UN SUPEREROE


Ancora in Umbria per qualche giorno, nonno Talpone può godere i benefici dei commenti di parenti e amici in relazione al suo stato di “artiglio bendato” alla Capitan Uncino.
Le battute e le risate si sprecano.
“ Ma come ti sei messo a correre ? “ (Mi sento un atleta in incognito )
“ Perché cadi sempre ?” ( Non è quasi sempre vero )
“ Alla tua età, credi di essere ancora un giovanotto ?”  ( Si, perbacco !)
“ Racconta come ti è successo “ ( L’Istrice festosamente racconta per la centesima volta i fatti, ridendo sempre sino alle lacrime e singhiozzi, si, lei ride così )
Gentili senz’altro, ma intanto nonno Talpone sentiva un il dolore sordo alle gengive, alla mano sinistra e alla testa ( si, va bene, stamane ha battuto contro lo sportellone dell’auto, mentre cercava di estrarre ben cinque piantine di olivo che la moglie gli ha fatto acquistare, per rinfoltire l’oliveto di casa).
Come rimpiange i suoi nipotini, che gli telefonano per sapere quando ritorna a Milano, quelli che quando lo vedono gli chiedono come sta, preoccupati e curiosi, tastano le fasciature, magari giocando al passaggio a livello ( tocca un pulsante e la barra-braccio si alza e si abbassa ), chiedendo sempre di raccontare ancora come sia avvenuto l’incidente.
L’ultima volta lo Scoiattolino di cinque anni, quando ha sentito l’ennesima storia della rincorsa dell’autobus in partenza, ha chiesto:
“ Ma nonno, l’autobus ti è passato sopra ? “
“ No caro, lui stava lasciando la fermata, io lo rincorrevo soltanto “
“ No, no, l’autobus ti deve essere andato sopra, sono sicuro !”
Va bene, se per loro sono sempre nonno Hulk, non posso avere un polso fasciato se perlomeno non vi è passato sopra un intero autobus carico di pendolari.

NONNI DA RICICLARE


Dopo l’intervento al Pronto  Soccorso nonno Talpone ha dovuto anche affrontare l’appuntamento con il suo dentista veneto che, ciacolando ininterrottamente di casi clinici e di malasanità, l’ha intrattenuto per tre ore sul lettino, scavando, strappando, cucendo infine la gengiva della sua mascella inferiore con un lavoro di alta sartoria.
Mano delicata, anche per le circa trenta iniezioni di antidolorifico iniettate, ad ogni trapanata, quando il poveretto si agitava per il male, lo scavatore in mascherina suggeriva mellifuo “ Un altro goccetto ? “
Non di un’ombra de vin si trattava purtroppo, solo un’altra siringa di anestetico.
Ma tutto finisce, anche gli incontri con i dentisti veneti, così  nonno Talpone si è avviato lentamente verso la casa del figlio promettente avvocato, con passo assai meno baldanzoso dell’usuale.
Quando è giunto vicino al portone si è sentito un grido della vedetta appostata in alto “ Arriva il nonno ingessato, evviva, arriva !”
Ammirata accoglienza dei due nipotini, grande interesse per la fasciatura ad artiglio della mano sinistra del nonno, tastata, esaminata in dettaglio, scoprendo che conteneva anche una striscia di metallo.
Hanno perfino trovato una protuberanza vicino al polso, probabilmente una legatura interna del tutore, l’hanno creduta un pulsante e hanno iniziato a premerla chiedendo a cosa servisse.
Non potendo deluderli nonno Talpone, al loro tocco, alzava di scatto il braccio sinistro, con la prontezza di una barra del passaggio a livello, interpretazione discreta di un nonno semirobotizzato.
Dopo una quarantina di volte di quella manovra, i nipotini si sono stancati e hanno chiesto se il nonno aveva altri meccanismi nascosti.
Purtroppo il dentista veneto gli aveva negato i denti di acciaio, limitandosi a dei provvisori bianchicci che non interessano nessuno.
Se ne sono andati via delusi, i cerotti sulla gamba e sul braccio destro non erano abbastanza fascinosi.
Nonno Talpone si è quasi rammaricato di non essersi rotto la testa, almeno tutto fasciato poteva giocare con loro alla Mummia Maledetta del faraone Talpone IV.
Girando per la casa il promettente avvocato gli ha casualmente pestato un piede, causando un gemito al vegliardo, al che l’adorato figliuolo ha esclamato:
 “ Ma insomma questo nonno ha rotto il braccio, i denti, il piede, basta, bisogna buttarlo via e cambiarlo con uno nuovo !”
Il piccolo di tre anni, la Piovretta, si è subito entusiasmato all’idea ed è corso in cucina dalla mamma Tuttopiede, annunciando trionfante :
 “ Nonno buttare via in pattumiea !”

