Finalmente siamo arrivati alla meta, in quelle montagne dell’alto Garda, tra boschi di pini, verdi prati da alpeggio, villini, alberghi, sporadici residence con file di casette che sembrano stie da pollaio d’allevamento.
La vista sul lago, perso laggiù in fondo, coperto di foschia, è struggente, l’aria è fine e frizzante.
Nel villino degli altri nonni sono già presenti tanti cuginetti, i nipotini corrono subito da loro felici, per perdersi in nuovi giochi e corse sfrenate.
Talpone e consorte hanno ormai fatto la loro parte, ora li guardano sereni e partecipi.
Infine arrivano i genitori, baci e abbracci, si ricompone la famigliola, è giusto così, noi nonni ci mettiamo in seconda fila, siamo ormai comparse.
Segue una notte tranquilla, risveglio stupito di tanta pace, unito ad un certo rimpianto.
A pranzo festa grande e apertura dei regali, è il compleanno del cuginetto di otto anni.
Il brillante avvocato e la gentilissima Tuttopiede ( tra l’altro preparata avvocato anche lei, perché queste discriminazioni, bisogna trovarle un diverso soprannome, questa giuria dei nomi sembra l’avvocatura di stato per le sue lungaggini ) presentano il loro dono : un borsone bianco verde contenente un tendino da campeggio, borsino con seggiolino pieghevole, zainetto, borraccia e ammeniccoli, tutto quanto serve per l’avventura.
Tutto quanto entusiasma il ragazzino, gli fa passare in second’ordine la playstation e i filmini di mostri stellari.
Nel pomeriggio grandi prove di montaggio e dimostrazioni generali di campeggio selvaggio, accumulo di cuscini, bottiglie e giochini.
Infine il figlio avvocato, eterno ragazzino, decide di montare anche lui una personale tenda ad igloo, rifornendola di sacco a pelo e materassino, con la brillante idea di dormirci la notte .
La proposta entusiasma naturalmente il figlio scoiattolino, il festeggiato e un altro cugino quattordicenne.
A stento si frenano i più piccoli che sono raffreddati, le madri e i nonni cercano di bloccare il promettente progetto, il cielo si è rannuvolato pesantemente, si prevedono temporali.
Su quel prato in declivio non è saggio fare ragazzate imprudenti.
Talpone si unisce al coro, alterna discorsi dissuasori a consigli tecnici di attrezzatura logistica, tiramento di corde di sicurezza, scavo di fossatelli di drenaggio, in cuor suo muore dalla voglia di inserirsi nell’avventura, come il gran Mogul delle giovani marmotte.
Ma non ha una tenda disponibile, le quattro diverse possedute sono sparse in lontani polverosi solai, tra cataste di oggetti conservati gelosamente ( può servire, non si sa mai !) e poi dimenticati.
I pionieri non demordono e dopo cena, armati di coperte, pile e borracce si infilano orgogliosi nella tenda a igloo e nel tendino giocattolo.
Appena in tempo; inizia a piovere con sempre maggior intensità, tuoni e lampi, i superstiti dalla finestra di casa guardano preoccupati i due tendini sferzati dagli scrosci di pioggia.
Talpone scuote la testa scontento e ansioso, l’aveva detto lui che pioveva, non ascoltano mai i saggi consigli questi giovani d’oggi e via a borbottare come di consueto.
Intanto sente le risatine e il chiacchericcio agitato che esce dalle tendine, illuminate a tratti anche dal guizzare delle torce accese dall’interno e muore dalla voglia di essere là dentro anche lui, con stretto lo scoiattolino e il figliolo giocoso.
Si intravede ad un certo punto la sagoma dell’avvocato che di scatto esce dalla tenda per assicurare un telo di plastica scivolato via e rientra precipitosamente.
Si va a dormire in comodi letti, ben coperti ed asciutti, con il libro di Dostoevskij sul comodino e gli auricolari del lettore MP3 che ti cullano con ritmi mozartiani.
