Dichiarazioni imbarazzanti


A completamento del resoconto di quella fatidica giornata di 50 anni fa devo trascrivere che prima della partenza per l’Inghilterra a Milano avevo un filarino con una ragazza che studiava tedesco e che doveva fare le vacanze in Germania.

La ritrovai quella sera stessa, tra l’enorme folla che gremiva Trafalgar Square per ammirare su un enorme schermo la ripresa in diretta dello sbarco dell’uomo sulla Luna.

Questo avvenne mentre mi facevo largo  con il braccio che cingeva la mia bella brunetta, incurante di ogni evento mondiale.

Ci trovammo improvvisamente faccia a faccia, stupiti.

Con un aplomb britannico io salutai cortesemente e proseguii, sempre tenendo ben stretto il mio tesoro.

Mai più vista la tedesca.

Invece una settimana dopo, avendo goduto insieme le stradine e i parchi di Londra, una sera mi presentai all’amabile fanciulla con un anello d’argento, di quelli componibili che raffigurano due mani intrecciate.

Glielo infilai al dito dichiarando formalmente:

” Voglio sposarti. Vorrei avere cinque figli con te!”

La sua pronta risposta fu:

“Sei scemo? Grazie comunque dell’anello.”

In quanto si figli, passati alcuni anni dopo il matrimonio, quando dopo il secondo maschio le chiesi un terzo, possibilmente femmina, la sua secca risposta fu:

” Fatteli da solo se vuoi e Ciccarelli da solo!”

 

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Galeotto fu il piede


Cari ragazzi dovrte sapere che se dovessi immaginare un luogo ove mi piacerebbe essere ricordato nell’Inferno di Dante Alighieri sarebbe senz’altro il Girone di Paolo e Francesca.

Il mio amore, la nonna, non accetterebbe certamente né il luogo ventoso né il contesto ultraterreno.

Alla fatidica domanda di un novello Dante io risponderei beffardo : ” Galeotto fu il piede”

Come il sommo Vate anche voi  lettori pensereste subito al grazioso piedino della mia donna.

Ma vi sbagliereste, perché il piede fatale fu il mio, taglia 45.

In quell’afoso 19 luglio del 1969 sul treno Milano Londra, che allora collegava a prezzo ragionevole le due città con un tragitto di 23 ore, mi trovavo a guardare il paesaggio francese.

Ero appoggiato languidamente con la schiena alla parete dello scompartimento, fumando la mia pipa.

I vagoni cuccette a sei posti di allora, dopo una notte di viaggio traballante e rumorosa erano poco ospitali.

La quasi totalità dei passeggeri erano studenti, usciti fuori nei corridoi o affollanti le piattaforme davanti ai gabinetti, a gruppi che si univano o si lasciavano con allegra frenesia, come pesciolini impazziti, emozionati e liberi dai legami famigliari.

Per me non era una novità, ero il terzo anno che recavo in Inghilterra per praticare quella lingua che era la materia quadriennale del corso di Lingue e Letterature Straniere alla Bocconi di Milano.

Negli anni precedenti a Londra avevo goduto dei mesi interessanti, incontrando persone provenienti da ogni parte del mondo, dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda, avevo viaggiato in autostop dalla Scozia all’ Irlanda.

Non volevo parlare con nessuno di quegli studenti italiani chiassosi  che rumoreggiavano in ogni parte del treno.

Pipa in bocca, distaccato e perso nei miei pensieri, subivo spesso gli urti di quelli che continuavano a passare avanti e indietro nel corridoio.

Particolarmente irritante era una bella ragazza bruna dall’accento romanesco, piccola rispetto a me, garrula come un uccellino, che passando e ripassando mi pestava i piedi.

” A romanina, fai attenzione ! – esclamai irritato.

Lei mi rise giocosa e rispose per le rime:”E tu ritira i tuoi piedoni che mi fai inciampare!”

Così iniziò il nostro incontro fatale.

In seguito parlammo in una piattaforma anche noi, come tutti.

Sul traghetto che collegava Calais a Dover le offrii un boccale di birra inglese, mostrando le bianche scogliere che ci venivano incontro.

Sul treno per Victoria Station venni a sapere che lei e la cugina che l’accompagnava erano partite in fretta, all’avventura, senza alloggio prenotato, né scuola o lavoro e con pochi soldi.

Arrivati alla stazione io le salutai, presi la valigia, determinato a snobbare ogni italiano e mi allontanai diretto alla mia residenza.

