SETTE PIU’ DUE


Ti svegli in una mattina come le altre, dalla finestra scorgi un sole offuscato dallo smog, dalla strada salgono i soliti rumori di una città congestionata dal traffico, i gatti pretendono la loro colazione per poter poi dormire, loro che ti hanno svegliato con miagolii incessanti, strofinamenti, ronde ravvicinate e qualche amorevole zampata.
Aspetti che qualche umano ti dica qualcosa oggi, forse ti sei arrovellato con questo pensiero assillante dalla sera prima, in fondo capita una sola volta all’anno, per fortuna,ma non accade niente, tua moglie ti chiede con noncuranza i soldi per il parrucchiere, svuoti subito il portafoglio, in fondo che importa ?
Fai colazione e aspetti.
Niente, silenzio ovunque.
Poi alle dieci ti arriva una telefonata dalla cognata Paperoga, ti fa gli auguri, chiede quanti anni hai da oggi e si stupisce:
“ Così tanti ?”
Quando ti passa il cognato e lui ti chiede se già hai necessità di un catetere.
Finalmente la sensazione di gelo si scioglie, la moglie si ricorda anche lei, più tardi anche quei pochi amici che ti rimangono si uniscono negli auguri e nei hai bisogno per superare la barriera della ricorrenza.
A pranzo arriva la famiglia del figlio milanese con pacchi di regali e i nipotini cinguettanti, frenetici.
“ Nonno dove sono gli altri regali di Babbo Natale ? li apriamo subito ?”
“ Bambini ! Prima fate gli auguri al nonno, è il suo compleanno !”
“ Sì, ma li apriamo i regali, dai li apriamo ?”
E’ la celebrazione anticipata di Natale oggi e il compleanno unito di nonno e della smagliante mamma Tuttopiede, in seguito saremo separati per le feste.
Il nonno sorride paziente, oggi si è messa una camicia nuova e un farfallino amaranto che aveva indossato solo per il matrimonio del suo Martello di dio alcuni anni fa, si commuove e li scusa.
Li capisce bene perché se la matematica è una scienza esatta sette più due fa nove.
Con quell’età ipotetica di nove anni lui si sente decisamente dalla parte dei bambini.

SCINTILLE NATALIZIE


Buone notizie : nonostante la crisi dei posti di lavoro, nessuna aspirante dattilografa ( figuriamoci poi con miti pretese di pagamento ) si è presentata da nonno Talpone.
Ragion per cui il sottoscritto operatore ( scioperato ? perché mai ?) manterrà il suo posto al foglio scritto con penna stilografica e alla tastiera del computer.
A spiegazione della mia pretesa neghittosità devo peraltro precisare che sono stato in Umbria al mio campicello a raccogliere le poche olive del campo ( ma il giovane olivo Antonio ne portava parecchie ) , nonché a compiere le varie manutenzioni, a subire stoicamente un incredibile numero di inviti a pranzi e cene di pantagruelica quantità, a spaccare infine rami e ceppi per un camino quanto mai famelico.
Ma non ci si ferma mai, tra pochi giorni partiremo ospiti dalla coppia Martello di dio e Tasso irlandese per un periodo probabilmente fin troppo lungo.
Sarà senz’altro un piacere garantito se la coabitazione non scatenerà scintille.
Per ora mi auguro siano pacifici fuochi natalizi, ma conoscendo i caratteri spigolosi di nonno Talpone e del suo dolce Martellino non mancheranno sorprese.
Ma in ogni famiglia, come in ogni coppia, ci vuole anche movimento, altrimenti sai che noia !

PS
Sono riuscito a censurare nonno Talpone quando aveva precedentemente scritto :
“Dattilografa volonterosa, miti pretese, bella presenza, illibata cercasi “
Sai l’Istrice allora come si sarebbe scatenata !

