IL COMPAGNUCCIO DI GIOCO


Che noia questo vecchio nonno Talpone !

Ascolto e trascrivo i suoi soliloqui e i suoi racconti da anziano, secondo me lui inizia abbastanza spiritoso, ma poi ricade nei commenti acidi e nei lagnosi rimpianti del tempo che fu !

Ma a me, a noi, cosa interessano ?

Personalmente mi trovo a mio agio con i miei nipotini di quattro e sei anni, anzi con tutti i bambini, che hanno la fortuna di avere una grande curiosità della vita e poca memoria.

Anche le nipoti e le ragazze di vent’anni sono fantastiche, sbagliano, ma vogliono correggersi, conoscere, cambiare il mondo, hanno grandi speranze, forse illusioni, chi lo sa ?

Già i quarantenni parlano di lavoro, di carriera, di quello che vorrebbero fare, ma sono più rigidi e più affaticati.

Non parliamo poi dei maschi cinquantenni in crisi di giovinezza perduta, inseguono il sogno delle ninfette e di solito compiono l’errore più grande della loro vita.

Dopo vi sono i conoscenti che parlano sognanti di andare in pensione, quella specie di Eldorado che sfugge loro, si sposta di scaglione di due, cinque anni, ma non hanno ancora deciso cosa fare in seguito.

Quelli che invece l’hanno raggiunta, invece di scoprire nuove possibilità di gestire la loro vita, ben presto  non sanno che parlare dei loro mali, discettano di medicine e cure alternative, fanghi miracolosi, terme rigeneratrici.

Insomma oggi non li sopporto più, soprattutto gli uomini lagnosi.

Sarà una forma iniziale di demenza senile ?

Spero che in caso di peggioramento mi ricoverino in un asilo infantile per fare l’animatore o il compagnuccio di gioco.

 

I lavori in campagna sono quasi terminati, avrei ancora moltissimo da fare, bisognerebbe vivere sempre sul posto, magari con le forze di vent’anni prima.

La settimana imprevista nell’isoletta fascinosa con il cognato Lingua di Ferro e un gruppo interessante e piacevolissimo di amici è ormai solo un gradevole ricordo.

Domani ritornerò a Milano con il treno, l’Istrice  amorosa mi aspetta sorniona, in fondo due settimane di vacanza maritale in completa libertà se li è fatte anche lei.

Ma in fondo al cuore ribolle sempre più il ricordo dei miei nipotini, questa mattina alle otto è arrivata inaspettata la telefonata del piccolo Scoiattolino, aveva un dubbio assillante “ Nonno, i pirati avevano a bordo delle navi gli stregoni quando andavano in guerra contro i cattivi spagnoli?”

Nonno Talpone ha subito fornito la sua versione su druidi celtici,  sui cosiddetti stregoni del medioevo, quelli dell’Africa tribale, ma ne parlerà a lungo al ritorno a casa.

Il piccolo era felice, aveva ragione lui, il fratellino non poteva mettere gli stregoni sul galeone del Playmobil.

Ha chiesto ancora “ Nonno vieni a mangiare a pranzo da noi ?”

Questo ha commosso totalmente quel vecchio brontolone e gli ha creato un profondo senso di colpa.

Basta, si è ripromesso di tornare e rimanere sempre a loro disposizione, altrimenti che nonno sarebbe ?

SONO ARRABBIATO !


Alla fine è arrivata una spruzzata di pioggia a Cambridge, per non far dimenticare l’usuale grigio tempo inglese.

I nonni Talponi sono comunque ben equipaggiati, con maglioni e giacche a vento rosse da vela, come per una traversata atlantica.

Vita tranquilla la loro, anche se inizia ad essere noiosa.

Per fortuna c’è la nipote ventunenne, con orecchino e tatuaggi esotici sparsi, qua rifugiata da due anni, anche per studio universitario su qualche materia ipotetica e fantasiosa, tra sociologia, linguistica e folclore.

Inoltre vedono spesso la figlia di due mesi di un nipote quarantenne, una graziosa anglo-giapponese che permette a nonno Talpone di esibirsi nelle sue folli canzoncine e di cullarla con ogni varietà di posizione.