Eppure nonno talpone non riesce a rimanere tranquillo, pensa alla grande avventura che stanno vivendo quei ragazzi dentro la tenda, sotto lo scroscio della pioggia battente, tutti stretti insieme a ridacchiare entusiasti.
Un episodio che rimarrà impresso nella loro memoria infantile per sempre e lui, il vecchio talpone, ne prova un amaro rimpianto, perché nelle rievocazioni future in quella famosa notte di pioggia lui non c’era.
Categoria: bambini
UN LUNGO RITORNO
Le due settimane di gare olimpioniche di resistenza con i due pargoletti sono ormai finite e si ritorna in auto dalla verde Umbria verso le montagne dell’alto Garda.
Il tempo ci è stato patrigno, si prevedevano lunghe nuotate in piscina e ogni giorno o era freddo o pioveva.
Eravamo partiti da Milano addirittura con una minipiscina da 2,5 metri, riportata ancora inscatolata.
I vicini di campagna, i cugini, le zie, ognuno con una piscina più grande della precedente, ma l’acquazzone estivo era imparziale, acqua sempre.
La vita dentro casa può essere caotica con maschi urlanti e dediti alla lotta.
La droga dei cartoni animati va dosata nei casi estremi del pre-pranzo o del risveglio all’alba della piovretta ( mi spiace usare questo termine con il piccolo, ma quando vedo cosa sa distruggere in venti secondi dentro la mia auto, confermo : piccola piovra o pioveretta, come dice lui ).
Le capacità pittoriche di Talpone disegnatore non bastano, i giochi con le carte, le automobiline, i lego, i puzzle bastano per pochi minuti.
Hanno preparato torte al cioccolato, fatto gli gnocchi con patate e farina, ma non si poteva riempire le giornate con questo.
Anche le sei gatte ( si è aggiunta al matroneo una trovatella tutta bianca ) erano stanche di dover mangiare otto volte al giorno per soddisfare le ambizioni dei giovani ristoratori in erba.
Nelle crisi peggiori di pestaggio tra nipotini talpone ha forse avuto una pazienza da miccia corta, parla, impone, urla, poi si pente di aver trasceso.
L’istrice nonna fa la vellutata alla Montessori, ma certe volte al ventesimo tentativo di dialogo può esplodere anche lei.
Sempre droga da cartoni animati ?
Il fatto è che i nonni non sono i genitori e si trovano bambini allevati con altri metodi e con altre abitudini.
Tre settimane di fila di convivenza, con un brevissimo intervallo, in condizioni metereologiche avverse, forse sono un’esperienza traumatica, anche se la gioia che danno i piccoli non è descrivibile facilmente.
Ora torniamo con un viaggio in auto di otto ore, cercando di guidare tra qualche urlo e vari oggetti volanti, dal retro volano pennarelli e accuse reciproche di scorrettezze.
A Bologna prima di una lunga coda per il solito incidente e dopo una pausa pranzo, i piccoli cambiano posto.
Lo scoiattolino è davanti, legato al suo seggiolino, accanto a nonno che guida, la situazione migliora molto.
Il piccolo guarda interessato il paesaggio, si commentano le auto e i TIR che si superano, si parla delle vacanze passate insieme.
Talpone posa delicatamente la sua mano sul suo ginocchio, vorrebbe chiedere scusa degli scatti d’ira avuti in passato, ma il piccolo non ne ha memoria.
Siedono vicini placidamente curiosi del paesaggio montano della val d’Adige.
Sereni e oziosi, come due vecchi amici d’infanzia.
NOTTI BIANCHE
La giornata è veramente finita, pensa nonno talpone mentre, insieme alla sua adorata compagna, spinge le carrozzine dei nipotini addormentati verso la camera dell’albergo, che per fortuna, dice lui, è fornito di ascensore.
Non si fatica a fare i quattro piani con bambini e annessi in braccio.
Che lusso, nella famiglia di talpone che abita dal tempo della guerra un terzo piano senza ascensore, il trasporto bimbi addormentati è una vecchia consuetudine.
