CALCETTO E GELOSIE


Ieri mattina nonno Talpone si era svegliato prestissimo, aveva consumato una rapida colazione, una tazza di tè e due taralli alle patate ed era uscito di fretta da casa, stringendo una borsa di regali per i nipotini.

Mentre ansimava per le deserte strade del sabato mattina ripensava al suo contenuto, timoroso di aver dimenticato qualcosa.

Dunque, un sacchetto di carta con il pane Kamut fatto a mano, morbido e profumato, quello che i piccoli amano divorare con la marmellata di limoni casalinga, un DVD con le avventure di Stanlio e Ollio apprendisti birrai, messi in prigione all’epoca del proibizionismo e finiti nella cella del famigerato gangster “ Il Tigre”, un CD musicale “ Son de Cuba”, con balli di salsa e merenghe a volontà, altamente apprezzato dallo Scoiattolino e infine un cellulare inservibile, ma pur sempre prestigioso, per il Polipetto.

Ah, naturalmente anche due sacchetti, uno di palline di cioccolato ricoperte di zucchero colorato e un altro con le gelatine a forma di coca coline frizzanti, ormai apprezzate da tutti i bambini del loro asilo.

Presto era arrivato in casa del figlio promettente avvocato, tutti già alzati e i bimbi vestiti con la maglia della Juventus, secondo il dictat paterno che , dovendo partecipare ad una gara di calcetto aziendale, voleva essere accompagnato dai figli e naturalmente anche nonno quale baby sitter.

La famosa legge del contrappasso che studiammo a scuola esiste, come la legge di Murphy, perché nonno Talpone da bambino ogni domenica era trascinato da suo padre ad assistere alle partitelle di calcio che si tenevano nei prati intorno al vecchio Campo Giuriati, allora circondato da prati incolti con le buche dei rifugi antiaerei, tra solitarie case popolari e larghe strade deserte.

Era un tormento, una noia mortale assistere in piedi, tra la sparuta accozzaglia di spettatori, alla rincorsa affannosa di adulti in maglietta intorno ad uno stupido  pallone di cuoio.

Più avanti all’oratorio gli amichetti lo riportarono a questa penitenza, relegandolo in una porta con la rete, dove fioccavano palle a cannonate.

Una pausa di una quindicina d’anni, salvo le orrende ore di educazione fisica, fino all’arrivo dei due figli, il maggiore dei quali sembrava nato con una palla al piede, quello che dall’età di un anno non ha mai smesso di essere affascinato da questo gioco infernale, tifando inoltre per una squadra non milanese.

A dire la verità la moglie Istrice era quasi sempre lei ad accompagnare fuori il figlio agli allenamenti sportivi, ma dentro l’appartamento rimaneva un indemoniato tiratore di pallonate.

Quando andò fuori casa lasciò in ricordo sette o otto palloni di varia misura, finiti drasticamente nel pozzo oscuro delle cantine.

Adesso di tanto in tanto nonno Talpone si assoggetta volentieri ad assistere alle sue partite per tenere a bada uno o due nipotini, in effetti adora giocare con loro, facendosi scherzi e inventando follie.

Non sono forse un pubblico attento, anzi la loro presenza a bordo campo tende a latitare dopo una decina di minuti, per rifugiarsi al bar o ai prati esterni.

Ci si ripresenta solo a fine sconfitta, no  volevo dire a fine partita del genitore.

Nel viaggio di andata verso il campetto dell’oratorio di Cesano Maderno nonno Talpone raccontava gli ultimi pettegolezzi sul nipote inglese che sta per diventare papà e poi sposarsi ( ora si è spesso invertito ogni ordine cronologico, non so per quale motivo).

L’avvocato ad un certo punto osserva “ Certo che quando un ragazzo diventa padre e si sposa, c’è uno stacco netto con la vecchia famiglia, se ne crea una nuova completamente indipendente, avere dei figli porta a questa divisione definitiva”

Nonno Talpone risponde giulivo “ E’ verissimo, che bello, poi ci sono i nipotini che ti ridanno la vita !”

