RIENTRI


Come rientrare, in una giornata di pioggia, con un mal di stomaco che sembra strizzarti dentro, con la solita stanchezza svogliata, senza alcuna idea brillante ?

Sono sempre io purtroppo, un anziano pensionato che brontola, si lamenta, depresso nei giorni pari, nei giorni dispari solo abbacchiato.

Perché scrivere dunque ?

Meglio continuare a stare zitto, covare i propri nuvoloni di pioggia, latitare, fingere di essere impegnato in qualcosa di importante, di necessario, attività che impediscono per un certo periodo di avere del tempo da dedicare ad un post di nonno Talpone.

Il fatto reale è che questa latitanza mi crea un senso di colpa abbastanza insistente e fastidioso, con un ridicolo effetto di corto circuito.

Mi sento troppo stanco e depresso per scrivere una pagina delle cronache di nonno Talpone, ma se me ne allontano per troppo tempo mi sento ancora peggio, senza una valvola di sfogo ai pensieri negativi che mi ribollono dentro, senza una valida risposta alle domande che mi vengono poste sul motivo di questo silenzio.

Questo blog è nato casualmente due anni fa come tentativo autoironico di sopportare me stesso, una persona qualsiasi che si ritrova improvvisamente, come per caso, carico di anni, con un corredo di piccoli tic e manie in fase di preoccupante espansione, dei vuoti di memoria e un dilagante bagaglio di ricordi lontani, un incerto futuro a cui assoggettarsi, alla scoperta di un mondo sia interno che esterno che appare difficile da interpretare.

Nello stesso tempo con la consapevole felicità nel frequentare i bambini con il loro universo incantato e puro, che ne fa dei provvisori angeli presenti tra noi, noi adulti colpevoli spesso di non ascoltare e imparare da loro, per ritrovare una gioia e un’innocenza primitiva, che abbiamo ormai dimenticato.

Dimenticavo: questo blog è anche e soprattutto un atto d’amore verso i miei figli, l’Avvocato Sportivo e il Martello di dio, i rispettivi adorabili consorti, i due teneri nipotini, la cui presenza fa di me un nonno felice, non ultima la mia Istrice Prussiana, che non gradisce che si parli di lei, richiesta che fatico ad accogliere, dato che è parte di me stesso, la mia metà migliore, il mio amore spinoso.

Ecco, in qualche modo sono rientrato nel blog, con un atto di incosciente spudoratezza, ripetendomi forse, da anziano noioso, ma è stato un atto liberatorio.

Il  vecchio amico nonno Talpone spero  mi assisterà ancora, per aiutarmi nelle giornate future, come un bizzarro placebo medicinale, da assumere a piccole dosi, via internet.

IL PRINCIPE CONSORTE


“ Piacere, sono Alfredo Nogavi, principe consorte.”

Così mi sarei potuto presentare oggi ad un ipotetico visitatore che avesse suonato alla mia porta.

Mia moglie è stata fuori tutto il giorno per lezioni all’università, come ha fatto e farà per questo e analoghi motivi didattici ogni giorno della settimana, specialmente in questi due mesi.

Mi domando “ Ma ti stai forse lamentando? Sei geloso, invidioso, accidioso? E’ primavera, c’è il sole, non sei malato, nel tuo modesto tenore di vita non hai voragini improvvise. Smettila dunque di brontolare.”

E’ vero, è tutto perfettamente ragionevole, mi sento giù, se proprio fosse necessario andrei dal medico della mutua o dall’amico psichiatra a chiedere qualche pillola, di quelle che schiacciano e allontanano il senso di angoscia, di paura immotivata, di questa tristezza insensata che mi lascia a guardare immoto la parete di fronte, mentre mi manca il respiro, subendo inerme un improvviso attacco di panico.

La colpa non è della moglie, intelligente, motivata, con solide e innate capacità di comunicazione e di empatia, il responsabile sono solo io, mi vergogno di ammetterlo.

Ma quando manca il supporto dei bambini, quando i pochi amici rimasti sono lontani, non mi rimane che questa ciambella di salvataggio del blog, che senza un tocco di autoironia mi tiene a galla a stento.

Passerà, magari anche nel breve periodo, ma sento che descrivere le mie sensazioni mi accomuna a tanti altri principi consorti.

