DOLCETTO O SCHERZETTO ?


Camminando lungo il marciapiede, mentre sorpassavo un banchetto dei fiori ho notato il gestore che spezzava su un tavolino un grosso mazzo di rami di gialle mimose.

Personalmente amo quella gentile piantina che, insieme alla forsitia, con i loro gialli fiorellini annunciano il prossimo arrivo della primavera e mi spiace lo scempio che ne viene fatto per la festa dell’8 marzo.

E’ un simbolo, siamo d’accordo, ma è ugualmente triste che a pagare siano le piante, come la distruzione dei pini per Natale, abbandonati nelle pattumiere un paio di  settimane dopo il loro acquisto.

Mentre mi allontanavo quello spiritello pungente di nonno Talpone ha borbottato ad alta voce “ Ma quali mimose, ci vorrebbero degli spini, anzi dei rami di piracanta dai lunghi aculei !”

“ Ma che dici? – ho risposto allarmato – sei diventato misogino?”

“ Come al solito non hai capito niente, è per la loro difesa, non ti accorgi che è un’ipocrisia consumistica, un regalo a san Valentino, la mimosa per l’8 marzo, ma poi tanta violenza contro le donne, in un anno ne sono state uccise una ogni tre giorni, oltre a tutte quelle picchiate, stuprate, minacciate.     Meglio regalarle uno spillone come quello delle bisnonne, meglio uno stiletto affilato per cautelarle meglio”.

“ Ma sei impazzito? Questo è istigazione all’omicidio !”

“ No caro amico, è consiglio alla difesa.         Vedi anni fa ho visitato una mostra storica sui coltelli popolari.         Erano esposti quelli a serramanico, quelli fissi, da lavoro, da caccia, da difesa personale.         Avevano manici di corno, di legno, di metallo lavorato artisticamente, anche con lame arabescate.           Curiosi alcuni di metà ottocento che le fidanzate regalavano ai loro promessi sposi, su cui era inciso il motto “ Per lavare l’onore “.         Capisci, fornivano l’arma per essere uccise in caso di tradimento.         Perché il regalo non potrebbe essere valido nel caso opposto, quando loro subiscono la violenza ?”

Non mi ha convinto, ma, mentre camminavo pensieroso, più tardi ho dovuto ammettere che se dovessi mai spezzare il cuore della mia amata Istrice, usandole violenza, non meriterei forse la stessa sorte da parte sua, la più debole, l’ offesa?

Ovviamente domani non le regalerò stiletti, spade, pistole.

Opterò per delle rosse praline di cioccolato Lindor e le domanderò invece di “ Mimose o stiletto ?” , pur sapendo di essere fuori tempo massimo, “ Dolcetto o scherzetto ?”

Pretendendo ovviamente un bacio in cambio.

Perché cosa volete, questi anziani sono sempre degli eterni bambinoni.

ADDIO, ANZI CIAO


Da sabato scorso sarebbe dovuto avvenire il sospirato allargamento settimanale della famiglia di nonno Talpone, con l’arrivo degli Avvocati e i loro graziosi bambini, profughi raminghi da due mesi per i lavori edilizi della loro casa di Wisteria Lane.

L’influenza virale che sta colpendo un terzo degli Italiani li ha bloccati dagli altri nonni, creandovi un piccolo lazzaretto e lasciandoci sani, ma soli.

Dopo l’ultimo post, in cui salutavo nel ricordo un mio caro amico, mi è capitato di leggere sul Corriere di domenica un articolo di Luca Bottura sull’abuso del ciao funebre, così titolato: “ E’ di moda salutare i defunti con falsa familiarità. Così i media dimostrano la loro inerzia mentale”.

Un vecchio signore permaloso, nonno Talpone intendo, l’aveva preso come un affronto personale, ma un’attenta lettura l’ha convinto poi che quel riferimento alla sciatteria e allo stupidario del gergo comune dei media era abbastanza giustificabile.

Non si possono invece accettare le conclusioni con la proposta semiseria di una moratoria del ciao mortuario, per arrivare all’indicibile verità che “ Il Tizio è morto”.

E’ incontrovertibile la differenza tra morti e vivi, ma il cervello umano ha spesso delle convinzioni personali, impressioni, sentimenti, fantasie, sogni, allucinazioni che contrastano con la realtà oggettiva.

Per questo non credo di essere il solo ad avere con le persone amate che non ci sono più un rapporto difficile da spiegare, talvolta in una dimensione diversa, quasi parallela, in uno stato di reverie, come in un sogno, in cui i ricordi sono così intensi da sovrapporsi al reale quotidiano.

Bisogna anche ammettere che più invecchiamo e maggiore è la vivacità delle immagini del passato, con uno struggimento di considerevole entità.