Ma gli mancano i suoi nipotini, lo Scoiattolino e il Polipetto, rimasti in Italia, con i loro trilli e le loro vocine che lo facevano restar giovane, anzi bambino.

In loro onore l’altro giorno di fronte alla piccola Mazuko, con il viso imbronciato e al limite del pianto, nonno Talpone, in realtà prozio della poppante, si è esibito per la prima volta all’estero nella famosa danza dell’arrabbiato, che aveva ricevuto molto successo anche sulle affollate spiagge adriatiche.

Le cose importanti sono il ritmo e la velocità.

Ci si pone davanti ai piccoli con le gambe larghe, il viso scuro e irato, le ciglia tese all’insù, le labbra serrate piegate in giù, le braccia strettamente conserte al petto, mormorando “ Sono arrabbiato !”

Alternanza di posizione delle braccia, “ Sono molto arrabbiato !”

Nuovo cambio delle stesse, “ Sono arrabbiatissimo !”

Improvvisamente  si fa un saltarello, ponendosi di profilo, braccio destro steso all’esterno a 90 gradi, avambraccio e mano piegate in fuori a esse, braccio sinistro piegato in giù e mano piegata, tipo affresco egizio del faraone, senza tiara ma con il viso ilare e gioioso, cantando a piena voce “ Ta – taa – ta !” secondo un ritornello a piacere, saltellando alternativamente avanti e indietro, come una marionetta.

La spiegazione può sembrare complicata e me ne scuso, in realtà la danza egizia è molto fluida  e la sorpresa per il cambio improvviso di atteggiamento ha un effetto esilarante e liberatorio per i bambini.

In spiaggia ogni esibizione veniva accolta con richieste di una ventina di bis.

Qua, la piccola Mazuko ha finalmente sorriso.

Tra la parentela presente si è sentita la sorella maggiore che ha precisato “ Chi è quello lì, io non lo conosco !”

 

CHIUSO PER FERIE ?


Questa mattina, preoccupato per il suo lungo silenzio, non ho saputo trattenermi dal chiedere maliziosamente a nonno Talpone “ Sei ancora chiuso per ferie ? “

“ Grumpf ! – ha subito borbottato lui, stizzoso come un vecchio Paperone – ferie ?

Accidenti sono ancora stravolto dalla fatica, altro che vacanze !

E poi tutti questi viaggi : Milano – Terni, Terni – Roseto degli Abruzzi, di nuovo andata e ritorno da quei luoghi,  poi Terni – Milano e ora Milano – Brighton.

Mi sembra di essermi trasformato in un pacco postale che viene spedito e rimandato da ogni parte della Terra !

Grumf ! Anche se sono un tipo avventuroso, da giovane giravo l’Europa con l’autostop, non so se te l’ho già raccontato, ora mi sembra di esagerare con questi viaggi, dopotutto ho una certa età !”

“ Suvvia sei ancora nel fiore degli anni  – ho cercato di  ammansirlo con una certa piaggeria– sei pieno di forze come Hulk, l’altra sera in corso Garibaldi a Milano facevi da cavallo da guerra per il piccolo Polipetto, nitrendo e galoppando tra la folla dei giovani che uscivano da teatro !”

“ Proprio così – ammette lui orgoglioso – nel singolar  tenzone che avemmo contro il fratello maggiore, a cavalcioni del padre promettente avvocato, ottenemmo svariati successi nelle nostre cariche !”

Nonno Talpone si ferma un attimo e precisa  –  Anche perché il cavallo avversario era sempre in conversazione sul suo cellulare, sempre al lavoro quello, anche alle dieci di sera “

Sorride tra sé perso nel ricordo dell’episodio, poi aggiunge –  Quando a fine serata  ho salutato i nipotini, ormai allacciati ai seggiolini nel grande SUV di papà, dato che  l’indomani io partivo per Londra e loro per la montagna dagli altri nonni, il Polipetto mi ha dato un grosso bacino, dichiarando intenerito e riconoscente “ Grazie cavallo !”

UNA BOTTA DI VITA


In questi giorni bisogna ammettere che nonno Talpone è rimasto spesso melanconico, accidioso e vagamente depresso.

