MESSAGGI DALL”ISOLA


Dopo una settimana nella minuscola e magica isola di Ventotene ho scoperto il modo di collegarmi fortunosamente a internet con il mio piccoloAndroid.

Sembra che un paio di bar abbiano WIFI, basta sedersi ad un tavolo, fare un’ ordinazione, chiedere la password e il gioco è fatto.

Dopo vari tentativi falliti in altri locali ho trovato quello giusto.

Solo che la birra sembra avere un effetto deleterio sugli organi interni, si insomma, non so se si può dire, sulla mia vescica ecco.

La notte scorsa ad ogni ora mi sono risvegliato da sogni terrificanti perrintanarmi di corsa con la mia piletta nel bagno.

Gratigicante forse l’ uscita da un incubo, fastidioso certamente alzarsi afffrettatamente da un tiepido letto.

Mi gira intorno, sospettoso e irritato, il cameriere, la gente è tanta, il caffè non è bastato.

” Scusi, mi porti una birra grande per favore!”

STANNO ARRIVANDO


Ecco, stamattina alle sei sento lo scampanellio del mio cellulare Android, scosto il rimasuglio del lenzuolo che mi ha lasciato lo Scoiattolino e, afferrati gli occhiali in modo maldestro, cerco di sbirciare quale tipo di messaggio sia arrivato.

E` un SMS di mio figlio, il promettente avvocato, che comunica di essere appena sbarcato a Dover, con la cinguettante mamma dei due pargoletti con i quali conviviamo da qualche tempo.

Erano partiti da Milano ieri pomeriggio, devono aver viaggiato giorno e notte senza soste.

Da una parte mi commuove la loro ansia di rivedere quanto prima i loro figli dopo quindici giorni di assenza, per quanto puntualizzati da numerose telefonate quotidiane ” Come stanno? Tutto bene? Non danno fastidio? Mangiano? Come si trovano al Summer Camp? “

Dall’altra significa che la dolce convivenza con i miei nipotini sta per finire.

Guardo perplesso e con trepida attenzione l’angioletto che dorme al mio fianco, arrotolato nelle lenzuola e coperte come il suo amato Hot Dog, ignaro dei continui calcetti che ha rifilato al nonno durante la notte, inconsapevole anche delle scroscianti risate che ha emesso durante i suoi sogni.

Mi ridistendo ad occhi aperti, non ho piu’ sonno, aspetto, tra circa un’ora lui si risvegliera’, stiracchiandosi e gorgogliando soddisfatto qualche incomprensibile parola.

Io fingero’ di dormire, magari imitando un sonoro russare.

Lui allora mi strappera’ via il lenzuolo rimasto, poi il cuscino, strillando felice ” Sveglia nonno!”

Ecco, con questi scherzi gioiosi inizia di solito la nostra giornata di nonno e nipote.

Intanto mi godo questi momenti di attesa, come fossi anch’io un suo compagno di giochi.

NON CAPISCO


Siamo tornati da Atene da quasi tre giorni,finalmente ci siamo potuti collegare ad internet, leggere notizie, vedere le mail, comunicare, scrivere.

Sulle colline umbre la faccenda è stata come al solito molto più complicata e problematica, nell’Isola di Scarpantos in Grecia, abitando in abitazioni private, la cosa era stata impossibile, vi erano miriadi di negozietti di souvenir, minimarket, taverne, noleggi di auto e di mostruosi moto a quattro ruote, ma niente internet cafè.

Poco male direte voi, ma la rete dà dipendenza, non è un segreto.

Senza arrivare ad eccessi pericolosi devo ammettere che non riesco a fare a meno dell’utilità di avere notizie e filmati da tutto il mondo, diventato villaggio globale.

Forse non capiterà solo ad un anziano come me di trovare, dopo una breve assenza da casa, la propria cassetta della posta stracolma di lettere e pieghevoli vari, scoprendo poi, anzi avendo sempre la stessa triste conferma, che vi erano cinque comunicazioni bancarie, alcune burocraticamente inutili, oltre a una massa di bollettini e fatture, richieste di oboli per beneficienza, offerte di finanziamento e prestiti, volantini di ristoranti cinesi, pizzerie a domicilio, agenzie immobiliari che vogliono vendere la tua casa, offerte di muratori, imbianchini, ditte di traslochi.