Niente regine, manager di successo, docenti o impiegate, anche solo casalinghe regine della loro casa, parlo solo dei principi consorti arrivati all’età della pensione, e in questo già dei privilegiati, quelli che si sentono soli, inutili, brontoloni e accidiosi, relegati in casa.

Le mogli hanno l’abitazione da seguire, i pasti da preparare, mille piccoli impegni e inesauribili conversazioni con amiche, vicine, parenti.

L’uomo in questo è carente, direi che soffre di una serie di handicap.

Se cerca di fare qualcosa nella casa, lasciando anche perdere la difficile arte culinaria, di solito la fa sbagliata, crea maggior danno e la moglie lo manda fuori con un consiglio “ Esci a fare due passi, qua ingombri, fai un po’ di moto, smettila di guardare la televisione o di stare appiccicato al computer, anzi visto che sei in strada comprami queste cose che ti ho scritto nella lista”.

Lo accompagna materna alla porta, con la consapevolezza che dei quattro oggetti segnati, due li sbaglierà, come marca o tipologia, tornando invece con altri acquisti inutili.

Ecco questo è un breve schizzo dei principi consorti, eppure anni fa erano così brillanti e simpatici …

CHIEDO ASILO


Come faccio a rientrare?

Ho perso le chiavi, quelle metaforiche, i magici grimaldelli che mi permettevano di entrare senza sforzo nella stanza di nonno Talpone, quell’ironico, permaloso, ingenuo bambino travestito da vecchietto, come i miei nipotini quando si mascherano da imperatore Giulio Cesare, con una semplice copertina gettata sulle spalle, trattenuta al collo da una semplice molletta da bucato.

Ho subito la tumultuosa e vivace invasione dei figli avvocati e dei loro adorabili e gioiosi bambini, quando se ne sono andati via ho patito la loro mancanza.

Ho provato poi una sensazione curiosa di pace nella mia casa vuota, accompagnata da una tristezza opaca e lattiginosa.

Sono passato in una nebbia malsana, stupita e accidiosa che ha interrotto uno stato d’incanto.

Questi giorni uguali, freddi, uggiosi hanno come opacizzato ogni cosa e fatto perdere il senso della vita.

Chiamatelo come volete, è stata una leggera, sotterranea, logorante sofferenza.

In altri momenti più dolorosi e nefasti, che non potranno certamente mancare nel futuro, ripensando a questi giorni mi darò dell’imbecille, non avendo potuto comprendere che una sopportabile serenità può trovarsi anche nel quotidiano svolgersi della nostra esistenza, senza eccessivi turbamenti, accettando il monotono ritmo del nostro cammino verso l’ignoto e il nulla, magari cantando tra i denti uno sciocco allegro motivetto.

Scusate lo sfogo, ma, come scriveva quella povera piccola, “ la carta è paziente “, tra la rete chiedo asilo.

IL PIONIERE


Quando si sposa una donna attiva, intelligente, irrequieta, agitatissima per mille impegni che lei si assume, anche se nessuno glielo chiede in modo esplicito, si viene di conseguenza travolti da certe frenesie che sono estranee alla nostra intrinseca costituzione.

Anche se la cosa può riservare sorprese inaspettate, che sono il condimento della vita.

Nonno Talpone, ormai guarito dai suoi piccoli malanni, si stava crogiolando a Milano in compagnia dei suoi nipotini, incontrando i vecchi amici, leggendo ed eseguendo con timido fervore gli esercizi sportivi imposti ( quelli stile soft per la quarta età, gli over 65 ), quando è stato trascinato in Umbria dalla sua Istrice Amorosa.

“ Ma le previsioni del tempo segnalano pioggia, maltempo e temperature a zero gradi – si è lamentato lui pretestuosamente, dopo aver consultato il suo amichetto bianco, l’Android  multifunzione, che tra l’altro ha spesso avuto il suo punto debole nelle previsioni meteo.

“ No zucca mia – ha precisato lei in tono che non ammetteva repliche – bisogna scendere in Valnerina a raccogliere le olive, farle macinare e acquistare l’olio che serve per i tuoi figli, l’amico commercialista, il dentista, la vicina che ci offre la damigiana di Barbera, il medico della mutua e anche coso, come si chiama … insomma bisogna andar giù in auto, niente storie.        E poi voglio rivedere le mie gattine, così carucce, tesorini miei … se avessi un giardino o un terrazzo le porterei tutte a Milano “.

