NON CAPISCO


Siamo tornati da Atene da quasi tre giorni,finalmente ci siamo potuti collegare ad internet, leggere notizie, vedere le mail, comunicare, scrivere.

Sulle colline umbre la faccenda è stata come al solito molto più complicata e problematica, nell’Isola di Scarpantos in Grecia, abitando in abitazioni private, la cosa era stata impossibile, vi erano miriadi di negozietti di souvenir, minimarket, taverne, noleggi di auto e di mostruosi moto a quattro ruote, ma niente internet cafè.

Poco male direte voi, ma la rete dà dipendenza, non è un segreto.

Senza arrivare ad eccessi pericolosi devo ammettere che non riesco a fare a meno dell’utilità di avere notizie e filmati da tutto il mondo, diventato villaggio globale.

Forse non capiterà solo ad un anziano come me di trovare, dopo una breve assenza da casa, la propria cassetta della posta stracolma di lettere e pieghevoli vari, scoprendo poi, anzi avendo sempre la stessa triste conferma, che vi erano cinque comunicazioni bancarie, alcune burocraticamente inutili, oltre a una massa di bollettini e fatture, richieste di oboli per beneficienza, offerte di finanziamento e prestiti, volantini di ristoranti cinesi, pizzerie a domicilio, agenzie immobiliari che vogliono vendere la tua casa, offerte di muratori, imbianchini, ditte di traslochi.

Sul mio computer ho trovato invece quarantadue mail e ottantasette spam.

In tutto solo tre comunicazioni di un certo interesse.

Quando ho consultato la mia agenda ho realizzato che potevo fare solo una telefonata, quella al mio vecchio amico psichiatra in pensione, peraltro assente, gli altri erano via o deceduti.

Ho letto anche i vari blog che seguo e scorrendo nel sito di nonno Talpone, settore statistiche, mi ha stupito che in un mese di improvvisa e scortese latitanza non preannunciata, vi erano state costantemente una ventina di visite giornaliere, ieri addirittura con una punta di cinquanta .

Devo ammettere che mi sento confuso e compiaciuto, forse sono considerato più come nonno virtuale che come anziano fisicamente presente nella realtà quotidiana. Non capisco.

Sono forse solo un nome, una serie di piccole annotazioni di un piccolo blog della terza età e non un solitario vecchietto, magari leggermente originale e bipolare, che a corrente alternata passa dai lamentosi mugugni all’ironica visione capovolta della realtà?

Ma contemporaneamente ora mi viene in mente che lunedì, dopodomani, ritorneremo in servizio permanente effettivo con i due nipotini per tutta la giornata, da martedì per due settimane in Umbria con loro, poi altre due settimane accompagnandoli in Inghilterra.

Ci aspettano giorni di giochi, attenzioni, cure, una partecipazione logorante ma fantasiosamente coinvolgente e piacevole.

Un bel tuffo nella nostra vita da nonni.

Diciamolo, mi mancava proprio.

FOGLIETTI VOLANTI


Credo che capiti a tutti gli esseri umani, nonno Talpone compreso, di avere talvolta un improvviso guizzo di idea nel cervello, anche solo un’immagine o un’associazione di parole originali e divertenti che s’illumina improvvisa come un lampo e poi scompare lentamente nel buio.

Certe volte si dipanano storie più complesse, quasi un filmato o un racconto, però narrato a una velocità vertiginosa.

Noi magari stiamo camminando per la strada, svolgendo un altro lavoro, parlando con una persona o giacendo nel letto in un dormiveglia appiccicoso e tormentato.

Bisognerebbe avere un registratore, un congegno elettronico che fissasse queste immagini e parole sfuggenti.

Invece nonno Talpone, per quanto pensionato e quindi con un sacco di tempo da perdere, come affermano convinti i suoi figli, dispone soltanto di piccoli notes, bigliettini, ricevute di cassa, pezzi fortuiti di ogni forma e colore, su cui cerca, se ha a disposizione una penna o una matita, di trascrivere queste parole e figure.

Poi mille altri piccoli impegni giornalieri, la sua svagatezza, la curiosità fanciullesca per i nuovi gadget elettronici e , non ultima, la sua pigrizia, lo distolgono dal dipanare quelle piccole matasse di fili colorati e brillanti.

