IL TEMPO CHE PASSA


Come ben sapete, di tanto in tanto mi capita di parlare con un caro amico, un certo nonno Talpone che ho incontrato per caso un paio di anni fa, tipo divertente direi, che mi solleva da pensieri tristi e accidiosi.

Non che lui non ne soffra in ugual misura, in fondo è anziano ed ha la mia stessa età, solo che è buffo e mi fa sorridere e star meglio del Sanax, del Prozac e del Ludiovil.

Oggi gli facevo notare, forse in modo poco cortese, che l’ultima sua storia, quella della valigia, me l’aveva già raccontata quindici giorni fa, avevo quindi l’impressione che cominciava a ripetersi, niente di serio, per carità, solo che non vorrei che avesse un inizio di demenza senile.

“ Io con la tua cosiddetta demenza senile, per quanto ne so, ci convivo fin da bambino – mi ha subito risposto placidamente – sono un tipo un po’ svagato e semplice, dico sempre quello che penso, ho i miei limiti, è un male ?      Devo ammettere che non pensavo fossero passati tanti giorni dal mio ritorno da Brighton, mi sembra fosse ieri, il tempo passa troppo veloce per me, non so come mai.”

Ho dovuto ammettere che la stessa cosa capita anche a me, qualche giorno fa, mentre parlavo con mio figlio dei programmi per l’estate, lui mi ha detto che in agosto per la festa dei suoi 40 anni sarà lontano da me.

“ Come 40 anni ? Sei così vecchio ? – avevo chiesto incredulo e perplesso – pensare che io me ne sento dai 24 ai 27.”

“ Papaa, ricordati che tu avrai sempre 30 anni più di me !”

Incredibile come passa il tempo, ma cosa deve fare uno che rimane generalmente ancorato, quando non fa il nonno, ai suoi anni giovanili?

Nonno Talpone mi ha sconsigliato di chiederlo ai vari amici psichiatri, ma di ragionarci insieme con serenità socratica di fronte ad una buona bottiglia di Prosecco spumante, che, secondo lui, fa bene anche alla vescica e alla prostata.

“Tempus fugit ! – ha declamato ieratico rispolverando logore sentenze – In vino veritas !”

Chissà, forse saremo fortunati, allegri senz’altro.

CACCIA AL TESORO


“ Povero piccolo !”

Bisogna dire che nonno Talpone si sta sentendo colpevole, direi rammaricato per l’ultimo post che ha scritto sul suo figliolino, il cucciolo, sì proprio lui, il bistrattato Martello di dio, il suo ultimogenito inglese.

Non che abbia ricevuto rimproveri a tal proposito, il Martello è così impegnato con il suo lavoro di effetti speciali, credo abbia vicina una deadline del film, che ogni giorno parte di casa alle 7.30 del mattino per ritornare alla sera dopo le 9, stracotto, affamato e pronto solo per la cena e il letto, come suo fratello maggiore d’altronde.

Probabilmente non ha ancora avuto il tempo di leggerlo e questo evita per ora dei piccati riscontri.

Ma è giusto precisare che fin da quando il suo babbo, per dirla alla toscana, o “ Il suo Ciccione”, versione famigliare, è arrivato all’aeroporto di Gatwick, il Martello lo ha sempre circondato di affettuose attenzioni, portando la pesante valigia, ripiena di tre grossi pezzi di parmigiano, caciotte, gongorzola dolce, un grosso prosciutto crudo disossato, whisky irlandese single malt di 10 anni; offrendo inoltre generosamente tutta la disponibilità della sua casa.

Appena entrati dalla porta ha chiesto con noncuranza “ Papino, non ti formalizzi vero?”

La domanda era magari superflua, dato che erano tre maschi quelli che dovevano convivere insieme, senza nessuna fanatica dell’ordine prussiano, così si sono inoltrati spavaldi tra bici, mobili, casse accatastate e svariate palline di carta per far giocare i gatti.