In questo senso lui pensa che è fortunato ad abitare da più generazioni in un appartamento al terzo piano senza ascensore e con balconi che non arrivano a due metri quadri.

A Talpone piacciono i gatti, ma è anche geloso dello sviscerato amore per i felini di sua moglie, vorrebbe essere il solo amato bene, come in una foto che lei gli scattò più di quarant’anni fa, sornionamente sdraiato in poltrona con una lavagnetta in mano in cui era scritto con un gessetto “ Gattus Poeticus “

Bei tempi di amore travolgente, di liriche poetiche languidamente scritte, di esposizioni di neoavanguardia pittorica in giro per l’Italia.

Ora si è solo nonni, ma questo tuttavia non si può negare che lo riempie di soddisfazione e di felicità matura.

Bene, ora sono arrivati nella loro casetta tra i boschi, le montagne intorno a loro sono coperte di neve, le piante hanno lasciato a terra cumuli di foglie marce, c’è un freddo umido che intirizzisce ed entrati in casa scoprono che il riscaldamento non funziona.

Per colpa di un manometro guasto Talpone nell’ultima visita locale  non si era accorto che il bombolone esterno di GPL era ormai completamente vuoto.

Niente gas per la caldaia dell’acqua calda e del riscaldamento, niente gas per scaldare un tè, per poter cucinare, visto che anche il microonde si è improvvisamente guastato.

Hanno acceso il camino, caricandolo di pezzi di legna che per fortuna il nonno aveva prudentemente accumulato, hanno scovato una vecchia stufa catalitica che funziona con una piccolo bombola autonoma e hanno tratto fuori dall’armadio uno scalda materasso elettrico per poter dormire al gelo.

Talpone ha provato a suggerire di poter usare il riscaldamento corporeo come si usava in gioventù, ma subito zittito si è adeguato ai ritrovati moderni, accontentandosi di condividere un robusto bicchiere di grappa.

Ieri il generale prussiano, quello che ha felicemente sposato tanti anni fa, ha imposto la raccolta delle olive quindi, armati di scale, rete e pettini giallo canarino, hanno iniziato il loro lavoro tra il vento gelido che smuoveva i rametti delle piante.

La numerosa gatteria ha partecipato alla festa, ammirando l’operosità dei lavoratori e giocando a palline con le olive che rotolavano nella rete.

Nonno Talpone, dopo alcune smorfie ed imprecazioni, ha apprezzato questa esperienza da rude pioniere, cominciando a fantasticare una vita trascorsa in una capanna tra i boschi, con le candele, il braciere acceso e le patate cotte sotto la cenere.

Ieri sera è giunto improvvisamente un forte temporale, con tuoni e abbaglianti fulmini, la luce è stata tolta, come sempre avviene nelle frazioni sparse, così è stato accontentato nei suoi sogni avventurosi.

Il computer portatile aveva la batteria carica, così vi saluta da pioniere, per poco si spera.

PROVE DI FUTURI SCENARI


Una settimana in solitudine e malattia, chiuso in casa con montagnole di fazzoletti di carta umidicci, piatti sporchi nel lavello, libri sparpagliati alla rinfusa in ogni stanza, aperti o piazzati in equilibrio instabile con pezzi di giornali tra le pagine, letto sfatto e plaid buttati sulle poltrone, insomma il prevedibile appartamento del maschio single.

Mi sono trovato più volte impegnato a ragionare con nonno Talpone sui possibili foschi scenari futuri.

Ad esempio cosa succederà tra cinque, dieci o vent’anni, nello sfortunato caso che dovessi sopravvivere alla mia dolce Istrice, sempre più decrepito e ammalato, in ristrettezze economiche, in solitudine sepolcrale ?

Mentre si ipotizzava e si pigliavano appunti su un mucchietto di fogli era improvvisamente arrivata la telefonata del figlio inglese.

“ Come va papà ? Tutto bene lì ?”

“ Si, non ti preoccupare, raffreddore, catarro e male alle ossa, ma passerà – ho risposto imbarazzato e leggermente indispettito.

Ci si era rovinato lo scenario, si era frantumata l’atmosfera drammatica che stavamo costruendo, così, dopo una decina di minuti di conversazione, ci eravamo lasciati, Talpone era sparito e personalmente non mi rimaneva altro che mettermi davanti alla televisione, per assistere sfortunatamente ad un bel film, coinvolgente e con un commovente lieto fine.

