Quando era ospite della sorella maggiore nonno Talpone aveva sperimentato una serie di incubi notturni, nell’ultimo dei quali si trovava costretto a lavorare, per quanto pensionato, nella sua Ditta, quella che aveva assorbito più di 30 anni di vita, senza paga e forzato a muoversi su una stretta passerella tesa tra le volte della Stazione Centrale di Milano, tra mascheroni di pietra che lo sbeffeggiavano.
La causa forse poteva essere dovuta al bagno di servizio, quello accanto alla camera degli ospiti in cui dormiva, quello che lui usava sette o otto volte durante la notte, privilegio dell’età della sua vescica.
Era un bagno nuovissimo, appena rifatto secondo l’estro arredatore della sorella maior, con un pavimento di larghe piastrelle rosso sangue con pigmenti rifrangenti e con una serie di faretti sul soffitto di colore appropriato.
Si aveva così una luce diffusa, un sanguigno alone che si faceva man mano più intenso.
L’ambiente era ricercato, l’effetto mattatoio assicurato.

Ma via quello era il passato e dopo una tempesta notturna che aveva sradicato alberi, allagato le pianure a sud di Londra e fatto fermare il treno su cui viaggiavano, nonno Talpone e l’Istrice Prussiana erano finalmente arrivati a Brighton e alla stazione li aspettava trepidante il loro figlioletto, con abbracci, baci e stritolamenti di costole ripetuti.
Anche se ora ha 37 anni per loro lui resta sempre il piccolino andato via, lontano da casa, il figlio minore, quello sperduto e indifeso.
Tempo mezz’ora questa illusoria credenza si era rapidamente dileguata, abbracciato il barbuto Tasso irlandese, messe a posto le valige, consegnati i regali mangerecci, era iniziato il fuoco di fila delle novità, dei consigli, dei suggerimenti pressanti, degli ordini categorici.
“Abbiamo comperato una nuova casa, dobbiamo andarla a vedere.”
“Stiamo valutando di comperarne un’altra, andrebbe proprio bene per voi se vi trasferite qui.”
“Se non vi piace ci sono degli appartamenti veramente funzionali ed economici, sono per gente sopra i 60 anni, vi è indipendenza, servizi e assistenza 24 ore su 24.”
“ Cosa avete deciso per il viaggio in Cina o al Kruger Park che piacerebbe tanto alla mamma ?”
“ Dovete fare almeno un viaggio impegnativo all’anno fin che siete in tempo. Avete due figli che vi possono aiutare.”
“ Anzi entro stasera bisogna prenotare il viaggio. Vi consiglio quello di tre settimane in Cina con il tour del Tibet.”
“ Ma veramente siamo appena arrivati per una breve visita – ha cercato di interloquire nonno Talpone – poi devo fare l’operazione alla cataratta e chi sa come andrà a finire, inoltre vorrei ancora rivedere Vicenza, non vi sono più stato da quando ero a militare, che bei ricordi … il Clinton, poenta e baccalà …”
“ Papaà, papaà ! Parlo di viaggi seri, la mamma è senz’altro d’accordo, non è vero?”
L’Istrice sorrideva beata e adorante al suo piccolo, dondolava la testa affermativamente, avrebbe acconsentito anche ad una spedizione tra i ghiacci del Polo Nord.
Il Martello di dio aveva colpito ancora.
Categoria: figli
GIRI DI GIOSTRA
Come funziona un blog ?
Devo ammettere di non averlo compreso a fondo, forse per la mia formazione e il mio stato anagrafico, legato ancora ai diari tenuti su vecchie agende da tavolo in similpelle, alle missive scritte a mano in modo frettoloso e ricopiate in bella copia in carta da lettera in vergatino, nelle quali il destinatario era ben preciso, localizzato e per uno scopo comunicativo ben determinato.
Ora con il web uno scrive e si relaziona con un pubblico incognito, diffuso in ogni parte del mondo.
Tutto questo a ben pensarci non può che farmi paura, anche se per fortuna l’uso della sola lingua italiana ne limita molto il raggio di diffusione.
Ho iniziato a scrivere, forse tre anni fa, per un caso fortuito, in seguito ad un’avventura curiosa, da nonno buffo e irruente, che volevo far conoscere ai miei due figli e ad alcuni giovani amici .
Erano i tempi di Splinder, una piattaforma blog che ti chiedeva di segnalare i nomi delle persone amiche da avvisare per l’uscita di ogni nuovo scritto.
Era quindi una specie di lettera collettiva, a cui magari si poteva aggiungere qualche altro lettore casuale.
Si trattava di venti o trenta persone, non che ora il numero dei lettori si sia notevolmente amplificato, ma quando scopro, in quel perfido schema delle statistiche del blog, che vi è qualche lettore negli Stati Uniti, in Russia o in Arabia, provo un certo imbarazzo, come se avessi toccato un meccanismo complesso che non so più controllare.
