Lo riconoscono tutti: gli anziani, ovvero quelli sopra i 60 anni, stentano ad adattarsi alle diavolerie della cosiddetta rivoluzione digitale.
Nonno Talpone li osserva spesso con occhio complice ed intenerito.
Quelli che utilizzano ancora i loro cellulari preistorici a conchiglietta e non sanno ancora usare gli SMS.
Quelli che si fanno affibbiare da negozianti furbetti dei prestigiosi portatili, ma non sanno come accenderli.
Quelli che si comprano l’ultimo iPhone ma lo sanno usare solo come telefonino.
Lui invece, nonno Talpone intendo, non solo da più di 25 anni colleziona computer, ma sa usare perfino WhatsApp.
Così ieri sera ha potuto ricevere una serie di ben 4 messaggi dal suo Martello di dio.
“ Va che sono intelligente io “
( La modestia è una parte fondamentale del suo carattere.)
“ Ma tu sai che puoi dettare i pensieri tuoi e di nonno talpone al cellulare e lui te li trascrive ?”
( Per un attimo ho sperato che finalmente fosse nonno Talpone a scrivere magicamente le sue fantasie affabulatorie.)
“ Poi ti mandi la e-mail dello scritto e semplicemente lo copi e incolli sul tuo blog”
( Mi sembra piuttosto elementare.)
“ Va che furbo sono io !”
( Solo intelligente e furbo ? Si vede che è leggermente depresso, altrimenti avrebbe scritto che è anche geniale, magnifico e bellissimo, attributi che suo padre di nascosto riconosce in modo appassionato a lui e al fratello, ma che non ammetterebbe mai ad alta voce, altrimenti chi li fermerebbe più ?)
Così dopo aver riletto più volte i messaggi e averli trascritti su un foglio di carta per prudenza, nonno Talpone ha impugnato il suo smartphone, ha schiacciato il tasto colorato di Google, quando ha visto il simbolo del microfono ha sospirato sollevato “ Ah che furbo …”
Ma non è riuscito a proseguire che subito, dalla diavolesca applicazione, è emersa la ricerca delle sue parole.
Con i seguenti primi risultati :
“ Ha ha ha ( sic) furbo sono che ti ha fatto scappare non ho kik e non rompete il c…”
“ Tony è furbo ha ha ha ( sic)”
Nonno Talpone ne è rimasto così amareggiato che mi ha chiamato per trascrivere con rolleball pen sul suo quadernetto a righe la sua avventura, per poi digitarne il testo , tasto dopo tasto, sul suo vecchio computer.
In fondo anche lui è un dinosauro contemporaneo.
Categoria: anziani
SETTE PIU’ DUE
Ti svegli in una mattina come le altre, dalla finestra scorgi un sole offuscato dallo smog, dalla strada salgono i soliti rumori di una città congestionata dal traffico, i gatti pretendono la loro colazione per poter poi dormire, loro che ti hanno svegliato con miagolii incessanti, strofinamenti, ronde ravvicinate e qualche amorevole zampata.
Aspetti che qualche umano ti dica qualcosa oggi, forse ti sei arrovellato con questo pensiero assillante dalla sera prima, in fondo capita una sola volta all’anno, per fortuna,ma non accade niente, tua moglie ti chiede con noncuranza i soldi per il parrucchiere, svuoti subito il portafoglio, in fondo che importa ?
Fai colazione e aspetti.
Niente, silenzio ovunque.
Poi alle dieci ti arriva una telefonata dalla cognata Paperoga, ti fa gli auguri, chiede quanti anni hai da oggi e si stupisce:
“ Così tanti ?”
Quando ti passa il cognato e lui ti chiede se già hai necessità di un catetere.
Finalmente la sensazione di gelo si scioglie, la moglie si ricorda anche lei, più tardi anche quei pochi amici che ti rimangono si uniscono negli auguri e nei hai bisogno per superare la barriera della ricorrenza.
A pranzo arriva la famiglia del figlio milanese con pacchi di regali e i nipotini cinguettanti, frenetici.
“ Nonno dove sono gli altri regali di Babbo Natale ? li apriamo subito ?”
“ Bambini ! Prima fate gli auguri al nonno, è il suo compleanno !”
“ Sì, ma li apriamo i regali, dai li apriamo ?”
E’ la celebrazione anticipata di Natale oggi e il compleanno unito di nonno e della smagliante mamma Tuttopiede, in seguito saremo separati per le feste.
