DIECI LIBRI IN SEI GIORNI


La permanenza nella campagna umbra, per improrogabili lavori campestri di manutenzione, dovrà continuare oltre il termine previsto a seguito di imprevedibili complicazioni logistico-organizzative, pur nel rispetto generico del programma a suo tempo previsto dal project planning.

Questo è il burocratico bollettino che nonno Talpone ha affisso alla sua bacheca e che, con opportune varianti, cerca di ammannire a chi chiede notizie del suo silenzio.

Personalmente l’ho visto quasi sempre incollato al suo specchietto rosso ciliegia, quel diabolico aggeggio elettronico di lettura che lui certe volte tende  a nascondere tra libri cartacei, come faceva da ragazzo, quando per le ispezioni paterne nella sua stanza lui usava inserire romanzi russi della BUR tra i volumi di Topografia o di Scienze delle Costruzioni.

Bisogna anche ammettere che il caldo è veramente feroce, in questo momento all’esterno, pur tra le colline boscose e a 500 mt di altitudine,  la temperatura è di 36 gradi all’ombra, mentre dentro casa, con i muri spessi un metro, si aggira sui 23-24 gradi.

I fattori del caldo estivo e del giochino che gli fa divorare due libri al giorno hanno influito sulla tabella di marcia dei lavori talponeschi.

Sono iniziati beninteso, l’arrivo della moglie si è fatto sentire, ma l’afa, la natura in fiore, gli alberi piegati dal peso di ciliegie, albicocche e nespole hanno rallentato anche il ritmo della prussiana.

Stranamente il piatto di Paella di nonno Talpone questa volta ha avuto la sua approvazione, così mi permetto di dare qualche indicazione per eventuali curiosi.

Paella rapida alla Manuel

In una padella larga e pesante versare 4 o 5 cucchiai di buon olio, farvi soffriggere mezza cipolla e uno spicchio di aglio finemente spezzettati.

Inserire il contenuto della paella preparata ( personalmente la migliore è quella della Despar), mezzo bicchiere d’acqua ( di brodo è meglio ) e far scaldare a fuoco vivo per 4 minuti, mescolando con cucchiaio di legno e spargendo a piacere del peperoncino macinato fine, della paprika dolce e del pepe.

A questo punto versato due o tre etti di gamberetti sgusciati congelati, mescolare e versare mezzo bicchiere di vino bianco secco.

Dopo un paio di minuti in cui il preparato prende sapore, iniziare a mescolare regolarmente fino al giusto grado di assorbimento del liquido.

La cottura totale da quando versate la busta del preparato si aggira sui 10 minuti.

Le buste di 650-700 gr sono sufficienti per due persone, quando si è soli la mezza porzione è buonissima anche il giorno seguente, riscaldata al microonde, immettendo un cucchiaio d’acqua e versando un poco d’olio extravergine sul preparato caldo.

In segreto vi confesserò che i golosi come nonno Talpone, quando sono soli e senza controllo, se la sbafano tutta intera con mezza bottiglia di bianco secco, tenuto al fresco.

PAUSE DI OZIO E ORDINE MATRONALE


Il viaggio in treno verso la sua avventurosa destinazione umbra, sì, proprio quello che compie da quando ha conosciuto 43 anni fa un delizioso fiore locale, la sua fascinosa orchidea silvestre, il detto viaggio, dicevo, ha mostrato una insospettata utilità del nuovo E-reader appena acquistato.

Nel suo scompartimento alla partenza da Milano ha trovato una loquacissima signora bergamasca, quasi ottantenne, che ha subito iniziato ad illustrargli i vari malanni di cui soffriva ed i motivi per cui si recava a Chianciano Terme per le cure delle acque.

Alla fermata di Rogoredo Talpone ha cercato di arginare la dotta esposizione, affermando che già disponeva di una moglie totalmente dedicata alla medicina, ottenendo così un mutamento della conversazione, volto alla descrizione dei decessi e dei funerali a cui la vispa signora aveva assistito.

Alla fermata di Lodi ( ebbene sì, nonno Talpone per risparmiare sale su treni lumaca ) il nostro eroe ha tratto dal taschino la sua magica tavoletta rosso ciliegia, affermando con voce suadente “ Mi scusi un attimo, controllo un dato “

In tal modo si è letto voracemente il libro di ricordi di Pansa “Poco o niente “, il romanzo di Vitali “Galeotto fu il collier “, e la prima parte del romanzo di Fruttero “Enigma in luogo di mare “.

La logorroica signora messa in soggezione dallo strano marchingegno elettronico si è azzittita, un libro non l’avrebbe certo fermata, e il viaggio ha avuto un felice decorso.