Passata la locomotiva, mentre avanzavo tra la folla ad un certo punto mi fermai indeciso, poi mi girai e tornai indietro a cercare le due pellegrine.

Ho sempre sostenuto che fu solo per un impeto di pietà, di pura solidarietà tra studenti.

In realtà ero già stato stregato fai suoi occhi verdi ramarrosi, dal riso e dalla gaiezza prorompente di quella fascinosa brunetta.

La corazza inglese del milanese solitario era stata perforata e lacerata a fondo.

Eh sì, avevo anch’io il Tallone d’Achille, anche se poi era un  piede largo e lungo, taglia 45.

La sera stessa, dopo averle trovato alloggio e fatto visitare il centro città, Covent Garden e Piccadilly, la accompagnai, con un braccio sulle spalle, verso il Ponte di Westminster.

Al colmo delle arcate, sopra le argentee acque del Tamigi, al chiaro di luna, incuranti di ogni astronauta alieno, ci fu il primo lungo, indimenticabile, primo bacio d’amore.

 

 

 

I piccoli curiosi


Sono arrivati dieci giorni fa a Brighton per stare insieme ai nonni e frequentare dei corsi di lingua.

Le attività scolastiche di gioco e di scuola li impegnano dal primo mattino a metà pomeriggio, talvolta anche fino alle dieci di sera.

Il sabato e la domenica sbarcano dall’aereo i loro genitori, ossessivi e protettivi, non bastando le due o tre telefonate quotidiane.

Gli italiani sono mammoni, si sa.

In casa i ragazzi parlano di calcio, del mercato dei giocatori e guardano le partite sui loro smartphone.

Ossessivitá juventina ereditata dal loro papà, il Grande Avvocato.

Nonostante questo certe volte mi parlano.

Mi chiedono per esempio quanti libri possiedo.

” Cinquemila forse, non li ho mai contati.”

” Ma quanti libri hai letto nella tua vita?”

” Non lo so, forse il doppio, ma i libri interessanti li rileggo, anzi ora li risento.”

Tutto è numero, graduatoria e audience per loro.

” Nonno quanti leggono il tuo blog?”

” Pochi, sono i migliori.

O forse i più pietosi ”

” Nonno come hai conosciuto la nonna ?

E’ vero che ti hanno fatto una festa per i 50 anni del vostro primo bacio?

Ci scrivi  la storia?”

Ai bimbi non si può dire di no, l’ho raccontata centinaia di volte a voce in tutti questi anni, ora la scriverò, a fatica, lo ma lo farò per voi ragazzi miei.

 

 

Degeneration


Sono decisamente contrario agli ottimisti ad oltranza.

Non sopporto i piagnoni.

Se mi trovo abbacchiato, demoralizzato e punito da un corpo invecchiato, come accade negli ultimi mesi, me ne sto zitto sotto un cespuglio, come un vecchio gatto malato.

Però osservo un fatto buffo : campando a lungo sono passato attraverso diversi tipi di generazione.

Prima quella dell’infanzia di guerra, poi da teenager , grazie ad amici simpatici ma terribili, alla generazione dei ” Teddyboys” .

Nel 1967 ho scoperto la libertà fuori da famiglia, lavoro, soldi, carriera, da felice ” Figlio dei fiori”.

L’anno dopo l’entusiasmo del “Movimento Studentesco” , uscendone poi  disgustato da violenze e terrorismo.

Breve pausa tra gli artisti squattrinati della generazione neosurrealista e concettuale.

Il primo figlio in arrivo e lunga vita da travet inquieto, ma felice padre di famiglia..

Pensionato fortunato, quando esisteva il coefficiente 95, sono entrato nella ” Terza età”.

Ora la mia è la generazione della “Degeneration”.

Quella in cui non ci vedi, non senti, non cammini, sempre a dieta medica, giri più ospedali che centri di villeggiatura e parti con la valigia piena di medicinali.

Quale futuro ci può riservare?

Il mio vecchio amico psichiatra, che tra operazioni, tumori e malesseri non sta dietro a nessuno, mi ha consolato via WhatsApp ” Se c’è la facciamo potremo andare in un ospizio a fare i vecchietti terribili”.

Ci pensiamo noi!


Le scuole sono finite e si vedono più spesso i nipotini, un’occasione di grande gioia per noi nonni.

Certo, ora sono cresciuti, fa ridere chiamarli piccoli quando hanno cambiato il tono della voce, messo su un 40 di scarpe e superano il metro e sessantacinque.