Domenica è mancata la mamma di un vecchio amico, aveva 96 anni, da circa un mese si era ridotta ad uno stato quasi vegetativo, è trapassata quasi accorgersi, ma questo ha sconvolto ugualmente tutti quelli che l’avevano conosciuta e amata.

Era una donna di enorme dolcezza, che a me dodicenne aveva particolarmente colpito, anche perché da un paio d’anni era morta mia madre.

Quella donna possedeva un carattere positivo e brillante, aveva una passione per il gioco del pocker, mi stupiva che allora uscisse quasi ogni sera per una partitina con le amiche.

Fino a una decina di anni fa trovava ancora la compagnia per giocare, asseriva che avrebbe voluto un mazzo di carte anche nella bara.

Oggi al suo funerale ricordavo questa sua battuta al figlio, lui mi ha sorriso complice, abbassando la voce, tra la folla dei parenti, mi ha detto “ L’ho accontentata sai, le ho messo dentro un mazzo da pocker !”

Un omaggio affettuoso, più pertinente di un mazzo di fiori.

Addio signora Fosca, la sua immagine non svanirà.

Tornando a casa, svagato e pensieroso, ho acquistato una dozzina di bulbi fioriti di Nasturzi gialli per la mia Istrice e due vasi di Elleboro dalle bianche corolle.

Altri ricordi questi, di incredibili ammassi fiori che spuntavano tra le chiazze di neve, in quella gita tra le Prealpi.

Era la prima visita a Milano della mia bella romanina, quarantatre anni fa.

Quella grazia di colori, quella perfezione di forme, quel suo profumo che mi conquista ancora, i fiori sono diversamente uguali, lei ugualmente desiderabile.

Non so, lo chiamano amore.

JOLANDA


“ Nonno guarda, è il regalo che ci ha portato lo zio Federico, come aiutante di Babbo Natale !”

Appena aperta la porta nonno Talpone scopre che i nipotini stanno giocando ammirati con un enorme galeone pirata della Playmobil, sdraiati tra il corridoio e la sala della loro casa, quella degli avvocati di Wisteria Lane.

Lo zio è un amico di famiglia, ex compagno di lavoro di suo figlio, una persona amabile, dolce e gentile come pochi, giunto da Roma a Milano per una riunione di lavoro, con l’occasione ha voluto anticipare i doni natalizi.

Liberatosi in fretta della sua giacca a vento marinara color rosso pomodoro, il nonno si sdraia anche lui a terra per vedere da vicino lo stupendo galeone, osserva con occhio intenditore le velature, le funi, i paranchi, dà consigli sulla disposizione dell’equipaggio e mette un piccolo mozzo sulla coffa in cima all’albero più alto per avvistare in tempo i nemici.

Però occorrono altri navigli, rovistando nella camera dei bambini si recuperano in fretta altre due feluche minori, due barchette a remi e un piccolo gommone in cui mettiamo un vigile per dirigere il traffico.

Non si trova invece il veliero che il nonno aveva regalato loro due anni fa, quello che ballonzolava sulle sue ruote per simulare le onde marine, dotato di una capace stiva per i tesori.

“Dov’è il nostro vecchio galeone ? – domanda allo Scoiattolino.

“ Eh … Papà l’ha regalato all’asilo, io gli avevo detto di no, ma lui l’ha portato via lo stesso – piagnucola amareggiato il piccolo.

Questo fa arrabbiare seriamente il nonno, oltretutto con quell’acquisto al grande magazzino gli avevano consegnato, forse per sbaglio, dieci tagliandi di una lotteria, non aveva vinto niente come al solito, ma in compenso aveva ricevuto dieci SIM telefoniche da tre euro, iniziando così la sua avventurosa esperienza con tutti gli operatori telefonici nazionali, che con straordinarie offerte promozionali per cambiare gestore gli hanno via via consegnato decine di bonus gratuiti fino a duecento euro, fino a collezionare quattordici SIM per undici cellulari ( sic !).

Una numerosa flotta nell’appartamento può forse sembrare ingombrante per la mamma Tuttopiede che deve mettere in ordine casa, ma via, noi siamo pirati, abbiamo le nostre esigenze.

Quando potremo da grandi ci compreremo una casa dei giochi tutta per noi.

Comunque ci arrangiamo con i navigli che restano, scegliamo gli ometti, le armi, proviamo i cannoni a elastico.

E i tesori ?

Già, le piccole casse di plastica con i dobloni dipinti ci sono, ma i piccoli vogliono monete vere.

Si accontentano degli spiccioli del nonno, per fortuna aveva il borsellino pesante e soprattutto hanno sorvolato sulla mancanza di monete d’oro.

Abbiamo gattonato tra le varie stanze, spingendo i nostri velieri, lanciando urla di guerra e cercando anche di far ragionare il Polipetto, che a quattro anni ad un certo punto voleva far volare in alto il suo galeone pirata.