Ormai loro sono diventati come gli sherpa, valigioni, bimbi, scatoloni, mobili, tutto viene da loro trasportato verso la cima, pardon la meta, faticosamente.
In albergo tutto va liscio, rampa di accesso, ascensore, corridoio, si entra e si compie il trasbordo bimbi da carrozzino a letto, svestizione e indossamento pigiamino in silenzio, con mosse sicure e coordinate come da lunga abitudine.
Ecco, i nonni come un’equipe chirurgica ben affiatata hanno svolto il loro compito.
Ora a letto, talpone con lo scoiattolino, l’istrice morbidosa con la piovretta.
Quest’ultimo va diviso dal fratellino, oltre che per la preferenza spiccata del singolo nipotino per il nonno preferito, anche per la simpatica abitudine di svegliarsi di notte per la perdita momentanea del ciuccio.
Quindi strillo-recupero affannoso del ciuccio smarrito-riappisolamento fino alle sei del mattino, quando il suo stomachino esige con gemiti e pianti acuti il biberon di latte tiepido da servirsi con massima velocità per fermare la sirena d’allarme.
Scoiattolino invece dorme fino alle otto del mattino, ha un risveglio lento, richiede conforto del nonno per raccontare i propri sogni notturni e fare conversazione seria da uomini adulti.
Tutto sembra semplice, ma l’aria marina, la lontananza dei genitori o la stazza di nonno talpone producono uno strano fenomeno di slittamento .
Posto delicatamente lo scoiattolino nella parte destra del lettone matrimoniale, questo nel sonno scivola con moto lento ma costante nella parte sinistra occupata da nonno talpone, che accetta la richiesta di vicinanza fisica, il testa a testa di conforto, ma chiede un minimo di tranquillità.
Lo scoiattolino addormentato invece vuole pedalare la bicicletta anche nel sonno, lanciare palle di fuoco come il suo supereroe e fare piroette come Spiderman.
Talpone però è vecchio del mestiere.
Come già faceva con suo figlio, il futuro brillante avvocato, lui scivola fuori, fa il giro del letto, per stendersi poi nell’
altra estremità.
Un piano geniale che talpone svela al mondo intero per la prima volta, a beneficio di genitori e nonni che devono giacere nello stesso letto con piccoli bimbi.
Da usare più correttamente invece delle solite spinte infastidite, gli urli rabbiosi, le notti bianche e gli allontanamenti precari della propria cozzetta agitata.
Funziona benissimo.
Beh, naturalmente può capitare in alcuni casi sfortunati che con lento movimento il bimbo poi scivola di nuovo dalla vostra parte e voi dovete rifare il giro del letto. Questo però non allarma il bimbo nel suo sonno e permette a voi di fare gratuitamente una salutare ginnastica anche nelle ore notturne, mantenendo la linea e il giro vita.
Dovrò consigliarlo alla mia amica Elasti che dice di avere sempre questi problemi estetici ( non è vero, ma fanno parte delle sue fissazioni mentali ) con tre figli che si ritrova la dovrebbero tenere in gran forma, senza prender insolazioni nel suo jogging quotidiano durante il solleone americano.
VOGLIA DI TENEREZZA
E’ scesa la notte, i nipotini sono ormai addormentati nei loro lettini, nonno talpone e la sua istrice dai verdi occhi intriganti si siedono al tavolo della cucina, sono lievemente storditi, la giornata è finalmente terminata.
Tra poco andranno anche loro a dormire.
Talpone guarda la sua donna e non sa perché le trova sempre qualche particolare malioso che sembrava aver scordato.
Lei è stanca, la giornata è stata lunga, notevole anche la richiesta di attenzioni oltre alla gioia dello stare insieme ai piccoli cuccioli di uomo, come li chiama il martello londinese.
Talpone sorride della situazione, vorrebbe abbracciarla e parlare insieme di mille tenerezze.
