APNEA


Il nonno è uscito dall’apnea per qualche minuto, ha messo a nanna i piccoli insieme con  nonna Istrice, lui prima di crollare dal sonno, guarda la posta su internet, vede il suo blog e scuote la testa, non ce la farà mai ad aggiornarlo, domattina sveglia sicura alle 6, notte a schivare calci amorosi del nipotino, a cui come ogni sera ha dovuto raccontare la fiaba del minestrone dell’imperatore Federico II e del papa cattivo.

Ogni sera lezione di storia medioevale, no l’imperatore non usava la spada di fuoco né il bazooka, 800 anni significano 4 / 5 generazioni di padri e figli per otto volte, la scomunica non fregava niente agli arabi, che allora erano assai più civili, colti e puliti di noi, si Federico ha inventato il volgare italiano, il minestrone lo mangiava da quando aveva patito la fame a Canossa, no, non so se mangiava gnocchi al ragù, però se si faceva la cassata siciliana non doveva avere rimpianti, sì se campo ti porterò a vedere Castel del Monte e la Zisa di Palermo, mangiando arancini e gustando granite al limone con il cornetto alla mattina.

Deve essere noiosa la lezione, perché si addormenta subito.

Nonno talpone lo segue a ruota.

DIECI LIBRI IN SEI GIORNI


La permanenza nella campagna umbra, per improrogabili lavori campestri di manutenzione, dovrà continuare oltre il termine previsto a seguito di imprevedibili complicazioni logistico-organizzative, pur nel rispetto generico del programma a suo tempo previsto dal project planning.

Questo è il burocratico bollettino che nonno Talpone ha affisso alla sua bacheca e che, con opportune varianti, cerca di ammannire a chi chiede notizie del suo silenzio.

Personalmente l’ho visto quasi sempre incollato al suo specchietto rosso ciliegia, quel diabolico aggeggio elettronico di lettura che lui certe volte tende  a nascondere tra libri cartacei, come faceva da ragazzo, quando per le ispezioni paterne nella sua stanza lui usava inserire romanzi russi della BUR tra i volumi di Topografia o di Scienze delle Costruzioni.

Bisogna anche ammettere che il caldo è veramente feroce, in questo momento all’esterno, pur tra le colline boscose e a 500 mt di altitudine,  la temperatura è di 36 gradi all’ombra, mentre dentro casa, con i muri spessi un metro, si aggira sui 23-24 gradi.

I fattori del caldo estivo e del giochino che gli fa divorare due libri al giorno hanno influito sulla tabella di marcia dei lavori talponeschi.

Sono iniziati beninteso, l’arrivo della moglie si è fatto sentire, ma l’afa, la natura in fiore, gli alberi piegati dal peso di ciliegie, albicocche e nespole hanno rallentato anche il ritmo della prussiana.

Stranamente il piatto di Paella di nonno Talpone questa volta ha avuto la sua approvazione, così mi permetto di dare qualche indicazione per eventuali curiosi.

Paella rapida alla Manuel

In una padella larga e pesante versare 4 o 5 cucchiai di buon olio, farvi soffriggere mezza cipolla e uno spicchio di aglio finemente spezzettati.

Inserire il contenuto della paella preparata ( personalmente la migliore è quella della Despar), mezzo bicchiere d’acqua ( di brodo è meglio ) e far scaldare a fuoco vivo per 4 minuti, mescolando con cucchiaio di legno e spargendo a piacere del peperoncino macinato fine, della paprika dolce e del pepe.

A questo punto versato due o tre etti di gamberetti sgusciati congelati, mescolare e versare mezzo bicchiere di vino bianco secco.

Dopo un paio di minuti in cui il preparato prende sapore, iniziare a mescolare regolarmente fino al giusto grado di assorbimento del liquido.

La cottura totale da quando versate la busta del preparato si aggira sui 10 minuti.

Le buste di 650-700 gr sono sufficienti per due persone, quando si è soli la mezza porzione è buonissima anche il giorno seguente, riscaldata al microonde, immettendo un cucchiaio d’acqua e versando un poco d’olio extravergine sul preparato caldo.

In segreto vi confesserò che i golosi come nonno Talpone, quando sono soli e senza controllo, se la sbafano tutta intera con mezza bottiglia di bianco secco, tenuto al fresco.

