All’uscita pomeridiana dalle scuole elementari nonno Talpone, quando ne è incaricato, si presenta quasi sempre, se la memoria non colpisce, con la sua scatoletta di latta rossa a forma di cuore.
Quella per intenderci in cui è nascosto un piccolo tesoro di caramelle gommose alla frutta, di ciucci di Coca Fritz, di morbidose alla liquirizia.
Ammettiamo che questa abitudine è un patetico ripetersi di un gioco di magia che non dovrebbe funzionare più, quando nella sua tasca interna avveniva un rapido scambio e lui mostrava ai nipotini una scatoletta ora vuota ora colma di dolciumi.
Forse gli igienisti direbbero che le caramelle fanno male allo stomaco e che provocano le carie ai denti.
Ma lui viene dal tempo di guerra e dai suoi grami anni seguenti, quando una caramella era ancora un bene e un prezioso regalo.
I suoi nipotini e i loro amici, pur vivendo in tempi di maggiore abbondanza, le trovano, per ora, gradevolissime, soprattutto quando escono correndo da ben otto ore di segregazione scolastica.
Ieri pomeriggio un piccolo folletto si è aperto un varco tra il gruppo di genitori in attesa e gli è corso incontro, con il visino ancor più delicato per un feroce taglio di capelli che aveva subito, muto ma con una richiesta supplichevole e birichina nel suo sguardo.
Loro due , come forse ho già detto, si comportano come due mafiosi siciliani, hanno velocemente conversato a occhiate e ammiccamenti, quindi il piccolo folletto ha presto ricevuto il suo dolce pizzo, oltre al supplemento per il fratello maggiore.
E’ subito sopraggiunta la sua tata americana, una ragazzona bruna con l’aria fiera e franca della prateria.
Nonno Talpone ha cavallerescamente riaperto il suo rosso scrigno e lei ha voluto accettare un ciuccio di gomma Coca Fritz.
“You too like a baby ! – ha detto il vecchio nonno.
Lei ha sorriso compiaciuta e riconoscente, aveva forse scoperto Grand Pa Old Mole .
Mese: marzo 2015
TUTTA VITA RAGAZZO MIO
Erano appena usciti dal Teatro della Scala, la rappresentazione della Cenerentola di Rossini era stata applaudita entusiasticamente da bambini di ogni età che vi erano presenti, accompagnati dai loro parenti.
“ Adesso torniamo a casa nonno ?”
“Ma stai scherzando ? Tutta vita ragazzo mio, siamo soli, liberi e indipendenti, preferisci hamburger e patatine o un gustoso dolcino con aranciata al Motta di piazza Duomo ?”
Il piccolo aveva scelto la seconda soluzione e così, mano nella mano, tenendo ben stretta la locandina del teatro autografata da un paio di cantanti, avevano attraversato orgogliosamente la Galleria, per entrare nel famoso locale.
“ Vuoi un bondonde, con coca o aranciata ?”
“ Ma nonno, ora non dico più bondonde ma bombolone alla crema, sono grande ormai !”
Questi bambini, chissà perché, vogliono dimenticare le loro buffe e deliziose storpiature verbali dell’infanzia, che li rendevano così adorabili : il cugo, i pilati, il cocciolato, la billa.
Oh che bei tempi andati!
La giovane cassiera nel consegnare lo scontrino gli aveva detto “Ma come sei fortunato ragazzo mio ad avere ancora il nonno, il mio l’ho perso anni fa !”
Questo sfogo spontaneo aveva commosso nonno Talpone e l’aveva fatto sentire in colpa, incrinando il senso di gioia della magnifica giornata.
In seguito la ciambella zuccherata alla crema era stata divorata con gusto, la bottiglia di Coca Light con due cannucce, ormai dimezzata, si ergeva solitaria sul tavolo cosparso di briciole e fazzoletti di carta spiegazzati, lo spettacolo al di là delle vetrine continuava incessante, ma stava finendo la loro pausa felice.
