IL BLOCCO


Ma insomma !
Sono sempre in blocco.
Anno sventurato questo, non solo per i ripetuti fastidiosi acciacchi personali,ma anche per disastri e decessi tra amici e parenti.
Non vediamo l’ora che finisca l’anno 2016.
Sono di natura pessimista, ma spero nel prossimo anno.
Se ci arrivo.

PS
In confidenza ho saputo da fonte sicura che nonno Talpone ha pagato il rinnovo annuale del sito, quindi per non sprecare i soldi lui ritornerà, statene certi, conosco il pollo come si suol dire, anche se sempre talpone resta.

DINOSAURI E AUSTROLOPITECHI


Che sollievo per noi nonni incontrare i nipotini, sia pure in una breve pausa pranzo.
E’ una gioia lo stare insieme, una mano sulla spalla e camminare ascoltando i loro sfoghi giovanili, i loro giudizi.
Con i nonni si può parlare di tutto liberamente, degli amici, delle esperienze di scuola, delle prime impressioni sulla vita.
“ Nonno, io non vorrei crescere, lo sai?
Mi piace restare bambino.
Però sarebbe bello diventare grande per poter bere la birra e il vino, non ti pare?”
“ Mio caro Scoiattolino, è la vita, si cresce, si diventa adulti, però dentro di te puoi mantenerti bambino.
Io mi sento così, anche se sono anziano.”
“ Vecchio come i dinosauri ?”
“ Non esageriamo, però guarda tuo papà, sono sicuro che anche in lui in fondo c’è un bambino, anche se sono passati tanti anni.”
“ Come un australopiteco !”

La scuola è una gran cosa: aiuta i bambini a definire l’età della nostra vita.”

LA GENTE INVECCHIA


Eccomi qua nella Brighton fricchettona, dove anche gli anziani girano con il poncho arcobaleno o la giacchetta rosa lamè e un tubino luccicante, i capelli bianchi tenuti da formose code di cavallo, orecchini d’argento e tattoo a forma di drago.
Eteree signore della quarta età, anche di stazza extra large, sfoggiano tranquillamente delle tuniche e veli trasparenti azzurro cielo o verde prato.
Nonno Talpone, imbozzolato nella sua camicia di flanella, gilet, maglione e un giaccone da marinaio rosso cardinale si sta sentendo a disagio nella folla delle Lanes, tanto da entrare subito in un negozietto chiamato il Cappellaio matto ( Mad Hatter ) per acquistare un largo cappello alla Indiana Jones, marca Tilley, pensando seriamente di farsi un piercing ad anelli multipli multicolori al lobo sinistro dell’orecchio, Istrice Prussiana permettendo.
Che importa la vescica, la prostata, i diverticoli, il tallone ungulato e i basaliomi rifiorenti all’epidermide come un prato primaverile ?
Seducenti pubs lo adescano ad ogni passo, offrendogli generose pinte di bitter scura, fish and chips, hot dogs, farmer’s pie , entusiasmando il suo cuore di anglofono nativo.
Freedom, freedom !
Dimenticavo : sono qua anche per il mio bimbetto piccolo, si proprio il Martello di dio, che gli fa il dispetto di crescere e di compiere 40 anni, avendo messo su famiglia e preparandosi all’adozione di due bimbetti, moltiplicando il mio ruolo di nonno.
Non importa, la gente invecchia.
Io no.
Al massimo posso concedere che mi sto sgretolando.
Ma sempre con giovanile entusiasmo talponesco.

