IL FANTASMA FORMAGGINO 2


Solo nella casa di campagna, ho finito di mangiare un piatto di paella cucinato a modo mio, cioè con tutto quello che capita dentro la padella del preparato precotto.
M’illudo così di cucinare ed evitare di usare solo scatolette.
Mi guardo intorno nella stanza vuota, anche la musica del trio per archi di Schubert mi porta una certa melanconia.
Poi vedo una macchia scura sulla porta di fronte a me, metto gli occhiali e mi accorgo che è un pezzo di carta nerastra che penzola da una parte con un pezzo di carta adesiva trasparente.
Lo riconosco, è il Fantasma Formaggino disegnato dal mio caro Scoiattolino quando era qua in vacanza un paio di settimane prima.
Ricordo, gli adorati nipotini avevano ascoltato ancora una volta la storia del fantasmino pauroso, si erano divertiti e ora a gran voce chiedevano che lo disegnassi.
Così, da addetto contornista di disegni quale sono per bontà  loro, su due gran fogli di carta bianca disegnai la sagoma del lenzuolo del fantasmino, con due occhietti birichini e la curva sorridente delle labbra.
Poi in vena di generosità aggiunsi due braccia e due piedini che spuntavano in fondo.
Finiti e distribuiti i disegni i due bimbetti afferrarono le loro scatole di pennarelli per completare l’opera.
Il più piccolo, la Piovretta, dopo alcune linee tracciate a forza a caso pensò bene di cambiare occupazione e darsi allo smontaggio veloce di tutto quello che vedeva intorno a lui.
Il maggiore, lo Scoiattolino, con grande impegno cominciò a riempire la sagoma con una serie di colori intensi, marrone scuro, verde bottiglia, rosso amaranto, viola.
Il risultato finale era una forma che tendeva decisamente allo scuro, quasi un nero informe.
Completata l’opera lui la guardò attentamente, sembrava felice del risultato.
“ Non è troppo scuro questo Formaggino ? “ azzardai io.
“ No, è proprio così – pausa – è caduto nel pozzo nero ed è tutto sporco di cacca ! “
Questa parola proibita scatenò in lui una risata  gorgogliante senza fine.
Il fratellino smise subito  di rompere un giocattolo e si unì alla sua ilarità sfrenata, come quando di solito assiste ad un cartone animato di Pippo o Paperino.
Dopo un poco lo Scoiattolino ritagliò con cura la figura del fantasmino e, tutto soddisfatto,  lo incollò con un pezzo di scotch alla porta di ingresso.
Lo riguardo, a prima vista sembra proprio un qualsiasi pezzo nero di carta.
Ma noi sappiamo che lì sotto sorride il nostro piccolo eroe, uno di noi, il fantasma Formaggino dal cuore bianco, anzi candido.

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TALPONE A CHI ?


Non passa giorno che non ci siano novità.
E poi dicono che la vita dei pensionati è ripetitiva…
E’  vero, mentre prendo la metropolitana, mi è capitata una lieve disavventura, una sciocchezza, volevo solo difendere una ragazza derubata da tre ragazzotti zingari, ma insomma, ne capitano di ben altre sui giornali.
Il guaio è averne parlato con mia moglie e con i figli.
Risultato: si sono messi a ridere come matti, addirittura mio figlio inglese, il Martello di dio, mi ha creato un blog, “nonno talpone”.
A me, che quando facevo il servizio militare da topografo il sergente diceva sempre che avevo dodici decimi di capacita’ visiva.
La dizione mi sembrava poco coerente dal punto di vista matematico, ma mi faceva piacere e non gli davo troppo peso dato che in matematica ero tra gli ultimi della classe.
Comunque questo glob o blog che sia non ho capito come funziona, se devo scrivere userò la solita lettera elettronica, sono avanzato io, non uso più le lettere postali, non trovi mai i francobolli giusti o almeno quelli belli colorati che ti faceva piacere vederli quando ricevevi le buste, ora ti scrivono solo le banche e quelli che ti vogliono imprestare dei soldi a tutti i costi.
Poi, perchè Talpone ?
E’ vero che porto gli occhiali multifocali come tutti, ne tengo in tasca sempre un paio di riserva, non si sa mai.
Li tolgo solo quando gioco con i miei nipotini, perchè nella lotta o quando faccio il cavallo si possono rompere.
Quando vado all’asilo a riprendere il piccolo Scoiattolo, anni fa fingevo di non vederlo, guardandomi intorno dicevo ad alta voce:” Non ti vedo, dove sei ?”
Lui sotto di me con gli occhi impensieriti mi guardava in su e con le manine si indicava disperatamente.
Allora io lo prendevo su stringendolo forte, girando su me stesso e facendo un minuetto.
Era un gioco tra noi due, forse un pochino sadico, come tutti i divertimenti dei bambini, quello che conta e’ il lieto fine e ridere insieme.
Ora quando entro nella sua sala dell’asilo e mi guardo intorno, non lo vedo bene, ma c’è sempre il suo amico Stefano che con la sua voce squillante  grida : ‘ Guarda, c’è tuo nonno ! “e io lo prendo in braccio di slancio come una volta.
Spero che in futuro lui e il compagnetto di giochi  non mi facciano lo scherzo di gridare al modo solito, mandando avanti un loro amichetto.
Lo riconoscerei, disattento come sono ?

