareva soddisfatto : grazie ad una serie di dolorose coliche intestinali che l’hanno colpito negli ultimi tre mesi la sua Istrice Prussiana l’ha costretto ad una dieta ferrea, così da fargli perdere quasi sette chili.
” Pensa che ora guardando in giù riesco a vedere i miei piedi ! – ha concluso con garrula civetteria – come sono diventati grandi e carini!”

ILLUSIONI E SOGNI


Quando a notte viene il momento di coricarsi, quale che sia stata la giornata, febbrile o oziosa, faticosa o piacevolmente rilassata, nonno Talpone si spoglia maldestramente e indossa con equilibrio instabile il pigiama, si stende supino sul letto e si copre con lenzuola e coperte fin sotto il mento.
La luce del comodino vicino a lui è ancora accesa, la pila di libri in precario cumulo attende la lettura prima del sonno o durante i risvegli notturni, i due gatti si inseguono per le stanze nelle loro frenesie serali, ma lui, steso immobile gode a percepire la colonna vertebrale che si distende gradualmente con un leggero scricchiolio sulla superficie piana e assapora questo lungo momento di completo rilassamento.
Con pochi colpi si rimbocca meglio il lenzuolo attorno a sé, allinea le braccia intorno al corpo, quasi fosse una mummia morbida, resta immoto e nella sua testa, come di consueto negli ultimi tempi, affiora un gioco mentale di quando era ragazzo.
Ecco lui si è trasformato in un pilota spaziale, infilato in una minuscola astronave a forma di siluro, che si muove agilmente tra stelle ed asteroidi, comandata da impulsi mentali.
Un coraggioso pilota, un nuovo Dan Dare, intrepido eroe del futuro, alla caccia del perfido venusiano verde sempre appollaiato su un disco a mezz’aria, dall’esotico nome di Mekon di Mekonta.
Una pellicola trasparente e robusta avvolge le coperte del suo letto, il lenzuolo ben rimboccato lo protegge dai raggi gamma.
Come è dolce cullarsi in questa illusione, gli anni e gli affanni scompaiono come per magia.
Ma durante il suo viaggio ora un peso improvviso viene a gravare sulla prua facendo sbandare il suo mezzo.
Un bolide spaziale o un attacco alieno ?
Nonno Talpone stacca il pilota telepatico, apre gli occhi e scopre che il suo gatto Coccolone è salito sul letto per accovacciarsi sulle coperte dove sono i suoi piedi.
Ormai il viaggio è interrotto, pensa amareggiato l’anziano ragazzo, il suo gatto invece sembra felice, ronfa rumorosamente facendo le fusa, forse anche lui sta iniziando un viaggio tra le illusioni di cieli affollati di coloratissimi uccellini e non è gentile rovinargli l’inizio del sogno.