“ Ecco, lo sapevo – osserva il figlio irritato – tu sei venuto alla partita di calcetto solo per stare insieme ai miei bambini, se fosse stato per tuo figlio non ti saresti mosso dal letto, io non ti interesso più, ecco l’amara verità !”

Nonno Talpone ha cercato di consolarlo, scusandosi e promettendo un futuro smodato interessamento a tutti i suoi passatempi sportivi, garantendo di accompagnarlo sempre, con o senza bambini, nel caso magari facendosi sostituire dalla moglie, anche lei juventina oltretutto, le mamme si sa che sanno essere più tifose con i figli maschi.

Che frittata !

Uno crede di essere solo un vecchio nonno e invece viene richiamato ad ritornare papà a vita, poiché le piccole veementi gelosie dei figli non si affievoliscono mai, neanche nella loro tarda età.

LA BOA


Sembrano ormai passati i doloretti vari, le vertigini, in via di guarigione la tallonite con un magico unguento benedettino, tutto riporterebbe nonno Talpone ad uno stato di quiete e di tranquillità.

Così direte voi, così pensava lui, ma…

Ma per certi igienisti come la moglie Istriciotta, per non parlare di un certo Martello di dio, emigrato a Londra ma onnipresente, se una persona sta bene deve fare esercizio, non di lettura o di assaggi culinari, no, per loro significa sudore e fatica, movimento e muscoli doloranti.

Per questo motivo ieri la coppia Talponi si è portata in palestra, per unirsi al club della quarta età, per correre, agitarsi ritmicamente al passo, alla parete, in piedi e supini.

Tutto sarebbe forse sopportabile se nelle flessioni nonno Talpone non trovasse un ostacolo imprevisto: una specie di ingrossamento addominale che si frappone tra busto e gambe, qualcosa come se avesse ingoiato una ciambella enorme, tipo salvagente.

Non si riesce a capire la ragione di tale ostacolo, forse dovuto ad un aumento di peso, la cosa sembra poco credibile, comunque la bilancia di casa deve essere guasta, segna sempre almeno sette kg in eccesso, probabilmente le pile sono da cambiare.

Stamattina inoltre l’Istrice l’ha trascinato in piscina, un altro corso per le varie età di pensionati, corsia uno per i principianti, la due per il corso avanzato.

Nonno Talpone al suo ritorno a nuoto, dopo sei mesi di interruzione per il suo spiaccicamento su strada, ha provato a ritornare al suo posto in seconda classe, ma è stato presto ridimensionato alla prima.

Quella dove i pivellini dopo sei mesi di lezioni nuoticchiano ma non sanno galleggiare, lui invece nuoterebbe se avesse fiato, ma riesce a galleggiare benissimo, non si sa perché.

All’uscita dalle vasche, nel reparto doccia – spogliatoio, mentre con esagerato ottimismo usa il phon per asciugarsi la testa, peraltro rasata a zero, lui si guarda allo specchio con aria sconsolata.

Il testone lucido, il collo lungo, le spalle strette, un rigonfiamento a ciambella alla vita, nonostante i baffoni non si vede somigliante al suo simpatico divo, non ne ricorda il nome, quello della vecchia serie Magnum P.I.

Gli verrebbe quasi da piangere dalla rabbia.

Però nonno Talpone almeno galleggia bene, è larghetto, con la sua cuffia rossa assomiglia stranamente ad una specie di boa.

Che idea consolante, potrebbe fare la boa da ormeggio per i bambini, in fondo a qualcosa potrebbe ancora servire.

FAVOLETTA ECOLOGICA


Poteva ben dirsi benestante e senz’altro fortunato il ragionier Bertuccioni, partendo quasi dal nulla aveva accumulato un patrimonio di appartamenti, negozi, qualche villa, terreni e lucrose attività, per non parlare di un paio di auto di lusso, un discreto cabinato al mare e ampie disponibilità di denaro.