Il nonno sorride paziente, oggi si è messa una camicia nuova e un farfallino amaranto che aveva indossato solo per il matrimonio del suo Martello di dio alcuni anni fa, si commuove e li scusa.
Li capisce bene perché se la matematica è una scienza esatta sette più due fa nove.
Con quell’età ipotetica di nove anni lui si sente decisamente dalla parte dei bambini.
CIPPLIMERLO !
3 dicembre 2015
CIPPLIMERLO
Uno deve uscire nel freddo decembrino, lasciando il teporino di casa, i suoi due gatti acciambellati sul letto e mentre scende le scale sente le anche che gli strappano continui morsi dolorosi, sarà la sciatica, la coxartrosi, l’umidità della stagione, non riesce a capire.
Il suo giornalaio fa scorrere il vetro del suo finestrino per ritirare le monete dei quotidiani, un breve saluto e via.
Stringendo la borsa della spesa, quella grande di tela plastificata, evitiamo gli sprechi, ecco ora, sul suo percorso verso il supermercato, la bancarella dei libri usati, vicino a quella della coppia di cinesi che vendono vestitini e camicette sintetiche a poco prezzo.
Il passaggio tra loro e la casa è stretto e la gente vi si infila in fretta con l’occhio vacuo, passa anche qualche ciclista che fende la folla come un rompighiaccio arrogante.
Qui se uno rallenta il passo è solo per chiedere le indicazioni di un indirizzo.
L’uomo dei libri gira intorno alla sua esposizione con passo pesante da montanaro, quale è in effetti, non sembra notare il freddo, ha gli scarponi pesanti, giaccone imbottito, berretto di lana e curiosi guantoni con una taschina da cui fare uscire le dita al bisogno.
“ Freddo boia vero ?- azzarda nonno Talpone con un sorriso complice.
“ Ma no, anzi in montagna non gela, i ghiacciai si sciolgono, è un disastro, ci saranno almeno dieci gradi in più. Poi in città dovrebbe piovere, non vede lo smog ? Polvere sottili, si crepa tutti, mondo boia !”
Il tono è rabbioso più che lamentevole, ma chi lo conosce bene sa che è solo un burbero.
Nonno Talpone si ferma, ancorato alla bancherella per non farsi trascinare dai frettolosi, scruta i dorsi dei libri, li annusa, li riconosce e li cataloga.
Vecchi editori ormai scomparsi, i romanzi e i saggi di cui ha una copia in casa, i grandi volumi d’arte, ogni libretto o volume ha una propria storia, è come rivedere dei vecchi amici.
“ Allora come va ? Tutto bene ? – chiede il sacro custode del sapere aprendo un sorriso fanciullesco insospettato.
Così loro iniziano a parlare del tempo, della situazione politica, dei libri esposti, di quelli letti o cercati.
Ormai si conoscono da anni, anzi quella superstite bancarella la frequentava quando era gestita dal padre, già, erano molti anni fa, trenta, quaranta, forse più di cinquanta anni fa.
Eh già, allora invece dei cinesi il banchetto a fianco era presieduto da un distinto signore napoletano, con aristocratici baffetti alla Amedeo Nazzari, che esponeva con cura i suoi specchietti, pinzette, lamette e pennelli da barba.
“ Già tempi lontani caro ragazzo !- sospira il Talpone, perso nei ricordi.
“ Veramente ho 47 anni – risponde l’altro leggermente risentito.
“ E allora? Sei nato in tempo di guerra tu ? Ricordo bene il tuo papà, allora negli anni cinquanta si trovavano ancora dei bei libri, del ‘700 e dell’800 a poche lire, mi bastava la mancetta settimanale. Ora dove sono quei libretti curiosi e preziosi ? Alle aste ! Che tempi!”
L’argomento della guerra porta il ragazzo della bancarella ai ricordi di suo nonno che aveva partecipato alla grande guerra, della famiglia scappata con un cesto di biancheria dalle case distrutte, del ritorno alla fine tra i ruderi e i rottami delle bombe.
Un paese di recuperanti, come quelli descritti calorosamente da Rigoni Stern.
Dalla tasca di Talpone squilla la suoneria del cellulare, è la sua Istrice che chiede dove sia, sono quasi le due, deve buttare la pasta?
Accidenti sono ore che parlano al freddo, bisogna scappare via, ma prima chiede “ Hai fatto affari oggi ?”
“ Non si vende niente, anche gli altri dicono così, vita grama, dov’è questa ripresa mondo boia?”