BUON FERRAGOSTO


A tutti buon Ferragosto, festa tutta italiana, quindi auguri a quelli che sono distesi al mare, a quelli che sono a passeggiare in collina e in montagna, a quelli accaldati che vagano nelle città d’arte, senza dimenticare quelli che soffrono e non hanno niente.
Invece in Umbria come al solito si pianificano minuziosamente strategie di pranzi, cene, colazioni e merende, insomma le classiche magnate fuori porta, laute e saporite, abbondanti e ipercaloriche, da leccarsi le dita grondanti di olio e grasso.
Questa è solo la vigilia, ma è già un intrecciarsi di telefonate, appuntamenti, minuiose valutazioni di menu e di prezzi.
Ma oggi è anche l’anniversario del mio piccolo primogenito, sì proprio lui, il Promettente Avvocato, ormai dirigente stimato e temuto, ma per me, vecchio nonno Talpone, solamente il mio bimbo, anche se festeggia i 42 anni ben portati e quindi lasciatemi commuovere al ricordo dei suoi primi anni, a quei magici momenti passati insieme.
Che volete, è un cuor di papà che emerge spontaneamente da questo vecchio brontolone lamentoso, che si deve accontentare ogni tanto di stringere forte i suoi nipotini per avere un ricordo tangibile di quegli anni lontani.
Diciamo poi che anche i suoi due piccoli gnometti, ormai di 7 e 9 anni, stanno crescendo con vigorosa vivacità, il loro nonno fatica a sollevarli da terra, a gareggiare nelle corse con loro e tra non molto entreranno nella tumultuosa età dell’adolescenza.
Ma prima di entrare nelle pagane orge culinarie di Ferragosto permettetemi ancora di cullarmi nei teneri ricordi di quando mi scoprii improvvisamente papà, che magnifico titolo accademico !

PAPA’ E’ AL LAVORO MA TORNA


Da qualche tempo il posto di lavoro è un problema preoccupante per tutti, non solo per i giovani al primo impiego o per i cinquantenni che perdono improvvisamente il loro posto creduto sicuro, ma anche per quella classe di mezzo di specializzati tra i 30 e i 40 anni che devono adattarsi alle esigenze di chi vuole la loro esperienza e la loro duttilità, ma chiede anche di muoverli in posti più o meno lontani secondo la necessità.
Spesso le esigenze sono temporanee e il loro coniuge e i figli non possono seguirlo, per motivi vari : il posto di lavoro di chi rimane, la casa di proprietà, le scuole, o il supporto famigliare necessario.
Conosco molti figli di amici che per motivi di lavoro devono spostarsi e soggiornare all’estero o in città più o meno lontane, ritornando a casa solo il fine settimana.
Qualcuno sostiene che questo mette in crisi la famiglia e ne provoca la rottura insanabile.
Personalmente vi ho pensato molto, ma non penso che sia così; se il rapporto a due è basato su amore, rispetto e fiducia non basta la lontananza a dividere la coppia.
Se adesso sembra che l’impiego vada inseguito dove c’è e alle sue condizioni, non posso scordare che anche negli opulenti anni ’70 molti colleghi venivano al lavoro a Milano pur provenendo da lontane città, condividendo tra loro un piccolo alloggio, per ritornare a casa solo il venerdì sera.
Per non parlare di quelli che da giovane vedevo partire per la Francia, il Belgio, la Germania come emigranti e ritornare ai loro paesi solo per Natale, Pasqua e Ferragosto.
Quando ero ancora bambino ricordo che mio padre, tecnico di auto di formula 1, era spesso assente per una o due settimane, ma non per questo veniva a mancare a me o a mio fratello il senso della famiglia, che è stata sempre unita e affettuosamente partecipe fino alla morte precoce di mia madre.
E’ ben vero che un vecchio proverbio, troppo spesso citato, afferma che “ l’occasione fa l’uomo ladro “.
Ma bisogna essere ladri nell’animo o non sapere che cosa sia l’amore.
Purtroppo forse quest’ultima è l’amara verità.

