Ero così comodo, rilassato, imbozzolato nella mia pigrizia appiccicosa, quasi fossi una salsiccia annegata nel lardo fuso di un barattolo di vetro, grassa, morbida, che trattiene in sé i suoi aromi profumati.
Certo vi era ogni tanto una venatura di noia, un’increspatura di melanconica depressione; anche un certo personaggio più volte al giorno bussava al mio vetro, ovviamente il solito querulo Nonno Talpone , con le sue storie fantasiose, che dovrei trascrivere e perdere in tal modo almeno un paio d’ore del mio tempo prezioso.
Siamo sinceri : il pensionato serio non dovrebbe cedere alle lusinghe di cercare un nuovo lavoro, poiché sarebbe un controsenso, una bestemmia, visto che è pagato per lasciare definitivamente un impiego e quindi dovrebbe solamente inventarsi una nuova esistenza di fantasia e riposo.
Il pensionato serio dicevo deve limitarsi nelle sue esigenze e se proprio vuole può trovare infiniti compiti irrilevanti, alcuni piacevolissimi come frequentare e giocare con i nipotini, visitare i mercati ambulanti settimanali, curiosare tra le vie della città, riposare le proprie membra, appisolarsi con i giornali e i libri sulle ginocchia.
Inoltre dovrebbe curare le sue ore di sonno e i suoi momenti di sogni ad occhi aperti, diciamo le sue reverie poetiche.
Insomma bisogna riconoscere che personalmente sono costretto a bilanciare una moglie pensionata, ma indaffaratissima in un’incredibile vortice di attività, un figlio promettente avvocato che lavora dalle otto del mattino alle undici di sera, saltando anche il pasto, un altro figlio emigrato al nord che era sempre impegnato a creare effetti speciali dalla mattina alla sera, spesso sabato e domenica compresi.
Se ipotizziamo statisticamente che uno dovrebbe lavorare 40 ore settimanali, casalinghe lavoratrici ovviamente escluse, capirete bene i miei strenui sforzi per riuscire a garantire un risultato finale approssimativamente bilanciato.
Ora invece, forse a seguito di un infortunio al piede destro e ad una lunga convalescenza, il mio piccolo, parlo del Martello di dio inglese, sembra che abbia deciso di prendersi un anno di ritiro sabbatico, rilassandosi e godendosi la vita.
Questa eventualità mi costringerebbe statisticamente a fare qualcosa, tipo verniciare quel telaio della finestra da anni scorticato e consunto, riprendere a fare ginnastica alla palestra della tarda età, cambiare la terra ai vasi sul balcone, passare l’aspirapolvere in casa.
Per iniziare sul morbido prendo carta e penna e cerco di trascrivere questi momenti di allarmanti riflessioni sul mio blog.
Nonno Talpone già freme e mi sta tormentando per dire la sua.
Ozio finito?
ANSIE
Ansie da partenza, chissà poi perché, visto che vado solamente a visitare l’antica Persia, con il libro di Kapucinski sull’ebook, insieme a quello di Erodoto e trecento altri testi?
Perché nonnoTalpone continua a ripetermi che invece sto partendo per l’Iran, con fosche previsioni di sciagure, insinuando che la mia febbre d’influenza potrebbe essere un sintomo di ben più gravi epidemie ?
Vorrei tanto una vacanza a Varese o Alessandria, ma forse sarei ugualmente angosciato.
La cosa perfida é che per calmarmi potrò berci sopra soltanto una birra analcolica al limone.
Brrrr.
IN VIAGGIO
Dopo il pomeriggio passato con i nipotini mi erano venuti in mente un paio di soggetti interessanti da sviluppare. Inoltre avevo cominciato a scrivere una fiaba con i soliti protagonisti, i piccoli Hanid e Pamock.
Ma la mia cara Istrice aveva altri programmi, dovevo subito uscire per andare ad acquistare gli ingredienti per la polenta alla milanese.
Non importa se la cena con gli amici sarebbe avvenuta due giorni dopo.
Il suo costante imperativo categorico è “ fai le cose in anticipo “, mentre il mio è l’opposto “ c’è tempo, non bisogna mai aver fretta “.