DUBBI FREUDIANI


Il migliore amichetto del nipote Scoiattolino ha recentemente dichiarato alla madre che la sua prospettiva futura di lavoro sarà di fare il ladro o il rapinatore al bancomat.
Idee chiare e precise per un ragazzino sveglio e fantasioso di cinque anni e mezzo.
Nonno Talpone prima ha riso e ha scherzato, facendo le sue solite battute di dubbio gusto, poi, ripensandoci bene, è entrato in uno stato leggermente ansioso ed ha chiesto a sua volta al suo amato Scoiattolino cosa volesse fare da grande.
“ Il maiale “ è stata la sorprendente risposta.
Ancora più ansioso, Talpone, visto il vergognoso stato morale delle presenti autorità istituzionali, ha domandato ancor più agitato “ Ma quale maiale, quello della fattoria che grugnisce, o … ?”
“ Si nonno, quello della fattoria ”
“ Ma quello poi lo ammazzano e ne fanno salsicce, dai sii serio, pensa ad un lavoro come quello di papà e mamma che fanno gli avvocati, su, cosa vuoi fare da grande ? “
“ Il maiale, se cercano di prendermi io scappo via e mi nascondo nel bosco “
Chissà, magari avrà visto il film “ Babe, il maialino coraggioso “, o le sue parole avranno un significato nascosto che richieda un’interpretazione freudiana ?
Per consolarsi nonno Talpone fa la stessa domanda al fratellino Piovretta che siede vicino a loro sul divano.
Risposta secca e decisa “ Farò la scarpa “
Ora i dubbi freudiani sono duplici, o forse si preparano semplicemente altri futuri bamboccioni.

ANCORA IL NONNO FOLLETTO


“ Pronto ? Il folletto dei ciucci ? “
“ Che ciucci, gli asini ? Di che parli ? “
“ No, parlo con il folletto che ritira i ciucci ai bambini e gli lascia in cambio i regalini. Hai capito ora ? “
Si tratta del promettente avvocato di Milano, tuo figlio primogenito, quello delle brillanti idee che ti fanno trasformista alla Fregoli, nonno Talpone svegliati !
Anche se stai gustando un saporitissimo pulpo a la gallega, cucinato con raffinatezza dalla cognata Paperoga, forza, riprendi i riflessi intorpiditi dal buon Vermentino di Sardegna e dall’antipasto di mare.
Respira a fondo, tappati il naso e parla in falsetto con la Piccola Piovra di tuo nipote, oggetto di un vile mercanteggiamento che lo priverà della gioia del ciuccio, rinviando di quindici anni la gioia di succhiare, quando fumerà due pacchetti di sigarette al giorno, con gravi conseguenze per la sua salute.
“ Pronto, sono il folletto degli asini, no scusa… dei ciucci, ecco bambino, ma tu chi sei ? “
“ Piovretta sono… tu pigli i ciucci ? “
“ Si, sono proprio il folletto che fa queste cose, che cosa vuoi per regalo in cambio del tuo ciuccio ? “
“ Tu, tu prendi ciuccio, io voio Skai Wokker…io Piovretta, via, via… numero 2, terzo piano, capitoo ? “
“ Va bene, bene…gasp “ ( senza fiato )
Nonno Talpone con i suoi problemi di respirazione spera che la serie dei folletti sia al termine, non vorrebbe finire a faccia in giù su un gustoso piatto di insalata di polpi, anche se in fondo… che talponesca morte eroica sarebbe, ragazzi !