PERSI E RITROVATI


Mi sono svegliato presto questa mattina, fuggendo da un incubo naturalmente.
Era tardi, le sei e mezza del pomeriggio, anzi della sera perché era il crepuscolo ormai, dovevo andare al lavoro in ufficio, era assolutamente necessario.
Mi ero licenziato o ero stato allontanato mesi prima, ma non avevo ricevuto la liquidazione, non avevo la pensione, i soldi erano ormai finiti, inoltre ora ricordavo di aver lascito là molte cose personali nell’armadio e nei cassetti della scrivania: carte, libri, oggetti personali.
Dovevo tornarvi quindi e cercare la mia stanza, se non era stata spostata, svuotata, occupata.
Chiedere i miei soldi, implorare un prestito, un aiuto.
Era troppo tardi, niente tram, meglio l’auto, forse facevo in tempo prima della cena.
Ma una volta arrivato là, in quel posto frequentato giornalmente per tanti decenni, al posto del severo palazzo in travertino avevo trovato un’enorme distesa di terreno sconvolto con buche, scheletri di pilastri e di fondazioni, sterrati di cantieri in febbrile attività.
Avevo lasciato l’auto ed ero sceso tra le macerie, le voragini e le impalcature, cercando un indizio, un’indicazione della mia meta.
Ma dopo aver corso, girato intorno a quei frenetici cantieri mi ero perso ed ero capitato casualmente davanti ad una cabina telefonica.
Dovevo chiamare in ufficio, spiegarmi, chiedere, dovevo chiamare a casa, anche un amico fidato per ricevere aiuto.
Vi ero appena entrato, indeciso su quale numero dovessi comporre, quando con un trillo sinistro da una fessura del telefono era uscita una striscia sottile e rossastra con dei numeri stampati .
Scrutandola da vicino mi ero accorto che era una multa per eccesso di sosta, dovevo pagare e spostare subito la mia auto.
Già, ma dov’era ?
Intorno a me aleggiava solo polvere, rumore, un bianco sporco di calce, tra cavità e scheletri di impalcature.
Un altro trillo sinistro, la striscia di carta si era allungata, la multa era cresciuta, subito dopo ancora un lacerante squillo, il rotolo di carta rossastro era uscito implacabile dal nero telefono a muro e si allungava come un serpente, sibilante e senza fine.
Mi sono svegliato con affanno, strappandomi dall’incubo come da una placenta notturna che mi aveva avvolto appiccicosa e soffocante.
Mi sono alzato con fatica e sollievo, con passo malfermo mi sono rifugiato in cucina, seduto presso quel tavolo bianco dove insieme da tempo immemore si è mangiato, parlato, si era stati insieme in famiglia.
Riprendendo la respirazione affannata poi mi sono reso conto che da qualche giorno ho perso i miei occhiali a lenti graduate.
Anche la mia radiolina portatile è introvabile.
Ho perso il mio coltellino da tasca in finta madreperla, la chiavetta USB del computer, la mia matita a pulsante dalla punta sottile,anche il mio ultimo libro interessante di Israel Singer.
Mi rendo conto che molti oggetti tendono a scomparire, come se avessero dei minuscoli piedini frenetici e smaniosi di rifugiarsi nei posti più oscuri.
Alcuni vengono trovati più tardi, casualmente.
I due gatti bianco e neri sembrano interessati alle mie frenetiche ricerche, mi seguono curiosi, anche perché forse sono gli autori delle sparizioni.
Solo ieri, spostando la lavastoviglie in cucina ho scoperto tra ciuffi di polvere ben cinque coltelli, diverse matite e biro, palline di plastica, tappi e pezzi di spago.
Perdo ormai ogni cosa, salvo i miei incubi.
Mia moglie è da tempo persa tra lezioni da preparare, congressi, convegni, stesura di articoli e libri ma, trattandosi di demenza senile, direi che almeno lei è nel suo elemento.
Credo di aver perso la nozione del tempo, quanti giorni, mesi, anni sono svaniti senza che me ne accorgessi ‘
Anche un certo nonno Talpone non si presenta da tempo, ma è veramente esistito ?
Bene, ora sono seduto al mio tavolo bianco della cucina, penso che mi preparerò un tè bollente con qualche tarallo pugliese, forse li troverò ancora.

NOTIZIE DAL CREPUSCOLO


Mi ha chiamato un amico di vecchia data e, dopo i soliti convenevoli, ha chiesto se per caso fossi ammalato. Ha poi spiegato che non leggeva più mie notizie.
Non avrei mai immaginato che seguisse il mio blog, né che un personaggio immaginario come nonno Talpone fosse così legato alla mia persona fisica.
A pensarci bene forse la vera persona vivace e comunicativa è lui, non so, mi sembra di sopravvivere in qualche modo a me stesso.

Per quale motivo nonno Talpone e il suo fedele amanuense pubblicano a singhiozzo le loro storie? La risposta è semplice : la vecchiaia.
Questa è una stagione della vita molto strana e misteriosa che ancora non ho compreso bene.
Perché vedete in una giornata tutto scorre tranquillamente, in un’altra si è euforici e tutto sembra possibile, anzi sembra necessario cercare nuovi interessi e impegni, ma il giorno successivo tutto è mutato, anzi rovesciato, come un nuvolone estivo che copra improvvisamente il cielo azzurro e limpido.
Capita ad ogni età, solo che con gli anni e con i capelli bianchi, per chi ancora li ha, sembra di vivere in un continuo inverno; con il freddo e il buio è meglio stare in silenzio.

Il fatto strano è che anche se un anziano come nonno Talpone sta chiuso nel suo silenzio catatonico, non parla e non scrive, una parte del suo cervello continua ad osservare i fatti e le persone all’esterno, distillando storie che si versano continuamente nel calderone della sua testa, si mescolano, fermentano e non trovando uno sfogo si sfibrano in un confuso mormorio, quasi un rumore di fondo, cantilenante e incomprensibile.

Certo, bisogna reagire, fare buoni propositi, piani di battaglia. Quasi ognuno di noi fa sempre queste promesse: la dieta per dimagrire, il moto e uno sport per essere attivi, l’iscrizione ad un corso di lingue o di disegno, progetti di viaggio.
Viviamo in un continuo contrasto tra realtà e illusioni, sogni, buoni propositi.