Vi sono stati anche episodi passati in cui qualche post ha creato imbarazzo nei rapporti con parenti e amici.
Sinceramente ho cercato di essere sempre schietto, direi anche obiettivo secondo il mio punto di vista, attento ai fatti realmente avvenuti, ovviamente con una punta di ironia, soprattutto verso me stesso e questo mi ha aiutato a sopravvivere meglio ai problemi della mia fragilità, nonché alla mia età.
Analizzare e descrivere i propri sentimenti, esplorare gli stati d’animo può essere rischioso e creare dei fraintendimenti.
Non solo quindi dei risentimenti in alcune persone che si ritengono insultate (?), ma anche delle preoccupazioni eccessive nelle persone a me vicine, quando tratto argomenti dolorosi.
La vita ha tante sfaccettature, bisogna passarci anche soffrendo e accettarle per quello che sono.
L’angoscia e la morte ne fanno parte, non si può avere solo divertimento, piacere , risate e gioia.
Negli ultimi giorni sono stato in visita ai cimiteri della mia città, per la commemorazione dei defunti e per il funerale di un mio caro vecchio amico.
Passando per i viali di cipressi, fermandomi attonito davanti alle tombe a me conosciute, posando dei fiori, pulendo delle appannate fotografie smaltate e recitando delle brevi preghiere di saluto, ogni volta ho ricordato gli episodi delle loro vite, i momenti belli passati insieme, le loro storie, o magari solo quelle a me riportate dai miei genitori.
Alcuni sostengono che i morti si seppelliscono, si piangono, alla fine si dimenticano perché poi la vita rientra sempre trionfante.
Io invece mi riconosco in quella credenza africana ricordata da Kapuscinski.
“ Un uomo muore veramente quando muore l’ultima delle persone che lo conoscevano e lo ricordavano.
Noi cessiamo di esistere quando nel mondo non rimane più un solo portatore di memoria di noi.”
Forse anche per questo scrivo nel mio blog, per far rivivere storie e memorie di persone che sono presenti nella mia mente e non mi lasciano mai.
Dicevo a mia moglie giorni fa al cimitero che dovevo lasciare un elenco dettagliato delle tombe dei miei defunti, perché in futuro potessero essere visitate dai figli e dai nipoti.
Lei argutamente aggiunse che dovevo soprattutto lasciare le indicazioni dei libretti di risparmio e dei miei investimenti accumulati.
Mio figlio, quello inglese, l’irruente Martello di dio, dal dolce cuore di ricotta, invece si è seriamente preoccupato per gli ultimi resoconti di nonno Talpone.
Giornalmente mi telefona accorato per sapere come sto.
“ Benissimo ! – rispondo ogni volta, quasi impermalito – come vuoi che vada, da pensionato. Non succede quasi mai niente, si va su e giù, qualche noia e tristezza.”
“ Papaa … non andare più ai cimiteri, vai alle giostre invece ! – si raccomanda lui con il tipico candore dei giovani.
Forse anch’io un tempo, come i giovani d’oggi, non capivo che la nostra esistenza è un giro di giostra, più o meno lunga, da apprezzare e accettare con curiosa attenzione e ironia, se si può, poiché non sappiamo mai dopo quale rampa la corsa andrà a finire.
In fondo bisogna riconoscere che il biglietto ci è stato regalato.
IL TEMPO CHE PASSA
Come ben sapete, di tanto in tanto mi capita di parlare con un caro amico, un certo nonno Talpone che ho incontrato per caso un paio di anni fa, tipo divertente direi, che mi solleva da pensieri tristi e accidiosi.
Non che lui non ne soffra in ugual misura, in fondo è anziano ed ha la mia stessa età, solo che è buffo e mi fa sorridere e star meglio del Sanax, del Prozac e del Ludiovil.
Oggi gli facevo notare, forse in modo poco cortese, che l’ultima sua storia, quella della valigia, me l’aveva già raccontata quindici giorni fa, avevo quindi l’impressione che cominciava a ripetersi, niente di serio, per carità, solo che non vorrei che avesse un inizio di demenza senile.
“ Io con la tua cosiddetta demenza senile, per quanto ne so, ci convivo fin da bambino – mi ha subito risposto placidamente – sono un tipo un po’ svagato e semplice, dico sempre quello che penso, ho i miei limiti, è un male ? Devo ammettere che non pensavo fossero passati tanti giorni dal mio ritorno da Brighton, mi sembra fosse ieri, il tempo passa troppo veloce per me, non so come mai.”
Ho dovuto ammettere che la stessa cosa capita anche a me, qualche giorno fa, mentre parlavo con mio figlio dei programmi per l’estate, lui mi ha detto che in agosto per la festa dei suoi 40 anni sarà lontano da me.
“ Come 40 anni ? Sei così vecchio ? – avevo chiesto incredulo e perplesso – pensare che io me ne sento dai 24 ai 27.”