Dopo aver gustato giuste porzioni da una scenografica zuppiera di riso bollito con fagioli, carote, lenticchie , finocchietti e altre verdure esotiche elaborate dal barbuto Tasso Irlandese, nella sua fase  momentanea di cucina vegetariana, il figliolo ha voluto precisare “ Ciccione, siamo felicissimi che tu sia qua con noi, che bello! Ma non sentirti in obbligo di fare qualcosa, riposati, vai in giro in centro e goditi la vacanza.   A proposito hai visto il giardino?  No, va bene è buio, domani ti spiego, i pezzi del camino sono quelli là in terra, cosa ne pensi ?”

Poi lo ha strizzato fortemente al petto, cantilenandogli gioiosamente “ Sei grasso, grasso, grasso !”

Ovviamente non contano le parole, ma il tono e le intenzioni con cui vengono pronunciate, per lui era il massimo delle manifestazioni d’amore.

Credo e spero che in ogni famiglia ci sia un piccolo dizionario segreto di parole e frasi, ad uso tribale, per cui appellativi come “ Papera Quack  Quack , Pollo, Tuttopiede, Tappa, Cuccioli di uomo, Grasso Grasso “ sono forme verbali equivalenti ad un bacio o ad un abbraccio affettuoso.

La mattina seguente l’anziano genitore è stato fornito di un mazzo di chiavi per garantire la sua totale indipendenza, ha potuto visionare il giardino e lo stato di consistenza delle varie stanze, con il relativo stato di manutenzione, libero di scegliere e pensare.

Durante le giornate ha sempre ricevuto telefonate affettuose, in cui si chiedeva se si stava divertendo e cosa avesse fatto di preciso.

Non c’è cosa più apprezzabile della libertà, così nonno Talpone, con varie pause per il tè, le puntatine al pub, il sonnellino pomeridiano e i giretti tra vari negozi di ferramenta, ha svolto le sue piccole mansioni da bravo pensionato, quasi fossero una serie di piccoli hobby da svolgere in una caccia al tesoro.

Cavi e prese elettriche, avanti un passo, tavole da segare e fissare al muro, avanti, sciacquone smontato ma bloccato da viti marcescenti, passo laterale, manopole delle porte che cadono a terra avvitate, passo avanti, un’ottantina di quadratoni di pietra impossibilitati da smuovere senza leve e posto dove accatastarli, passo indietro, messa in ordine di attrezzi spaiati, latte di vernice, stracci e rimasugli inclassificabili, passo avanti, come nel gioco dell’oco ( o era dell’oca, non ricordo ).

A sera, attorno al tavolo con il solito riso, verdura e condimenti cino-giapponesi-cambogiani, si chiacchera, si discutono progetti, si beve del buon vino e si finisce con un bicchierino digestivo.

Come avviene in ogni coppia, se uno dice bianco, l’altro ribatte che è nero, così il prato all’inglese ritorna alle beole di cemento, il porta tende di ferro si deve mettere o togliere, le rose si devono o non si devono trasformare in zucchine e pomodori. Nonno Talpone assiste equidistante e salomonico nel dibattito di coppia, molti lavori progettati per ora non saranno eseguiti e lui coltiverà le minuzie : l’ordine e l’acquisto degli attrezzi, le viti da fissare, le lampadine da cambiare, le gomme bucate delle biciclette.

I dieci scatoloni di latte d’olio umbro, le bottiglie e le taniche di vino, le conserve di Nonna Papera sono appena arrivate intatte dallo spedizioniere italiano.

Vuol dire che in ogni caso sopravviveremo.

PAPAAA … PAPAAA …


Qualche tempo fa a casa squillò il telefono e la voce del mio secondo figlio, quello che si considera profugo in Inghilterra anche se là ha passato la maggior parte della sua vita, si è fatta sentire, suadente, insistente, imperiosa e squillante come una tromba che aduni la truppa.

“ Papaaa … papaaa … dai venite su a trovarmi, vorrei vedervi, daiii !”

“ Ma caro, veramente a luglio ci vedremo lassù per più di un mese, ora siamo impegnati – ha cercato di tergiversare nonno Talpone, usando il plurale maiestatis “

Lo si potrebbe considerare un padre amorevole, ma inspiegabilmente ad ogni viaggio, ad onta delle sue pretese di avventuroso esploratore, entra in uno stato di angoscia inconsulta e immotivata.