TENNIS E PAPPATACI


Forse i recenti temporali faranno scomparire questa miriade di piccolissimi pappataci, proliferati in questa caldissima estate, insetti voraci che ci riempiono di punture, facendoci grattare furiosamente in ogni parte del corpo, lasciando gonfiori e pustolette fastidiose.
Nonno Talpone rimpiange perfino le vecchie zanzare, quelle grosse dalle lunghe zampette, non meno fameliche, ma almeno visibili e, forse, schiacciabili.
No, queste sono microscopiche, dicono che siano cinesi, forse anche perché anche loro sono prodotte in economia.
Certamente si possono acquistare pomate, spray, diffusori elettrici, gabbiette con lucine azzurre che con poderosi schiocchi fulminano ogni incauto insetto che vi si avvicini.
Personalmente il vecchio Talpone preferiva il vecchio zampirone a spirale quando doveva sostare all’aperto, anche se il districare le due spirali unite era un gioco di pazienza orientale e di solito finiva con la distruzione furiosa degli incastri.
Meglio di tutto quelle candeline aromatiche che danno allegria e forse sicurezza.
Ma qualche giorno fa lui ha fatto un’importante scoperta : i soliti cinesi hanno inventato una racchetta colorata che, azionando un pulsante, si elettrifica e con un breve schiocco distrugge tutti gli insetti invisibili che incontra nella sua traiettoria.
Nonno Talpone, ha il segreto rimorso di essere una plateale “ schiappa” nel gioco del tennis, del pingpong e di ogni gioco che richiede l’uso di una palla.
In pratica non ne vede la traiettoria, il movimento, l’uso stesso gli sta antipatico e frustrante.
Ecco finalmente la sua rivincita, ora si aggira per le stanze con la sua racchetta colorata, la muove intorno con mosse sapienti, che lui ritiene di Tai Chi Chuan, ad ogni schiocco un sorriso beato gli si delinea sulle labbra, fa ginnastica e si sente un paladino, un ammazzasette delle favole.
Tre consigli :
– Attenti a non folgorarvi da soli con movimenti incauti
– Le mosche sono troppo veloci, occorre ancora la vecchia paletta
– Non è un gioco da bambini, se non volete passare la giornata al pronto soccorso dell’ospedale.
E’ anche vero che questa potrebbe essere un’esperienza didattica che li potrebbe interessare quando in seguito giocheranno “ al dottore “, passatempo che furoreggiava quando Talpone era bambino, non so se dopo tante generazioni sia  ancora un gioco in voga tra maschietti e femminucce.

