SCRIVERE CON LO SMARTPHONE


Scrivere con lo Smartphone alla mia età é  come correre i cento metri insieme al nipotino di sei anni.

Napoli e’ ” tanta”, fantasiosa, barocca, affascinante, surrealista e sciantosa, sempre umana e gentile.

E’ una vera ex capitale, con la sua fierezza, pur nell’abbandono.

Per ora posso solo scrivere ” Me so’ ennammurate e Napule”.

AI MARGINI DEL GIORNO


Stamattina dopo un’allegra colazione, tutti quanti allineati lungo il tavolo di cucina, dove sono circolate chiacchiere assonnate, frettolose  raccomandazioni dei genitori e qualche buffonata del nonno, con qualche rimpianto ed un accenno di protesta del Polipetto i piccoli sono stati accompagnati a scuola dal papà e poco dopo anche l’avvocato Tuttopiede, con un identico leggero sospiro, è uscita per  recarsi al lavoro.

I nonni, il Talpone e l’Istrice Amorosa, hanno chiuso la porta e sono ritornati a tavola, dove li aspettavano una distesa di piattini e tazze vuote, molte briciole sparse, alcuni barattoli semivuoti di marmellata e di miele.

Quasi a riempire quell’innaturale silenzio, nel terminare in fretta la colazione, i due anziani  si sono rammentati a vicenda le battute  ingenue dei piccoli nipoti, i loro gesti teneri, da cuccioli di uomo, come usa dire lo zio Martellus Deus.

Hanno pulito casa, si sono lavati e vestiti, lei ha preparato e cotto con gesti sicuri un grosso pane con la farina di farro; lui è uscito per andare al mercato settimanale da suo verduraio del Bangladesh, ritornando dopo le chiacchiere d’uso con quattro borsoni carichi, risalendo poi le scale di casa senza troppo sospirare, se non per il ricordo dei suoi piccoli amici.

A pranzo hanno intaccato la loro riserva quasi inesauribile di avanzi natalizi, hanno letto i loro libri, finendo per addormentarsi per il solito pisolino pomeridiano, preparandosi poi per l’impegno del corso in palestra, quello dei nonni avanzati.

Si sono trovati soli per la cena, mentre una televisione parlava di cose che nessuno ascoltava.

Ieri da quando nel pomeriggio erano stati all’asilo e alla scuola per il loro turno settimanale i due nonni avevano vissuto e giocato con i piccoli principi, avevano riso, inventato, “ pazziato”, come compagnucci di gioco più grandi, quasi fossero i ripetenti di classe troppo cresciuti.

Per carità, non c’è rimpianto, ognuno deve avere i propri spazi.

Le regole d’oro sono sempre quelle : autonomia e libertà.

Affermiamo risoluti che anche i nonni devono avere la loro vita.

Però …

Però un profondo sospiro di nostalgia almeno permettetecelo.

IL CUCCIOLO


Uno o più giorni alla settimana noi nonni siamo incaricati di andare all’asilo e alla scuola elementare, per accogliere a fine lezioni i piccoli nipotini e accompagnarli poi ai campetti di gioco vicino a loro e infine a casa, fino al ritorno dal lavoro di mamma Tuttopiede.

E’ una missione piacevole e responsabile che ci dà la possibilità di chiacchierare e divertirci con i nostri piccoli uomini.

Nonno si affanna a raccogliere caramelle gommose e liquirizie varie da stipare nella sua scatoletta rossa di latta a forma di cuore, nonna prosaicamente corre dalla pasticceria egiziana sotto casa, per  acquistare un bombolone alla crema per lo Scoiattolino e un cornetto ripieno di cioccolato per il Polipetto.

Nonno è ansioso come al solito, vorrebbe arrivare almeno mezz’ora prima davanti al primo appuntamento dell’asilo, non si sa mai, cosa fare se si fora una gomma  o se si viene tamponati?

Per lui l’ideale sarebbe andare a piedi, per percorrere quel tragitto cittadino di tre chilometri di buon passo di marcia; non ci sarebbero pericoli di forature, al massimo si slaccia una stringa o si urta un passante nella fretta, “ Scusi, sa vado di fretta , mi aspettano i nipotini, arrivederci !”

