E’ RIPARTITO


Era arrivato solo due giorni fa con un valigione da emigrante, pesante e rigonfio, contenente sei grossi flaconi di ammorbidente biologico da lavatrice, come solo all’estero sanno produrre secondo sua madre, con otto vassoi di cibo indiano di varia composizione e pacchi di papadam, per l’esigente fratello promettente avvocato, non dimenticando vari contenitori di humus, da gustare con i tarallucci pugliesi, secondo le pressanti richieste di nonno Talpone.

Ha così impersonato l’originale figura di unico italiano che ritornare in patria con cibo inglese, invece dell’opposta situazione.

Appena giunto a casa ha divorato con estenuante calma tutta la varietà di prelibatezze che mamma  aveva preparato solo per lui, ha giocato appassionatamente e dormito con gli adorati nipotini, per lenire un poco il desiderio antico di avere dei figli suoi per completare la sua nuova famiglia, ha trovato dei ritagli di tempo per vedere qualche amico, ha avuto qualche tempestosa discussione con i genitori, tanto per ravvivare la sua presenza, in vene talvolta grottesche tipo “ Volevo studiare da ragioniere e me lo avete impedito !”.

Nella turbolenza di richieste, chiacchere, impegni pressanti, attività e polemiche ha ripetutamente richiesto “ Perché non venite a trovarmi più spesso a Brighton nel week end?  In fondo non avete niente da fare “, con susseguenti imbarazzati silenzi.

Stamattina all’alba il Martello di dio è ripartito per il lontano esilio con il suo valigione, giustamente riempito di cibo e taniche di vino,  e baciando nonno Talpone il povero piccolo ha detto accorato : “ Mi raccomando papà, non mi massacrare troppo sul tuo blog “.

I GIOVANI E I BACCHETTONI


Da quello che si legge sui giornali il pane che si acquista nei supermercati e nei negozi sembra  provenire in massima parte da fabbriche rumene che lo producono a prezzi irrisori, molto inferiori a un euro al kg, il prodotto congelato arriva in Italia per essere poi riscaldato al momento della vendita e venduto a prezzi da tre a cinque volte superiori.

Data la descrizione drammatica che ne fanno le cronache, si parla di miscele di scarsa qualità, di cotture in forni alimentati anche con copertoni d’auto e legname di scarto di ogni provenienza, bare comprese, nonno Talpone e consorte hanno deciso di prepararsi il pane in casa, con ottimi risultati e costi molto contenuti.

Le pagnotte da un kg con farine di farro e kemut sono molto saporite, si conservano anche per una settimana senza perdere consistenza e gradevolezza.

Tutto bene direte voi, in fondo loro sono pensionati, se non hanno da seguire i nipotini più o meno ammalati, aiutare i figli o star male loro stessi con un impeto di egoismo, può esserci il pericolo che si possano annoiare ( quanto sono ingenui questi figli !).

Che poi il nonno si incarichi di impastare personalmente acqua, farina e lievito, invece di acquistare l’apposita macchinetta che mescola e cuoce il pane secondo intervalli programmati, questo rappresenta solo una forma di originalità tipica delle persone di un’altra generazione, quelle un poco matte.

La cosa grave e disdicevole è che nonno Talpone scopre di provare piacere ad impastare, una gradevolezza che lui bizzarramente chiama “ erotica “ anche se gli richiama alla mente non ammucchiate pornografiche, ma lo zampettare felice della sua vecchia gattina.

Il guaio è che ne ha scritto e ne ha parlato sconsideratamente con alcuni giovani, compreso quel benedetto Martello di dio, provocando scandalo e quasi ripugnanza.

Come si è permesso di pronunciare quella parola “ erotico “, seppur riferita alla panetteria, è cosa sconveniente che li pone in imbarazzo, sembra improvvisamente che di questo non si parla e non si scrive.

Forse perché un padre anziano viene idealizzato, certo che questa generazione di mezzo, dai 25 ai 40 anni, sembra indignarsi e vergognarsi di una battuta da oratorio.