Sul mio computer ho trovato invece quarantadue mail e ottantasette spam.

In tutto solo tre comunicazioni di un certo interesse.

Quando ho consultato la mia agenda ho realizzato che potevo fare solo una telefonata, quella al mio vecchio amico psichiatra in pensione, peraltro assente, gli altri erano via o deceduti.

Ho letto anche i vari blog che seguo e scorrendo nel sito di nonno Talpone, settore statistiche, mi ha stupito che in un mese di improvvisa e scortese latitanza non preannunciata, vi erano state costantemente una ventina di visite giornaliere, ieri addirittura con una punta di cinquanta .

Devo ammettere che mi sento confuso e compiaciuto, forse sono considerato più come nonno virtuale che come anziano fisicamente presente nella realtà quotidiana. Non capisco.

Sono forse solo un nome, una serie di piccole annotazioni di un piccolo blog della terza età e non un solitario vecchietto, magari leggermente originale e bipolare, che a corrente alternata passa dai lamentosi mugugni all’ironica visione capovolta della realtà?

Ma contemporaneamente ora mi viene in mente che lunedì, dopodomani, ritorneremo in servizio permanente effettivo con i due nipotini per tutta la giornata, da martedì per due settimane in Umbria con loro, poi altre due settimane accompagnandoli in Inghilterra.

Ci aspettano giorni di giochi, attenzioni, cure, una partecipazione logorante ma fantasiosamente coinvolgente e piacevole.

Un bel tuffo nella nostra vita da nonni.

Diciamolo, mi mancava proprio.

ALDO E ANTONIO


Non fate della facile, ironica e inutile irrisione, il nonno, per quanto agitato e ansioso, è stato convinto a partire per l’Umbria.

“ Ho finito gli esami, ho un incontro con due ex allieve per creargli un posto di lavoro e quindi mercoledì pomeriggio potremmo partire – aveva detto la moglie Istrice Prussiana.

“ I bimbi sono al campus estivo e all’asilo – aveva detto il Promettente Avvocato.

Tuttopiede aveva sussurrato “ Non ti preoccupare ci penserà a tutto la tata e mia madre”

Nonno Talpone aveva così stipato, anzi trasportato per le scale i fagotti, la moglie invece aveva sistemato nell’auto in modo ordinato ed efficiente due piante di ulivi, cinque boccioni da olio, una ventina di barattoli da sugo di pomodoro, la cassetta di sicurezza dei prosecco, le valige, le provviste alimentari, i libri, i computer, la valigia baule di Pierre Cardin.

Nel lungo viaggio la vecchia diciottenne, la nostra Golf famigliare aveva sentito l’impellente bisogno di perder benzina, gocciolando per la strada poverina, ha la sua età, la capisco, anch’io soffro di prostata e di vescica, prima di partire gli avevo fatto rifare i freni, le cinghie di trasmissione, ma lei sente ormai gli acciacchi, ha fatto 250000 chilometri, non pochi capite e ben tre proprietari prima di me ,ho paura magari non fossero stati troppo gentili.

Aldo e Antonio erano silenziosi e tranquilli, lasciavano l’aria inquinata del balcone di piazza Loreto a Milano per un poggio collinare della Valnerina.

Li avevo avvisati prima e loro avevano risposto di non preoccuparmi per il loro trasferimento.

Scusate, non ve li avevo presentati.

Aldo è un mio carissimo amico dell’università, anche lui della Bocconi di Milano, chiamato famigliarmente Ho Chi Min, per una straordinaria rassomiglianza con l’eroe vietnamita.

Era intelligente, colto, umano e ha voluto e potuto proseguire una difficile e lunga carriera universitaria da stagista a cattedrattico in lingue e letterature sud americane.

Anni fa, nel pieno delle sue forze, ha dovuto cedere ad un male bastardo e maligno che l’ha tolto all’affetto della famiglia, degli amici, degli allievi, dei colleghi.

Aldo è un giovane alberello d’ulivo che ho acquistato lo scorso anno, allegro e salace, sopravvissuto forse meglio della biblioteca universitaria che a Salerno hanno dedicato in suo nome con la preziosissima raccolta dei suoi libri.