Nonno Talpone allora afferra due volumi che aveva già lungamente osservato, una bella biografia di Ludwig, l’ultimo re di Baviera, e una raccolta di saggi di Pietro Citati.
Non dovrebbe, la sua casa, la cantina, il solaio, un box sono colmi di libri inscatolati, in continua rotazione su e giù per le scale.
Pazienza, faremo posto anche per loro.
“ Le faccio uno sconto – propone il giovane montanaro dal volto vitreo e gelato.
“ No, oggi no, prezzo pieno, il primo cliente porta fortuna – esclama categorico nonno Talpone.
Con i libri infilati nel borsone della spesa arranca verso casa, maledetta anca destra, anche le spalle sono rattrappite dal freddo.
“ Ma è un affare – gongola dentro sé – pochi euro per ore di chiaccherate piacevoli e in più due libri interessanti. Altro che psicanalisti, psicologi, medicine e dottori. Cipplimerlo ! Sono furbo io !”
PS
Cercasi dattilografa volonterosa, miti pretese, per sostituire scioperato operatore.
N. T. RISPONDE
“ OK “
OK, come risponde sempre telegraficamente mio figlio maggiore, il Promettente Avvocato, quando gli chiedo qualcosa o cerco di comunicare con lui, via SMS o WhatsApp, dato che parlare per telefono con una persona impegnata sul lavoro è una folle speranza.
OK, ritiro il licenziamento, ma quel benedetto pensionato deve trascrivere ogni tanto i miei sentimenti, quelli che gli sussurro ogni giorno, altrimenti perché pagare il canone di un blog e deludere i diritti di quei pochi lettori che mi seguono ?
Devo ammettere a sua discolpa che da mesi deve assistere ogni giorno, da badante affettuoso, sua moglie, l’amata Istrice Amorosa, che, essendo stata operata alla spalla destra, vive giornate di sofferente inabilità.
Forse questo, unito alle delusioni delle sue possibilità di maratoneta, può spiegare le sue mancanze, ma è affidabile una persona che in breve tempo ha perso tre indirizzi email, si è confuso in quattro figure di face book e perde giornalmente libri, oggetti, soldi e ricevute ?
Diciamo che lui è professionalmente inaffidabile.
Certo la vecchiaia ha i suoi difetti e questo è il blog di un nonno, quindi amatoriale e come lui leggermente svampito e stravagante.
Ma devo anche lamentare il fatto che non trovo quasi mai risposte o notizie dagli altri talponi del mondo, non ne capisco il motivo, forse per timidezza, rassegnazione o paura di mostrarsi nelle proprie debolezze ?
“ Uscite dalle vostre tane, raccontate qualcosa, altrimenti con chi comunichiamo ?”
Per quanto mi riguarda tra poco uscirò fuori casa, un saluto al giornalaio, due battute con il superstite bancarellaio di libri in piazza, infine i brevi commenti con il cassiere del supermercato dove mi reco giornalmente nelle ore di minor affluenza.
Ormai bisogna comperare qualcosa e pagare per poter parlare .
Ah bei tempi antichi, quando fuori della porta di casa c’erano le anziane vicine di scala che uscivano a parlare quando ti sentivano passare, la portinaia con le notizie e i pettegolezzi del giorno, il droghiere, il panettiere, il lattaio, le bancarelle della frutta e quello che riparava le penne stilografiche, tutti quei pittoreschi negozietti e simpatiche persone che animavano le vie della città.
Già, ora stiamo chinati sul nostro computer, scrutando lo smarphone, agitando spasmodicamente i pollici sullo schermo, perché parlare quando si può chattare?
Per noi rimangono le pensiline dove si aspetta pazientemente il possibile passaggio di un autobus o le anticamere degli ambulatori e degli ospedali dove finalmente si parla, si commenta o meglio ci si sfoga, aspettando il proprio turno e si allevia l’attesa.
I TALPONI VOSTRI
Non ho la minima autorizzazione, sono in effetti un abusivo e quasi un clandestino.
Diciamo la verità : sono stato licenziato alcune settimane fa per scarso rendimento.
Così ha deciso lui, il padrone Nonno Talpone.
Ma devo pur giustificarmi, anche se sono solo un piccolo amanuense da quattro soldi.
Come si può pretendere di far trascrivere su carta e poi con tempi lunghi e faticosi i rapidi pensieri che ti vengono dettati alle 5 del mattino, al risveglio tardivo finale, nella sacralità delle ritirate o alla tarda serata quando ti accingi a infilarti nel tuo letto per un meritato riposo ?