La giornata seguente, mentre mi stavo preparando un piatto di tortellini, preparati con un brodino di dado, mi ero ricordato di averli acquistati al supermercato vicino casa con il fatidico sconto del 50 %.

Facendo due conti, quei tortellini pregiati di marca Rana mi erano costati solo due euro, essendo due porzioni e tenendone una metà per l’indomani stavo per cenare con un solo euro.

Tra venti o trent’anni, con la mia pensione ormai ridotta al lumicino per l’inflazione, avrei potuto vivere con due- quattro euro al giorno, contando anche un bicchiere di vino a pasto e una patata lessa per secondo.

Potendo ipotizzare inoltre di subaffittare un paio di stanze ad estranei, avrei avuto anche i soldi per poter pagare le bollette di luce, gas e le spese condominiali verso il 2030 e i decenni successivi.

Afferrati dei foglietti pubblicitari e rovesciabili sul retro stavo preparando dei calcoli più precisi con la penna quando è arrivata la telefonata del figlio valente avvocato.

“ Papà come stai ? Senti, mi ha chiamato la mamma, adesso arrivo in auto e ti porto un vassoio di polenta, un barattolo di sugo e un grosso pezzo di bollito, va bene ?”

Come rispondere di no, assolutamente no accidenti, mi rovinava anche questi brillanti piani futuri di economie nei prossimi quarant’anni.

Ho dovuto nascondere i preziosi foglietti, ho ricevuto mio figlio accompagnato dal suo vecchio amico Carlone, ammucchiato sul tavolo della cucina la borsa delle provviste, ci siamo bevuti del Limoncello casalingo, riso e scherzato come fossimo in una piacevole stanza d’osteria.

Una volta usciti che fare ? Scenari spazzati via, ho ripreso in mano un libro, per fortuna era una raccolta di racconti di Solzenitsyn, tra cui il meraviglioso “ Una giornata di Ivan Denisovic”.

Le giornate della settimana sono passate in fretta, gli scenari per un motivo o un altro sono stati sempre rovinati, poi inaspettato è arrivata la telefonata che comunicava il ritorno anticipato della moglie dall’Umbria.

Di corsa pulizie generali, rifacimento del letto, lavatrice che svuota il cassonetto degli indumenti sporchi, lavastoviglie a manetta, libri frettolosamente rimessi a posto negli scaffali, spesa al supermercato, infine ho apparecchiata la tavola e preparato il sugo per gli spaghetti alla chitarra.

Come ritrovare la concentrazione per ipotizzare gli scenari futuri ?

Nel tardo pomeriggio siamo stati dai genitori dei nipotini per la cena di compleanno dell’Istrice Amorosa.

Ho trovato i piccoli sdraiati sul pavimento della sala, stavano guardando un vecchio cartone animato, il nonno si è steso vicino a loro, stuzzicandoli bonariamente, dondolandoli per aria e assoggettandosi a fare da morbida poltrona con il suo pancione.

Quando ci hanno chiamati a tavola per la cena nonno Talpone si è sentito chiedere:

“ Che faccia gioiosa che hai, cosa ti è successo ?  Ah capisco, si è illuminato con i bambini come al solito !”

LA POLENTA DELLA MAMMA


I riti, le cerimonie a cui ci abituiamo, dettagliate, forse maniacali e antiquate, in alcuni casi possono non essere una sovrastruttura inutile e ridicola, ma un strumento per ritrovare in noi un minimo di sicurezza, di fiducia in quello che facciamo o che vorremmo fare.

In questo momento nonno Talpone si trova a casa solo, con influenza e mal di gola, dolori alle ossa e fitte reumatiche dolorose; niente di grave, con questo inizio di stagione invernale molti ne sono colpiti.

La scorsa settimana ne hanno sofferto i nipotini, soprattutto il Polipetto, avendoli curati a casa loro anche il nonno ora ne è stato contagiato.

Passerà.

Intanto la moglie è lontana in Umbria a preparare relazioni e studi, lui si ritrova a sopportarsi da solo in casa, non riesce a scrivere quando lo spirito ironico di Talpone si è dileguato in oscuri nascondigli.

Però la vicinanza del giorno dei defunti gli ha riportato in mente la figura mai sbiadita della sua mamma, persa quando aveva dieci anni, ha voluto così reagire alla melanconia, riproponendo ai suoi lettori la ricetta materna di polenta e luganiga, che lo deliziava nei suoi anni di bambino e che ancora oggi, talvolta, nonno Talpone è richiesto di preparare per parenti ed amici.