Si rende conto per esperienza che lei pensa solo a recuperare le forze, non hanno nemmeno la televisione satellitare con le serie investigative di Sherlok Holmes, del commissario Barnaby, di Poirot, che sono il suo oppio rilassante.
Così il nostro eroe rassegnato recupera la bottiglia di grappa del famoso Uncle Sunday, il magico distillatore del trentino, le versa un bicchierino medicinale.
Lei sorride grata, quando riceve anche un pacchetto di sigarette e accendino che lui aveva tenuto per le emergenze gli mormora “ Grazie, ci voleva proprio ! “
Talpone lo riceve come un atto d’amore, vivere molte primavere forse serve a qualcosa.
SERATE DA SPIAGGIA
La cena è stata consumata, la nonna lava i piatti, se li lavasse talpone non sarebbero mai puliti come dice lei, quindi il nonno cerca di fare un paio di partite a rubamazzetto con i nipotini.
La piovretta prende alla lettera il nome del gioco, ruba tutte le carte raggiungibili e cerca di accartocciarle per creare nuovi origami.
Lo scoiattolino gioca bene, ma ha una fortuna sfacciata, ha sempre in mano la carta che ti ruba il mazzetto faticosamente accumulato.
D’accordo è un gioco, non bisogna arrabbiarsi, però che razza di, insomma nonno perde continuamente.
Per fortuna non giochiamo a soldi o a caramelle.
Alla fine si esce tutti con i due passeggini per il giro serale.
Litigano un poco per la scelta del trasporto e del nonno guidatore, dato che nelle loro intenzioni si tratta di una gara di velocità e slalom tra i villeggianti sul lungomare.
Presto c’è la prima fermata alle giostre, per caso la nonna si ferma fuori dal baraccone per curare i bolidi da corsa e talpone è addetto ad issare i due piccoli su un’astronave spaziale sormontata dal faccione gigantesco di Buzz Light Year.
Sistematili e allacciate le cinture di sicurezza, il nonno non fa tempo a scendere dalla giostra, quindi si fa numerosi giri aggrappato all’astronave maledetta che oltretutto rulla, si innalza e si abbassa tra fischi, balenare di luci e mitragliamenti vari.
Dopo ben tre corse scende dal piedistallo e tocca terra accompagnato dai due bimbi, leggermente impallidito e con vertigini lancinanti.
La sua proverbiale prontezza di riflessi da bradipo gli ha impedito di scendere in tempo, ma i nipotini l’hanno considerata un’azione temeraria e oltretutto ha viaggiato gratis, cosa che in Liguria è oggetto di alta stima.
Per rinfrancarci c’è vicino un minuscolo carrettino che vende zucchero filato.
Lontani ricordi di fanciullezza commuovono talpone, un tuffo nel passato di più di sessant’anni, ai tempi delle mele cotte glassate e infilate su uno stecco, delle collane di castagne secche e del castagnaccio.
La vecchia signora ha un ripiano con due enormi ciotole di alluminio, versa il bicchierino di zucchero bianco o rosato nel foro centrale, avvia il motorino e raccoglie le tele zuccherine con un lungo spiedino di legno.
Ne compro due, la piovretta assaggia, ma poi passa il grosso fuso al nonno che finge di accettarlo con riluttanza.
Con gli assaggi iniziamo un duello a colpi di stecco con lo scoiattolino, ci rubiamo lo zucchero filato e ci forgiamo enormi baffi bianchi e rosa.
Poi il gioco finisce e talpone si ritrova con due fusi malconci in mano e zucchero filato sul viso e sui calzoncini corti.
Nessun problema di dieta, niente si spreca per la generazione di guerra, quindi nonno se li divora alla faccia dei benpensanti che fanno la vasca sul lungomare.
Ci fermiamo su un lungo molo, la luna piena è uno splendore, lascia una lunga stola argentea sul mare scuro per confondersi poi con la schiuma delle onde che si infrangono sulla scogliera sottostante.