Il gatto Coccolone vicino a me sulla scrivania sta ora emettendo degli strani belati miagolanti, mi accorgo che sta guardando fuori della finestra, ha scorto un volo di uccelli lassù nell’aria, anche lui vive di illusioni.

BEBOLEZZE E RESPONSABILITÀ


Ognuno ha le sue debolezze, magari nascoste sotto una corazza di aggressività, arroganza e cinismo.

Personalmente ormai alla mia età subisco e mi difendo scoprendo l’ironia delle situazioni e delle mie debolezze.

Ma i grandi poeti possono dare un sostegno, un soccorso, perché come le sibille fanno vaticini, avvicinandosi lievi alle espressioni più alte del pensiero umano.

Oggi voglio citare una delle mie preferite, Mary Oliver.

You must not ever stop being whimsical.

Non devi mai bloccare le tue debolezze.

And you must not, ever, give anyone else the responsability for your life.

E non devi mai, in alcun modo, lasciare ad altri la responsabilità della tua vita.

 

IL GATTO, IL FUOCO E ME


Sono entrato nel cottage di mio figlio e ho subito notato che la temperatura gelida esterna si manteneva intatta anche dentro le sue mura.

“Ma non é freddo qua dentro ?”- ho chiesto ingenuamente.

” No, perché? Ho cambiato l’aria per tre ore aprendo le finestre, ma non ho freddo, perché?”

Lui ormai si sente inglese, o irlandese per osmosi e matrimonio, così in casa accendono il riscaldamento per un’ora al giorno ( sic ).

Mi siedo al tavolo, apro l’album e l’astuccio delle matite graduate da disegno, ma ho i brividi e la bramosia di fuoco e di calore é feroce.

Mi accosto al camino e lo carico di fogli di carta, ramaglie, legnetti e ciocchi di pino.

Il fuoco scoppietta subito, manda una nube bianca come un sospiro di sollievo e un’ondata di calore si allarga intorno a me.

Questa benefica emanazione, tepore, odore, rumore che sia, arriva al piano superiore, perché scende di corsa il gatto Tobias, che si strofina sui miei pantaloni, circondandomi con una lenta danza ed emettendo una serie di sordi mugolii.

Si acciambella poi sul divanetto davanti al camino e insieme, nuovamente amici, ci incantiamo davanti alle fiamme guizzanti e allegre.

Ripeto a me stesso, come una nenia, la bella poesia di Humberto Ak’abal sul fuoco, mentre Tobias, da buon gatto selvaggio, forse non pensa, gode il calore, dorme e i sogni sono solo suoi.

Humberto Ak’abal

IL  FUOCO

Il fuoco

Accucciato

Calma la tristezza del legno

Cantandogli

La sua ardente canzone.

E il legno

Lo ascolta

Consumandosi

Fino a dimenticare

Che fu un albero.

 

FIORI D’INVERNO


Poche sere fa, risalendo la collina verso la casa di mio figlio, siamo stati sorpassati da una spider rossa, a fianco del guidatore troneggiava un grande pino di Natale.

Mi sono rallegrato, anche se le feste erano ormai finite mi sembrava bello vedere un uomo in compagnia di un albero, quasi andasse in giro in compagnia di un amico o di un’amante.

Più avanti ho visto l’auto fermarsi lungo il parco e quasi subito ripartire via.

Quando abbiamo raggiunto il prato abbiamo scorto le nere sagome di decine di alberi di Natale, buttati uno sull’altro, in pose scomposte, quasi fossero corpi di soldati caduti dopo una furiosa battaglia.

Finite le feste, gli acquisti febbrili, l’apertura incuriosita dei regali ricevuti, i pranzi sontuosi, gli allegri brindisi, tutto finito anche per loro, silenziosi commensali.

Eccoli lì, che emergevano nel prato come verdi fiori invernali, improvvisamente esplosi nel gelo.

Ne ho raccolto uno poco distante, forse quello che viaggiava impettito sulla spider rossa, e faticosamente l’ho trascinato nella casa di mio figlio, che ha un camino.

Lui mi ha sgridato per l’ingombro e perché la legna si compra a ciocchi ben squadrati.

Ma nel freddo della sera ho reciso a piccoli pezzi i suoi rami resinosi e, acceso il fuoco, li ho gettati lentamente tra le fiamme, facendoli esplodere con un allegro scoppiettio, regalandoci luce e calore, danzando come fossero vivi.

Al centro dell’albero, nel fitto dei rami, ho scoperto alla fine una piccola stellina dorata di plastica, dimenticata e smarrita.