Nel suo paese poi, dove un titolo di dottore non te lo nega nessuno, perfino quando parcheggi l’auto, un cavalierato del lavoro non si poteva certo negare ad uno che si dava tanto da fare, bisogna senz’altro ammettere che se lui era bassotto, calvo e atticciatello,  passava anche per un rubacuori nel suo ambiente.

A dire il vero non era uomo da accontentarsi facilmente, sapeva destreggiarsi abilmente negli affari, magari imbrogliando gli incauti soci temporanei e stroncando senza pietà gli eventuali concorrenti, ma si riteneva uomo del popolo, democratico e aperto a tutti.

Infatti se qualcuno aveva bisogno urgentemente di denaro, la sua porta era sempre aperta, certo con qualcosa di sostanzioso in cambio, di solito con le dovute ampie garanzie e ad un tasso di interesse, diciamo “personalizzato”.

Consegnava anche degli oboli alla Chiesa, con più frequenza se non erano soldi suoi e magari con una certa enfasi pubblicitaria, forse anche alla vigilia di certi lucrosi affari, ma in fondo lui si autoassolveva sempre, come tante persone che lo accompagnavano, perché gli adulatori non mancano mai ai potenti.

Da sincero ecologo amava la natura incontaminata, spesso trovava il tempo di girare per le campagne e le colline dei dintorni, al fine di valutare buoni affari e possibili speculazioni.

Si considerava un filosofo ottimista, che sa cogliere quanto c’è di buono nella vita, infatti in queste sue puntate naturalistiche non disdegnava mai, da uomo della strada, di raccogliere frutta, ortaggi, oggetti temporaneamente abbandonati che gli si offrivano invitanti.

Non solo saltuarie attrezzature come gruppi elettrogeni, trapani, vanghe, scalette e vasi di fiori, ma anche mele, pesche, cavoli, pomodori, insomma quello che madre Natura offre generosamente a noi mortali.

Quel tardo pomeriggio d’inverno, solare e tiepido, sulla collina dei noceti il possibile raccolto, oltre ad una piccola recinzione, era veramente invitante, così, avendo tratto dal baule del suo Suv due grossi sacchi di canapa, che da uomo previdente portava sempre con sé, si addentrò tra gli alberi per prendere quante più noci gli fosse possibile.

Che umiltà, pensate che si chinava verso terra e metteva nel sacco i gherigli marroncini, con o senza mallo e avanzava alacre e raccoglieva, quasi senza riposo.

Non si poteva negare che fosse democratico se, oltre alle speculazioni di centinaia di migliaia di euro, da uomo alla buona sapeva apprezzare anche qualche pacchetto di noci, se erano gratuite.

Ormai il grosso sacco era colmo, lo legò con cura, si guardò intorno con cautela e continuò beato la sua raccolta.

Pensava modestamente che “ ogni noce è un soldino “, così continuava la sua fatica con l’alacrità che avrebbe voluto avessero i suoi dipendenti, “ il lavoro è una gioia “ si diceva con animo evangelico e il gusto di afferrare come sempre si stava tramutando in frenesia.

Si era ormai sull’imbrunire, talvolta gli capitava di raccogliere sassolini tondi e opachi, anziché noci, ma come smettere, almeno completare il secondo sacco, che sciocco poi a non averne portati un altro paio, mormorò tra sé, al prezzo attuale delle noci era un bell’affare.

Che fruttuosa combinazione ecologica: aria pura, esercizio fisico e guadagno, cosa chiedere di più ?

Se lo ripeteva beato, trascinando il suo pesante sacco per la piccola radura, poi oltre quel piccolo cespuglio, quando il terreno gli mancò sotto i piedi e precipitò giù dal dirupo coperto di rovi, tenendo stretto il suo tesoro, per non perdere nemmeno una noce, ma solo la sua vita.

CASSE DI TESORI


Quale grande emozione e quale stupore per un piccolo pirata la scoperta di un tesoro nascosto!

