LE HAI QUASI TUTTE


“ Ma Talpone, cosa fai seduto alla scrivania in quel modo ?  Mettiti sotto un paio di cuscini per stare in posizione rialzata !”

“ Ma perché scusa ?”

“ Ma come, non ti ricordi che stando in quella posizione ti si piega la spina dorsale e poi ti fa male l’anca ?”

“ Anche quella mi fa male ? Ma quando mai ?”

“ Oh adesso fingi di non ricordarti che quando guidi ti lamenti che senti dolore in quel punto ? E’ perché hai il culo basso !”

Ecco, appena svegliato di prima mattina, quando dopo una buona tazza di tè e taralli nonno Talpone cerca di dar corpo alle sue ispirazioni notturne, provvisoriamente dimentico di tutte le piccole avversità della vita, in quel momento felice e spensierato, c’è sempre qualcuno, sia pure per amore, che lo riporta improvvisamente alla bruta realtà quotidiana.

Ma di quanti mali si può soffrire ?

Per fortuna forse non avrà il ginocchio della lavandaia.

UNA MORBIDA POLTRONA


Ho l’impressione che nonno Talpone non abbia molto gradito il resoconto del suo ultimo fallimento, questa volta nel campo culinario, in cui si era creato tante effimere illusioni.

Sarà anche per il fatto che ieri lo ha improvvisamente assalito un nuovo feroce attacco di labirintite, che lo fa beccheggiare come un vecchio battello nella tempesta.

Lui confida amaramente che è come muoversi durante una sonora sbronza, senza nemmeno il piacere di aver bevuto del buon vino.

Ma nelle bufere possono capitare anche momenti di pausa solari.

L’altro giorno a casa dei nipotini ha assistito la moglie, novella Nonna Papera, che insegnava ai bimbi come rullare la pasta con piccoli mattarelli per fare la sfoglia e tagliare i maltagliati, che sarebbero in seguito serviti per cena ai loro genitori.

Una parte complessa è arrotolare per bene le striscioline di pasta per creare i ricciolini da far essiccare.

Stando a fianco del più piccolo, l’irrequieto Polipetto, nonno Talpone, ridotto alla usuale figura di comprimario, lo aiutava a rullare la sfoglia e ad arrotolare le sue fantasiose creazioni.

Ben presto il piccolo si è stancato e ha trascinato il nonno in sala per vedere un cartone animato.

“ Ma non giochiamo insieme ?   Non disegniamo qualche dinosauro, un vascello pirata o una nuova mappa del tesoro ?”

Niente da fare, Polipetto era stanco, ha scelto una Toy Story e si è accucciato vicino a Talpone sul divano, per poi chiedere con voce lamentosa “ Nonno mi coccoli ?”

Mai invito fu più gradito, cosa conta mai la gloria culinaria ?

Il piccolo gli si è rannicchiato in grembo, avvolto e stretto delicatamente dalle sue braccia protettive.

Poco dopo Polipetto si gira di fianco, tasta con la sua manina la comoda poltrona e afferma soddisfatto “ Proprio morbida ! “

 

CUCINA CREATIVA


“ Ben tornato nonno Talpone, come stai ?”

Stamattina improvvisamente si è fatto rivedere il mio vecchio amico, quello che conosco dall’infanzia, arrivando da me con un’andatura dondolante e l’aria impunita e sbarazzina di un bambino che esca dal nascondiglio in cui si era nascosto in una partita di mosca cieca.

“ Uhm, così così – ha risposto evasivamente – vedo che qua le cose vanno al solito modo, nessuna novità, niente avventure, sei il solito poltrone !”

Poi con una punta di trepido interesse “ Mi ha cercato qualcuno ?”

Io ero rimasto così male per le sue parole di scherno che volevo rispondergli che proprio nessuno lo aveva cercato nella sua lunga assenza, perché lui è solo un vecchio “balengo”presuntuoso.

Ma poi mi ha fatto pietà e ho ammesso che tre o quattro persone avevano chiesto di lui, probabilmente volevano avere sue notizie, magari si erano anche preoccupate, come , lo ammetto, lo era stato anche il sottoscritto.

