TALPONE A CHI ?


Non passa giorno che non ci siano novità.
E poi dicono che la vita dei pensionati è ripetitiva…
E’  vero, mentre prendo la metropolitana, mi è capitata una lieve disavventura, una sciocchezza, volevo solo difendere una ragazza derubata da tre ragazzotti zingari, ma insomma, ne capitano di ben altre sui giornali.
Il guaio è averne parlato con mia moglie e con i figli.
Risultato: si sono messi a ridere come matti, addirittura mio figlio inglese, il Martello di dio, mi ha creato un blog, “nonno talpone”.
A me, che quando facevo il servizio militare da topografo il sergente diceva sempre che avevo dodici decimi di capacita’ visiva.
La dizione mi sembrava poco coerente dal punto di vista matematico, ma mi faceva piacere e non gli davo troppo peso dato che in matematica ero tra gli ultimi della classe.
Comunque questo glob o blog che sia non ho capito come funziona, se devo scrivere userò la solita lettera elettronica, sono avanzato io, non uso più le lettere postali, non trovi mai i francobolli giusti o almeno quelli belli colorati che ti faceva piacere vederli quando ricevevi le buste, ora ti scrivono solo le banche e quelli che ti vogliono imprestare dei soldi a tutti i costi.
Poi, perchè Talpone ?
E’ vero che porto gli occhiali multifocali come tutti, ne tengo in tasca sempre un paio di riserva, non si sa mai.
Li tolgo solo quando gioco con i miei nipotini, perchè nella lotta o quando faccio il cavallo si possono rompere.
Quando vado all’asilo a riprendere il piccolo Scoiattolo, anni fa fingevo di non vederlo, guardandomi intorno dicevo ad alta voce:” Non ti vedo, dove sei ?”
Lui sotto di me con gli occhi impensieriti mi guardava in su e con le manine si indicava disperatamente.
Allora io lo prendevo su stringendolo forte, girando su me stesso e facendo un minuetto.
Era un gioco tra noi due, forse un pochino sadico, come tutti i divertimenti dei bambini, quello che conta e’ il lieto fine e ridere insieme.
Ora quando entro nella sua sala dell’asilo e mi guardo intorno, non lo vedo bene, ma c’è sempre il suo amico Stefano che con la sua voce squillante  grida : ‘ Guarda, c’è tuo nonno ! “e io lo prendo in braccio di slancio come una volta.
Spero che in futuro lui e il compagnetto di giochi  non mi facciano lo scherzo di gridare al modo solito, mandando avanti un loro amichetto.
Lo riconoscerei, disattento come sono ?

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