La ricetta è semplice: nonno Talpone prepara innanzitutto dei minuscoli sacchetti di tela contenenti monetine di vecchie lire o una discreta quantità di centesimi di euro in spezzettature varie, lega l’involucro con un cordino e mette il tutto in un contenitore, meglio ancora una scatoletta di latta, che nasconde tra i cuscini del divano o sotto un materasso.

Successivamente all’arrivo dei nipotini li traveste da pirati, basta poco per loro, una benda sull’occhio, una bandana, un bastoncino che figuri da spada e con un solo ammiccamento si parte tutti quanti audacemente alla ricerca di un tesoro, consultando le apposite mappe, dei fogli arrotolati completati di enigmatici segni.

L’ultima volta nonno Talpone per maggiore realismo aveva messo il bordo del rotolo di carta sul fuoco della cucina a gas, gettando poi quella torcia troppo infiammata nel catino dell’acquaio, con il risultato di una mappa  decisamente molto realistica, a parte un spiacevole odore di bruciato nella stanza.

Nonna Istrice era corsa subito in cucina, inquisitiva e urlante, le donne di casa non hanno mai il senso dell’avventura, per fortuna il nipote Scoiattolino era presente e  ha difeso veementemente il nonno, evitandogli ulteriori rimbrotti e sanzioni.

Con la dotazione delle loro mappe, dopo qualche infruttuosa ricerca, finalmente la banda di Barbanera ha avuto la sorpresa della scoperta della prima cassa del tesoro, con grande giubilo e entusiastiche grida di vittoria.

Nonno Talpone deve ammettere che di solito si possono avere due piccole conseguenze negative.

Frotte di mamme dell’asilo che riconsegnano vergognose a mamma Tuttopiede dei pacchetti di monetine “ ma signora, questi sono soldi veri !” che i loro bimbi avevano ricevuto in dono dal generoso capitano pirata.

Inoltre il Martello di dio, il geniale figlio supervisor di effetti speciali, che da Londra ci tempesta.

“ Avete dato via le mie vecchie monetine da cinque, dieci, venti lire?       Come vi permettete, sono la mia collezione.      Le voglio indietro tutte, sono mie e rivoglio  anche il porcellino di ceramica bianco che conteneva i miei risparmi da bambino “.

Ahimè, alcune lirette sono ritornate, ma lui non l’abbiamo ancora ritrovato.

Cercasi porcellino bianco perduto, disperatamente.

PISAPIA E LA MADUNINA


Com’è allegra la vita del pensionato !

Basta non pensare ai soldi e ai conti da pagare e poter godere la compagnia dei bambini, nostri o quelli degli amici; il tempo scorre piacevole e veloce, per lo spettacolo non bisogna nemmeno pagare come quando si va al cinema.

Nonno Talpone e nonna Istrice sono stati ancora dai nipotini, cercando di distrarli da una furibonda battaglia a bastonate con le spade laser della saga di Guerre Stellari.

Sono nell’età in cui la lotta, gli spintoni, gli sgambetti e le mazzate hanno un richiamo irresistibile in questi maschietti solitamente tanto dolci.

Dato che sono ancora malaticci, non si possono portar fuori ai giardini per  correre e sfogarsi con i normali giochi di destrezza e di pallonate.

Finalmente riusciamo a convogliarli sui magici cubetti Lego, stranamente ora che sono grandini dispongono della serie duplo, mentre un anno fa i genitori li fornivano di quelli a pezzettini minuscoli da orefice.

L’importante è che si tengano occupati e tranquilli, Scoiattolino e Polipetto non gradiscono costruzioni complicate, solo case e torri, invariabilmente ardite e traballanti.

Per dare un tocco di novità chiediamo di costruire un palazzo per il sindaco Pisapia, spiegando che come responsabile della città si deve montare una specie di castello grande e maestoso con tutti i cubetti disponibili, dove metteremo anche gli omini degli uffici di governo.

“ Possiamo usare anche gli ometti Playmobil vestiti da cavalieri medioevali e da pellerossa ?”