“ Sono stato impegnato dal punto di vista culinario – ha affermato con un certo sussiego nonno Talpone – sai benissimo che apprezzo molto la buona cucina ( cosa verosimile, data la sua pronunciata circonferenza addominale ) , che ho amato e stimato grandi film come La Grande Abbuffata e Il Pranzo di Babette, che leggo con piacere la letteratura gialla, per intenderci quella che ha per protagonisti Nero Wolf  o la moglie del Commissario Maigret “

“ Allora anche quelli con la cammarera e l’oste preferito del Commissario Montalbano “ Ho osservato io perfidamente.

“ Si, è vero, pure loro, inoltre colleziono libri di cucina regionale italiana e internazionale, oltre ad ogni tipo di ricettari dei secoli passati.

Purtroppo avendo sposato una talentosa femmina, sia pure tipo generale prussiano, che cucina divinamente, non ho avuto recentemente molte occasioni di mostrare la mia arte, la mia valentia acquisita.

Come sai quando vado in casa dei miei nipotini sono spesso costretto, piacevolmente devo ammettere, a rivedere più volte il film Ratatuille.

Divertente e bellissimo – ha sospirato nonno Talpone – se non fossi completamente calvo potrei sperare di trovare anch’io un topino che, appollaiato sopra la mia testa, mi diriga nel compimento di quella nobile arte.

Giorni fa mia moglie era fuori casa per assistere ad un concerto, ero solo e mi sono ritrovato alle otto di sera senza aver ancora cenato.

Sono entrato in cucina, ho apparecchiato tavola, ho aperto il frigorifero e ho deciso di tralasciare i contenitori delle pietanze già preparate, per cucinarmi qualcosa di personale.

Ho ripassato mentalmente varie ricette, poi ho deciso che la genialità si esprime meglio nelle cose semplici, come insegna Ratatuille.

Ho preso il panetto del burro e due uova.

Ho scovato una padella antiaderente della giusta misura.”.

Pausa.

“ Va bene – dico io – non mi sembra un piatto tanto geniale, hai forse aggiunto una grattugiata di tartufo di Norcia, dei gamberetti, delle verdure, insomma non mi dire che hai preparato una semplice omelette ?”

“ Sciocco, l’arte è anche quella di cucinare due uova in padella in modo perfetto, come diceva quel famoso chef … che ora non ricordo.”

“ E allora ?”

“ Ma come sei noioso, cosa c’entrano i particolari, quello che conta nella vita è il principio creatore …”

“ Guarda che sia io che i tuoi lettori vogliamo sapere i dettagli di questo tuo piatto geniale, anzi creativo, come affermi tu “

Nonno Talpone si è subito inalberato, per poi mostrarsi stranamente imbarazzato, stava per uscire di casa un’altra volta, poi in un impeto di liberatoria e tumultuosa confessione ha mormorato :

“ Avevo sciolto delicatamente il ricciolo di burro nel tegame, spumoso al punto giusto, l’avevo posato sul ripiano del lavello per fermare la cottura, avevo preso in mano le due uova, con un rapido scatto del polso ne ho rotto i due gusci …

Grumpf,  ho sbagliato la mira, i tuorli e gli albumi sono caduti fuori dal bordo del tegame, lasciando una bavosa scia sulla lavastoviglie e finendo sul pavimento con uno schiocco agghiacciante e lasciando una macchia colorata sul bianco del tappetino pulito.

Ho passato la sera a pulire, lavare e smacchiare la stuoia, per farla poi asciugare sul termosifone, prima che ritornasse la mia Istrice teutonica, che come sai è una maniaca delle pulizie.

Quando molto più tardi è entrata in casa, lei non si è accorta di niente, avevo pulito tutto perfettamente e cancellato ogni traccia come dopo aver commesso un sanguinoso omicidio.

Però devi ammettere che la mia idea era originale e creativa, non è vero ? “

BOLLITO


Mi dispiace per voi, ma il signor Talpone, nonché nonno, è uscito.

Non c’è, non so quando torna, abbiate pazienza.

Sono rimasto qua solo io, il bollito.

Si, non ci sono errori, è così, il sottoscritto si sente appesantito, con la testa vuota, galleggiante su una nebbiolina umidiccia  e tiepida, con un senso di spossatezza, insomma come un pezzo di bollito.

Ma senza salsa verde.

“ Beh allora cosa ci fai lì ad occupare il posto altrui “ Mi diranno i lettori.

“ Tengo la sedia, mi appisolo, prima o poi ritornerà nonno Talpone, almeno io lo spero “.

