“IL BAMBINO E IL GIARDINO
NEL GIARDINO NON GI VA NESSUNO BAMBINO PERCHE’ E ‘ SPORCO MA 1 UN SOLO BAMBINO LI PIACEVA UNA VOLTA LO PULIVA …”
Sul muro della cucina dei nonni il piccolo Polipetto, dopo tre mesi di prima classe elementare, ha voluto provare la sua abilità e ha improvvisato una storia, forse la sua prima prova narrativa.
L’attenzione dei bambini è mutevole come un soffio di vento di primavera, così i nonni lasceranno la parete con il suo piccolo capolavoro in attesa del ritorno del giovane scrittore in erba.
Siamo nonni, scusate la nostra emozione.
Ma nonno Talpone è troppo impaziente, come un ragazzino che non riesce ad aspettare, come proseguirà la storia del Polipetto?
Scusatelo se si è permesso di tentare una possibile e provvisoria continuazione.
“ Che squallore in quello spiazzo abbandonato vicino all’asilo : una recinzione metallica rovesciata, un triste albero scheletrico, cartacce, lattine, cartoni ed erbacce.
Ma un bambino ogni volta che vi passava davanti con il nonno ne aveva compassione, così un giorno decise di iniziare a pulirlo, una carta alla volta, una lattina da spostare nel cestino non troppo lontano.
Poi l’inverno gelò la gramigna, il vento spolverò a fondo il suolo e le piogge lo lavarono a fondo.
All’inizio della primavera il bambino era riuscito a togliere ogni brutta cosa abbandonata e l’ultimo giorno che vi entrò scoprì che vicino al solitario albero, in mezzo al prato ricoperto delle prime erbette, era spuntato un grande fiore,dalla corolla gialla come la promessa di un sole estivo.
Il bambino ne fu così felice che estrasse dalla cartella un foglio di carta che fece legare ad un palo ricoperto di ruggine, la scritta in pennarello diceva :
GIARDINO DEI BAMBINI.
Da allora nessuno osò più sporcarlo, anzi i suoi piccoli amici lo aiutarono a tenerlo pulito e iniziarono a giocarvi dentro.
Le mamme e i nonni ne furono felici e vi portarono sedie, vasi di fiori e legarono ai rami dell’albero due improvvisate altalene.
Ma un giorno da una grossa auto scese un signore collerico che iniziò a gridare
“ Tutti via, questo spazio è mio, vi devo costruire un palazzo di otto o dieci piani. E poi a cosa servono i giardini, ci sono già i marciapiedi della città per giocare “
Anche se a dire il vero questi ormai sono stati ristretti e vi parcheggiano sopra le auto.
Ma il bambino strillò forte :
“ Non è giusto, lo abbiamo pulito noi e ora vogliamo un prato per stare insieme e giocare !”
Allora tutti i suoi amici, le mamme , i nonni si unirono alla protesta, il signore collerico scappò via, la gente decise di andare dal sindaco per chiedere giustizia. Lui decise di acquistare quel terreno e vi fece istallare delle belle panchine verdi, delle aiuole fiorite, tanti alberi e giochi di ogni forma e colore.
Che bello !
Che gioia per tutti grazie al bambino generoso !”
Se questa è solo una storia di fantasia di un bambino e del suo nonno non pensate che spetta a tutti noi tramutare i sogni in realtà, per noi, per loro?
Categoria: bambini
FESTA DELLA MAMMA 2014
Tanti auguri mamma Elasti !
“ Cento di questi anni ! “, come si usa dire.
Stamattina mi sono ricordato che oggi è la festa della mamma e mi sono detto che, ahimè, sono ormai 60 anni che la mia non c’è più e, forse stupidamente, la cosa mi sconcerta e mi rattrista.
Mi domando perché i miei figli, i miei nipotini e tanti altri bambini oggi possono fare gli auguri alle loro mamme e io no ?
Che vergognosa ingiustizia !
Però a dire il vero il mio intimo amico nonno Talpone, bizzarro essere virtuale, una madre, sia pure via internet, l’ha avuta da poco più di tre anni ed è stata mamma Elasti.
Quindi, con tutto il cuore :
“ Tanti auguri mamma !”
Fortunata madre di tre scatenati Hobbit e di un vecchio nonno Talpone, oggi felicissimo di avere, sia pure virtualmente, solo tre anni.