“ Non proprio, prendiamo questi vestiti da poliziotti, diciamo che sono i vigili urbani, quelli che aiutano ad attraversare la strada davanti alle scuole “

“ Ah quelli che danno le multe “ precisano loro.

“ Va bene, fanno anche quello, adesso il poliziotto con il cappello più grande diventa Pisapia, mettiamo insieme una grande piattaforma, tu Scoiattolino costruisci insieme alla nonna, Polipetto riceve dal nonno i cubetti e li trasporta con il camioncino dallo scatolone al tuo cantiere”

I bambini lavorano con fervore ed attenzione, la forma è logicamente bizzarra, richiama la cattedrale di Gaudì, in cima ai pinnacoli mettono due sedili del Lego e qualche palma.

“ Perché quelle poltroncine e gli alberi ? – chiede perplesso nonno Talpone.

“ Così si può vedere il panorama dall’alto – precisa lo Scoiattolino – poi  i giardini servono per giocare sui tetti e Pisapia sta seduto con loro “.

“ Ma non credo che lui abbia il tempo di giocare, ha tanti pensieri e decisioni importanti da prendere “.

“ Allora ci metto la statuetta di Dart Fener, Pisapia lo metto tra i cattivi da combattere – afferma lui determinato e rabbioso.

Questo pare troppo a nonno Talpone, già il professore  M. gli procura continue delusioni, cerca quindi di salvare almeno il suo sindaco, inizia una trattativa serrata, alla fine si decide che si costruiranno giardini pensili sui tetti , invece di orrende mansarde, nonché delle piccole piscine per i bambini e Pisapia con i suoi vigili starà seduto tra loro a fare il capo dei buoni.

Poi combatteremo il nero Dart Fener e i suoi cattivoni, quelli che tolgono gli spazi verdi ai bambini della grande Milano.

Nonno Talpone ha promosso il sindaco al seggio in cima al palazzo comunale, una posizione un po’ scomoda, ma non preoccupatevi, in cima al Duomo manterremo sempre la nostra Madonnina.

“Stè tranquil, in sul Domm ghe sarà semper la Madunina”.

I GIOVANI E I BACCHETTONI


Da quello che si legge sui giornali il pane che si acquista nei supermercati e nei negozi sembra  provenire in massima parte da fabbriche rumene che lo producono a prezzi irrisori, molto inferiori a un euro al kg, il prodotto congelato arriva in Italia per essere poi riscaldato al momento della vendita e venduto a prezzi da tre a cinque volte superiori.

Data la descrizione drammatica che ne fanno le cronache, si parla di miscele di scarsa qualità, di cotture in forni alimentati anche con copertoni d’auto e legname di scarto di ogni provenienza, bare comprese, nonno Talpone e consorte hanno deciso di prepararsi il pane in casa, con ottimi risultati e costi molto contenuti.

Le pagnotte da un kg con farine di farro e kemut sono molto saporite, si conservano anche per una settimana senza perdere consistenza e gradevolezza.

Tutto bene direte voi, in fondo loro sono pensionati, se non hanno da seguire i nipotini più o meno ammalati, aiutare i figli o star male loro stessi con un impeto di egoismo, può esserci il pericolo che si possano annoiare ( quanto sono ingenui questi figli !).

Che poi il nonno si incarichi di impastare personalmente acqua, farina e lievito, invece di acquistare l’apposita macchinetta che mescola e cuoce il pane secondo intervalli programmati, questo rappresenta solo una forma di originalità tipica delle persone di un’altra generazione, quelle un poco matte.

La cosa grave e disdicevole è che nonno Talpone scopre di provare piacere ad impastare, una gradevolezza che lui bizzarramente chiama “ erotica “ anche se gli richiama alla mente non ammucchiate pornografiche, ma lo zampettare felice della sua vecchia gattina.

Il guaio è che ne ha scritto e ne ha parlato sconsideratamente con alcuni giovani, compreso quel benedetto Martello di dio, provocando scandalo e quasi ripugnanza.

Come si è permesso di pronunciare quella parola “ erotico “, seppur riferita alla panetteria, è cosa sconveniente che li pone in imbarazzo, sembra improvvisamente che di questo non si parla e non si scrive.