E finalmente eccoli là tutti e due, per accoglierli festosamente a braccia aperte, stringendoli al petto per fargli capire che non saranno mai soli, spesso ruotandoli intorno come in una giostra, prima del rito delle caramelle e dei dolci preferiti.

Tra i vari bimbetti che si incontrano all’uscita da scuola nonno Talpone ha un suo preferito, un ciuffoletto di tre anni, dal faccino rotondo, i capelli a caschetto, due occhioni espressivi, muto e attento ad ogni cosa, attaccato come una cozza alla sua tata preferita.

Quando si incontrano loro si guardano e si capiscono al volo con un invisibile ammiccamento, come vecchi siciliani.

Il Cucciolo vorrebbe pescare una caramella dal magico scatolino di latta, come da anni fa il suo fratellino maggiore, naturalmente la riceverà subito, poi con gesto serioso restituirà la carta che la avvolgeva.

Giusto per fare qualche esercizio vocale e per dimostrare al pubblico che non è muto, certe volte mormora piano e contegnoso “ Camella …”, non è una richiesta, è una formale completamento dell’intesa.

Giorni fa l’ho incontrato nell’atrio antistante la scuola elementare mentre, stretti tra la folla dei parenti febbrilmente eccitati, si aspettava l’uscita delle classi di prima elementare.

Anche lui, avvinghiato alla sua tata, attendeva il fratellino maggiore.

Consegnata la “ camella “ d’obbligo, nonno Talpone l’ha sollevato in braccio chiedendogli se voleva vedere dall’alto l’uscita degli scolaretti.

Il Cucciolo gli ha concesso benevolmente questo onore, poi stranamente ha iniziato a parlare.

Che cosa si sono detti?

Curiosi !

Hanno parlato di astronavi da costruire con gli scatoloni di cartone che ingombrano la sua nuova casa dopo il trasloco, di casette con il tetto verde e le finestre rosse e viola, per garantirgli un riparo tutto suo.

Ad un tratto, mentre lo sollevava più in alto della sua testa, sentendosi osservato, Talpone si è girato, trovandosi a lato la legittima mamma che li guardava con un misto di incuriosito timore.

Nonno Talpone avrebbe voluto rimetterlo a terra per consegnarlo alla madre, ma il Cucciolo si teneva ben stretto, orgoglioso di dominare il suo pubblico dall’alto, così quel nonno impiccione e impulsivo ha continuato a tenerlo teneramente sulla sue spalle, fino all’uscita degli scolaretti.

Avrà senzaltro sbagliato, ma sulla sua timidezza aveva vinto la gioia di essere in completa sintonia con il suo amico Cucciolo, che forse in futuro lo chiamerà “ Nonno Camella !”

JOLANDA


“ Nonno guarda, è il regalo che ci ha portato lo zio Federico, come aiutante di Babbo Natale !”

Appena aperta la porta nonno Talpone scopre che i nipotini stanno giocando ammirati con un enorme galeone pirata della Playmobil, sdraiati tra il corridoio e la sala della loro casa, quella degli avvocati di Wisteria Lane.

Lo zio è un amico di famiglia, ex compagno di lavoro di suo figlio, una persona amabile, dolce e gentile come pochi, giunto da Roma a Milano per una riunione di lavoro, con l’occasione ha voluto anticipare i doni natalizi.

Liberatosi in fretta della sua giacca a vento marinara color rosso pomodoro, il nonno si sdraia anche lui a terra per vedere da vicino lo stupendo galeone, osserva con occhio intenditore le velature, le funi, i paranchi, dà consigli sulla disposizione dell’equipaggio e mette un piccolo mozzo sulla coffa in cima all’albero più alto per avvistare in tempo i nemici.

Però occorrono altri navigli, rovistando nella camera dei bambini si recuperano in fretta altre due feluche minori, due barchette a remi e un piccolo gommone in cui mettiamo un vigile per dirigere il traffico.

Non si trova invece il veliero che il nonno aveva regalato loro due anni fa, quello che ballonzolava sulle sue ruote per simulare le onde marine, dotato di una capace stiva per i tesori.