“ Mi piacerebbe averne un’altra – aveva pigolato il piccolo, forse per non rompere l’incanto.
“ Ma certo caro, una, due, cinque, cento, una fabbrica di ciambelle amore mio, diamoci una botta di vita!”
Alla cassa del bar oltre ad un’altra ciambella nonno Talpone ha voluto ad ogni costo offrire alla cassiera una confezione di cioccolato a sua scelta.
“ Non può rifiutare signorina, è da parte di suo nonno, un regalino tutto per lei !”
La ragazza aveva scelto un pacchetto di Baci Perugina, ne aveva offerto uno al piccolo e aveva voluto sfiorare con un bacio la guancia del vecchio signore, che era arrossito e avrebbe voluto sprofondare sotto terra, ma aveva poi resistito coraggiosamente.
Quello in fondo era un solo bacio per procura, per ringraziare il proprio nonno, per un attimo ritornato da lei.
BON TON
Premetto che questa mattina lui è infuriato e accidioso come non mai, stanotte hanno avuto l’indecenza di richiamarlo a fare il servizio militare, inutilmente lui protestava, ripeteva che l’aveva già svolto ben due volte, cosa esagerata, strepitava che aveva ormai settantadue anni, anticipando di ben nove mesi il suo compleanno.
Niente da fare, quelli l’avevano caricato su un aereo con un variegato gruppo di persone per recarsi in zona di addestramento alla guerra.
Naturalmente questo era solo un sogno, un incubo di nonno Talpone, ma lui spesso tende a confonderli con la realtà, almeno fino a mattinata inoltrata.
“ Come stai ? Bene? Non sei cambiato per nulla !”
Ecco queste esclamazioni usuali di saluto quando incontra qualche conoscente gli danno profondamente fastidio.
Lui sostiene che sono frasi fatte, non interessa a nessuno come tu stia, anche se ti senti giù la risposta deve essere sempre “ Bene, diciamo benino, suvvia !”, altrimenti crei un fastidio, una richiesta di interesse dovuto che incrina l’incontro, tutto deve sempre andare bene, la gente ha fretta, ha già i suoi problemi, non vuole impelagarsi con altri fastidi.
Se tu fossi veramente ammalato o disperato andresti a suscitare un emotivo sentimento di compartecipazione e provocheresti dei momentanei sentimenti di tristezza, più o meno sinceri.
Null’altro – conclude nonno Talpone, sempre più cinico – fino alla tua conclusione finale, quella delle “ Condoglianze. Era così giovane ! In fondo era una brava persona. Però chi l’avrebbe mai detto !”
Poi si avrà il fastidio della partecipazione al funerale, la colletta per le corone, il riunirsi al cimitero, dove in compenso si incontrano molti amici e conoscenti pesi di vista da anni.
“ Dai sentiamoci ancora, non perdiamoci di vista !”
No, niente paura, si rivedranno senz’altro al prossimo funerale, se non sarà il loro.
Che dire della frase “ Non sei cambiato per nulla ! Ma come fai a mantenerti così giovane ?”
E’ particolarmente perfida e viene usata specialmente tra le donne con abbondante ipocrisia, come se alla mattina uno quando si va a lavare e si guarda allo specchio non notasse i propri cambiamenti, i gonfiori, le borse sotto gli occhi, le rughe e tutto il continuo sfaldamento del viso e del corpo.
Ti insaponi e ti sciacqui come per togliere quella patina, quell’offuscamento dell’immagine, usi creme, profumi, ti massaggi, ti riguardi e con un sospiro smetti di tormentarti inutilmente e te ne vai.
Forse ha ragione nonno Talpone, sarebbe meglio pronunciare un semplice “ Ciao !” sorridere, offrire un aperitivo o un caffè e poi, se l’altro lo richiede, porgere un orecchio paziente ai suoi bisogni di sfogo.
