Hot or Dead Yoga


Passando lentamente con la mia stampella per il viale alberato che conduce al mare ho avuto tempo di notare un succinto cartello appeso fuori da un portone, * Hot Yoga ”

Mi sono ricordato che ne aveva scritto tempo fa una nota blogghista che leggo sempre con affettuoso interesse.

Sono entrato a chiedere informazioni e per sapere se l” Hot Yoga ” fosse faticoso.

Lo era..

La tutor mi ha chiesto se avessi già praticato Yoga in precedenza.

” Certo, per molti anni – ho subito risposto – non mi ricordo molto, se non quella posizione che si sta distesi a terra per rilassamento e che ci si addormenta spesso.

La posizione del cadavere. ”

La signora mi ha guardato perplessa e poi mi ha suggerito di provare più avanti nella strada, presso la chiesa di St. John, dove si tengono vari corsi per anziani.

Giunto là, in sagrestia ho letto l’elenco delle lezioni.

Danze caraibiche, Tai Chi, Pilates, conversazioni in lingua tedesca, francese e anche italiana.

Ho pensato allora di propormi per insegnare io lo Yoga che conosco meglio.

Come chiamarlo?

Dead Yoga, ovviamente.

Sono speranzoso e aspetto una risposta.

Chi nasce giovane


” Scusate, mi ero appisolato.”

” Quattro giorni interi? – ho chiesto stupito.

Nonno Talpone non vuole ammettere di essere amaramente deluso per la sua mancata carriera di sceneggiatore a Hollywood, così mi ammansisce una sua spiegazione.

” Vedi, mio nipote Polipetto dice che russo sempre, la nipotina Giulia, la principessina, mi chiama nonno Tampone Dormiglione.

Posso io deludere dei bambini?

No davvero.

Poi dieci ore di sonno pesante arricchito di idee e incubi e tre o quattro di pisolino pomeridiano non sono poi molto.

Dicono che gli anziani soffrono d’insonnia e che solo i piccoli devono dormire molto.

Così seguo una mia massima:

Chi nasce giovane rimane giovane tutta la vita.”

Niente sangue?


Lui siede immusonito in un angolo del treno per Cambridge, in visita alla sorella, tra folle di ragazzini italiani urlanti e rumorosi delle scuole estive di lingue.

C’era rimasto male ieri sera a cena.

Il Martello di dio stava parlando del suo lavoro appena ultimato per una scena dell’ennesimo film di gangsters del famoso regista americano.

Nella scena della sparatoria in strada aveva dovuto aumentare a dismisura la quantità di sangue che inondava il marciapiede.

Quando nonno Talpone gli aveva chiesto se poteva presentarlo al famoso personaggio per sottoporgli il suo copione, bellissimo, romantico e di una finezza schakespearia, il Martello gli aveva domandato soltanto:

” C’è molto sangue?”

” No, però è prevista una scena in bianco e nero di un forno crematorio, in un’atmosfera fosca e torbida. ”

” Mi spiace papà, niente sangue, niente film”

Per completare la serata negativa nonno Talpone e consorte avevano pure perso nel torneo casalingo di burraco.

Sceneggiatore da materasso


Ha l’aria assonnata, nonostante il pisolino pomeridiano, ma nonno Talpone si sfrega le mani con entusiasmo e sembra soddisfatto.

Mi racconta che questa mattina alle sei era già seduto al tavolo per trascrivere nella sua agendina rosata le tracce di due post e la trama dettagliata di un film, un sicuro capolavoro.

Ho espresso qualche dubbio, sarà stato uno dei suoi soliti incubi, il ritorno a scuola a ripetere l’anno, il richiamo al posto di lavoro anche se pensionato e così via.

” No, questo era diverso – mi ha fatto notare – ho vissuto in un film tragico ma molto umano, con una forte vena lirica, alla Polanski. Ho anche il titolo:

L’uomo che sa. ”

Alla domanda di cosa voglia fare della sceneggiatura, lui ha risposto che stasera ne parlerà con il figlio inglese quando verrà a cena e a giocare a burraco.

” Lui ha conoscenze nel mondo del cinema, anche a Hollywood.

Potrei lavorare come sceneggiatore, mi basta un materasso comodo, una bottiglia di Prosecco prima di dormire e una segretaria che alle prime luci dell’alba stenografi e trascriva  la trama sul computer .”

Il lavoro sembra facile, penso io, come in quel fumetto di Paolino Paperino che trovava lavoro come collaudatore di materassi.

