VENDEMMIA


Nei giorni scorsi nonno Talpone e la sua Istrice sono andati nel Monferrato per fare la vendemmia.
E’ una consuetudine lontana, per molti anni Talpone è andato nella vigna del suo vecchio amico Rinaldo, un burbero piemontese di poche parole, diffidente all’inizio come tutti quelli della sua terra, ma con una vena d’oro di gentilezza e generosità una volta diventato amico.
Sono passati decenni, anche se i ricordi sono nitidi e precisi purtroppo la vita si srotola, portando via uomini e cose.
Così tre anni fa ha travolto quella persona adorabile e fidata, con una tragica lunga agonia, che ha lasciato un segno lacerante in tutti quelli a lui vicini.
Ma niente cambia nel nostro coraggioso Talpone : Rinaldo è ben presente e vitale nella sua mente, niente sfugge dei ricordi lontani, sono quelli recenti che talvolta paiono vacillare.
Quindi lui si sente orgoglioso e felice di andare ogni anno su quelle colline per vendemmiare a settembre, in quei filari gonfi di grappoli, da tagliare delicatamente tra le foglie rossastre e riporre prima nei secchie poi nella gerla del portatore che la verserà nella bigoncia del rimorchio.
Quando si è terminato, si segue il trattore sino al magazzino, ove viene allegramente macinata dalla diraspatrice e il succo viene pompato su fino ai grandi contenitori a fermentare.
Ovunque un profumo acuto e inebriante di mosto, si prepara il vino nuovo, che tante cure e travasi dovrà subire fino ad affinarsi in delizia del palato, intanto, concluse le prime operazioni, si va a pranzare con grasse portate di fritti, bolliti e buon vino vecchio.
Quest’anno purtroppo il raccolto è stato magro.
Una malattia ancora sconosciuta ha seccato molti ceppi nei filari, il vitigno della Barbera e del Dolcetto hanno subito gravi danni, anche in Francia si sta subendo il duro colpo di questa malattia.
Stranamente solo il ceppo del Merlot sembra essere più resistente e ha fornito un buon raccolto.
Mentre potava e riponeva i grappoli nonno Talpone sentiva vicina la presenza del suo amico Rinaldo, con il suo viso sornione e leggermente beffardo, alla Paolo Conte, che sospirava “ Ma guarda un po’, ci toccherà bere delle bottiglie di Barbera con tutta questa uva veneta !”
Ma forse è il minore dei mali mio caro, quando si leggono i giornali alla mattina per la disperazione e la rabbia occorre ricorrere all’aiuto di un numero doppio di bottiglie, forse sarebbe meglio tirarle, svuotate s’intende.

