Il professore di lingue


C’era una volta…

Ebbene sì ancora oggi si scrivono le favole e non solo per i bambini.

C’era una volta, dicevo, un ragazzino timido, lungo, secco e magro che aveva paura della gente.

Gli altri suoi compagni erano brillanti, ridevano, giocavano felici, chiacchieravano, ma lui rimaneva sempre discosto, vicino ma come se fosse invisibile.

Crescendo lui si disse :” Voglio imparare le lingue straniere, conoscere altri uomini, magari saranno diversi.”

Studiò l’inglese, il francese, il tedesco e lo spagnolo.

Poi andò in giro per visitare questi paesi, conobbe altre abitudini, uomini dai comportamenti diversi, ma dopo qualche settimana lui .si sentiva sempre solo ed isolato.

Ormai era diventato un giovane professore di lingue, ma volle studiare altri idiomi e si mise d’impegno sui dizionari di cinese, arabo, russo e coreano.

Così poté vivere in paesi lontani, con uomini che avevano modi di vita curiosi e totalmente a lui estranei.

Ma dopo i primi entusiasmi si sentì di nuovo emarginato e triste.

Il maturo professore di lingue decise infine di studiare i testi antichi di latino e greco.

Gli uomini che li avevano composti erano ormai morti da secoli, rimanevano solo i loro frammenti di storie, la bellezza delle loro parole e la loro saggezza

Questi uomini li sentiva più vicini, lo affascinavano, ma non poteva comunicare i propri sentimenti.

Ormai giunto all’età della pensione il professore si ritirò in una casetta tra le colline boscose di una regione selvaggia e isolata.

Con il passare del tempo riuscí a decifrare il linguaggio degli animali, che non è composto da molte parole, spesso inutili e false.

Una comunicazione semplice, senza malizie, diretta ed elementare.

Osservò poi il linguaggio dei fiori, degli arbusti e degli alberi.

Una forma silente di tenersi in rapporto, lenta, paziente ma completa.

La natura andava ascoltata con attenzione, senza fretta e con impegno per comprenderla a fondo.

Con il passare degli anni il ragazzo era diventato molto vecchio, grasso e grigio.

Ormai il professore sapeva tante cose, conosceva molti linguaggi, forse troppi, ma si sentiva ancora vuoto e solo.

Un giorno, scendendo al paese poco lontano per acquistare del cibo, incontrò un’anziana signora, ancor piú vecchia e cadente di lui, che appoggiata ad un bastone arrancava verso casa trascinando una grossa borsa.

Il nostro professore di lingue capí subito senza parole, le prese la borsa e l’accompagnó lentamente verso casa.

Lei intanto parlava, raccontava molte storie, si sfogó narrando i suoi problemi e dispiaceri.

Sulla porta di casa si voltò e gli disse ” Grazie !”

Rimasto solo lui pensó : ” Non ho avuto bisogno di usare parole di qualsiasi lingua io conosca, ho ascoltato soltanto, ma lei era felice, anch’io lo sono e non mi sento piú solo!”

Così lui scese piú spesso al paese e ascoltava quello che la gente amava raccontare di loro.

Scopri che molti volevano parlare, avevano bisogno di sfogarsi, di scaricare i loro problemi.

Poi erano anche loro meno depressi, direi quasi felici.

Lui si riempiva di tutte le loro ansie, non aveva bisogno di conoscere nuove lingue, solo ascoltare paziente e sorridere fraternamente.

Poi il vecchio professore ritornava nel suo bosco e, seduto su un tronco, tra i fiori, sotto l’ombra dei rami raccontava le storie udite.

Ora era finalmente felice, non si sentiva più inutile e solo, gli alberi, pazienti, frusciando nel vento, lo ascoltavano.

 

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