Libera uscita


” Non è vero che sono depresso per la gamba ! – sostiene nonno Talpone, impermalito per le mie battute.

” Ogni giorno faccio una camminata con mia moglie ed eseguo i sei esercizi di ginnastica mirata suggeriti dalla mia fisioterapista !”

Dopo la prima seduta alla clinica avevo chiesto notizie in merito.

” Tutto bene, mi sento meglio, lei è una donna e sembra competente”.

Dopo la seconda le informazioni si ampliarono : lei era gentile, alta, snella e bionda.

Dopo la terza mi ha confidato che aveva una voce calda e gli occhi azzurri.

Di fronte ad un mio sorriso complice ha precisato che lei era sposata e con figli grandi e il suo interesse era solo estetico.

Non so cosa dirà dopo la prossima seduta tra una settimana e poi quando a fine mese farà la terapia in costume nella piccola piscina ad acqua calda.

Ma il suo è solo un interesse platonico.

Ieri invece per una volta era uscito da solo per fare i suoi 500 metri di passeggiata.

Una signora anziana, con capelli bianchi, per strada gli ha sorriso e augurato il buongiorno.

Lui si è fermato, hanno parlato del tempo e alla fine lei gli ha confidato che aveva 82 anni e passeggiava sempre  a quell’ora per godersi il fresco mattutino.

Al ritorno a casa l’ha riferito alla moglie.

” Non solo mi ha fermato per strada, ma ha anche detto che aveva 82 anni quella vecchia signora!”

La moglie ha fatto una risata e ha detto che stava facendo conquiste.

” Ma scherzi? Con una di quell’età da nonna! – ha esclamato risentito nonno Talpone.

” Perché tu non ne hai 76 ?

Credi di essere un toy boy ?”

Ecco il pericolo delle libere uscite solitarie.

Un nonno del futuro


Dopo aver passato in catalessi un lungo periodo, nonno Talpone, nella pace delle lunghe vacanze estive a Brighton, in questi giorni si sta scatenando.

Le sue storie o le idee sono molteplici, tumultuose e assillanti.

Ma io devo trascrivere e qua sta il problema.

Trascrivo in fretta un titolo, un nome, certe volte solo delle cifre.

Ma ho anch’io una certa età e poi non ricordo più a che cosa si riferivano.

Ad esempio perché da giorni ho un appunto sul nonno del futuro?

Forse si riferiva ad una battuta del suo Martello di dio?

In pratica dato che il vecchietto si trovava con il ginocchio rovinato, il polpaccio vadodilatato, l’infezione all’alluce e la tallonite, non gli restava che tagliare la gamba, mettendo un arto con rotella finale per rullare sulle strade.

Su questa battuta nonno Talpone ci sta meditando e, dato che si sente leonardesco, sta stendendo una serie di schizzi per progettare un arto con skateboard finale, un modello molto giovanile.

Altra ipotesi sarebbe invece di usare dei pattini a rotelle colorate con tampone finale come usano i bambini.

Ma l’idea più complessa sarebbe una una scarpa monopattino con motore elettrico e una batteria ricaricabile a energia solare..

Non credo che abbia le capacità tecniche per realizzarli, ma lui sostiene che anche Leonardo aveva lasciato solo degli schizzi.

Ai posteri l’onore dell’opera.

La sua vicinanza con il gruppo dei Mental Diseases lo sta influenzando.

Gay Christmas


I nipotini sono partiti e la casa a Brighton appare vuota e silenziosa.

Però il figlio inglese, ” Quello bello con tanti capelli ” come ama definirsi con un certo gigionismo, ha subito trovato un diversivo.

” Oggi c’è il Gay Pride papà, è il cinquantesimo, il più grande e fastoso d’Inghilterra. Non puoi mancare!”

Nonno Talpone ha subito indossato i suoi nuovi pantaloncini a strisce bianco celestino, però forzato dalla moglie ad una classica T-shirt blu marino e con baschetto azzurro e occhiali da sole panoramici si è avviato, stampellando, con il figlio e il padrone di casa  verso la Parade.

Sul lungomare di stendeva per chilometri la carovana di camion, autobus, carretti con fantasiosi addobbi carnevaleschi inframmezzati da gioiosi gruppi di ogni categoria lavorativa o associazione.

Tra frastuoni di musiche, canti e balli una fiumana di gente si muoveva, tutti colorata  da collane hawaiane, braccialetti, girandole e bandierine.