“Dov’è il nostro vecchio galeone ? – domanda allo Scoiattolino.

“ Eh … Papà l’ha regalato all’asilo, io gli avevo detto di no, ma lui l’ha portato via lo stesso – piagnucola amareggiato il piccolo.

Questo fa arrabbiare seriamente il nonno, oltretutto con quell’acquisto al grande magazzino gli avevano consegnato, forse per sbaglio, dieci tagliandi di una lotteria, non aveva vinto niente come al solito, ma in compenso aveva ricevuto dieci SIM telefoniche da tre euro, iniziando così la sua avventurosa esperienza con tutti gli operatori telefonici nazionali, che con straordinarie offerte promozionali per cambiare gestore gli hanno via via consegnato decine di bonus gratuiti fino a duecento euro, fino a collezionare quattordici SIM per undici cellulari ( sic !).

Una numerosa flotta nell’appartamento può forse sembrare ingombrante per la mamma Tuttopiede che deve mettere in ordine casa, ma via, noi siamo pirati, abbiamo le nostre esigenze.

Quando potremo da grandi ci compreremo una casa dei giochi tutta per noi.

Comunque ci arrangiamo con i navigli che restano, scegliamo gli ometti, le armi, proviamo i cannoni a elastico.

E i tesori ?

Già, le piccole casse di plastica con i dobloni dipinti ci sono, ma i piccoli vogliono monete vere.

Si accontentano degli spiccioli del nonno, per fortuna aveva il borsellino pesante e soprattutto hanno sorvolato sulla mancanza di monete d’oro.

Abbiamo gattonato tra le varie stanze, spingendo i nostri velieri, lanciando urla di guerra e cercando anche di far ragionare il Polipetto, che a quattro anni ad un certo punto voleva far volare in alto il suo galeone pirata.

“ Non è giusto ! Devi stare a terra! – si lamenta il fratello più grande.

“ Ma io l’ho visto fare a capitan Uncino – piagnucola l’altro.

“ No guarda, semmai era Peter Pan, ma quì non abbiamo Campanellino, quindi tutti a terra, ma ora ho le ginocchia rotte, non si può giocare con gli aeroplanini o fare dei bei disegni seduti al tavolo ? – azzarda speranzoso nonno Talpone, alzandosi a fatica, con le articolazioni intorpidite.

Nonna Istrice si propone come valida sostituta e manovra il suo vascello, ma sul suo legno integra la ciurma con due pupazzetti dalle forme inequivocabilmente femminili.

“ Non è valido ! Non ci sono le donne pirata ! – strilla il purista Scoiattolino.

“ Beh non è vero, lo dice anche il tuo libro dei pirati, ti ricordi ? – afferma pacioso il nonno – E poi rammento benissimo, da piccolo leggevo del Corsaro Rosso, di quello Verde e di un libro sulle avventure di Jolanda, la figlia del Corsaro Nero.   Li ho ancora in cantina.  Salgari docet !”

I piccoli alfine accettano il  parere del nonno e le battaglie continuano tra urla e proclami di abbordaggio.

Nonna Istrice, seppure senza il vocione del marito, si sta comportando bene, tra scontri, lancio di cuscini e rovesciamento di navigli.

Il gommone del solitario vigile di Pisapia viene ignorato completamente, il traffico delle imbarcazioni è impazzito, come i questi giorni di pioggia e di scioperi dei trasporti pubblici.

Nonno Talpone, seduto su una sedia, ammira il gioco e guarda amorevolmente la sua Istrice, scarmigliata e vociante.

Bisogna riconoscerlo: sembra proprio la sua eroina di un tempo, Jolanda, la spavalda figlia del Corsaro Nero.

A DOMANI


La notte scorsa come al solito ho dovuto alzarmi dal letto quattro o cinque volte per correre al bagno, uno dei regali dell’età e conseguenza di piccole disfunzioni interne di un congegno corporeo complesso e miracoloso, che naturalmente comincia a perdere i pezzi e a logorarsi.