SE MI TORNA IN MENTE
Poco fa avevo qualcosa da dire, mi sembrava una cosa urgente, direi anche importante, forse … di sicuro quando ero là nell’altra stanza in fondo al corridoio l’avevo ben chiara e presente.
Ero in quella posizione di seduta, chiamata fisiologica, quando le idee certe volte ti frullano nella testa come farfalle colorate, qualcuna era curiosa e interessante, si potrebbe dire talponesca.
Niente da fare, uno si riassetta, si lava le mani, si accorcia un unghia ribelle con le forbicine, torna alla scrivania, prende il suo ritrovato block notes rosso che lo aspetta sul ripiano, cerca la penna e non la trova.
Devo ammettere che sarei stupito di avere tutto l’occorrente a portata di mano, orologio a cipolla del nonno, la musica che si dilata nell’aria dalla filodiffusione, i due cellulari, il computer portatile già acceso per l’occorrenza.
La penna però non si trova, apro i cassetti, vi rovisto dentro con un’ansia sempre più frenetica, anche perché quando trovo una stilografica questa è scarica, un’altra ha il pennino secco, alla fine anche la biro lascia solo una bava saltuaria ed evanescente.
Mi spiace ma ognuno ha i suoi riti, così vado nella camera da letto apre l’altra scrivania, vi è un cassetto intero colmo di matite, biro, pennarelli colorati, gomme, temperamatite, cartine da gioco giapponesi, ciondoli, gemelli spaiati, insomma una collezione di cancelleria varia accumulata gelosamente nei decenni, perché si sa, tutto può servire.
Finalmente riesco a tenere in mano un aggeggio che funziona per lasciare una traccia visibile sulla carta.
Forse dovrei accontentarmi di una semplice matita, anche quei mozziconi che provengono dall’ikea e che regolarmente dimentico nelle mie tasche.
Una soluzione sarebbe quella graziosa penna, torcia, fischietto, dotata di un cordino azzurro da tenere comodamente al collo, acquistata a poundland lo scorso anno a Londra.
Oggetto comodissimo, già, basta solo ritrovarla.
Ora però che ho carta e penna non mi ricordo più cosa dovevo scrivere.
Era poi così importante ?
Chissà !
Però tra il fascio di cancelleria varia e carte ho trovato un foglietto, un appunto tracciato sotto uno schizzo di scaffalatura tracciato frettolosamente a matita.
Riconosco la mia scrittura, deve risalire a un paio di anni fa.
Non ricordo se ne avevo già parlato, nel caso scusatemi.
“ … la famiglia allargata di nonno Talpone era ieri riunita a tavola.
– Nonna ho dei problemi – aveva esclamato lo Scoiattolino.
– Oddio piccolo caro, cosa ti succede, stai poco bene ? – si era preoccupata nonna Istrice.
– No nonna B, credo di avere il problema della memoria, mi sono dimenticato di dirti che nonna A mi aveva detto di salutarti e me ne ero dimenticato.
Tutti i presenti ne avevano riso con sollievo e nonno Talpone aveva voluto fare il solito pettegolo.
– Questo è niente, pensa che l’altro giorno nonna mi aveva chiesto se potevo portarle il … coso, sì quella cosa, ti ricordi quella che era là, come si chiama, coso … lo sai bene, dai non ridere … accidenti … il coso … l’ho qua sulla punta della lingua …coso…
Lo Scoiattolino si era lanciato nella sua squillante risata gorgogliante, a cascatella, fresca e argentina come un ruscelletto impetuoso di montagna.
Quando si era calmato dopo qualche minuto mi aveva chiesto
– Dai nonno, raccontamela ancora.”
Mi sembra che l’avessi subito accontentato, concedendo anche il bis.
Bei tempi !
Non so se sarò in grado di raccontarla ancora in futuro.
Per tornare al presente quello che dovevo scrivere mezz’ora fa, quella storia così bella, non me la ricordo proprio, prima o poi mi torna in mente, ne sono sicuro.
Basta avere pazienza, datemi qualche minuto, forse un’ora, forse domani.
Semmai scrivetemene voi un’altra, sempre che ve ne ricordiate.
ESERCIZI DI SCRITTURA
La malattia e poi il decorso post operatorio dell’Istrice Prussiana avevano tenuto lontano i nipotini di nonno Talpone, ma finalmente ieri erano arrivati a casa dei nonni, eccitati, curiosi e con travolgente allegria.