Nella sua casa di campagna le gatte, arrivate man mano, l’hanno poi affettuosamente salutato, hanno gradito i vari piatti di spaghetti, croccantini, scatolette di coniglio e tazze di latte scremato, in suo onore si sono esibite in volteggianti capriole sull’erba.

Lui abbandonato sulla sua poltrona da regista, all’ombra della quercia vicino casa, ha ammirato anche il cielo azzurro, gli sfilacciamenti di piccole nubi, percependo appena, nel silenzio totale, il ritmo di un cuculo lontano.

Poi con la sua tavoletta si è letto due meravigliosi racconti da “ L’osteria della Fola “ di quell’incredibile narratore che è Giuseppe Pederiali, un vero incantatore.

Questa mattina nonno Talpone è stato svegliato da una telefonata della sua Orchidea Selvaggia, arriverà per mezzogiorno con un Eurostar, addio ozio, paella cucinata alla Talpon, letti sfatti, piatti nell’acquaio, l’ordine matronale trionferà.

UNA BOTTA DI VITA


In questi giorni bisogna ammettere che nonno Talpone è rimasto spesso melanconico, accidioso e vagamente depresso.

Anche se quando gli è stato possibile ha giocato con i nipotini ai pirati dell’isola della Tortuga, a guerre cruente di cavalieri medioevali Paymobil contro poliziotti in divisa blu muniti di sfollagente e caschi protettivi, insegnando loro il virile cimento della gara a braccio di ferro, in cui chi mangia a cena cucchiaiate di minestrone e bocconi di pesce bollito riesce a battere ogni volta nonno Hulk.

La sua Istrice ha continuato a ritmo sostenuto i suoi impegni giornalieri a lezioni, esami e partecipazione a congressi e convegni.

Lui ha pagato la tassa IMU, constatando che gli importi della vecchia ICI sono quasi raddoppiati.

Ha avuto notizie di malattie che hanno colpito altri amici e conoscenti.

Così ieri nonno Talpone ha deciso che la vita è breve, si è recato in un’agenzia viaggi, ha esaminato i cataloghi, ha guardato attentamente i vari manifesti pubblicitari, poi con aria decisa si è recato al bancone ed ha chiesto per sé un biglietto.

Di seconda classe per l’intercity Milano – Orte.

Andrà in campagna dalle sue gatte.

Non solo, oltre a questa scelta, veramente avventurosa, si è detto che è ora di darsi una botta di vita.

Così in un emporio di elettronica si è fatto convincere ad acquistare un e-Book Reader di colore rosso fuoco, passando poi da un’amica per riempirlo di 196 titoli.

Tornato a casa è stato guardato in maniera gelida e disgustata dai suoi volumi allineati in duplice fila sulle pareti di ogni stanza, gabinetto escluso.

Si è sentito un traditore, un voltagabbana, un peccatore svergognato e non è bastato l’acquisto successivo di quattro libri d’occasione nella bancarella sotto casa per tacitare la sua coscienza.

Però stamani, pur con il suo portatile, cinque cellulari, scorta di tarallucci alla cipolla e il termos di tè, il suo zaino da viaggio risulta notevolmente più leggero e lui si sente pronto per il suo viaggio avventuroso.

ASSISTENZA DOMICILIARE


Affannoso risveglio alle 6, l’uscita rapida e convulsa dai soliti incubi, un aereo da prendere domattina prestissimo in una città sconosciuta, ma con due trasbordi prioritari su un fiume e la quasi certezza di non riuscire mai ad arrivarci in tempo.

Poco prima nella notte un altro sogno: dei feroci assassini cercano di aprire la porta d’ingresso che gli ho appena chiuso addosso, nello stipite si vedono frammenti di dita che ostacolano la mia disperata difesa.

Vado in bagno, mi lavo le mani, strofino due dita bagnate sugli occhi, come quel lavaggio primordiale che rampognavo tanto ai miei figli, prima della loro affannosa uscita in ritardo per la scuola.

La casa è ancora addormentata, vado nella camera vuota dei miei bambini quasi quarantenni, ora adibita a studio, in coabitazione con i resti della loro presenza e i nuovi giocattoli dei nipotini.

Accendo il computer, su internet cerco inutilmente notizie sul blog di un’amica cara, scorro le novità dei giornali online.

Scossa di terremoto anche a Pordenone e a Belluno, un deputato neonazista in diretta TV scaglia un bicchiere d’acqua in faccia ad una collega dell’opposizione e picchia ripetutamente un’altra, il portavoce del Vaticano che richiede il rispetto delle loro prerogative sovrane in relazione alla denuncia di raccolta di fondi da parte del boss mafioso Mattia Denaro ( nomen omen ), Perugia ovvero il paradiso perduto in mano alle gang del narcotraffico.