FIGLI, NIPOTI E FAVOLE


Dalle alte vette dolomitiche sono finalmente scesi a trovarci il temibile Martello di dio e il sorridente Tasso irlandese, dopo nove giorni di arduo trekking.
Mamma Istrice da due giorni aveva pulito e rassettato casa, imbandito una quantità pantagruelica di specialità, con opportune varianti: vegetariane ( per uno ), celiache ( per l’altro ), ordini e ingiunzioni ( per Talpone ).
Una volta lavati e sfamati, mentre la lavatrice cominciava il suo tour de force di lavaggio intensivo di una serie impressionante di indumenti luridi ma altamente tecnologici ( persino le mutande erano di fibra speciale ), il caro figliolo ha cominciato subito a pianificare programmi, visite e gite per i genitori da qua al settembre del prossimo anno, in accordo con la Grande Madre.
Si è poi accorto del genitore maschio e l’ha gentilmente blandito con amorosi vezzeggiativi, quali “ Ciccione “, “ Sei grasso, grasso, grasso !”, “ Ma quanto pesi ?”, “ Ti sei finalmente iscritto in palestra e in piscina ?”, “ Ma quanto mangi, tira indietro la pancia “, “ Allora sei proprio senza denti ?”.
Il grande martellatore ha poi espresso la più vivida disapprovazione per la favola di Alice raccontata alla nipotina “ Ma insomma dovevi proprio spaventarla in quel modo ? Sei un incosciente, stai attento quando parli !”.
Non so come a 2500 metri si fosse collegato a internet e avesse letto i vari post, non si era fatto sentire credo solo per costi telefonici, ma ha recuperato in fretta, Talpone, come tutti i padri messi in minoranza nelle discussioni famigliari, ha abbozzato.
Il buon Tasso irlandese prudentemente in questo caso ha preferito astenersi e fare “ l’inglese”.
Quando il pater familias ha cercato di fare qualche battuta di diversione dal tema “ pesi & misure “ si è sentito dire, amorevolmente s’intende, scherzosamente senz’altro, “Ma perché non lo ricoveri in qualche istituto, come la Baggina ?”( Lui)
“ Perché mi costerebbe troppo “ ( Lei )
A questo punto era l’ora di andare a ritirare i nipotini all’asilo e Talpone vi si è incamminato di buon passo, lasciando il caldo nido famigliare, per prendere aria e fare della salutare ginnastica tra le verdi strade milanesi, ombrose di tunnel sotto le ferrovie, giungendo dai suoi adorati con la sua scatoletta magica di metallo piena di caramelle, comprese le famose coca coline, dette tecnicamente “ Cola Fritz”.
Rifocillati i nipotini con pane e marmellata di limone, due bicchieri di succo di arancia, in attesa dei genitori, nonno Talpone timorosamente ha provato a raccontare loro la storia del fantasma Alice.
Secondo il convinto parere del nonno, i bambini amano ancora le favole raccontate con amore e partecipazione da anziani come lui, senz’altro con migliori risultati che l’utilizzo intensivo di televisione, giochetti elettronici e ( orribile !) i libri sonori, dato che niente supera la parola, questa magia che è il tratto distintivo dell’uomo.
Il risultato della narrazione è stato una serie di domande tecniche.
“ Ma perché quel signore non aveva la televisione e il frigorifero ?”
“ Ma i fantasmi non sono tutti grandi e grossi ?”
“ Perché la bambina non ha chiesto da bere una Coca Cola o una Fanta, che sono più buone ?”
“ C’era un’altalena nel giardino della casetta ?”
Per finire con un’affermazione definitiva dello Scoiattolo “ Spiderman avrebbe ammazzato tutti i fantasmi senza problemi ”
La piccola Piovra “ Anca Supemmen !”
Si sono quindi rimessi a giocare tra loro, indossando i loro costumi di Darth Fenner e di Iron Man, prendendosi allegramente a cuscinate.
 