Purtroppo la nonna non aveva più la fasciatura piratesca alla nuca, né la benda sull’occhio destro, solo un paio di occhiali scuri graduati.
“ Vi piace la nonna ? A me sembra un’attrice americana di Hollywood, tipo Rita Hayworth, la fascinosa Gilda – aveva domandato il Talpone.
“ Gli occhiali nuovi sono belli, ma la nonna ha il viso vecchio – era stata la candida risposta dello Scoiattolino.
Pazienza, i bambini dicono sempre quello che pensano con tutta sincerità, poi per loro anche uno di vent’anni pare vecchio, ma nonno Talpone resta fermo nella sua impressione, non toccategli la sua diva casalinga.
I piccoli erano andati presto in esplorazione nelle stanze di quella che chiamano la loro casa dei giochi, tornando con scatole di automobiline, contenitori di Lego, libri illustrati con cavalieri medioevali.
I genitori parlavano della scuola elementare dello Sciattolino, i voti erano buoni, ma lamentavano la sua vivacità.
“ Poverino, come lo capisco – l’aveva difeso il nonno – ricordo bene, in classe ci facevano portare il grembiule nero con il colletto inamidato e un fiocco azzurro che si sfilacciava sempre. Poi la noia di stare seduti al banco con le mani dietro la schiena e guai muoversi o girare la testa !”
“ Come nonno, stare fermi con le mani dietro la schiena, ma vi torturavano ?”
“ Beh, bacchettate a parte, bisognava stare come delle mummie, ma nell’intervallo ci scatenavamo, si masticava la carta assorbente, la si infilava sul pennino, i più scatenati la intingevano nel calamaio e ce le tiravamo addosso per fare i dispetti.”
“ Pennini, calamai … ma cosa sono nonno?”
“ Eh già, ora usate le biro, ma tu Tuttopiede ti ricordi il nettapenne, le gomme dure da inchiostro ?”
“ Veramente anche quando ero bambina usavo la penna a sfera – si è giustificata con un sorriso colpevole la dolce figliola.
“ Ah che mondo, aspettatemi ! – aveva esclamato nonno Talpone, fiondandosi alla ribaltina della sua scrivania, rovistando in quel marasma di oggetti conservati da sempre e tornando indietro brandendo trionfante tre cannucce, un porta pennini, la boccetta dell’inchiostro e un pacco di fogli.
“ Vi mostro come si fa, bisogna infilare i pennini, ecco prendi questo con il ditino indice sporgente, inumidirlo con la saliva, intingere nella boccetta, non troppo, inclinare la mano così, non in verticale come con la biro, con grazia, calma, calma … non trovo più il tampone della carta assorbente, usiamo lo scottex… Aspettate, vi porto i libri sui manoscritti medioevali, così potete vedere la minuscola carolingia, vedrete che bella!”
Ma i piccoli erano già entusiasti e persi nei loro esperimenti con l’inchiostro che macchiava mani, fogli, tavolo; qualche tentativo di lettere, poi ghirigori, uno stemma della Juventus, una larga macchia d’inchiostro, un buco nella carta.
“ Ci si vede dentro, guarda nonno !”
Gli esercizi di calligrafia, se lo vorranno saranno per un’altra volta, ora avevano scoperto altri giochi con le macchinine che si combattevano a colpi di karate.
Quando sono usciti nonno Talpone ha pensato di costruire dei fogli di papiro, forse anche delle tavolette di cera per far provar loro ebrezze antiche, ormai superate.
Beh, ragionandoci sopra, si rende conto di essere ormai una specie di animale preistorico, superato dai tempi, troppo legato ai suoi ricordi.
Si tratta di un attimo, poi ci ride sopra, perché lui deve render conto solo ai bambini, quelli che considerano la sua casa come un posto magico dove si può trovare di tutto, una vera casa dei giochi.

UN EROE MANCATO
Se tenesse ancora un diario, invece di gestire in modo saltuario il suo blog, nonno Talpone avrebbe dovuto scrivere “ nessuna novità, giornata piatta, mia moglie sta riprendendosi e ha voluto subito riprendere le redini di casa. Ho letto due libri, risolto un cruciverba, sonnecchiato nel pomeriggio, i nipotini non si sono visti, sono impegnati.”