Rimangono quei foglietti misteriosi dal significato incerto:

Io, lui e l’altro

La palestra delle donne

Il bacio della signora di 88 anni

Lezioni in treno

L’uomo nero

Lo specchio della realtà

Donne e champagne

Il topino ballerino

La cura magica di Panorama

3 centimetri di grasso

Il signor Omicidi

Ritorno da scuola

Altri appunti sfortunatamente si sono persi i qualche tasca o in fondo ai cassetti.

Sembravano piccoli tesori e ora sono appunti più o meno lunghi dai titoli allusivi e senza senso.

Per ora.

In questo primo mattino, sono appena le 6 e tutta la casa è ancora silenziosa, mi sento stranamente ottimista, come un giovane archeologo.

Cercherò di scavare dentro, di ripulire, di ricostruire i pezzi mancanti.

Perché ho l’impressione, non vorrei sbagliare, ma ingenuamente lo penso ancora, che tutte le nostre storie, le parole, le immagini, le idee, debbano far parte del nostro nutrimento quotidiano, per gioire meglio della vita.

IL TEMPO CHE PASSA


Come ben sapete, di tanto in tanto mi capita di parlare con un caro amico, un certo nonno Talpone che ho incontrato per caso un paio di anni fa, tipo divertente direi, che mi solleva da pensieri tristi e accidiosi.

Non che lui non ne soffra in ugual misura, in fondo è anziano ed ha la mia stessa età, solo che è buffo e mi fa sorridere e star meglio del Sanax, del Prozac e del Ludiovil.

Oggi gli facevo notare, forse in modo poco cortese, che l’ultima sua storia, quella della valigia, me l’aveva già raccontata quindici giorni fa, avevo quindi l’impressione che cominciava a ripetersi, niente di serio, per carità, solo che non vorrei che avesse un inizio di demenza senile.

“ Io con la tua cosiddetta demenza senile, per quanto ne so, ci convivo fin da bambino – mi ha subito risposto placidamente – sono un tipo un po’ svagato e semplice, dico sempre quello che penso, ho i miei limiti, è un male ?      Devo ammettere che non pensavo fossero passati tanti giorni dal mio ritorno da Brighton, mi sembra fosse ieri, il tempo passa troppo veloce per me, non so come mai.”

Ho dovuto ammettere che la stessa cosa capita anche a me, qualche giorno fa, mentre parlavo con mio figlio dei programmi per l’estate, lui mi ha detto che in agosto per la festa dei suoi 40 anni sarà lontano da me.

“ Come 40 anni ? Sei così vecchio ? – avevo chiesto incredulo e perplesso – pensare che io me ne sento dai 24 ai 27.”

“ Papaa, ricordati che tu avrai sempre 30 anni più di me !”

Incredibile come passa il tempo, ma cosa deve fare uno che rimane generalmente ancorato, quando non fa il nonno, ai suoi anni giovanili?

Nonno Talpone mi ha sconsigliato di chiederlo ai vari amici psichiatri, ma di ragionarci insieme con serenità socratica di fronte ad una buona bottiglia di Prosecco spumante, che, secondo lui, fa bene anche alla vescica e alla prostata.

“Tempus fugit ! – ha declamato ieratico rispolverando logore sentenze – In vino veritas !”

Chissà, forse saremo fortunati, allegri senz’altro.

UN BAULE IN OSTAGGIO


“ E io lo voglio portare a Milano, sissignore. Quel ragazzo saudita mi doveva 600 sterline ed è scappato a casa sua lasciando dietro solo il suo baule valigia, è sempre di Pierre Cardin, anche se era colmo di vecchi cavi da computer, DVD di sesso e sangue e confezioni intonse di preservativi.”

“ Papà, papaa … l’hai vuotato della robaccia, ma è pesante ed enorme, ti fermeranno alla dogana, lascialo qua che lo buttiamo via noi.”

“ Non se ne parla, può sempre servire, metti che invece di andare in vacanza a Terni o in qualche agriturismo, voglia fare una follia e spendere la mia pensione per una notte in una suite di un grande albergo, non so quale, né dove, ma avrei la valigia adatta, di Pierre Cardin, anche se dovessi riempirla di giornali vecchi.”

“ Papà sii ragionevole, dai …”

“ Voi non avete avuto il coraggio di portarmela a Milano, ci penserò io, sono della generazione che ha fatto la guerra, mica come voi!”

