IL BICCHIERE MEZZO VUOTO


Confesso: sono un pessimista di natura.
Sono fatto così, forse per i problemi che ho avuto nella mia infanzia, i lutti che l’hanno accompagnata, la gioventù problematica, fino all’incontro con la mia Dulcinea del Toboso.
Una vera fata che mi accompagna e mi sopporta  sin da allora.
Lei è un’ottimista, anche se ha avuto un’infanzia  di sofferenza e di lotta molto peggiore della mia, è socievole con tutti, disponibile, realista ed efficiente di fronte a ogni problema.
Dice sempre “ la vita è bella, bisogna goderla” e intanto lavora, corre, si impegna, si fa coinvolgere da tutto e tutti, sempre in movimento come un’ape laboriosa.
Lei è quella bel bicchiere sempre mezzo pieno, io quello del mezzo vuoto, anzi proprio vuoto.
Forse per questo siamo compatibili.
Questo non vuol dire che io sia sempre a piangere su me stesso, è solo un atteggiamento di fondo che uno ha e che deve solo imparare a conviverci,  magari riderci sopra.
Un esempio minore di questa insicurezza si manifesta quando parto per il solito viaggetto a Terni o a Londra.
Entro in agitazione, non dormo bene la notte precedente il viaggio, compilo lunghe liste di oggetti da portare, liste che poi perdo o dimentico da qualche parte.
Le ultime due ore prima della partenza è un continuo aprire e chiudere lo zaino ( il mio strumento di viaggio preferito ) o la valigia.
Avrò portato abbastanza telefonini, i vari alimentatori, i block-notes, le agende, le penne a sfera e le matite ?
Avrò abbastanza libri per il viaggio o la vacanza ?
Sarà meglio portare due lettori MP3 e due cuffie ?
Un’agitazione nervosa che so ridicola, sembra quella delle smanie della villeggiatura di Goldoni.
Poi ripenso quando vent’anni fa  con una borsetta di plastica a tracolla, che adesso conterebbe un portatile, partivo in autostop per girare l’Inghilterra e l’Irlanda, dormendo sul pavimento degli ostelli, mangiando pane e marmellata, quasi senza soldi.
Sorrido a questi ricordi mentre sto completando lo zaino per la partenza di domani.
Decido che sarebbe meglio metterci un altro libro, le due vecchie agende di appunti che ho trovato in libreria e un pacchetto di Daygum.
 Lo so già, poi dimenticherò sul tavolo in campagna le chiavi di casa di Milano.

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