E’ uscito dal calduccio del letto, ha caricato una vecchia penna stilografica, ha rivoltato un pacco di comunicazioni bancarie sulla trasparenza e ha trascritto a memoria la ricetta, visto che tra i numerosi libri di cucina dell’Istrice, che vanno dall’Artusi al Carnacina ve ne sono parecchie, ma tutte differenti.

POLENTA CON CARNE,LUGANIGA E RAGU’ ALLA MILANESE

Per 4-6 persone, se avanza è gustosa anche l’indomani

–         500 gr. di farina di mais, meglio quella mista con quella poco bramata

–         Una cipolla, una carota, un gambo di sedano, poco prezzemolo, uno spicchio d’aglio

–         400 gr di carne di manzo, o di vitello a scelta, da spezzatino, magra e tagliata a cubetti di 2 – 3 centimetri

–         300 grammi di luganiga, la salsiccia filiforme dolce lombarda, in mancanza della salsiccia non piccante tagliata a pezzi di 3 cm circa

–         400 gr di carne macinata

–         1000 gr di passata di pomodoro

–         Una manciata di funghi, due chiodi di garofano, ½ bicchiere di vino Barbera

–         30 gr di burro, 3 cucchiai d’olio d’oliva ( una volta si usava solo burro e strutto)

In una capace pentola di coccio versate l’olio d’oliva e il burro, scaldate e fatevi soffriggere cipolla, sedano, carota, prezzemolo e l’aglio, tritati per bene.

Mettetevi a rosolare i pezzetti di manzo ( o di vitello), rimescolate con un cucchiaio di legno a fuoco vivace e dopo qualche minuto versate il vino e fatelo asciugare.

Unire la salsiccia a pezzetti, rimescolate sempre, per aggiungervi dopo cinque minuti  la carne tritata e i funghi.

Riscaldate a fuoco più lento e in seguito unire la passata di pomodoro, rimescolate, salate e pepate e unite i chiodi di garofano.

Nel caso la passata sia leggermente acida, aggiungete un cucchiaino di zucchero per correggerla.

Lasciate sobbollire leggermente a fuoco basso per circa un’ora, rimescolando di tanto in tanto.

A parte preparate la polenta, ricordando di versarla pian piano nell’acqua bollente leggermente salata del paiolo e rimescolando continuamente in senso orario.

Inutile chiedere ancora di usare la farina normale, che richiede almeno un’ora di assiduo e faticoso smanettamento, ora con quella precotta bastano una decina di minuti.

Importante è per me che la polenta risulti soda e compatta, da versare sulla spianatoia di legno, che assorbe l’acqua e permette di tagliarla a grosse fette da servire nei piatti.

Sopra si verserà a piacere abbondante sugo e carne.

Di rigore un vino robusto che esalti il sapore del cibo e ci faccia dimenticare il cielo grigio il freddo e la pioggia fuori dalle finestre.

Godetevela e scusate se io passo in cucina per un solitario brodino.

ULTIMATUM


La situazione era ormai insostenibile, pertanto oggi pomeriggio nonno Talpone ha finalmente deciso di confrontarsi con l’aggeggio elettronico dei suoi attuali incubi diurni.

Gli unici affrontabili in verità, dato che quelli notturni, gli angoscianti sogni che lo vedono ritornare da pensionato al lavoro nella grande società di ingegneria che ha bruciato 30 anni della sua vita, dipendono esclusivamente dalle ferite interne cerebrali di cui è sofferente e che lo coinvolgono da undici anni, quando si è ritirato a teorico riposo, ma di questo ne parlerà un’altra volta.

Dopo essersi seduto alla sua vecchia scrivania  ha posato davanti a sé il bianco Smart Phone Android, il furfante colpevole di angosce e frustrazioni negli ultimi sei giorni.

“ Guardami negli occhi – ha esclamato con voce glaciale – e facciamo il punto della situazione:

1)    Un incubo al giorno è sufficiente anche per un battagliero pensionato come me.

2)     Guardati bene allo specchio, oltretutto sei grasso, sei largo tre volte il mio vecchio cellulare, quello che ho recuperato da mio nipote Polipetto quattro mesi fa, dandogli in cambio un sacchetto di caramelle Cocafritz da un euro.