In effetti nelle strade o nelle vetture pubbliche non puoi sorridere, anche in seguito ad un tuo recondito pensiero, senza suscitare fastidio e sguardi accusatori.

Non è permesso fare un complimento o un saluto ad un bambino senza che la sua mamma  ti guardi con sospetto ed un freddo cipiglio.

E’ difficile essere gentili con il prossimo  o aiutarlo senza provocare pura e apprensione.

Se a Milano puoi scherzare solo con anziani gentili e con i bambini, bene,  nonno Talpone sceglie di appartenere solamente a queste due età e categorie.

La generazione degli altri, i bacchettoni, spaventati ma egoisti, frettolosi ma consumisti, mi scusino, ma che vivano pure nei loro incubi quotidiani.

SONO SEMPRE INVITATI


“ Pronto papà, come stai?”

Giorni fa ha chiamato il figlio promettente avvocato, nonno Talpone è sempre felice di sentirlo e per un attimo ha sperato che gli avesse telefonato per essere invitato a pranzo con moglie e nipotini.

Invece no, era una chiacchierata generica di saluto e il nonno alla fine osa chiedere se per caso ci si può incontrare.

“ No – ha risposto lui – siamo impegnati con gli amici per il fine settimana, stamattina c’era lo Scoiattolino che voleva venire da voi, ma gli ho spiegato che non poteva perché non era stato invitato, non si può andare dai nonni se non sei stato chiamato appositamente, così si è convinto e, tutto abbacchiato, è andato all’asilo”.

“ Cosa hai fatto ! – ha tuonato nonno Talpone – io li voglio sempre i miei nipotini, la mia casa è aperta a loro e a tutti i bambini, ci mancherebbe altro. Ma come si fa a fare certe  affermazioni ? Fai perdere la fiducia nei nonni ! Che mondo !”

Era proprio furente, dopo la telefonata a cominciato a bofonchiare “ Lo diseredo, gli sbarro la porta di casa !”, nonna Istrice ha cercato di calmarlo, ci si spiegherà in seguito, non bisogna drammatizzare, i figli sono fatti così, bisogna sopportare.

Ma ieri mattina alle sette uno squillo ha svegliato dal sonno i nonni, il figlio milanese, si proprio lui, il promettente avvocato avvisa che lo Scoiattolino ha la febbre, loro devono andare al lavoro, se noi potessimo …

Come se suonasse l’allarme, ci si alza di corsa, ci si veste in fretta e si corre fuori, come pompieri chiamati ad un incendio.

Evviva, siamo stati chiamati, siamo necessari, forse essenziali.

Mentre si affanna verso l’automobile, con i borsoni delle provviste, nonno Talpone brontola “ Ah ma mi sentiranno, cosa credono, glielo devo dire, sono uomo di principi io, i permessi, gli inviti, basta, poveri piccoli.     Cara, abbiamo portato il brodino, le arance per la spremuta le compro dopo, chissà cosa manca per il pranzo, in ogni caso ho portato la mia scorta di taralli, quelli fanno sempre bene “.