Anche se quando gli è stato possibile ha giocato con i nipotini ai pirati dell’isola della Tortuga, a guerre cruente di cavalieri medioevali Paymobil contro poliziotti in divisa blu muniti di sfollagente e caschi protettivi, insegnando loro il virile cimento della gara a braccio di ferro, in cui chi mangia a cena cucchiaiate di minestrone e bocconi di pesce bollito riesce a battere ogni volta nonno Hulk.

La sua Istrice ha continuato a ritmo sostenuto i suoi impegni giornalieri a lezioni, esami e partecipazione a congressi e convegni.

Lui ha pagato la tassa IMU, constatando che gli importi della vecchia ICI sono quasi raddoppiati.

Ha avuto notizie di malattie che hanno colpito altri amici e conoscenti.

Così ieri nonno Talpone ha deciso che la vita è breve, si è recato in un’agenzia viaggi, ha esaminato i cataloghi, ha guardato attentamente i vari manifesti pubblicitari, poi con aria decisa si è recato al bancone ed ha chiesto per sé un biglietto.

Di seconda classe per l’intercity Milano – Orte.

Andrà in campagna dalle sue gatte.

Non solo, oltre a questa scelta, veramente avventurosa, si è detto che è ora di darsi una botta di vita.

Così in un emporio di elettronica si è fatto convincere ad acquistare un e-Book Reader di colore rosso fuoco, passando poi da un’amica per riempirlo di 196 titoli.

Tornato a casa è stato guardato in maniera gelida e disgustata dai suoi volumi allineati in duplice fila sulle pareti di ogni stanza, gabinetto escluso.

Si è sentito un traditore, un voltagabbana, un peccatore svergognato e non è bastato l’acquisto successivo di quattro libri d’occasione nella bancarella sotto casa per tacitare la sua coscienza.

Però stamani, pur con il suo portatile, cinque cellulari, scorta di tarallucci alla cipolla e il termos di tè, il suo zaino da viaggio risulta notevolmente più leggero e lui si sente pronto per il suo viaggio avventuroso.

ANCH’IO RINASCIO !


I giochi dei bambini possono essere fascinosi, magici, incredibilmente semplici, ma nello stesso tempo misteriosamente simbolici e teatrali, come una visione parallela della nostra vita.

Nonno Talpone li avrà fatti anche lui da piccolo, come tutti d’altronde, ma vivendoli con loro e analizzandoli da anziano, pur essendone coinvolto, ha ora anche la duplice possibilità di goderseli anche da spettatore e da analista.

Dopo giorni di malattia di uno o dell’altro ometto, ieri lui e la moglie Istrice Amorosa hanno avuto il gradito turno di nonni babysitter alla loro uscita dall’asilo.

Dato che i piccoli finalmente godevano di buona salute, hanno portato loro due sacchetti di krapfen zuccherati e di bomboloni alla crema, seguiti da un’uscita liberatoria tra i giardini e i cortili di casa loro, per correre in bicicletta, giocare a palla prigioniera, partecipare a cruente battaglie con i cavalieri medioevali del playmobil.

Alla fine, sudati, impolverati e leggermente ammaccati si sono ridotti nel cortile dei box sotto casa.

L’arrampicata sui muretti e il salto pilotato dall’alto sembrava l’ultimo passatempo della giornata, quando nonno Talpone nell’alzare lo Scoiattolino per un salto ancor più acrobatico, che detto tra di noi era una mediocre scusa per stringere a sé quel guizzante folletto, lui gli si è arrampicato sopra, gridando trionfante:

“ Sono diventato grande … ora sono alto come il nonno … ora lui è molto più basso di me ! – poi, scivolando leggermente come da una pertica, ha continuato con vocetta fioca – ora divento vecchio … ora sono piccolo e curvo … ora sono morto !”

Con un improvviso scatto si è aggrappato in alto, scalandolo veloce e gridando “ Ora rinasco … ora divento grande … ora sono vecchio …”

Il gioco si è ripetuto più volte allegramente, fino a quando anche il fratello più piccolo, il Polipetto, ha lasciato perdere lo smontaggio sistematico dei suoi cavalieri medioevali e si è aggrappato al nonno, strillando “ Anch’io rinascio !”