“ Non è giusto ! Devi stare a terra! – si lamenta il fratello più grande.

“ Ma io l’ho visto fare a capitan Uncino – piagnucola l’altro.

“ No guarda, semmai era Peter Pan, ma quì non abbiamo Campanellino, quindi tutti a terra, ma ora ho le ginocchia rotte, non si può giocare con gli aeroplanini o fare dei bei disegni seduti al tavolo ? – azzarda speranzoso nonno Talpone, alzandosi a fatica, con le articolazioni intorpidite.

Nonna Istrice si propone come valida sostituta e manovra il suo vascello, ma sul suo legno integra la ciurma con due pupazzetti dalle forme inequivocabilmente femminili.

“ Non è valido ! Non ci sono le donne pirata ! – strilla il purista Scoiattolino.

“ Beh non è vero, lo dice anche il tuo libro dei pirati, ti ricordi ? – afferma pacioso il nonno – E poi rammento benissimo, da piccolo leggevo del Corsaro Rosso, di quello Verde e di un libro sulle avventure di Jolanda, la figlia del Corsaro Nero.   Li ho ancora in cantina.  Salgari docet !”

I piccoli alfine accettano il  parere del nonno e le battaglie continuano tra urla e proclami di abbordaggio.

Nonna Istrice, seppure senza il vocione del marito, si sta comportando bene, tra scontri, lancio di cuscini e rovesciamento di navigli.

Il gommone del solitario vigile di Pisapia viene ignorato completamente, il traffico delle imbarcazioni è impazzito, come i questi giorni di pioggia e di scioperi dei trasporti pubblici.

Nonno Talpone, seduto su una sedia, ammira il gioco e guarda amorevolmente la sua Istrice, scarmigliata e vociante.

Bisogna riconoscerlo: sembra proprio la sua eroina di un tempo, Jolanda, la spavalda figlia del Corsaro Nero.

PICCOLI MIRACOLI


Sono più di due settimane di naso a fontanella, mal di testa, catarro, dolori alla schiena e lagna lamentosa che affliggono nonno Talpone e i pochi sfortunati che gli stanno intorno.

L’Istrice, da poco ritornata, è dotata di pazienza infinita e ora gli ha somministrato gli antibiotici, facendogli riprendere i sensi.

Perché, ammettiamolo, è sempre spiacevole diventare vecchi, gli uomini poi, forse perché non sono coinvolti dal trauma del parto, il dolore vero proprio non lo sopportano.

Non consola abbastanza il leggere libri truci su crudeli prove di sopravvivenza nei lager e nei gulag, di naufraghi che stentano su isole deserte o gialli tenebrosi che descrivono serial killer maniaci, no, basta un dolorino all’anca e subito il mondo crudele ti crolla addosso, solo su te, sfortunato Giona biblico.

Nonno Talpone non solo si sente depresso e accidioso, ha assunto la viziosa abitudine di consultare ogni dieci minuti le eventuali mail che potrebbe aver ricevuto, nessuno gli scrive ovviamente, talvolta sente un trillo emesso dalla sua bianca tavoletta magica, guarda subito speranzoso, per scoprire che si tratta solo della pubblicità di una banca o dell’offerta scontata di voli natalizi verso mete lontane .

In tanta miseria spicciola ieri l’Istrice, avendo completato la sua relazione, gli ha improvvisamente chiesto di poter leggere il blog.

“ Veramente eri così impegnata, credevo non ti interessasse, poi tu mi sgridi perché non vuoi che si parli dei fatti di famiglia !”

“ Dai, fammi vedere, su zucchino …”

Nonno Talpone le ha porto la sua lavagnetta bianca, quella che ormai porta sempre con sé, come uno scolaretto con il suo portafortuna, lo apre sull’ultimo post e lei lo legge con il suo grazioso nasino a tre centimetri di distanza.

Comincia a ridacchiare, emette dei buffi “Ih!  Ih !”, un singulto, gli occhi le si inumidiscono, piange e ride simultaneamente, facendo traballare lo smartphone davanti al viso.

Nonno Talpone la guarda, ogni volta stupito e ammirato, ogni volta la riscopre buffa e bellissima, si perde nella visione di questa ragazza che l’ha fulminato in un remoto passato, un affascinante animaletto speciale.

Dimentica ogni cosa, immerso in uno di quegli strani miracoli che talvolta possono accadere a tutti nella loro breve esistenza.

VENEZIA 40 ANNI DOPO


Il momento tanto atteso, la giornata in cui andare a trovare i nipotini all’uscita dall’asilo e dalla scuola, è arrivata ieri, con un Polipetto assonnato, preso in braccio e subito consolato con un cornetto al cioccolato, per poi passare alla scuola elementare dello Scoiattolino, uscito saltellante e gioioso alla fine della sua  “ carcerazione “ e ricompensato con una grossa morbida ciambella col buco, il suo “ bondonde “ zuccheroso e ripieno di crema.