Così ho fatto gli acquisti, svolto altre commissioni, cucinato, incontrato il mio vecchio amico psichiatra per chiarire alcuni termini sulla dissociazione mentale per regolare gli scontri con nonno Talpone e infine sono stato da lui contagiato con l’influenza.
Da due giorni mi ritrovo con mal di gola, catarro, raffreddore e cervello a bagno maria.
La polenta al sugo ha avuto successo ( grazie ancora per i tuoi antichi insegnamenti mamma ) mia moglie intanto è indaffaratissima a cucire camicioni, ampi veli scuri in previsione del nostro viaggio ormai alle porte.
In Persia, non riesco a crederci, gulp !
Scusate, mi sento vuoto, raffreddato e immerso negli incubi della partenza.
A presto, spero.
DOMANI
Domani, quando usciranno dalla scuola elementare, rivedrò finalmente i miei piccoli nipotini, lo Scoiattolino e il Polipetto, , tenendo in mano i sacchetti di ciambelle alla crema e i cornetti al cioccolato, sempre preoccupato che siano troppo affamati e denutriti.
Cercherò di non dimenticare le loro piccole borracce di acqua gassata, né i sacchetti di caramelle Coca Fritz e i confetti, infilandoli nelle tasche della giubba.
Li aspetterò impaziente fuori dalle porte, schiacciato nella ressa delle madri cicalanti e ansiose e di altri nonni come me, dondolandomi sulle gambe nervosamente, come quando si aspetta un amichetto di gioco.
Poi li abbraccerò al volo, sollevandoli in aria come se fossero degli uccellini da liberare dalle gabbie.
Li guarderò con occhi golosi e ammiranti, come se li vedessi per la prima volta.
In quel momento vorrei accompagnarli subito in qualche avventura gioiosa e mirabile, qualcosa di incredibile e sognante, a cui sarei il primo a prestar fede ingenuamente.
Perché allora fuori dalle cancellate della scuola, accostata al marciapiede, invece della mia vecchia auto, ci sarebbe un veliero dorato che beccheggiasse impaziente sull’asfalto, su cui salire a bordo tutti quanti come avventurosi bucanieri.
Ma so che mi accontenterò di portare in spalla i loro zainetti colorati, guardandoli divorare golosamente le loro merendine, accompagnandoli al vicino campetto di gioco, dove scherzeranno con gli amici della loro età.
Ormai sono cresciuti, sono dei piccoli adulti.
Purtroppo sono rimasto un bambino intrappolato in un corpo troppo grande e ormai avvizzito, ma li aspetterò comunque con paziente rassegnazione, perché quando mi vorranno chiamare o avranno bisogno di me sarò sempre a loro vicino.
In beatitudine.
PS
Nonno Talpone, con cui ancora non ci parliamo, mi sta guardando sopra le spalle e ha borbottato diversi grugniti di approvazione.
IN GUARDIA DAGLI ANZIANI
E’ stata una mia curiosità, forse impertinente, ma nel dormiveglia del mattino non ho saputo resistere ed ho chiesto in modo perentorio a nonno Talpone cosa avesse combinato in questo suo lungo periodo di assenza.
Lui si è mostrato infastidito da questa mia domanda così diretta e brutale, si sa che con gli anziani occorre avere gentilezza e buone maniere, lui poi è un personaggio contradditorio, evanescente, permaloso e logorroico, ma talvolta silenziosamente perso in altri mondi nebulosi e lontani.
“ Mi sembra di aver viaggiato, visitato posti nuovi ed interessanti, Creta, la Francia, in particolare la Bretagna, l’ Inghilterra, l’Alsazia … Viaggiare è molto bello, direi fantastico nelle sue previsioni, talvolta deluse, ma permette di scoprire luoghi incredibili, di incontrare persone interessanti, curiose ed amabili, di cui non avresti mai sospettato l’esistenza e la sensazione del tempo si dilata, non so come mai …”
“ Avrai dei bei ricordi quindi – mi sono azzardato a commentare, sperando in qualche episodio divertente.