PAUSE DI OZIO E ORDINE MATRONALE


Il viaggio in treno verso la sua avventurosa destinazione umbra, sì, proprio quello che compie da quando ha conosciuto 43 anni fa un delizioso fiore locale, la sua fascinosa orchidea silvestre, il detto viaggio, dicevo, ha mostrato una insospettata utilità del nuovo E-reader appena acquistato.

Nel suo scompartimento alla partenza da Milano ha trovato una loquacissima signora bergamasca, quasi ottantenne, che ha subito iniziato ad illustrargli i vari malanni di cui soffriva ed i motivi per cui si recava a Chianciano Terme per le cure delle acque.

Alla fermata di Rogoredo Talpone ha cercato di arginare la dotta esposizione, affermando che già disponeva di una moglie totalmente dedicata alla medicina, ottenendo così un mutamento della conversazione, volto alla descrizione dei decessi e dei funerali a cui la vispa signora aveva assistito.

Alla fermata di Lodi ( ebbene sì, nonno Talpone per risparmiare sale su treni lumaca ) il nostro eroe ha tratto dal taschino la sua magica tavoletta rosso ciliegia, affermando con voce suadente “ Mi scusi un attimo, controllo un dato “

In tal modo si è letto voracemente il libro di ricordi di Pansa “Poco o niente “, il romanzo di Vitali “Galeotto fu il collier “, e la prima parte del romanzo di Fruttero “Enigma in luogo di mare “.

La logorroica signora messa in soggezione dallo strano marchingegno elettronico si è azzittita, un libro non l’avrebbe certo fermata, e il viaggio ha avuto un felice decorso.

Nella sua casa di campagna le gatte, arrivate man mano, l’hanno poi affettuosamente salutato, hanno gradito i vari piatti di spaghetti, croccantini, scatolette di coniglio e tazze di latte scremato, in suo onore si sono esibite in volteggianti capriole sull’erba.

Lui abbandonato sulla sua poltrona da regista, all’ombra della quercia vicino casa, ha ammirato anche il cielo azzurro, gli sfilacciamenti di piccole nubi, percependo appena, nel silenzio totale, il ritmo di un cuculo lontano.

Poi con la sua tavoletta si è letto due meravigliosi racconti da “ L’osteria della Fola “ di quell’incredibile narratore che è Giuseppe Pederiali, un vero incantatore.

Questa mattina nonno Talpone è stato svegliato da una telefonata della sua Orchidea Selvaggia, arriverà per mezzogiorno con un Eurostar, addio ozio, paella cucinata alla Talpon, letti sfatti, piatti nell’acquaio, l’ordine matronale trionferà.

ANCHE GLI OPERAI TI PORTANO IN PARADISO


Era proprio bravo nonno Talpone, appena diventato maggiorenne, a pontificare su come superare le piccole contrarietà quotidiane, come guardare la vita con occhi diversi.

Era tornato a casa spompato dalle sole 20 vasche della lezione di nuoto, sotto una pioggia uggiosa che non voleva finire mai,  che si adattava perfidamente a tutta l’acqua che aveva ingurgitato quando aveva cercato di respirare abbozzando una specie di stile libero.

La casa vuota, perché la sua Istrice si trovava per tutta la giornata all’università.

Si è guardato attorno tutto in grugnito e affamato, era preso da un tormentoso dilemma, aprire una scatoletta di tonno o una di carne in scatola ?

L’idea di farsi una frittata, anzi diciamo di girarla nella padella, lo sgomentava.

Se, come gli era accaduto troppo sovente, gli fosse caduta in terra o sui piedi ?

Ahimè, che dolci ricordi quelli della Pasqua in Umbria, specialmente quella domenica passata meravigliosamente a tavola di un ristorante della Val Nerina, in un piccolo  paese,  ove  sono anche custodite le mummie di quelli che stavano così bene, che vi sono rimasti incorrotti per secoli.

Avranno mangiato così saporitamente anche loro ?

Di certo il cuoco di quel ristorante così rinomato è un artista, un ex operaio delle Acciaierie di Terni.

Molto tempo fa per l’intervallo del pranzo lui riusciva a prepararsi dei pasti così saporiti che una trentina di colleghi si accollarono il suo lavoro, purché cucinasse anche per loro.