ALICE HA SETE


Il mio amico nonno Talpone ama raccontare le favole ai bambini, certe volte però, come molte persone anziane, si lascia trasportare troppo dalla sua fantasia, con esiti imprevedibili.
Tempo fa, una sera, era in aperta campagna a cenare su un prato in compagnia dei parenti, tra cui la sua ridente nipote Melinda, affettuosa madre di un maschietto e due femminucce, tutti oltremodo vivaci e agitati, la più piccola della nidiata, la piccola Sabrina di sei anni, lo aveva preso di mira per raccontare ripetutamente e con grande entusiasmo la storia di una bambina fantasma di nome Alice, che spaventava un vecchio signore che abitava in una casetta solitaria.
Il breve racconto terminava con uno slancio della piccola che urlando faceva il fantasma che ghermiva il braccio di Talpone .
Il nostro eroe, in uno slancio di generosità , pensò di arricchire questa storia con maggiori particolari di effetto e cominciò a raccontare:
“ Un vecchio signore in pensione decise di lasciare la città, per cercare un posto tranquillo ed economico per vivere i suoi ultimi anni con i pochi soldini rimasti.
Dopo molte ricerche, ebbe la fortuna di trovare in un lontano paesino, ad un prezzo veramente irrisorio, una casettina isolata nel bosco.
Era piccolina e molto trasandata, due sole stanzette, cameretta e cucina, ma aveva intorno un piccolo orticello incolto, i muri e il tetto sembravano robusti, così l’acquistò, fece eseguire alcune riparazioni e lavori di pittura e vi si trasferì con le sue poche cose.
Non vi era elettricità e l’acqua bisognava raccoglierla con un secchiello da calare in uno stretto pozzo vicino all’acquaio della cucina, a fianco del focolare, ma il posto era tranquillo, di poche spese e pensava di viverci senza problemi.
Durante il giorno lavorò nell’orto a strappare le erbacce, poi alla sera, finita la sua modesta cena si preparava ad andare a dormire, quando sentì bussare alla porta.
Incuriosito andò ad aprire e vide sulla soglia una bambina dai capelli biondi, dal vestitino bianco leggermente sporco di terra e strappato.
Le chiese cosa volesse, la piccola con una voce tenue e tremolante rispose che si chiamava Alice, si era persa, aveva molta sete  e desiderava dell’acqua.
Il vecchietto la fece subito entrare in cucina, le porse un bicchiere che la bimba bevve avidamente e poi lo restituì ringraziando con una vocetta roca.
Ma quando si girò per porgere un altro bicchiere colmo d’acqua, lui si accorse che la bambina era scomparsa e rimase alquanto stupito anche per quella figurina cauta e silenziosa.
Guardò fuori di casa, ma non vi era traccia della piccola, richiuse allora la porta con il catenaccio e ancora perplesso andò a dormire.
L’indomani la bella giornata di sole lo distrasse dallo strano episodio della notte precedente, zappò per bene  e seminò insalate, carote e cavoli nel suo orticello.
Ma alla sera, dopo cena, il fatto si ripeté: un lieve bussare alla porta, la bimba pallida di nome Alice che chiedeva un bicchier d’acqua , beveva e poi scompariva misteriosamente.
Dopo la terza visita notturna il vecchietto decise di andare in paese a domandare in giro se qualcuno fosse a conoscenza di quella strana figura.
Molti lo ignorarono o finsero di non sapere niente, ma alla fine una vecchietta più gentile gli disse che si ricordava di una bambina bionda che tanti anni prima abitava in una casetta nel bosco, purtroppo era morta per delle febbri terribili e i genitori disperati se ne erano andati via in un posto lontano.
Nessuno ne aveva più notizia, la tomba della piccola ricoperta di erbacce era in qualche posto nel bosco, forse il suo nome era Alice, forse abitava proprio nella casetta del nuovo venuto.
La notizia lo turbò un poco, ma da uomo pratico decise che, fantasmi o no, i suoi risparmi li aveva messi tutti nell’acquisto della sua casetta e quindi ci sarebbe rimasto, in fondo un bicchiere d’acqua non si nega a nessuno.
Anzi per festeggiare la sua decisione entrò nell’emporio del paese, acquistò un etto di prosciutto e un grosso melone maturo.
Ritornò quindi a casa sua, lo mise nel secchio che calò al fresco nel pozzo vicino all’acquaio e si preparò una minestrina.
Aveva da poco posato il cucchiaio nella scodella quando sentì bussare ancora alla porta.
Si alzò in fretta, aprì, vide la bambina smunta nel suo vestitino lacero e le disse cordialmente “ Entra Alice, ho pronto il tuo bicchiere d’acqua fresca, puoi mangiare con me se vuoi”
La bambina entrò, bevve il suo bicchiere e disse “ Grazie, sei stato gentile, adesso però devi venire con me, subito !”, gli afferrò la mano e trascinandolo con forza sovrumana  si buttò nel pozzo vicino all’acquaio per trascinarlo nell’oltretomba.
Ma c’era il grosso melone maturo nel secchio dentro il pozzo, il fantasma lo penetrò come se fosse gelatina e vi rimase intrappolato dentro.
Il vecchietto si ritrovò libero dalla stretta che lo attanagliava e vide il melone che si agitava nel secchio, come scosso da un terremoto.
Non poteva tagliarlo e fare magari del male alla bambina, allora lo ricalò in fondo al pozzo, gli gettò dei fiori e richiuse l’imboccatura con una grossa pietra.
Si mangiò poi il prosciutto che gli mise una gran sete, quindi decise di aprire una bottiglia di vino che consumò con gusto.
Da allora il signore non bevve più acqua, quel melone giù in fondo al pozzo rimase tranquillo, anche se ogni tanto gli pareva che si sentisse un tintinnio di metallo dal fondo, come se lo volesse chiamare, allora lui alzava il calice e rispondeva al saluto, precisando deciso : più tardi cara, più tardi, non c’è fretta!. “
La storia piacque molto ai nipotini e venne ripetuta tre volte dal buon nonno Talpone, poi dato che era tardi ognuno tornò a casa sua.
Qualche giorno dopo gli telefonò la cara nipote Melinda e gli riferì che la piccola Sabrina era rimasta scossa dal suo racconto, per gli incubi aveva dormito malissimo le notti seguenti e non voleva più mangiare prosciutto e melone.
Per fortuna non aveva ancora chiesto una bottiglia di vino.