3)    Sei costato una cifra da capogiro ( anche se ti ho avuto immeritatamente in regalo per aver angustiato per quarant’anni quella ingenua fanciulla, da me perfidamente soprannominata Istrice Prussiana ).

4)    Non leggo, non scrivo, non dormo per cercare inutilmente di scoprire i tuoi segreti.

5)    Ti sei presentato, intrufolato in una scatola di giornali e riviste d’epoca, in compagnia di uno smilzo libretto di venti paginette, chiamato “ Guida di riferimento rapido “ , molto rapido in verità, in cui si descrive quasi esclusivamente di come accenderti e spegnerti, cosa che anche un deficiente come me ha capito subito, ma non si spiega nulla delle rimanenti tue pretese prestigiose funzioni, lasciandomi il dubbio se veramente sai anche preparare il tè verde come asseriva mio figlio Martello di dio, presentandoti in omaggio.

6)    Ammetto che ho scoperto che sai eseguire delle buone fotografie, che si possono rivedere ingrandendole, decidendo poi di eliminarle subito, date le mie scarse abilità artistiche.

7)    Ma perché mi presenti le previsioni meteo di città sconosciute nella lontana Virginia e quando ti degni talvolta di segnalare quella di Milano, mi suggerisci sempre pioggia, anche se guardando fuori dalla finestra ( ho controllato proprio in questo momento ) vedo splendere uno scialbo sole d’autunno?

8)    Per qual motivo per leggere la mia posta su Yahoo, dopo tre diversi inutili passaggi di schermate mi dirotti su una cartella “ Conversazioni “ in cui ignoti giovani americani scrivono parolacce, tipo “ FU.ING SITE “ esasperati come me da questi dirottamenti postali ?

9)    Mercoledì scorso ti avevo mostrato al nipote Polipetto, per fargli vedere le sue foto in gondola a Venezia, che l’hanno talmente entusiasmato da fargli dichiarare che da grande farà il gondoliere, cosa piuttosto credibile, visto che ci hanno rapinato 100 euro per un giretto di mezz’ora tra un paio di canali, ingolfati di natanti come nei peggiori momenti di traffico caotico a Milano.     Ma perché solo lui, quando ti ha smanettato rapidamente e io cercavo inutilmente di strapparti dalle sue mani, ha scoperto, all’età di appena quattro anni, che muovendo il ditino sullo schermo poteva tracciare elissi, zig zag e sgorbi artistici sulla fotografia di suo zio Martello, quella  in cui figurava sghignazzante tipo Halloween sullo screen saver e che mi perseguitava ogni volta che accendevo lo schermo ?

Questi ed altri perfidi scherzi mi hai giocato finora, basta, ti distruggo, devo riguadagnare la mia pace diurna!”

Con questa sentenza capitale nonno Talpone si è avviato in cucina, ha rovistato negli armadietti fino a trovare una scatoletta bianca di cartone, che vagamente assomigliava all’imputato, l’ha portata nello studio e posata a terra, poi vi è balzato sopra distruggendola con liberatoria soddisfazione.

Si è girato, con uno sguardo spietato verso lo Smart Phone, che era ancor più pallido dal terrore e l’ha così apostrofato:

“ Hai visto cosa ti può succedere?   Impara !”

 

P.S.   Questa sera ad una cena indo-singalese nonno Talpone incontrerà un amico esperto, che da sei mesi è in possesso del medesimo  aggeggio, addirittura sembra che riesca pure a farlo parlare, si spera che anche lui finalmente impari qualche trucco, forse anche come far preparare il tè verde antiossidante che gli piace tanto.

 

 

UNA BOTTA DI VITA


In questi giorni bisogna ammettere che nonno Talpone è rimasto spesso melanconico, accidioso e vagamente depresso.

Anche se quando gli è stato possibile ha giocato con i nipotini ai pirati dell’isola della Tortuga, a guerre cruente di cavalieri medioevali Paymobil contro poliziotti in divisa blu muniti di sfollagente e caschi protettivi, insegnando loro il virile cimento della gara a braccio di ferro, in cui chi mangia a cena cucchiaiate di minestrone e bocconi di pesce bollito riesce a battere ogni volta nonno Hulk.

La sua Istrice ha continuato a ritmo sostenuto i suoi impegni giornalieri a lezioni, esami e partecipazione a congressi e convegni.