Invece all’ora di cena, quando il nostro stava consultando le agendine degli ultimi cinque anni, per ripassare i ricordi degli avvenimenti passati, la nascita del Polipetto, le poche gite all’estero, i funerali degli amici, è arrivata inaspettata la chiamata del figlio Promettente Avvocato.
“ Papà ! Sono rientrato adesso. Il gabinetto è stato intasato, non so cosa vi abbiano buttato dentro i bambini, ho già usato un certo Mister Muscolo , non so, cosa mi consigli?”
Uscire improvvisamente dai ricordi è un procedimento sempre rallentato per nonno Talpone, così ha bofonchiato “ Non so bene, aspetta che chiedo alla mamma “.
“ Ma come, non sei tu l’Uomo di Casa ? – si è stupito il figlio maggiore – Ti richiamo dopo “.
Un breve consulto con la moglie per riordinare le idee e nonno Talpone ha preso una pila e ha cercato nei vari sgabuzzini dei balconi, ritornando trionfalmente dopo pochi minuti con in mano una sonda a molla snodabile, acquistata anni fa per la risoluzione di quei problemi e non più usata dopo l’uscita di casa dei figli.
“ Prendi anche i guanti protettivi di gomma- ha suggerito l’Istrice Prussiana.
“ Mi porto anche la pila, un altro sgorgatore liquido, la sonda e avviso subito nostro figlio che Arrivano i Nostri! – ha proclamato trionfante nonno Talpone.
Intabarrato, con il suo cappello calcato in testa , in mano la borsa degli attrezzi, mentre si stava precipitando fuori dalla porta è stato ancora chiamato dall’Avvocato.
“ Tutto a posto papà. “
“ Ma come, sto arrivando con tutta l’attrezzatura necessaria !”
“ Non importa, ho fatto, devo cucinare, ho gli amici a cena, ciao.”
Nonno Talpone è rimasto vicino alla porta, rigido come un allocco, con la sua borsona stretta in pugno.
“ Ti è andata male, vero ? – ha cercato di consolarlo l’Istrice Amorosa – volevi vedere i bambini e fare il nonno eroe, ti ho capito sai. Beh, visto che sei già vestito potresti scendere al supermercato, avrei voglia di mandarini Clementini dolci e del succo naturale d’arancia, vuoi ?”
Così l’eroe mancato è sceso per le scale, con una borsa vuota.
Era come abbacchiato e insoddisfatto, ma ritornando poi, dopo un’orgia di acquisti alimentari, perché non so per qual motivo il comperare è spesso gratificante, per le scale si consolava così “ Ecco arrivo, sono il paggetto che risale la torre per portare conforto alla sua principessa prigioniera” e l’affannosa arrampicata al terzo piano gli pareva più lieve.
I NOMI DELL’AUTO NUOVA
Ieri è stata una giornata agitata.
La moglie era ancora sofferente, con febbre e una sinusite dolorosissima.
Le tante piccole cose di casa da sbrigare, anche senza stirare le camice, si rendeva conto stupito di quante possano essere le faccende richieste ad una casalinga .
Inoltre ieri, dopo mesi di accordi e dopo circa dieci anni da un fatto simile, avrebbe finalmente acquistato un’automobile nuova.
Beh veramente non proprio un esemplare brillante, lucido, odoroso di plastica come quelli che si possono ritirare da un concessionario.
Si trattava di una berlina di media cilindrata di una decina d’anni, con appena 90.000 Km percorsi, una ragazza poco più che matura secondo il suo canone.
Nonno Talpone aveva già due auto, una Fiat Uno di oltre vent’anni, Giorgio, acquistata molto tempo fa dal suo omonimo amico, ormai defunto, il cui mezzo era da anni relegata in campagna per gli usi spiccioli, ma ridotta quasi allo sfascio.
In città e come mezzo principale usava invece un Golf Famigliare, appena diciottenne, con 250.000 Km di vita, acquistata di terza mano su Ebay, Geltrude, sempre valida ma fastidiosamente scricchiolante e ormai con la deprecabile tendenza a perdere piccoli pezzi.
Nonno Talpone sarà forse essere definito un sentimentale, appiccicosamente attaccato ai ricordi e relativi oggetti.