“ Papaaa … papaaa … daiii!  Ho bisogno di consigli per il giardino di casa, vorrei creare un orto per far crescere delle verdure fresche, daiii !”

“ Ma sì, vai che ti diverti – interloquì subito mamma Istrice – verrei anch’io, ma ho delle lezioni, delle conferenze, dei convegni, ho troppi impegni che non posso disdire”.

Così nonno Talpone accettò incautamente quell’invito pressante; come dire di no ad un figlio?

“ Verrei anch’io – disse poi anche il figlio promettente avvocato – ma devo sempre lavorare, beato te papà che non fai mai niente!”

Ma la trombetta inglese non aveva finito di suonare.

Dopo qualche giorno e via via a giorni alterni il famigerato Martello di dio, quello che pensavo si fosse da tempo acquietato negli ozi matrimoniali, ha continuato a telefonare e domandare.

“ Papaaa … papaaa … si sono rotte le lampade, tu sai aggiustarle, vero ?”

“ Papaaa … papaaa … lo sciacquone del bagno perde acqua, tu dovresti metterlo a posto, quali attrezzi ti occorrono ?”

“Papaaa … papaaa … dobbiamo metter su le tendine in sala, ma con il trapano abbiamo scoperto che il muro esterno è pieno di sassi, tu useresti il martello demolitore, quando vieni lo affitti tu ?”

“ La balaustra di legno si è rotta, vorrei anche mettere un altro corrimano sulle scale “

“ Il camino di pietra nera della sala ci è caduto a terra ed è tutto smontato, tu sai cementarlo di nuovo al muro, vero ?”

“ Pensavo di togliere la pavimentazione di blocchi di pietra nel patio e fare un bel prato all’inglese, sarebbe fico, si tratta solo di un pezzetto, 50 o 60 metri quadri, tu sai come farlo, ne sono sicuro.”

Queste ed altre supplicanti richieste d’aiuto sono arrivate a nonno Talpone, precedute e seguite dal solito ritornello “Papaaa … papaaa … “.

E lui non solo è partito, rassegnato al suo destino di padre, che impone doveri sino alla tomba, ma nel vento gelido e con una sferzante pioggia intermittente ha iniziato da due giorni il suo lavoro di rammendatore casalingo, quello che di solito riesce a procrastinare ed eludere persino a Milano.

Oggi, dopo aver segato e montato in mattinata una doppia scaffalatura per le scarpe, è uscito fuori, ansante e con il mal di reni, ma era spuntato il sole e dopo aver vagato a caso per le vie come un sonnambulo, è entrato in un pub e si è concesso un tardivo breakfast  a base di salsiccia, uova, bacon, fagioli al pomodoro e funghi fritti, accompagnato da una grossa pinta di birra scura e amara, la Bitter .

Quando è ritornato al suo cantiere ha sorbito un solitario tè, ha sgranchito le dita trascrivendo queste poche righe e serenamente ammette di essere inspiegabilmente felice.

ARCOBALENI


Una domenica uggiosa, fredda e battuta da una insistente pioggia primaverile che sembra non smettere mai.

Rimane il conforto di stare placidamente a casa, senza fretta e senza impegni esterni.

Questo vale soprattutto per la moglie Istrice, visto che oggi non deve correre fuori per fare qualche lezione o tenere un convegno.

Il vostro Talpone , che possiede una carta d’identità in cui è segnalato come pensionato, anche se lui avrebbe preferito la dizione “ nonno”, che gli pare più congegnale, non ha mai questi problemi, tanto che viene comunemente considerato da tutti un nullafacente.

Questa attribuzione che lo equipara a “ disoccupato “ , cui affidare ogni possibile incarico, giusto per tenerlo impegnato e fargli tenere in attività il cervello, al fine di contrastarne una possibile evaporazione.

La giornata stava appunto trascinandosi tranquilla, tra libri, giornali, computer e frequenti assopimenti involontari, quando sua moglie gli ha proposto un pomeriggio al cinema parrocchiale vicino a casa.

