PILOTA SPERICOLATO


In queste giornate di sole di fine inverno, ancora gelide, ci si sente rattrappiti, con le ossa quasi disarticolate e doloranti.
Il mio passo è goffo, anche quando cerca di essere spedito, mi sento senza forze.
Effetto gioventù, è chiaro, diciamo che la colpa è della primavera imminente.
Quando alla sera mi vado a coricare nel letto è con vera soddisfazione, quasi una goduria, che mi stendo supino, coprendomi con il piumino fino alla punta del naso.
Le lenzuola fresche, la morbidezza avvolgente del materasso, la lieve copertura che mi avvolge provocano una sensazione rassicurante e liberatoria, che mi fa venire in mente i tempi dell’infanzia, quando, avvolto nelle coperte, mi immaginavo di essere calato in una sonda spaziale, vagando tra le stelle in ricerca di solitarie avventure.
Mi ricordo i rapidi movimenti delle mani, ben strette al corpo per evitare ogni passaggio d’aria, con le quali scansavo asteroidi vaganti, deviavo dalle traiettorie di navi spaziali nemiche o procedevo a prudenti atterraggi su pianeti sconosciuti.
La moglie mi ha trovato più tardi così imbozzolato tra le lenzuola, con la luce del comodino accesa e gli occhi chiusi.
“ Dormi ?”
“ No, sono sveglio, sto pensando.”
“ Va bene, intanto ti spengo la luce.”
Lui vorrebbe protestare, ma è troppo impegnato ai comandi della sua piccola astronave, non ha tempo per queste sciocchezze e, con una graziosa virata, da pilota spericolato, scivola via nei suoi sogni di bambino.

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A DOMANI


La notte scorsa come al solito ho dovuto alzarmi dal letto quattro o cinque volte per correre al bagno, uno dei regali dell’età e conseguenza di piccole disfunzioni interne di un congegno corporeo complesso e miracoloso, che naturalmente comincia a perdere i pezzi e a logorarsi.

Non mi lamento, generalmente queste impellenze servono a svegliarmi da incubi notturni continui e ricorrenti, diventano quindi una via di fuga insperata.

La novità è che, rimessomi a letto per l’ultima volta, si è fatto vivo nonno Talpone con fantastiche storie, brillanti programmi e utili suggerimenti.

Ormai non potevo più riaddormentarmi, a che scopo ritornare a sognare situazioni angoscianti, claustrofobiche e grottesche.

Al mio fianco, nel vecchio letto di legno della fu signora Armida, russicchiava leggermente la mia adorata Istrice, lei non sogna mai, o almeno dice di non ricordare niente al suo risveglio, anzi riprende i sensi felice e con la sua grande voglia di vivere.

Non la volevo svegliare, sarebbe stato sciocco e crudele, l’ho lasciata riposare beatamente, il lungo periodo di vita passata insieme ci ha insegnato il rispetto dell’altro.

Combattuto tra il ricordo dell’incubo appena vissuto e le storie di quel fantasma briccone di nonno Talpone, non ho avuto la forza di alzarmi dal letto, così ho afferrato il primo libro della pila  ammucchiata come al solito sul mio comodino e ne ho iniziato la lettura.

No, non si trattava del mio Ebook color ciliegia, lui fa i capricci, per la seconda volta nel giro di due mesi è andato in tilt.

Non  basta che una presa sbagliata del suo fragile involucro metallico lo faccia improvvisamente  balzare avanti di una trentina di pagine., ma capita che, sfregando due volte la superficie dello schermo, per far avanzare la pagina, lo si manda facilmente in blocco.

Comunque il libro da me preso in mano sul comodino non era il divertente “ Storia di gatti “ di Stella Whitelaw con cui mi ero addormentato la sera precedente, ma “Auschwitz “ di Denis Avey, una drammatica autobiografia, libro acquistato da mia moglie, che ama questi testi di denuncia, impegnativi, aggressivi, con cui incredibilmente riesce poi a dormire tranquilla e serena.

Dopo un paio di ore ho messo i piedi fuori dal letto ancor più angosciato, oltretutto con l’amara consapevolezza di non riuscire a ricordare nulla di quanto mi aveva sussurrato il mio vecchio amico nonno Talpone.

Ci risentiremo domani, spero.