Dopo qualche anno ebbe la temerarietà di licenziarsi per seguire il suo estro creativo, aprì un nudo punto di ristoro in un garage del suo paese, quattro tavoli sempre prenotati.

E’ poi passato via via da un locale più grande ad una villetta con un piccolo parco ove personalmente cura le sue specialità sempre diverse e raffinate.

Questo operaio sa veramente portarti in paradiso.

Affettati di lonzino e di prosciutto dagli aromi invitanti, pasticci di uova e pecorino, frittatine di erbe primaverili, il Cocco Re al tarufo, gli gnocchetti al sugo di anatra, le lombatine di vitello in crosta con tartufo e poi smetto perché mi sento svenire.

Ha poi deciso di aprire una scuola di giovani chef  per quei volonterosi che si volessero cimentare in quest’arte così terrena e godibile.

Non è un caso unico, altri operai hanno lasciato la fonderia per innalzarsi all’arte di fuochi più ridotti nei fornelli, sempre con risultati esemplari

Magica Umbria.

Talpone no, è nato lombardo e pasticcione, con l’esperta cuoca che ha sposato quando manca lei si ritrova allo stato delle scatolette.

Non potrà mai ambire a imparare qualcosa di buono.

Ma poi, con un soprassalto di orgoglio apre il frigorifero, ne trae il vassoio dei formaggi ed esclama:

“ Scatolette ?  Puah !”

IL ROGO


Ieri sera, dopo un viaggio di sette ore in auto sotto una pioggia battente, è ritornato a Milano nonno Talpone, stanco, corrucciato e più bisbetico che mai.

Il fatto è che cinque viaggi su e giù per i tre piani della sua casa, trasportando pacchi e sacchi di cibarie che la sua Istrice Prussiana si ostina a voler trasferire dall’Umbria ad ogni vacanza, possono ragionevolmente indurre un onest’uomo a divorziare o a fuggire precipitosamente lassù tra gli eschimesi e le balene.

Pericoloso e inutile cercare una conversazione con lui, solo dopo essere sedato da una bottiglia di Barbera di Monleale e una del santo Tokaj ha rilasciato questa intervista.

“ L’Umbria mi ucciderà, lo so, non solo per la quantità di lavoro campestre che mi invoglia, anzi mi obbliga a svolgere, ma, come già detto in passato, per le pantagrueliche cene e pranzi conviviali a cui sono sempre obbligato a partecipare.

Mi scuso con i miei lettori per la lunga pausa di silenzio sul blog, ero in coma digestivo.

Qualche lavoretto e diverse cantatine però me le sono fatte.

Un giorno avevo dovuto raccogliere con forcone e rastrello tutte le spezzettature di rami che mio cognato aveva buttato intorno agli ulivi dopo la potatura.

Ero sudato e ansimante dopo il continuo saliscendi per la collina ripida e sassosa.

Avevo prudentemente portato nella buca in fondo al campo due innaffiatoi pieni d’acqua, un grosso estintore, pale, zappe e forconi.

Conoscendomi, non volevo imitare quell’anziano che due giorni prima nel bruciare le ramaglie aveva incendiato un bosco intero.

Quindi avevo ammonticchiato un piccolo monticello di rametti, vi avevo dato fuoco con vecchi giornali e con occhio vigile ne seguivo la combustione, aggiungendo altre spezzettature secondo il bisogno.

Ogni refolo di vento può essere pericoloso, occorre smorzare le fiamme più alte con la pala o rintuzzare le braci quando stanno per spegnersi.

Il fumo ti va sempre negli occhi, con gran fastidio e lacrimazioni, te li gonfia, anche se qualche animo salace afferma che faccia gli occhi più belli.

Però che noia, bruciare, scottarsi, piangere, cercavo di pensare a qualcosa di piacevole che mi distraesse, come al rogo medioevale di un eretico.

Ecco, mi figuravo già sul rogo in Campo dei Fiori, figura eroica e spavalda, che gridavo tra le fiamme “ Il mondo è rotondo e gira intorno al Sole !” oppure “ Tu madre chiesa torna evangelica e pura, lascia i predoni, le cavallette e i formigoni che ci depredano !”