La proposta è apparsa subito avvincente e avventurosa a nonno Talpone, il che dimostra a quale livello di senilità sia ormai arrivato.

In compagnia di una signora, vedova di un carissimo amico che li ha lasciati pochi anni fa, si sono recati in quel modesto cinematografo, già affollato di persone piuttosto anziane, donne per la maggior parte, per assistere alla proiezione di “ Quartet “ un film diretto da Dustin Hofmann.

Per quanto leggermente infastidito dalla presenza di tanti vecchietti, quattro o cinque appoggiati a bastoni e stampelle, alcuni altri addirittura pilotati o trascinati da mature badanti, lo consolava il poter rivedere un attore che giudicava amabilmente simpatico; ricordava bene la scena del “ Laureato “ quando urlava il suo amore dall’alto dell’organo della chiesa e poi la giovane coppia fuggiva via, su un autobus, spensierata e felice.

Questo film invece era ambientato in una stupenda dimora inglese di campagna, in cui erano ricoverati una trentina di anziani musicisti e cantanti; si è subito mostrato piacevole, anzi divertente assistendo alle sciocchezze, alle amnesie e alle ripicche puerili dei protagonisti.

Talpone, stretto tra due anziani che lo urtavano con i gomiti e che commentavano ogni battuta, lo avrebbe detto persino definito comico, se non fosse per una certa comunione di sentimenti che inspiegabilmente cominciava a provare.

Lui non è mai stato musicista purtroppo, anche se possiede da anni e in tutta la sua vita ha cercato inutilmente di suonare la tastiera, la chitarra classica, la balalaika, tre ocarine, quattro diversi flauti a canna peruviani, il flauto dolce soprano e contralto, persino lo xilofono e una tromba.

Suo figlio, il Promettente Avvocato, ha ereditato molto da lui, infatti ad ogni Natale ha acquistato e riposto negli armadi un sassofono, un clarino, una chitarra; recentemente si è impossessato anche di un antico pianoforte della nonna, che la dolce consorte, la Capinera Tutto Piede, sta valutando in quale armadio riporre per l’uso futuro degli eredi.

Ma parlavo di quel crescendo di sensazioni provate da nonno Talpone nell’assistere al film, devo ammettere che verso la fine si è accorto che, tolto lo scenario della sontuosa dimora e gli allori della fama musicale dei protagonisti, questi avevano moltissimo in comune con lui e con le persone presenti nella sala.

Certo le arie del quartetto tratte dal Rigoletto erano coinvolgenti, anche se fastidiose nel belante accompagnamento che ne faceva il suo fastidioso vicino di sedia, ma il vedere nei titoli di coda le fotografie degli allora giovani concertisti affiancate agli odierni protagonisti del film, realmente piegati dagli anni, gli ha creato un commovente sconforto.

Accompagnata a casa l’amica, che hanno salutato affettuosamente, dispiaciuti per la sua solitudine, Talpone e signora sono tornati a casa fianco a fianco.

L’Istrice era felice e canterina, lui era perso nella tristezza dei ricordi.

Poi lei ha infilato il suo braccio sotto il suo con una mossa decisa e gli ha detto :

“ Dammi un braccio Zucca mia. – poi cantilenando – Zucca mia, Zucca tua, è più bella la mia o la tua ? – per rispondergli subito con una risatina divertita – La mia!”

Lui, il Talpone, sconcertato e felice, non so come spiegarlo, ad un tratto gli è sembrato di scorgere lassù, tra i tetti contornati dalla prima oscurità della sera, un improbabile scintillante arcobaleno.

T’ARRICORDI ?


Oggi finirà la nostra piccola quaresima, dopo una settimana di assenza andremo all’asilo e alla scuola dei nipotini per stare insieme con loro, giocando e scherzando per tre sole ore.

Sentirò ancora il Polipetto chiedere “ T’arricordi nonno quando facevi il cavallo e io l’imperatore ?”

Poi messo a carponi lo farò salire in groppa al vecchio ronzino, con una tovaglietta legata al collo come un mantello, mentre lui brandendo uno stecco o un ombrello come una spada, mi spronerà verso la conquista dell’altra stanza.