IL CONTA STORIE


Lunedì in servizio di reperibilità urgente.
Il piccolo nipote di sette anni, nome in codice Polipetto, ha il mal di pancia e la febbre, i nonni corrono subito come pronto soccorso.
Lo troviamo sdraiato sul divano, con un pigiamino azzurro, seppellito sotto una pesante coperta blu, gli occhioni più grandi che mai e un vocino sommesso e lamentoso.
La mamma esce al lavoro e in quello stato decido che non si può giocare come al solito.
Accendo la televisione, i cartoni animati lo annoiano ben presto, eppure al nonno sembrano così interessanti.
Lui afferra il telecomando e, dopo un giro veloce ed ossessivo sui vari canali, si ferma su un replay delle partite di calcio della serie A.
Ovviamente si vedono quasi solo quelle della Juventus, con gran fastidio del nonno.
I borbottii e i reclami gli fanno cambiare canale fino a trovare una partita di hockey sul ghiaccio in differita, tra i Rangers di New York e gli Edmont Oliers.
Giocatori palestrati velocissimi e violenti, i colpi di mazza e gli scontri anche fisici sono continui.
Il nonno vorrebbe ritornare su Paperino and company, ma Polipetto saltella sul divano, si agita, urla grida di incoraggiamento.
Sembra guarito, i maligni direbbero che il pericolo di andare a scuola è ormai lontano.
A fine partita lui afferra la canna di un fucile giocattolo e con un pallone da calcio scivola qua e là come un forsennato, urlando punteggi clamorosi: è diventato il capitano dei Rangers.
Il nonno si è prudentemente appollaiato sul divano, l’anca dolorante sconsiglia ogni scontro agonistico.
Dopo il pranzo il Polipetto si è calmato, ha messo a posto nell’astronave la principessa Leia che il nonno ha trovato dopo un giro di telefonate e trattative con altri nonni, ma ora si annoia.
Che fare?
Recuperiamo il mazzo di carte del Conta Storie, un regalo che avevamo fatto a Natale.
Vengono distribuite due carte a testa, con immagini varie : un bizzarro gnomo in cammino nella notte, una ammaliante principessa nel suo vestito ricamato, un fiume tumultuoso che scorre tra i dirupi, l’interno di una misera capanna con famigliola affamata, un cofano aperto ripieno di gioielli.
Ognuno deve guardare le sue carte e commentarle, il racconto prosegue con il vicino che osserva le proprie figure e inventa nuovi episodi.
E’ un’esperienza piacevolissima e stranamente facile quando si è con i bambini, si passa velocemente un’ora d’incanto.
Il Polipetto ne è entusiasta, appena finito il gioco cerca un quaderno e una penna, iniziando a scrivere su un paio di fogli una storia tutta sua.
Alla fine ce la legge con il suo vocino delicato e cantilenante, io osservo lo scritto: ha pochissime cancellature ed un solo piccolo errore d’ortografia.
“ E’ la terza fiaba che scrivo – afferma orgoglioso – la dedico a mia mamma e al mio papà “
I nonni naturalmente lo guardano commossi, scusateli, come tutti alla loro età hanno il cuore tenero, nonno Talpone addirittura è rincuorato, ha trovato un successore ed un erede.
Gli auguro lunga vita e un infinito giardino di meravigliosi racconti, per lui e per voi.

MIGLIORAMENTI IN CORSO


Già notevole il miglioramento, vero?
Nonno Talpone è ancora sofferente per il mal di stomaco, non per me ovviamente,ma per i suoi diverticoli, mentre si nutre di un pugno di riso bollito e di una patata lessa, siete fortunati,ci sono io a gestire la baracca.
Mi presento formalmente: sono Caino Fiele, zio e parente del nonno, in visita in città per certi affarucci finanziari.
Chiamatemi pure zio Fiele, senza formalità, mio padre Ciro Fiele, nato a Terlizzi, munifica città della Puglia, non ne faceva mai di complimenti.
Lui si definiva Ciro il Grande, anche se superava di poco il metro e cinquanta, più grassoccio che tarchiato, ma uomo di rispetto, deciso e forte.
Giravano molte storie su di lui, era nominato, rispettato e ricercato.
Forse per questo dovette trasferirsi a Milano, che ha sempre il cuore e il portafoglio in mano.
Lui girava sempre con un grosso volume rilegato della Bibbia, non so dove l’avesse recuperato, ma era utile, anzi necessario, diceva lui.
Con quel volume sotto braccio, che brandiva minacciosamente sotto il naso dei suoi clienti, dichiarava con voce profonda che la legge è legge, quindi bisognava restituire i soldi a loro prestati dai fornitori, negozianti o padroni di casa e si faceva pagare.
Si considerava quasi un avvocato, anzi meglio, perché le cause le vinceva sempre.
Non so se avesse mai letto quel libro, certo lo aveva perlomeno iniziato, perché i suoi figli li nominò successivamente Adamo, Eva, Abele e Caino.
Io ero l’ultimo della nidiata famigliare naturalmente, quelli nati fuori casa non so come li avesse chiamati.
Sfortunato o predestinato fu senz’altro mio fratello Eva, perché nostro padre non volle sentire ragione, se era nato secondo doveva chiamarsi così, maschio o femmina che fosse, la Bibbia e la Legge, che lui rappresentava, avevano sempre ragione.
Mio fratello si adattò così bene che cambiò sesso per evitare problemi con il nome.
Però il tempo stringe, non voglio annoiare nessuno come faceva il povero nonno Talpone, devo scegliere le immagini per il blog.
Ciao, ciao.