L’ho delicatamente raccolta e custodita nella tasca del mio cardigan blu.

A casa nostra l’ho posta a fianco del mio letto, per tenerla come sentinella e compagna dei miei sogni e dei miei ricordi.

PIACERE, VALDEMORT


“Papà, papaaa, fammi vedere la zampa di Valdemort !”

” Grr, grr !”

” Dai su, fai il bravo, qua la zampa Valdemort !”

Sua madre ride felice fino alle lacrime, dopo oltre venti giorni insieme al figlioletto lontano é sempre in stato di adorazione giuggiolesca, a parte alcune divergenze su come preparare il ragù o l’arrosto con patate.

Nonno Talpone invece, con la mano destra gonfia e bluastra per le tre artigliate inflitte dal gatto Tobias, di proprietà del Martello di dio, quello che secondo opinione corrente dovrebbe essere anche figlio suo, si aggira per la piovigginosa Brighton con un’enorme cerotto giallastro sul dorso della mano, rinnovato giornalmente dopo disinfettanti e creme antibiotiche.

Giorni fa il suddetto Tobias è tornato a casa con l’orecchio sinistro lacerato e sanguinante, si sussurra che nonno Talpone, ma lui nega, abbia pagato un gatto killer per la vendetta.

Intanto la storia continua ogni giorno, quando lo incontra o lo presenta ad amici il figlio inglese lancia la sua ferale battuta:

” Fai vedere la zampa, dai Valdemort !”

Martellante com’è, nonno Talpone ha timore che tra poco, incontrando qualcuno, lui si trovi inconsciamente a tendere la sua zampa fasciata, mormorando:

” Piacere, Valdemort !”

CHISSA’


Che strano inverno questo,lontano da casa, anche se vicina a quella del figlio inglese.
Anche il clima é diverso, instabile e capriccioso.
Se esce dal suo scuro sotterraneo nonno Talpone non sa mai che cosa troverà: la temperatura é di circa 10 -12 gradi, magari si scorge in alto un sole velato, ma si é subito spinti da un forte vento di mare gelido, che gioca sferzate potenti tra gli angoli delle strade.
Dopo un breveperiodo di cammino, magari come ieri quando eri allo scoperto sul lungomare, improvvisamente si é colti da uno scroscio di pioggia persistente, si corre via gelidamente inzuppati, per trovarsi un quarto d’ora dopo finalmente al rifugio in un caffé, a guardar fuori dalle vetrate una nuova pausa di sole molliccio che si riflette sulle pozzanghere dei marciapiedi.
Uscire per prudenza con un ombrello?
Questo significa passare la giornata con un inutile ingombro, visto che proprio quel giorno non pioverà mai, se non quando eri casualmente in un pub o nei negozi a curiosare tra i saldi.
Gli inglesi infatti girano sempre tranquilli, salvo i giovani con il cappuccio della tuta sbadatamente tirato in testa, quale che sia il tempo intorno a loro.
Certo vi sono anche i turisti con i loro piccoli ombrelli pieghevoli, di matrice cinese venduti ovunque ad una sterlina, cosí fragili e pronti a sfogliarsi come petali di un fiore alla prima ventata improvvisa e capricciosa.
Anche stamattina alle 8 nonno Talpone é uscito in tuta e scarpette da corsa rosso e blu, il cielo era limpido, non troppo freddo, le lastre dei marciapiedi ancora scivolose per un recente acquazzone.
Intorno a lui una folla di bambini, femminucce e maschietti, saltellanti e giocosi che stretti ai loro papà e mamme si incamminavano verso il vicino asilo..
Lui, un vecchio signore con il berretto di lana con ponpon calcato in testa, arrancava vicino a loro, rallentando, sia per il fiato corto che per godersi quello spettacolo di gioventú spensierata.
Che fitta di gelosia provava dentro di sé, che struggente nostalgia per i tempi lontani quando anche lui accompagnava i suoi figli, e piú recentemente quando poteva tornare dall’asilo o da scuola con i suoi due nipotini.
Tre anni fa anche loro erano qui, nella gioiosa Brighton, ahimé solo per una breve settimana e si passava insieme, mano nella mano,per questi stessi viali alberati.
Corri vecchio Talpone, corri via, allenati bene, quando tornerai a Milano ti presenterai in forma da loro, li potrai anche sfidare ad una breve corsa.
Chissà !
Forse loro, con naturale generosità, fingeranno di essere affannati e ti lasceranno passare avanti, come facevi tu nei loro primissimi anni di vita, in quelle giocose gare di velocità che facevate, tra strilli e risate a piena gola.