SOGNI DI GLORIA


Al terzo giorno di ginnastica mattutina nonno Talpone si è alzato dal letto leggermente dolorante, ma fedele ai suoi principi non ha badato che a infilare i suoi pantaloncini corti blu a quattro tasconi, utilissimi se devi portarti dietro i tuoi tre cellulari, non si sa mai, poi carta, penna, fazzoletti e occhiali, nonché indossare con nonchalance una maglietta grigia molto casual.
Veramente il bottone di chiusura dei pantaloncini era saltato via, non si fanno più i lavori di sartoria di una volta, così Talpone si è allacciato un robusto cinturone di cuoio marrone e via, verso la meta!
Dopo una cinquantina di passi leggermente claudicanti ha cominciato a sentire un dolore sempre più acuto al tallone destro, così ha pensato bene di camminare sulla punta dei piedi, come un ballerino.
In una breve discesa addirittura si è permesso una corsettina, quasi trascinato dalla forza di gravità.
Stupito, si è detto “ Forza, il sole ti sorride, avanti così vecchio Talpone”
Infatti, tra passettini di danza e corsettine in discesa ben alternate, è arrivato alla bottega di Nando in ben venti minuti invece della solita mezz’ora.
L’amico l’ha accolto con un festoso “ Ciao Talpone, ancora arrivato a piedi ?”
Le donnette del negozio lo hanno guardato in modo da lui giudicato pieno di ammirazione.
Di certo è avvenuto che una signora di taglia molto abbondante, con una folta capigliatura riccia di un biondo oro brillante gli ha domandato “ Ma viene dal vocabolo Spodiore ?”
“ No – ha risposto l’atleta – quello è a metà strada, io abito molto più avanti “
“ Ma non ha paura dei cinghiali – ha proseguito la giunonica matrona – io una volta ne ho incontrato uno, adesso non cammino più se non accompagnata da un’amica “
Talpone ha infilato la capsula del tè al limone disidratato e zuccherato nella macchinetta, ha sollevato leggermente i suoi baffetti bianchi e ha precisato “ Veramente mi è capitato di incontrare su queste strade una famiglia intera di cinghiali, un nutrito gruppo, direi padre, madre, cuccioletti e forse qualche zia. Non è un problema cara signora, basta fermare la corsa e attendere senza paura che passino via tutti.“
Un “Ooh “ generale è esalato dalle gole delle attempate signore.
Talpone si è girato agilmente per fermare il flusso di acqua calda e tè che scendeva nel bicchierino di plastica, giusto in tempo per non farlo traboccare e per evitare di precisare che l’avvenimento era realmente accaduto tempo fa, ma mentre guidava la sua autovettura.
Comunque è sicuro che il particolare non cambia molto la situazione di pericolo corso, un anno fa addirittura mentre guidava era passato sopra una serpe schiacciata che giaceva in mezzo alla strada.
Insomma nel suo piccolo Talpone si considera un avventuroso.
Ha poi raccolto i suoi giornali, il litro di latte e mezzo filone di pane, del monte Bibbico naturalmente, cotto a legna, il migliore, per affrontare il ritorno a casa con la fermezza di un legionario romano.
Passando davanti al segnalatore di velocità arancione che si trova all’uscita del paese gli è venuta una brillante idea.
Continuando gli allenamenti con eroismo e costanza, Talpone potrebbe prepararsi un cartello con il suo nome e indirizzo, da appendere dietro alla schiena e passare di corsa davanti al segnalatore, facendo scattare la foto e ricevendo a casa la multa da pagare.
Richiedere poi copia della foto flash e incorniciare il tutto in un grande quadro dorato da appendere in sala.
Che notizia !
Nonno Talpone che riceve una multa per eccesso di velocità mentre di corsa supera il limite di 50 Km orari nell’abitato.
Altro che il figlio nuotatore nel Tamigi e l’altro che gioca a calcetto e a tennis quando la famiglia è in montagna.
Oh sogni di gloria !
 
 
 

IN MOVIMENTO !