DESIDERI DEI PRIMI DELL’ ANNO


“ Ecco, sono passati di qua !”
Ormai nell’appartamento milanese di nonno Talpone non ci vuole l’esperienza di un cacciatore indiano per riconoscere le tracce eventuali del passaggio di uno dei tre gatti palermitani che stanno infestando la casa dalla data del suo compleanno il mese scorso.
In bagno la cesta della biancheria rovesciata, i tappetini accartocciati vicino alla parete, in cucina i cuscini a terra tra mucchi di croccantini sparsi, ciotole d’acqua rovesciate, nello studio altri cuscini sparpagliati tra pezzi di carta e cavetti, in corridoio il telefono e il modem staccati per i fili troppo invitanti vicini ad una cesta da cuccia.
La camera da letto e la sala sono sempre con le porte serrate per evitare ulteriori danni.
Ma basta un ingresso socchiuso per vedere un guizzo felino fa cadere gli amati libri a terra e i vecchi tappeti del bisnonno ammucchiati in posizioni stravaganti perché sono un invito irresistibile a provare le unghie.
Sono le giovanili prodezze dei tre micini regalati a nonna Istrice da due figli sconsiderati.
Non sono mancate le proteste, i musi lunghi, i brontolii del padre; loro si sono scusati per l’incomodo dono, ma poi sono ripartiti uno per la Britannia e l’altro per una vacanza nel Mar Rosso.
Noi siamo rimasti qui, nel gelo delle stanze, perché il nuovo varco praticato nella porta finestra per l’uscita dei gatti non ha ancora una chiusura adatta.
Una sola persona è felice e incoscientemente beata, si tratta della moglie, un’ Istrice ringiovanita , novella mamma gattara.
Uno dei figli aveva detto: “ Pensa che volevamo regalarvi due grossi cani, così vi divertivate a portarli fuori mattina e sera, tanto non sapete cosa fare “.
Che pensiero affettuoso e gentile, i giovani pensano che i loro genitori siano ormai troppo vecchi, soli e senza occupazioni disponibili.
Nonno Talpone non avrebbe mai pensato di desiderare ardentemente di ritornare a lavorare ancora, persino sopravvivendo in un monolocale da single.
Dato che i sogni, anche se impossibili, sono ancora gratuiti, gradirebbe riavere i suoi vent’anni, brufoli compresi.

AZIONE E REAZIONE


“Vedo che ti ricordi ancora i principi di Fisica – mi sussurra alle orecchie nonno Talpone – anche se …( pausa d’attesa perfidamente sottolineata ) … anche se allora prendevi sempre 3 e ti rimandavano regolarmente agli esami di riparazione a settembre.”
Ecco, vedete cosa succede ad un povero pensionato settantenne quando lascia parlare la sua coscienza, che, invece di essere del tipo angelo custode, assume le fattezze impertinenti di nonno Talpone.
Poi lui serafico continua:
“ L’altro giorno per iniziare a fare finalmente qualcosa hai scritto un paio di paginette, era anche ora che ti muovessi dal torpore.
Poi si era rotta improvvisamente la lavastoviglie e allora ti eri offerto di lavare tu i piatti a mezzogiorno, cosa buona e giusta.
Ma nel pomeriggio eri andato dal tuo dentista di fiducia che ti aveva tolto dolorosamente due radici e così, per due gocce di sangue e due iniezioni antidolorifiche, a cena hai così lasciato i piatti a tua moglie, che poverina aveva stirato tutto il pomeriggio, cucinato, fatto la spesa e pulito casa.
Azione – reazione come vedi; cosa farai oggi ?”
Come può diventare odioso alle volte questo nonno Talpone non riuscite neanche ad immaginarlo.
“ Lavorerò, farò la mia parte, cosa credi ? – ho risposto piuttosto infastidito – anche se …”
“ Se ?… “
“ Anche se mi sono svegliato stamattina con una fitta dolorosa al fianco sinistro, verso il cuore …”
“ Il cuore è situato al centro del petto, ignorante !”
“ Veramente io sapevo che stava a sinistra, inoltre tutti lo sanno che sono stato sempre di sinistra, per non dire che ammetto di essere un , come dicono a Milano; ma venendo al dunque, ho paura che potrebbe essere un principio di infarto, come quel papà sessantenne che ho visto eri sera in televisione, quel siciliano, in quel film famoso con Mastroianni … come si chiamava?”
“ Il Bell’Antonio forse?”
“ Proprio quello! A una certa età i rapporti amorosi possono essere pericolosi, pensa che io ne ho ben dieci in più di anni !”
“ Ma se stanotte hai dormito e russato come sempre.”
“ Si ma questa notte invece del solito incubo ho sognato un’avventura … diciamo galante, è quasi la stessa cosa, o no?”