I “ T’arricordi ?” arriveranno a fiotti, per disegnare insieme castelli e animaletti, per costruire il palazzo di Lego del sindaco Pisapia e dei suoi vigili, per iniziare gare di formula uno con macchinine malconce.

I piccoli non sanno ancora che i nonni vivono di ricordi, anzi questi sono ogni giorno più preponderanti dei fatti reali, verso la fine saranno quasi assoluti, rendendoli più facilmente assimilabili alla loro essenza finale : un ricordo, si spera piacevole.

Forse per questa magia del ricordo nonno Talpone cerca di frequentare le persone che gli fanno rivivere gli amici più cari, quelli di cui non è rimasto che un nome, delle immagini care.

Ieri ha finalmente incontrato in una pasticceria ( luogo perfetto di incontri, vero mammina?) un vispo ragazzino di due anni, che porta il nome di un suo caro amico, che lo ha lasciato tre anni fa.

Un’assurda e puerile speranza di trasmigrazione delle anime, legata alla fatalità di un nome.

Il piccolo biondo e vivacissimo, doverosamente accompagnato dalla sua dolce mamma, ha giocato, scherzato, strillato di gioia in compagnia di un vecchio signore, alto, pelato, dal naso buffo, specialmente quando vi ha appiccicato una rossa pallina da clown.

Talpone cercava di impersonare anche il nonno che il piccolo non ha mai potuto conoscere e in realtà si è divertito immensamente, come fosse un nuovo compagno di giochi.

Spera di rivederlo ancora, mamma permettendo, per poter scherzare come un nonno virtuale, in forza di un ricordo di un nome.

Chissà, in futuro, una volta cresciuto, il ragazzo chiederà “ Mamma, ti ricordi quel signore che veniva a giocare con me ogni tanto, ma chi era ?”

Un nonno, un uomo buffo, un guizzo di ricordi,  come lo stridio gioioso di un gabbiano.

JOLANDA


“ Nonno guarda, è il regalo che ci ha portato lo zio Federico, come aiutante di Babbo Natale !”

Appena aperta la porta nonno Talpone scopre che i nipotini stanno giocando ammirati con un enorme galeone pirata della Playmobil, sdraiati tra il corridoio e la sala della loro casa, quella degli avvocati di Wisteria Lane.

Lo zio è un amico di famiglia, ex compagno di lavoro di suo figlio, una persona amabile, dolce e gentile come pochi, giunto da Roma a Milano per una riunione di lavoro, con l’occasione ha voluto anticipare i doni natalizi.

Liberatosi in fretta della sua giacca a vento marinara color rosso pomodoro, il nonno si sdraia anche lui a terra per vedere da vicino lo stupendo galeone, osserva con occhio intenditore le velature, le funi, i paranchi, dà consigli sulla disposizione dell’equipaggio e mette un piccolo mozzo sulla coffa in cima all’albero più alto per avvistare in tempo i nemici.

Però occorrono altri navigli, rovistando nella camera dei bambini si recuperano in fretta altre due feluche minori, due barchette a remi e un piccolo gommone in cui mettiamo un vigile per dirigere il traffico.

Non si trova invece il veliero che il nonno aveva regalato loro due anni fa, quello che ballonzolava sulle sue ruote per simulare le onde marine, dotato di una capace stiva per i tesori.

“Dov’è il nostro vecchio galeone ? – domanda allo Scoiattolino.

“ Eh … Papà l’ha regalato all’asilo, io gli avevo detto di no, ma lui l’ha portato via lo stesso – piagnucola amareggiato il piccolo.

Questo fa arrabbiare seriamente il nonno, oltretutto con quell’acquisto al grande magazzino gli avevano consegnato, forse per sbaglio, dieci tagliandi di una lotteria, non aveva vinto niente come al solito, ma in compenso aveva ricevuto dieci SIM telefoniche da tre euro, iniziando così la sua avventurosa esperienza con tutti gli operatori telefonici nazionali, che con straordinarie offerte promozionali per cambiare gestore gli hanno via via consegnato decine di bonus gratuiti fino a duecento euro, fino a collezionare quattordici SIM per undici cellulari ( sic !).