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ALICE HA SETE


Il mio amico nonno Talpone ama raccontare le favole ai bambini, certe volte però, come molte persone anziane, si lascia trasportare troppo dalla sua fantasia, con esiti imprevedibili.
Tempo fa, una sera, era in aperta campagna a cenare su un prato in compagnia dei parenti, tra cui la sua ridente nipote Melinda, affettuosa madre di un maschietto e due femminucce, tutti oltremodo vivaci e agitati, la più piccola della nidiata, la piccola Sabrina di sei anni, lo aveva preso di mira per raccontare ripetutamente e con grande entusiasmo la storia di una bambina fantasma di nome Alice, che spaventava un vecchio signore che abitava in una casetta solitaria.
Il breve racconto terminava con uno slancio della piccola che urlando faceva il fantasma che ghermiva il braccio di Talpone .
Il nostro eroe, in uno slancio di generosità , pensò di arricchire questa storia con maggiori particolari di effetto e cominciò a raccontare:
“ Un vecchio signore in pensione decise di lasciare la città, per cercare un posto tranquillo ed economico per vivere i suoi ultimi anni con i pochi soldini rimasti.
Dopo molte ricerche, ebbe la fortuna di trovare in un lontano paesino, ad un prezzo veramente irrisorio, una casettina isolata nel bosco.
Era piccolina e molto trasandata, due sole stanzette, cameretta e cucina, ma aveva intorno un piccolo orticello incolto, i muri e il tetto sembravano robusti, così l’acquistò, fece eseguire alcune riparazioni e lavori di pittura e vi si trasferì con le sue poche cose.
Non vi era elettricità e l’acqua bisognava raccoglierla con un secchiello da calare in uno stretto pozzo vicino all’acquaio della cucina, a fianco del focolare, ma il posto era tranquillo, di poche spese e pensava di viverci senza problemi.
Durante il giorno lavorò nell’orto a strappare le erbacce, poi alla sera, finita la sua modesta cena si preparava ad andare a dormire, quando sentì bussare alla porta.
Incuriosito andò ad aprire e vide sulla soglia una bambina dai capelli biondi, dal vestitino bianco leggermente sporco di terra e strappato.
Le chiese cosa volesse, la piccola con una voce tenue e tremolante rispose che si chiamava Alice, si era persa, aveva molta sete  e desiderava dell’acqua.
Il vecchietto la fece subito entrare in cucina, le porse un bicchiere che la bimba bevve avidamente e poi lo restituì ringraziando con una vocetta roca.
Ma quando si girò per porgere un altro bicchiere colmo d’acqua, lui si accorse che la bambina era scomparsa e rimase alquanto stupito anche per quella figurina cauta e silenziosa.
Guardò fuori di casa, ma non vi era traccia della piccola, richiuse allora la porta con il catenaccio e ancora perplesso andò a dormire.
L’indomani la bella giornata di sole lo distrasse dallo strano episodio della notte precedente, zappò per bene  e seminò insalate, carote e cavoli nel suo orticello.
Ma alla sera, dopo cena, il fatto si ripeté: un lieve bussare alla porta, la bimba pallida di nome Alice che chiedeva un bicchier d’acqua , beveva e poi scompariva misteriosamente.
Dopo la terza visita notturna il vecchietto decise di andare in paese a domandare in giro se qualcuno fosse a conoscenza di quella strana figura.
Molti lo ignorarono o finsero di non sapere niente, ma alla fine una vecchietta più gentile gli disse che si ricordava di una bambina bionda che tanti anni prima abitava in una casetta nel bosco, purtroppo era morta per delle febbri terribili e i genitori disperati se ne erano andati via in un posto lontano.
Nessuno ne aveva più notizia, la tomba della piccola ricoperta di erbacce era in qualche posto nel bosco, forse il suo nome era Alice, forse abitava proprio nella casetta del nuovo venuto.
La notizia lo turbò un poco, ma da uomo pratico decise che, fantasmi o no, i suoi risparmi li aveva messi tutti nell’acquisto della sua casetta e quindi ci sarebbe rimasto, in fondo un bicchiere d’acqua non si nega a nessuno.
Anzi per festeggiare la sua decisione entrò nell’emporio del paese, acquistò un etto di prosciutto e un grosso melone maturo.
Ritornò quindi a casa sua, lo mise nel secchio che calò al fresco nel pozzo vicino all’acquaio e si preparò una minestrina.
Aveva da poco posato il cucchiaio nella scodella quando sentì bussare ancora alla porta.
Si alzò in fretta, aprì, vide la bambina smunta nel suo vestitino lacero e le disse cordialmente “ Entra Alice, ho pronto il tuo bicchiere d’acqua fresca, puoi mangiare con me se vuoi”
La bambina entrò, bevve il suo bicchiere e disse “ Grazie, sei stato gentile, adesso però devi venire con me, subito !”, gli afferrò la mano e trascinandolo con forza sovrumana  si buttò nel pozzo vicino all’acquaio per trascinarlo nell’oltretomba.
Ma c’era il grosso melone maturo nel secchio dentro il pozzo, il fantasma lo penetrò come se fosse gelatina e vi rimase intrappolato dentro.
Il vecchietto si ritrovò libero dalla stretta che lo attanagliava e vide il melone che si agitava nel secchio, come scosso da un terremoto.
Non poteva tagliarlo e fare magari del male alla bambina, allora lo ricalò in fondo al pozzo, gli gettò dei fiori e richiuse l’imboccatura con una grossa pietra.
Si mangiò poi il prosciutto che gli mise una gran sete, quindi decise di aprire una bottiglia di vino che consumò con gusto.
Da allora il signore non bevve più acqua, quel melone giù in fondo al pozzo rimase tranquillo, anche se ogni tanto gli pareva che si sentisse un tintinnio di metallo dal fondo, come se lo volesse chiamare, allora lui alzava il calice e rispondeva al saluto, precisando deciso : più tardi cara, più tardi, non c’è fretta!. “
La storia piacque molto ai nipotini e venne ripetuta tre volte dal buon nonno Talpone, poi dato che era tardi ognuno tornò a casa sua.
Qualche giorno dopo gli telefonò la cara nipote Melinda e gli riferì che la piccola Sabrina era rimasta scossa dal suo racconto, per gli incubi aveva dormito malissimo le notti seguenti e non voleva più mangiare prosciutto e melone.
Per fortuna non aveva ancora chiesto una bottiglia di vino.