Questa è la teoria, il piccolo galateo ormai trascurato, ma poi spesso si ricade nell’uso comune e anche noi chiediamo in fretta “ Come stai? Tutto bene ?” senza aspettarti una vera risposta, anzi, nel caso, cerchi di rifilare i tuoi momentanei problemi all’altro, in una gara di reciproca sopraffazione.
Poi i ripetuti saluti e la promessa di incontrarci presto.
Uno penserà “ Che noioso, non la smetteva più di parlare di sé, è proprio un tremendo attaccabottoni !”
L’altro invece si lamenterà dentro di sé “ Che persona fastidiosa, vuol dire solo la sua, non ti ascolta, è proprio invecchiato, anche male direi !”
Per fortuna io e voi non siamo di questa specie, abbiamo un buon carattere e senso della misura, un innato senso del bon ton, non è vero ?
“ Bene, a proposito come state? Vi trovo meravigliosamente in gamba !”
FORSE DORME
L’urgenza provocata dalla vescica o dalla prostata che preme e richiede un immediato soccorso è un dato di fatto ormai consueto per gli anziani e nonno Talpone non sfugge a questa maledizione.
Alle tre o quattro del mattino questo bisogno impellente lo fa lasciare con acerbo fastidio il suo lettuccio caldo, i sogni o gli incubi interrotti e, in punta di piedi per non svegliare la moglie che riposa accanto a lui, lo fa correre in bagno, assonnato e vergognoso come quando era bambino.
Ora loro due posseggono due gatti, peloso regalo di Natale dei loro figli, o meglio i due felini li hanno presi a servizio con riconoscente condiscendenza, per cui nonno Talpone deve alzarsi con ogni cautela, estraendo da sotto il cuscino una piccola pila a stilo, cercando la strada nel buio e aprendo e chiudendo cautamente le porte della camera da letto e del bagno.
I suoi gatti infatti , se svegliati, comincerebbero subito a saltellargli intorno, miagolando con forza in tutte le loro varietà di toni, esigendo carezze e cibo.
Loro dovrebbero essere animali notturni, anche se di giorno sanno farsi ben sentire, con corse pazze, miagolii sfrenati, trascinando e rompendo ogni piccolo oggetto meritevole di divertimento e gioco.
Quando nonno Talpone ritorna cauto a letto con la sua piletta non solo trova le lenzuola gelate, forse è lui stesso completamente infreddolito, ma non riesce a riprendere il sonno interrotto.
Forse dovrebbe ricominciare con la cura preventiva delle abbondanti dosi di champagne prima di coricarsi, ma è troppo costosa per le sue finanze di pensionato e la mutua non gli rimborsa questa e altre specialità.
Così attende, sempre più nervosamente, sforzandosi di non pensare, cercando di rilassarsi e di calmarsi, rigirandosi nel letto per cercare una migliore posizione.
Niente da fare, ha provato ogni trucco, anche l’autoipnosi; in quei momenti però c’è una vocina mentale che gli riassume i fatti del giorno passato, crea varianti e storie, gli elenca eccitata situazioni curiose e imprevedibili, paradossali e divertenti.
Stanotte la vocina era molto loquace, ne ha descritte parecchie, in modo dettagliato e fluido.
Quando terminata una ne passava ad un’altra, il povero nonno cercava di ricordare la precedente, almeno un brandello, anche solo il titolo della storia.
Dopo un paio d’ore i suoi gatti si erano svegliati, con le unghie grattavano furiosamente alla porta chiusa della camera, si lamentavano, chiedevano anzi esigevano in modo perentorio coccole, attenzioni e ciotole di cibo.
Lui così si è alzato, ha indossato la pesante accappatoio di spugna, ha accontentato i micetti, è corso appena possibile al tavolo, ha afferrato carta e penna e si è trovato con il foglio bianco e la testa vuota.
Di cosa parlavano quelle storie da lui ascoltate nell’affannato dormiveglia, almeno qual’era un titolo?
Vuoto assoluto.
Nonno Talpone non ricorda più niente, zero, ha vuoto pneumatico.