“ Aho, ma che, parli da solu? Eh che, si mattu ?”

Mi sono girato stupito e lacrimante, con il forcone in mano e ho riconosciuto Quintilio, una conoscenza del villaggio, uno che da pensionato comunale si diverte a girare per le strade e i sentieri dei dintorni, raccogliendo per passatempo quello che trova: asparagi selvatici, fichi, funghi, noci, mele, vasi da fiori, così, secondo natura.

L’ho trovato molto invecchiato ultimamente, meno baldanzoso e ardito, il camminare molto deve far male, nonostante quello che scrivono i giornali, o forse sarà, a quello che dicono in paese, che qualcuno gli abbia bussato involontariamente, cose che capitano.

Con tutti i furti nelle case da parte di albanesi, rumeni e ragazzi con la dose da pagare, la gente in Umbria si è ormai fatta meno tollerante.

L’ho salutato piangendo e quello, prima di proseguire la sua passeggiata salutare, mi ha detto “ Ah Talpò, certu che alla nosstra età nun ce ressta che annà a piedi o ffa li lavuretti tui !”

Ma come, a me, affaticato e piangente, ma giovanile ed eroico assertore di verità e giustizia, messo alla pari del vecchiaccio ?

Sono ritornato al mio falò, ho buttato gran forconate di ramaglie e girando intorno ho cominciato a canticchiare “ Il mondo è rotondo e gira tutto a tondo, e mo’ brucio Primo e Secondo, poi brucio Tersiglio e Quartilio, ma non mi scappa di certo Quintilio. Brucia, brucia, perché il modo è tondo e tu brucia giù nel fondo !”

Devo confessare che non mi ero mai divertito tanto.

I TOY BOYS


L’ulivo è una pianta prodigiosa e armoniosamente bella.

In questa stagione sfoggia una copertura di  piccole foglioline argentee,  mesi prima, da novembre a febbraio, quando gli altri alberi erano intirizziti e spogli e persino la maestosa quercia sembrava uno scheletro uscito da una tomba, l’ulivo ci ha donato i suoi frutti succosi, verdi o neri, da cui si è estratto l’olio, la base insieme al grano e alla vite della dieta dei popoli mediterranei.

Si tratta quindi di un albero generoso che richiede però molte cure, la più delicata è la potatura che avviene in questi giorni prima di Pasqua.

Nonno Talpone però è di origine lombarda, anzi milanese da almeno cinque o sei generazioni, anche se come pecora nera della famiglia è nato a Varese inseguito dalle bombe angloamericane, lui viene quindi dalla cultura del burro e del lardo, suo zio Alfredo, peraltro brav’uomo e abilissimo fabbro, affermava sempre “ Peccato che per condire l’insalata bisogna usare l’olio di semi ( sic !) altrimenti in cucina solo il burro, l’olii l’è dei teruun, brava gent neh, mi la cugnusi, ma sutt al Po hin tucc teruun “( l’olio è per i meridionali, brava gente, ma sotto il fiume Po sono tutti meridionali)

Bossi forse faceva ancora l’apprendista come giovane del pci, ma l’ incultura era già quella.

Solo l’amicizia in università con studenti siciliani hanno aperto a nonno Talpone la visione mediterranea della meraviglia dell’olio extravergine d’oliva, oltre alla comprensione e all’amore per gente diversa ma culturalmente fascinosa e interessante.

La conoscenza a Londra di una stupenda figliola umbra ha poi consolidato il suo apprezzamento per le raffinatezze olearie, bruschetta, panzanella, crema di tartufo macerata nell’olio, spaghetti olio aglio e peperoncino.

Trent’anni fa ha acquistato un piccolo pezzo di uliveto malconcio e inselvatichito, dal preoccupante nome di “ Serpeto “, l’ha ripulito, con l’aiuto dei gatti l’ha liberato dai fastidiosi residenti, da allora lassù tra le alte colline della Val Nerina si danna a potare, zappare, concimare, pompare e raccogliere le olive nel gelo invernale.

Sia perché cittadino e lombardo, sia perché Talpone di nome e di fatto, le sue potature sono bizzarre, maldestre e controproducenti.