E’ stato subito accontentato, abbarbicato insieme al fratello sul vecchio nonno che ha fatto da pertica della vita umana, fino a quando, stravolto, li ha posati delicatamente a terra.

In seguito nonno Talpone si è ricordato del suo periodo buddista di tanto tempo fa, ma ora che gli anni sono passati, implacabili ma abbastanza piacevoli, lui si è rassegnato.

Non sa se rinascerà, se si dissolverà nella terra, se salirà tra i cieli ingombri di meteoriti e di relitti spaziali.

Sa però che è e sarà parte di un Tutto, indefinibile e indecifrabile, che è fratello di uomini e donne che prima e dopo di lui hanno avuto e avranno la stessa sorte, che non è un caso isolato, che lui non è niente ed è Tutto.

Nonno Talpone si sente in pace e sorride, appagato che gli sia lasciato di partecipare, fin che potrà, al gioco della rinascita con i suoi nipotini, un gioco felice, come vorrebbe fosse possibile ad ogni bambino.

LA CACCA DI CAVALLO


Nella solitudine nonnesca il nostro Talpone aveva pensato che con la primavera era una buona cosa travasare e nutrire le sue piantine sui balconi, preoccupato innanzitutto per i due giovani ulivi recentemente acquistati in offerta nel locale supermercato.

Già, facile a dirsi, occorre del buon concime, ottimo quello ovino, valido anche quello equino, ma vivendo in città è impossibile procurarsene.

Sono finiti i tempi quando con sua  nonna scendeva nella strada a piazzale Loreto, per raccogliere con paletta e secchiello il prezioso stallatico dei numerosi cavalli, necessario a far crescere rigogliose le rose sul balcone.

Ora puoi solo raccogliere bottiglie rotte di birra, cartacce, mozziconi al filtro, magari qualche copriruota sfasciato.

Così si è deciso a malincuore a trar fuori la vecchia auto diciottenne e  fare un’ispezione ad un famoso ipermercato fuori città.

Anche nei giorni feriali questi megacentri commerciali sono sempre affollatissimi, molti anziani vi passano le giornate, tra caffè, fast-food e acquisti inutili ma super scontati.

Riuscendo a dribblare le ammaliatrici sirene delle offerte irripetibili, nonno Talpone ha scovato il reparto fiori e attrezzi agricoli, potendo esaminare con cura le varie confezioni di terriccio, humus, concimi biologici, preparati per orti, finendo per acquistare una confezione gigante di letame equino arricchito (?) di carbonio e non meglio precisati elementi chimici-biologici.

Tornato a casa ha distribuito equamente, interrandolo giudiziosamente nei vasi, il supporto corroborante e vitaminico, aspettandosi ingenuamente di vedere una pronta rifioritura generale.

Però è giunto un violento acquazzone con grandine, che per la verità non ha fatto grossi danni, ma ha subito drenato il prezioso concime.

Questa mattina non ha saputo resistere e, con voce flautata, ha telefonato al padre dei suoi nipotini, chiedendo se poteva portargli uno scatolone di vino, una piantina di pesco e attrezzatura per potare e nutrire le sue piante.

Si è quindi presentato alla porta carico di borse, accolto dal figlio in tuta domenicale, dallo Scoiattolino in completo da Dart Fener il diabolico e dal Polipetto in pigiamino a righe.

“ Nonno, nonno, vieni da noi ?   Ti fermi a casa nostra ?  Rimani con noi ?”

A queste parole  vi potete ben figurare che Talpone era in fase di scioglimento totale, squagliato e perso completo.

“ Certamente bimbetti miei, ho il vino per papà e mamma, un piccolo pesco nato da un nocciolo, cesoie, paletta, tre vasetti di terra con una grossa mela Fuji da cui raccogliere i semini da piantare e questo sacchetto di cacca di cavallo “

L’ultimo oggetto descritto è stato quello che ha suscitato risate ed entusiasmo assoluto.

“ Vedere, vedere, ma è davvero cacca di cavallo ?”