PICCOLI FIGLI CRESCONO


Quando era ospite della sorella maggiore nonno Talpone aveva sperimentato una serie di incubi notturni, nell’ultimo dei quali si trovava costretto a lavorare, per quanto pensionato, nella sua Ditta, quella che aveva assorbito più di 30 anni di vita, senza paga e forzato a muoversi su una stretta passerella tesa tra le volte della Stazione Centrale di Milano, tra mascheroni di pietra che lo sbeffeggiavano.
La causa forse poteva essere dovuta al bagno di servizio, quello accanto alla camera degli ospiti in cui dormiva, quello che lui usava sette o otto volte durante la notte, privilegio dell’età della sua vescica.
Era un bagno nuovissimo, appena rifatto secondo l’estro arredatore della sorella maior, con un pavimento di larghe piastrelle rosso sangue con pigmenti rifrangenti e con una serie di faretti sul soffitto di colore appropriato.
Si aveva così una luce diffusa, un sanguigno alone che si faceva man mano più intenso.
L’ambiente era ricercato, l’effetto mattatoio assicurato.
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Ma via quello era il passato e dopo una tempesta notturna che aveva sradicato alberi, allagato le pianure a sud di Londra e fatto fermare il treno su cui viaggiavano, nonno Talpone e l’Istrice Prussiana erano finalmente arrivati a Brighton e alla stazione li aspettava trepidante il loro figlioletto, con abbracci, baci e stritolamenti di costole ripetuti.
Anche se ora ha 37 anni per loro lui resta sempre il piccolino andato via, lontano da casa, il figlio minore, quello sperduto e indifeso.
Tempo mezz’ora questa illusoria credenza si era rapidamente dileguata, abbracciato il barbuto Tasso irlandese, messe a posto le valige, consegnati i regali mangerecci, era iniziato il fuoco di fila delle novità, dei consigli, dei suggerimenti pressanti, degli ordini categorici.
“Abbiamo comperato una nuova casa, dobbiamo andarla a vedere.”
“Stiamo valutando di comperarne un’altra, andrebbe proprio bene per voi se vi trasferite qui.”
“Se non vi piace ci sono degli appartamenti veramente funzionali ed economici, sono per gente sopra i 60 anni, vi è indipendenza, servizi e assistenza 24 ore su 24.”
“ Cosa avete deciso per il viaggio in Cina o al Kruger Park che piacerebbe tanto alla mamma ?”
“ Dovete fare almeno un viaggio impegnativo all’anno fin che siete in tempo. Avete due figli che vi possono aiutare.”
“ Anzi entro stasera bisogna prenotare il viaggio. Vi consiglio quello di tre settimane in Cina con il tour del Tibet.”
“ Ma veramente siamo appena arrivati per una breve visita – ha cercato di interloquire nonno Talpone – poi devo fare l’operazione alla cataratta e chi sa come andrà a finire, inoltre vorrei ancora rivedere Vicenza, non vi sono più stato da quando ero a militare, che bei ricordi … il Clinton, poenta e baccalà …”
“ Papaà, papaà ! Parlo di viaggi seri, la mamma è senz’altro d’accordo, non è vero?”
L’Istrice sorrideva beata e adorante al suo piccolo, dondolava la testa affermativamente, avrebbe acconsentito anche ad una spedizione tra i ghiacci del Polo Nord.
Il Martello di dio aveva colpito ancora.

DINOSAURI


Una chiamata al telefono dal vecchio amico psichiatra in pensione.

– C’è una mostra fotografica a Crescenzago sul Canale della Martesana, ci andiamo? –

– Non so, sono in pausa infermieristica, mi sento pigro.-

– Peccato, è organizzata da un vicino di casa, credo che si tenga in un’enoteca, ci sono  anche assaggi di formaggi, salumi e vino.-

– D’accordo, mi hai convinto, mi cambio e in dieci minuti ci vediamo sotto casa.-

Certe volte gli argomenti sono talmente convincenti che non si può rifiutarli, inoltre come afferma soavemente nonno Talpone – gli aggiornamenti culturali sono indispensabili -.