Lui ha pagato la tassa IMU, constatando che gli importi della vecchia ICI sono quasi raddoppiati.

Ha avuto notizie di malattie che hanno colpito altri amici e conoscenti.

Così ieri nonno Talpone ha deciso che la vita è breve, si è recato in un’agenzia viaggi, ha esaminato i cataloghi, ha guardato attentamente i vari manifesti pubblicitari, poi con aria decisa si è recato al bancone ed ha chiesto per sé un biglietto.

Di seconda classe per l’intercity Milano – Orte.

Andrà in campagna dalle sue gatte.

Non solo, oltre a questa scelta, veramente avventurosa, si è detto che è ora di darsi una botta di vita.

Così in un emporio di elettronica si è fatto convincere ad acquistare un e-Book Reader di colore rosso fuoco, passando poi da un’amica per riempirlo di 196 titoli.

Tornato a casa è stato guardato in maniera gelida e disgustata dai suoi volumi allineati in duplice fila sulle pareti di ogni stanza, gabinetto escluso.

Si è sentito un traditore, un voltagabbana, un peccatore svergognato e non è bastato l’acquisto successivo di quattro libri d’occasione nella bancarella sotto casa per tacitare la sua coscienza.

Però stamani, pur con il suo portatile, cinque cellulari, scorta di tarallucci alla cipolla e il termos di tè, il suo zaino da viaggio risulta notevolmente più leggero e lui si sente pronto per il suo viaggio avventuroso.

ASSISTENZA DOMICILIARE


Affannoso risveglio alle 6, l’uscita rapida e convulsa dai soliti incubi, un aereo da prendere domattina prestissimo in una città sconosciuta, ma con due trasbordi prioritari su un fiume e la quasi certezza di non riuscire mai ad arrivarci in tempo.

Poco prima nella notte un altro sogno: dei feroci assassini cercano di aprire la porta d’ingresso che gli ho appena chiuso addosso, nello stipite si vedono frammenti di dita che ostacolano la mia disperata difesa.

Vado in bagno, mi lavo le mani, strofino due dita bagnate sugli occhi, come quel lavaggio primordiale che rampognavo tanto ai miei figli, prima della loro affannosa uscita in ritardo per la scuola.

La casa è ancora addormentata, vado nella camera vuota dei miei bambini quasi quarantenni, ora adibita a studio, in coabitazione con i resti della loro presenza e i nuovi giocattoli dei nipotini.

Accendo il computer, su internet cerco inutilmente notizie sul blog di un’amica cara, scorro le novità dei giornali online.

Scossa di terremoto anche a Pordenone e a Belluno, un deputato neonazista in diretta TV scaglia un bicchiere d’acqua in faccia ad una collega dell’opposizione e picchia ripetutamente un’altra, il portavoce del Vaticano che richiede il rispetto delle loro prerogative sovrane in relazione alla denuncia di raccolta di fondi da parte del boss mafioso Mattia Denaro ( nomen omen ), Perugia ovvero il paradiso perduto in mano alle gang del narcotraffico.

Queste e altre notizie non sono una serie di incubi, ma il buongiorno del mattino.

Sento movimenti nell’altra stanza, una tapparella che viene alzata, lo scroscio dell’acqua.

Poco dopo si affaccia la mia Istrice Amorosa, annuncia che è bollita l’acqua del tè.

Spengo il computer, mi siedo a tavola per la colazione, inserisco meccanicamente una bustina nella teiera, i tarallucci sono terminati, devo accontentarmi di insapori fette biscottate.

Telefonata d’auguri al piccolo nipote, il Polipetto, oggi compie quattro anni, gli canto “ Tanti auguri a te !” lui ricambia il motivetto con la sua vocetta deliziosa e inizia un concitato discorso con parole smozzicate e accavallate, assolutamente incomprensibili.

Manca il fratellino maggiore che solitamente fa da interprete, così mi riduco a pronunciare a caso “ Bene, bravo, proprio così” per non deluderlo.

Appare alla porta la mia Istrice, ben vestita, truccata, con borsetta e portacarte in pelle ripieno di appunti.

“ Ma dove vai, cara ? – domando incuriosito.

“ Mannaggia, te l’ho detto cento volte, devo tenere una relazione a  questo convegno europeo, lo sanno tutti, è anche scritto sul calendario appeso alla porta della cucina, non ti ricordi mai niente, sei una disperazione !”

