E’ TEMPO DI BOTTIGLIA !


E’ tempo di imbottigliare il vino nuovo, anche se nonno Talpone come al solito ha perso la luna giusta, quella crescente, che permette al vino di riuscire frizzante e leggero, ora si dovrà accontentare della luna calante, come la sua vita, quella (  il nostro pianeta intendo ) che comporta un sapore più fermo e robusto.

Anche in questo piccolo impegno si vedono i ricorsi storici o, per dirlo alla buona, i contrasti tra padri e figli.

Suo padre da bambino era stato costretto dal proprio genitore, quello che porta il nome di Talpone e che dagli amici all’osteria era soprannominato “ il Noè “, a raccogliere l’uva, pigiarla, svinare e imbottigliare centinaia di bottiglie di vino.

Ne fu tanto disgustato, che in tutta la sua non lunga vita non volle più farlo, accontentandosi di rifornire la cantina esclusivamente con il prodotto già confezionato.

Nonno Talpone, oltre ad una certa propensione diciamo “viticola”, ha sempre cercato, assaporato e acquistato il suo vino direttamente dalle cantine dei produttori di ogni parte d’Italia, comprando tappi, gabbiette, bottiglie di vetro e curando le etichette dei vari nettari personali.

I suoi figli, per quanto educati fin dalla giovane età a scendere in cantina per assisterlo in questa sacra cerimonia dionisiaca, sono ormai passati alla facile via dell’enoteca e del supermercato.

Hanno delle belle case, ma pessime cantine, al contrario del loro padre, che da uomo con i piedi per terra ( così afferma lui ), le case le sceglie dal basso, ovvero da capaci e fresche cantine.

Naturalmente loro, in caso di necessità, non mancano di chiamare il papà per farsi rifornire dei suoi prodotti vinicoli, ma sono sicuro che lo fanno solo per accontentare un povero pensionato che, come tutti sanno, di solito non sa come arrivare a fine giornata senza annoiarsi miserevolmente.

Per il prossimo fine settimana purtroppo niente nipotini, scusate volevo dire niente partite di calcetto con il figlio promettente avvocato e niente gite a Londra dal fratello Martello, la gentile Istrice e consorte saranno costretti ad avventurarsi tra i colli tortonesi, muniti di damigiane, per assaggiare giudiziosamente il succo offerto da madre Natura, non dimenticando i salumi e gli altri prodotti che le trattorie locali sanno ancora abilmente offrire.

Ma a nonno Talpone rimane una segreta speranza: quella di riuscire ad arrivare a giorni futuri, quando potrebbe accompagnare i suoi giovani nipoti a queste avventurose scoperte naturali, trasmettendo loro tutta l’esperienza vinicola accumulata.

E’ un roseo pensiero, una visione che lo fa ritornare poeta ( sia pure da osteria ) e lo fa canticchiare tra sé, con un felice sorriso:

“Nel vin troviamo gloria e onore

E se di vermiglio sarem macchiati

Non sia di sangue e di battaglia

Ma sol dal vin della bottiglia.”

LA NEVE, LA NEVE !


Che inverno abbiamo passato nella grande città del nord, un freddo tardivo, ma niente pioggia, molto smog e polveri venefiche, continue previsioni di neve mai realizzate, poi finalmente la bianca signora è arrivata.

Non una grande nevicata, ma abbastanza per coprire di uno strato bianco i marciapiedi sporchi e grigiastri, trasformare le troppe auto parcheggiate in piccole dune graziose, cambiando e ingentilendo il triste paesaggio urbano, ovattando tutti i rumori molesti.

Nonno Talpone ha promesso ai nipotini di portarli fuori a fare i pupazzi di neve, sempre se nella notte continuerà a nevicare e domani ce ne sarà a sufficienza.

E’ solo una speranza, un sogno.