I colori viola, blu, verde, giallo, arancione del movimento LGBT sfavillavano ovunque.

Nonno Talpone ha rivissuto i suoi tempi eroici da Figlio dei fiori ed è stato fotografato tra gruppi di policemen.

Non arrestato questa volta, uomini e donne in divisa erano sorridenti e coloratissimi, persino nelle stringhe degli scarponi d’ordinanza.

È stato successivamente immortalato tra il gruppo dei Mental Diseases, degli Altzhaimer e non potevano mancare i Blinded Veterans.

Non ha trovato il gruppo stampelle e carrozzine, ma è stato festeggiato dalla National Education Union, ricevendo in regalo una grande bandierina colorata.

Accasciato alfine su una panchina, ha sventolato felice il suo vessillo, mentre gli sfilava il torrente colorato di donne, uomini, bambini, cagnolini e fantasmagorici costumi di ogni sesso.

Mi hanno spiegato che questo Pride è ora comunemente chiamato Gay Christmas, perché è una festa di luci, colori e gioiosa fratellanza umana.

All’inizio questa definizione mi pareva blasfema, ma poi mi sono ricordato che anche i primi cristiani l’avevano copiata, secoli dopo, dalla festa del Sole Invitto o festa dell’inizio dell’anno nuovo.

Se non altro per ora il Pride non comporta lo scambio di costosi regali e cene pantagrueliche.

Nel primo pomeriggio Nonno Talpone è tornato stanco a casa .

La moglie si è mostrata stupita.

” Ma come, non ti hanno trattenuto per tutto il giorno?”

Il figlio Martello è ritornato con l’amico dopo le tre del mattino.

Loro sono giovani.

Nomignoli affettuosi


L’altro pomeriggio, mentre fuori dalla scuola d’inglese aspettavamo l’uscita del nipotino grande, suo fratello, il Polipetto, era coccolato dalla nonna, che lo stringeva al petto mormorando i soliti nomignoli affettuosi.

Lui ad un certo punto le ha chiesto:

” Nonna so che mi vuoi bene, ma perché dici che sono il tuo brutto intruglio puzzolente?”

Lei ha risposto che erano modi di dire affettuosi, usati in Umbria.

La mattina seguente io e lui abbiamo trascritto un elenco parziale, suscettibile di ulteriori incrementi per fare un dizionario italiano – nonnesco.

– Brutto papero puzzolente

– Cipollotto puzzone

– Brutto broccolo mio

-Brutta scimmia che non sei altro

-Dolce / brutto intruglio amorevole / puzzolente

– Cucciolotto d’oro e d’argento

– Mio bel topolino puzzone

D’altronde a casa sua il padre, il Grande Avvocato, lo chiama ” Zio Ninetti ” o spesso ” Gimbino “, il fratello maggiore ” Gimbi”, la madre ” Gimba “.

A questa notizia nonno Talpone ha composto una canzone su loro, ” la famiglia Gimboni” sull’aria veneta ” La famiglia dei Gobbon”.

Alla fine per consolarlo gli ho confidato che a casa mia la nonna quando chiama ad alta voce

” Amore mio piccolo !

Topolino mio !

Cucciolo d’oro !”

Oltre ad altri dolci vezzeggiativi, è inutile che mi presenti fa lei.

Chiama il gatto.

Però quando è di buonumore vengo chiamato ” Zucca “.

Forse per la mia alta fronte spaziosa, che arriva fino dietro la nuca.

 

Dichiarazioni imbarazzanti


A completamento del resoconto di quella fatidica giornata di 50 anni fa devo trascrivere che prima della partenza per l’Inghilterra a Milano avevo un filarino con una ragazza che studiava tedesco e che doveva fare le vacanze in Germania.

La ritrovai quella sera stessa, tra l’enorme folla che gremiva Trafalgar Square per ammirare su un enorme schermo la ripresa in diretta dello sbarco dell’uomo sulla Luna.

Questo avvenne mentre mi facevo largo  con il braccio che cingeva la mia bella brunetta, incurante di ogni evento mondiale.

Ci trovammo improvvisamente faccia a faccia, stupiti.

Con un aplomb britannico io salutai cortesemente e proseguii, sempre tenendo ben stretto il mio tesoro.

Mai più vista la tedesca.

Invece una settimana dopo, avendo goduto insieme le stradine e i parchi di Londra, una sera mi presentai all’amabile fanciulla con un anello d’argento, di quelli componibili che raffigurano due mani intrecciate.