Forse perché un padre anziano viene idealizzato, certo che questa generazione di mezzo, dai 25 ai 40 anni, sembra indignarsi e vergognarsi di una battuta da oratorio.

In effetti nelle strade o nelle vetture pubbliche non puoi sorridere, anche in seguito ad un tuo recondito pensiero, senza suscitare fastidio e sguardi accusatori.

Non è permesso fare un complimento o un saluto ad un bambino senza che la sua mamma  ti guardi con sospetto ed un freddo cipiglio.

E’ difficile essere gentili con il prossimo  o aiutarlo senza provocare pura e apprensione.

Se a Milano puoi scherzare solo con anziani gentili e con i bambini, bene,  nonno Talpone sceglie di appartenere solamente a queste due età e categorie.

La generazione degli altri, i bacchettoni, spaventati ma egoisti, frettolosi ma consumisti, mi scusino, ma che vivano pure nei loro incubi quotidiani.

TORTA PER PICCOLI GOLOSI


Sembra ormai assodato che tra le non molte abilità di nonno Talpone non figura quella dell’arte culinaria.

In anni lontani, quando a quattordici anni era stato avventurosamente lasciato su una montagna di Santa Maria Maggiore a fare campeggio selvaggio, insieme a due coetanei, il giovane Talpone aveva imparato a sue spese come cuocere e salare degli spaghetti senza doverli vomitare e come cuocere un uovo o un pezzo di carne senza farli bruciare.

Una volta tornato a casa, nei momenti di emergenza, quando i genitori erano assenti in viaggio, lui assumeva naturalmente le funzioni di cuoco della famiglia, tollerato e forse anche apprezzato dalla sorella e dal fratello più anziano.

Le sue ricette primitive, oltre a risotti e minestroni, hanno rafforzato il suo ego culinario, anche nei tempi successivi di vita universitaria, durante improvvisate spaghettate notturne con olio, aglio e peperoncino per eterogenee e numerose compagnie di amici raccolti per strada.

Poi giunse il matrimonio con l’affascinante brunetta umbra che da inesperta donna di casa si è trasformata, grazie anche a continue telefonate in Umbria a mammà, in una cuoca sempre più abile ed esperta.

L’acquisto della bibbia culinaria di Pellegrino Artusi, primo di una serie di libri e riviste specialistiche ne ha fatto una fuoriclasse riconosciuta.

Cosa fare ?

Nonno Talpone non poteva competere, poteva darsi alla collezione di francobolli o conchiglie marine ?

Si è ridotto a iniziare un reparto di libri da cucina nei suoi scaffali della libreria, leggendo, sognando e gustando con eccessiva golosità le prelibatezze della sua dolce metà.

Ma quando è solo nella sua casetta nei boschi della Valnerina, senza potenziali scomodi testimoni, lui osa cimentarsi con pentole e padelle.

Lui sostiene che la sua paella è gustosissima, le sue omelette audaci.

Anche se non ha ancora capito come si fa a far girare la frittata senza che gli scivoli continuamente sulle sue scarpe.

In questi giorni di continue malattie influenzali dei nipotini, Nonna Istrice, per divertirli e tenerli buoni, li coinvolge nella preparazione della torta al cioccolato.

Nonno Talpone è particolarmente invidioso di questa sua posizione preminente, vorrebbe dirigere anche lui qualche volta l’equipe dei piccoli cuochi.

Per motivi a lui ignoti l’Istrice Prussiana gli ha sempre vietato ogni iniziativa in tal senso.

Ad ogni buon conto, questa volta lui ha scritto la ricetta della sua preparazione, che generosamente mette a disposizione delle sue lettrici, sperando che magari qualche mamma gli consenta di dirigere la preparazione della torta al cioccolato nella propria cucina in compagnia dei piccoli apprendisti locali.