“ Per carità, di ricordi alla mia età ne ho fin troppi – ha voluto puntualizzare nonno Talpone, quasi infastidito – anzi quelli dei miei primi anni di vita, diciamo fino ai vent’anni, mi assalgono tumultuosamente in ogni momento.
E’ vero anche che non ricordo più cosa ho fatto negli anni più recenti, me ne stupisco io stesso, a dire la verità talvolta mi sembrano inventati, anzi forse lo sono.
Molti di quelli che frequento sono ormai vecchi e la loro memoria devo dire che non è più quella di una volta, poverini.
Che dire poi del gioco reciproco a rimpiattino “ ti ricordi ?” in cui l’altro anziano ti guarda sospettoso e allibito, per poi spesso ammettere che quel fatto gli torna del tutto nuovo e che ti stai sbagliando, confondendolo con un’altra persona; ormai è diventato quotidiano e abituale.
Con i giovani poi, cioè con persone che hanno almeno vent’anni meno di te, i discorsi e i commenti che stai facendo hanno presto una subita fine con una imbarazzata precisazione di questi ragazzi “ veramente io allora non ero ancora nato “
E allora con chi parlare, bambini a parte?
Forse per questo anche nel matrimonio di coppie ormai anziane, come quello con la mia dolce Istrice Prussiana, non si parla molto.
Quando uno apre la bocca l’altro quasi sempre sa già cosa dirà.
Addirittura conosce anche la propria risposta e il commento che il coniuge farà.
Altro che comunicazione con ammiccamenti alla siciliana, come annotava Sciascia, siamo ormai alla presenza di una gemellare conoscenza di due personalità distinte.
Così ci siamo ridotti: ora mia moglie parla da sola a voce alta quando si muove indaffarata nella sua cucina e io parla con te che non esisti.”
“ Veramente quello in carne ed ossa, sia pure con abbondanza di carne, sono io – ho risposto piuttosto piccato – non tu linguacciuto nonno Talpone, manteniamo le distanze. “
“ Sei il solito maleducato. Vai al diavolo!”
“ Permaloso vecchiaccio ! – ho urlato a questo punto completamente fuori dai gangheri e ho gettato la mia stilografica sulla scrivania.
Non può proprio parlare con questi anziani, è pazzesco.
Ed è solo per mettervi in guardia da loro che ora trascrivo sul computer questa inutile conversazione.
Milano: nella mense scolastiche a pranzo con i nonni!
Che bello ! Vorrei andarci anch’io, pagando la retta di qualche bambino bisognoso, sia pur nelle mie possibilità di pensionato.
LA MEMORIA DEI NONNI
Giorni fa aveva ascoltato alla radio il Papa che in una sua omelia elogiava la figura dei nonni e la loro importanza nelle famiglie, nella società e ne era rimasto stupito.
“ Ma come, i nonni ci sono ancora ?”
Poi il 2 ottobre alla festa di matrimonio della figlia del suo amico psichiatra aveva udito il discorso della sposa, che chiedeva un brindisi alla memoria dei suoi nonni, da anni ormai defunti, affermando con voce leggermente stridula e arrocchita “ Al ricordo dei nostri cari a cui abbiamo voluto un immenso bene e da cui abbiamo ricevuto tanto amore “
Lo sposo seduto al suo fianco assentiva meditabondo con il capo, generosamente pronto a condividere in quel giorno così gioioso e lungamente atteso lo strabordante affetto della sua amata.
Nonno Talpone non comprese sino a tarda serata di quel fatidico 2 ottobre, dopo aver casualmente controllato su Google, che era ormai quasi trascorsa la festa nazionale dei nonni, ricordandosi improvvisamente che anche lui era un nonno di due gioiosi nipotini, oltre, sia pure in forma putativa, di numerosi altri piccoli amici.
“ Ne devo senz’altro parlarne di questa mia scoperta – si disse convinto – anzi ne scriverò sul mio blog, dovrei averne uno, credo.”
E’ passato qualche giorno, lo so, mi rendo conto inoltre che sono diversi mesi, forse un anno, che il suo blog, solitario sfogo di un anziano nel mare immenso della rete, agonizza in attesa di un suo risveglio.