Da sempre ha sognato di poter disporre di un piccolo capannone per raccogliere tutto, come da anni il suo cervello accantona paziente parole e immagini ormai scomparse, da quella della sua prima auto, una Bianchina color celeste, quella dei suoi vent’anni, alla 500 giallo canarino con cui si avventurò in viaggio di nozze senza meta precisa, trasportando un anno dopo anche la culla di suo figlio, A. Franceso Maria, nato per allegria.
Come non conservare la sua Diane 4 Citroen, immensa nel suo ricordo, ma lentissima nei ripetuti trasferimenti in Umbria alla media di 85 – 90 Km all’ora ?
Ogni auto che ha posseduto, ogni oggetto che ha avuto ha un posto nel suo cuore, dopo le persone care, i genitori, gli amici che non sono più.
Ha almeno potuto conservare solo tutti i suoi vari computer e telefonini, difesi strenuamente laggiù, nella sua casetta in Valnerina.
Ieri purtroppo la sua nuova auto, che veniva ceduta da una cara amica, era coinvolta da un cervellotico problema di assicurazioni da trasferire dall’auto umbra, che richiederanno una quindicina di giorni di tempo.
Come fare ?
Lasciarla nella strada della proprietaria o cercare di trasportarla in un box ?
E se la rubassero ?
L’Istrice Prussiana, per quanto debilitata dalla febbre, era stata precisa.
“ Ma chi vuoi che porti via una vecchia auto ?”
“ Prima di tutto è quasi nuova – aveva ribattuto assai piccato nonno Talpone – ha qualche ammaccatura e graffietto, ma è di una marca affidabile e sicura, e poi, chissà, all’estero farebbe gola.”
“ Ma ti vedi in un posto di prestigio come quello di tuo figlio, in Wisteria Lane, tra tante sontuose berline Mercedes, Bmw, mastodontici Suv, che qualche ladro voglia rubare una vecchia auto, magari spingendola a piedi, cloppete, cloppete ?”
Nonno Talpone non si rassegnava : “ Pensa a quei bambini che per anni erano saliti ogni giorno su quell’auto, con lei erano andati e ritornati da scuola, dai campi giochi. Rivederla là sotto casa loro, abbandonata e polverosa. Lei avrà senz’altro un nome, che so .. Gelsomina o Antonio … Le passeranno vicino, magari la accarezzeranno, chiedendosi perché sia stata lasciata così sola.”
“ Quando avrai finalmente trasferito l’assicurazione su quell’auto benedetta, se proprio vuoi, potrai portare a fare un giro i piccoli ex proprietari, se te lo chiederanno – aveva concluso l’Istrice Saggia.
Nonno Talpone si era alfine arreso, pensando che era un ottimo consiglio, insieme alle coca coline, alle gelatine alla frutta, potrà recarsi alla scuola dei nipotini, incontrando ancora i loro piccoli amici, quelli dell’auto nuova.
Se gli verrà richiesto li accompagnerà a gustare gelati e cioccolatini.
Così potrà chiedere loro in segreto il nome del suo nuovo acquisto.
Negli anni prossimi l’auto amerà senz’altro essere chiamata per nome : Gelsomina … Antonio …?
IMMORTALI, NOI ?
Il tardo pomeriggio di ieri, allegramente trascorso con i due nipotini e parzialmente con un loro piccolo amico, sono stati una medicina piacevolissima dagli effetti sorprendenti.
Sempre con la schiena rigida come avessi ingoiato un manico di scopa e anchilosato come un ospite della veneranda Baggina ( il locale ricovero per anziani ) , ma devo ammettere che, come si usa dire, la stoffa di nonno non ha mentito.
Chissà, forse nonni si nasce ?
Con questi confusi sentimenti ieri sera mi ero coricato a letto, inforcando gli occhiali e aprendo un vecchio libro giallo di Leo Bruce.
Nella notte mi ero alzato solo tre volte, l’ultima verso le cinque e in quell’atmosfera smorzata e silenziosa mi era apparso vicino nonno Talpone, con una smorfia beffarda e scherzosa, quella così tipicamente intagliata da sempre sul viso del mio povero vecchio amico Alfredo.
“ Allora poltrone, ti crogioli nell’idea di diventare immortale ? – mi ha sussurrato con tono malizioso – Tu sei agnostico come lo era lui. Oppure le parole dello smilzo pretino calvo alla benedizione della salma, che lui non avrebbe mai voluto, ti stanno influenzando ?”