BIANCANEVE VA ALL’€™ASILO


I nonni, si sa, sono come i Pompieri o il Pronto Intervento.
Per le mamme e i papà che lavorano, in caso di necessità, i genitori o i suoceri, i nonni insomma, quando fortunatamente ci sono e sono disponibili, diventano il riferimento obbligato, facile e gratuito.
Inoltre i nonni attuali, quelli giunti fortunosamente in pensione, una razza in via di estinzione come i panda e le tigri siberiane, sono ben felici di correre in aiuto ed assistere gli amati nipotini.
Per esempio nonna Istrice si scioglie subito, con voce dolce panna, per correre a giocare il più a lungo possibile con i pargoletti, quelli che gli ricordano i suoi figli quando avevano la loro età, ringiovanendo subito di trent’anni, senza lifting, massaggi o percorsi benessere.
Nonno Talpone invece ha una dignità da mantenere, per cui quando ne è richiesto, lui brontola, puntualizza, solleva cavilli e condizioni.
Nel frattempo si affanna ad allacciarsi le scarpe con le stringhe che si arrotolano come vipere, cerca gli occhiali, controlla il livello della scatoletta magica delle caramelle e coca coline, per precipitarsi fuori ansimando, come appunto i pompieri chiamati in azione.
Se potesse lui disporrebbe una pertica per scivolare a terra più in fretta, azione sconsiderata, calcolando sia la sua dubbia preparazione atletica, sia il fatto incontrovertibile di abitare al terzo piano del suo vecchio fabbricato.
Ieri mattina vi era stata una chiamata in servizio urgente.
La dolce avvocato Tuttopiede usciva alle 7 per correre in stazione verso una  riunione urgente in una lontana città, il figlio promettente avvocato doveva essere fuori casa mezz’ora dopo per una riunione urgente.
Situazione ideale per nonno Talpone, lui era finalmente necessario, utile, quasi indispensabile.
Ha imposto alla moglie di rimanere a letto a dormire, si è alzato di corsa alle 6, unoyogurt veloce al caffè per darsi energia e poi fuori di corsa a piedi verso il villaggio residence di Wisteria Lane.
“ Ma quale macchina, quali mezzi pubblici, si va a piedi !”Si è detto con piglio mascolino da capitano coraggioso.

Avrebbe portato anche il campanellino con il manico di legno, comperato in una fiera 20 anni fa, tanto per segnalare in strada l’urgenza dell’intervento richiesto.
Le strade erano però quasi vuote e con un improvviso guizzo di lucidità aveva realizzato che qualche autoambulanza di passaggio avrebbe potuto fraintendere le sue intenzioni e portarlo in un’altra destinazione non voluta.
Arrivato trafelato nell’appartamento dei piccoli, li ha trovati tutti beatamente a fare colazione con latte e biscotti.
Nonno Talpone ha imposto al figlio di uscire subito per andare al lavoro e lasciargli libero il campo.
Nonno e nipotini tutti soli, che bellezza!
“ Piovretta mangia il tuo dolcetto, le camilline sono così buone ( falso, ma pazienza, non tutti amano i taralli al finocchietto)”
“No, non voio più, voio cartoni ‘nimati, quello coi gatti”
“Piccolo mio, vuoi diventare grande come il nonno ?”
“Si, voio grande, ma camillina no !”
“Piovretta, se vuoi diventare grande devi mangiare la Camillina. Altrimenti la Camillina mangia te ed è lei che diventa grande. Ti faccio il disegno con il biscotto che ti mangia e diventa grande lui?”
“ No, mangio io, ma poi cartoni !”
“ Vedremo, tu Scoiattolino vuoi ancora della Nutella sul pane? No, con la fetta di pane, non in bocca a cucchiaiate !”
Incitamenti e storie, pulire, spalmare, far indossare sciarpe, cappotti, cappelli.
Al momento di uscire la Piovretta si butta in terra e strilla con le lacrime agli occhi “ No, non vado alla casa dei giochi, voio a casa con nonno!”
Crisi diplomatica, per fortuna vi è solo un ribelle da convincere.
Brillante idea talponiana “ Piovretta, hai presente Biancaneve e i sette nani ? Bene usciamo fuori, voi fate i nanetti e si canta in coro.  Andiam, andiam , andiamo a lavorar, ta , ta, ta…”
Lo strattagemma funzione alla perfezione: in fila indiana nonno Talpone ( o Biancaneve ?), seguito dai due nanetti intabarrati, marcia con passo cadenzato verso l’asilo comunale cantando la strofetta magica.
All’arrivo madri assonnate e affannate, che poi devono correre al lavoro.
 Ragazze, lasciate fare a noi nonni !