Erano così belle, interessanti, le aveva trovate persino brillanti.
Di loro è rimasta solo la dolorosa mancanza.
Dunque lui si era alzato questa notte, questo è sicuro, la vescica o la prostata si erano fatte sentire come sempre, ma il suo cervello no, ora è assente, forse dorme, beato lui.
E IL MORIR MI E’ DOLCE PER LE TUE MANI
Capita talvolta di essere in giro con il nipotino maggiore, lo Scoiattolino di otto anni, per accompagnarlo al campo giochi o per passeggiare insieme.
La sua è un’età ormai quasi matura, in bilico tra l’essere ancora un bimbo e le curiosità, non dico dell’uomo, ma del ragazzo che scopre i temi della vita.
Eravamo al parco giochi io e lui, che si era arrampicato in cima ad un palo contornato da funi intrecciate, in cerca di equilibri instabili e visioni dall’alto.
Ad un certo punto si è voltato in giù verso me e ha chiesto a bruciapelo :
“ Nonno, tu credi in Dio ? Pensi che Gesù sia esistito ?”
Nonno Talpone, come fosse con un adulto, gli ha risposto con meditata semplicità, esponendo le sue convinzioni, le sue titubanze, il suo poco sapere, perché quelle erano domande esistenziali su Dio e le sue manifestazioni che ogni uomo si è posto da sempre .
Il piccolo lo ha ascoltato attentamente per cinque minuti, poi ha esclamato :
“E ora io sono il capitano coraggioso con la spada e tu il mostro marino che vuole attaccare la mia nave, difenditi!”
In breve con una sciabolata decisa ha ucciso la creatura orrenda ai suoi piedi, lanciando un grido di vittoria.
E il morir m’è dolce per le sue mani.
PS
Ricordo ora i fatti avvenuti ai primi di gennaio e il post non era poi uscito perché in quei giorni erano avvenute le stragi di Parigi. La concomitanza mi era sembrata tale da rendere impensabile il narrare la mia piccola storia.
E’ stato giusto lasciar sopraffare il nostro piccolo mondo quotidiano di affetti, gioie e avversità dalle tragedie del mondo?
AMICI INTIMI
Un mese fa mi avevano chiesto se non scrivevo più sul blog di nonno Talpone e la cosa mi aveva molto stupito, erano trascorse forse tre o quattro settimane e non me ne ero affatto accorto.
Mi ero quindi domandato se da anziani la sensazione del tempo dovesse essere così vaga e imprecisa.
Ricordo benissimo invece che ad inizio anno oltre al blog sui nonni volevo iniziarne un altro sulle sensazioni provate da ventenne per confrontarle con quelle attuali per un confronto e un dialogo, se mai potesse esserci.
Invece è calato un silenzio nebuloso.
Ancora giorni fa una lettrice mi aveva benevolmente richiamato alla personale testimonianza di pensionato e nonno settantenne nei confronti della vita di ogni giorno.
Forse sembrerà strano, ma personalmente ritengo di avere poco da dire, credo di essere svagato, noioso, brontolone e permaloso, niente di grave e patologico, sono solo uno come tanti, senza niente di interessante.
Solo che c’è un certo nonno Talpone, dentro e fuori di me, che risulta un fenomeno curioso e talvolta umoristico.
Ormai sono certo che qualcosa di simile alberghi vicino ad ognuno di noi, che possiamo chiamare come vogliamo, tipo nonna Bianca, zio Giovanni, Nick il dritto, Izzy dark lady e così via.
Basta solo ascoltarli e magari trascrivere i loro, i nostri pensieri, giusto per rileggerli con calma, magari sorridere di noi stessi, sopportarci meglio e condividerli .
Si tratta di amici intimi che non vanno trascurati, come purtroppo ho fatto io negli ultimi tempi, per non privarci di una piccola dose di buonumore e stupore per la vita, per guardarla più spesso con gli occhi curiosi di un bambino.
O di un nonno attempato e leggermente svanito.