“ Ma se avevi due anni quando è finita!”

“ Non importa, una generazione di ferro quella del ’43 !”

“ Papaa .. prima o dopo Cristo?”

LA BICICLETTA


Questi tempi ci offrono delle novità impensate anche nelle piccole cose.

Non parlo della rete di internet, computer, cellulari, l’elettronica applicata su ogni congegno, in questo caso mi riferisco semplicemente ad un oggetto comune come la bicicletta, utilissima per gli spostamenti, semplice, ecologica, compagna fedele che ci accompagna tutta la vita, dall’infanzia alla vecchiaia.

Credevo che fosse perfetta e immutabile ed ora, a parte quella di cartone pressato che hanno annunciato i giornali, scopro che mio figlio, quello inglese, ne ha una pieghevole come una valigetta di 40 cm di lato.

Uno dei problemi irrisolti che mi aveva affidato, prima di correre alla stazione per andare al lavoro, era di rimettere a posto sul cerchione un copertone della gomma bucata.

Un gioco da ragazzi, avevo pensato io, cose che ho sempre fatto in campagna dall’età di dieci anni.

Così mentre dentro casa il Tasso Irlandese rullava le pareti di un bianco candido ( da giorni si è licenziato per una pausa di raccoglimento casalingo, da massaia tuttofare ) io nel giardino con una borsetta degli attrezzi mi accingevo all’opera.

Dunque, è semplice, se non sbaglio basta infilare un fermo tra copertone e cerchione,fai scorrere dalla parte opposta un cacciavite o un pezzo di plastica dura, tiri, sforzi, tendi e a dieci centimetri dal loro ricongiungimento tutte le tue levette ti saltano dalle mani.

Riprovi, cerchi di girare la ruota per migliorare la presa, ti ungi le mani con l’olio della catena che ti incastra le dita e ottieni il medesimo risultato.

Bisogna anche capire che le due ruote, il sellino, il triangolo del telaio e il manubrio erano compattate tra loro in un groviglio intricato.

Dopo molti tentativi fallimentari, sempre più sporco di grasso e la fronte gocciolante di sudore, il Tasso gentilmente è uscito fuori a portarmi uno sgabello, commentando che anche loro in precedenza ci avevano provato inutilmente.

“ Pfui ! Gioventù moderna! Da ragazzo io …”

Parole sprecate, quel maledetto copertone sembrava essersi trasformato in una biscia furente e scivolosa, lo fissavi da una parte e saltava dall’altra con un guizzo improvviso.

“ Cosa mi succede ? – mi sono chiesto perplesso – sessanta anni fa ci riuscivo in pochi minuti. A Terni un paio di settimane fa avevo cercato di cambiare l’olio dell’auto, strisciandovi sotto come un verme e per la prima volta dopo cinquant ’anni di pratica non ci ero riuscito per quanti sforzi facessi. Vuoi vedere che sto diventando vecchio ?”

Mentre seduto sullo sgabello mi perdevo in queste considerazioni filosofiche sulla precarietà dell’esistenza, il buon Tasso Irlandese è uscito ancora una volta dalla porta finestra, chiazzato di vernice bianca, con l’asta del rullo gocciolante e come un angelo candido mi ha annunciato che, nel caso, in fondo alla discesa della strada esterna, verso il centro, girate due o tre stradine, c’era un negozio di ciclista.

Qualcuno magari si sarebbe posta la domanda sul perché sia lui che il Martello di dio non ve l’avessero portata da più di un mese prima, ma io che sono uomo di pensiero, o se volete tardo nell’agire e nel capire, ho apprezzato che avessero aspettato l’aiuto del  loro papà e ho soppesato le due possibilità conseguenti.

Una era quella di seguire l’orgoglio dell’uomo faber, che tutto può fare con la dovuta determinazione e concentrazione, l’altra  quella di scegliere la logica minimalista e codarda, consistente nell’affidarsi ad un tecnico più giovane ed esperto.

Mentre mi riposavo e stropicciavo le mani sporche per cercare di pulirle, ungendomi ancora di più, devo ammettere con vergogna che alla fine mi sono rassegnato alla seconda soluzione.