Queste e altre notizie non sono una serie di incubi, ma il buongiorno del mattino.

Sento movimenti nell’altra stanza, una tapparella che viene alzata, lo scroscio dell’acqua.

Poco dopo si affaccia la mia Istrice Amorosa, annuncia che è bollita l’acqua del tè.

Spengo il computer, mi siedo a tavola per la colazione, inserisco meccanicamente una bustina nella teiera, i tarallucci sono terminati, devo accontentarmi di insapori fette biscottate.

Telefonata d’auguri al piccolo nipote, il Polipetto, oggi compie quattro anni, gli canto “ Tanti auguri a te !” lui ricambia il motivetto con la sua vocetta deliziosa e inizia un concitato discorso con parole smozzicate e accavallate, assolutamente incomprensibili.

Manca il fratellino maggiore che solitamente fa da interprete, così mi riduco a pronunciare a caso “ Bene, bravo, proprio così” per non deluderlo.

Appare alla porta la mia Istrice, ben vestita, truccata, con borsetta e portacarte in pelle ripieno di appunti.

“ Ma dove vai, cara ? – domando incuriosito.

“ Mannaggia, te l’ho detto cento volte, devo tenere una relazione a  questo convegno europeo, lo sanno tutti, è anche scritto sul calendario appeso alla porta della cucina, non ti ricordi mai niente, sei una disperazione !”

“ Ma non torni a pranzo ?”

“ Non credo proprio, sono cose lunghe, ci sono i dibattiti, le richieste di chiarimenti, beh, adesso ho fretta, ciao !”

“ Ma di cosa parlate al convegno, demenza senile, Alzheimer, assistenza ai disabili, rieducazione motoria ?”

“ Home care – precisa veloce e se ne va, decisa, battagliera e sicura di sé, la mia piccola prussiana.

“ Home care ? – ragiono perplesso – assistenza nella casa ?”

Vorrei tanto essere assistito in questo grigio mattino milanese, anche da un bambino.

ANCH’IO RINASCIO !


I giochi dei bambini possono essere fascinosi, magici, incredibilmente semplici, ma nello stesso tempo misteriosamente simbolici e teatrali, come una visione parallela della nostra vita.

Nonno Talpone li avrà fatti anche lui da piccolo, come tutti d’altronde, ma vivendoli con loro e analizzandoli da anziano, pur essendone coinvolto, ha ora anche la duplice possibilità di goderseli anche da spettatore e da analista.

Dopo giorni di malattia di uno o dell’altro ometto, ieri lui e la moglie Istrice Amorosa hanno avuto il gradito turno di nonni babysitter alla loro uscita dall’asilo.

Dato che i piccoli finalmente godevano di buona salute, hanno portato loro due sacchetti di krapfen zuccherati e di bomboloni alla crema, seguiti da un’uscita liberatoria tra i giardini e i cortili di casa loro, per correre in bicicletta, giocare a palla prigioniera, partecipare a cruente battaglie con i cavalieri medioevali del playmobil.

Alla fine, sudati, impolverati e leggermente ammaccati si sono ridotti nel cortile dei box sotto casa.

L’arrampicata sui muretti e il salto pilotato dall’alto sembrava l’ultimo passatempo della giornata, quando nonno Talpone nell’alzare lo Scoiattolino per un salto ancor più acrobatico, che detto tra di noi era una mediocre scusa per stringere a sé quel guizzante folletto, lui gli si è arrampicato sopra, gridando trionfante:

“ Sono diventato grande … ora sono alto come il nonno … ora lui è molto più basso di me ! – poi, scivolando leggermente come da una pertica, ha continuato con vocetta fioca – ora divento vecchio … ora sono piccolo e curvo … ora sono morto !”

Con un improvviso scatto si è aggrappato in alto, scalandolo veloce e gridando “ Ora rinasco … ora divento grande … ora sono vecchio …”

Il gioco si è ripetuto più volte allegramente, fino a quando anche il fratello più piccolo, il Polipetto, ha lasciato perdere lo smontaggio sistematico dei suoi cavalieri medioevali e si è aggrappato al nonno, strillando “ Anch’io rinascio !”

E’ stato subito accontentato, abbarbicato insieme al fratello sul vecchio nonno che ha fatto da pertica della vita umana, fino a quando, stravolto, li ha posati delicatamente a terra.

In seguito nonno Talpone si è ricordato del suo periodo buddista di tanto tempo fa, ma ora che gli anni sono passati, implacabili ma abbastanza piacevoli, lui si è rassegnato.