Ma per noi nonni il tempo è spesso rallentato.

Anche i nostri figli di 46 anni li chiamiamo con il nome di ” Cucciolo” , ” Ciccio ” e altre amenità che sono severamente vietati in pubblico.

Probabilmente anche mia madre se fosse ancora viva, quasi centenaria, mi chiamerebbe con tali dolci vezzeggiativi.

Però i figli devono giustamente creare uno stacco con i genitori in età puberale per fare germogliare la loro personalità.

Noi nonni ne siamo esenti.

Possiamo dare consigli, che provenendo da anziani sono meno imperativi, il nonno poi spesso ricorda i giochi, i regali, la gentile permissivitá.

Anche quest’estate avremo la fortuna di essere in loro compagnia per una settimana prima e per ben due poi.

Un’occasione per ascoltarli, giocare, confrontarsi, scoprire insieme qualche cosa di bello e interessante.

Una manna dal cielo per noi nonni, sperando di non suscitare gelosie nei loro genitori.

Papà e mamme rilassatevi, ritornate indietro alla vostra gioventù, fate i fidanzatini!

Ai vostri figli ci pensiamo noi!

Giochiamo tutti a Monopoli


L’inveterata abitudine di conservare le cose invece di buttarle via, come sostiene sempre il Martellus Deus inglese, può rivelarsi preziosa.

Nel capace solaio di casa  il nonno Talpone conserva in scatoloni, vecchie valige e armadietti tutti i giochi della sua gioventù e quelli dei suoi figli e nipoti.

Ieri ha letto sui giornali on line che Salvini, il papà degli italiani, ha fatto approvare dal Parlamento l’introduzione di Buoni del Tesoro di piccolo taglio, o miniboat, per pagare i debiti statali, forse anche le pensioni degli italiani.

L’Unione dei Giovani Industriali li hanno già definiti ” Soldi del Monopoli” come fosse un insulto.

Il ” nostro papà” ha invece ribadito che i suoi italici figli ameranno i minibot.

Anche nonno Talpone è felicissimo ed è subito salito in solaio a prendere la vecchia scatola rossa del Monopoli d’anteguerra, malconcia ma ancora con tutte le banconote, le casette verdi di legno e gli alberghi color vinaccia, nonché le cartelle quadrate delle proprietà fondiarie.

Perché preoccuparsi ancora della sua pensione, che da 18 anni è più o meno ferma alla stessa cifra?

Ora potrà comprare le nuove cartelle fondiarie aggiornate di prossima emissione statale.

Lui ha già scelto: Piazza Loreto, Stazione  di Lambrate, anche via Porpora se può.

Inutile cercare Piazza Duomo, il Cordusio o via Vittorio Emanuele, saranno troppo cari.

Così lui potrà mettere su qualche casetta, magari anche un albergo rosso vinaccia.

Resta il problema di farci entrare gli affittuari, ma nonno Talpone è fiducioso, il Salvini con il suo rosario in mano può sempre fare miracoli.

 

 

500 Candeline


Anche diversi anni fa avevo qualche problema di memoria per cui, con la pazienza del collezionista di francobolli, dal 15 aprile 2011 per evitare ripetizioni avevo trascritto, su fogli quadrettati formato A4, i titoli degli articoli pubblicati sul mio blog.

Tutto era iniziato dopo aver scritto un lungo raccontò sugli inaspettati esiti di un incubo notturno, quelli che abbastanza spesso accompagnano le mie notti.

Questo racconto non l’ho mai pubblicato sul blog per la sua estensione, ma ha portato alla luce il personaggio di nonno Talpone, un doppio, un sosia che mi ha aiutato molto a sopportare melanconia e frustrazioni quotidiane, regalandomi un sorriso liberatorio.

I fogli quadrettati con i titoli numerati si sono moltiplicati, dall’entusiasmo del primo anno sono via via purtroppo scemati fino quasi a cessare lo scorso anno.

Ma ormai nonno Talpone era come un’innocua medicina curativa, mi sentivo depresso senza questo sfogo narrativo.

Così post dopo post mi sono accorto che oggi sono arrivato al numero 500 e ritengo doveroso festeggiarlo.

Prima ringraziando quel burbero, patetico, pazzo personaggio di nonno Talpone, poi tutti quelli che hanno avuto la pazienza e la gentilezza di leggerlo e commentarlo