Alla vista l’aspetto del terriccio morbido, anonimo e nerastro, non è risultato così straordinario e nonno Talpone ha dovuto spiegare che era come liofilizzato, insomma non era lecito e gradevole portare in giro quelle cose allo stato naturale.

I bambini, leggermente delusi, sono tornati in sala, chiedendo a gran voce di poter vedere il film di Guerre Stellari, anche se il piccolo Polipetto voleva subito addentare la mela con la scusa che sarebbero apparsi i semini da trapiantare.

Ma quando il nonno ha preso paletta, cesoie e terriccio, cominciando il lavoro da giardiniere sul loro terrazzo, si sono incuriositi, avvicinandosi, scrutando attentamente il lavoro e chiedendo poi con ansia mal trattenuta:

“ Quando metti la cacca di cavallo ?    Ma fa bene alla piantina ?   La pipì non la metti ?”

Le funzioni corporee di base in quell’età beata, dai tre ai sei anni, hanno un fascino proibito, poi passato ad altre cose più pruriginose.

Il nonno ha spiegato che in natura niente viene buttato e che quello era un nutrimento completo per le piante, come la carnina e le verdure che devono mangiare per farli crescere grandi e forti come e più del nonno.

“ Anche del papà ?”

“ Certamente, anche più del papà, a cui auguro di riuscire a diventare nonno e di essere circondato da simpatici nanetti come voi “

Finito il lavoro di giardinaggio Talpone è tornato in sala con loro ad impersonare il robot  C1 e a combattere battaglie spaziali, prima di eclissarsi prima dell’ora di pranzo.

L’arte segreta del nonno è di non esagerare con la sua invadente presenza, anche se personalmente vorrebbe vivere sempre lì, nella loro cameretta, anche nello scaffale dei giochi, tra Buzz e Woody, come un morbido orsone di peluche.

STORIE E CONTROSTORIE


La bella vita continua.

I nipotini erano tornati da Londra domenica sera, lunedì sono stati con loro tutto il giorno, martedì a pranzo fino a sera, oggi dall’asilo fino all’ora della nanna, poi forse ancora domani.

Giorni di abbondanza, un nonno che li può mangiare di bacini facendo la lotta, che partecipa ai loro fantastici giochi, che discute se il vigile di Pisapia può ammanettare il Supereroe cattivo dal nome impronunciabile, però poi può far intervenire la mamma playmobil che lancia un fazzoletto di carta magico che imprigiona il bestione distruttore.

Quando con le loro bacchettine gli lanciano incantesimi latini per tramutarlo in una statua di sale, nonno Talpone cerca di rilanciare la contro maledizione “ Porcellum !”

“ Eh no, non vale Harry Potter non diceva così !”

“ Va bene, allora: Stabimus Optime ! Lapis Niger !  Rosa Rosae !”

“ Eh no, nonno non sai niente, non si può giocare con te!”

Ahimè, il suo latino è dimenticato, deve studiare ancora o perlomeno rileggersi la serie completa degli apprendisti stregoni acquistata tanti anni fa.

Dovrà prendere molti appunti, la sua memoria sta peggiorando ogni giorno, i bambini invece sono ferratissimi, un loro amichetto sembra conoscere a memoria Guerre Stellari, Il Signore Degli Anelli e Il Mago Potter.

Il figlio promettente avvocato, quando era in vacanza a Brighton ha setacciato con i piccoli tutti i charity shop per acquistare pupazzetti e piccole astronavi di quelle saghe, sua moglie, la dolce avvocato Tuttopiede, ha sorriso, taciuto e accettato di accompagnare i tre bambinoni nelle campagne acquisti all’ingrosso.

Però il nonno l’altro giorno con un colpo di fortuna ha scovato in un negozietto cinese due bellissime Katane di plastica e due pistole al prezzo affare di sei euro, garantendo così le sue saghe personali dei due piccoli samurai contro il Drago Verde Talpone, nonché dei due cowboys contro Grande Talpone Seduto.

Per gli incantesimi latini andrà a ripetizione private, altrimenti non potrà mai diventare apprendista stregone.