I nonni danno troppi vizi?

Certe volte me lo chiedo, ma nonno Talpone mi ha rassicurato.

“ Ma che dici mai ? I genitori devono dare amore, sicurezza e norme di vita, i nonni amore e complice gioiosità”.

Magari possono essere leggermente ansiosi e ossessivi, come quella signora dai capelli argentati che quando l’hanno presentata a nonno Talpone ha subito esclamato veemente e risentita “ Ma lei è quello che vuole portarci via il nipotino !”

“ No signora – ha farfugliato sorpreso l’accusato – è suo nipote che voleva entrare nella nostra famiglia, ma vede, noi giochiamo ai pirati che sognano di andare per il mondo a scoprire favolosi tesori. Ma poi torniamo subito !”

Ho avuto la confusa impressione che la signora volesse subito chiamare il 113, in ogni caso quando incontro l’amico del cuore dello Scoiattolino  tra noi c’è un rapido passaggio nascosto di caramelle Cocafritz, da dividere con i fratellini, quale anticipo del futuro bottino.

Ai giardini i nipotini si sono scatenati con i loro piccoli amici, noi nonni siamo stati gli osservatori di supporto, a rinviare una palla, a riparare un giocattolo, a salvare l’incauto bimbetto che non riusciva a scendere dal traliccio metallico.

Siamo alla fine ritornati alla loro casa, in tre in precario equilibrio sulla bicicletta della mamma, dev’essere magica, perché sa trasformarsi in astronave, con campanelli missili e fanali a raggi laser.

Erano stanchi anche i nonni all’ora di cena, due giorni consecutivi di ginnastica e piscina, sia pure per la terza età, si erano fatti sentire.

Ma questo fine settimana, per ben tre giorni, la famiglia di nonno Talpone al completo si riunirà a Venezia per festeggiare i 40 anni di matrimonio dei due giovani innamorati.

Proprio quella città romantica e senilmente decaduta in cui, come per i matrimoni dei bisnonni nel primo novecento, tanti anni fa erano approdati, dopo un lungo viaggio in una cinquecento giallo uovo, quei due ragazzi spensierati e poveri, ma ricchi di illusioni, sogni e immensa felicità.

DIARIO CLINICO


Ieri mattina nonno Talpone si era presentato in ospedale tutto allegro e incuriosito, dopo una nuova accurata depilazione del petto, per essere dotato dei cavi elettronici e sensori che l’avrebbero trasformato nel droide C3, il robot interprete multilingue al servizio dell’astronave stellare della principessa Leila o, in sua assenza, dei valorosi capitani intergalattici Scoiattolino e Polipetto.

Il nonno aspirante droide ha pazientato il suo turno nella desolata camera d’aspetto, tra vecchietti catarrosi che cercavano di prevalere l’un sull’altro nella precedenza agli esami.

“ Non ce la faccio più infermiera ! – ha cominciato a lamentarsi un tipetto magro con la coppola nera in testa.

“  Che dici, hai mangiato da poco un pane imbottito con salame! – è intervenuta inopportunamente la moglie, una signora grassoccia che gli sedeva vicino.

“ Cretina ! – si è arrabbiato il furbetto smascherato – non stai mai zitta! E poi tengo fame, signora infermiera mi faccia visitare subito, sono Pappalardo!”

“ Guardi signore che il suo appuntamento è tra un’ora, alle dodici e quindici! – ha precisato gelidamente la guardiana del serraglio in camice bianco.

Nonno Talpone si stava godendo lo svolgimento della scenetta e dei suoi sviluppi con i vari commenti degli attori sulla scena, ma poco dopo un’altra infermiera l’ha chiamato e fatto entrare nel gabinetto medico, dove gli hanno applicato una serie di dodici ventose, disposte artisticamente sul collo e sul petto, collegando i sensori ad altrettanti cavi colorati che partivano da una scatoletta metallica che gli ricordava i vecchi walkman.

Per gli eventuali giovani lettori ricordo che trent’anni fa questo lettore musicale da musicassette portatile è stato un aggeggio rivoluzionario, che ci ha permesso di godere la musica preferita in modalità Hi Fi mentre si passeggiava all’aperto, iniziando così il processo di sordità che attualmente noi anziani stiamo pagando.

Niente paura, arriverà anche il vostro turno.

Tornando a nonno Talpone, una volta trasformato in un quadro elettronico, la dottoressa gli ha infilato sopra una aderente rete elastica, praticandogli varie aperture, per far passare braccia, fili, musicassetta, fermandoli con lunghi, ampi cerotti e pezzuole adesive, il tutto di color rigorosamente bianco.