Non sa se rinascerà, se si dissolverà nella terra, se salirà tra i cieli ingombri di meteoriti e di relitti spaziali.

Sa però che è e sarà parte di un Tutto, indefinibile e indecifrabile, che è fratello di uomini e donne che prima e dopo di lui hanno avuto e avranno la stessa sorte, che non è un caso isolato, che lui non è niente ed è Tutto.

Nonno Talpone si sente in pace e sorride, appagato che gli sia lasciato di partecipare, fin che potrà, al gioco della rinascita con i suoi nipotini, un gioco felice, come vorrebbe fosse possibile ad ogni bambino.

MANUEL & ZAIRA


La decisione di nonna Istrice era ormai presa: dopo mesi di riluttanti indecisioni e scelte sbagliate nell’acquisto presso i grandi empori Fai Da Te, una visita risolutiva presso la mitica Ferramenta Meazza del Carrobbio aveva portato al possesso del giusto porta tende in metallo bianco, con monorotaia scorrevole, da fissare lassù, sul soffitto della camera matrimoniale.

Inutili le scuse, i rinvii, le rimostranze di nonno Talpone, di natura pigra, anzi letargica a detta dei malevoli, sull’altezza del soffitto, ben tre metri e cinquanta, sulle difficoltà di trapanare in precario equilibrio i vari tasselli che dovevano fissare quel tecnologico binario metallico.

Così tre giorni fa, dopo una serie di controlli tra le attrezzature di casa e di cantina, per cercare martelli di varia misura, trapani, punte, cacciaviti, stopper, matite, righelli e metri fissi e a nastro riavvolgibile, lui ha tratto fuori la fedele scala di legno di casa, quella acquistata più di 60 anni fa dal padre buonanima, quella ancora pesante ed appariscente, nonostante i suoi ondeggiamenti e scricchiolii quando viene usata.

Nonno Talpone si è quindi coraggiosamente inalberato in alto, con il porta tende in una mano, due metri nell’altra e la matita tra i denti, mentre la moglie, aggrappata alla base della scala, cercava di mantenere un ondeggiamento controllato.

“ Sposta la riga più in là … no, più vicina alla finestra … noo, ancora a sinistra, ancora un pochino … no, meglio a destra …”

I suggerimenti, anzi gli ordini che provenivano dal basso sembravano quelli che un capitano di un veliero usava rivolgere al suo mozzo, aggrappato al pappafico per legare una cima.

Poi è seguito il segnalamento con la matita dei fori previsti, che per quanto ben marcati poi diventano improvvisamente invisibili, il primo foro di prova, l’avvitamento parziale di un supporto a destra, appoggiando la rotaia sulla sommità dell’anta destra della finestra, discesa rapida del mozzo, spostamento della scala, crollo del cursore metallico sulla sua testa, moccoli da marinaio imbestialito, risate scroscianti di sua moglie “ Caro, ma sbatti sempre la testa …ih iihh .. che buffo che sei !”

Risalita sul pennone, riprese misure, trapanamenti, martellature, avvitamenti, un gran tramestio, ma mezz’ora dopo nonno Talpone era lassù in alto, sfiorando il soffitto con il suo cranio ammaccato, a gridare vittoria, l’opera era felicemente compiuta .

E lui, mentre ondeggiava lassù in precario equilibrio, si sentiva come l’acrobata del circo, quello  aggrappato in alto, al trespolo del trapezio, dopo la spericolata manovra acrobatica, mentre vicino a lui è assisa la sua assistente Zaira.

Eccoli, la famosa coppia di acrobati gitani, Manuel e Zaira, le stelle volanti, il pubblico applaude, anche se in verità è solo lui , nonno Talpone che grida ad alta voce nella stanza, garrulo ed entusiasta.

“ Scendi giù, che lascio la scala, mi fanno male le mani – geme irritata una vocetta dal basso.

Lui si cala con padronale sicurezza, cacciaviti in mano, tre viti in bocca e la matita all’orecchio.

Rimirano insieme soddisfatti la messa in opera del famigerato porta tende, poi l’agile, conturbante Zaira risale con un capo della tenda, mentre Manuel blocca con i piedi e una mano la base della scala, sostenendo con un braccio il tessuto umido di bucato e porgendo i vari gancetti di fissaggio.

Si fissa anche la seconda tenda, si tolgono scala e attrezzi, si stava pulendo il pavimento quando squilla il cellulare.

E’ il figlio promettente avvocato, avvisa che tra poco passerà a ritirare la damigianetta dell’olio umbro, visto che il padre non l’ha ancora portata.