“ Papaa, ricordati che tu avrai sempre 30 anni più di me !”
Incredibile come passa il tempo, ma cosa deve fare uno che rimane generalmente ancorato, quando non fa il nonno, ai suoi anni giovanili?
Nonno Talpone mi ha sconsigliato di chiederlo ai vari amici psichiatri, ma di ragionarci insieme con serenità socratica di fronte ad una buona bottiglia di Prosecco spumante, che, secondo lui, fa bene anche alla vescica e alla prostata.
“Tempus fugit ! – ha declamato ieratico rispolverando logore sentenze – In vino veritas !”
Chissà, forse saremo fortunati, allegri senz’altro.
CACCIA AL TESORO
“ Povero piccolo !”
Bisogna dire che nonno Talpone si sta sentendo colpevole, direi rammaricato per l’ultimo post che ha scritto sul suo figliolino, il cucciolo, sì proprio lui, il bistrattato Martello di dio, il suo ultimogenito inglese.
Non che abbia ricevuto rimproveri a tal proposito, il Martello è così impegnato con il suo lavoro di effetti speciali, credo abbia vicina una deadline del film, che ogni giorno parte di casa alle 7.30 del mattino per ritornare alla sera dopo le 9, stracotto, affamato e pronto solo per la cena e il letto, come suo fratello maggiore d’altronde.
Probabilmente non ha ancora avuto il tempo di leggerlo e questo evita per ora dei piccati riscontri.
Ma è giusto precisare che fin da quando il suo babbo, per dirla alla toscana, o “ Il suo Ciccione”, versione famigliare, è arrivato all’aeroporto di Gatwick, il Martello lo ha sempre circondato di affettuose attenzioni, portando la pesante valigia, ripiena di tre grossi pezzi di parmigiano, caciotte, gongorzola dolce, un grosso prosciutto crudo disossato, whisky irlandese single malt di 10 anni; offrendo inoltre generosamente tutta la disponibilità della sua casa.
Appena entrati dalla porta ha chiesto con noncuranza “ Papino, non ti formalizzi vero?”
La domanda era magari superflua, dato che erano tre maschi quelli che dovevano convivere insieme, senza nessuna fanatica dell’ordine prussiano, così si sono inoltrati spavaldi tra bici, mobili, casse accatastate e svariate palline di carta per far giocare i gatti.
Dopo aver gustato giuste porzioni da una scenografica zuppiera di riso bollito con fagioli, carote, lenticchie , finocchietti e altre verdure esotiche elaborate dal barbuto Tasso Irlandese, nella sua fase momentanea di cucina vegetariana, il figliolo ha voluto precisare “ Ciccione, siamo felicissimi che tu sia qua con noi, che bello! Ma non sentirti in obbligo di fare qualcosa, riposati, vai in giro in centro e goditi la vacanza. A proposito hai visto il giardino? No, va bene è buio, domani ti spiego, i pezzi del camino sono quelli là in terra, cosa ne pensi ?”
Poi lo ha strizzato fortemente al petto, cantilenandogli gioiosamente “ Sei grasso, grasso, grasso !”
Ovviamente non contano le parole, ma il tono e le intenzioni con cui vengono pronunciate, per lui era il massimo delle manifestazioni d’amore.
Credo e spero che in ogni famiglia ci sia un piccolo dizionario segreto di parole e frasi, ad uso tribale, per cui appellativi come “ Papera Quack Quack , Pollo, Tuttopiede, Tappa, Cuccioli di uomo, Grasso Grasso “ sono forme verbali equivalenti ad un bacio o ad un abbraccio affettuoso.
La mattina seguente l’anziano genitore è stato fornito di un mazzo di chiavi per garantire la sua totale indipendenza, ha potuto visionare il giardino e lo stato di consistenza delle varie stanze, con il relativo stato di manutenzione, libero di scegliere e pensare.
Durante le giornate ha sempre ricevuto telefonate affettuose, in cui si chiedeva se si stava divertendo e cosa avesse fatto di preciso.
Non c’è cosa più apprezzabile della libertà, così nonno Talpone, con varie pause per il tè, le puntatine al pub, il sonnellino pomeridiano e i giretti tra vari negozi di ferramenta, ha svolto le sue piccole mansioni da bravo pensionato, quasi fossero una serie di piccoli hobby da svolgere in una caccia al tesoro.
Cavi e prese elettriche, avanti un passo, tavole da segare e fissare al muro, avanti, sciacquone smontato ma bloccato da viti marcescenti, passo laterale, manopole delle porte che cadono a terra avvitate, passo avanti, un’ottantina di quadratoni di pietra impossibilitati da smuovere senza leve e posto dove accatastarli, passo indietro, messa in ordine di attrezzi spaiati, latte di vernice, stracci e rimasugli inclassificabili, passo avanti, come nel gioco dell’oco ( o era dell’oca, non ricordo ).