Ingredienti

–         2 etti di cioccolato fondente Zaini

–         1,25 etti di zucchero

–         3 cucchiai grossi di fecola di patate

–         3 uova fresche

–         ½ bustina di Pane degli Angeli

–         1 etto di burro

Preparazione

Fondere nel microwave per due minuti, o in alternativa scaldare a banomaria in un pentolino la cioccolata, immettervi poi il burro, lasciandolo sciogliere e mescolandolo sino all’amalgamazione completa.

Mettere lo zucchero in una terrina alta e unire i tre tuorli d’uovo, sbatterli fino a farne un impasto consistente tipo zabaione.

Montare a neve gli albumi con un mixer a immersione, in questa operazione voi tenete ben fermo l’attrezzo, lasciando schiacciare il pulsante al bambino.

Inserire nello zabaione il cioccolato e burro fuso raffreddati, la pulitura del cucchiaio e del contenitore svuotato spetta al piccolo assistente.

Unire nella terrina i 3 cucchiai di fecola con il lievito, unire gli albumi montati a neve, mescolare con il mixer, sempre con l’aiuto dell’assistente, ormai dotato di poderosi baffi color cioccolato.

Versare il contenuto in un contenitore di alluminio per torte e inserirlo in un forno preriscaldato a 160 gradi.

Tenervelo per circa 35 minuti.

Dopo averne saggiata la cottura con uno spiedino di legno, togliere la torta, lasciarla raffreddare e poi buon appetito !

Gli intermezzi di pausa felice per i bambini sono quando possono leccare i cucchiai e i contenitori dello zabaione, della cioccolata e dell’impasto finale.

Risulta importante il fingere di non vedere qualche ditino o cucchiaio che pesca con guizzo scattante nei vari contenitori.

Le fette di torta sono oltremodo gustose se spalmate con abbondante panna montata.

Sarà un successo, parola di nonno Talpone !

 

UNA MORBIDA POLTRONA


Ho l’impressione che nonno Talpone non abbia molto gradito il resoconto del suo ultimo fallimento, questa volta nel campo culinario, in cui si era creato tante effimere illusioni.

Sarà anche per il fatto che ieri lo ha improvvisamente assalito un nuovo feroce attacco di labirintite, che lo fa beccheggiare come un vecchio battello nella tempesta.

Lui confida amaramente che è come muoversi durante una sonora sbronza, senza nemmeno il piacere di aver bevuto del buon vino.

Ma nelle bufere possono capitare anche momenti di pausa solari.

L’altro giorno a casa dei nipotini ha assistito la moglie, novella Nonna Papera, che insegnava ai bimbi come rullare la pasta con piccoli mattarelli per fare la sfoglia e tagliare i maltagliati, che sarebbero in seguito serviti per cena ai loro genitori.

Una parte complessa è arrotolare per bene le striscioline di pasta per creare i ricciolini da far essiccare.

Stando a fianco del più piccolo, l’irrequieto Polipetto, nonno Talpone, ridotto alla usuale figura di comprimario, lo aiutava a rullare la sfoglia e ad arrotolare le sue fantasiose creazioni.

Ben presto il piccolo si è stancato e ha trascinato il nonno in sala per vedere un cartone animato.

“ Ma non giochiamo insieme ?   Non disegniamo qualche dinosauro, un vascello pirata o una nuova mappa del tesoro ?”

Niente da fare, Polipetto era stanco, ha scelto una Toy Story e si è accucciato vicino a Talpone sul divano, per poi chiedere con voce lamentosa “ Nonno mi coccoli ?”

Mai invito fu più gradito, cosa conta mai la gloria culinaria ?

Il piccolo gli si è rannicchiato in grembo, avvolto e stretto delicatamente dalle sue braccia protettive.

Poco dopo Polipetto si gira di fianco, tasta con la sua manina la comoda poltrona e afferma soddisfatto “ Proprio morbida ! “

 

LA NEVE, LA NEVE !


Che inverno abbiamo passato nella grande città del nord, un freddo tardivo, ma niente pioggia, molto smog e polveri venefiche, continue previsioni di neve mai realizzate, poi finalmente la bianca signora è arrivata.