Seconda giornata di attività atletica : questa volta nonno Talpone sarebbe andato a piedi sino al vicino paese e ritorno, un’impresa con un percorso di ben sei chilometri !
E’ risaputo che Talpone è unanimamente considerato un personaggio temerario, così lui asserisce, si è pertanto affidato alle sue gambe per affrontare le varie curve in discesa verso la bottega dell’amico Nando.
Ha incontrato due auto e un’altra avventurosa signora in movimento ginnico, arrivando dopo mezz’ora nel negozietto del paese.
Si è trovato di fronte a una dozzina di signore intente agli acquisti ed è stato salutato dalla figlia di Nando, una giovane trentenne bruna dalle forme procaci, un incrocio tra Sofia Loren e Sabrina Ferilli.
“Buon giorno Talpone…ma che bel nome che hai !”- ha esordito con una voce calda e leggermente roca, scandendo bene le parole e finendo con un modulato sospiro.
Talpone è arrossito come un pomodoro e si è chinato velocemente su una cassetta di fichi, borbottando che non vedeva dove fossero le patate.
Sofia ha aggiunto, tra i risolini delle presenti e dopo una pausa ben calcolata, “ E’ come il nome del mio ragazzo !”
Nuove risatine delle signore mentre Talpone cercava di inserirsi tra le ceste di carote e patate messe sul pavimento per cercare un’immaginaria moneta persa.
Dopo un adeguato periodo di tempo è riemerso tra le clienti con noncuranza ben calcolata, ha bevuto il suo tè con una focaccina salata ancora calda di forno, ha chiesto i suoi giornali e un chilo di fichi.
Al momento di pagare si è accorto di aver dimenticato a casa il portafoglio, ma Sofia con un sorriso smagliante ha mormorato “ Non importa Talpone, lo segno sul mio quadernetto, tanto ci conosciamo bene !”
Qua in paese tutti fanno annotare la spesa, solo i rari turisti di passaggio pagano in contanti.
Il problema era il ritorno a casa con il vassoio degli enormi fichi maturi posati su un largo vassoio.
Sofia con gli occhioni luccicanti ha sussurrato “ Se vuoi Talpone ti accompagno a casa con la mia auto !”
Il poveretto ha borbottato che sarebbe tornato più tardi a ritirarli ed è schizzato fuori dal negozio come inseguito da un nugolo di vespe.
Duro il ritorno a casa in salita, ma dopo un paio di curve si è visto venire incontro di corsa, con balzi elastici e ben ritmati, un giovanotto abbronzato e palestrato, in canotta e calzoncini che ha esclamato “ Buongiorno !”
Talpone, sudato e affannato, ha risposto al saluto continuando la salita.
Poi ci ha ripensato, ha raddrizzato le spalle, levato la testa, i baffetti rialzati e ha assunto un’aria soddisfatta.
Era finalmente entrato anche lui a far parte della grande famiglia degli atleti mattutini, quegli eroi abbronzati che, agili e scattanti, guizzano tra i verdi boschi delle colline umbre !