Una numerosa flotta nell’appartamento può forse sembrare ingombrante per la mamma Tuttopiede che deve mettere in ordine casa, ma via, noi siamo pirati, abbiamo le nostre esigenze.

Quando potremo da grandi ci compreremo una casa dei giochi tutta per noi.

Comunque ci arrangiamo con i navigli che restano, scegliamo gli ometti, le armi, proviamo i cannoni a elastico.

E i tesori ?

Già, le piccole casse di plastica con i dobloni dipinti ci sono, ma i piccoli vogliono monete vere.

Si accontentano degli spiccioli del nonno, per fortuna aveva il borsellino pesante e soprattutto hanno sorvolato sulla mancanza di monete d’oro.

Abbiamo gattonato tra le varie stanze, spingendo i nostri velieri, lanciando urla di guerra e cercando anche di far ragionare il Polipetto, che a quattro anni ad un certo punto voleva far volare in alto il suo galeone pirata.

“ Non è giusto ! Devi stare a terra! – si lamenta il fratello più grande.

“ Ma io l’ho visto fare a capitan Uncino – piagnucola l’altro.

“ No guarda, semmai era Peter Pan, ma quì non abbiamo Campanellino, quindi tutti a terra, ma ora ho le ginocchia rotte, non si può giocare con gli aeroplanini o fare dei bei disegni seduti al tavolo ? – azzarda speranzoso nonno Talpone, alzandosi a fatica, con le articolazioni intorpidite.

Nonna Istrice si propone come valida sostituta e manovra il suo vascello, ma sul suo legno integra la ciurma con due pupazzetti dalle forme inequivocabilmente femminili.

“ Non è valido ! Non ci sono le donne pirata ! – strilla il purista Scoiattolino.

“ Beh non è vero, lo dice anche il tuo libro dei pirati, ti ricordi ? – afferma pacioso il nonno – E poi rammento benissimo, da piccolo leggevo del Corsaro Rosso, di quello Verde e di un libro sulle avventure di Jolanda, la figlia del Corsaro Nero.   Li ho ancora in cantina.  Salgari docet !”

I piccoli alfine accettano il  parere del nonno e le battaglie continuano tra urla e proclami di abbordaggio.

Nonna Istrice, seppure senza il vocione del marito, si sta comportando bene, tra scontri, lancio di cuscini e rovesciamento di navigli.

Il gommone del solitario vigile di Pisapia viene ignorato completamente, il traffico delle imbarcazioni è impazzito, come i questi giorni di pioggia e di scioperi dei trasporti pubblici.

Nonno Talpone, seduto su una sedia, ammira il gioco e guarda amorevolmente la sua Istrice, scarmigliata e vociante.

Bisogna riconoscerlo: sembra proprio la sua eroina di un tempo, Jolanda, la spavalda figlia del Corsaro Nero.

LA CURA


Sono giornate di luce breve e di pioggia sottile e insistente, giornate di doloretti, raffreddori e stanchezza.

La moglie ti impone diete leggere e pillole ignote, forse antibiotici.

Ci si sente flaccidi, svogliati ed assenti.

Andare dall’amico medico per una cura ?

Suvvia ormai ti conosci abbastanza vecchio nonno Talpone, la tua cura, le tue necessità sono giochi e allegria sconsiderata con i bambini.

GLI EVASI DI VENTOTENE


Ieri sera, terminata la cena a casa dei cognati, presso cui è momentaneamente ospitato, quale profugo famigliare, nonno Talpone è stato improvvisamente aggredito verbalmente dalla cognata Paperoga, che impugnava la bottiglia di vino che presa dalla tavola.

“ Quanto vino hai bevuto tu ?”

Distogliendo lo sguardo dalla sparatoria tra gang di rapinatori del vecchio film che stava mostrando la televisione, il nostro amico, sorpreso e con un vago senso di colpa che lo prende sempre quando è proditoriamente assalito, non ha saputo rispondere subito.

Era forse un atto di accusa per aver trascurato il problema dei propri diverticoli ?

Aveva magari macchiato la tovaglia pulita ?

Aveva inconsciamente bevuto troppo, abusando dell’ospitalità offerta ?