La piovretta grida entusiasta “ Il sole, il sole !”
Grosse risate del fratello maggiore, dopo un attimo di distrazione nostra mi accorgo che il piccolo ha aperto e sta rovistando nel contenitore di esche e ami di un vicino pescatore.
Lo blocco e strepito “ Sei proprio una piccola piovra, tocchi e rompi tutto !”
Lui si inalbera e reagisce strillando “ Io non sciono pioveretta, capitoo !”
“ E allora cosa sei ? “
“ Sono l’ammore di gnogna !! “
Nonna istrice lo sente, si commuove e gli corre incontro abbracciandolo e sbaciucchiandolo.
Non solo le bambine, anche le nonne ammalia questa piovretta.
LA TORTA
Sono riuscito a ricevere da un amico la foto della torta matrimoniale, opera serale del Tasso Irlandese Badger, che avendo appena completato in tempo i bilanci della sua ditta di charity dopo giorni di folle lavoro, aveva trovato anche il tempo, la sera della vigilia matrimoniale, di preparare questo capolavoro dolciario.

Ottima oltretutto, nonno talpone ne ha divorate due grandi fette dopo una serie di portate precedenti .
Che marito d’oro ha trovato mio figlio.
Gli altri vanno alla festa di addio al celibato, a sbevazzare nei locali osé con gli spogliarelli, lui invece sta a casa a preparare la torta matrimoniale.
L’ho sempre detto che il Martello di dio ha una fortuna sfacciata.
Ho saputo inoltre da più fonti attendibili un gustoso pettegolezzo sull’ormai passato matrimonio del secolo.
Al culmine della cerimonia, i miei due nipotini erano stati incaricati di consegnare i cofanetti delle fedi agli sposini, lo zio Martello e lo zio Tasso.
Al ritorno ai banchi dei genitori il più grande, lo scoiattolino, ha pensato che gli zii fossero fratelli, dato che nonno talpone nel suo discorso aveva detto che ormai lo zio Tasso Irlandese era come un figlio nella sua famiglia.
Pertanto, lasciata perdere ogni precedente dichiarazione di voler impalmare la bambina dai capelli rossi amica sua, ha dichiarato rassegnato “ Beh allora quando sarò grande dovrò sposare anch’io il mio fratellino “.
L’INTERPRETE
Dobbiamo sostituire la mamma che va alla riunione scolastica dell’asilo.
Appena entrato nella casa dei nipotini nonno Talpone viene accolto dalla frenetica piovretta che gli salta al collo.
L’altro, lo Scoiattolino è troppo impegnato ad attaccare le figurine autoadesive dei super eroi sul suo album.
Appena messo a terra il nanetto si mette a tirare con tutte le sue forze la mano del nonno, strillando “ Veni a ffare il bufo “.
Nonno talpone, permaloso com’è, si inalbera subito, si blocca e dice “ Un po’ di rispetto nanetto, non voglio fare il buffone, capito ? “
Il piccolo Scoiattolino allora alza la testolina ricciuta dal suo album e spiega paziente “ Ma no, nonno, lui voleva dire se vai di là a prendere la lavagnetta per costruire il gufo con i chiodini colorati “
Altra figuraccia di nonno Talpone, ma come si fa a giocare con i nipotini senza un interprete ?
IL FANTASMA FORMAGGINO 2
Solo nella casa di campagna, ho finito di mangiare un piatto di paella cucinato a modo mio, cioè con tutto quello che capita dentro la padella del preparato precotto.
M’illudo così di cucinare ed evitare di usare solo scatolette.
Mi guardo intorno nella stanza vuota, anche la musica del trio per archi di Schubert mi porta una certa melanconia.
Poi vedo una macchia scura sulla porta di fronte a me, metto gli occhiali e mi accorgo che è un pezzo di carta nerastra che penzola da una parte con un pezzo di carta adesiva trasparente.
Lo riconosco, è il Fantasma Formaggino disegnato dal mio caro Scoiattolino quando era qua in vacanza un paio di settimane prima.