Ma non voglio fare critiche o commenti sarcastici, nel mio intimo sono felice che lui si sia fatto vivo, sia pur svagato e lunatico come sempre, così sinceramente lo saluto con un “ Ben tornato vecchio compagno nonno Talpone !”
FESTA DELLA MAMMA 2014
Tanti auguri mamma Elasti !
“ Cento di questi anni ! “, come si usa dire.
Stamattina mi sono ricordato che oggi è la festa della mamma e mi sono detto che, ahimè, sono ormai 60 anni che la mia non c’è più e, forse stupidamente, la cosa mi sconcerta e mi rattrista.
Mi domando perché i miei figli, i miei nipotini e tanti altri bambini oggi possono fare gli auguri alle loro mamme e io no ?
Che vergognosa ingiustizia !
Però a dire il vero il mio intimo amico nonno Talpone, bizzarro essere virtuale, una madre, sia pure via internet, l’ha avuta da poco più di tre anni ed è stata mamma Elasti.
Quindi, con tutto il cuore :
“ Tanti auguri mamma !”
Fortunata madre di tre scatenati Hobbit e di un vecchio nonno Talpone, oggi felicissimo di avere, sia pure virtualmente, solo tre anni.
SE MI TORNA IN MENTE
Poco fa avevo qualcosa da dire, mi sembrava una cosa urgente, direi anche importante, forse … di sicuro quando ero là nell’altra stanza in fondo al corridoio l’avevo ben chiara e presente.
Ero in quella posizione di seduta, chiamata fisiologica, quando le idee certe volte ti frullano nella testa come farfalle colorate, qualcuna era curiosa e interessante, si potrebbe dire talponesca.
Niente da fare, uno si riassetta, si lava le mani, si accorcia un unghia ribelle con le forbicine, torna alla scrivania, prende il suo ritrovato block notes rosso che lo aspetta sul ripiano, cerca la penna e non la trova.
Devo ammettere che sarei stupito di avere tutto l’occorrente a portata di mano, orologio a cipolla del nonno, la musica che si dilata nell’aria dalla filodiffusione, i due cellulari, il computer portatile già acceso per l’occorrenza.
La penna però non si trova, apro i cassetti, vi rovisto dentro con un’ansia sempre più frenetica, anche perché quando trovo una stilografica questa è scarica, un’altra ha il pennino secco, alla fine anche la biro lascia solo una bava saltuaria ed evanescente.
Mi spiace ma ognuno ha i suoi riti, così vado nella camera da letto apre l’altra scrivania, vi è un cassetto intero colmo di matite, biro, pennarelli colorati, gomme, temperamatite, cartine da gioco giapponesi, ciondoli, gemelli spaiati, insomma una collezione di cancelleria varia accumulata gelosamente nei decenni, perché si sa, tutto può servire.
Finalmente riesco a tenere in mano un aggeggio che funziona per lasciare una traccia visibile sulla carta.
Forse dovrei accontentarmi di una semplice matita, anche quei mozziconi che provengono dall’ikea e che regolarmente dimentico nelle mie tasche.
Una soluzione sarebbe quella graziosa penna, torcia, fischietto, dotata di un cordino azzurro da tenere comodamente al collo, acquistata a poundland lo scorso anno a Londra.
Oggetto comodissimo, già, basta solo ritrovarla.
Ora però che ho carta e penna non mi ricordo più cosa dovevo scrivere.
Era poi così importante ?
Chissà !
Però tra il fascio di cancelleria varia e carte ho trovato un foglietto, un appunto tracciato sotto uno schizzo di scaffalatura tracciato frettolosamente a matita.
Riconosco la mia scrittura, deve risalire a un paio di anni fa.
Non ricordo se ne avevo già parlato, nel caso scusatemi.
“ … la famiglia allargata di nonno Talpone era ieri riunita a tavola.
– Nonna ho dei problemi – aveva esclamato lo Scoiattolino.
– Oddio piccolo caro, cosa ti succede, stai poco bene ? – si era preoccupata nonna Istrice.
– No nonna B, credo di avere il problema della memoria, mi sono dimenticato di dirti che nonna A mi aveva detto di salutarti e me ne ero dimenticato.
Tutti i presenti ne avevano riso con sollievo e nonno Talpone aveva voluto fare il solito pettegolo.