A sera, attorno al tavolo con il solito riso, verdura e condimenti cino-giapponesi-cambogiani, si chiacchera, si discutono progetti, si beve del buon vino e si finisce con un bicchierino digestivo.
Come avviene in ogni coppia, se uno dice bianco, l’altro ribatte che è nero, così il prato all’inglese ritorna alle beole di cemento, il porta tende di ferro si deve mettere o togliere, le rose si devono o non si devono trasformare in zucchine e pomodori. Nonno Talpone assiste equidistante e salomonico nel dibattito di coppia, molti lavori progettati per ora non saranno eseguiti e lui coltiverà le minuzie : l’ordine e l’acquisto degli attrezzi, le viti da fissare, le lampadine da cambiare, le gomme bucate delle biciclette.
I dieci scatoloni di latte d’olio umbro, le bottiglie e le taniche di vino, le conserve di Nonna Papera sono appena arrivate intatte dallo spedizioniere italiano.
Vuol dire che in ogni caso sopravviveremo.
PAPAAA … PAPAAA …
Qualche tempo fa a casa squillò il telefono e la voce del mio secondo figlio, quello che si considera profugo in Inghilterra anche se là ha passato la maggior parte della sua vita, si è fatta sentire, suadente, insistente, imperiosa e squillante come una tromba che aduni la truppa.
“ Papaaa … papaaa … dai venite su a trovarmi, vorrei vedervi, daiii !”
“ Ma caro, veramente a luglio ci vedremo lassù per più di un mese, ora siamo impegnati – ha cercato di tergiversare nonno Talpone, usando il plurale maiestatis “
Lo si potrebbe considerare un padre amorevole, ma inspiegabilmente ad ogni viaggio, ad onta delle sue pretese di avventuroso esploratore, entra in uno stato di angoscia inconsulta e immotivata.
“ Papaaa … papaaa … daiii! Ho bisogno di consigli per il giardino di casa, vorrei creare un orto per far crescere delle verdure fresche, daiii !”
“ Ma sì, vai che ti diverti – interloquì subito mamma Istrice – verrei anch’io, ma ho delle lezioni, delle conferenze, dei convegni, ho troppi impegni che non posso disdire”.
Così nonno Talpone accettò incautamente quell’invito pressante; come dire di no ad un figlio?
“ Verrei anch’io – disse poi anche il figlio promettente avvocato – ma devo sempre lavorare, beato te papà che non fai mai niente!”
Ma la trombetta inglese non aveva finito di suonare.
Dopo qualche giorno e via via a giorni alterni il famigerato Martello di dio, quello che pensavo si fosse da tempo acquietato negli ozi matrimoniali, ha continuato a telefonare e domandare.
“ Papaaa … papaaa … si sono rotte le lampade, tu sai aggiustarle, vero ?”
“ Papaaa … papaaa … lo sciacquone del bagno perde acqua, tu dovresti metterlo a posto, quali attrezzi ti occorrono ?”
“Papaaa … papaaa … dobbiamo metter su le tendine in sala, ma con il trapano abbiamo scoperto che il muro esterno è pieno di sassi, tu useresti il martello demolitore, quando vieni lo affitti tu ?”
“ La balaustra di legno si è rotta, vorrei anche mettere un altro corrimano sulle scale “
“ Il camino di pietra nera della sala ci è caduto a terra ed è tutto smontato, tu sai cementarlo di nuovo al muro, vero ?”
“ Pensavo di togliere la pavimentazione di blocchi di pietra nel patio e fare un bel prato all’inglese, sarebbe fico, si tratta solo di un pezzetto, 50 o 60 metri quadri, tu sai come farlo, ne sono sicuro.”
Queste ed altre supplicanti richieste d’aiuto sono arrivate a nonno Talpone, precedute e seguite dal solito ritornello “Papaaa … papaaa … “.
E lui non solo è partito, rassegnato al suo destino di padre, che impone doveri sino alla tomba, ma nel vento gelido e con una sferzante pioggia intermittente ha iniziato da due giorni il suo lavoro di rammendatore casalingo, quello che di solito riesce a procrastinare ed eludere persino a Milano.
Oggi, dopo aver segato e montato in mattinata una doppia scaffalatura per le scarpe, è uscito fuori, ansante e con il mal di reni, ma era spuntato il sole e dopo aver vagato a caso per le vie come un sonnambulo, è entrato in un pub e si è concesso un tardivo breakfast a base di salsiccia, uova, bacon, fagioli al pomodoro e funghi fritti, accompagnato da una grossa pinta di birra scura e amara, la Bitter .
Quando è ritornato al suo cantiere ha sorbito un solitario tè, ha sgranchito le dita trascrivendo queste poche righe e serenamente ammette di essere inspiegabilmente felice.
POVERO PIP !
Niente paura, se qualcuno aveva pensato a pericoli imminenti per problemi di cuore di nonno Talpone, nonsense, ben altri pericoli va ad affrontare il nostro nonnetto.