GLI INNOCENTI


Si sente all’improvviso un pianto di bambino, acuto, disperato, continuo.
Nonno Talpone si alza dal tavolo della cena solitaria, crede di riconoscerne l’origine.
Affacciato al bacone sul cortile capisce che proviene dall’appartamento sottostante della scala vicina, ci risiamo, è il piccolo Giacomo, un bambino biondo ed esile, timido, ma pronto al sorriso.
Genitori giovani, svagati, molto presi dal lavoro.
Lo cura talvolta una bambinaia filippina, sembra gentile, quando può lo accompagna ai giardini con aria assente.
Quando si incontrano diventa un compagno di giochi del nipotino, la Piovretta, che ha la stessa età.
Ma spesso, forse per risparmiare, lo tiene una nonna, una signora elegante e arcigna che, se esce da casa, lo fa per passeggiare con lui lungo il corso a vedere le vetrine.
Viene spesso sgridato per ogni piccola cosa, così è solitario e triste, un’infanzia opaca  per un fanciullo.
Ora il suo pianto continua così insistente che una mano si mostra rapida dalla sua stanza per chiudere persiane e finestre, serra il rumore, non il dolore.
Nonno Talpone ritorna piano al suo tavolo, cerca una bottiglia, si versa una dose abbondante nel bicchiere.
Al quarto si ovatta quel pianto disperato, ma rimane una tristezza profonda.
“ Oh Signore, supporta gli innocenti, il vento e la pioggia li flagellano “.