Però quando verso sera racconta le sue storie, i piccoli lo ascoltano attenti e curiosi, le fiabe ben raccontate vincono ancora tre a zero !

Forza nonni, riusciremo un giorno a raccontare di Jolanda, la figlia del Corsaro Nero o di Tremal-Naik e la Perla della Laguna ?

SEPARAZIONI E MALATTIE


Il piccolo Scoiattolino ha da giorni una tosse insistente e logorante, qualche linea di febbre, forse di origine virale, ma è stato felice di stare a casa con i nonni.

Il fratellino Polipetto, invidioso della sua posizione privilegiata, si è rifiutato di andare all’asilo e , data la sua fermezza di origine martellesca ( che dio assista i suoi poveri genitori ), naturalmente ha vinto sempre.

Anche nonno Talpone da giorni soffre di mal di stomaco, continua l’uso di antibiotici, Buscopan, patate bollite e acqua, ma quando si trovava in compagnia dei nipotini si è sempre divertito in modo fanciullesco.

Giocare una giornata intera è un privilegio, faticoso magari, ma sempre meglio degli sforzi muscolari in piscina o in palestra.

Oltretutto è gratuito.

Non poter uscire di casa naturalmente può essere limitante, ma non ci si è mai annoiati.

I loro bellissimi galeoni dei pirati, i Lego di Harry Potter con relativo castello e trenino, il Jumbo gigante cabinato con passeggeri sono giocattoli estremamente costosi e affascinanti da ammirare, ma sembrano servire più ai padri che ai figli.

Nonno Talpone ricorda perfettamente che il figlio promettente avvocato aveva acquistato per il piccolo, quando questi aveva meno di due anni, un’autopista da formula uno, una mini ferrovia elettrica, una gru gigante e un’auto telecomandata, che in realtà lui usava spudoratamente con i suoi amici trentacinquenni.

A noi piccoli bastano una decina di cuscini, un paio di spade di plastica, qualche sedia, due coperte, scatole di cartone, spiccioli di monete oltre a qualche altro oggetto casalingo per improvvisare decine di giochi fantasiosi e scatenati.

Il treno di sedie che percorre la prateria degli indiani, la tenda dove ripararsi sotto la tempesta, la scatola del tesoro nascosto, l’assalto al vascello spagnolo, il duello tra Peter Pan e Capitan Uncino, la cucina del ristorante, le bastonate sul nonno e relativi bernoccoli su cui lanciarsi a tuffo, le battaglie a cavallo, il palazzo del sindaco Pisapia, la guerra sulle astronavi che lanciano missili cuscini.

Tutto o quasi messo a posto prima del ritorno a casa di mamma.

Ma alla sera arriva l’ora della partenza, ci si lascia sempre con un po’ di magone.

Ma suvvia bisogna confessarlo : domani nonno Talpone e consorte voleranno a Parigi per una vacanza di quattro giorni, gentilmente offerta come regalo dal figlio avvocato.

I due piccoli con i genitori quasi nello stesso periodo voleranno a Brighton dallo zio Martello di dio.

Non so se vi siano persone che, con una certa dietrologia, potrebbero supporre una losca manovra di separazione tra nonni e nipoti.

Con altrettanta malignità si potrebbe anche sostenere che il mal di stomaco dell’anziano e la tosse parossistica del giovanissimo Scoiattolino possano essere di origine psicosomatica.

Ma noi non vogliamo cadere in simili pettegolezzi, i due malati restano con i loro dolori, quale che sia la loro origine, quando si ritroveranno saranno senz’altro guariti e felici.

GIORNATA DI COMPLEANNO


Alcune lettrici mi chiedono cosa ha fatto nonno Talpone durante il giorno del suo compleanno.

Ho dato uno sguardo al suo diario.

“ Mi sono reso conto di aver compiuto un anno, mi sento le forze di 24, ma il collo e la schiena mi rammentano un’età molto più tarda.

L’Istrice Prussiana ha lavorato al computer per le sue tesi, poi deve stirare, riposare e andare al suo concerto alla Scala.

Io mi defilo, passeggio sotto la pioggia, chiedo ricovero al figlio promettente avvocato, permesso accordato, anche con un invito a cena e sottinteso permesso di vedere i nipotini.