Antonio, pure lui bocconiano, era di qualche anno più anziano di noi, uomo mitissimo e gentile, preparatissimo sociologo, una di quelle persone che posso solo ammirare, leggerne gli interventi e apprezzarne la figura.

Nella sua malattia veloce e fatale, che l’ha tolto all’affetto di parenti, allievi e colleghi, io devo ammettere di non essere riuscito a conoscerlo e vederlo, a stargli vicino in silenzio, era un maestro e ora solo un amico virtuale, per me non meno vero in quel mondo misterioso e fantastico che è la nostra mente.

Lui è  ora, in uguale presenza, un rigoglioso ulivo di tre anni, alto più di me, carico di gemme e piccoli frutti.

Tagliata l’erba, farò delle profonde buche e li interrerò con amore nel mio uliveto, vicini tra loro, due professori si sa, due uomini gentili e generosi, si faranno compagnia e con lo stormire frusciante delle loro fronde avranno molto da raccontarsi e io, sciocco nonno Talpone, quando potrò mi siederò in terra tra l’erba, cercando di carpire le loro parole, con l’animo attento e curioso, perché amo le storie e gli ulivi ne hanno tante da narrare.

 

DONNE E CHAMPAGNE


Dalla mia finestra noto con sorpresa che il traffico di auto sembra diminuito, c’è meno rumore, poche grida e mi rendo conto di non vedere le solite frotte di ragazzi che con gli zaini in spalla si urtano, scherzano, si raggruppano e si dividono come sciami di pesciolini nelle acque basse del mare.

La scuola è finita, eh già!

Anche i nipotini, almeno quello che ha appena terminato la prima elementare è rimasto a casa.

No, ora ricordo che dovrebbe essere con il suo amico del cuore al campo estivo al parco.

Mi viene in mente che venerdì scorso avevo sentito un gran vociare proveniente dalle scuole dietro casa, si erano persino sentite delle esplosioni di mortaretti tra le risate irrefrenabili.

Anche il mio Scoiattolino si sarà scatenato all’uscita di classe, chissà se avrà urlato    “ E ora donne e champagne !” in un impertinente moto di allegria.

Due o tre settimane fa, mentre nonno Talpone era a Brighton, in visita assistenziale dal figlio inglese e dall’amabile marito irlandese, i nipotini, in compagnia dei genitori e della nonna, erano stati in Umbria nella nostra casetta di collina, che a loro appare sempre come un Eden avventuroso da esplorare.

Avevano incontrato più volte mio cognato, il barbuto sindacalista radicale, scatenato affabulatore e pervicace maschilista, che sembra continuasse a ripeter loro :

“ Ragazzi ! Adesso donne e champagne!”

Queste esclamazioni esaltate e trionfanti, come se fossero pirati all’assalto di una goletta mercantile dovevano evidentemente averli colpiti, perché al mio ritorno, durante una cena, l’avevano ripetuta in continuazione come un gioioso ritornello.

“Spero che tu non la urli anche a scuola, vero? – ho chiesto tra il divertito e il perplesso.

“ Ma no nonno, altrimenti la maestra avrebbe chiamato la mamma per metterla in punizione – ha precisato giudiziosamente lo Scoiattolino.

Mentre il fratellino Polipetto, indomabile protagonista di ogni situazione, continuava a pigolare “ Donne ! Champagne !”, nonno Talpone, pur compiaciuto per le scelte enologiche del nipote ( Dio ci guardi dagli astemi !) , ha voluto indagare più a fondo.

“ Ma come fai con lo champagne, lo bevi nei calici ?”

“ Ma no nonno, metto nella cintura tante bottiglie di champagne e poi le tiro in testa a tutte le donne!”

L’espressione estatica del padre promettente avvocato, già orgogliosamente compiaciuta per il figlio promettente donnaiolo, si era subito allarmata, per poi sciogliersi in una comune risata liberatoria.

FOGLIETTI VOLANTI


Credo che capiti a tutti gli esseri umani, nonno Talpone compreso, di avere talvolta un improvviso guizzo di idea nel cervello, anche solo un’immagine o un’associazione di parole originali e divertenti che s’illumina improvvisa come un lampo e poi scompare lentamente nel buio.

Certe volte si dipanano storie più complesse, quasi un filmato o un racconto, però narrato a una velocità vertiginosa.