La cena era stata semplice ma gustosa, sulla tavola  era stata posta una bottiglia d’acqua minerale ed una bottiglia di vino, peraltro già iniziata, eravamo in tre, io, l’accusatrice e il cognato Lingua di Ferro.

Paperoga, accigliata e con lo sguardo duro da domenicano della santa inquisizione, ha agitato il fondo della bottiglia e ha ripetuto bruscamente.

“ Tu quanti bicchieri hai consumato ? Dimmelo subito senza barare !”

Barare ?

E perché mai ?

Muovendo lentamente la testa, ancora stupito, nonno Talpone ha scorto il cognato Lingua di Ferro, appollaiato nella poltrona preferita e alle spalle dell’accusatrice, che restava stranamente ammutolito, quasi paralizzato, aveva solo gli occhi spalancati che roteavano incessantemente con una strana espressività.

“ Allora rispondi, quanto ne hai bevuto tu di vino ? – ha ribattuto lei implacabile.

“Non so, qualche bicchiere, non ricordo – ho risposto esitante, rendendomi conto alla fine, con un certo sollievo, che non ero più l’accusato, ma solo il testimone a carico.

“ Ne ho bevuti parecchi, vero ? – ho chiesto gentilmente, con l’aria sottomessa di un cane che è stato sgridato per aver involontariamente  mangiato qualcosa di proibito.

“ Non è per te, che però devi aver cura dei tuoi diverticoli, ma a questo ci penserà poi mia sorella. E’ per quel disgraziato – ha precisato, puntando l’indice sul colpevole marito, che cercava disperatamente di farsi inghiottire dalla capace poltrona in cui era sempre più rannicchiato.

“ Non deve bere più vino, gli fa male, deve bere acqua, almeno tre litri al giorno, me l’aveva promesso.  Lui ! – ha precisato, girando il viso aggrottato verso il penitente.

“ Vi controllo ora, avete capito ? E non russate stanotte, altrimenti vi butto fuori casa e dormite in giardino ! – cosi Paperoga, nella sua veste di appuntato dei carabinieri,  ha chiuso la sua requisitoria, portandosi via la bottiglia incriminata, per segnarvi il livello rimasto o per vuotarla disgraziatamente nel lavello della cucina.

Mio cognato ed io ci siamo guardati con aria colpevole ed accorata, poi abbiamo mormorato :

“ Come era bello quando eravamo soli al mare.   I letti sfatti, i bagni e le nuotate che duravano delle ore, la pesca in barca fino alle tre del  mattino, le cene abbondanti e saporite di pesce quando si aveva fame. Oh le carbonare con otto uova, pancetta e pecorino a volontà, i cadaveri delle bottiglie ammonticchiate a terra senza contarle, una benefica strage, che dava allegria e ci faceva cantare e ballare in piazza le canzoni napoletane del tempo antico.  Ti ricordi ?”

L’anno prossimo nonno Talpone e Lingua di Ferro, cognati, amici e complici, cercheranno di fuggire ancora nell’isoletta di Ventotene, paradossalmente come evasi verso la libertà.

SONO ARRABBIATO !


Alla fine è arrivata una spruzzata di pioggia a Cambridge, per non far dimenticare l’usuale grigio tempo inglese.

I nonni Talponi sono comunque ben equipaggiati, con maglioni e giacche a vento rosse da vela, come per una traversata atlantica.

Vita tranquilla la loro, anche se inizia ad essere noiosa.

Per fortuna c’è la nipote ventunenne, con orecchino e tatuaggi esotici sparsi, qua rifugiata da due anni, anche per studio universitario su qualche materia ipotetica e fantasiosa, tra sociologia, linguistica e folclore.

Inoltre vedono spesso la figlia di due mesi di un nipote quarantenne, una graziosa anglo-giapponese che permette a nonno Talpone di esibirsi nelle sue folli canzoncine e di cullarla con ogni varietà di posizione.

Ma gli mancano i suoi nipotini, lo Scoiattolino e il Polipetto, rimasti in Italia, con i loro trilli e le loro vocine che lo facevano restar giovane, anzi bambino.