Così, sollevato quel pesante pacchetto metallico, ho infilato la porta e sono uscito in strada.                    Fatti una cinquantina di metri di quella ripida discesa mi sono chiesto “ Perché faticare ?”.

Il genio talponesco ha prevalso: ho cercato di staccare il manubrio, guardando dove fossero le cerniere, poi ho provato a districare una ruota, ma non ci sono riuscito.   Ho svitato il tubo del sellino, facendo ribaltare  la ruota posteriore.

Mentre cercavo di dare a quel complicato groviglio una parvenza di bicicletta, è uscita da un portone, prospiciente lo stretto marciapiede dove mi stavo esibendo, una signora di mezz’età che, quasi inciampandovi sopra, mi ha lanciato un’occhiata allarmata e disgustata, quasi sospettasse che fossi un ladro di biciclette.

Sorridendo umilmente ho sollevato una parte dotata di ruota, che si è subito ripiegata schiacciandomi una mano, l’ho rimessa a terra, cercando di sollevarla e mi è rimasto in mano il sellino.

Sempre più confuso e affannato ho preso in braccio quell’ infernale attrezzo e mi sono allontanato piegato in due, cercando di non perdere qualche pezzo per strada.

Appena giunto in quel luccicante negozio, che esponeva nelle vetrine una superba esposizione di lucide e fiammanti biciclette di gran marca, devo aver suscitato un’immediata compassione, forse anche per la mia età, forse per lo stato pietoso in cui mi trovavo con quell’intrico di tubi e ruote tra le mani, così, invece di telefonare alla polizia, il distinto commesso ha chiamato un giovane robusto dal retro che ha portato via la ferraglia.

Dopo cinque minuti è ritornato con una miniciclo funzionante in cui svettavano un manubrio e il lungo sellino.

Ho pagato quattro sterline e sono risalito, a piedi ovviamente, per quella salita del 30% di pendenza, stanco ma trionfante.

Alla sera il Martello, alla vista del suo destriero funzionante, è rimasto stupito e meravigliato. “ Ma come ci sei riuscito papà ?”

Io ho sorriso compiaciuto, con i baffi che fibrillavano come un gatto che si fosse appena pappato un topolino.

Una ventina di secondi di gloria, mantenendo un orgoglioso silenzio, poi ho dovuto raccontare come si erano svolti i fatti.

“ Ah, ah,ah, scommetto che ti avranno preso per un ladro di biciclette – si è subito sganasciato lui – Povero il mio papino, vieni qua che ti strizzo, ciccione ! Sei grasso, grasso, grasso !”

Mi sono sentito come un tubetto di dentifricio.

Se non esco con le costole rotte da questa vacanza inglese vuol dire  che i tanto vituperati rotolini adiposi a qualcosa sono serviti.

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ARCOBALENI


Una domenica uggiosa, fredda e battuta da una insistente pioggia primaverile che sembra non smettere mai.

Rimane il conforto di stare placidamente a casa, senza fretta e senza impegni esterni.

Questo vale soprattutto per la moglie Istrice, visto che oggi non deve correre fuori per fare qualche lezione o tenere un convegno.

Il vostro Talpone , che possiede una carta d’identità in cui è segnalato come pensionato, anche se lui avrebbe preferito la dizione “ nonno”, che gli pare più congegnale, non ha mai questi problemi, tanto che viene comunemente considerato da tutti un nullafacente.

Questa attribuzione che lo equipara a “ disoccupato “ , cui affidare ogni possibile incarico, giusto per tenerlo impegnato e fargli tenere in attività il cervello, al fine di contrastarne una possibile evaporazione.

La giornata stava appunto trascinandosi tranquilla, tra libri, giornali, computer e frequenti assopimenti involontari, quando sua moglie gli ha proposto un pomeriggio al cinema parrocchiale vicino a casa.

La proposta è apparsa subito avvincente e avventurosa a nonno Talpone, il che dimostra a quale livello di senilità sia ormai arrivato.

In compagnia di una signora, vedova di un carissimo amico che li ha lasciati pochi anni fa, si sono recati in quel modesto cinematografo, già affollato di persone piuttosto anziane, donne per la maggior parte, per assistere alla proiezione di “ Quartet “ un film diretto da Dustin Hofmann.