IL NOME DEI FIGLI 1


Il nome di Martello Dionisio
Venendo al caso presente, si grazie, ieri sera ho digerito tutto perfettamente, il caso del mio secondo figlio, il Martello di dio in questione, premetto che lui si dimostrò molto determinato già dal periodo prenatale.
Anche lui come tutti i ragazzi di questo mondo non voleva andar via da casa, Martello quindi precocemente, anche se la pancia materna si ingrossava sempre più, sembrava non avere alcuna fretta di uscire fuori per godere le fatiche del mondo esterno, riposando tranquillo nel grembo  di mamma Istrice.
Fu necessario richiedere un intervento cesareo, che non lo scosse più di tanto.
Infatti quando papà Talpone, accompagnato dal suo amico valente psichiatra, andò all’astanteria della Maternità per cercare il proprio pargolo al di là del vetro di protezione, lo scoprì, unico nella massa di neonati paonazzi urlanti, contorti e furibondi di essere stati buttati in questo sporco mondo, lo notò dicevo, perché giaceva nella sua culla beato, grasso e sorridente per non si sa quale ragione.
Incredibile, come faceva a dormire placidamente con un sorriso etilico sulle labbra, in quella bufera di strilli, che si sentiva persino oltre il vetro ?
Il fatto era veramente originale.
Si tenne un breve consulto medico, Talpone e il suo emerito amico medico conclusero che il suddetto giovane Martello si doveva essere procurato in qualche modo una corroborante bevanda alcolica.
Dunque, il nome del piccolo budda questa volta era di pertinenza di mamma Istrice, che con una certa originalità aveva deciso di utilizzare quello di suo cugino, nonché quello di mia sorella e di mio nipote.
I due amici decisero però che lo straordinario evento della beatitudine del piccolo budda andava tramandato ai posteri.
Si recarono pertanto dalla funzionaria dello Stato Civile per far inserire, quale secondo nome del piccolo, quello magico, divino ( in nomen di-vino ) e onorifico di Bacco.
Quella zitella acida si rifiutò inspiegabilmente di accettare la nostra ragionevole richiesta.
Fu inutile discutere con quella donna testarda.
Talpone ebbe allora uno dei suoi occasionali lampi di genio, il piccolo si poteva chiamare “ Dionysos “ in ricordo di un ipotetico nonno di origine greca ?
L’arpia precisò che lei poteva scrivere “ Dionigi “
Dionigi ? mai e poi mai, che schifezza.
La discussione proseguì animata e si concluse per sfinimento con un ragionevole compromesso “ Dionisio “
 Che nome stupendo ! Come direbbe la Sofia del locale villaggio.
Il dio della luce, della procreazione, il divino fanciullo dell’ebrezza e della felicità.
Per festeggiare l’avvenimento i due amiconi si recarono subito alla Crota Piemunteisa di piazza Beccaria, stappando due bottiglie di Dolcetto d’Alba e sorbire qualche grappino per sistemare lo stomaco.

NONNO FREGOLI


Squilla il cellulare, risponde mamma Istrice, dai toni dolci e dalla durata della telefonata un estraneo potrebbe pensare che sia l’amante, ma Talpone capisce che si tratta del figlio Promettente Avvocato.
Con il Martello di dio londinese la durata sarebbe stata inferiore, per motivi economici naturalmente.
Dopo mezz’ora lei mi chiama, l’Avvocato vuole parlare con me.
Strano, le sue macchine da far riparare ?  No, siamo a 600 Km di distanza, idem per bollettini da pagare o commissioni da sbrigare.
Mi interroga subito “ Pronto, folletto dei boschi ? C’è qua un bambino che ti deve parlare “
Talpone capisce che si richiede una trasformazione alla Fregoli, si tappa il naso e risponde  “ Prondo chi è ? “
Lo Scoiattolino con la sua vocina squillante ed emozionata chiede “ Pronto, sei il folletto dei boschi ? “
“ Di, dimmi bure caro… “
“ Sono un bambino e vorrei la vestizione di Dark Fender “
“ Scusa bambino berchè vuoi una chitara  o vuoi forse un gostume del Fenner di Guere Stellari ? “
“ Il costume di Guerre Stellari, per il mio compleanno “
“ Gome ti chiami e quando gombi gli anni ? “
“ Sono Scoiattolino Talponi, un momento…. Papà quando compio gli anni ?…Ah si, il 13 settembre, posso avere la vestizione di Dark Fender allora ?”
“ Va bene, lo segno qua sul mio libro d’oro, ti saluto e fai il bravo bambino “
Finalmente arriva al telefono il Promettente Avvocato, Talpone può riprendere fiato, stava soffocando, per amore d’accordo, ma sempre semisoffocato era, chiede ansioso “ Mi ha riconosciuto ?”
“ No folletto dei boschi, va bene così “ E chiude la comunicazione.
Già per ultime feste Talpone ha dovuto fare la voce dell’Uomo Ragno con un fazzoletto in bocca, ancor prima entrare in una strettissima casacca da Babbo Natale, spaventando i piccoli e mangiando una barba di plastica, speriamo che in futuro non gli chiedano di fare Biancaneve.
Dura vita da nonni, detto con i baffi all’insù.