“ Ma via, non scherzare Talpone, era solo una battuta di mio figlio, il promettente avvocato, le avrà magari pensate anche l’altro figlio piangente alla cerimonia, specialmente quando in futuro si sposerà e avrà tanti piccoli Alfredini.
Il fatto è semplicemente che sabato scorso, quando eravamo tutti riuniti al ristorante per festeggiare il compleanno di mia moglie, la dolce Istrice Prussiana, era arrivata improvvisa e drammatica la telefonata della scomparsa del mio vecchio amico.
Certe notizie, anche se previste e temute, restano ugualmente sconvolgenti.
Sai bene che avevo chiamato subito il cameriere, ordinando una bottiglia di Filu Ferru, rompendo ogni dieta e tra le rimostranze della moglie, ma avevo dovuto salutare l’amico, con un silenzioso brindisi e uno spirituale abbraccio per il lungo viaggio ignoto nel quale lui ha dovuto precederci.
Ma a tavola tutto era cambiato, come se un velo di nebbia fosse entrato improvvisamente dalla porta aperta del locale, anche se fuori luccicava un trepido sole autunnale.
Quando siamo poi usciti in strada mio figlio mi aveva preso sottobraccio e mi aveva chiesto gentilmente “ Papà, papaa … sai mi occorre l’aceto, quello buono che sai fare tu, in casa l’abbiamo finito, dai, ti accompagno in cantina e me ne regali una bottiglia.”
Così siamo tornati tutti alla vecchia casa, quella che era di mio padre, quella che ha visto generazioni entrare subito dopo la Grande Guerra, lasciando poi le loro ombre e i ricordi ai pochi sopravvissuti, forse solo io resto a rivivere volti e storie passate.
Siamo scesi per le logore scale, fiocamente illuminate da qualche sparuta lampadina e entrati nel mio grande stanzone dove ho afferrato nell’alto scaffale la vetusta damigianetta dell’aceto degli anni cinquanta, per l’attento travaso nell’orcio mediano di decantazione e poi in una bottiglia pulita.
Lo Scoiattolino e suo padre osservavano incuriositi e attenti quelle procedure quasi alchimistiche.
Alla fine quando, staccato il filo della lampada dalla presa del corridoio, ci muovevamo nella penombra verso la scala di uscita che si intravedeva laggiù in fondo, lui mi aveva detto in tono forzatamente eccitato:
“ Sai papà, tu sei immortale.
Guarda come ti assomiglio io che sono tuo figlio.
Beh, quasi in tutto, salvo che sono fieramente juventino come la mamma.
Poi vedi tuo nipote, come vedi è in tutto come il nonno in piccolo, quindi non ti preoccupare.”
“ Bravo, adesso tiri fuori i ricordi foscoliani – avevo brontolato a fior di denti.
“Però papà, prima, uno di questi giorni, mi devi spiegare come si fa a produrre e far maturare l’aceto, siamo d’accordo ?”
Come vedi caro nonno Talpone la cosiddetta immortalità è per ora rinviata.”
Con queste tacite parole mi sono finalmente assopito all’alba.
VENERDI’ 13
Ieri sera, verso l’ora di cena, mentre nonno Talpone era steso nella sua poltrona davanti al camino acceso, indossando due felpe e una coperta di lana, percorso da un tremito interno irrefrenabile e battendo i denti, la moglie Istrice prussiana aveva osservato sorpresa “ Toh, oggi è venerdì 13 settembre !”
Sua sorella, la Paperoga, ceramista genialoide ma svagata, aveva aggiunto “ Ma come, non siamo in agosto ?”
Nonno Talpone era troppo coinvolto dai suoi spasimi di gelo interno, come se stesse appollaiato in mutande sopra una banchina di ghiaccio al Polo Nord, per poter formulare una qualsiasi previsione di calendario, salvo la certezza che era per quella concomitanza di date e giorni infausti che si trovava in quello stato.
Il giorno prima era stato sorpreso da gemiti e miagolii atterriti delle sue gatte, precipitatosi fuori avevo scoperto che tre grossi cani erano scesi dal monte come una masnada di mongoli per creare scompiglio e terrore nel piazzale davanti casa.
Li aveva cacciati indietro, urlando grida e insulti, preso da una rabbia irrefrenabile, colto dal pensiero che forse erano stati loro gli assassini della sua gatta e dei micini.