Noi magari stiamo camminando per la strada, svolgendo un altro lavoro, parlando con una persona o giacendo nel letto in un dormiveglia appiccicoso e tormentato.

Bisognerebbe avere un registratore, un congegno elettronico che fissasse queste immagini e parole sfuggenti.

Invece nonno Talpone, per quanto pensionato e quindi con un sacco di tempo da perdere, come affermano convinti i suoi figli, dispone soltanto di piccoli notes, bigliettini, ricevute di cassa, pezzi fortuiti di ogni forma e colore, su cui cerca, se ha a disposizione una penna o una matita, di trascrivere queste parole e figure.

Poi mille altri piccoli impegni giornalieri, la sua svagatezza, la curiosità fanciullesca per i nuovi gadget elettronici e , non ultima, la sua pigrizia, lo distolgono dal dipanare quelle piccole matasse di fili colorati e brillanti.

Rimangono quei foglietti misteriosi dal significato incerto:

Io, lui e l’altro

La palestra delle donne

Il bacio della signora di 88 anni

Lezioni in treno

L’uomo nero

Lo specchio della realtà

Donne e champagne

Il topino ballerino

La cura magica di Panorama

3 centimetri di grasso

Il signor Omicidi

Ritorno da scuola

Altri appunti sfortunatamente si sono persi i qualche tasca o in fondo ai cassetti.

Sembravano piccoli tesori e ora sono appunti più o meno lunghi dai titoli allusivi e senza senso.

Per ora.

In questo primo mattino, sono appena le 6 e tutta la casa è ancora silenziosa, mi sento stranamente ottimista, come un giovane archeologo.

Cercherò di scavare dentro, di ripulire, di ricostruire i pezzi mancanti.

Perché ho l’impressione, non vorrei sbagliare, ma ingenuamente lo penso ancora, che tutte le nostre storie, le parole, le immagini, le idee, debbano far parte del nostro nutrimento quotidiano, per gioire meglio della vita.

IL TEMPO CHE PASSA


Come ben sapete, di tanto in tanto mi capita di parlare con un caro amico, un certo nonno Talpone che ho incontrato per caso un paio di anni fa, tipo divertente direi, che mi solleva da pensieri tristi e accidiosi.

Non che lui non ne soffra in ugual misura, in fondo è anziano ed ha la mia stessa età, solo che è buffo e mi fa sorridere e star meglio del Sanax, del Prozac e del Ludiovil.

Oggi gli facevo notare, forse in modo poco cortese, che l’ultima sua storia, quella della valigia, me l’aveva già raccontata quindici giorni fa, avevo quindi l’impressione che cominciava a ripetersi, niente di serio, per carità, solo che non vorrei che avesse un inizio di demenza senile.

“ Io con la tua cosiddetta demenza senile, per quanto ne so, ci convivo fin da bambino – mi ha subito risposto placidamente – sono un tipo un po’ svagato e semplice, dico sempre quello che penso, ho i miei limiti, è un male ?      Devo ammettere che non pensavo fossero passati tanti giorni dal mio ritorno da Brighton, mi sembra fosse ieri, il tempo passa troppo veloce per me, non so come mai.”

Ho dovuto ammettere che la stessa cosa capita anche a me, qualche giorno fa, mentre parlavo con mio figlio dei programmi per l’estate, lui mi ha detto che in agosto per la festa dei suoi 40 anni sarà lontano da me.

“ Come 40 anni ? Sei così vecchio ? – avevo chiesto incredulo e perplesso – pensare che io me ne sento dai 24 ai 27.”

“ Papaa, ricordati che tu avrai sempre 30 anni più di me !”

Incredibile come passa il tempo, ma cosa deve fare uno che rimane generalmente ancorato, quando non fa il nonno, ai suoi anni giovanili?

Nonno Talpone mi ha sconsigliato di chiederlo ai vari amici psichiatri, ma di ragionarci insieme con serenità socratica di fronte ad una buona bottiglia di Prosecco spumante, che, secondo lui, fa bene anche alla vescica e alla prostata.

“Tempus fugit ! – ha declamato ieratico rispolverando logore sentenze – In vino veritas !”

Chissà, forse saremo fortunati, allegri senz’altro.