Le previsioni del tempo dicono che …

Speriamo si sbaglino, speriamo in una enorme fantastica nevicata, quella che anche i miei figli, ormai professionisti adulti, mi confessano di sperare, per tornare bambini, per fermarsi e osservare una città diversa, fiabesca.

Per conto suo nonno Talpone s’immagina di poter ritornare a casa infreddolito e coperto di neve per potersi mangiare una gustosa polenta calda, con il ragù e i pezzi di salsiccia, la nostra “ Luganega”.

Aprire una bottiglia di vecchio Barbera o di Dolcetto e ricordare gli anni lontani, quando era bambino.

Si, quando tornava bagnato e intirizzito, con i guanti di lana grossa fatti in casa,i calzoni ruvidi alla zuava e le scarpe di para innevate, le gote rubizze e gli occhi luccicanti. Appena cambiato correva subito a tavola dove la mamma gli aveva preparato nel piatto le larghe fette di polenta fumante, ricoperte di sugo e carne; ne avanzava sempre abbastanza per la merenda, tagliata a fette e messa nel forno con un velo di zucchero.

Il mondo allora sembrava meraviglioso.

Una piccola nevicata e i ricordi improvvisamente fanno il miracolo di accendere la fantasia e riportare in vita persone e cose di cui sembrava perso il ricordo.

Mi sorprende sempre quanto poco basti per un attimo di felicità.

RICORDATEVI


Che vacanze!

Nonno Talpone in questo periodo ha subito un ripasso di tutte le sue malattie e malanni, ora ne sembra quasi fuori, la sua Istrice gli sta dando il doveroso cambio con raffreddore, mal di ossa, insomma una variante di influenza che nelle sue varianti sembra ignorare il vaccino che loro avevano prudentemente effettuato.

Si fanno compagnia e coraggio come al solito, la vita continua.

L’altro giorno li ha allietati una mail del figlio inglese che ha scritto a tutti i componenti della famiglia talponiana.

“ Ricordatevi di fare testamento come abbiamo discusso a natale! io lo faccio sto weekend. anche solo un lettera per sapere cosa volete sia  fatto delle vostre cose ( libri, oggetti vari, affidamenti) e così via.

Si, sarà anche macabro ma almeno la vostra volontà sarà fatta! :o)

Meglio presto che tardi.

Bacioni a tutti e buon inizio di settimana in allegria. :o) “

Siamo fatalisti e non superstiziosi, era vero, se ne era parlato, come di tanti altri argomenti, ci penseremo, conciati come siamo ora non ne vediamo l’urgenza, l’indaffarato promettente avvocato ha però risposto subito.

“Oh mamma mia che argomenti allegri avete trattato a Natale.  Personalmente non ho grandi cose da lasciare:

· la casa è cointestata con la moglie, quindi c’è poco da spartire,

· le mie auto sono vecchie e malconce, non credo che qualcuno faccia a gara per ereditarle;

· i miei effetti personali sono pochi e di poco valore (mi metto ancora le magliette che il papà mi comprava al mercato quando facevo il liceo o quelle che mi hanno dato al militare)

L’unica cosa di medio valore è il televisore, ma su quella c’è la prelazione della Piovretta (il teledipendente), quindi chi la vuole si porta via anche il figlio.

Se vuoi ti lascio le mie bottiglie di vino avute in regalo che ho in cantina (una quindicina tra Brunelli, Baroli e Amaroni).