ZIO FIELE


“ Forza, aprite le finestre!
Qua c’è aria di chiuso, di polvere, di muffa!
Cos’è questo, un mausoleo ?”
Sono lo zio Fiele, sono arrivato a trovare il nonno e lo trovo tutto immusonito, la faccia pietrificata da mummia imbalsamata, che giocherella con delle torce elettriche di varia forma e misura.
“E’ successo qualcosa, vecchia cariatide ? – ho chiesto subito con un certo benefico sarcasmo; ci so fare con i vecchietti io.
Lui, il nonno Talpone, ha brontolato qualcosa sui due gatti, mentre accendeva e spegneva le pilette.
Ho fatto notare che mi sembravano tranquilli i due micini, avevano sporcato in terra o ritagliato con le unghie qualche altro libro ?
No, non intendeva loro, quelli che ormai comandano a casa sua, ma parlava di quelle due gatte solitarie che gli sono rimaste a seguire il suo blog.
Intanto lo scrivano, zitto zitto accanto a lui, rimaneva in stato di sospensione, pronto a trascrivere in bella copia il cumulo di foglietti di appunti che s’impilavano inutilmente sul suo tavolo.
Che coppia del delirio !
Guardo poi questo cavolo di blog e già il contorno della pagina con la corona di libri consumati e ammuffiti da bancarella delle fiere mi fa venire la voglia di scappare via, spazzando la polvere dagli abiti.
E poi i testi scritti: lamenti, lamenti, piagnucolii e tenerezze crepuscolari da Fogazzaro.
Via ! Via !
Bisogna metterci dentro una miscela di invettiva politica, di rabbia, di sesso.
Nonno Talpone a questa parola è arrossito quasi sgomento, va bene l’età, ma insomma la vita è anche sangue, sesso e avventura.
E con quest’ultima parola non mi riferisco a quelle infantili da bambini, lui è rimasto indietro, persino gli amici dei suoi nipotini lo guardano con malcelata commiserazione, quando il vecchietto offre loro la scatolina rossa a forma di cuore colma di caramelle e ciancia le sue battute.
Loro sono ormai diventati grandi, vogliono essere adulti, solo lui si è fermato ai tempi dell’asilo.
Adesso gli faccio cambiare il look del blog : un’immagine di Natura Selvaggia, un po’ di sangue, qualche bella fanciulla discinta.
Anche un pezzo di maschione, dalle spalle taurine e il viso losco, tipo The Revenant, ma non con quella faccia da pancotto del Di Caprio.
Ci vuole proprio lo zio Fiele per tirarlo su , povero nonnetto.

IL BUIO E L’UOMO NERO


” Fatemi luce,
Annegato nell’oscurità
Il mio passo é incerto,
Le paure danzano intorno
Mute, in questo silenzio.
Vorrei avere in mano
Un solo fiocco di lucciole.”
( Alfredo Nogavi )

Stanotte la sua lampada-biro aveva una luce veramente fioca, le pilette erano quasi esaurite e i suoi consueti viaggi notturni dal tiepido letto allo stanzino laggiú in fondo al corridoio presentavano seri pericoli di scontri con sedie, tavolo e gradini.
Nonno Talpone, previdente, ne possiede peró altre tre di scorta nella valigia, due minuscole con una lucina al led e un’altra da esploratore, con luce, bussola e un acutissimo fischietto da bobby inglese.
Di quest’ultimo tipo ne aveva regalato una copia ciascuno ai suoi nipotini.
Loro ne furono felicissimi di provarne l’indubbia utilità a casa loro, i genitori no, per cui furono subito restituite al nonno con tanti ringraziamenti ma con il divieto assoluto di provarle entro le loro mura domestiche.
Logicamente mancando la compagnia dei miei piccoli compagni di avventura useró la pila e non il fischietto.
La moglie, l’Istrice Prussiana, che dorme separata in una stanza lungo il corridoio, non apprezzerebbe il richiamo sonoro di aiuto, bastandole quello ritmato del mio, preteso, respiro profondo, altrimenti definito russamento.
Cosí stanotte avanzeró nel buio con la mia piccola lucina, tentennando nel sonno, tenendo lontani i ricordi di bambino e la storia dell’Uomo Nero.
La fiaba di Pamock e l’ Uomo Nero l’ho già raccontata, mi sembra, ma se mi arriveranno almeno quattro richieste dai quattro gatti che mi seguono, la narreró di nuovo.

IL GATTO, IL FUOCO E ME


Sono entrato nel cottage di mio figlio e ho subito notato che la temperatura gelida esterna si manteneva intatta anche dentro le sue mura.

“Ma non é freddo qua dentro ?”- ho chiesto ingenuamente.

” No, perché? Ho cambiato l’aria per tre ore aprendo le finestre, ma non ho freddo, perché?”

Lui ormai si sente inglese, o irlandese per osmosi e matrimonio, così in casa accendono il riscaldamento per un’ora al giorno ( sic ).