Così dopo una camminata di quasi un’ora, perché i pensionati hanno tanto tempo libero, gambe semiresistenti e  quattro chilometri sono poca cosa quando si parla con gli amici, erano arrivati alla meta e introdotti in un largo magazzino, arredato con botti, casse di bottiglie e alcune tavolate colme di vassoi con cibarie e sfilate di bicchieri colmi di vini bianchi, rossi e rosé.

L’ambiente era già affollato e nonno Talpone voleva subito eseguire, parole sue, un –controllo di qualità – ma era stato fermato da un signore gentile e premuroso, l’ideatore della mostra fotografica, che aveva cominciato a illustrare le opere esposte.

Gli edifici storici della Martesana erano stati minuziosamente fotografati o riprodotti da stampe e quadri d’epoca, in alcuni casi risalenti al diciassettesimo secolo, quando erano oasi di villeggiatura per i nobili milanesi.

Con una certa impazienza nonno Talpone aveva cercato di passare celermente da un’immagine a quella successiva, quando si è trovato di fronte alla foto della gloriosa Canottieri Magneti Marelli, che aveva un ormeggio e un rimessaggio barche vicino al ponte di pietra che unisce Gorla a Turro.

Si distinguevano gli atleti tesi nello sforzo della regata, dietro loro la banchina affollata di bambini e adulti, esultanti e incuriositi.

Nonno Talpone vi si era riconosciuto, suo papà allora era il presidente, a titolo gratuito, della Canottieri, lui era invece ancora un bimbo di circa sette anni, e un fiotto di ricordi nascosti erano improvvisamente emersi dalla palude del tempo, sempre meno sfocati, anzi man mano collegati persino ad odori, suoni, sensazioni provate allora.

Per qualche minuto il tempo si era fermato, anzi tornato indietro ad un periodo mirabilmente lontano e felice.

Poi si era riscosso, l’ aveva commentato con l’amico, mentre assaggiavano focaccette con salumi e formaggi, brindato con calici di Prosecco, Cabernet e Tokaj, gironzolando tra esposizioni di bottiglie pregiate dai nomi invitanti.

Quando nonno Talpone ha voluto tornare ad esaminare quelle fotografie che avevano il potere di riportarlo magicamente ai suoi ricordi, si è accorto che vi erano anche delle didascalie, su quella della sua immagine preferita vi era scritto – Imbarcadero Canottieri, Gorla, metà del secolo scorso-

-Ciumbia ! Come secolo scorso, brutt malnatt, e che siamo quasi dei dinosauri ! – si è indignato nonno Talpone – era solo qualche anno fa, come si permettono ?-

L’amico a lui vicino gli ha dato ragione e si sono precipitosamente recati al banco degli organizzatori per protestare.

Però lì hanno trovato due signore con i capelli bianchi, che hanno sorriso comprensive e hanno mostrato loro un’esposizione di bottiglie pregiate che avevano come etichette le fotografie dell’esposizione.

Nonno Talpone ne ha scelto due di pregiato Malbeck Historico di Valdobbiene e le ha trasportate trionfalmente a casa sua.

Le donerà ai suoi figli, ormai adulti ahimè, per ricordare insieme la figura del loro nonno, per farne riemergere la figura, aiutato dagli aromi del vino, per ritrovarsi tutti ancora uniti, almeno nello spirito.

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GIRI DI GIOSTRA


Come  funziona un blog ?

Devo ammettere di non averlo compreso a fondo, forse per la mia formazione e il mio stato anagrafico, legato ancora ai diari tenuti su vecchie agende da tavolo in similpelle, alle missive scritte a mano in modo frettoloso e ricopiate in bella copia in carta da lettera in vergatino, nelle quali il destinatario era ben preciso, localizzato e per uno scopo comunicativo ben determinato.

Ora con il web uno scrive e si relaziona con un pubblico incognito, diffuso in ogni parte del mondo.

Tutto questo a ben pensarci non può che farmi paura, anche se per fortuna l’uso della sola lingua italiana ne limita molto il raggio di diffusione.

Ho iniziato a scrivere, forse tre anni fa, per un caso fortuito, in seguito ad un’avventura curiosa, da nonno buffo e irruente, che volevo far conoscere ai miei due figli e ad alcuni giovani amici .