ANDARE SEMPRE AVANTI


A tarda notte, per godere un week end in famiglia, arriverà da Londra il famigerato Martello di dio, sì quell’essere bisbetico, pungente, polemico, esuberante, poliedrico figlio di nonno Talpone, che sbarcherà all’aeroporto di Linate, ma per la prima volta non passerà dalla sua vecchia casa.
Questa volta non vedrà i genitori, non dormirà nella sua cameretta, ancora arredata con i suoi disegni,, le sue fotografie, il pianoforte, i suoi numerosi scatoloni di ricordi.
Il fratello promettente avvocato lo aspetterà all’uscita passeggeri e se lo porterà direttamente a casa propria.
Domattina i piccoli nipotini avranno la sorpresa di scoprire in sala il famoso zio inglese, a completa disposizione per giocare, cantare, raccontare e fare mille pazzie.
Da settimane lo aspettavano con trepidazione, chiedendo di lui due o tre volte al giorno, hanno ormai logorato il calendario con una continua, frenetica consultazione.
Il Tasso irlandese non verrà questa volta, con gran dispiacere della piovretta, che sempre l’ha cercato.
Nonno Talpone, dal fiuto fino, pensa che non sia solo amore tra zio e nipotini, ma anche una rapida prova per vedere come si vive con bambini piccoli da crescere.
Ad ogni estate per una o due settimane si è unito in vacanza con nipotini e nonni per sperimentare la convivenza con i nipotini.
Da due anni o più, dopo una severa selezione e un apposito corso, il Martellante figliolo, sotto la burbera scorza con un cuore di ricotta fresca, assiste settimanalmente un ragazzo di dodici anni, dato troppe volte in affido a varie persone, proveniente da una famigli problematica e disastrata.
Lo segue assiduamente, gli parla come un padre o una madre vera,  gli dà affetto, comprensione, consigli, tutto quello che la vita ha negato a quel fanciullo.
Non è solo altruismo e bontà d’animo, è anche un dovere morale che si è imposto per essere sicuro in un futuro non lontano di poter coronare, dopo il matrimonio, anche il sogno di poter adottare dei figli, per avere anche lui una famiglia completa e compiuta.
Purtroppo lontano dall’Italia.
Perché qua non solo non c’è lavoro, correttezza politica e certezza del diritto, anche le famiglie devono essere rigorosamente eterosessuali, magari amorevoli, sfasciate, violente, ma secondo i codici che autorità politiche e religiose corrotte e amorali hanno da tempo stabilito.
Benvenuto Martello di dio, hai sempre fatto scelte difficili, quasi impossibili, tuo padre, parlava, consigliava, ma tu sei sempre andato avanti, maturo e consapevole, ora nonno Talpone non può che essere orgogliosamente fiero di te.

ANCORA IL NONNO FOLLETTO


“ Pronto ? Il folletto dei ciucci ? “
“ Che ciucci, gli asini ? Di che parli ? “
“ No, parlo con il folletto che ritira i ciucci ai bambini e gli lascia in cambio i regalini. Hai capito ora ? “
Si tratta del promettente avvocato di Milano, tuo figlio primogenito, quello delle brillanti idee che ti fanno trasformista alla Fregoli, nonno Talpone svegliati !
Anche se stai gustando un saporitissimo pulpo a la gallega, cucinato con raffinatezza dalla cognata Paperoga, forza, riprendi i riflessi intorpiditi dal buon Vermentino di Sardegna e dall’antipasto di mare.
Respira a fondo, tappati il naso e parla in falsetto con la Piccola Piovra di tuo nipote, oggetto di un vile mercanteggiamento che lo priverà della gioia del ciuccio, rinviando di quindici anni la gioia di succhiare, quando fumerà due pacchetti di sigarette al giorno, con gravi conseguenze per la sua salute.
“ Pronto, sono il folletto degli asini, no scusa… dei ciucci, ecco bambino, ma tu chi sei ? “
“ Piovretta sono… tu pigli i ciucci ? “
“ Si, sono proprio il folletto che fa queste cose, che cosa vuoi per regalo in cambio del tuo ciuccio ? “
“ Tu, tu prendi ciuccio, io voio Skai Wokker…io Piovretta, via, via… numero 2, terzo piano, capitoo ? “
“ Va bene, bene…gasp “ ( senza fiato )
Nonno Talpone con i suoi problemi di respirazione spera che la serie dei folletti sia al termine, non vorrebbe finire a faccia in giù su un gustoso piatto di insalata di polpi, anche se in fondo… che talponesca morte eroica sarebbe, ragazzi !