Ieri mattina per esempio, nonostante la stanchezza diffusa, aveva deciso di sistemare l’intricato glicine che, crescendo rigogliosamente selvaggio, occupava spavaldo la facciata della casa in cui momentaneamente lui risiede, arrivando a ricoprire anche quella del vicino.
Personalmente Talpone ama il glicine con i suoi grandi grappoli di fiori viola, ma in questo caso la pianta sembrava appartenere ad una foresta amazzonica.
Quindi occorre pazienza, saper scegliere, tagliare e sciogliere ogni filamento, per dare respiro ed armonia alla forma della pianta e permettergli un’abbondante fioritura.
Compito lungo e delicato, che lui svolgeva salendo man mano su una traballante scaletta per sistemare quella chioma verde arruffata.
Ma lo spiritello selvatico della pianta doveva aver frainteso le intenzioni di nonno Talpone, perché ad un certo punto lui si era accorto di avere la testa infilata tra gli intricati viticchi, con due spuntoni legnosi che lo pungevano nella schiena e una grossa liana verde avvolta attorno al collo come un cappio.
Un rapido colpo di cesoie aveva risolto la pericolosa possibilità di finire impiccato sul fronte della casa, penzolante come un malandrino da quel furioso glicine.
Con cui finalmente nonno Talpone aveva poi fatto pace, fissando il verde fogliame su larghe bande ordinate lungo la facciata, liberandolo da un’edera invadente e dandogli una carezza finale di commiato.
Dopo un’adeguato riposo nel tardo pomeriggio la sorella maggiore l’aveva invitato a potare le viti che invadevano il cortile di un’altra casetta.
Queste villette, affittate agli studenti, non ricevono mai cure di giardinaggio se non una volta all’anno quando il baby brother si reca da lei in visita.
Nuove potature, fissaggi ai supporti, sistemazione di quell’intrico verde, che misto all’edera aveva invaso letteralmente tutto il cortile posteriore.
Il potare le piante dà un senso di responsabilità per la messa in ordine del caos vegetale, ci inebria, ci fa sentire quasi dei padreterni.
A quel punto succedono i guai, come ferirsi, tagliarsi un dito o cercando di tagliare altri cavi elettrici avvolti nell’edera, come stava giusto facendo nuovamente nonno Talpone.
Ma questa volta aveva inforcato gli occhiali ed era riuscito a fermarsi in extremis.
Altrimenti ora sarebbe in fuga verso il sud, a cercare rifugio dal figlio Martello, occupato attualmente in un frenetico trasloco di casa.
No, forse meglio restare qua a subire la dolce tirannia della sorella maggiore.
Povero Pip !
A sera, affaticato, mentre era seduto pensieroso nella ritirata, era squillato il cellulare, era il Martello che strillava “ Ho visto la torcia!”
Nonno Talpone aveva già subito nei giorni scorsi alcune telefonate allarmate, come quella della vicina di casa coreana, che gentilmente gli bagna le piante e i fiori del balcone quando è via; qualcuno aveva chiuso la porta con una seconda serratura di cui lei non aveva la chiave.
Poi quella del vicino della casa di campagna che gli annunciava un incendio che risaliva la collina, mentre due CanadAir dalla sera precedente scaricavano fiumi d’acqua sul grande rogo.
Ora la torcia, era andata a fuoco la nuova casa appena acquistata dal Martello o forse si trattava del personaggio dei super eroi di cui continuano a parlare i nipotini ?
“ Papààà, mi senti ? Ho detto la torcia, hai capito ? “
“ Veramente no, è grave ?”
“ Papà passami la mamma “
“ Non posso, sono in ritirata, lei è al piano di sotto “
Più tardi gli hanno spiegato che si trattava della fiaccola olimpica, che il Martello aveva visto per strada a Londra.
Nonno Talpone invece era perso nel sogno di acquistare un vecchio pick-up Dodge, come quelli che vedeva nei film americani, per girare tra i giardini inglesi, munito di cesoie e zappette, per curare fiori e piante, gustando poi la sua brava pinta di bitter ale al pub del villaggio.
18 GRADI
E’ una bellissima, chiara giornata di sole quella che si vede dalla finestra della casetta di Cambridge, dove nonno Talpone e nonna Istrice sono approdati dopo un’improvvisa deviazione di viaggio, dato che il figlio Martello di dio aveva insistentemente richiesto la presenza di mamma e papà, per avere il piacere di vederli.
Con l’occasione naturalmente nonna Istrice ha avuto l’insperata possibilità di mostrare le sue capacità di lavare piatti e pentole sporche nel lavello, di cucinare saporiti manicaretti di pesce per gli affamati residenti, di scaricare provviste di vino, olio, prosciutto, parmigiano e altre prelibatezze per circa 20 kg di cibarie.
Perché i nonni sono sempre giovani, anche se hanno il mal di schiena, i dolori artritici e altre amenità, brontolii talponeschi compresi.