Il risultato finale era tale che appariva più un infortunato ingessato che un droide dorato.

Gli hanno anche consegnato un diario su cui annotare orario e attività svolte, quali mangiare, dormire, sforzi muscolari ed eventuali dolori percepiti.

Così ieri, per tutta la giornata, nonno Talpone si muoveva ed annotava, saliva le scale e prendeva appunti, ha solo accuratamente evitato di segnalare i bicchieri di vino bevuti a pasto.

Ma quando è venuta l’ora dell’uscita dei bimbi da scuola, peraltro già attesi dalla loro mamma, non ha avuto il coraggio di fare un’improvvisata e farsi ammirare, per timore di poterli spaventare.

Oltretutto non ha trovato il vecchio casco da motociclista, perso di vista in qualche cantina più di trent’anni fa.

Nelle vetrine dei giocattoli aveva precedentemente notato solo maschere di Halloween, poteva al massimo impersonare Frankenstein, non era il caso, o droide C3 o niente.

Oltretutto aveva zoppicato tutto il giorno per un fastidioso dolore all’attacco della gamba sinistra.

Ieri sera era seduto vicina alla sua Istrice, a guardare un giallo di Agatha Christie in televisione, si lamentava della mancata recita e del dolore alla gamba.

“ E’ un principio di artrosi. Giovinezza, giovinezza… povero zuccone mio! – l’ha commiserato lei e poi l’ha accarezzato dolcemente sul braccio.

Lui ha percepito un piacevole scossone al cuore, come avvenne con il loro primo bacio, scambiato quarantatre anni fa sul ponte di Westmister, c’era la luna e quella notte sotto loro scivolava sciabordando complice il Tamigi, non lo potrà scordare mai.

Ma questo non l’ha annotato nel suo diario clinico.

PARTENZE E ARRIVI


Milano, la grande Milano ora ti accoglie nonno Talpone, con il suo traffico caotico e strombettante, con la gente sempre di fretta, che corre con il cellulare all’orecchio, troppo indaffarata per sorridere e salutare, seria e preoccupata.

Ma gli amici ritrovati alla palestra comunale, per il corso di ginnastica dolce riservato alla terza età,  sembrano felici di rivederti, urlano “ Ma come sei abbronzato ! Sempre in giro, vero ?   Che coppia, tutti e due appaiono più riposati dopo essere stati lontani tanto tempo.     E lui guardatelo, lustro e aitante, sembra il ritratto della salute !”

“ Ma come – afferma nonno Talpone quasi indispettito – sono stato in quella lontana isoletta, quasi al confino, solo perché mio cognato si sentiva solo, poi soffro di cuore, devo farmi vedere, fare degli esami di controllo “

Inavvertitamente si confonde e mormora “ Vedete, ho il cuore che batte !”

“ Per fortuna che ti batte ancora !- ridono gli amici.

“ Volevo dire  che ho avuto delle fibrillazioni – cerca di spiegare lui, ma ormai tutti sono allegri, in fondo è contento anche nonno Talpone, nel suo intimo di clown triste, di aver provocato un poco di gioiosità.

Certo l’ansia della partenza dall’Umbria è quasi lontana e dimenticata, un giorno e due notti di fremiti, paure e timori di dimenticare qualcosa, tra i cinque cellulari ( Perché cinque ? Perché danno sicurezza ), i tre paia di occhiali ( Basteranno ?), i computer, l’Ebook, i libri e i cavi vari.

Naturalmente poi ha realizzato di aver lasciato là, nella borsa chiusa nell’armadio, il mazzo di chiavi di casa.

Sembra lontana anche la telefonata della sua Istrice al momento di scendere in stazione per il ritorno a Milano.

“ Allora stai partendo ? – chiede lei con voce vellutata.

“ Certo, sto per uscire dal cancello, spero di non aver dimenticato niente ( sic ! ). No il pollaio per tua sorella non intendo costruirlo ora, doveva chiedermelo prima. Ma perché, vuoi forse che rimanga qui ancora una settimana ?”

“ Tu cosa dici ? – sussurra lei sorniona.

Mille neri pensieri hanno allora assillato il povero nonno Talpone.

1)    Non mi vuole a Milano

2)    Non mi vuole più bene

3)    Ha trovato un uomo bello, intelligente e ricco

4)    Mi sta lasciando

5)     …

“ Allora scioccone – fa lei, interrompendo le sue nere nubi e angosce da pollo maritale – stasera ti vengono a prendere alla stazione i tuoi nipotini, che poi rimangono a cena da noi, cerca di recuperare dei pomodori dall’orto “

“ Oh gioia ! – esclama nonno Talpone – certo i pododori per i miei piccoli !”