FIGLI, NIPOTI E FAVOLE


Dalle alte vette dolomitiche sono finalmente scesi a trovarci il temibile Martello di dio e il sorridente Tasso irlandese, dopo nove giorni di arduo trekking.
Mamma Istrice da due giorni aveva pulito e rassettato casa, imbandito una quantità pantagruelica di specialità, con opportune varianti: vegetariane ( per uno ), celiache ( per l’altro ), ordini e ingiunzioni ( per Talpone ).
Una volta lavati e sfamati, mentre la lavatrice cominciava il suo tour de force di lavaggio intensivo di una serie impressionante di indumenti luridi ma altamente tecnologici ( persino le mutande erano di fibra speciale ), il caro figliolo ha cominciato subito a pianificare programmi, visite e gite per i genitori da qua al settembre del prossimo anno, in accordo con la Grande Madre.
Si è poi accorto del genitore maschio e l’ha gentilmente blandito con amorosi vezzeggiativi, quali “ Ciccione “, “ Sei grasso, grasso, grasso !”, “ Ma quanto pesi ?”, “ Ti sei finalmente iscritto in palestra e in piscina ?”, “ Ma quanto mangi, tira indietro la pancia “, “ Allora sei proprio senza denti ?”.
Il grande martellatore ha poi espresso la più vivida disapprovazione per la favola di Alice raccontata alla nipotina “ Ma insomma dovevi proprio spaventarla in quel modo ? Sei un incosciente, stai attento quando parli !”.
Non so come a 2500 metri si fosse collegato a internet e avesse letto i vari post, non si era fatto sentire credo solo per costi telefonici, ma ha recuperato in fretta, Talpone, come tutti i padri messi in minoranza nelle discussioni famigliari, ha abbozzato.
Il buon Tasso irlandese prudentemente in questo caso ha preferito astenersi e fare “ l’inglese”.
Quando il pater familias ha cercato di fare qualche battuta di diversione dal tema “ pesi & misure “ si è sentito dire, amorevolmente s’intende, scherzosamente senz’altro, “Ma perché non lo ricoveri in qualche istituto, come la Baggina ?”( Lui)
“ Perché mi costerebbe troppo “ ( Lei )
A questo punto era l’ora di andare a ritirare i nipotini all’asilo e Talpone vi si è incamminato di buon passo, lasciando il caldo nido famigliare, per prendere aria e fare della salutare ginnastica tra le verdi strade milanesi, ombrose di tunnel sotto le ferrovie, giungendo dai suoi adorati con la sua scatoletta magica di metallo piena di caramelle, comprese le famose coca coline, dette tecnicamente “ Cola Fritz”.
Rifocillati i nipotini con pane e marmellata di limone, due bicchieri di succo di arancia, in attesa dei genitori, nonno Talpone timorosamente ha provato a raccontare loro la storia del fantasma Alice.
Secondo il convinto parere del nonno, i bambini amano ancora le favole raccontate con amore e partecipazione da anziani come lui, senz’altro con migliori risultati che l’utilizzo intensivo di televisione, giochetti elettronici e ( orribile !) i libri sonori, dato che niente supera la parola, questa magia che è il tratto distintivo dell’uomo.
Il risultato della narrazione è stato una serie di domande tecniche.
“ Ma perché quel signore non aveva la televisione e il frigorifero ?”
“ Ma i fantasmi non sono tutti grandi e grossi ?”
“ Perché la bambina non ha chiesto da bere una Coca Cola o una Fanta, che sono più buone ?”
“ C’era un’altalena nel giardino della casetta ?”
Per finire con un’affermazione definitiva dello Scoiattolo “ Spiderman avrebbe ammazzato tutti i fantasmi senza problemi ”
La piccola Piovra “ Anca Supemmen !”
Si sono quindi rimessi a giocare tra loro, indossando i loro costumi di Darth Fenner e di Iron Man, prendendosi allegramente a cuscinate.
 