La raccolta delle olive cala ogni anno, nonostante i suoi sforzi, tanto che si è finalmente deciso a chiedere aiuto al barbuto cognato sindacalista, uomo dalle molte abilità, non solo oratorie, ma come esperto conoscitore di funghi, di tecniche orticole, di lavori di innesto e di potatura delle piante da frutto.

E’ quindi arrivato in soccorso con la moglie  Paperoga, abile cuoca e dotata ceramista, con il quale Talpone è in grande confidenza, bisticciando e facendosi i dispetti come fosse una  sorellina minore.

Per tutta la giornata il barbuto potatore ha cimato,  tagliato, segato rami e tronchi, spargendo ovunque rametti e foglioline, mentre l’assistente Talpone correva sù e giù per il ripido pendio della collina portando le scale, le cesoie, il caffè, le bottiglie d’acqua, insomma si prestava come giovin garzone.

L’esperta Paperoga ha cucinato come al solito uno squisito pranzetto con carne alla brace, ha pulito e riordinato la cucina.

Alla fine della piacevole giornata, cessati i lavori, mentre si avviavano verso l’auto per tornare a casa, nonno Talpone stava parlando di fatti buffi letti nei blog e casualmente citava la battuta di quella mamma che soppesava l’idea di farsi un toy boy.

Il termine era nuovo anche per lui, noi siamo alquanto provinciali, così spiegava con aria dotta che questi personaggi, diciamo all’americana, sono giovanotti che le donne mature e benestanti si concedono come giocattoli, giusto come i loro mariti hanno sempre fatto con le ninfette di turno.

“ Che schifo, andare con uomini che potrebbero avere l’età dei figli !”ha affermato Paperoga entrando in macchina.

“ Ma non metterla su questo piano – si è infervorato nonno Talpone – se certi comportamenti li possono avere gli uomini, non vedo perché certe donne non li possano imitare.

Scusa, una volta che diventi vedovella, con la reversibilità della pensione, potresti non stare sempre in casa  a lavorare e cucinare, anche il week end mentre tuo marito cura solo l’orto e gli ulivi,  pensa,  potresti andare in giro a divertirti con un ragazzo più giovane e piacevole, uno che non russa !”

“ Che frittata !” Ha dichiarato lei.

“ Come, cosa c’entra la frittata ?”

Poi ha notato dentro l’auto, accanto alla cognata Paperoga, un paio di occhi gelidi e feroci.

Non erano del cane da guardia.

L’auto è ripartita con uno scatto rombante, da un finestrino una manina femminile salutava l’incauto cognato.

L’anno prossimo come farà nonno Talpone a potare gli ulivi ?

I toy boys sanno usare le cesoie ?

NON SI E’ MAI SOLI


E’ avvenuta una cosa incredibile, nonno Talpone per la prima volta non è entrato in ansia per la partenza verso una meta avventurosa e misteriosa, sì, avete capito, la destinazione era la sua casetta tra i boschi della Val Nerina, in Umbria.

Non bisogna per questo ritenere che lui sia finalmente diventato adulto, responsabile e con un corretto approccio alla realtà.

Semplicemente era troppo affannato e ansioso per la stesura del finale della sua fiaba, come se questa avesse una qualsiasi importanza, salvo che per qualche rara mamma o nonna che ancora amano raccontare le storie ai loro nipotini.

Già, e quelli di nonno Talpone, gli adorati Scoiattolino e Polipetto ?

Sono rimasti a Milano, come pure gli altri bambini a cui lui è fortemente affezionato e con cui si diverte sempre a giocare.

Ora si deve fermare in Umbria per una decina di giorni, momentaneamente solo nella sua campagna, l’Istrice Prussiana è partita per una lontana città quale commissaria d’esami, lui impegnato a potare gli ulivi e a bruciarne le gentili ramaglie.

Alla sera si ritrova stanco, solo e con il mal di schiena.

Ma ecco è arrivata la sua gattina nera, dalla macchia bianca sotto il collo, nonché la fulva Hilda, la soriana Musetta, la piccola Puffetta, la bianconera Merlina, gli sono attorno festanti e affettuose con miagolii amorosi, come se queste adorabili gattine volessero consolarlo e comunicargli che non si è mai soli.

Come è grande la generosità e la saggezza degli animali.

Ah, ora capisco, è l’ora della pappa.