QUA FINISCE MALE


Signor Direttore, dott. Martello, il suo inviato speciale nella Conca Ternana, il sottoscritto nonno Talpone, pur tra mille difficoltà cerca di mantenere la corrispondenza giornaliera richiesta, a rischio della propria incolumità.
Tumulti di bande giovanili, saccheggi di negozi, autobus e case bruciate ?
No, signor Direttore, in questi luoghi ameni tutto tace come sempre, come nei secoli di dominazione papalina.
Il pericolo, ben conosciuto dagli abitanti indigeni, sono i pranzi e le cene giornaliere che sono servite, rigorosamente abbondanti, gustose, fantasiose, maledettamente ripetute.
Ha presente quel vecchio film di Ferreri “ La grande abbuffata “ ?
Io, ingenuo milanese, in quegli anni mi entusiasmai, avevo anche almeno trent’anni di meno, pensavo ad una fantasia grottesca di quel geniale regista.
Invece no, lui probabilmente era passato casualmente da Terni in periodo di sagre estive.
Non si può dire “ va bene, gustiamoci questi picchietti al tartufo ( porzione di due etti circa ) e poi ci facciamo un caffè.
No, qua si inizia con una ventina di antipasti, dal farro al tartufo ( te pareva ) ai dieci tipi di bruschetta a testa di vario tipo, ai pescetti fritti, olive ascolane ( non sono di Terni ma si sono radicate anche loro ) coratelle, fettine di lardo aromatizzate.
Poi picchietti, ciriole, strozzapreti, lasagnette, spaghetti e maccheroncini al tartufo  in bianco ( dicono loro, anche se nereggia ), alla boscaiola, al ragù di castrato, ai frutti di mare, alle granseole, al pesto ( sì, è ligure, ma qua se magna de tutto ).
Seguono agnelletto al forno, tagliata con pepe ( ma non era fiorentina ? ), braciole, cinghiale in umido, fettine, pollo ( questo è nostrale, nun po’ di de no !), salsicce gustosissime, trote ( nostrali pure queste ) fatte al forno e cosparse di tartufo.
In seguito come rifiutare lo scodellone di panzanella, per mettere a posto lo stomaco, anche se da piatto povero, ora con alici, uova sode, olive e quant’altro vale una cena da solo.
Non parlo  delle frittatine,” una fettina sola, so’ fatte con le ova nostre !”
Sei da tempo arrivato al capolinea, ti passano pizzette casarecce, formaggi di Norcia, fichi giganti e gustosi, ormai incosciente ti infili in bocca crostate alle visciole, panna cotta, tirami su, bomboloni alla crema.
Il gelatino, il tartufino di cioccolato, magari corretto, sempre per sistemare lo stomaco ormai formato baule, amari, limoncelli, nocini si uniscono fraternamente.
Come se non bastasse durante tutte le cene i ternani parlano appassionatamente delle prossime magnate, si fissano date e appuntamenti ( sono già stato prenotato fino a ferragosto inoltrato ), si litiga sul posto fissato, “Da me che c’ho un agnelletto nostrale che nun te dico”
“ No, da me che vado a Civitavecchia e te porto du casse de pesci freschi freschi dal pescatore mio ! “
“ Macchè, io tengo delle sarcicce e un collo de maiale che è uno spettacolo, nun fo pe ‘ dì , è proprio mio de me, l’ho curato come un fijo “
“ Mannò, annamo a Polino, che lassù se sta sempre freschi e ce stanno li funghi porcini “
“ Bravo, ma che sei matto de capoccia, dopo te avvelenano, nun lo sai ?
Annamo a Quadrelli, lì si che sono salutari !”
La caccia è chiusa, di politica, se non devi chiedere un favore o un posto, non si parla che fa sempre schifo, spesso si discute di donne e di corna, con genealogie dettagliatissime a tutti note, ma per te oscure.
Tu boccheggi, t’addormenti a tavola, ma come fai a scrivere articoli ?
Se poi nonno Talpone vuole evitare qualche pranzo o cena deve litigare con la moglie ternana, le cognate, le cugine che si offendono.
Guardi fuori e vedi questi accidenti di prati verdi ricoperti di fiorellini bianchi di cicuta, senti un brivido di gelo allo stomaco e sussurri “ Va bene cara, andiamo “
Qua finisce male, mi creda signor direttore.

LE VACANZE SONO FINITE !