GLI INNOCENTI


Si sente all’improvviso un pianto di bambino, acuto, disperato, continuo.
Nonno Talpone si alza dal tavolo della cena solitaria, crede di riconoscerne l’origine.
Affacciato al bacone sul cortile capisce che proviene dall’appartamento sottostante della scala vicina, ci risiamo, è il piccolo Giacomo, un bambino biondo ed esile, timido, ma pronto al sorriso.
Genitori giovani, svagati, molto presi dal lavoro.
Lo cura talvolta una bambinaia filippina, sembra gentile, quando può lo accompagna ai giardini con aria assente.
Quando si incontrano diventa un compagno di giochi del nipotino, la Piovretta, che ha la stessa età.
Ma spesso, forse per risparmiare, lo tiene una nonna, una signora elegante e arcigna che, se esce da casa, lo fa per passeggiare con lui lungo il corso a vedere le vetrine.
Viene spesso sgridato per ogni piccola cosa, così è solitario e triste, un’infanzia opaca  per un fanciullo.
Ora il suo pianto continua così insistente che una mano si mostra rapida dalla sua stanza per chiudere persiane e finestre, serra il rumore, non il dolore.
Nonno Talpone ritorna piano al suo tavolo, cerca una bottiglia, si versa una dose abbondante nel bicchiere.
Al quarto si ovatta quel pianto disperato, ma rimane una tristezza profonda.
“ Oh Signore, supporta gli innocenti, il vento e la pioggia li flagellano “.