Erano i tempi di Splinder, una piattaforma blog che ti chiedeva di segnalare i nomi delle persone amiche da avvisare per l’uscita di ogni nuovo scritto.

Era quindi una specie di lettera collettiva, a cui magari si poteva aggiungere qualche altro lettore casuale.

Si trattava di venti o trenta persone, non che ora il numero dei lettori si sia notevolmente amplificato, ma quando scopro, in quel perfido schema delle statistiche del blog, che vi è qualche lettore negli Stati Uniti, in Russia o in Arabia, provo un certo imbarazzo, come se avessi toccato un meccanismo complesso che non so più controllare.

Vi sono stati anche episodi passati in cui qualche post ha creato imbarazzo nei rapporti con parenti e amici.

Sinceramente ho cercato di essere sempre schietto, direi anche obiettivo secondo il mio punto di vista, attento ai fatti realmente avvenuti, ovviamente con una punta di ironia, soprattutto verso me stesso e questo mi ha aiutato a sopravvivere meglio ai problemi della mia fragilità, nonché alla mia età.

Analizzare e descrivere i propri sentimenti, esplorare gli stati d’animo può essere rischioso e creare dei fraintendimenti.

Non solo quindi dei risentimenti in alcune persone che si ritengono insultate (?), ma anche delle preoccupazioni eccessive nelle persone a me vicine, quando tratto argomenti dolorosi.

La vita ha tante sfaccettature, bisogna passarci anche soffrendo e accettarle per quello che sono.

L’angoscia e la morte ne fanno parte, non si può avere solo divertimento, piacere , risate e gioia.

Negli ultimi giorni sono stato in visita ai cimiteri della mia città, per la commemorazione dei defunti e per il funerale di un mio caro vecchio amico.

Passando per i viali di cipressi, fermandomi attonito davanti alle tombe a me conosciute, posando dei fiori, pulendo delle appannate fotografie smaltate e recitando delle brevi preghiere di saluto, ogni volta ho ricordato gli episodi delle loro vite, i momenti belli passati insieme, le loro storie, o magari solo quelle a me riportate dai miei genitori.

Alcuni sostengono che i morti si seppelliscono, si piangono, alla fine si dimenticano perché poi la vita rientra sempre trionfante.

Io invece mi riconosco in quella credenza africana ricordata da Kapuscinski.

“ Un uomo muore veramente quando muore l’ultima delle persone che lo conoscevano e lo ricordavano.

Noi cessiamo di esistere quando nel mondo non rimane più un solo portatore di memoria di noi.”

Forse anche per questo scrivo nel mio blog, per far rivivere storie e memorie di persone che sono presenti nella mia mente e non mi lasciano mai.

Dicevo a mia moglie giorni fa al cimitero che dovevo lasciare un elenco dettagliato delle tombe dei miei defunti, perché in futuro potessero essere visitate dai figli e dai nipoti.

Lei argutamente aggiunse che dovevo soprattutto lasciare le indicazioni dei libretti di risparmio e dei miei investimenti accumulati.

Mio figlio, quello inglese, l’irruente Martello di dio, dal dolce cuore di ricotta, invece si è seriamente preoccupato per gli ultimi resoconti di nonno Talpone.

Giornalmente mi telefona accorato per sapere come sto.

“ Benissimo ! – rispondo ogni volta, quasi impermalito – come vuoi che vada, da pensionato. Non succede quasi mai niente, si va su e giù, qualche noia e tristezza.”

“ Papaa … non andare più ai cimiteri, vai alle giostre invece !  – si raccomanda lui con il tipico candore dei giovani.

Forse anch’io un tempo, come i giovani d’oggi, non capivo che la nostra esistenza è un giro di giostra, più o meno lunga, da apprezzare e accettare con curiosa attenzione e ironia, se si può, poiché non sappiamo mai dopo quale rampa la corsa andrà a finire.

In fondo bisogna riconoscere che il biglietto ci è stato regalato.

IMMORTALI, NOI ?


Il tardo pomeriggio di ieri, allegramente trascorso con i due nipotini e parzialmente con un loro piccolo amico, sono stati una medicina piacevolissima dagli effetti sorprendenti.