Per quanto leggermente infastidito dalla presenza di tanti vecchietti, quattro o cinque appoggiati a bastoni e stampelle, alcuni altri addirittura pilotati o trascinati da mature badanti, lo consolava il poter rivedere un attore che giudicava amabilmente simpatico; ricordava bene la scena del “ Laureato “ quando urlava il suo amore dall’alto dell’organo della chiesa e poi la giovane coppia fuggiva via, su un autobus, spensierata e felice.

Questo film invece era ambientato in una stupenda dimora inglese di campagna, in cui erano ricoverati una trentina di anziani musicisti e cantanti; si è subito mostrato piacevole, anzi divertente assistendo alle sciocchezze, alle amnesie e alle ripicche puerili dei protagonisti.

Talpone, stretto tra due anziani che lo urtavano con i gomiti e che commentavano ogni battuta, lo avrebbe detto persino definito comico, se non fosse per una certa comunione di sentimenti che inspiegabilmente cominciava a provare.

Lui non è mai stato musicista purtroppo, anche se possiede da anni e in tutta la sua vita ha cercato inutilmente di suonare la tastiera, la chitarra classica, la balalaika, tre ocarine, quattro diversi flauti a canna peruviani, il flauto dolce soprano e contralto, persino lo xilofono e una tromba.

Suo figlio, il Promettente Avvocato, ha ereditato molto da lui, infatti ad ogni Natale ha acquistato e riposto negli armadi un sassofono, un clarino, una chitarra; recentemente si è impossessato anche di un antico pianoforte della nonna, che la dolce consorte, la Capinera Tutto Piede, sta valutando in quale armadio riporre per l’uso futuro degli eredi.

Ma parlavo di quel crescendo di sensazioni provate da nonno Talpone nell’assistere al film, devo ammettere che verso la fine si è accorto che, tolto lo scenario della sontuosa dimora e gli allori della fama musicale dei protagonisti, questi avevano moltissimo in comune con lui e con le persone presenti nella sala.

Certo le arie del quartetto tratte dal Rigoletto erano coinvolgenti, anche se fastidiose nel belante accompagnamento che ne faceva il suo fastidioso vicino di sedia, ma il vedere nei titoli di coda le fotografie degli allora giovani concertisti affiancate agli odierni protagonisti del film, realmente piegati dagli anni, gli ha creato un commovente sconforto.

Accompagnata a casa l’amica, che hanno salutato affettuosamente, dispiaciuti per la sua solitudine, Talpone e signora sono tornati a casa fianco a fianco.

L’Istrice era felice e canterina, lui era perso nella tristezza dei ricordi.

Poi lei ha infilato il suo braccio sotto il suo con una mossa decisa e gli ha detto :

“ Dammi un braccio Zucca mia. – poi cantilenando – Zucca mia, Zucca tua, è più bella la mia o la tua ? – per rispondergli subito con una risatina divertita – La mia!”

Lui, il Talpone, sconcertato e felice, non so come spiegarlo, ad un tratto gli è sembrato di scorgere lassù, tra i tetti contornati dalla prima oscurità della sera, un improbabile scintillante arcobaleno.

RIENTRI


Come rientrare, in una giornata di pioggia, con un mal di stomaco che sembra strizzarti dentro, con la solita stanchezza svogliata, senza alcuna idea brillante ?

Sono sempre io purtroppo, un anziano pensionato che brontola, si lamenta, depresso nei giorni pari, nei giorni dispari solo abbacchiato.

Perché scrivere dunque ?

Meglio continuare a stare zitto, covare i propri nuvoloni di pioggia, latitare, fingere di essere impegnato in qualcosa di importante, di necessario, attività che impediscono per un certo periodo di avere del tempo da dedicare ad un post di nonno Talpone.

Il fatto reale è che questa latitanza mi crea un senso di colpa abbastanza insistente e fastidioso, con un ridicolo effetto di corto circuito.

Mi sento troppo stanco e depresso per scrivere una pagina delle cronache di nonno Talpone, ma se me ne allontano per troppo tempo mi sento ancora peggio, senza una valvola di sfogo ai pensieri negativi che mi ribollono dentro, senza una valida risposta alle domande che mi vengono poste sul motivo di questo silenzio.