Ma nonno Talpone non è in vena polemica e riferisce concitato “ Sai abbiamo montato la tenda, sì, quella che dovevo mettere un anno fa, eravamo lassù in alto come trapezisti, sì, Manuel e Zaira gli acrobati gitani!”

“ Papaa … papaa … ma che, hai già bevuto stamattina ? Papaa … prepara l’olio e non farmi aspettare. – chiude deciso il figlio primogenito, i grandi avvocati sono gente seria e sbrigativa, non hanno mai tempo da perdere come i pensionati.

Pomeriggio da sogno, pennichella con un libro, cinema d’essai verso sera con la triste storia di Polanski, poi cenetta a casa, con un minestrone casareccio ( Ogni milanes l’è cuntent col su minestrun – cantava il povero Giovanni D’Anzi ).

Ma lì il diavolo vi ha messo la coda.

“ Cosa c’è di formaggio ? – chiede lei.

“ Il pecorino umbro, del parmigiano e le solite croste di pecorino romano – risponde lui incauto.

“ E’ inutile che mi fai notare che c’è il pecorino romano, sei una noia, mi servono per la pizza salata di Pasqua, lo sai, ma me lo fai notare ogni volta, ti ripeti sempre, non ti sopporto più !”

“ E io non sopporto quel puzzolente pecorino romano, vuoi mettere il Parmigiano Reggiano ? Pfui !”

Così hanno litigato, così lui è immusonito, così ha deciso che Manuel romperà il sodalizio con Zaira.

Domenica horribils.

Lunedì di freddo e pioggia.

Ma verso sera, mentre camminavano affiancati per andare a consegnare i documenti al commercialista, l’intrigante mano sinistra di nonno Talpone ha sfiorato e poi afferrato la manina dell’Istrice Prussiana, lei ha resistito un attimo, poi si è aperta, morbida e tenera, per ricambiare la stretta, quella vitale per due vecchi acrobati gitani, Manuel & Zaira, Talpone & Istrice, che importa, fin che vita ci trattiene.

PAPAA, PAPAA … COME STA MARIA ANTONIETTA ?


Questo è il ripetuto beffardo richiamo del figlio promettente avvocato, da quando ha sorpreso nonno Talpone, che poi sarebbe il suo indegno padre, a leggera una interessante biografia della defunta regina e degli inizi della rivoluzione francese, invece di seguire le sue pressanti indicazioni di commissioni di svolgere seduta stante.

In questo afoso pomeriggio nonno Talpone è stato svegliato da una suoneria sconosciuta di un cellulare.

Ha ascoltato distrattamente, poi ha richiuso gli occhi,  ha deciso che il trillo sconosciuto non lo riguardava.

La sua Istrice l’ha risvegliato quasi subito, dicendo “ E’ per te, è tuo figlio !” – ponendogli in mano un tozzo cellulare viola, che ha dovuto riconoscere come uno dei tanti che la sorridente avvocato Tuttopiede gli aveva affidato mesi fa per un’ eventuale riparazione.

Lui l’aveva portato dal suo amico cinese Ping che l’aveva appena sistemato e pertanto vi aveva trasferito la sua SIM base ( quella immediatamente riconoscibile, tra le sue 14 collezionate ) per effettuare la prova di funzionalità.

“ Pronto – ha subito bofonchiato, perso nei suoi incubi abituali.

“ Come sta Maria Antonietta ?- ha chiesto ironico il leguleio di famiglia.

“ Bene, la stanno quasi per arrestare, in effetti le sue spese per l’acquisto del palazzo di Saint Cloud e le sue collane di diamanti stavano dando il colpo di grazia alle finanze francesi, però la colpa era anche del marito, Luigi XVI … – stava proseguendo imperterrito nonno Talpone, come se stesse ancora sostenendo  l’esame di storia con il suo professore della Bocconi, si quello famoso, di cui non ricorda il nome .

Da giorni lui cerca di portare avanti la lettura di questo affascinante libro, che ha momentaneamente sostituito quello sulle presunte origini del popolo ebraico, interrotto da ripetute beffarde domande del figlio maggiore.

“ Papaa, papaa …- come uno squillo di adunata del periodo militare risuona la chiamata della suddetta progenie – basta, ora vai dal tuo meccanico Feng, ritira il certificato di demolizione della mia auto, l’hai portata ieri, quando hai ritirato l’altra mia auto che doveva fare la revisione e mettere a punto la carburazione, ti ricordi vero ? Bene, lasciami a casa quel documento, consegnami anche il rotolo delle catenine d’oro che ti avevo richiesto per il regalo che devo fare sabato prossimo, sai quello del battesimo? Bene, fai questo e tutto è finito, semplice, vero ?”