IL VINAVIL


“ Certo che è proprio bella quella grossa valigia che ho portato da Brighton, ma guardala, fa davvero un figurone!  Proprio grande a confronto della solita valigia che si usa !”

Nonno Talpone non si stanca mai di ammirare estasiato il suo baule Pierre Cardin che riposa contro una parete di casa, dove fino a poco tempo fa c’era il vecchio pianoforte, ormai trasportato in casa del Promettente Avvocato.

Personalmente non so cosa ne possa fare, lui sostiene che forse lo porterà in Grecia, nell’isoletta di Karpathos, dove passerà una vacanza di una settimana con vecchi amici.

Il problema è con cosa riempirla, a parte un paio di costumi, la cuffietta, gli occhialini, due pantaloncini e un asciugamano da spiaggia.

Basterebbe il suo solito zainetto da anziano globetrotter.

Di certo se non ci fosse il limite di peso di 20 kg per il bagaglio trasportato sull’aereo lui avrebbe pensato di infilarci la sua canoa gonfiabile, remi compresi.

Ma la moglie Prussiana vigila sempre.

Quindi lui passa spesso le serate ad accarezzare con gli occhi il suo baule firmato, ascoltando musica classica in filodiffusione e smanettando il suo ultimo giocattolo, un Tablet WiFi N10, di cui non ha ancora capito le immense funzionalità nascoste.

Quando era a Brighton l’aveva visto in mano al figlio Martellus deus e , come un bambino capriccioso, l’aveva voluto subito anche lui.

Anche se per questo potrebbe passare per un patito di tecnologia, non so perché si lamenta spesso di una certa bottiglia di Vinavil da un litro che, afferma lui, gli sarebbe stata trafugata.

Ascoltiamo dunque nonno Talpone, i nonni, si sa, tocca sopportarli con pazienza, dopo tutto ci curano i bambini, ci pagano i bollettini e le multe alla posta, riescono a fare cento piccoli lavoretti e poi in fondo durano poco.

“Dunque, come forse saprete, in Inghilterra ci sono dei luoghi magici.  No, non gli studios di Harry Potter, la Torre di Londra, il British Museum, gli hangar degli aerei da guerra di Duxford, parlo di “ Poundland” e di “ 99p”.

Pensate, in ogni città ci sono degli enormi supermercati con migliaia di articoli al prezzo di 1 sterlina o di 99 pennies.

Ad esempio l’ultima volta non ho potuto fare a meno di acquistare: una spazzola da bagno di legno con rullini da massaggio, un set di riparazione per bici ( non importa se non ci salgo sopra da anni, possono sempre servire ), due pile con lucina-bussola-fischietto, un set di cacciaviti e avvita dadi, un berretto pieghevole e impermeabile con bandiera inglese, una confezione da 30 pile da orologio, due bastoncini di luce fosforescente da campeggio, un set di fanalini a luce intermittente da bicicletta, un album da 500 fogli di carta a righe, una confezione con ben 10 penne ad inchiostro liquido, una tavoletta di gomma per appiccicare al muro i poster o i disegni dei piccoli, una favolosa colla bi-componente da saldatura con annesso spatolino, un flacone di Vinavil da 1 litro.

Ci pensate, in Italia un barattolino da 100 gr. di questa colla costa almeno due euro.

Come saprete il Vinavil è assolutamente necessario per restaurare le copertine dei libri, i fogli stracciati inconsapevolmente dalle manine dei bimbi, per incollare i disegni da loro ritagliati, per fare costumini di carta.

Insomma per un nonno carta, pennarelli, una forbice, pennellino e barattolo di Vinavil sono una necessità giornaliera indispensabile.

Ci crederete ? Al check-in dell’aeroporto una ragazza ha avuto il coraggio di sostenere che il mio bauletto Pierre Cardin era troppo pesante e quindi dovevo pagare un sovrapprezzo di 22 sterline per i chili di troppo.

No, non si riferiva al mio peso sforma, indicava la mia prestigiosa valigia firmata.

Così ho aperto il bauletto, travasando tutto il possibile nel mio zainetto e nelle varie tasche della giacca a vento.

Sembra che alla fine ci abbiano ripensato, accettando il bagaglio semi svuotato, pur di allontanarmi dalla fila.