Questo blog è nato casualmente due anni fa come tentativo autoironico di sopportare me stesso, una persona qualsiasi che si ritrova improvvisamente, come per caso, carico di anni, con un corredo di piccoli tic e manie in fase di preoccupante espansione, dei vuoti di memoria e un dilagante bagaglio di ricordi lontani, un incerto futuro a cui assoggettarsi, alla scoperta di un mondo sia interno che esterno che appare difficile da interpretare.

Nello stesso tempo con la consapevole felicità nel frequentare i bambini con il loro universo incantato e puro, che ne fa dei provvisori angeli presenti tra noi, noi adulti colpevoli spesso di non ascoltare e imparare da loro, per ritrovare una gioia e un’innocenza primitiva, che abbiamo ormai dimenticato.

Dimenticavo: questo blog è anche e soprattutto un atto d’amore verso i miei figli, l’Avvocato Sportivo e il Martello di dio, i rispettivi adorabili consorti, i due teneri nipotini, la cui presenza fa di me un nonno felice, non ultima la mia Istrice Prussiana, che non gradisce che si parli di lei, richiesta che fatico ad accogliere, dato che è parte di me stesso, la mia metà migliore, il mio amore spinoso.

Ecco, in qualche modo sono rientrato nel blog, con un atto di incosciente spudoratezza, ripetendomi forse, da anziano noioso, ma è stato un atto liberatorio.

Il  vecchio amico nonno Talpone spero  mi assisterà ancora, per aiutarmi nelle giornate future, come un bizzarro placebo medicinale, da assumere a piccole dosi, via internet.

RAGNATELE


Mi spiace, sono stanco,attardato e quasi catatonico.

Per le vacanze di Pasqua mi sono trovato in Umbria tra piogge, cene inesauribili e lavori di potatura affrettati.

Quella che dovrebbe essere una sensazione di fiacchezza primaverile la interpreto come un logorio interno con cui devo convivere e assoggettarmi pazientemente.

Le scale risalite con il batticuore, aggrappato al corrimano, l’ansimare ad ogni sforzo, il torpore che spesso mi avvolge come una ragnatela.

Poi avviene la scossa, un improvviso risveglio, come oggi quando per poche ore abbiamo avuto a pranzo i gioiosi piccoli con l’aitante papà e la sorridente fringuellina, avvolta in una vaporosa sciarpa a difesa di un’influenza che la perseguita da giorni.

Il sorriso gioioso dei nipotini è sempre un tonico miracoloso, scuote la polvere dell’accidia, stimola la mente rattrappita, risolleva dal torpore.

I bambini hanno raccontato eccitati le loro giornaliere scoperte, si sono confidati trepidanti, il loro è stato come sempre un cinguettio armonioso che non manca mai di incantare.

Oggi con lo Scoiattolino abbiamo provato a contare sulle dita la quantità delle lettere di ogni possibile parola scoperta, per quanto difficile e contorta.

Accoccolato in grembo, enumeravamo intenti, stendendo le dita delle nostre mani, sillabando cauti le nostre invenzioni, che poi lui trascriveva in modo accurato su grandi fogli di carta quadrettata.

Ora a sera scruto i nostri fogli di gioco e mi sorprendo di vedere delle lettere contorte in serpentine islamiche, quasi scarabocchi senza senso, come un minaccioso avvertimento del sentirmi solo, sotto l’abbagliante lampada che sta a fianco della mia vecchia scrivania.

IL PRINCIPE CONSORTE


“ Piacere, sono Alfredo Nogavi, principe consorte.”

Così mi sarei potuto presentare oggi ad un ipotetico visitatore che avesse suonato alla mia porta.

Mia moglie è stata fuori tutto il giorno per lezioni all’università, come ha fatto e farà per questo e analoghi motivi didattici ogni giorno della settimana, specialmente in questi due mesi.

Mi domando “ Ma ti stai forse lamentando? Sei geloso, invidioso, accidioso? E’ primavera, c’è il sole, non sei malato, nel tuo modesto tenore di vita non hai voragini improvvise. Smettila dunque di brontolare.”

E’ vero, è tutto perfettamente ragionevole, mi sento giù, se proprio fosse necessario andrei dal medico della mutua o dall’amico psichiatra a chiedere qualche pillola, di quelle che schiacciano e allontanano il senso di angoscia, di paura immotivata, di questa tristezza insensata che mi lascia a guardare immoto la parete di fronte, mentre mi manca il respiro, subendo inerme un improvviso attacco di panico.