Ricordo, gli adorati nipotini avevano ascoltato ancora una volta la storia del fantasmino pauroso, si erano divertiti e ora a gran voce chiedevano che lo disegnassi.
Così, da addetto contornista di disegni quale sono per bontà loro, su due gran fogli di carta bianca disegnai la sagoma del lenzuolo del fantasmino, con due occhietti birichini e la curva sorridente delle labbra.
Poi in vena di generosità aggiunsi due braccia e due piedini che spuntavano in fondo.
Finiti e distribuiti i disegni i due bimbetti afferrarono le loro scatole di pennarelli per completare l’opera.
Il più piccolo, la Piovretta, dopo alcune linee tracciate a forza a caso pensò bene di cambiare occupazione e darsi allo smontaggio veloce di tutto quello che vedeva intorno a lui.
Il maggiore, lo Scoiattolino, con grande impegno cominciò a riempire la sagoma con una serie di colori intensi, marrone scuro, verde bottiglia, rosso amaranto, viola.
Il risultato finale era una forma che tendeva decisamente allo scuro, quasi un nero informe.
Completata l’opera lui la guardò attentamente, sembrava felice del risultato.
“ Non è troppo scuro questo Formaggino ? “ azzardai io.
“ No, è proprio così – pausa – è caduto nel pozzo nero ed è tutto sporco di cacca ! “
Questa parola proibita scatenò in lui una risata gorgogliante senza fine.
Il fratellino smise subito di rompere un giocattolo e si unì alla sua ilarità sfrenata, come quando di solito assiste ad un cartone animato di Pippo o Paperino.
Dopo un poco lo Scoiattolino ritagliò con cura la figura del fantasmino e, tutto soddisfatto, lo incollò con un pezzo di scotch alla porta di ingresso.
Lo riguardo, a prima vista sembra proprio un qualsiasi pezzo nero di carta.
Ma noi sappiamo che lì sotto sorride il nostro piccolo eroe, uno di noi, il fantasma Formaggino dal cuore bianco, anzi candido.
IL FANTASMA FORMAGGINO
Il nipotino maggiore, quello di quattro anni, è esile, slanciato, timido ma affettuoso con gli amici, anche ombroso con quelli che non conosce bene.
Se dovessi trovare una similitudine direi che è come uno scoiattolo.
Quelli marroncini, dai grandi occhi umidi, che saltano impavidi tra i rami degli alberi, a terra curiosissimi, ma facilmente spaventati da rumori e movimenti improvvisi.
Il mio caro Scoiattolo è anche di temperamento fragile, può passare dalla risata squillante al pianto disperato, come se avesse contro tutto il mondo.
Per calmarlo e farlo di nuovo sorridere spesso gli racconto la storia del fantasma Formaggino, che aveva deliziato anche suo padre e suo zio da piccoli.
E’ un racconto semplice che invento al momento, con varianti grottesche e buffe.
Fa sorridere i bambini, li calma e questo basta.
Dunque tra tanti fantasmi maligni, che destano terrore tra gli uomini e gli animali, lui è un fantasma bambino, con il suo lenzuolino addosso, a cui i genitori cercano di insegnare il mestiere.
Purtroppo lui non riesce a spaventare nessuno, anzi per sua disdetta e disonore ha una gran paura di tutto e di tutti, anche degli altri fantasmi.
E’ un fifone ammettiamolo, inoltre più che fare certe cose maligne e cattive, lui ama giocare, correre, dare calcetti alle pigne cadute dagli alberi, più di ogni cosa si diverte a passare nelle pozzanghere e giocare nel fango.
Il risultato è che il suo lenzuolo risulta parecchio macchiato, anzi diciamo sporco, marroncino.
I genitori hanno un bel sgridarlo perché si pulisca e faccia il fantasma perbene.
Ma lui, monello, non ama troppo fare il bagno e pulirsi, per cui spesso emana un odorino che si può tranquillamente chiamare puzza.