In loro onore l’altro giorno di fronte alla piccola Mazuko, con il viso imbronciato e al limite del pianto, nonno Talpone, in realtà prozio della poppante, si è esibito per la prima volta all’estero nella famosa danza dell’arrabbiato, che aveva ricevuto molto successo anche sulle affollate spiagge adriatiche.

Le cose importanti sono il ritmo e la velocità.

Ci si pone davanti ai piccoli con le gambe larghe, il viso scuro e irato, le ciglia tese all’insù, le labbra serrate piegate in giù, le braccia strettamente conserte al petto, mormorando “ Sono arrabbiato !”

Alternanza di posizione delle braccia, “ Sono molto arrabbiato !”

Nuovo cambio delle stesse, “ Sono arrabbiatissimo !”

Improvvisamente  si fa un saltarello, ponendosi di profilo, braccio destro steso all’esterno a 90 gradi, avambraccio e mano piegate in fuori a esse, braccio sinistro piegato in giù e mano piegata, tipo affresco egizio del faraone, senza tiara ma con il viso ilare e gioioso, cantando a piena voce “ Ta – taa – ta !” secondo un ritornello a piacere, saltellando alternativamente avanti e indietro, come una marionetta.

La spiegazione può sembrare complicata e me ne scuso, in realtà la danza egizia è molto fluida  e la sorpresa per il cambio improvviso di atteggiamento ha un effetto esilarante e liberatorio per i bambini.

In spiaggia ogni esibizione veniva accolta con richieste di una ventina di bis.

Qua, la piccola Mazuko ha finalmente sorriso.

Tra la parentela presente si è sentita la sorella maggiore che ha precisato “ Chi è quello lì, io non lo conosco !”

 

BUON COMPLEANNO NONNO TALPONE !


Proprio così, non ci avrei mai scommesso, ma il mio amico nonno Talpone oggi compie un anno, cosa piuttosto singolare visto che la sua età anagrafica si aggira sui settanta.

Questa specie di ectoplasma, questo compagno bisbetico, collerico, ingenuo e bonaccione si è materializzato, sia pure virtualmente sulle pagine di un blog, proprio il 15 aprile 2011.

Come genitori generosi, sempre pazienti e disponibili ha avuto da una parte un trentenne londinese irruento e adorabile, con incomprensibile lavoro di supervisor di effetti speciali cinematografici, con un’insita ambizione di essere padre anche lui, sia pure con la futura adozione di due piccoli abbandonati negli asili, sia pure a Londra, perché in Italia santa madre chiesa non gli permetterebbe mai di creare una famiglia con suo marito irlandese e cattolico.

Dall’altra nonno Talpone ha avuto una madre molto elastica, una grande mamma reale ed indaffaratissima, oltre che da tre scatenati e adorabili maschietti, da un marito birraio per vocazione e professore di economia marxista a Londra, da un numero incredibile di impegni di lavoro e di partecipazione pubbliche, una donna che con incosciente leggerezza si ostina a dilatarli e moltiplicarli ulteriormente, fraintendendo l’impegno settimanale delle 36 ore part-time verticali con quelle normalmente disponibili nell’arco della giornata.

Il nonno che questi due trentenni hanno prodotto non poteva che essere definito perlomeno originale, svitato e controcorrente, senz’altro indegno delle loro capacità personali, ma lui ha ormai superato il primo anno di vita e intende andare sempre avanti verso l’avventura, con curiosità e attenzione, quella tipica di un anziano monello, arrancante e leggermente svanito.

Devo ammettere che nonno Talpone mi ha fatto molto compagnia, mi ha impegnato diverse ore nella giornata, ma mi ha anche divertito in modo incredibile.

Lui mi ha insegnato a vedere le piccole contrarietà quotidiane con una visione diversa e più sopportabile.

Ho l’ardire di ritenere che anche i miei lettori abbiano un loro personale Talpone, provate a scoprirlo, senza vergognarvi, a interrogarlo e ad osservare la vita con i suoi occhi, dovrebbe essere un’esperienza divertente.

Altrimenti pazienza, il mio amico nonno Talpone lo farà per voi.

Alla salute !