Li aveva inseguiti fino al muro che delimita il terrapieno a monte, che i cani avevano scavalcato frettolosamente.
Quel muro aveva ancora i tubi di ferro a cui fissare la recinzione dell’uliveto del vicino, ormai da tempo defunto prima di poter completare l’opera.
Ieri mattina nonno Talpone aveva quindi acquistato 60 metri di rete e, con l’aiuto del suo amico rumeno Giorgiu, aveva iniziato a fissarla.
Al terzo palo, mentre era intento a tendere la maglia metallica, aveva sentito delle improvvise scosse elettriche, mentre alcune vespe lo circondavano pungendolo e altre ancora uscivano dal nido interno al palo.
Era subito fuggito via, ritornando con un apposito spray per liquidarle e completare cautamente tutta la recinzione.
Dopo quattro ore era stato colto da un tremito continuo e una sensazione di freddo che gli faceva battere i denti.
Ecco il suo venerdì 13, ma era anche il settimo compleanno del nipotino, lo squillante Scoiattolino, se ne stavano scordando.
A
Gli avevano subito telefonato e intonato in coro il canto di auguri, poi il nonno gli aveva chiesto:
“ Cosa hai avuto di regalo ?”
“ Il libro dei Guiness dei primati , lo desideravo tanto – aveva cinguettato lui felice.
“ E noi cosa possiamo portarti in regalo quando torniamo ?”
“ Non so, mm … mm…
“ Senti, magari pensavo ad un libro dei maghi, ti interessa ?”
“ No nonno, ce l’ho già, forse delle ricette sulle pozioni magiche, ti ricordi quando da voi in Umbria versavo nei bidoni pieni d’acqua i sassi, le foglie, i fiori e tutte le verdure che trovavo per fare la pozione magica, quella per diventare grande? Ecco, vorrei avere gli ingredienti precisi, ci pensi tu nonno ?”
“ Va bene, te lo prometto, consulterò i miei libri e scriverò un libro di ricette. “
Così, mentre si metteva subito a letto, con due coperte, il piumone invernale e la bolla dell’acqua calda, aveva qualcosa a cui aggrapparsi intensamente, battendo i denti e scosso da brividi inconsulti.
“ Forse l’Artemisia, l’ Achillea, la Celidonia, brr… brr …
Anche la Valeriana, il Finocchio Pazzo, del Timo, brr … brr …
Poi le bacche di Ginepro, la Lingua di vipera, la Verbena, brr .. brr…”
DONNE E CHAMPAGNE
Dalla mia finestra noto con sorpresa che il traffico di auto sembra diminuito, c’è meno rumore, poche grida e mi rendo conto di non vedere le solite frotte di ragazzi che con gli zaini in spalla si urtano, scherzano, si raggruppano e si dividono come sciami di pesciolini nelle acque basse del mare.
La scuola è finita, eh già!
Anche i nipotini, almeno quello che ha appena terminato la prima elementare è rimasto a casa.
No, ora ricordo che dovrebbe essere con il suo amico del cuore al campo estivo al parco.
Mi viene in mente che venerdì scorso avevo sentito un gran vociare proveniente dalle scuole dietro casa, si erano persino sentite delle esplosioni di mortaretti tra le risate irrefrenabili.
Anche il mio Scoiattolino si sarà scatenato all’uscita di classe, chissà se avrà urlato “ E ora donne e champagne !” in un impertinente moto di allegria.
Due o tre settimane fa, mentre nonno Talpone era a Brighton, in visita assistenziale dal figlio inglese e dall’amabile marito irlandese, i nipotini, in compagnia dei genitori e della nonna, erano stati in Umbria nella nostra casetta di collina, che a loro appare sempre come un Eden avventuroso da esplorare.
Avevano incontrato più volte mio cognato, il barbuto sindacalista radicale, scatenato affabulatore e pervicace maschilista, che sembra continuasse a ripeter loro :
“ Ragazzi ! Adesso donne e champagne!”
Queste esclamazioni esaltate e trionfanti, come se fossero pirati all’assalto di una goletta mercantile dovevano evidentemente averli colpiti, perché al mio ritorno, durante una cena, l’avevano ripetuta in continuazione come un gioioso ritornello.
“Spero che tu non la urli anche a scuola, vero? – ho chiesto tra il divertito e il perplesso.