Per il resto lasciami in pace…almeno da morto”

Ma il martello non demorde “Oh beh, sono cose a cui bisogna pensare, per esempio tu lo hai fatto? c’hai pensato?     Noi a natale abbiamo anche parlato dei vari malanni, non erano tutti argomenti deprimenti ..oppure di come io e il Tasso Irlandese siamo stati così bravi ( leggi sfacciatamente fortunati ) a carte con i due Cip e Ciop … ahahahahaha!          Beh magari volevi lasciare le finte scarpe american-nino che ancora tieni in cantina a fianco alle M-ike, quelle  che il papà comprava a cinque soldi al mercato, al tuo fratellino, vero? Quelle che poi faranno una virata strategica alla charity shops..cmq, ovvio che tutto va a tua moglie, cosa c’entra, però magari hai delle disposizioni particolari, non si sa mai.  Io lascio tutto al Tasso irlandese, poi metterò delle cose mie in ricordo ad amici e famiglia. A te lascio i gatti. Io poi però voglio essere cremato. non voglio stare in una tomba né in Inghilterra ( che non considero casa), né in Italia ( troppo lontano da mio marito). Quindi mettetemi in un bel vaso ( lontano dalla lettiera dei gatti) e portatemi in vacanza.  Vi seguirò ovunque.   Amen. Happy days !

p.s.

Se sia tu che Tuttopiede andate in paradiso io mi prendo sia i cuccioli, che la televisione che le bottiglie di brunello. i libri li lascio a nonno Talpone. “

Due giorni dopo il Martello di dio telefona che ha sbattuto la testa in piscina, la craniata tremenda nella corsia di nuoto contro un tizio che non teneva la sinistra, un europeo o un vacanziere appena tornato nell’isola ?

Non si sa, comunque niente di rotto, solo un gran mal di testa, noi una preoccupazione in più, l’eventualità di dover andare in vacanza anche con il vaso ricordo del martello persecutore.

IL FANTASMA FORMAGGINO 2


Solo nella casa di campagna, ho finito di mangiare un piatto di paella cucinato a modo mio, cioè con tutto quello che capita dentro la padella del preparato precotto.
M’illudo così di cucinare ed evitare di usare solo scatolette.
Mi guardo intorno nella stanza vuota, anche la musica del trio per archi di Schubert mi porta una certa melanconia.
Poi vedo una macchia scura sulla porta di fronte a me, metto gli occhiali e mi accorgo che è un pezzo di carta nerastra che penzola da una parte con un pezzo di carta adesiva trasparente.
Lo riconosco, è il Fantasma Formaggino disegnato dal mio caro Scoiattolino quando era qua in vacanza un paio di settimane prima.
Ricordo, gli adorati nipotini avevano ascoltato ancora una volta la storia del fantasmino pauroso, si erano divertiti e ora a gran voce chiedevano che lo disegnassi.
Così, da addetto contornista di disegni quale sono per bontà  loro, su due gran fogli di carta bianca disegnai la sagoma del lenzuolo del fantasmino, con due occhietti birichini e la curva sorridente delle labbra.
Poi in vena di generosità aggiunsi due braccia e due piedini che spuntavano in fondo.
Finiti e distribuiti i disegni i due bimbetti afferrarono le loro scatole di pennarelli per completare l’opera.
Il più piccolo, la Piovretta, dopo alcune linee tracciate a forza a caso pensò bene di cambiare occupazione e darsi allo smontaggio veloce di tutto quello che vedeva intorno a lui.
Il maggiore, lo Scoiattolino, con grande impegno cominciò a riempire la sagoma con una serie di colori intensi, marrone scuro, verde bottiglia, rosso amaranto, viola.
Il risultato finale era una forma che tendeva decisamente allo scuro, quasi un nero informe.
Completata l’opera lui la guardò attentamente, sembrava felice del risultato.
“ Non è troppo scuro questo Formaggino ? “ azzardai io.
“ No, è proprio così – pausa – è caduto nel pozzo nero ed è tutto sporco di cacca ! “
Questa parola proibita scatenò in lui una risata  gorgogliante senza fine.
Il fratellino smise subito  di rompere un giocattolo e si unì alla sua ilarità sfrenata, come quando di solito assiste ad un cartone animato di Pippo o Paperino.
Dopo un poco lo Scoiattolino ritagliò con cura la figura del fantasmino e, tutto soddisfatto,  lo incollò con un pezzo di scotch alla porta di ingresso.
Lo riguardo, a prima vista sembra proprio un qualsiasi pezzo nero di carta.
Ma noi sappiamo che lì sotto sorride il nostro piccolo eroe, uno di noi, il fantasma Formaggino dal cuore bianco, anzi candido.