La colpa non è della moglie, intelligente, motivata, con solide e innate capacità di comunicazione e di empatia, il responsabile sono solo io, mi vergogno di ammetterlo.

Ma quando manca il supporto dei bambini, quando i pochi amici rimasti sono lontani, non mi rimane che questa ciambella di salvataggio del blog, che senza un tocco di autoironia mi tiene a galla a stento.

Passerà, magari anche nel breve periodo, ma sento che descrivere le mie sensazioni mi accomuna a tanti altri principi consorti.

Niente regine, manager di successo, docenti o impiegate, anche solo casalinghe regine della loro casa, parlo solo dei principi consorti arrivati all’età della pensione, e in questo già dei privilegiati, quelli che si sentono soli, inutili, brontoloni e accidiosi, relegati in casa.

Le mogli hanno l’abitazione da seguire, i pasti da preparare, mille piccoli impegni e inesauribili conversazioni con amiche, vicine, parenti.

L’uomo in questo è carente, direi che soffre di una serie di handicap.

Se cerca di fare qualcosa nella casa, lasciando anche perdere la difficile arte culinaria, di solito la fa sbagliata, crea maggior danno e la moglie lo manda fuori con un consiglio “ Esci a fare due passi, qua ingombri, fai un po’ di moto, smettila di guardare la televisione o di stare appiccicato al computer, anzi visto che sei in strada comprami queste cose che ti ho scritto nella lista”.

Lo accompagna materna alla porta, con la consapevolezza che dei quattro oggetti segnati, due li sbaglierà, come marca o tipologia, tornando invece con altri acquisti inutili.

Ecco questo è un breve schizzo dei principi consorti, eppure anni fa erano così brillanti e simpatici …

IL MONDO SENZA LE DONNE


Questa mattina al ritorno dalla piscina stavo facendo una serie di considerazioni di tipo statistico.

Contando la presenza femminile nel corso di nuoto per la terza età, mi sono accorto che il rapporto donne uomini era due a uno.

Nel corso di ginnastica comunale per anziani il rapporto sale a venti a uno, talvolta sono il solo maschio, peraltro a rimorchio di mia moglie, in una palestra con quaranta donne.

Quando praticavo yoga vi era il medesimo rapporto, ero costretto a cambiarmi in bagno, per quanto le mie eventuali velleità mache nello spogliatoio comune fossero pressoché nulle.

Nei blog della rete la maggioranza femminile è schiacciante, come nonno poi mi sento tremendamente solo, se non contiamo quello che vende formaggini e un defunto bestemmiatore campione della parolaccia.

I pochi amici rimasti della mia età nella maggioranza non sanno usare il computer, non praticano sport, lavorano spesso disperatamente per non sentirsi inutili, ne vedo molti girovagare stralunati per le strade, trainati da zampettanti cagnolini.

Esiste anche la minoranza dei sempre giovani, che sfoggiano macchine sportive, battelli e barche da regata attorniati da ventenni innamorate, secondo il noto cliché  del nostro piccolo comandante supremo.

La vecchiaia è una malattia inguaribile, in fase di deterioramento progressivo ( oggi sono come al solito ottimista ), ci sono rassegnato e vengo tenuto a galla principalmente dalla mia Istrice Premurosa.

Intelligente quella ragazza.

Essendo ormai nota la mia paura per i cambiamenti, i viaggi e gli spostamenti, che mi procurano insonnie e tremori preventivi, sabato scorso, la mattina, sono uscito a passeggio con lei, siamo passati vicino alla Stazione Centrale, ove mi ha chiesto di seguirla all’interno e poi su un treno.

Mi sono trovato così a viaggiare sino a Verona, per ammirare l’esposizione “ Da Botticelli a Matisse, volti e figure”.

Due ore d’incanto davanti a quei capolavori, poi un ristorantino “ Romeo e Giulietta “ i cui locali erano addobbati con sorridenti streghe che montavano manici di scopa.

Una piacevole passeggiata per le antiche vie del centro, una visita a Castelvecchio e il ritorno in serata, senza ansie e traumi.

Mi sembra di averla vista al computer a smanettare qualcosa su New York, ma non voglio approfondire.

Mi domando, e non da oggi, come sarebbe il mondo senza le donne.