Sempre con la schiena rigida come avessi ingoiato un manico di scopa e anchilosato come un ospite della veneranda Baggina ( il locale ricovero per anziani ) , ma devo ammettere che, come si usa dire, la stoffa di nonno non ha mentito.

Chissà, forse nonni si nasce ?

Con questi confusi sentimenti ieri sera mi ero coricato a letto, inforcando gli occhiali e aprendo un vecchio libro giallo di Leo Bruce.

Nella notte mi ero alzato solo tre volte, l’ultima verso le cinque e in quell’atmosfera smorzata e silenziosa mi era apparso vicino nonno Talpone, con una smorfia beffarda e scherzosa, quella così tipicamente intagliata da sempre sul viso del mio povero vecchio amico Alfredo.

“ Allora poltrone, ti crogioli nell’idea di diventare immortale ? – mi ha sussurrato con tono malizioso – Tu sei agnostico come lo era lui. Oppure le parole dello smilzo pretino calvo alla benedizione della salma, che lui non avrebbe mai voluto, ti stanno influenzando ?”

“ Ma via, non scherzare Talpone, era solo una battuta di mio figlio, il promettente avvocato, le avrà magari pensate anche l’altro figlio piangente alla cerimonia, specialmente quando in futuro si sposerà e avrà tanti piccoli Alfredini.

Il fatto è semplicemente che sabato scorso, quando eravamo tutti riuniti al ristorante per festeggiare il compleanno di mia moglie, la dolce Istrice Prussiana, era arrivata improvvisa e drammatica la telefonata della scomparsa del mio vecchio amico.

Certe notizie, anche se previste e temute, restano ugualmente sconvolgenti.

Sai bene che avevo chiamato subito il cameriere, ordinando una bottiglia di Filu Ferru, rompendo ogni dieta e tra le rimostranze della moglie, ma avevo dovuto salutare l’amico, con un silenzioso brindisi e uno spirituale abbraccio per il lungo viaggio ignoto nel quale lui ha dovuto precederci.

Ma a tavola tutto era cambiato, come se un velo di nebbia fosse entrato improvvisamente dalla porta aperta del locale, anche se fuori luccicava un trepido sole autunnale.

Quando siamo poi usciti in strada mio figlio mi aveva preso sottobraccio e mi aveva chiesto gentilmente “ Papà, papaa … sai mi occorre l’aceto, quello buono che sai fare tu, in casa l’abbiamo finito, dai, ti accompagno in cantina e me ne regali una bottiglia.”

Così siamo tornati tutti alla vecchia casa, quella che era di mio padre, quella che ha visto generazioni entrare subito dopo la Grande Guerra, lasciando poi le loro ombre e i ricordi ai pochi sopravvissuti, forse solo io resto a rivivere volti e storie passate.

Siamo scesi per le logore scale, fiocamente illuminate da qualche sparuta lampadina e entrati nel mio grande stanzone dove ho afferrato nell’alto scaffale la vetusta damigianetta dell’aceto degli anni cinquanta, per l’attento travaso nell’orcio mediano di decantazione e poi in una bottiglia pulita.

Lo Scoiattolino e suo padre osservavano incuriositi e attenti quelle procedure quasi alchimistiche.

Alla fine quando, staccato il filo della lampada dalla presa del corridoio, ci muovevamo nella penombra verso la scala di uscita che si intravedeva laggiù in fondo, lui mi aveva detto in tono forzatamente eccitato:

“ Sai papà, tu sei immortale.

Guarda come ti assomiglio io che sono tuo figlio.

Beh, quasi in tutto, salvo che sono fieramente juventino come la mamma.

Poi vedi tuo nipote, come vedi è in tutto come il nonno in piccolo, quindi non ti preoccupare.”

“ Bravo, adesso tiri fuori i ricordi foscoliani – avevo brontolato a fior di denti.

“Però papà, prima, uno di questi giorni, mi devi spiegare come si fa a produrre e far maturare l’aceto, siamo d’accordo ?”

Come vedi caro nonno Talpone la cosiddetta immortalità è per ora rinviata.”

Con queste tacite parole mi sono finalmente assopito all’alba.