Un odore fastidioso e persistente, come di gongorzola vecchio e andato a male.
Ora i fantasmi possono urlare, apparire improvvisamente dietro gli angoli, digrignare i denti, cosa difficilissima perché non hanno la bocca, far stridere catene e catenacci, emettere puzze sulfuree.
Ma odorare di puzza di formaggio vecchio e girare con il lenzuolo bianco macchiato no, questo è da maleducati, in fondo anche loro hanno le loro regole di buon comportamento .
Così si snodano le avventure o disavventure di fantasma Formaggino che appassionano sia il mio Scoiattolino che il fratellino minore.
Addirittura quest’ultimo durante il racconto smette di smanettare, rompere, smontare in velocità tutti gli oggetti a sua portata di mano, per questo io, disperato,spesso lo chiamo la Piovra.
Tutto bene quindi ?
No, nonno Talpone non ha mai avuto molta memoria, mentre i suoi attentissimi ascoltatori si, con il risultato che il pubblico esigente richiede una versione sempre uguale, per quanto ripetuta in continuazione, una versione standard insomma.
Il nonno si scusa, cerca di ricordare, abbozza nuove possibilità.
Grande crisi, che viene comunque superata presto, il pubblico in fondo è composto da bambini.
Basta essere calmi, sorridenti e raccontare un episodio particolarmente buffo e i piccoli ridono felici.
Nonno Talpone si ripromette mentalmente di scrivere la storia, insieme a quelle di Giovannino Senza Paura e della sua numerosa famiglia, del gigante Briciola e tanti altri racconti.
Sono quasi quarant’anni che promette invano, ha persino la faccia tosta di dire che è troppo impegnato, è proprio un talpone.
18 aprile 2011 IN VIAGGIO
Stiamo viaggiando in auto verso l’Umbria.
Incredibile, noi nonni abbiamo avuto un colpo di fortuna.
Per una serie di coincidenze, la chiusura asilo per festività, le ferie non disponibili per i genitori, gli altri nonni occupati, abbiamo avuto in custodia i due pargoli per ben nove giorni durante il periodo di Pasqua.
Arriveranno i genitori in treno giusto per i tre giorni di festa, ma ne rimangono sei tutti per noi, se ce la faremo.
C’è gioia, c’è incoscienza per la fatica, ma in fondo la vita è una sfida.
La nostra casetta in Umbria è sulle colline sopra le cascate delle Marmore, è un terreno in forte pendenza, tenuto a uliveto e bosco di pini, querce e macchia mediterranea, distante tre chilometri dal vicino paesello medioevale.
C’è una nutrita e varia tribù di gatti semiselvatici, ma anche scoiattoli, istrici, tassi e persino numerosi cinghiali.
Bisognerà avere 24 occhi, ma ci divertiremo.
Il viaggio è lungo, di solito ci vogliono circa sei ore.
Il nipotino più grande, chiamato lo Scoiattolo, è legato sul seggiolino a fianco del posto di guida perché soffre il mal d’auto.
Però in questo modo si può parlare e commentare le auto e i camion che incontriamo per la strada.
Dopo aver finito un pacchetto di patatine e una limonata la conversazione si fa più intima.
Afferma con aria complice: “ Allora, mangerò tanta carnina, così diventerò grande e forte come papà”.
Confermo i suoi buoni propositi con un cenno del capo, devo solo ascoltare.
Lui continua :”Ma anche la pastasciutta fa diventare grandi, vero nonno ?”
“ Certo, è proprio così “ lo rassicuro.
“Voglio mangiare anche le carotine e l’insalata, così divento forte e pelato come papà, vero ?”
“ Questo è probabile, anzi sicuro” devo ammettere a malincuore.
Il piccolo non sa che mio padre, mio nonno, il bisnonno e io naturalmente, siamo diventati tutti pelati a partire dai vent’anni.
Con un fortunato slogan pubblicitario si potrebbe dire : “ Talponi, i buoni pelati di Milano”.