FACEBOOK TALPONIANO


L’utilizzo di facebook presenta sempre nuove sorprese, almeno per un vecchio pensionato come nonno Talpone.
Già il fatto di conoscerlo e  cercare di impararne i meccanismi sei mesi fa ha richiesto un certo sforzo.
Tutto è cominciato su sollecitazione del figlio londinese, l’apprendista stregone degli effetti speciali, insomma il Martello di dio.
“ Dai papà, è semplice, iscriviti, poi metti le tue foto e puoi chiacchierare tra amici”
Il primo scoglio è stato quello di evitare di dover immettere una serie di dati personali inutili, non ultimo di specificare la propria età, non per un preteso giovanilismo, ma perché spesso non la sa nemmeno lui, è già tanto se si ricorda l’anniversario di sua moglie e il proprio numero di cellulare, quello principale, non quello delle 26 Sim che si è procurato con vari omaggi o offerte.
Non sa ancora come, ma si è trovato iscritto su facebook due o tre volte, forse per aver dimenticato la password, con la piacevole conseguenza di trovare tra gli amici da conoscere un altro se stesso.
Non e detto che a fine anno non si ritrovi con una grande famiglia di Avatar Talponi.
La cosa più buffa comunque è la scritta “ A cosa stai pensando ? ” da condividere con una moltitudine di cosiddetti amici di cui non sai quasi nulla.
Bisogna evidentemente stare attenti a non seguire tale invito con leggerezza talponesca.
Poco tempo fa sui giornali apparvero le dichiarazioni del secondo genio italiano governativo, quello dell’osteria dei “ sempre ciucc”, che voleva trasportare tre ministeri nella piccola cittadina di Monza.
Da profondo storico, dopo aver fatto rivivere il presunto Alberto da Giussano uscito fuori dal vecchio marchio della gloriosa bicicletta Legnano, forse questo genio padano voleva far rivivere i fasti della corte della regina Teodolinda, di longobarda memoria, chissà.
Talpone propose allora su facebook la creazione di un Ministero della Bruschetta, da localizzare nel paesino collinare ternano dove soggiornava, con il preciso compito di introdurre una specialità preparata con l’olio di Varese.
Ora è comunemente noto che la “ bruschetta “ è una fetta di pane sciapo, cioè senza sale, abbrustolito sulla griglia, condito con una strofinatine di aglio, poco sale e un’abbondante annaffiatura di olio di mola extravergine, piatto povero di origine umbro-toscana, che ha fatto fortuna in Italia e nel mondo, sia pure con molte varianti, come la più famosa pizza napoletana.
Da non credere, nella serie di “ amici” che si sono in seguito presentati a Talpone, dopo una settimana cominciarono ad emergere strane comunicazioni e inviti a partecipare a festival e incontri leghisti, nonché a inviti a buttar fuori tutti gli immigrati.
A questo punto nonno talpone si ripromette di non pensare più su facebook, le conseguenze potrebbero essere imprevedibili, dall’accusa di essere un terrorista palestinese, all’invito a partecipare a incontri spirituali in Vaticano.
“Non pensate !”, sembra essere l’invito reale, non pensate gente, c’è già chi pensa per voi.

IL BELLO DELLE ALTERNATIVE


Talpone è rasserenato, anche perché gli amati nipotini quando l’hanno visto gli sono corsi in braccio festosi e urlanti, lo hanno stretto forte e a gara tra loro hanno cercato di raccontare tutte le loro prodezze eseguite durante le vacanze nella lontana isola greca.
Oggi pomeriggio arriva la telefonata del dottor Laghetti, l’amabile dentista  dalle chiacchere infinite, annuncia con voce seria che ha potuto vedere la radiografia dell’incisivo, quello che dondolava leggermente al nostro eroe.
Talpone sorride fiducioso e ascolta il suo odontoiatra preferito, che gli elenca i particolari di una diagnosi funerea.
Sembra che ci siano problemi alla mascella, parla di necrosi, forse in conseguenza di un trauma, una testata o un calcio ricevuto, probabilmente da un nipotino, si chiama sindrome da nonni.
Risulta necessario eseguire un intervento di protesi su sei denti anteriori, abbastanza serio e costosissimo.
Nonno Talpone rimane raggelato dalla notizia, un addio mentale ad una futura possibile Smart, ma in fondo spera che ci sia il solito lieto fine del medico burlone.
No, il Laghetti imperterrito riferisce di essersi consultato in proposito con la moglie dentista, no davvero, un caso grave come quello di Talpone gli era capitato una sola volta in 25 anni di attività dentistica.
Comincia ad elencare le possibili alternative di intervento :
– Si può tentare un rafforzamento osseo, costa di meno ma le probabilità di successo sono del due per cento.     
– Si possono usare denti di metallo ricoperti di resina, invece che di ceramica, costo minore, ma con il tempo la copertura di resina sparisce e rimane il metallo.
– Si possono lasciar cadere gli incisivi compromessi e lasciare il buco.
A questo punto chiede a nonno Talpone “ Qual è la sua età, dai 50 agli 80 ?   Perché vede, quando si è anziani non importa l’estetica, si sputacchia un poco senza incisivi, però non costa niente “
Nonno Talpone dovrà decidere la prossima settimana con calma, intanto sta considerando la possibilità di girare con incisivi di acciaio, come quel cattivone russo, “ Lo Squalo “ nel film di James Bond.
Così ai giardinetti le mamme diranno ai loro bambini “ Forza, non fate i capricci, andiamo a casa, altrimenti chiedo  a questo signore di mostrare la sua dentatura di acciaio, che vi stritolerà !”
Oppure “ Non ti sporcare, guarda che ti faccio mangiare da nonno Talpone !”
E’ piacevole invecchiare, dichiara il nostro, guardando il suo bicchiere mezzo vuoto e  pensando che in fondo è bello avere ancora delle alternative a disposizione.
 