QUANDO ERAVAMO ANCORA PIRATI.


Bei tempi !

Il piccolo Scoiattolino, nipote di quattro anni, era il pirata Barbanera, nonna Istrice il pirata Barbadiferro, il padre Barbabianca, la madre Barbablu, io il cambusiere pirata semplice, il fratellino piccolo di due anni, ancora ballonzolante, Gambadilegno, pirata mozzo.
Erano assalti ai castelli del governatore spagnolo, attacchi a file di cuscini del divano buttati a terra, arrembaggi forsennati a galeoni poltrone.
Dopo le fatiche guerresche veniva chiamato a gran voce il cambusiere, per portare i beveraggi, fantasiosi boccali di vino, ” bille ” e ” lum “.
La R era ancora ignota, noi ci divertivamo, ma mio figlio, il promettente avvocato, era preoccupatissimo, temeva di avere un figlio cinese.
Quando la sete si faceva veramente sentire era necessario mescolare succo di amarene, zucchero e acqua per travasare il tutto in bottigliette da liquore tipo minibar, tapparle bene e portarle in un vassoio ai due minuscoli pirati.
Erano poi ben attrezzati nel loro ruolo: bende nere all’occhio sinistro, feluche ornate di teschio e tibie, schioppi e coltellacci di plastica morbida, spadoni di cartone.
Era una continua ricerca e scoperta di libri illustrati, magneti adesivi, puzzles, stesure di mappe del tesoro, canti guerreschi da ” pilati “.
Un avvenire roseo di conquiste e bottini di forzieri inverosimili contenenti caramelle e monete dorate di cioccolato.
Perfino dopo aver visto numerose volte il film di Peter Pan la saga dei pirati non è stata scalfita.
Capitan Uncino non poteva essere cattivo del tutto, in fondo era un “ pilata “ anche lui.
Nel novembre scorso il loro papà ci ha telefonato a Londra ove ci trovavamo da un paio di mesi per seguire il figlio inglese, “ il martello di Dio “.
La grande novità era che il piccolo aveva finalmente acquistato la “ R “.
Pazienza, i tempi passano, forse era anche tempo che smettesse di fare il cinese.
Poi per carnevale il caro pirata Barbanera ha affermato deciso che lui era Spiderman e basta.
Il padre aveva acquistato vestiti, maschere, giornalini e disegni di quel personaggio, si giocava solo a lanciare ragnatele in tutta la casa e ad arrampicarsi sui muri.
Il gioco era diventato impegnativo, lui lo sollevavo, ma a me chi mi alzava ?
In seguito, complice qualche compagno di scuola e i film portati a casa  dal padre, gli idoli si sono moltiplicati: Wolverain, Venon, la Cosa, Hulk, Capitan America.
Quasi tutti cattivissimi, coinvolti in lotte e pestaggi, in cui spesso i cattivi prevalevano, almeno secondo lui.
Le storie per farlo addormentare riguardavano questi super malvagi, mummie, scatole stregate, draghi neri, maledizioni, pozioni venefiche.
Lui le raccontava eccitato, noi non potevamo nemmeno dire niente o modificare le storie, abbastanza confuse quanto trucide.
Ci siamo sentiti esclusi per qualche giorno, anche i loro giochi erano molto violenti, solo combattimenti e lotte in cui il più piccolo le prendeva sempre.
Poi abbiamo trovato per caso una copia del film “ Elliot il drago invisibile “, con cartoni animati di Paperino.
Entusiasmo generale, anche se la storia a noi pare melensa.
Ma ora esistono anche i buoni, gli scherzi buffi ai danni degli adulti antipatici.
Lasciamogli almeno speranza e voglia di ridere fin da piccoli.