Ho pulito il bagno, lavato i piatti, spazzato il pavimento, riempito un valigione con un’enorme quadro di porcellana, regalo della zia ceramista per le nozze di mio figlio, il martello di dio, pigiandoci insieme un filone di pane sciapo ( senza sale ) di 4 chili e due capocolli di 3 chili, come ordinato da mia moglie, l’ istrice prussiana, un paio di scarpe da pioggia pesanti di riserva ( non aveva mai piovuto, ma non si sa mai ).
Poi ho preparato la spaghettata per i gatti, arricchita di due belle fette di arrosto, come regalo di addio per la mia partenza.
Infine ho mangiato anch’io, erano le 10 di sera.
Ho dovuto forzarmi a finire le due bottiglie di Sangiovese e di Prosecco già iniziate, non potevo lasciarle andar male.
Ricontrollo le chiavi, i telefonini, i libri, le agende nello zaino.
Quasi sto dimenticando di scrivere il post serale, non posso deludere mio figlio, il beneamato Martello di dio, può essere capace di telefonarmi di notte per chiedere spiegazioni.
E’ mezzanotte, anche questa è fatta, sono soddisfatto.
Salgo in camera da letto, decido di mettere la sveglia sul cellulare per le 3.45 di mattina, il treno partirà alle 5.10, dovrei farcela.
Mi sveglio di colpo, guardo l’orologio, sono le 3.
Mi chiedo cosa può succedere se l’allarme non dovesse funzionare, purtroppo avevo dimenticato di predisporre qualche altra sveglia per maggiore sicurezza.
Dovrei scendere le scale e cercare nello zaino gli altri cellulari, ma non me la sento, il letto è così confortevole.
Ma se perdo il treno ?
Scenari apocalittici, mia moglie mi aspetta, magari ha preparato un pranzo speciale per me, forse può aver programmato di andare al cinema nel pomeriggio.
Tengo la luce accesa e controllo ogni tanto l’orologio.
Mi consolo, in fondo unpoco ho dormito, la Montalcini in un’intervista ha affermato che tre ore di sonno le erano più che sufficienti, poi andava in laboratorio per le sue ricerche.
Comincio a fantasticare : quali ricerche scientifiche potrei iniziare ?
Non ce la faccio più.
Sono le 3.40, mi alzo inizio a rifare il letto per bene, come il mio istrice desidera.
Improvvisamente si sente il trillo del cellulare, allora funziona !
Lo ringrazio, il fedele vecchio Nokia da 30 euro, bravo, bravo !
Scendo di sotto, mentre preparo il tè ricontrollo tutta la stanza.
Un tarallo, mezza tazza di tè, poi fuori a caricare l’auto.
I gatti mi aspettavano, miagolano e mi si stringono attorno.
Ma come, avevano già mangiato quattro ore prima, hanno già fame ?
Poi ricordo la cena speciale e quindi ritengo che abbiano diritto ad un bis.
Salgo in auto, sto per partire, no, ho dimenticato la bottiglia di tè bollente per il viaggio.
Mi ricordo in tempo delle forme di pecorino umbro nel frigorifero, le recupero e le metto in un sacchetto termico con un panetto di ghiaccio.
Sempre più in fretta infilo insieme tutto quanto nello zaino, è pieno da scoppiare, forzo le cerniere, è fatta.
No, ultimissima cosa, con le cesoie taglio una serie di steli con boccioli dai rosai dal giardino di casa: rosso rubino,viola,gialli, bianchi, rosso cardinale, screziati.
Li lego in un mazzo e lo avvolgo nella carta bagnata, sono per la mia istriciotta.
Di corsa giù per i tornanti verso la stazione, per fortuna non c’è nessuno.
Arrivo al parcheggio, chiudo l’auto e mi affretto verso il treno.
Sistemo tutto nello scompartimento vuoto.
Sono quasi felice, guardo l’orologio, il treno patirà tra mezz’ora, bene, ce l’ho fatta.
Poi penso, povera mia Istrice Prussiana, il marito itorna, le tue vacanze sono ormai finite !

SIAMO TORNATI


Siamo tornati a Milano, esausti per le nove ore di viaggio in auto da Terni.
Fermate strategiche per il nipotino che vomita, quello che ha fame e vuole sgranchirsi le gambe, la vescica del nonno, la pausa per il ristorante poiché i nipotini non si accontentano del panino veloce, l’incidente in autostrada a poche decine di chilometri da Milano che ti ributta in strade sconosciute e intasate.
Siamo tornati e abbiamo riconsegnato i due angeli alla madre, sorridente e trepida.
Abbiamo scaricato dalla vecchia vettura famigliare le valige, i borsoni, i sacchi dei giochi e i pacchetti di prelibatezze casarecce.
Siamo stati ad ammirarli mentre riesploravano il loro appartamento e la loro cameretta, a casa loro dopo nove giorni di vacanza con i nonni in quella collina semiselvaggia della Valnerina.
Erano felici ma ci cercavano con gli occhi e non volevano farci andar via.
Ma la nostra parte era finita per ora, l’avevamo recitata come potevamo, con tutto l’amore, la comprensione e la gioiosità possibile, resistendo alla fatica mentale e fisica.
Assediati come a Fort Alamo a detta del nonno, secondo le sue reminescenze eroiche di quando era ragazzo.
Ora con immenso dispiacere, ma in fondo era giusto così, dovevano lasciarli ai loro genitori.
Sappiamo dove stare, disponibili ma con discrezione, solo quando siamo chiamati.
Possiamo sempre telefonare, con aria informale per sapere se tutto va bene, se sono in salute, se è avvenuto qualcosa di nuovo.
Siamo tornati nella nostra famiglia ristretta, ma segretamente speriamo di essere ancora chiamati, desiderando di essere  utili, per tornare bambini insieme a loro.