SONO RASSEGNATO


Qualcuno magari penserà che nonno Talpone sia entrato in letargo prematuramente, visto che sono parecchi giorni che non aggiorna il suo blog, frutto di considerazioni e stupori sulle stranezze esistenziali che ci tocca vivere giornalmente.
La possibilità di una fase anticipata di letargo non sarebbe poi del tutto impossibile, vista la sua proverbiale distrazione e la giovanile confusione che lui esercita spontaneamente in fatto di date e impegni.
Vero anche che il figlio Martello di dio è da svariati giorni impegnato in faticose escursioni tra vette e rifugi delle Dolomiti, trascinato dall’infaticabile Tasso irlandese, cosa non si fa mai per amore, con la benefica conseguenza che in tal modo non può comunicare e impartire ordini telefonici.
Ma non è neanche questa la ragione del silenzio talponesco.
Dunque giovedì scorso la sua auto viene dichiarata inabile al viaggio per motivi pseudo tecnici, cioè il rifacimento della frizione.
Il venerdì si rompe un meccanismo interno della serratura della porta di entrata di casa, lasciando la possibilità di sperimentare vie alternative notturne alle finestre del primo piano, grazie ad una scala a pioli saldamente tenuta da nonno talpone.
Sabato arrivano gli operai che smontano in maniera geniale il portoncino d’ingresso, cambiano la serratura, se ne vanno a tarda mattinata con un lauto compenso, ma nel tardo pomeriggio viene tranciata la tubazione dell’acquedotto comunale e per 16 ore si rimane senz’acqua, sopravvivendo grazie a taniche che vengono riempite e trasportate da una fontanella pubblica di un paese vicino.
Domenica una delle nostre cinque gatte semi selvatiche, la mia nera Stellina, bussa alla porta, pardon miagola disperatamente alla porta di casa, decidendo di portare al riparo di un tetto due gattini grigi soriani, nati una quindicina di giorni prima e tenacemente nascosti sino a quel momento, poi una decina di minuti dopo, appena prima di un furioso temporale decide di uscire di nuovo, per rientrare con un altro cucciolo.
La moglie prussiana si commuove e freneticamente prepara cucce per la notte incombente, predispone cortine di stoffa a tutela della privacy gattesca, piattini di latte e di carne in vari punti strategici attorno ad esse.
Lunedì mattina alle cinque si sente all’esterno un flebile miagolio, mamma gatta diventa isterica, bisogna farla uscire, ritorna poco dopo con un quarto e ultimo cucciolo, il più tonto, che si era perso nella serata precedente.
Il meccanico ha riparato profumatamente la nostra vecchia auto, ma l’Istrice prussiana e la sorella Paperoga impongono a Talpone di costruire una nuova cuccia di legno, appositamente coibentata visto il prossimo inverno, impermeabilizzata e sollevata tipo palafitta per evitare eventuali umidità dal terreno.
Abbiamo da anni un’altra cuccia, però è attualmente abitata da un’altra gatta, nonna Perla, che ha appena partorito tre gattini, quindi con diritto di precedenza.
Per sua fortuna a Talpone non viene chiesto di predisporre nel nuovo ricovero dei lettini a castello, finestre con tendine e frigo bar, ma nelle fasi di costruzione trova il tempo di tagliarsi un dito della mano destra con una lama arrugginita che spunta da una vecchia tavola di legno, senza troppi problemi visto che aveva fatto l’antitetanica lo scorso anno quando con la motosega si era scortecciato due dita della mano sinistra mentre tagliava la legna per l’inverno.
I gattini apprezzano fin troppo la nostra casa e la nuova cuccia, lasciandovi intorno dei piccoli laghetti e snobbando la cassetta di sabbia predisposta in precedenza; a questo punto la moglie prussiana decide che la nuova cuccia con relativi gattini deve essere portata all’esterno, in posizione vicina, ma ombrosa e riparata dalle intemperie con apposita tettoia metallica.
I cuccioli non si lamentano, ma la gatta Stellina si sente molto offesa dall’affronto dello sgombero forzato, Talpone rimane male, se fosse per lui le avrebbe lasciato le chiavi di casa, se fosse stato possibile.
Martedì si inizia finalmente il viaggio di ritorno Terni-Milano, non senza aver prima stivato l’auto tipo TIR : valige, 18 borsoni di contenuto vario, una cassa di patate (?), due casse di pomodori veraci (?), due casse di barattoli di conserva di pomodoro preparati da mamma Istrice, due casse di orci di olio extravergine umbro delle colline vicine ( è nostrale ! ), passeggino, seggiolino e giochi residui dei nipotini, cassa di piante di gerani ( quelli umbri sono evidentemente speciali ), una cassa di piante aromatiche ( idem ), vasi di marmellate, di visciole zuccherate, uno zaino con apparecchiature elettroniche di nonno Talpone.
 Lui riafferma convinto la necessità vitale di cambiare auto e di acquistare una Smart di seconda mano, più che sufficiente per sé e il suo zainetto.
Chi volesse fargli un regalo sa quali sono attualmente i suoi più ardenti desideri.
Comunque alla sera sono arrivati a Milano, hanno scaricato le casse, le borse, le valige, i vasi di fiori, tanto loro  sono al terzo piano senza ascensore.
Nonno Talpone talvolta si sente uno sherpa, di quelli scemi che amano farsi del male.
Casa, dolce casa dicono, ma quando sono entrati nel loro nido hanno scoperto che il telefono non funzionava, così pure internet, la caldaia per farsi una doccia nonchè il decoder satellitare per soddisfare le manie omicide di nonna Istrice.
Mercoledì pagamento di tutte le varie bollette nel frattempo arrivate per posta e poi la temuta visita dentistica.