“ Guarda che pododori i bambini lo dicevano due anni fa, non confonderli, ricordati di portarli per cena, sbadatone “

Lui è sceso dalla cognata Paperoga, ha raccolto i pododori, pardon i pomodori nell’orto, è andato alla stazione euforico e felice, “ Cosa sono le ansie per qualche piccola cosa dimenticata – ha esclamato gioioso.

C’è da scommettere che sarebbe  salito in treno inconsapevole e orgoglioso anche in pigiama e pantofole.

GUARDA CHI SI RIVEDE !


Ammettiamolo subito: io quasi non ci speravo più, in queste ultime settimane avevo temuto che il mio amico nonno Talpone fosse evaporato nell’aria come uno sbuffo di vapore dal tegamino della mia consueta vita quotidiana, da spiritello bizzarro e monello quale si è sempre mostrato.

Invece ora, dopo una settimana passata all’isola di Ventotene in compagnia del cognato Lingua di Ferro, instancabile e logorroico sindacalista, eccolo che appare tra le piante di noci al cancello della mia casetta umbra, ove mi sono fermato per una breve tappa intermedia prima del rientro a Milano.

Non c’è più il profumo acuto di salsedine, quel mare ammaliatore, dal blu intenso e cangiante, ma questa vaga atmosfera da sogno, tra il verde sfiorito autunnale e il fruscio delle foglie ingiallite, l’ha fatto materializzare improvvisamente, come un solerte custode di una vecchia villa accorso a salutare il padrone appena arrivato dopo un lungo viaggio.

Senza darmi tempo di potergli chiedere dove si fosse nascosto, assentato come per un’improvvisa vacanza, irrispettosa e poco professionale nei riguardi dei suoi lettori, ha iniziato subito a inondarmi di racconti affabulatori, progetti, rivelazioni, associazioni di idee, osservazioni originali e folgorazioni subitanee su fatti recenti e persone appena conosciute.

Poi, mentre il cancello di ferro si apriva cigolante, come richiamati dal suo stridore  si sono precipitate dai cespugli e dagli alberi lontani le varie gatte di casa: Stellina, Hilda, Musetta, Baffetta, Merlina e Trovatella, con un coro di miagolii festosi, ma imperativi di richiesta di cibo.

Scarico i bagagli, preparo il pranzo felino, tolgo le barre di ferro dalle finestre e mentre cerco di chiamare la mia dolce metà, squilla il cellulare, è Lei, il mio amore quarantennale.

Scambi vicendevoli di notizie, la informo che, a parte un leggero ronzio, le mie orecchie sono ancora intatte dopo la dura prova subita nella settimana passata insieme al mio caro cognato sindacalista, proprio lui, Lingua di Ferro, mai ammutolito di giorno, russante la notte per le grandi bevute.

In verità vi erano state delle ore di pausa quando si nuotava insieme al mare, con maschera e boccaglio, quest’ultimo sfortunatamente da lui smarrito dopo un paio di giorni.

Sua moglie quando l’ha rivisto e abbracciato ha detto “Sei già tornato ? Sono stata  così bene quando ero sola. La casa era sempre lustra e pulita, ho cenato spesso con le amiche. Mi sono proprio riposata !”

“ Buffo vero ? – ho ridacchiato io – Comunque sono sempre una bella coppia affiatata.  Adesso sistemo un paio di cose, ma pensavo di tornare in treno domattina, ti sono mancato, vero ?”

“ Ma caro – è stata l’affettuosa risposta – ci sono tanti lavoretti da fare in campagna, sarebbe un peccato trascurarli ora che sei già lì. Chiama il tuo amico rumeno e fai preparare le buche per gli ulivi, le viti e i peschi. Tu potresti potare le piante, zappettare, verniciare gli sportelloni di legno.

Scusa adesso ti debbo lasciare, ho l’appuntamento con la parrucchiera e poi sono fuori con la mia amica Eva, è tanto in ansia per il marito.

Ciao amore, torna presto !”

ANCORA BASTIANO E CETTINA


Le giornate di fine agosto si stanno accorciando, l’afa in centro Italia diminuisce leggermente, si godono gli ultimi giorni di riposo prima del ritorno in città per gli impegni consueti.

Ieri sera, seduti ad una grande tavolata in pineta con dei cugini umbri, mentre stavamo gustando svariati tipi di pizze casalinghe, abbiamo potuto ammirare la caduta di un asteroide luminosissimo che nello sfondo blu scuro della notte ha tracciato il suo lento arco di discesa verso una meta poco lontana.

Una anziana signora vicina a me azzardò la possibile discesa di un UFO, un’altra affermò che per fortuna l’enorme quantità di pizze preparate li avrebbero ben accolti e sfamati.

