ZUCCHE VELLUTATE


Certe giornate iniziano con una pioggia continua, insistente, che inizia con gli scrosci del primo mattino per continuare con alterne pause di umidore diffuso fino a notte.

Il vecchio signore l’aveva scrutata dai vetri di casa da quando si era alzato di notte per la sua vescica ribelle.

Quando verso le otto tutta la città era convulsa nel suo frenetico affrettarsi verso la scuola o il lavoro, lui era nuovamente incollato alla finestra, con sensazioni confuse di soddisfazione per non dover uscire dal suo tiepido rifugio ma anche di invidia per le altre persone che , magari maledicendo la pioggia, si affrettano verso impegni precisi.

Lui si sentiva già stanco, con le giunture delle articolazioni dolenti, l’intestino in subbuglio e ogni velleità di impegno sfibrata al suo nascere.

Non era nemmeno giornata da nonni, oltre la breve lista di piccoli impegni la giornata sarebbe stata vuota, come sempre.

In seguito alla sera non è riuscito più a contenersi nel chiuso dell’appartamento, la testa gonfia di carte, schede, letture, confusa dalla solita ricerca di oggetti che non si trovano, occhiali, appunti, chiavette USB, contrariata e sorpresa dal ritrovare invece altre cose vanamente cercate tempo prima.

Non rimane che infilarsi le scarpe di furia, afferrare il giaccone impermeabile rosso e scendere di volata sulla strada, con una tensione ed una fretta inconsulta, senza sapere dove andare, ma deciso a macinare chilometri con le sue gambe, fino a sfinirsi.

Così si fionda nella cortina di pioggia, con il berretto calato sulla fronte che però non riesce a salvare dall’acqua la punta del suo naso, fendendo in un spericolato slalom gli ombrelli gocciolanti e le auto incolonnate che muggiscono impotenti e infuriate.

Per mantenere quel ritmo di marcia scomposto e affrettato lui sceglie vialoni e stradine poco frequentate, quasi deserte.

Dopo un angolo incrocia un paio di persone oscure, rifugiate sotto un piccolo balcone, infagottate in giacconi, tra borsoni e plastiche, che lo salutano allegramente.

Ma lui è ormai oltre, lanciato come un veicolo senza freni, anche se vorrebbe capire, parlare, conoscere quegli sconosciuti stranamente scherzosi in questa oscura serata di pioggia.

Più avanti, all’angolo di una piazza trafficata una giovane donna riparata da un vezzoso ombrellino arancione lo saluta e lo chiama.

Lui si ferma, torna indietro e si chiede chi possa essere quel viso tondo e sorridente dai tratti somatici cinesi.

Mentre l’altra continua a parlare con voce carezzevole lui cerca di indovinare , nell’alone della sua miopia , se possa essere la commessa del suo negozio di telefonia o quell’altra che gli ripara i computer, forse la titolare del suo ristorante preferito ?

“ Andiamo a fale all’amole – precisa spazientita la misteriosa sconosciuta.

Lui balza indietro e scappa via, confuso, sorpreso e imbarazzato.

Galoppa ancora, sotto la pioggia ormai sferzante e dopo pochi minuti si ritrova finalmente a casa sua.

Mentre è chinato a slacciarsi le scarpe gocciolanti prova a raccontare a sua moglie gli strani incontri della serata.

Lei è presa da un convulso di risa irrefrenabile, divertita e saltellante come una pioggia di primavera.

“ Zucca mia, come sei buffo – riesce a mormorare alla fine, battendogli dolcemente il suo testone pelato – ti ho giusto preparato una vellutata di zucca per cena.”

La sua allegra ilarità e il suo saporito manicaretto hanno ora definitivamente cancellato ogni nuvolone nero e sciolto gli umori della pioggia autunnale.

Il vecchio signore, un qualsiasi nonno talpone, si dichiara finalmente rasserenato e si offre di divulgare questa magica ricetta.

Si augura che in tal modo potrete sciogliervi nel suo caldo profumo, offrirlo ai vostri talponi o, speriamo, alle vostre dolci compagne di vita.

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