AVVENTURE DI GIARDINAGGIO


Si ripresenta a capo chino, mogio e dolorante alla schiena, l’amico nonno Talpone.

Era partito, frenetico e ansioso, lo scorso martedì, con l’aria fiera, sognando ipotetici  mondi d’avventura, con il suo zaino ripieno di congegni elettronici, persino un TOM TOM, per ricercare stradine e sentieri nascosti tra le colline umbre.

Appena arrivato un paio di sostanziose sedute culinarie a pranzo e cena l’hanno riportato al ruolo sedentario e millantatore a lui più congegnale.

Ma è stato fatale a ogni sua ulteriore velleità lo spettacolo desolante delle sue viti, ulivi e alberi da frutta, quelli che compongono la parte maldestramente coltivata del suo pezzetto di terra, che l’ha portato di fronte a scelte amletiche di comportamento.

Non badare ai lunghi aggrovigliati tralci delle viti, bisognose di urgenti drastiche potature, fingere di non vedere gli ulivi cespugliosi di ricacci, polloni, succhioni,         ( termine tecnico per indicare nefasti rami da legno, niente di erotico caro Martello pruriginoso ), non udire il lamento degli alberi che chiedevano a gran voce vangature, concimi, zappettature ?

Godersi invece il riposo idilliaco della collina, nel silenzio totale di ogni automezzo, nel profumo del boschetto di pini e querce, deliziandosi del fuoco guizzante nel caminetto, tra bicchieri del vino nuovo e le moine delle gatte amorose e giocherellone che gli fanno compagnia nella stanza ?

Nonno Talpone era senz’altro per la seconda scelta, che potrete forse giudicare come egoista e edonistica, ma la sua Istrice Prussiana aveva già stabilito dei programmi molto più pratici e contadini.

L’ha quindi costretto, con il supporto di sorella e cognato umbro, ad acquistare sacchi di concimi organici, azotati, nitrati, tricomposti e quant’altra diavoleria specifica, gli ha messo tra le mani cesoie, seghetto e zappone bidente e, munita anch’essa di zappetta, per tre giorni da mattina a sera ha diretto la sua corvee da apprendista giardiniere.

Appena finiti i lavori, un ultimo cenone d’addio con profluvio finale di dolci alla panna e due torte, poi caricate  le valige con filoni di pane sciapo di Monte Bibbico, salsicce secche, lonzino magro e pecorino d’alpeggio si è tornati con l’auto di due cugine in visita turistica al nord.

Il magico zaino tecnologico è stato riportato indietro intonso, salvo l’uso di tre cellulari diversi, usati in modo intercambiabile per fargli prendere aria.

Ah si, anche il TOM TOM è stato tratto fuori, per usarlo in auto e fargli vedere l’autostrada e il nome dei paesi che scorrevano vicino a noi, nel viaggio di ritorno alla grande Milano.

FRENESIE


Ci risiamo con le personali frenesie a causa di questo ennesimo viaggio di avventura verso l’ignoto ?

Domattina prestissimo lasceremo casa, inizierà una visita di una settimana in Umbria, la cognata Paperoga, l’energica e fantasiosa ceramista, lo vuole, anzi lo esige, da tempo ci tempesta con telefonate intimidatorie, quindi, partito il Martello di dio, ora in viaggio e subito, come il vecchio Garibaldi non si può che rispondere “ obbedisco”.

Mentre nonna Istrice prepara una semplice borsa con alcuni regali di Natale ( ebbene si, per le passate feste non ci siamo potuti dividere in tre tra Milano, Londra e Terni ), nonno Talpone è affannato a riempire il suo zaino da viaggio con i soliti oggetti essenziali.

Due mini lampade d’emergenza, un pacchetto di pile ricaricabili per ogni evenienza, il leggero netbook, l’Iphone scartato dai giovani in carriera, cinque telefonini modello retrò con relative SIM da pensionati, blocchi di carta, penne e matite varie, bollette da pagare, documenti non ancora esaminati, scorta di taralli pugliesi alle patate e rosmarino.

Ah, dimenticava i diversi cavetti di alimentazione per ogni congegno elettronico.

Nonno Talpone controlla l’elenco compilato due giorni fa, onde evitare possibili dimenticanze, esegue un ripasso mentale di tutto quanto può essere necessario, sembra tutto a posto, no, accidenti, manca la chiavetta internet e la relativa SIM acquistata in offerta speciale una settimana fa.