Non era certamente una stella cadente, né fortunatamente un aereo che precipitava al suolo, personalmente ho sperato ad un ritorno a terra di nonno Talpone, che mi sfugge da un mese.

Naturalmente ho tenuto per me la mia ipotesi, perché gli altri non sapevano chi fosse questo personaggio e volevo evitare spiegazioni che mi mettessero in imbarazzo.

Forse mi mancano dei bambini per potermi esprimere, o meglio per poter far ritornare il nonno scomparso.

Comunque oggi mettendo a posto delle vecchie carte ho trovato alcuni suoi appunti per storie che lui voleva scrivere in quel tempo felice, quando si svegliava alla mattina presto con una quantità inverosimile di idee e progetti brillanti, anche se forse sconclusionati.

Premetto che avrò qualche difficoltà a riprodurre il suo stile, vogliate scusarmi in proposito.

“La rossa bambina Aurora, per l’Anagrafe Aurora del Sol dell’Avvenire, continuò i suoi racconti con i nuovi amici Hanid e Pamock, mentre erano accosciati insieme presso il cancello del vetusto Asilo per piccoli rifugiati, lassù nella grande città del nord.”

“ Nel loro paese i giovani sposi Bastiano e Cettina continuavano la loro tranquilla esistenza, il primo lavorando al tornio vasi e oggetti di terracotta, la seconda con i mille impegni di casa, tra cui, non ultimo, l’affettuoso controllo del turbolento marito.

San Tortoro vegliava sempre sulla pace famigliare, persino le vecchie ubriacature con gli amici sembravano dimenticate.

Ma un sabato sera Bastiano appariva così stanco e immusonito che la buona Cettina, avendo lei stessa alle spalle una faticosa giornata di bucato  e volendo stare tranquilla, fu comprensiva e gli permise, tra mille raccomandazioni, di uscire e raggiungere l’osteria vicina per salutare gli altri maschietti e divertirsi insieme.

Se all’inizio Bastiano fu prudente, bevve qualche mezzo bicchiere qua, due chiacchere la e una partita a carte al tavolo vicino, poi passò alle caraffe di vino – bella forma vero ? l’ho fatta io mesi fa, con le mie mani !- con un crescendo allegro e vociante.

A tarda notte l’osteria chiuse i battenti, la compagnia si sciolse  a poco a poco tra abbracci e risate, Bastiano si mosse anche lui e, dondolando abbondantemente e incespicando spesso tra i sassi, riuscì in qualche modo a ritrovare il cancello della sua casetta.

Era una notte ventosa e una volta entrato nel piccolo cortile si trovò improvvisamente  di fronte ad una serie di fantasmi biancastri che ondeggiavano minacciosamente davanti a lui nel buio.

Ancora gli spiriti bastonatori ?

“ Eh no ! – farfugliò adirato Bastiano – adesso basta, vi arrangio io !”

Entrò di furia in casa, afferrò il suo schioppo da caccia e sparò due colpi di doppietta contro quei malvagi invasori, poi , stanco e soddisfatto, si buttò sul letto a russare rumorosamente.

Cettina, svegliata di soprassalto, si mise una vestaglia  e corse fuori, quasi scontrandosi con il marito e vide il suo bucato, compresi i grandi camicioni bianchi di lavoro del marito, sbrindellati e a pezzi dai pallettoni sparati.

Sospirò rassegnata, prese subito il fucile e lo buttò in un vecchio pozzo, per evitare futuri malanni.

L’indomani Bastiano quando si svegliò intorpidito e con un gran mal di testa, fu portato fuori in cortile da Cettina, con gran risate di scherno, per poter ammirare i risultati della sua bravata notturna.

“ Oh i miei camicioni nuovi – esclamò lui sorpreso e impaurito – per fortuna non li portavo addosso quando gli hanno sparato! “

 

UN TONFO AL CUORE


Un’altra giornata calda di sole, per una situazione meteorologica bizzarra come quella inglese, anche se si è in piena estate questo sembra già un’anomalia.

Dopo aver piacevolmente dormito ben oltre le dieci, nonna Istrice si era svegliata sorridente e felice, scendendo a salutare il marito che, seduto al tavolo della sala davanti alla sua seconda tazza di te con tarallucci alla cipolla, aveva già un’aria mortificata.

Avendone chiesto il motivo, il buon nonno Talpone aveva ammesso che, svegliatosi poco dopo le sei, aveva letto una ventina di pagine di Grandi Speranze sul suo specchietto elettronico rosso ciliegia, poi, in uno slancio di giovanile ardore, si era armato di cesoie e aveva iniziato a tagliare rami, cespugli, rovi, edera e rampicanti vari che avvolgono la casetta ove sono ospiti, dopo probabili anni di abbandono.

Purtroppo, ostinandosi a lavorare in pigiama,ciabatte e soprattutto senza occhiali, nello sfrondare il glicine che oscurava metà della finestra aveva tranciato due grossi cavi elettrici neri.