Intanto mia moglie, quando stamattina le ho confidato che mi sento bollito, mi ha subito messo in riga.

“ Bene, ti metto una carota in bocca, un sedano e una cipolla nelle orecchie, poi ti metto in un pentolone a bollire per bene.

Mannaggia li pescetti fritti verdi e nani, sbrigati, vai fuori a fare la spesa al mercato. Devi comprare arance, mele, mandarini, catalogna, finocchi e verza, non quella schifezza dei crauti dell’ultima volta.

E i carciofi, ma quelli teneri.

Le arance, tipo Navel, cercale dolci, mi raccomando.

Vai, su sbrigati patatone mio !”

GELO D’INVERNO


Dopo la neve invece della fanghiglia, del milanese picio pacio, è venuto un gelo nordico, quasi siberiano, che sembra paralizzarci tutti.

Certo a Milano non è avvenuto come a Roma o in tante altre città, questa volta si è sparso il sale nelle strade addirittura prima che cadesse la neve.

E’ andata bene, ma c’è poco da gloriarsi, tutto sembra grigio e in sfacelo.

Nonno Talpone da pensionato non può nemmeno misurarsi con la realtà del lavoro precario, dei licenziamenti, i suoi ricordi personali sono lontani e sfocati, in ogni caso  meno drammatici di quelli presenti, dei senza casa, degli altri più sfortunati o drammaticamente colpiti dalla sorte.

Lui può solo pagare le maggiori tasse, ridurre i consumi personali, accontentarsi della pensione che da 11 anni viene limata,  pagare i conti del dentista e degli altri medici.

Non è felice, non è più sorpreso dalla vita, rimane quasi in letargo, assente e rabbioso, si sente, come tanti altri, solo e depresso.

Questo post non fa ridere né sorridere, non commuove, non dice quasi niente, salvo che si esiste ancora e quello che si vede intorno non piace affatto.

I bambini per ora sono troppo piccoli, per fortuna sono ancora felici ed ignari.

Sono i giovani che preoccupano, quelli che non hanno la grinta o la fortuna di un lavoro o di una sistemazione accettabile.

Ecco confronto a loro nonno Talpone in questi giorni si sente invecchiato e, se permettete, moralmente inutile.

LA NEVE, LA NEVE !


Che inverno abbiamo passato nella grande città del nord, un freddo tardivo, ma niente pioggia, molto smog e polveri venefiche, continue previsioni di neve mai realizzate, poi finalmente la bianca signora è arrivata.

Non una grande nevicata, ma abbastanza per coprire di uno strato bianco i marciapiedi sporchi e grigiastri, trasformare le troppe auto parcheggiate in piccole dune graziose, cambiando e ingentilendo il triste paesaggio urbano, ovattando tutti i rumori molesti.

Nonno Talpone ha promesso ai nipotini di portarli fuori a fare i pupazzi di neve, sempre se nella notte continuerà a nevicare e domani ce ne sarà a sufficienza.

E’ solo una speranza, un sogno.

Le previsioni del tempo dicono che …

Speriamo si sbaglino, speriamo in una enorme fantastica nevicata, quella che anche i miei figli, ormai professionisti adulti, mi confessano di sperare, per tornare bambini, per fermarsi e osservare una città diversa, fiabesca.

Per conto suo nonno Talpone s’immagina di poter ritornare a casa infreddolito e coperto di neve per potersi mangiare una gustosa polenta calda, con il ragù e i pezzi di salsiccia, la nostra “ Luganega”.

Aprire una bottiglia di vecchio Barbera o di Dolcetto e ricordare gli anni lontani, quando era bambino.

Si, quando tornava bagnato e intirizzito, con i guanti di lana grossa fatti in casa,i calzoni ruvidi alla zuava e le scarpe di para innevate, le gote rubizze e gli occhi luccicanti. Appena cambiato correva subito a tavola dove la mamma gli aveva preparato nel piatto le larghe fette di polenta fumante, ricoperte di sugo e carne; ne avanzava sempre abbastanza per la merenda, tagliata a fette e messa nel forno con un velo di zucchero.

Il mondo allora sembrava meraviglioso.

Una piccola nevicata e i ricordi improvvisamente fanno il miracolo di accendere la fantasia e riportare in vita persone e cose di cui sembrava perso il ricordo.

Mi sorprende sempre quanto poco basti per un attimo di felicità.