Al controllo, le scarpe nella tasca destra sono passate, il litro di inoffensivo Vinavil in quella sinistra invece è stato sequestrato come arma letale, pensavano forse che volessi incollare i seggiolini dell’aereo ?

Ora ho la mia bella valigia, potrei mettermi dentro e farmi scarrozzare per la stanza dai bimbi, tanto ha quattro capaci rotelle gommate, ma il Vinavil non ce l’ho più, come faccio a riparare i loro giocattoli?

valigione pierre cardin

UN BAULE IN OSTAGGIO


“ E io lo voglio portare a Milano, sissignore. Quel ragazzo saudita mi doveva 600 sterline ed è scappato a casa sua lasciando dietro solo il suo baule valigia, è sempre di Pierre Cardin, anche se era colmo di vecchi cavi da computer, DVD di sesso e sangue e confezioni intonse di preservativi.”

“ Papà, papaa … l’hai vuotato della robaccia, ma è pesante ed enorme, ti fermeranno alla dogana, lascialo qua che lo buttiamo via noi.”

“ Non se ne parla, può sempre servire, metti che invece di andare in vacanza a Terni o in qualche agriturismo, voglia fare una follia e spendere la mia pensione per una notte in una suite di un grande albergo, non so quale, né dove, ma avrei la valigia adatta, di Pierre Cardin, anche se dovessi riempirla di giornali vecchi.”

“ Papà sii ragionevole, dai …”

“ Voi non avete avuto il coraggio di portarmela a Milano, ci penserò io, sono della generazione che ha fatto la guerra, mica come voi!”

“ Ma se avevi due anni quando è finita!”

“ Non importa, una generazione di ferro quella del ’43 !”

“ Papaa .. prima o dopo Cristo?”

LA BICICLETTA


Questi tempi ci offrono delle novità impensate anche nelle piccole cose.

Non parlo della rete di internet, computer, cellulari, l’elettronica applicata su ogni congegno, in questo caso mi riferisco semplicemente ad un oggetto comune come la bicicletta, utilissima per gli spostamenti, semplice, ecologica, compagna fedele che ci accompagna tutta la vita, dall’infanzia alla vecchiaia.

Credevo che fosse perfetta e immutabile ed ora, a parte quella di cartone pressato che hanno annunciato i giornali, scopro che mio figlio, quello inglese, ne ha una pieghevole come una valigetta di 40 cm di lato.

Uno dei problemi irrisolti che mi aveva affidato, prima di correre alla stazione per andare al lavoro, era di rimettere a posto sul cerchione un copertone della gomma bucata.

Un gioco da ragazzi, avevo pensato io, cose che ho sempre fatto in campagna dall’età di dieci anni.

Così mentre dentro casa il Tasso Irlandese rullava le pareti di un bianco candido ( da giorni si è licenziato per una pausa di raccoglimento casalingo, da massaia tuttofare ) io nel giardino con una borsetta degli attrezzi mi accingevo all’opera.

Dunque, è semplice, se non sbaglio basta infilare un fermo tra copertone e cerchione,fai scorrere dalla parte opposta un cacciavite o un pezzo di plastica dura, tiri, sforzi, tendi e a dieci centimetri dal loro ricongiungimento tutte le tue levette ti saltano dalle mani.

Riprovi, cerchi di girare la ruota per migliorare la presa, ti ungi le mani con l’olio della catena che ti incastra le dita e ottieni il medesimo risultato.

Bisogna anche capire che le due ruote, il sellino, il triangolo del telaio e il manubrio erano compattate tra loro in un groviglio intricato.

Dopo molti tentativi fallimentari, sempre più sporco di grasso e la fronte gocciolante di sudore, il Tasso gentilmente è uscito fuori a portarmi uno sgabello, commentando che anche loro in precedenza ci avevano provato inutilmente.

“ Pfui ! Gioventù moderna! Da ragazzo io …”

Parole sprecate, quel maledetto copertone sembrava essersi trasformato in una biscia furente e scivolosa, lo fissavi da una parte e saltava dall’altra con un guizzo improvviso.