Glielo infilai al dito dichiarando formalmente:

” Voglio sposarti. Vorrei avere cinque figli con te!”

La sua pronta risposta fu:

“Sei scemo? Grazie comunque dell’anello.”

In quanto si figli, passati alcuni anni dopo il matrimonio, quando dopo il secondo maschio le chiesi un terzo, possibilmente femmina, la sua secca risposta fu:

” Fatteli da solo se vuoi e Ciccarelli da solo!”

 

Galeotto fu il piede


Cari ragazzi dovrte sapere che se dovessi immaginare un luogo ove mi piacerebbe essere ricordato nell’Inferno di Dante Alighieri sarebbe senz’altro il Girone di Paolo e Francesca.

Il mio amore, la nonna, non accetterebbe certamente né il luogo ventoso né il contesto ultraterreno.

Alla fatidica domanda di un novello Dante io risponderei beffardo : ” Galeotto fu il piede”

Come il sommo Vate anche voi  lettori pensereste subito al grazioso piedino della mia donna.

Ma vi sbagliereste, perché il piede fatale fu il mio, taglia 45.

In quell’afoso 19 luglio del 1969 sul treno Milano Londra, che allora collegava a prezzo ragionevole le due città con un tragitto di 23 ore, mi trovavo a guardare il paesaggio francese.

Ero appoggiato languidamente con la schiena alla parete dello scompartimento, fumando la mia pipa.

I vagoni cuccette a sei posti di allora, dopo una notte di viaggio traballante e rumorosa erano poco ospitali.

La quasi totalità dei passeggeri erano studenti, usciti fuori nei corridoi o affollanti le piattaforme davanti ai gabinetti, a gruppi che si univano o si lasciavano con allegra frenesia, come pesciolini impazziti, emozionati e liberi dai legami famigliari.

Per me non era una novità, ero il terzo anno che recavo in Inghilterra per praticare quella lingua che era la materia quadriennale del corso di Lingue e Letterature Straniere alla Bocconi di Milano.

Negli anni precedenti a Londra avevo goduto dei mesi interessanti, incontrando persone provenienti da ogni parte del mondo, dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda, avevo viaggiato in autostop dalla Scozia all’ Irlanda.

Non volevo parlare con nessuno di quegli studenti italiani chiassosi  che rumoreggiavano in ogni parte del treno.

Pipa in bocca, distaccato e perso nei miei pensieri, subivo spesso gli urti di quelli che continuavano a passare avanti e indietro nel corridoio.

Particolarmente irritante era una bella ragazza bruna dall’accento romanesco, piccola rispetto a me, garrula come un uccellino, che passando e ripassando mi pestava i piedi.

” A romanina, fai attenzione ! – esclamai irritato.

Lei mi rise giocosa e rispose per le rime:”E tu ritira i tuoi piedoni che mi fai inciampare!”

Così iniziò il nostro incontro fatale.

In seguito parlammo in una piattaforma anche noi, come tutti.

Sul traghetto che collegava Calais a Dover le offrii un boccale di birra inglese, mostrando le bianche scogliere che ci venivano incontro.

Sul treno per Victoria Station venni a sapere che lei e la cugina che l’accompagnava erano partite in fretta, all’avventura, senza alloggio prenotato, né scuola o lavoro e con pochi soldi.

Arrivati alla stazione io le salutai, presi la valigia, determinato a snobbare ogni italiano e mi allontanai diretto alla mia residenza.

Passata la locomotiva, mentre avanzavo tra la folla ad un certo punto mi fermai indeciso, poi mi girai e tornai indietro a cercare le due pellegrine.

Ho sempre sostenuto che fu solo per un impeto di pietà, di pura solidarietà tra studenti.

In realtà ero già stato stregato fai suoi occhi verdi ramarrosi, dal riso e dalla gaiezza prorompente di quella fascinosa brunetta.

La corazza inglese del milanese solitario era stata perforata e lacerata a fondo.

Eh sì, avevo anch’io il Tallone d’Achille, anche se poi era un  piede largo e lungo, taglia 45.

La sera stessa, dopo averle trovato alloggio e fatto visitare il centro città, Covent Garden e Piccadilly, la accompagnai, con un braccio sulle spalle, verso il Ponte di Westminster.

Al colmo delle arcate, sopra le argentee acque del Tamigi, al chiaro di luna, incuranti di ogni astronauta alieno, ci fu il primo lungo, indimenticabile, primo bacio d’amore.