Anzi, dato che recentemente non hanno potuto praticare la palestra e la piscina per la quinta età, quella dei quasi scoppiati, il buon Martello ha fatto loro organizzare e preparare gli scatoloni per il suo trasloco, che avverrà entro fine settimana.
Così sabato e domenica, appena dopo il loro arrivo, hanno potuto trastullarsi e farsi passare il magone per l’assenza dei nipotini, ma, per la verità, sono stati in seguito ringraziati calorosamente.
Anche perché hanno portato finalmente il sole in Inghilterra, dopo mesi di piogge continue.
In Lombardia, senza di loro, è arrivato invece il maltempo, ma forse questo era gradito dai residenti, oppressi da tempo da una calura infernale.
Bene, ora hanno una pausa dalla sorella di Cambridge.
Senza nipotini urlanti ( sigh ! mi mancano! ), senza scatoloni da trasloco, senza afa e sudore.
Perché qua c’è il sole, ma nell’arco dei 20 gradi, che farà impazzire di gioia gli inglesi, ma per noi è primavera.
Sul lungomare di Brighton, con golfino e giacca a vento, nonno Talpone e nonna Istrice hanno rimirato stupiti bambini e adulti che si tuffavano allegramente nel mare scuro e gelido.
“ Ma quale gelido ! – precisava il Martello in una pausa di passeggiata pre-lavori di impacchettamento – ci saranno 18 gradi !”
A quel pensiero i due vecchietti avevano avuto un brivido lungo la schiena e avevano pensato se era il caso di indossare un altro golfino.
PAPAA, PAPAA … COME STA MARIA ANTONIETTA ?
Questo è il ripetuto beffardo richiamo del figlio promettente avvocato, da quando ha sorpreso nonno Talpone, che poi sarebbe il suo indegno padre, a leggera una interessante biografia della defunta regina e degli inizi della rivoluzione francese, invece di seguire le sue pressanti indicazioni di commissioni di svolgere seduta stante.
In questo afoso pomeriggio nonno Talpone è stato svegliato da una suoneria sconosciuta di un cellulare.
Ha ascoltato distrattamente, poi ha richiuso gli occhi, ha deciso che il trillo sconosciuto non lo riguardava.
La sua Istrice l’ha risvegliato quasi subito, dicendo “ E’ per te, è tuo figlio !” – ponendogli in mano un tozzo cellulare viola, che ha dovuto riconoscere come uno dei tanti che la sorridente avvocato Tuttopiede gli aveva affidato mesi fa per un’ eventuale riparazione.
Lui l’aveva portato dal suo amico cinese Ping che l’aveva appena sistemato e pertanto vi aveva trasferito la sua SIM base ( quella immediatamente riconoscibile, tra le sue 14 collezionate ) per effettuare la prova di funzionalità.
“ Pronto – ha subito bofonchiato, perso nei suoi incubi abituali.
“ Come sta Maria Antonietta ?- ha chiesto ironico il leguleio di famiglia.
“ Bene, la stanno quasi per arrestare, in effetti le sue spese per l’acquisto del palazzo di Saint Cloud e le sue collane di diamanti stavano dando il colpo di grazia alle finanze francesi, però la colpa era anche del marito, Luigi XVI … – stava proseguendo imperterrito nonno Talpone, come se stesse ancora sostenendo l’esame di storia con il suo professore della Bocconi, si quello famoso, di cui non ricorda il nome .
Da giorni lui cerca di portare avanti la lettura di questo affascinante libro, che ha momentaneamente sostituito quello sulle presunte origini del popolo ebraico, interrotto da ripetute beffarde domande del figlio maggiore.
“ Papaa, papaa …- come uno squillo di adunata del periodo militare risuona la chiamata della suddetta progenie – basta, ora vai dal tuo meccanico Feng, ritira il certificato di demolizione della mia auto, l’hai portata ieri, quando hai ritirato l’altra mia auto che doveva fare la revisione e mettere a punto la carburazione, ti ricordi vero ? Bene, lasciami a casa quel documento, consegnami anche il rotolo delle catenine d’oro che ti avevo richiesto per il regalo che devo fare sabato prossimo, sai quello del battesimo? Bene, fai questo e tutto è finito, semplice, vero ?”
“ Come finito – azzarda nonno Talpone, che poi sarebbe il padre di quei due figli maschi che lo trattano con tranquilla arroganza, diciamo anche amorevole, riservata di solito ad uno spelacchiato Teddy Bear da cuscino – non posso mica falsificare la tua firma, è un reato, mi pare, non dovresti andarci tu all’officina che cura la vendita del tuo catorcio ?”
“ Papaa, papaa… io ho da fare, tu non fai mai niente. Il presunto reato si configura solo se il soggetto che subisce la contraffazione della sua firma fa ricorso, quindi stai tranquillo ed esegui.”