Mi direte che questi sono imposizioni compatibili con i tempi lavorativi attuali, presenza, ottimismo, ore tante, senza limiti di tempo, senza festività, paga e gratifiche minime o assenti.
Ho cercato di resistere, sono anziano e mi sento stanco, così ho scioperato.
Beh mi ritrovo qui, a dire il vero abbastanza amareggiato e confuso.
Con chi parlare dei miei incubi notturni, dei piccoli sfoghi quotidiani, delle sensazioni di gioia, di insofferenza, di noia ?
Alla fine cederò ai ricatti del mio “ sciuor parun “ del padrone del blog, nonno Talpone.
In fondo siamo molto vicini, quasi parenti, siamo invecchiati insieme, gli amici cari ormai quasi scomparsi.
Quindi mi sento di consigliarvi di dare ascolto ai vostri personali talponi , lasciateli lamentare e fateci sapere.
Comunicare sarà impegnativo, ma è bello.
BUONI PROPOSITI E TIMORI
“ Ricordati che oggi pomeriggio c’è la prima lezione di ginnastica – avvisa paziente ma severa la mia cara Istrice – adesso devo uscire di nuovo per una lezione in ospedale, tu cerca di prepararti, sei ancora in pigiama e accappatoio !”
Come ridestato da un sogno durato troppo a lungo mi rendo conto che è tardissimo, tra la consultazione convulsa delle notizie sul tablet, un criminale Sudoku Diabolico, la lettura contemporanea delle vicende viscontee al castello di Porta Giovia, i racconti della Nemirowsky e un giallo Mondadori sono ormai arrivato all’ora di pranzo.
Dunque, adesso ricordo che questa mattina mi ero ripromesso di alzarmi presto e uscire per una camminata di qualche chilometro fino al Parco Lambro, per un fantomatico cambio d’aria salutare.
Anzi mi sembra di averla già programmata inutilmente anche ieri mattina e forse questo proposito si era ripetuto costantemente nell’ultimo mese, da che sono tornato alla mia grande città.
Già, mesi prima avevo previsto gli allenamenti per la maratona di Valencia, tre settimane di illusione, poi il doloretto ai tendini, il cuore ballerino, il checkup generale che non ha rilevato particolari problemi.
“ Ma lei quali sintomi accusa, perché fa questo esame ?- mi chiedeva ogni volta lo specialista di turno quest’estate.
“ No, niente di particolare – rispondevo io con aria colpevole – mio cognato, sa quel sindacalista che parla tanto e che conosce tutti, beh insomma lui ha detto che è meglio, sa alla mia età e poi la maratona …”
Ma, dopo una decina di esami infruttuosi e piuttosto costosi, una volta giunto a Milano il mio scrupoloso medico di fiducia ha ingiunto un’altra serie di esami al cuore, maratona o no, alla mia età …
Così in attesa di tutti questi esami mi sono accasciato in poltrona, decifro cruciverba, leggo e rileggo un’infinità di libri, mi ausculto il cuore, palpeggio cosce e polpacci, massaggio la pianta dei piedi cogitabondo e mi domando : cosa succede, cosa sarà ?
Scrivere è troppa fatica, il cuore si sa …
Ma oggi inizierà la ginnastica per la terza, quarta o quinta età, non so a quale appartengo, così ho deciso di lavarmi, vestirmi e stendere quattro righe, chissà forse saranno le ultime, non si sa mai …
Il cuore …
L’età …
L’AMICO E’ RITORNATO
Me lo sono visto tornare mogio mogio, con l’aria da cagnetto implorante, quasi dovesse chiedere scusa per essere sparito per più di due mesi.
L’ho esaminato allo specchio, sembrava dimagrito, il volto più scavato, gli occhi velati da talpone spennacchiato, certamente dovuta anche alla cataratta all’occhio sinistro che si ostina a non farsi operare.
“ E allora ? Cosa ti è successo ? Un’infatuazione fatale per una donna ? Sei stato coinvolto in mirabolanti speculazioni finanziarie ? Una nuova passione dilettantistica che ti ha trascinato in modo travolgente ? Sarai forse ammalato ?”
Lui ha alzato il sopracciglio destro, ha piegato i baffi all’ingiù e la sua bocca ha subito assunto la forma di archetto rovesciato, tipo faccina triste.