Porto una copia rilegata delle mie fiabe per loro, oltre ad averle raccontate a voce, se vorranno i genitori potranno leggergliele.

A casa loro tutto tranquillo, i piccoli disegnano e colorano con la mamma nella cameretta, il papà è tutto indaffarato e infarinato in cucina.

Ha preparato le tagliatelle all’uovo, il pane casareccio e, consultando il grosso libro delle guide in cucina di Repubblica, sta allestendo una cenetta con ravioloni alle seppie, mozzarella, fave e pomodorini ciliegini.

Poi arriva la madre, sgrida il marito perché si è sporcato i vestiti e anche il pavimento della cucina.

Incauto, in quel locale, ma non solo, regna solamente la moglie, anche perché, se lei rompe o sporca, nessuna la redarguisce.

Mi rifugio subito nella cameretta dei piccoli e inventiamo un nuovo gioco.

Loro fingono di essere dei sacchetti di farina, io la mamma che va al supermercato, se li carica in braccio, tredici kg il sacco grande, sei quello formato ridotto, li trasporta in sala, finge di bagnarli con l’acqua, li impasta per bene, ne fa lunghi rotoloni, li taglia a tocchettini ed ecco gli gnocchi sono pronti.

Fingo di mangiarli a bacetti.

“ Non puoi nonno, prima li devi cuocere in pentola !”

Con altri cuscini preparo il pentolone con l’acqua, metto un coperchio cuscino, conto fino a dieci, l’acqua è calda e così li posso sollevare di peso e buttarli sull’altro divano.

Ma mentre mi accingo a gustarmeli lo Scoiattolino strilla “Non hai messo il ragù e il parmigiano !”

Così devo prendere altri cuscini, mettere al fuoco un’altra pentola, aprire  e versare un cuscino scatola di pomodoro, buttarci un libro di sale, un altro di olio e basilico e carnina, una presa di peperoncino, versare il tutto sui due bambini e mangiarmeli a sazietà.

Lo Scoiattolino si preoccupa “ Nonno è troppo, diventi ciccione, mettine via una parte per domani “

Copro le gambe con coperchi cuscini, avrò da mangiare anche per il giorno dopo.

Il gioco li diverte così tanto che devo ripeterlo una ventina di volte, poi il piccolo Polipetto si stanca e scappa via prima di essere mangiato.

“ Accidenti al supermercato – grido io – mi hanno dato dei sacchetti di farina con le gambe, ora li devo prendere !”

Così iniziamo a correre tra camere e corridoio, loro ridono e mi sgusciano tra le mani come anguille, io li rincorro per la mia cenetta pantagruelica.

Una voce imperiosa della mamma “ Tutti a tavola, lavarsi le mani !”

Obbediamo tutti e a tavola troviamo pronti e fumanti i piatti di papà.

Ma dove sono gli gnocchi al ragù ?

Coro di proteste “ Vogliamo gli gnocchi, gli gnocchi, gli gnocchi !”

Loro calmano i bambini “ Non fate storie, mangiate tutto o non apriamo le uova di Pasqua con la sorpresa !”

Mugugni, tentativi di ribellione, ma la sorpresa dell’uovo di Pasqua è troppo invitante.

Finalmente ci arriviamo, buono il cioccolato e la sorpresa è un altro pupazzetto di Gordon Flash.

Si prepara una lotta di gruppo contro il cattivone Green Tree.

Si fa tardi, “ Nonno domani è mercoledì ?”

“ No è lunedì”

“ Ma ci vieni a prendere tu all’asilo ?”

“ No, tocca alla mamma, il mio turno è il mercoledì”

“ Nonno, puoi dormire con me nel lettino ?”

Sguardo circolare intorno, facce negative, “ No caro, la nonna forse mi aspetta e poi russerei troppo forte”

Rimetto le scarpe, bacioni e abbracci, poi via verso l’autobus che mi porterà verso a casa, piove, alla fermata aspetto vicino a due ragazzotti che parlano di gente dritta con macchinone, cavalli e ville in paesi tropicali.