Mi siedo al tavolo, apro l’album e l’astuccio delle matite graduate da disegno, ma ho i brividi e la bramosia di fuoco e di calore é feroce.

Mi accosto al camino e lo carico di fogli di carta, ramaglie, legnetti e ciocchi di pino.

Il fuoco scoppietta subito, manda una nube bianca come un sospiro di sollievo e un’ondata di calore si allarga intorno a me.

Questa benefica emanazione, tepore, odore, rumore che sia, arriva al piano superiore, perché scende di corsa il gatto Tobias, che si strofina sui miei pantaloni, circondandomi con una lenta danza ed emettendo una serie di sordi mugolii.

Si acciambella poi sul divanetto davanti al camino e insieme, nuovamente amici, ci incantiamo davanti alle fiamme guizzanti e allegre.

Ripeto a me stesso, come una nenia, la bella poesia di Humberto Ak’abal sul fuoco, mentre Tobias, da buon gatto selvaggio, forse non pensa, gode il calore, dorme e i sogni sono solo suoi.

Humberto Ak’abal

IL  FUOCO

Il fuoco

Accucciato

Calma la tristezza del legno

Cantandogli

La sua ardente canzone.

E il legno

Lo ascolta

Consumandosi

Fino a dimenticare

Che fu un albero.

 

FIORI D’INVERNO


Poche sere fa, risalendo la collina verso la casa di mio figlio, siamo stati sorpassati da una spider rossa, a fianco del guidatore troneggiava un grande pino di Natale.

Mi sono rallegrato, anche se le feste erano ormai finite mi sembrava bello vedere un uomo in compagnia di un albero, quasi andasse in giro in compagnia di un amico o di un’amante.

Più avanti ho visto l’auto fermarsi lungo il parco e quasi subito ripartire via.

Quando abbiamo raggiunto il prato abbiamo scorto le nere sagome di decine di alberi di Natale, buttati uno sull’altro, in pose scomposte, quasi fossero corpi di soldati caduti dopo una furiosa battaglia.

Finite le feste, gli acquisti febbrili, l’apertura incuriosita dei regali ricevuti, i pranzi sontuosi, gli allegri brindisi, tutto finito anche per loro, silenziosi commensali.

Eccoli lì, che emergevano nel prato come verdi fiori invernali, improvvisamente esplosi nel gelo.

Ne ho raccolto uno poco distante, forse quello che viaggiava impettito sulla spider rossa, e faticosamente l’ho trascinato nella casa di mio figlio, che ha un camino.

Lui mi ha sgridato per l’ingombro e perché la legna si compra a ciocchi ben squadrati.

Ma nel freddo della sera ho reciso a piccoli pezzi i suoi rami resinosi e, acceso il fuoco, li ho gettati lentamente tra le fiamme, facendoli esplodere con un allegro scoppiettio, regalandoci luce e calore, danzando come fossero vivi.

Al centro dell’albero, nel fitto dei rami, ho scoperto alla fine una piccola stellina dorata di plastica, dimenticata e smarrita.

L’ho delicatamente raccolta e custodita nella tasca del mio cardigan blu.

A casa nostra l’ho posta a fianco del mio letto, per tenerla come sentinella e compagna dei miei sogni e dei miei ricordi.

PIACERE, VALDEMORT


“Papà, papaaa, fammi vedere la zampa di Valdemort !”

” Grr, grr !”

” Dai su, fai il bravo, qua la zampa Valdemort !”

Sua madre ride felice fino alle lacrime, dopo oltre venti giorni insieme al figlioletto lontano é sempre in stato di adorazione giuggiolesca, a parte alcune divergenze su come preparare il ragù o l’arrosto con patate.

Nonno Talpone invece, con la mano destra gonfia e bluastra per le tre artigliate inflitte dal gatto Tobias, di proprietà del Martello di dio, quello che secondo opinione corrente dovrebbe essere anche figlio suo, si aggira per la piovigginosa Brighton con un’enorme cerotto giallastro sul dorso della mano, rinnovato giornalmente dopo disinfettanti e creme antibiotiche.

Giorni fa il suddetto Tobias è tornato a casa con l’orecchio sinistro lacerato e sanguinante, si sussurra che nonno Talpone, ma lui nega, abbia pagato un gatto killer per la vendetta.

Intanto la storia continua ogni giorno, quando lo incontra o lo presenta ad amici il figlio inglese lancia la sua ferale battuta:

” Fai vedere la zampa, dai Valdemort !”

Martellante com’è, nonno Talpone ha timore che tra poco, incontrando qualcuno, lui si trovi inconsciamente a tendere la sua zampa fasciata, mormorando:

” Piacere, Valdemort !”