Ha emesso un profondo sospiro, una pausa e poi ha mormorato “ Beh sì e no, vi è stata una passioncella in effetti, avevo iniziato gli allenamenti per correre la maratona di Valencia il prossimo 15 novembre …”
“ La maratona ? Ma sei impazzito ? Se ricordo bene un paio di anni fa correndo una cinquantina di metri verso una fermata di un autobus sei caduto, anzi ti sei spiaccicato a terra rompendoti la mano sinistra.”
“ Sì è vero, ora ricordo, ma cose di altri tempi, ero giovane allora.
In effetti questa è solo una minimaratona competitiva di soli 10000 metri, ma ho scovato su internet dei programmi fantastici di allenamento per ogni età.
Ho anche comprato tre magliette azzurre da nazionale, due pantaloncini neri e grigi e delle splendide scarpette da corsa misura 47.
Ho persino installato un’applicazione ipertecnologica sul mio smartphone.”
“ Ah allora sei a cavallo! – ho esclamato in tono amabilmente sarcastico – Diciamo che il traguardo è a portata di mano, anzi di piede.”
“ Ahimè no. Sono quattro giorni che non mi posso allenare. Il ginocchio destro mi fa male, sarà la rotula spostata o una tendinite ? – si è lamentato nonno Talpone con aria tragica – Due mesi di allenamento buttati al vento, sacrifici incredibili: niente liquori, poco vino, cibo parsimonioso, un calo di sette chili.
La mia Istrice è lontana, si è rotto il mio tablet, sono assediato da nove gatti famelici e ora piove. Cosa posso fare ?”
IN BREVE
Ho trovato degli appunti sulla scrivania in data 25 maggio.
“ Pronto ?
Pronto !
Nessuno risponde ?
Non sei a casa ?
Non lasci nemmeno un messaggio ?”
Se si entra in ansia quando non si riesce a comunicare con persone vere e reali, vi assicuro che la stessa cosa mi capita con lui, essere virtuale e immaginario.
Non so cosa fare, nonno Talpone non risponde più.
Ritornerà ?
E io resto qua solo; certo ci sono gli amici, i parenti, per strada parlo con il giornalaio, il ragazzo della bancarella dei libri usati, il commesso del supermercato, rispondo gentilmente alle richieste di informazioni su un indirizzo o un ospedale.
Ma mi sento come lobotomizzato e più depresso del solito.
4 giugno
Se incontrate nonno Talpone o se sta con voi trattatelo bene, con la dovuta cortese sopportazione.
Tempi duri per i vecchi e per quelli che ci devono convivere.
LO CHEF CONSIGLIA
Sono giorni che mi ossessiona con la ripetuta richiesta di pubblicare una sua innovativa ricetta culinaria, così almeno lui la definisce, mi chiedo “ Ma perché uno non può vivere la sua ipotetica tranquilla vita da pensionato ?”
“ E chi ti dice che un anziano sia tranquillo – sbotta subito lui, il famigerato nonno Talpone – per mia esperienza e secondo quanto segretamente ammettono i coetanei che frequento non c’è periodo della nostra vita così internamente agitato, forse paragonabile a quello della pubertà, sarà anche dovuto alla consapevole vicinanza alla morte e al fatto di avere solo ricordi e nessuna prospettiva decente.
Ma dobbiamo tenere tutto dentro di noi, altrimenti ci chiamano lagnosi, monotoni, ripetitivi e insopportabili.
Così dobbiamo nascondere tutte le nostre paure e angosce, dobbiamo ridere spruzzare intorno giovialità e saggezza.
Magari fare i buffoni, mai i piagnoni !”
Non mi aspettavo tanta amarezza, così lo prego subito di dettarmi il suo pezzo, sperando che non sia di umore tetro, gli eventuali lettori vogliono rilassarsi e sorridere, di vecchi scemi ne hanno già abbastanza.
“ Dunque, come ti ripetevo da giorni – inizia rabbonito nonno Talpone – ho avuto una tale quantità di richieste della ricetta del mio “ Sugo bel sorriso “ da parte della decina di miei fedeli lettori, peraltro in continuo e crescente declino, da essere costretto a svelare questo mio prezioso segreto culinario.
E’ un sugo di pomodoro multiforme e gustoso, che riesce ad insaporire e arricchire ogni piatto di riso o di pasta che vorrete assaporare.
La preparazione è invero semplice e veloce, alla portata anche dei meno esperti.
INGREDIENTI
Un barattolo di vetro, tipo Bormioli, contenente del buon pomodoro, meglio se di preparazione casareccia come quello lasciatomi dalla moglie, alla peggio ci si può contentare anche di un contenitore di pomodoro industriale.