Affannosamente apre i vari cassetti, cerca negli scatoloni di cavi e apparecchiature accumulate negli scaffali e negli armadi.

Non si trova, maledizione, è scomparsa.

Decide di saltare le lezione di nuoto in piscina, rinvia il pagamento della tassa rifiuti e l’appuntamento con la banca.

Come vivere nella sua casetta tra i boschi senza collegamento internet ?

Si ripassa otto, nove volte la cernita dei cassetti, svuotati e ricontrollati oggetto per oggetto, inutilmente.

Passano le ore, la partenza si avvicina, il suo zaino aspetta famelico l’ultimo boccone, il più importante.

Nonno Talpone ora ha mal di testa, comincia a sudare, ha dimenticato persino il tarlo insistente ed alacre dei suoi sensi di colpa.

Poco fa ha riaperto per l’ultima volta il cassetto personale della scrivania, cercava, senza alcuna speranza, una penna stilografica da aggiungere alle provviste essenziali, l’aveva anche il dottor Livingstone credo, ed ecco miracolosamente appare lei, l’infame fuggitiva, nel suo colore blu elettrico brillante, la chiavetta internet dal sorriso malizioso.

Che sospiro profondo di sollievo !

Nonno Talpone la inserisce delicatamente nella borsetta di tela dei piccoli congegni elettronici, il tutto poi nel suo capace zaino da esploratore, ora è pronto per la grande avventura,tra poco all’alba salirà sul treno verso il sud, “ terra incognita”.

L’EROTISMO DEL PANE


Oggi si è fatto rivedere nonno Talpone, appariva stranamente eccitato e di buonumore, invece di mostrarsi con la solita faccia da profugo appena scampato da una guerra civile.

Mi ha spiegato che la moglie, stanca della sua eterna depressione, l’aveva strigliato per bene e messo al lavoro, imponendogli di pensare positivo.

Così subito dopo la colazione con una tazza di forte tè Chai Spicy e taralli al finocchietto, si era messo a disposizione.

Con un improvviso lieve rossore sulle guance, ha borbottato qualcosa come “ho scoperto ( testuali parole sue ) “ l’erotismo del pane “.

“ Eh no, caro mio, di queste cose io non ne scrivo – mi sono subito inalberato –se tu vuoi fare il vecchio sporcaccione, come il tuo tanto criticato B.,  fallo da solo, io ho una dignità da difendere “.

“ Ma che cosa hai capito, benedetto ragazzo, (grazie vecchio mio ) ho detto PANE, PANE e non il p. a cui tu maliziosamente vorresti accennare, quello che, nella sua accezione volgare, è sulla bocca di tutti, con un’estenuante intercalare.

Parlo della michetta, del filoncino francese, del pane toscano, quello sciocco come te, quello che ho impastato stamattina sotto le istruzioni della mia Istrice Prussiana.

Dunque, dopo che la moglie aveva preparato gli ingredienti per l’impasto, mi sono lavato per bene le mani, ho indossato il grembiule cerato da cuoco, ho messo gli occhiali ed ho iniziato a impastare quel composto molliccio e farinoso.

Spingi, pressi, rotoli e rivolti l’impasto, ogni volta recuperando la farina che si sposta sui bordi della bassa zuppiera.

E’ un lavoro gratificante, faccio esercizio gratuito alle mie dita ed evito di far affaticare  la mia adorata coniglietta.

Certo mi sono stancato e annoiato ben presto, era vigile il controllo della sorvegliante prussiana che aveva messo in funzione anche il timer a campanello dalla forma di uovo.

Però alla fine, continuando a impastare, devo confessare che ho cominciato a provare una sottile sensazione di piacere, come la mia gatta Stellina, quella della casetta nei boschi della Valnerina, che, quando trova un maglione abbandonato sul divano o quando mi sale sulla pancia,  comincia  a premere alternativamente sul morbido con le sue zampine pelose, come stesse anche lei impastando.

La stessa impressione che ho provato io, senza per questo ronfare sonoramente.

Devo ammetterlo, è stato delizioso, una sensazione piacevole, direi … erotica.

Secondo te il pane ne risentirà ?”