– Questo è niente, pensa che l’altro giorno nonna mi aveva chiesto se potevo portarle il … coso, sì quella cosa, ti ricordi quella che era là, come si chiama, coso … lo sai bene, dai non ridere … accidenti … il coso … l’ho qua sulla punta della lingua …coso…
Lo Scoiattolino si era lanciato nella sua squillante risata gorgogliante, a cascatella, fresca e argentina come un ruscelletto impetuoso di montagna.
Quando si era calmato dopo qualche minuto mi aveva chiesto
– Dai nonno, raccontamela ancora.”
Mi sembra che l’avessi subito accontentato, concedendo anche il bis.
Bei tempi !
Non so se sarò in grado di raccontarla ancora in futuro.
Per tornare al presente quello che dovevo scrivere mezz’ora fa, quella storia così bella, non me la ricordo proprio, prima o poi mi torna in mente, ne sono sicuro.
Basta avere pazienza, datemi qualche minuto, forse un’ora, forse domani.
Semmai scrivetemene voi un’altra, sempre che ve ne ricordiate.
CI CONTENTIAMO
Sono le 4 del pomeriggio, l’ora adatta per prepararmi il tè pomeridiano, è martedì e tra un’ora ci sarebbe l’appuntamento settimanale per la ginnastica della quarta età, tenuta nella vicina palestra delle scuole elementari, quella che ho frequentato con riluttanza tanti anni fa.
Strano come la vita sembra riavvolgersi, farci tornare a frequentare gli stessi posti, rivivere le stesse situazioni di insofferenza, ripetendosi dopo una serie incredibile di anni.
Poco fa, incuriosito, avevo sfogliato un block notes rosso ciliegia a spirali, capitato per caso tra le mani mentre cercavo un libro negli scaffali vicini, settore storia della prima guerra mondiale, ho riaperto quei fogli scritti a penna con minuzia, fitti di cancellature e correzioni, scoprendo il testo del mio ultimo post, datato 4 marzo.
Ma come, sono passati più di due mesi da allora ?
Cosa è avvenuto per bloccarmi così a lungo ?
Non ricordo.
Sono sicuro che quasi ogni giorno, anche più volte , l’amico di stanza, nonno Talpone, improvvisamente se ne usciva con affermazioni stravaganti, suggeriva storielle buffe, ricordi rivissuti con un sorriso benevolente.
Poi, come spiegarmi, c’era un altro, sopra di noi, che con placida autorevolezza smuoveva ogni parola, ogni pensiero e l’allontanava come un leggero pulviscolo.
Lui non parlava, non ordinava nulla, ma faceva capire che tutto era vano, magari non inutile, ma in fondo ogni cosa era ovvia, già detta, senza alcuna necessità di trascriverla e in ogni caso era parte di un tutto eterno e caotico, con un ordine a noi incomprensibile.
C’era, c’è, ci sarà.
Nonno Talpone si ammutoliva, io accettavo supinamente, poi mi svagavo su tante piccole cose della nostra vita quotidiana.
Tutto e niente insieme.
Non sono stati solo giorni di passiva delusione, di tristezza immusonita, ho avuto anche momenti piacevoli con amici, moglie, figli e nipoti, ho viaggiato e goduto vacanze impreviste e graditissime.
Ma io e nonno Talpone non siamo più stati in sintonia come prima, i nostri tempi erano quasi sfalsati e lo scriverne imbarazzante, quasi proibito.
Spesso mi capita di perdere i miei oggetti personali, scherzando mi consolo pensando che è stato la solita prodezza dei dibbuq di casa, burloni impenitenti che si divertono a farmi disperare, vecchietto distratto e brontolone come mi ritrovo, per farmi ritrovare il temperino di madreperla scomparso quindici giorni prima, mentre sto cercando una fotografia che avevo in mano poche ore fa.
Ecco ora per caso, invece di un libro ho ritrovato nonno Talpone.
Speriamo che quello del piano di sopra rimanga perso nelle sue meditazioni e verità cosmiche.
Noi “ poareti “ siamo fatti di pasta diversa, ci contentiamo di poco.