“ E se ti viene l’idea di fare questo ricorso, così, tanto per farmi un dispetto, lo so , ne saresti anche capace! – mormora piagnucoloso nonno Talpone.
“ Papaa, papaa… smettila, con questo hai finito di fare tutte le commissioni di cui ti avevo incaricato, sei contento ? Le catenine, le due auto da riparare, il congegno della tapparella , la batteria dell’auto, l’accompagnamento dal concessionario dell’auto nuova da acquistare a Brescia, l’imbottigliatura della mia damigiana di bianco Oltrugo. Insomma, ho faticato più io a dirti le cose che te a farle. A proposito, ho finito l’olio umbro, portami la solita damigianetta !”
“ Sempre io a fare le cose – mugugna come d’abitudine nonno Talpone in tono sommesso.
“ Beh certo, a chi altri devo chiederlo, alla mamma ? Lei è la mia mammina e mi fa già tante cose !”
“ Già, e io chi sono ? – interroga irritato il cosiddetto maschio di casa.
“ Tu sei il padre del pollo inglese, insomma di mio fratello, il Martello di dio –chiude beffardo il promettente avvocato di casa Talponi.
Sdraiata sul divano, avvolta teneramente da una copertina di lanetta bianca ridacchia sommessa mamma Istrice, che ha udito con evidente compiacimento l’intera conversazione nel viva voce.
Accantonato il voluminoso libro sulla Rivoluzione Francese e le disavventure della regina Maria Antonietta, l’Austri’chienne, il vecchio papà rinvia riposo e lettura per i suoi impegni quotidiani.
Undici anni fa, quando l’avevano dismesso dal lavoro, avevano proditariamente asserito “ Riposati, ora goditi la pensione di vecchiaia !”
LA FESTA DEL PAPA’
Quando si sono alzati per fare colazione, un poco goffi e semiaddormentati, nonna Istrice gli ha detto “ Oggi dovrebbe essere la festa del papà “
Subito nonno Talpone ha afferrato il telefono ed ha chiamato il figlio maggiore, il promettente avvocato, che stava andando al lavoro incolonnato in auto come tutti a quell’ora, gli ha ricordato la festività del giorno, gli ha fatto gli auguri per conto dei piccoli nipotini e ha ricevuto la graditissima notizia che questa settimana dovrà fare da baby sitter per due giorni supplementari.
Yahooo ! Questa è una dolce medicina !
Più tardi, quando i nonni si sono recati nella vicina piscina comunale per il corso bisettimanale di affondamento rapido ( l’Istrice ) e di boa galleggiante ( nonno Talpone ), quest’ultimo ha portato in regalo all’Alessandra, la loro giovane e paziente istruttrice, un pacco di tarallucci alle olive e rosmarino di Cerignola, riducendola alla commozione.
“ Grazie, come vorrei avere un nonno come lei, signor Talpone !”
“ Ma figuriamoci, fare il nonno non mi dispiace affatto, la prossima volta ti porterò una scatola di bomboloni al cioccolato, sei troppo magra cara ragazza, ma ti nutri abbastanza, il tuo moroso ti tratta bene ?”
Per lui è come un’altra figlia, sempre gentile, disponibile a suggerire consigli inascoltati, con la sua assurda speranza di riuscire a far imparare gli stili di nuoto ad un gruppo di nove ottuagenari di varia rotondità.
Nel corso della giornata la felicità aumenta quando Talpone si rende conto che ben due signore gli hanno scritto una mail approvando il suo recente resoconto cimiteriale.
Incaute, il nostro nonno, acceso di insano entusiasmo, sta ora pensando di abbozzare la storia dei cimiteri e delle catacombe di Milano, dall’epoca celtica a quella berlusconiana.
I suoi post potrebbero trovare ampio rilievo nei bollettini delle imprese di Pompe Funebri della città, finalmente si delinea per lui una brillante carriera di scrittore necroforo, la fama e forse una bara ad onorem.
A tarda sera telefona al suo piccolo, quello perso lassù tra le gelide spiagge di Brighton, il Martello di dio è appena tornato a casa dopo dodici ore di lavoro e di viaggio in treno, stravolto dalla stanchezza, la sua company l’ha coinvolto anche nel fine settimana per un grande capo venuto dagli USA.
Un boccone, due sferruzzate di maglia e poi a letto a dormire con i suoi due gatti.
Suo marito, il fascinoso e selvaggio Tasso irlandese, è invece impegnato con un punto e croce per rilassarsi.
Sono come una coppia di pacifiche vecchiette, aspettano e sperano di poter adottare un maschietto e una femminuccia per arrotondare e completare la famiglia, sarà un percorso lungo, difficile e costoso.
Abbiate pazienza, in un vicino futuro nonno Talpone chiamerà anche voi per telefonarvi in questa festosa ricorrenza e dirà:
“ Auguri figli cari, anzi cari papà, oggi è la vostra festa, vi auguro tanta felicità, anche da parte dei vostri piccoli !”.