IL FANTASMA FORMAGGINO


Il nipotino maggiore, quello di quattro anni, è esile, slanciato, timido ma affettuoso con gli amici, anche ombroso con quelli che non conosce bene.
Se dovessi trovare una similitudine direi che è come uno scoiattolo.
Quelli marroncini, dai grandi occhi umidi, che saltano impavidi tra i rami degli alberi, a terra curiosissimi, ma facilmente spaventati da rumori e movimenti improvvisi.
Il mio caro Scoiattolo è anche di temperamento fragile, può passare dalla risata squillante al pianto disperato, come se avesse contro tutto il mondo.
Per calmarlo e farlo di nuovo sorridere spesso gli racconto la storia del fantasma Formaggino, che aveva deliziato anche suo padre e suo zio da piccoli.
E’ un racconto semplice che invento al momento, con varianti grottesche e buffe.
Fa sorridere i bambini, li calma e questo basta.
Dunque tra tanti fantasmi maligni, che destano terrore tra gli uomini e gli animali, lui è un fantasma bambino, con il suo lenzuolino addosso, a cui i genitori cercano di insegnare il mestiere.
Purtroppo lui non riesce a spaventare nessuno, anzi per sua disdetta e disonore ha una gran paura di tutto e di tutti, anche degli altri fantasmi.
E’ un fifone ammettiamolo, inoltre più che fare certe cose maligne e cattive, lui ama giocare, correre, dare calcetti alle pigne cadute dagli alberi, più di ogni cosa si diverte a passare nelle pozzanghere e giocare nel fango.
Il risultato è che il suo lenzuolo risulta parecchio macchiato, anzi diciamo sporco, marroncino.
I genitori hanno un bel sgridarlo perché si pulisca e faccia il fantasma perbene.
Ma lui, monello, non ama troppo fare il bagno e pulirsi, per cui spesso emana un odorino che si può tranquillamente chiamare puzza.
Un odore fastidioso e persistente, come di gongorzola vecchio e andato a male.
Ora i fantasmi possono urlare, apparire improvvisamente dietro gli angoli, digrignare i denti, cosa difficilissima perché non hanno la bocca, far stridere catene e catenacci, emettere puzze sulfuree.
Ma odorare di puzza di formaggio vecchio e girare con  il lenzuolo bianco macchiato no, questo è da maleducati, in fondo anche loro hanno le loro regole di buon comportamento .
Così si snodano le avventure o disavventure di fantasma Formaggino che appassionano sia il mio Scoiattolino che il fratellino minore.
Addirittura quest’ultimo durante il racconto smette di smanettare, rompere, smontare in velocità tutti gli oggetti a sua portata di mano, per questo io, disperato,spesso lo chiamo la  Piovra.
Tutto bene quindi ?
No, nonno Talpone non ha mai avuto molta memoria, mentre i suoi attentissimi ascoltatori si, con il risultato che il pubblico esigente richiede una versione sempre uguale, per quanto ripetuta in continuazione, una versione standard insomma.
Il nonno si scusa, cerca di ricordare, abbozza nuove possibilità.
Grande crisi, che viene comunque superata presto, il pubblico in fondo  è composto da bambini.
Basta essere calmi, sorridenti e raccontare un episodio particolarmente buffo e i piccoli ridono felici.
Nonno Talpone si ripromette mentalmente di scrivere la storia, insieme a quelle di Giovannino Senza Paura e della sua numerosa famiglia, del gigante Briciola  e tanti altri racconti.
Sono quasi quarant’anni che promette invano, ha persino la faccia tosta di dire che è troppo impegnato, è proprio un talpone.