Li guardo, sono vestiti in modo dimesso e noto una bici sgangherata appoggiata alla pensilina.

Sognare è bello e gratuito, io intanto calcolo le ore che mancano a mercoledì pomeriggio.

E se domani preparassi un buon ragù e acquistassi due confezioni di gnocchi rana ?

Ma mi rendo conto che sono solo un nonno e non la mamma, devo imparare a stare al mio posto.

 

PAMOCK E IL FANTASMA FORMAGGINO ( fine )


“Beati loro, hanno la fortuna di essere in tanti a giocare, lottare, rotolarsi per terra e ruzzolare giù dai pendii erbosi – pensava il fantasma Formaggino, invidioso di tanta compagnia e libertà – nessuno li sgrida, nessuno li lava, che meraviglia !”

Poi si accorse che, appartato da tutti gli altri, in un angolo era accucciato un bambino dal viso gonfio e dai grandi occhi tristi, il gruppo lo evitava con evidente fastidio, perché quando lui cercava di muoversi i suoi movimenti erano scomposti e puerili, le sue parole smozzicate e gutturali.

Il fantasma Formaggino lo studiò a lungo incuriosito, poi si mosse dall’altra parte del cespuglio per vedere dove fosse finita la palla che un bambino con un gran calcio aveva mandato lontano.

Ad un tratto si sentì toccare e una voce stridula gli chiese:

“ Bambino buffo, chi sei ?”

Formaggino fece uno scarto improvviso, spaventato a morte, poi si accorse che era solo il ragazzino dal viso gonfio, che lo scrutava interessato con i suoi grandi occhi opachi e tristi.

“ So … sono un fantasma bambino, ma tu, tu non hai paura di me ?”

“ Perché bambino buffo ? No, ma tu puzzi proprio, lo sai ?”

“ Uffa … certo che lo so, me lo dicono sempre e per prendermi in giro mi chiamano fantasma Formaggino “

“ Bambino buffo, io mi chiamo Sandro, vuoi giocare con me ?”

Il piccolo fantasma si riprese dalla vergogna di essere proprio lui quello che si era spaventato, smise di arrossire e fu ben felice di aver finalmente trovato compagnia.

Si misero subito a giocare a nascondino tra i cespugli, a lanciare sassolini nello stagno, a raccogliere le foglie cadute, ridendo e scherzando felici.

Si misero anche  a correre tra le pozzanghere, rifacendosi il verso, con gridolini scomposti e gutturali.

Dopo alcune ore piccolo Sandro venne chiamato dalla sua mamma e dovette ritornare a casa, ma prima si scambiarono la promessa di rivedersi l’indomani.

Il fantasma Formaggino fu di parola e, invece di riposare nelle segrete del castello, di primo mattino fuggì fuori per incontrare il suo nuovo amico.

Nuovi giochi e scherzi, gridolini e risate gioiose, il piccolo Sandro aveva anche lui trovato finalmente un amico comprensivo e tollerante.

Non solo, da quel giorno nessun altro bambino del paese osò più schernirlo per le sue debolezze, altrimenti lui avrebbe chiamato subito il suo piccolo amico fantasma che li avrebbe spaventati a dovere.

Fece di più il saggio Sandro, portò fuori da casa un grosso pezzo di sapone da bucato, spiegò all’amico che non era un dolce da mangiare, ma serviva a pulirsi per bene, in modo che la povera mamma fantasma poté lavarlo a fondo, sempre che le riuscisse di afferrarlo in tempo per il bucato domenicale.

Gli rimase il soprannome di fantasma Formaggino, anche se l’odore del suo lenzuolo bianco grigiastro era molto migliorato, diciamo da Gongorzola ammuffito a Pecorino saporito.

Ma che importava l’odore e il colore del lenzuolino del suo compagno Formaggino, un vero amico è un grande amico e basta.”

“ Caro Pamock, questo fantasma non mi ha fatto per niente paura – asserì convinto Hanid – anzi mi ha fatto venire l’acquolina in bocca, come vorrei avere tra le mani un pezzo di formaggio Ackawi o Naboulsi, ma come posso trovare coraggio se incontro uno spettro vero, grande e cattivo ?”