“ Cosa mi succede ? – mi sono chiesto perplesso – sessanta anni fa ci riuscivo in pochi minuti. A Terni un paio di settimane fa avevo cercato di cambiare l’olio dell’auto, strisciandovi sotto come un verme e per la prima volta dopo cinquant ’anni di pratica non ci ero riuscito per quanti sforzi facessi. Vuoi vedere che sto diventando vecchio ?”

Mentre seduto sullo sgabello mi perdevo in queste considerazioni filosofiche sulla precarietà dell’esistenza, il buon Tasso Irlandese è uscito ancora una volta dalla porta finestra, chiazzato di vernice bianca, con l’asta del rullo gocciolante e come un angelo candido mi ha annunciato che, nel caso, in fondo alla discesa della strada esterna, verso il centro, girate due o tre stradine, c’era un negozio di ciclista.

Qualcuno magari si sarebbe posta la domanda sul perché sia lui che il Martello di dio non ve l’avessero portata da più di un mese prima, ma io che sono uomo di pensiero, o se volete tardo nell’agire e nel capire, ho apprezzato che avessero aspettato l’aiuto del  loro papà e ho soppesato le due possibilità conseguenti.

Una era quella di seguire l’orgoglio dell’uomo faber, che tutto può fare con la dovuta determinazione e concentrazione, l’altra  quella di scegliere la logica minimalista e codarda, consistente nell’affidarsi ad un tecnico più giovane ed esperto.

Mentre mi riposavo e stropicciavo le mani sporche per cercare di pulirle, ungendomi ancora di più, devo ammettere con vergogna che alla fine mi sono rassegnato alla seconda soluzione.

Così, sollevato quel pesante pacchetto metallico, ho infilato la porta e sono uscito in strada.                    Fatti una cinquantina di metri di quella ripida discesa mi sono chiesto “ Perché faticare ?”.

Il genio talponesco ha prevalso: ho cercato di staccare il manubrio, guardando dove fossero le cerniere, poi ho provato a districare una ruota, ma non ci sono riuscito.   Ho svitato il tubo del sellino, facendo ribaltare  la ruota posteriore.

Mentre cercavo di dare a quel complicato groviglio una parvenza di bicicletta, è uscita da un portone, prospiciente lo stretto marciapiede dove mi stavo esibendo, una signora di mezz’età che, quasi inciampandovi sopra, mi ha lanciato un’occhiata allarmata e disgustata, quasi sospettasse che fossi un ladro di biciclette.

Sorridendo umilmente ho sollevato una parte dotata di ruota, che si è subito ripiegata schiacciandomi una mano, l’ho rimessa a terra, cercando di sollevarla e mi è rimasto in mano il sellino.

Sempre più confuso e affannato ho preso in braccio quell’ infernale attrezzo e mi sono allontanato piegato in due, cercando di non perdere qualche pezzo per strada.

Appena giunto in quel luccicante negozio, che esponeva nelle vetrine una superba esposizione di lucide e fiammanti biciclette di gran marca, devo aver suscitato un’immediata compassione, forse anche per la mia età, forse per lo stato pietoso in cui mi trovavo con quell’intrico di tubi e ruote tra le mani, così, invece di telefonare alla polizia, il distinto commesso ha chiamato un giovane robusto dal retro che ha portato via la ferraglia.

Dopo cinque minuti è ritornato con una miniciclo funzionante in cui svettavano un manubrio e il lungo sellino.

Ho pagato quattro sterline e sono risalito, a piedi ovviamente, per quella salita del 30% di pendenza, stanco ma trionfante.

Alla sera il Martello, alla vista del suo destriero funzionante, è rimasto stupito e meravigliato. “ Ma come ci sei riuscito papà ?”

Io ho sorriso compiaciuto, con i baffi che fibrillavano come un gatto che si fosse appena pappato un topolino.

Una ventina di secondi di gloria, mantenendo un orgoglioso silenzio, poi ho dovuto raccontare come si erano svolti i fatti.

“ Ah, ah,ah, scommetto che ti avranno preso per un ladro di biciclette – si è subito sganasciato lui – Povero il mio papino, vieni qua che ti strizzo, ciccione ! Sei grasso, grasso, grasso !”

Mi sono sentito come un tubetto di dentifricio.

Se non esco con le costole rotte da questa vacanza inglese vuol dire  che i tanto vituperati rotolini adiposi a qualcosa sono serviti.

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