“ Come finito – azzarda nonno Talpone, che poi sarebbe il padre di quei due figli maschi che lo trattano con tranquilla arroganza, diciamo anche amorevole, riservata di solito ad uno spelacchiato Teddy Bear da cuscino – non posso mica falsificare la tua firma, è un reato, mi pare,  non dovresti andarci tu all’officina che cura la vendita del tuo catorcio ?”

“ Papaa, papaa… io ho da fare, tu non fai mai niente. Il presunto reato si configura  solo se il soggetto che subisce la contraffazione della sua firma fa ricorso, quindi stai tranquillo ed esegui.”

“ E se ti viene l’idea di fare questo ricorso, così, tanto per farmi un dispetto, lo so , ne saresti anche capace! – mormora piagnucoloso nonno Talpone.

“ Papaa, papaa… smettila, con questo hai finito di fare tutte le commissioni di cui ti avevo incaricato, sei contento ? Le catenine, le due auto da riparare, il congegno della tapparella , la batteria dell’auto, l’accompagnamento dal concessionario dell’auto nuova da acquistare a Brescia, l’imbottigliatura della mia damigiana di bianco Oltrugo. Insomma, ho faticato più io a dirti le cose che te a  farle. A proposito, ho finito l’olio umbro, portami la solita damigianetta !”

“ Sempre io a fare le cose – mugugna come d’abitudine nonno Talpone in tono sommesso.

“ Beh certo, a chi altri devo chiederlo, alla mamma ? Lei è la mia mammina e mi fa già tante cose !”

“ Già, e io chi sono ? – interroga irritato il cosiddetto maschio di casa.

“ Tu sei il padre del pollo inglese, insomma di mio fratello, il Martello di dio –chiude beffardo il promettente avvocato di casa Talponi.

Sdraiata sul divano, avvolta teneramente da una copertina di lanetta bianca ridacchia sommessa mamma Istrice, che ha udito con evidente compiacimento l’intera conversazione nel viva voce.

Accantonato il voluminoso libro sulla Rivoluzione Francese e le disavventure  della regina Maria Antonietta, l’Austri’chienne, il vecchio papà rinvia riposo e lettura per i suoi impegni quotidiani.

Undici anni fa, quando l’avevano dismesso dal lavoro, avevano proditariamente asserito “ Riposati, ora goditi la pensione di vecchiaia !”

HANID E LA CORSA SFRENATA DEI CAMMELLI ( fine )


Ad un tratto gli si presentò uno spiritello del deserto, un Ginn, una delle misteriose ed etere creature che molto possono fare per uomini ed animali.

Aveva ascoltato i lamenti dell’animale e lo consolò con queste parole :

“Al Marid, a tua ora non è ancora venuta, sii forte e paziente, nessuno può sapere cosa gli riserva il futuro, siamo nelle mani del Potente, del Misericordioso, di cui non mi è lecito fare il nome, aspetta e abbi fede, ritorna al tuo lavoro, verrà il giorno della ricompensa e della gloria “

Il cammello ringraziò il Ginn e più confortato riprese la via del ritorno al suo caravanserraglio.

Trascorsero veloci i giorni, i mesi, gli anni e la fama e le prodezze del giovane guerriero suscitarono entusiasmo nelle folle, numerosi furono i suoi seguaci, più ampie le sue conquiste.

Il cavallo Al Sarì ebbe preziose bardature d’oro e di seta, anche se qualche ferita segnava ormai il suo lucido manto.

Un giorno il giovane condottiero sbaragliò il nemico in un’importante battaglia e lo inseguì implacabile per pianure e il deserto, ma le fatiche e la sete decimarono la sua cavalleria e persino il veloce Al Sarì cadde stremato a terra.

Il condottiero era furente, vedeva allontanarsi verso la salvezza il residuo manipolo di nemici, con quel re arrogante che prima l’aveva minacciato.

Poi notò il gruppo di cammelli che lo seguivano a breve distanza, deciso e rapido fermò il primo animale, tagliò le corde che legavano i bagagli, vi montò sopra, ordinò ai suoi fedeli di fare altrettanto, si chinò all’orecchio di Al Marid e gli sussurrò :

“ Ora a te cammello tocca mostrare il tuo valore, se mai lo possiedi !”

Il giovane animale si erse in tutta la sua possanza e si lanciò furiosamente all’inseguimento del nemico, veloce e instancabile, per giorni condusse il suo padrone in ogni luogo, per quanto lontano e inaccessibile fosse, fino a quando tutta la regione fu vinta e pacificata.