“ Ma non torni a pranzo ?”

“ Non credo proprio, sono cose lunghe, ci sono i dibattiti, le richieste di chiarimenti, beh, adesso ho fretta, ciao !”

“ Ma di cosa parlate al convegno, demenza senile, Alzheimer, assistenza ai disabili, rieducazione motoria ?”

“ Home care – precisa veloce e se ne va, decisa, battagliera e sicura di sé, la mia piccola prussiana.

“ Home care ? – ragiono perplesso – assistenza nella casa ?”

Vorrei tanto essere assistito in questo grigio mattino milanese, anche da un bambino.

HANID E LA CORSA SFRENATA DEI CAMMELLI ( fine )


Ad un tratto gli si presentò uno spiritello del deserto, un Ginn, una delle misteriose ed etere creature che molto possono fare per uomini ed animali.

Aveva ascoltato i lamenti dell’animale e lo consolò con queste parole :

“Al Marid, a tua ora non è ancora venuta, sii forte e paziente, nessuno può sapere cosa gli riserva il futuro, siamo nelle mani del Potente, del Misericordioso, di cui non mi è lecito fare il nome, aspetta e abbi fede, ritorna al tuo lavoro, verrà il giorno della ricompensa e della gloria “

Il cammello ringraziò il Ginn e più confortato riprese la via del ritorno al suo caravanserraglio.

Trascorsero veloci i giorni, i mesi, gli anni e la fama e le prodezze del giovane guerriero suscitarono entusiasmo nelle folle, numerosi furono i suoi seguaci, più ampie le sue conquiste.

Il cavallo Al Sarì ebbe preziose bardature d’oro e di seta, anche se qualche ferita segnava ormai il suo lucido manto.

Un giorno il giovane condottiero sbaragliò il nemico in un’importante battaglia e lo inseguì implacabile per pianure e il deserto, ma le fatiche e la sete decimarono la sua cavalleria e persino il veloce Al Sarì cadde stremato a terra.

Il condottiero era furente, vedeva allontanarsi verso la salvezza il residuo manipolo di nemici, con quel re arrogante che prima l’aveva minacciato.

Poi notò il gruppo di cammelli che lo seguivano a breve distanza, deciso e rapido fermò il primo animale, tagliò le corde che legavano i bagagli, vi montò sopra, ordinò ai suoi fedeli di fare altrettanto, si chinò all’orecchio di Al Marid e gli sussurrò :

“ Ora a te cammello tocca mostrare il tuo valore, se mai lo possiedi !”

Il giovane animale si erse in tutta la sua possanza e si lanciò furiosamente all’inseguimento del nemico, veloce e instancabile, per giorni condusse il suo padrone in ogni luogo, per quanto lontano e inaccessibile fosse, fino a quando tutta la regione fu vinta e pacificata.

Ora nelle parate d’onore si poteva vedere il giovane califfo che montava uno splendido cavallo bianco, dal nome Al Abyad, maestoso e borioso più che mai, seguito subito dopo dal cammello Al Marid, che portava una sella di prezioso cuoio intarsiata, in cui era inciso il suo nome a caratteri d’argento massiccio, con appese lo scudo, la scimitarra e la lancia usati nella famosa vittoria.

Si muoveva con andatura sicura ma modesta Al Marid, lui e il suo padrone conoscevano l’ardimento e il valore tenace, agli altri il merito o la paura di scoprirlo”.

“E che fine fece il cavallo Al Sarì ?- domandò incuriosito il giovane Pamock.

“ Ah lui riposava ormai nelle scuderie del califfo, smagrito e stretto da fasciature che curavano le sue ferite, ma non era affatto triste, impegnato com’era a raccontare ai giovani puledri che gli erano vicini le sue eroiche battaglie, con sempre nuovi e roboanti particolari.

Era un uditorio giovane e ancora attento, a breve sarebbero stati sostituiti da nuove leve, Al Sarì non avrebbe fatto in tempo ad annoiarli.”

Hanid finì la sua storia e confessò : “ Sai Pamock, quando mi sento molto solo e depresso mi metto là, in quell’angolo di muro, appoggio l’orecchio ai mattoni scrostati e ascolto il rombo degli zoccoli dei cammelli in corsa sfrenata, loro verranno un giorno a liberarmi da questo recinto, per portarmi via da qui, lontano, nel deserto infinito.”