Il suo medico di fiducia, dottor Laghetti gli dice subito appena entrato “ Oggi non mi sento troppo bene, forse ho mangiato qualcosa che non andava “
Talpone sorride comprensivo e cerca di rialzarsi dal lettino su cui è sdraiato, ma l’altro lo blocca con mano ferma, si mette la mascherina, gli apre la bocca e rovista all’interno con specchietto e un ferretto ad artiglio di acciaio.
Il dentista inizia a parlare a raffica come al solito, gli elenca tutti i mali che lo affliggono, gli racconta del pronto soccorso in cui lo hanno ricoverato mentre era in vacanza nel suo paesetto del trentino e delle cure sbagliate che gli hanno prescritte rischiando di fargli perdere un occhio, dei casi più disperati che gli sono capitati nella sua carriera dentistica, delle truffe abitualmente utilizzate da dentisti disonesti e così via, senza mai fermarsi.
Alla fine gli domanda con aria funerea “ Ho due notizie da darle signor Talpone, una buona e una cattiva, fra l’altro, lei è credente ? “
Lacrimando , con uno sguardo smarrito nonno Talpone farfuglia che poche sere prima aveva visto in televisione un vecchio film per ragazzi prodotto da Walt Disney, “ Il segreto di Polyanna “, aveva vagamente capito cosa volesse significare, ma lui era sempre fermamente convinto che nella vita ci sono sempre bicchieri mezzi vuoti, comunque lui aveva passato una settimana abbastanza disumana, che parlasse pure, tanto era rassegnato.
“ Bene caro signor Talpone, la notizia buona è che posso ricementare subito la sua vecchia protesi che le era caduta, quella cattiva è che io non ci guadagno niente “.
Se non fosse stato per la folta barba  nonno Talpone l’avrebbe baciato, si fa per dire, finalmente la serie negativa era finita per lui, e il buon dottor Laghetti sarebbe senz’altro in seguito onorato con fiaschi d’olio e capocolli umbri.                                                                                                                                  