Ora nelle parate d’onore si poteva vedere il giovane califfo che montava uno splendido cavallo bianco, dal nome Al Abyad, maestoso e borioso più che mai, seguito subito dopo dal cammello Al Marid, che portava una sella di prezioso cuoio intarsiata, in cui era inciso il suo nome a caratteri d’argento massiccio, con appese lo scudo, la scimitarra e la lancia usati nella famosa vittoria.

Si muoveva con andatura sicura ma modesta Al Marid, lui e il suo padrone conoscevano l’ardimento e il valore tenace, agli altri il merito o la paura di scoprirlo”.

“E che fine fece il cavallo Al Sarì ?- domandò incuriosito il giovane Pamock.

“ Ah lui riposava ormai nelle scuderie del califfo, smagrito e stretto da fasciature che curavano le sue ferite, ma non era affatto triste, impegnato com’era a raccontare ai giovani puledri che gli erano vicini le sue eroiche battaglie, con sempre nuovi e roboanti particolari.

Era un uditorio giovane e ancora attento, a breve sarebbero stati sostituiti da nuove leve, Al Sarì non avrebbe fatto in tempo ad annoiarli.”

Hanid finì la sua storia e confessò : “ Sai Pamock, quando mi sento molto solo e depresso mi metto là, in quell’angolo di muro, appoggio l’orecchio ai mattoni scrostati e ascolto il rombo degli zoccoli dei cammelli in corsa sfrenata, loro verranno un giorno a liberarmi da questo recinto, per portarmi via da qui, lontano, nel deserto infinito.”

HANID E LA CORSA SFRENATA DEI CAMMELLI ( 1°)


Nell’afoso pomeriggio di quel triste cortile, con un cielo plumbeo e opprimente, si percepiva un senso soffocante di attesa, ognuno agognava l’arrivo di un temporale liberatorio, che avrebbe portato una sferzata di frescura.

I due bambini, poveri uccellini migranti in un precario rifugio, si accucciarono nel loro angolo preferito, vicino al vecchio cancello dalle sbarre arrugginite, dove si poteva godere un lieve refolo d’aria.

Hanid, che aveva apprezzato con poche cortesi parole il racconto del maialino Ciuffetto che aveva narrato il suo amico Pamock, era imbarazzato dal fatto di non poter far notare che quell’animale impuro lo disgustava, quindi si lanciò subito in una avventurosa storia che ricordava di aver udito nel suo povero villaggio al di là del mare.

“ Devi sapere, caro amico,  che in tempi lontani noi avevamo condottieri e califfi coraggiosi e temerari, combattenti eroici che misero in fuga eserciti ben più grandi di loro, armati solo della loro fede e del loro valore.

Uno di questi, uno dei  più grandi, aveva all’inizio solo un piccolo gruppo di fedeli seguaci, pochi cavalli e cammelli, ma con questi fondò un impero così grande da far tremare re e imperatori.

Nelle battaglie cavalcava il suo cavallo preferito, un animale agile e scattante chiamato Al Sarì.

Il miglior foraggio e un secchio di fresca acqua di rose era preparato solo per lui, alla notte nel caravanserraglio veniva premurosamente coperto da un mantello prezioso.

Poco discosto da lui di solito riposava un giovane cammello, adibito al trasporto di pesanti carichi di armi e vettovaglie, chiamato Al Marid.

Stando spesso vicini, nelle lunghe notti stellate il cavallo amava raccontare senza tregua all’animale che gli era accanto le prodezze del suo padrone, di come questi lo accarezzasse e lo premiasse con verdure dolci e gustose, di come talvolta gli confidasse i piani futuri di gloriose imprese che si proponeva di iniziare.

Spesso Al Sarì si infervorava nel suo raccontare e diventava sempre più arrogante e sentenzioso, affermava di essere ormai sicuro della grande fama che avrebbe acquisito con le prodezze del suo padrone.

Anzi, le prossime conquiste avrebbero dovuto essere attribuite in gran parte alla sua forza e alla sua velocità, pertanto riteneva che per riconoscenza in futuro il condottiero avrebbe dovuto nominarlo Cadì in qualche ricca regione, con l’omaggio di un nutrito harem di giovani puledre.

Le notti stellate erano ormai diventate lunghe e noiose per il povero cammello Al Marid, che si sentiva altrettanto forte ed intrepido del borioso vicino, ma doveva continuare ogni giorno a portare solo pesanti carichi ed essere pungolato da un rude cammelliere.

Una notte non riuscì più a sopportare lo strazio di quei vaneggiamenti vanitosi, diede uno strappo al paletto che lo legava e fuggì via dal caravanserraglio, verso il deserto, girando senza meta, fino a fermarsi vicino ad una pozza d’acqua, dove si abbeverò e piangendo si lamentò, rivolto alla luna e alle stelle, della sua triste esistenza.