“ Cucciolo ! Spero che non fossero della corrente ? – aveva chiesto ansiosamente la soave Istrice.

“ Per fortuna no, erano collegati alla parabola esterna del ricevitore satellitare, cosa dirà ora la sorella maggiore ? – rispose il malcapitato, immedesimato ancora nella veste di Pip, schiavizzato dalla sua parente.

La buona moglie l’aveva rassicurato con toni di allegra condiscendenza, ad ogni cosa c’è rimedio, poi aveva preparato la colazione per due e persino superato lo choc di lavarsi con acqua fredda, dato che nessuno dei due aveva capito come funzionassero questi boiler inglesi, dotati di enormi cisterne metalliche coibentate, rinchiuse negli sgabuzzini più nascosti e dotati  di pulsanti, manopole, rubinetti.

Appaiono allo straniero come antiquate locomotive senza ruote, frettolosamente accantonate negli angoli di casa dai tempi della locomozione a vapore di epoca vittoriana.

Infine i due nonni erano usciti per i viali soleggiati, tenendosi per mano e scendendo verso il centro di Cambridge, teneri e spensierati, lui con camicia a maniche lunghe e una severa casacca blu, lei prudentemente con golfino panna e una giacca a vento da velisti color rosso fuoco.

 

Stranamente incontravano uomini in calzoncini e magliette, le ragazze in camicioni leggeri trasparenti o con corpetti aperti ad ogni lato e hot pants.

Poverini, forse erano 25 gradi, per loro evidentemente equivalenti ai nostri 36 – 42, cosa avrebbero fatto mai nel deserto, meditava nonno Talpone, ricordando una passata gita nel deserto rosso giordano, in cui aveva orgogliosamente sfoggiato una lunga giaballah verde bottiglia e un lenzuolino bianco sfrangiato avvolto attorno al capo, tanto da assomigliare, secondo la sua personalissima opinione, al divino Lawrence, il suo mito assoluto di avventuriero.

Girellando per i negozi addobbati con grandi cartelli di saldi e i negozietti delle numerose  Charity nonna Istrice aveva acquistato a pressi di un caffè con brioche due magliette sbarazzine, un giubbotto di lana colorato e una pesante coperta matrimoniale verde bosco.

Alla fine avevano fortunatamente scoperto alla Salvation Army un’enorme valigia di tela con rotelle in cui inserire tutti gli acquisti, volendo ci si sarebbe comodamente accomodata l’Istrice stessa.

Era stato accuratamente perlustrato anche un grande magazzino in cui ogni oggetto costa solo una sterlina, generando un’orgia di ulteriori acquisti, nonno Talpone arraffando pilette colorate con fischietto da calciatore e bussola annessa, set di modellini aerei in balsa da far volare, freccette con bersaglio, ciabattine e cappelli da Batman, pennarelli, DVD di cartoons, libretti da colorare.

Nonna si era invaghita di set di limette per unghie con fantasiosi colori e di una incredibile pinzetta per le ciglia che torce e strappa il peletto anche grazie ad un puntatore laser.

Con il loro valigione baule si erano infine fermati in un Caffè Nero, accomodati beatamente in comode poltrone di cuoio, strategicamente posti dietro alla finestra principale in cui si dominava il passaggio della gente, godendosi lo spettacolo insieme ad una torta double chocolat con panna e cappuccino cremoso, oziando e chiacchierando come due signori d’altri tempi.

Al ritorno, risalendo la china nella calura pomeridiana, si erano man mano sfilati gli indumenti pesanti, infilandoli nel provvidenziale valigione.

Che affare !

Come essere felici spendendo in tutta la giornata meno di 40 sterline!

“ Però ora mi sento battere il cuore in modo convulso, con un  sussulto ogni tanto – aveva confessato nonno Talpone, fermandosi stremato all’ombra di un albero del viale.

“ Bisogna che ti fai vedere, passerotto mio, anch’io prendo ogni mattina la Cardioaspirina – l’aveva rassicurato nonna Istrice, inoltrandosi in un dettagliato resoconto di come potesse variare il battito cardiaco, le sue conseguenze e i possibili rimedi.

Nonno Talpone non capisce proprio nulla di medicina e se ne tiene lontano con una netta avversità pregiudiziale, pari a quella che nutre verso avvocati e architetti, non si sa per qual motivo.

Si erano rimessi in viaggio lentamente, lui trascinando il valigione a rotelle, tenendosi leggermente le mani, teneramente, come quando si incontrarono per caso a Londra 43 anni fa e si dichiararono il loro amore.

Lui adesso, con il suo cuore che tonfa e si contrae aritmicamente, era assurdamente sicuro che batteva in tal modo solo per amore.