CALCETTO E GELOSIE
Ieri mattina nonno Talpone si era svegliato prestissimo, aveva consumato una rapida colazione, una tazza di tè e due taralli alle patate ed era uscito di fretta da casa, stringendo una borsa di regali per i nipotini.
Mentre ansimava per le deserte strade del sabato mattina ripensava al suo contenuto, timoroso di aver dimenticato qualcosa.
Dunque, un sacchetto di carta con il pane Kamut fatto a mano, morbido e profumato, quello che i piccoli amano divorare con la marmellata di limoni casalinga, un DVD con le avventure di Stanlio e Ollio apprendisti birrai, messi in prigione all’epoca del proibizionismo e finiti nella cella del famigerato gangster “ Il Tigre”, un CD musicale “ Son de Cuba”, con balli di salsa e merenghe a volontà, altamente apprezzato dallo Scoiattolino e infine un cellulare inservibile, ma pur sempre prestigioso, per il Polipetto.
Ah, naturalmente anche due sacchetti, uno di palline di cioccolato ricoperte di zucchero colorato e un altro con le gelatine a forma di coca coline frizzanti, ormai apprezzate da tutti i bambini del loro asilo.
Presto era arrivato in casa del figlio promettente avvocato, tutti già alzati e i bimbi vestiti con la maglia della Juventus, secondo il dictat paterno che , dovendo partecipare ad una gara di calcetto aziendale, voleva essere accompagnato dai figli e naturalmente anche nonno quale baby sitter.
La famosa legge del contrappasso che studiammo a scuola esiste, come la legge di Murphy, perché nonno Talpone da bambino ogni domenica era trascinato da suo padre ad assistere alle partitelle di calcio che si tenevano nei prati intorno al vecchio Campo Giuriati, allora circondato da prati incolti con le buche dei rifugi antiaerei, tra solitarie case popolari e larghe strade deserte.
Era un tormento, una noia mortale assistere in piedi, tra la sparuta accozzaglia di spettatori, alla rincorsa affannosa di adulti in maglietta intorno ad uno stupido pallone di cuoio.
Più avanti all’oratorio gli amichetti lo riportarono a questa penitenza, relegandolo in una porta con la rete, dove fioccavano palle a cannonate.
Una pausa di una quindicina d’anni, salvo le orrende ore di educazione fisica, fino all’arrivo dei due figli, il maggiore dei quali sembrava nato con una palla al piede, quello che dall’età di un anno non ha mai smesso di essere affascinato da questo gioco infernale, tifando inoltre per una squadra non milanese.
A dire la verità la moglie Istrice era quasi sempre lei ad accompagnare fuori il figlio agli allenamenti sportivi, ma dentro l’appartamento rimaneva un indemoniato tiratore di pallonate.
Quando andò fuori casa lasciò in ricordo sette o otto palloni di varia misura, finiti drasticamente nel pozzo oscuro delle cantine.
Adesso di tanto in tanto nonno Talpone si assoggetta volentieri ad assistere alle sue partite per tenere a bada uno o due nipotini, in effetti adora giocare con loro, facendosi scherzi e inventando follie.
Non sono forse un pubblico attento, anzi la loro presenza a bordo campo tende a latitare dopo una decina di minuti, per rifugiarsi al bar o ai prati esterni.
Ci si ripresenta solo a fine sconfitta, no volevo dire a fine partita del genitore.
Nel viaggio di andata verso il campetto dell’oratorio di Cesano Maderno nonno Talpone raccontava gli ultimi pettegolezzi sul nipote inglese che sta per diventare papà e poi sposarsi ( ora si è spesso invertito ogni ordine cronologico, non so per quale motivo).
L’avvocato ad un certo punto osserva “ Certo che quando un ragazzo diventa padre e si sposa, c’è uno stacco netto con la vecchia famiglia, se ne crea una nuova completamente indipendente, avere dei figli porta a questa divisione definitiva”
Nonno Talpone risponde giulivo “ E’ verissimo, che bello, poi ci sono i nipotini che ti ridanno la vita !”
“ Ecco, lo sapevo – osserva il figlio irritato – tu sei venuto alla partita di calcetto solo per stare insieme ai miei bambini, se fosse stato per tuo figlio non ti saresti mosso dal letto, io non ti interesso più, ecco l’amara verità !”
Nonno Talpone ha cercato di consolarlo, scusandosi e promettendo un futuro smodato interessamento a tutti i suoi passatempi sportivi, garantendo di accompagnarlo sempre, con o senza bambini, nel caso magari facendosi sostituire dalla moglie, anche lei juventina oltretutto, le mamme si sa che sanno essere più tifose con i figli maschi.
Che frittata !
Uno crede di essere solo un vecchio nonno e invece viene richiamato ad ritornare papà a vita, poiché le piccole veementi gelosie dei figli non si affievoliscono mai, neanche nella loro tarda età.