TEMPI DI PREPARAZIONE
Secondo l’occasione e le condizioni trovate.
PROCEDIMENTO
Personalmente, dopo aver bruciato il sugo e il pentolino dove stava cuocendo, buttato via il tutto e arieggiata la casa dal fumo nero che la invadeva, sono corso da mia cognata, la benemerita Paperoga di Terni, ma nel vostro caso è doveroso recarvi da una parente, un’amica, una conoscente molto brava in cucina, presentarvi con aria disfatta e lacrimosa e, sorridendo umili e gentili, porgere loro il vostro barattolo di vetro con il pomodoro a pezzi, come il vostro doloroso aspetto.
Il risultato dovrebbe essere remunerativo e confortante : dopo un paio d’ore, magari dopo aver consumato un lauto pranzo se vi siete presentati ad un’ora opportuna, si può ritornare a casa con il vostro barattolo ricolmo di ottimo sugo fumante da utilizzare per i vostri pasti solitari.
Occorre aver sempre fede nel prossimo – conclude nonno Talpone in tono inspirato e profetico – e ricordatevi un’opportuna rotazione dei benefattori a cui volete rivolgervi !”
PRIMO MAGGIO
Nel cuore della notte, quando ero più indifeso, mentre ero al solito ritirato nella comoda per le ricorrenti necessità dovute al deterioramento organico, si è manifestato nonno Talpone a domandarmi serafico cosa avrei fatto il 1 maggio.
” Che domande, é la festa del lavoro, quindi riposo.”
” Scusa ma tu da pensionato riposi sempre, dovresti lavorare oggi, anche perché ne hai di cose da fare, o vai alla manifestazione?”
” Perché dio mio oltre alla vescica e alla prostata devo avere anche un alter ego che mi tormenta nel cuore della notte?
Oggi quando fa giorno mi riposo, beh se piove mi riposo, le manifestazioni le ho fatte anche troppe in gioventù ”
” Ho sentito dire che hai ancora una grande bandiera rossa con un robusto manico in solaio, mi pare anche un tondino di ferro piuttosto spesso e un casco, è vero?”
” Quante storie ! Il casco era solo per sicurezza quando andavo alla Bocconi in Lambretta, i tondini ce li diede il Mauro quando i fascisti attaccarono il povero Franchino, il più mingherlino del gruppo e miope guasto oltretutto.”
” E la bandiera ?”
” Beh quella la raccolsi da terra dopo una carica, avevo già fatto il soldato e mi avevano insegnato che la bandiera era importante, quindi l’ho salvata arretrando e l’ho tenuta a casa.”
” L’hai usata molte volte ?”
” No, veramente anche allora ero molto distratto, alle manifestazioni del sabato la dimenticavo sempre, ma l’importante era partecipare.”
“Forse ti impicciava quando in corteo cercavi di prendere sottobraccio una compagna ?”
” Maledizione, ma quanto sei malizioso stanotte !”
” Ma poi hai comperato altre bandiere è vero ?
” Gli anni passavano, nei cortei ormai c’era il solito ragazzino esaltato che si tirava su la sciarpa sul volto e spaccava una vetrina o un’auto, io avevo chiesto un servizio d’ordine serio,bastonate agli esaltati, hanno detto no e allora me ne sono andato via. Dicevo che le rivoluzioni sono una cosa seria, o la si fa bene o niente. Le ragazzate sono per i cretini. Forse ero più vecchio degli altri, dovevo lavorare per mantenermi agli studi, avevo fatto il militare, avevo le idee confuse ma non troppo.”
” E le altre bandiere?”
” Beh in seguito sono stato spesso in Inghilterra per studio, vi ho incontrato il mio primo vero amore, insomma la consideravo una seconda patria, quando i fascisti argentini hanno occupato le Falkland ho esposto al balcone la bandiera inglese.”
” Che era un asciugapiatti ricordo di Londra.”
” E va bene però rendeva l’idea. Anni dopo ho comperato una bandiera italiana, la esponevo come tutti, ma non ricordo perché. In seguito anche quella con tutti i colori dell’arcobaleno. Già, per quale motivo? La memoria non funziona più bene.
I fatti fino al 1980 sono abbastanza chiari, poi boh ! Ora ho sonno, lasciami ritornare a letto.”
” Ma ti ricorderai di quanto abbiamo parlato?”
” Porca l’oca sì, cosa credi, che ho perso la memoria?”