SPIEGAZIONI IN VIAGGIO


Per quanto continui la stanchezza e il torpore, nonno Talpone deve sempre muoversi, nonna Istrice si sta riprendendo dal suo blocco reumatico, i nipotini sono sempre felici di vederlo e giocare a nuove avventure, il figlio promettente avvocato essendo troppo impegnato dal lavoro richiede la sua assistenza per tanti piccoli impegni, come giorni fa quando il motore di una sua auto ha si è arreso alla vecchiaia e all’incuria, l’altra è stata portata dal meccanico per una manutenzione urgente, così i giovani hanno deciso per un’auto più recente e imponente.

Questa mattina nonno Talpone è stato coinvolto nella gita collettiva sino al concessionario auto di uno sperduto paesino del bresciano per ritirare il grosso SUV d’occasione che avevano acquistato.

Il nonno alla guida di una piccola auto aziendale mugugna, perché odia quel tipo di auto mastodontiche, gipponi americani compresi, anche se capisce che i giovani, ma in genere molti uomini e donne sono sempre più fragili e hanno bisogno di simboli esteriori di sicurezza e di status sociale.

Eccoli quindi insieme, nonno e papà avanti, mamma e nipotini dietro con un Ipad che trasmette a tutto volume un cartone di supereroi americani.

” Bum!  Sbang! Crash! Schiaccialo! Ammazzalo! “

Casualmente il nonno chiede se sanno che è morto, dopo lunga permanenza in ospedale, il nonno dell’amichetto dell’asilo dello Scoiattolino, il piccolo Adriano.

“ Ma come fai a saperlo ? – chiede stupita la giovane mamma.

“ Semplice, con internet, sui blog, su Facebook – risponde il nonno, meravigliato che quei giovani tecnologici siano all’oscuro di questi mezzi di comunicazione, proprio loro, dotati di personali smartphone, computerini aziendali e Ipad.

“ Bisogna scrivere, cosa facciamo, un SMS, un telegramma ?”

Mentre insieme discutono sulla forma e tipologia del testo di condoglianze, si sente la voce del nipote più grandicello, lo Scoiattolino.

“ Nonno, cosa vuol dire che è morta una persona ?”

“ Beh, mio caro – avventa il Talpone – quella persona è andata via, un lungo viaggio, ma in realtà è come se fosse ancora qui, presente con i suoi cari, con quelli che lo ricordano, il nonno ne conosce tanti e stanno benissimo con lui”

“ Ah bene – mormora lo Scoiattolino, ritornando al suo film di sterminatori di delinquenti dal ghigno bestiale e di mostri orrendi.

“ A proposito, lo sapevi caro che è morta anche la madre di quella signora bionda, quella che ha una bambina bionda che viene all’asilo con i nostri figli ?- informa la mamma mentre armeggia con il suo smartphone per le condoglianze.

“ Eh no, basta con i morti !- afferma deciso lo Scoiattolino, disturbato dalla visione delle sua stragi personali sull’Ipad.

“ Hai ragione piccolo – suggerisce conciliante nonno Talpone – pescate delle caramelle dal sacchetto, è un discorso difficile, ci vuole qualcosa di dolce”.

Più avanti, usciti dall’autostrada, ci si muove tra stradine secondarie, che contornano con brusche curve le cascine isolate, i campi di giovane  mais, di grano e rossi papaveri,  mentre qua e là si incontrano grandi trattori impegnati in lavori di aratura.

I bambini guardano incuriositi quel paesaggio a loro inconsueto, che a nonno Talpone ricorda tanti amici cari, partiti per i loro viaggi senza ritorno, il signor Luigi, che con fatica immane da mezzadro aveva creato una grande cascina modello, il contadino Oreste che alla trebbiatura del grano raccontava antiche storie, l’amico Renato che parlava della fatica tra i vigneti piemontesi.

I ricordi si affollano, sua mamma, la dolce nonna, il burbero papà e tanti altri, numerosi e ciarlieri, che rivivono con lui mille episodi passati, con una freschezza e una precisione di colori, odori, sensazioni che nessun effetto speciale da film potrà mai dare.

Quando scendono nel vasto cortile della Concessionaria nonno Talpone ha gli occhi umidi, questo maledetto vento di primavera gli crea sempre delle fastidiose irritazioni alle sacche lacrimali.

Si pulisce in fretta con un fazzoletto di carta, poi grida con forza “ Bambini scegliete la macchina che volete, il venditore sarà contento, ad ogni auto acquistata vi darà una caramella, chiedete al papà !”