Non una grande nevicata, ma abbastanza per coprire di uno strato bianco i marciapiedi sporchi e grigiastri, trasformare le troppe auto parcheggiate in piccole dune graziose, cambiando e ingentilendo il triste paesaggio urbano, ovattando tutti i rumori molesti.

Nonno Talpone ha promesso ai nipotini di portarli fuori a fare i pupazzi di neve, sempre se nella notte continuerà a nevicare e domani ce ne sarà a sufficienza.

E’ solo una speranza, un sogno.

Le previsioni del tempo dicono che …

Speriamo si sbaglino, speriamo in una enorme fantastica nevicata, quella che anche i miei figli, ormai professionisti adulti, mi confessano di sperare, per tornare bambini, per fermarsi e osservare una città diversa, fiabesca.

Per conto suo nonno Talpone s’immagina di poter ritornare a casa infreddolito e coperto di neve per potersi mangiare una gustosa polenta calda, con il ragù e i pezzi di salsiccia, la nostra “ Luganega”.

Aprire una bottiglia di vecchio Barbera o di Dolcetto e ricordare gli anni lontani, quando era bambino.

Si, quando tornava bagnato e intirizzito, con i guanti di lana grossa fatti in casa,i calzoni ruvidi alla zuava e le scarpe di para innevate, le gote rubizze e gli occhi luccicanti. Appena cambiato correva subito a tavola dove la mamma gli aveva preparato nel piatto le larghe fette di polenta fumante, ricoperte di sugo e carne; ne avanzava sempre abbastanza per la merenda, tagliata a fette e messa nel forno con un velo di zucchero.

Il mondo allora sembrava meraviglioso.

Una piccola nevicata e i ricordi improvvisamente fanno il miracolo di accendere la fantasia e riportare in vita persone e cose di cui sembrava perso il ricordo.

Mi sorprende sempre quanto poco basti per un attimo di felicità.

PERCHE’ CHIAMARSI NONNI


E’ finalmente caduta la neve a Milano, siamo tornati a casa da poco con una scarsa visibilità, con l’auto coperta di un tappeto soffice e biancastro, fa molto freddo, nonno Talpone con un moto di stizza involontaria si chiede ancora una volta perché deve farsi sempre chiamare “ nonno “, già la sua salute in questo periodo è stata messa a dura prova, ci manca questa parola “ nonno ”, che gli pare pesare come un ulteriore macigno sulle sue spalle di preteso giovin signore con un’insopprimibile voglia di fare, conoscere, sperare, ricercare le cose curiose di questo stranissimo mondo.

Ecco, ho citato ben tre volte quella parola che non volevo nominare, quella che stasera mi opprime leggermente.

Mi telefona il figlio brillante avvocato, chiede notizie dei nipotini che abbiamo lasciato mezz’ora fa nelle mani affettuose della loro mamma, non appena ritornata dal lavoro.

Già, anche oggi ci siamo goduti i piccoli ammalati, questi si scambiano i vari ceppi di influenza come fossero figurine da collezione.

Ci lamentavamo di non vederli più spesso ed ecco, grazie alle varie forme influenzali, ora è la seconda settimana che tra tosse, febbriciattole, doloretti al pancino possiamo stare insieme e giocare tutto il giorno, a casa nostra o nel loro appartamento.

E’ incredibile quanti passatempi nuovi si possono inventare insieme, quante recite improvvisate abbiamo organizzato, una commedia dell’arte puerile e primitiva, forse come era stata creata alla sua nascita nei tempi lontani.

Poi, quando ci si deve purtroppo lasciare, sorge qualche lamento e lacrimuccia, il piccolo Polipo l’altro giorno ha cercato perfino di nascondersi dietro le tende, sperando di essere dimenticato nella stanza dei giochi dei nonni.

Ci si abbraccia, bacetti e saluti “ A domani nonno Talpone”.

Chissà perché, quando è pronunciato dai nipotini, quel nome così impegnativo mi fa ringiovanire di sessant’anni.