IL NOME DEI FIGLI 2


LA MOGLIE ?
Già, c’era anche la madre del piccolo Martello Dionisio, ma nel trambusto del momento fu dimenticato di avvertirla, in fondo si trattava di un secondo nome.
Giorni dopo, guardando per caso una copia del certificato di nascita, mamma Istrice si accorse dell’aggiunta, credo che fece qualche tardiva rimostranza, del tutto senza ragione, ne converrete.
Talpone in qualche modo fu perdonato, lui addirittura promise umilmente che i nomi del terzo, del quarto e del quinto figlio sarebbero stati di esclusiva scelta della sua Istriciotta.
Lei affermò decisa che se lui voleva fare altri figli se li poteva fare e partorire da solo, personalmente lei sarebbe andata a brindare con le sue amiche.
Così la questione fu chiusa definitivamente in casa Istrice Talponi.
Con il passare degli anni papà Talpone accompagnava sovente il giovane Martello Dionisio a visitare i musei di statuaria greca, mostrandogli quali fossero le fattezze del dio di cui si onorava di portare il nome.
Ragionando con il senno di poi Talpone ritiene di aver forse esagerato nel decantare continuamente le sinuose bellezze di quei corpi ignudi e provocanti dei bellissimi efebi divini.
Infatti Martello Dionisio andò in seguito a ricercare nel mondo gli esemplari di quel tipo di bellezza, riuscendo incredibilmente alla fine a conoscere e ad impalmare una rara copia vivente del suo dio greco, anche se di origine irlandese.
Ma non si può avere tutto nella vita.

IL NOME DEI FIGLI 1


Il nome di Martello Dionisio
Venendo al caso presente, si grazie, ieri sera ho digerito tutto perfettamente, il caso del mio secondo figlio, il Martello di dio in questione, premetto che lui si dimostrò molto determinato già dal periodo prenatale.
Anche lui come tutti i ragazzi di questo mondo non voleva andar via da casa, Martello quindi precocemente, anche se la pancia materna si ingrossava sempre più, sembrava non avere alcuna fretta di uscire fuori per godere le fatiche del mondo esterno, riposando tranquillo nel grembo  di mamma Istrice.
Fu necessario richiedere un intervento cesareo, che non lo scosse più di tanto.
Infatti quando papà Talpone, accompagnato dal suo amico valente psichiatra, andò all’astanteria della Maternità per cercare il proprio pargolo al di là del vetro di protezione, lo scoprì, unico nella massa di neonati paonazzi urlanti, contorti e furibondi di essere stati buttati in questo sporco mondo, lo notò dicevo, perché giaceva nella sua culla beato, grasso e sorridente per non si sa quale ragione.
Incredibile, come faceva a dormire placidamente con un sorriso etilico sulle labbra, in quella bufera di strilli, che si sentiva persino oltre il vetro ?
Il fatto era veramente originale.
Si tenne un breve consulto medico, Talpone e il suo emerito amico medico conclusero che il suddetto giovane Martello si doveva essere procurato in qualche modo una corroborante bevanda alcolica.
Dunque, il nome del piccolo budda questa volta era di pertinenza di mamma Istrice, che con una certa originalità aveva deciso di utilizzare quello di suo cugino, nonché quello di mia sorella e di mio nipote.
I due amici decisero però che lo straordinario evento della beatitudine del piccolo budda andava tramandato ai posteri.
Si recarono pertanto dalla funzionaria dello Stato Civile per far inserire, quale secondo nome del piccolo, quello magico, divino ( in nomen di-vino ) e onorifico di Bacco.
Quella zitella acida si rifiutò inspiegabilmente di accettare la nostra ragionevole richiesta.
Fu inutile discutere con quella donna testarda.
Talpone ebbe allora uno dei suoi occasionali lampi di genio, il piccolo si poteva chiamare “ Dionysos “ in ricordo di un ipotetico nonno di origine greca ?
L’arpia precisò che lei poteva scrivere “ Dionigi “
Dionigi ? mai e poi mai, che schifezza.
La discussione proseguì animata e si concluse per sfinimento con un ragionevole compromesso “ Dionisio “
 Che nome stupendo ! Come direbbe la Sofia del locale villaggio.
Il dio della luce, della procreazione, il divino fanciullo dell’ebrezza e della felicità.
Per festeggiare l’avvenimento i due amiconi si recarono subito alla Crota Piemunteisa di piazza Beccaria, stappando due bottiglie di Dolcetto d’Alba e sorbire qualche grappino per sistemare lo stomaco.