“ Ma no nonno, altrimenti la maestra avrebbe chiamato la mamma per metterla in punizione – ha precisato giudiziosamente lo Scoiattolino.
Mentre il fratellino Polipetto, indomabile protagonista di ogni situazione, continuava a pigolare “ Donne ! Champagne !”, nonno Talpone, pur compiaciuto per le scelte enologiche del nipote ( Dio ci guardi dagli astemi !) , ha voluto indagare più a fondo.
“ Ma come fai con lo champagne, lo bevi nei calici ?”
“ Ma no nonno, metto nella cintura tante bottiglie di champagne e poi le tiro in testa a tutte le donne!”
L’espressione estatica del padre promettente avvocato, già orgogliosamente compiaciuta per il figlio promettente donnaiolo, si era subito allarmata, per poi sciogliersi in una comune risata liberatoria.
BRACCIO DI FERRO
Era poco prima del 25 aprile, se non sbaglio, quando un anziano signore, da tempo in pensione, si è trovato su un treno che lo doveva portare nella sua campagna umbra.
La moglie gli aveva detto “ Vai pure da solo, così non ti annoi qua in città, io ho tanto da fare, inoltre potrai vedere come stanno le nostre gatte e ti divertirai con il giardino”.
Lui si era rassegnato coscienziosamente, come al solito non aveva dormito la notte precedente per una forma di ansia congenita, eppure aveva riempito con cura maniacale il suo zainetto da ragazzo, con il solito computer portatile, una borsetta di pen card varie, qualche cellulare, tre libri cartacei, l’Ebook con 820 titoli, due taccuini per i futuri post e un sacchetto di taralli alla patata e rosmarino, insomma l’usuale kit di sopravvivenza.
Comodamente assiso nella sua poltrona di 1° classe, in offerta a 35 euro, 10 in meno del sedile di 2° del solito Intercity con sconto Carta d’Argento, era stato inizialmente stuzzicato da un buon numero di idee, alcune osservazioni brillanti, qualche spunto polemico e un paio di lontani dolci ricordi.
Ma le gentili hostess erano sempre intorno a lui, offrendo giornali, bibite, dolcini, tè e caffè, così pur con la penna in mano si era trovato a Roma in un attimo.
Arrivato poco dopo alla sua casetta tra gli ulivi, gelida per il lungo periodo di chiusura, era stato assediato da sei gatte festanti e gravide all’ultimo mese, che chiedevano imperiosamente, con cadenza oraria, ciotole di cibo, di latte, di razioni extra di carne, per non parlare delle continue coccole consolatrici.
Il giorno seguente dopo aver ammirato il magnifico prato erboso che arrivava al suo ginocchio, bianco di fiori come fosse appena nevicato, ha dovuto iniziare la consueta schermaglia con il decespugliatore per rendere praticabile un percorso tra gli ulivi, le viti e le piante da frutta.
Dopo una sola ora di lavoro era grondante di sudore, con le braccia doloranti e ancora scosse dal tremito delle vibrazioni subite.
Il giorno dopo ha resistito per un paio di ore e così nei giorni seguenti, con una conseguente stanchezza che perdurava fino all’ora del rifugio serale nel letto.
Si chiedeva speranzoso “ Pioverà domani ?” per essere sempre deluso il giorno seguente; a Milano pioggia a torrenti, a Terni sole e lavoro.
E’ tornato dopo una decina di giorni, “ adesso scrivo “ diceva convinto a sé stesso, ma il tempo è passato e lui ha spesso le mani stanche e la schiena dolorante.
Ieri a tavola incitava i nipotini “ Mangia le lenticchie … assaggia gli spinaci .. prova questo spicchio di mela che ti ho tagliato … vedrai che diventerai fortissimo. Forse riuscirai anche a battere a braccio di ferro nonno Hulk “
Loro due, ingenui e volonterosi, smettevano i capricci, ingurgitavano cucchiaiate e bocconi, provando a turno le forze acquisite e sbattendo fragorosamente sul tavolo la mano del nonno.
Forse il loro vecchio Hulk personale, pelato, con baffoni bianchi e un’ingombrante pancetta addominale, dovrebbe mangiarne anche lui di spinaci.
In fondo nonno Talpone è abbastanza ingenuo da credere lui stesso a queste magiche promesse.