DUE NOTIZIE CATTIVE E UNA CONSOLATORIA


Superati gli stress di due mancate partenze dalla campagna umbra, nonno talpone ha ripreso i suoi allenamenti ginnici mattutini, che rischiano di renderlo ” runner addicted “( corsaiolo dipendente ), come la sua amica ( figlia/mamma/nipote ?) l’Elasti ovviamente, la giornalista umorista, la supermamma rosso Ferrari.
Nelle sue ultime passeggiate Talpone ha scoperto che da tre giorni ogni tanto si vede svolazzare intorno dei simpatici colorati volatili, pare siano dei fagiani.
Gli sono simpatici perché più che volare, fanno dei brevi balzi, mettendosi poi a zampettare sul prato, emettendo dei versi striduli.
Non saprei dire se Talpone si riconosce in loro o se sono i pennuti che vogliono imitare l’aspirante atleta della Valnerina.
La notizia cattiva è che gli hanno spiegato che domenica si apre la caccia, quindi questi poveri pennuti da allevamento avranno meno di una settimana per sgranchirsi le zampe prima di finire fucilati.
Considerando tre fagiani trovati in tre chilometri di percorso stradale boschivo, questa caccia mi sembra veramente miserabile.
Talpone propone, per ripagare i soldi spesi dai cacciatori, di organizzare delle caccie al tesoro per loro, con soste opportune onde sparare su tabelloni da tiro a segno, consegnando a fine percorso un pollo o un volatile, già pulito e confezionato sottovuoto da riportare a casa.
Niente incidenti tra cacciatori, niente fucilate tra le case, tutti portano a casa qualcosa da mangiare, anche le mie gatte sarebbero più tranquille.
Seconda notizia cattiva : fonti ben informate hanno spiegato a Talpone che i famosi bidoni arancioni di controllo della velocità sono sì installati nei piccoli comuni, ma spesso per mancanza di soldi non sono collegati a una centralina, quindi non funzionano.
Pertanto i suoi affaticanti sprint corsaioli davanti al bidone arancione sono perfettamente inutili, non riceverà mai la foto e la multa per eccesso di velocità nel suo paesello.
Terza notizia consolatoria : i famosi fiorellini bianchi ad ombrello, quelli diffusi in abbondanza nel suo prato fiorito, non sono cicuta, ma un oscuro fiorellino di campo. Le sue precauzioni, i suoi atteggiamenti ossequiosi nei riguardi della sua amabile/temibile Istrice Prussiana sono stati perfettamente inutili, anche se graditi dalla consorte.
A tal proposito nonno Talpone dovrebbe forse avvisare la cognata Paperoga, che sembra continui a preparare misteriosi infusi a suo marito.
Credo non riuscirà a diventare un’allegra vedovella con tali tisane, anzi il burbero sindacalista da quando li beve sembra aver acquisito una forma migliore.
Talpone invece, per quanta ginnastica faccia il primo mattino, purtroppo sta riprendendo peso e forme rotondeggianti a causa degli impegni giornalieri a cui è sottoposto.
A mezzogiorno per esempio sarà costretto a un pranzo da una cognata che preparerà prosciutto casareccio e melone, tagliatelle all’uovo ( quelle erte ) con sugo di salsiccia, porcini e tartufo, pomodori farciti di riso, stracotto di cinghiale con olive giganti, insalatona di pomodori dell’orto, frutta, dolce, gelato e digestivo.
Ahimè, prevedo  qualche bis, dura la vita in quel di Terni.
Caro nonno Talpone come ti tocca soffrire !