IL NOME DEI FIGLI


Un vecchio amico, conosciuto sin dalla nascita direi, mi ha chiesto di raccontare la vera storia di come fu scelto il nome del secondo e, purtroppo, ultimo mio figlio.
Poiché sembra che girino sulla rete delle dicerie e illazioni non rispondenti alla verità dei fatti avvenuti, nonno Talpone è ben lieto di fornire ai futuri storici e biografi di quel famoso personaggio del cinema, cioè mio figlio Martello di dio, la propria verace testimonianza.
Il primo figlio era nato tre anni prima, con qualche problema, poiché non voleva uscire dal grembo materno, divertendosi a fare piroette e a giocare a pallone in ambiente protetto, come continuerà a fare più tardi nelle partite a calcetto sotto i tendoni.
La scelta del suo nome toccava a papà Talpone, che ritenne doveroso utilizzare quello del suo stesso genitore.
D’altra parte lui portava quello del proprio nonno, defunto prima della sua nascita, come usava una volta.
L’ingenuo Talpone pensava invece di perpetuare un’alternanza di nomi, tipica della tradizione nobiliare, forse incongrua dato che il padre e il nonno erano stati operai.
Una susseguente scoperta tardiva che il bisnonno di Talpone si fosse chiamato Tommaso e che avesse esercitato la nobile professione di pollivendolo ambulante, l’aveva leggermente scosso, ma decise poi di procedere con determinazione nel suo intento araldico.
A dire il vero il padre di Talpone si domandò preoccupato se non fosse di cattivo augurio l’assegnare al nascituro il nome di un nonno ancora vivente, ma io affermai che quelle erano solo superstizioni ridicole, purtroppo mio padre morì un paio di mesi prima della nascita del nipote, dimostrando per l’ultima volta che lui aveva sempre ragione e che Talpone era proprio un talpone.
Ma io avevo deciso che si potevano aggiungere altri nomi appropriati per nobilitare il piccolo primogenito.
Usai infatti quelli altisonanti di Filippo Maria, un chiaro richiamo visconteo, in modo da cancellare definitivamente quello del povero aio pollivendolo.
Purtroppo mio figlio, il brillante avvocato, mi ha ultimamente confessato che per tale ragione da piccolo alla scuola elementare lo deridevano alquanto, chiamandolo “ La Maria “.
Battute del volgo ignorante, non dovrebbero nemmeno scalfire un animo nobile, secondo il parere di nonno Talpone.
A questo punto mi accorgo che forse non ho ancora parlato del povero Martello Dionisio, ma l’ora è tarda e prometto di proseguire domani sera, i ravioli ai carciofi e il dentice al forno con capperi e pomodorini non possono aspettare.