Non mi lamento, generalmente queste impellenze servono a svegliarmi da incubi notturni continui e ricorrenti, diventano quindi una via di fuga insperata.

La novità è che, rimessomi a letto per l’ultima volta, si è fatto vivo nonno Talpone con fantastiche storie, brillanti programmi e utili suggerimenti.

Ormai non potevo più riaddormentarmi, a che scopo ritornare a sognare situazioni angoscianti, claustrofobiche e grottesche.

Al mio fianco, nel vecchio letto di legno della fu signora Armida, russicchiava leggermente la mia adorata Istrice, lei non sogna mai, o almeno dice di non ricordare niente al suo risveglio, anzi riprende i sensi felice e con la sua grande voglia di vivere.

Non la volevo svegliare, sarebbe stato sciocco e crudele, l’ho lasciata riposare beatamente, il lungo periodo di vita passata insieme ci ha insegnato il rispetto dell’altro.

Combattuto tra il ricordo dell’incubo appena vissuto e le storie di quel fantasma briccone di nonno Talpone, non ho avuto la forza di alzarmi dal letto, così ho afferrato il primo libro della pila  ammucchiata come al solito sul mio comodino e ne ho iniziato la lettura.

No, non si trattava del mio Ebook color ciliegia, lui fa i capricci, per la seconda volta nel giro di due mesi è andato in tilt.

Non  basta che una presa sbagliata del suo fragile involucro metallico lo faccia improvvisamente  balzare avanti di una trentina di pagine., ma capita che, sfregando due volte la superficie dello schermo, per far avanzare la pagina, lo si manda facilmente in blocco.

Comunque il libro da me preso in mano sul comodino non era il divertente “ Storia di gatti “ di Stella Whitelaw con cui mi ero addormentato la sera precedente, ma “Auschwitz “ di Denis Avey, una drammatica autobiografia, libro acquistato da mia moglie, che ama questi testi di denuncia, impegnativi, aggressivi, con cui incredibilmente riesce poi a dormire tranquilla e serena.

Dopo un paio di ore ho messo i piedi fuori dal letto ancor più angosciato, oltretutto con l’amara consapevolezza di non riuscire a ricordare nulla di quanto mi aveva sussurrato il mio vecchio amico nonno Talpone.

Ci risentiremo domani, spero.

NON SI TROVA PIU’


Scusate se vi disturbo in questa fine estate torrida, ho perso nonno Talpone, non riesco più a trovarlo, mi si nega ostinatamente, certe volte appare per un attimo, ma non riesco più a comunicare con lui.

E’ un fatto inusuale e imbarazzante.

Molto tempo fa mi sembra di aver consigliato ad una lettrice “ Fai parlare il Talpone che è in te “ .

Mi sembra, se non ricordo male, che la stessa o un’altra lettrice rispose                       “ Personalmente faccio il possibile per tenerlo a bada e ben nascosto “

Questione di opinioni.

Io ci soffro, ma ancora non trovo rimedi utili a questa mancanza.

Siamo tornati a Milano la settimana scorsa, era caldissima e maleodorante, almeno rispetto al fresco venticello del mare di Brighton, ospiti au pair del figlio Martello di dio e del serafico Irlandese.

Il giorno dopo siamo ripartiti per la casetta umbra, quasi subito abbiamo avuto come ospiti due coppie di amici, ieri sono ripartiti per la città.

Ora io e la fascinosa Istrice siamo soli, leggermente stanchi e affannati.

Però mi manca l’amico ironico e fantasioso, insomma lui, il nonno Talpone.

Mi consolo guardando questa fotografia.

nonno Talpone ?

L’avete visto da qualche parte ?

CHIUSO PER FERIE ?


Questa mattina, preoccupato per il suo lungo silenzio, non ho saputo trattenermi dal chiedere maliziosamente a nonno Talpone “ Sei ancora chiuso per ferie ? “

“ Grumpf ! – ha subito borbottato lui, stizzoso come un vecchio Paperone – ferie ?

Accidenti sono ancora stravolto dalla fatica, altro che vacanze !

E poi tutti questi viaggi : Milano – Terni, Terni – Roseto degli Abruzzi, di nuovo andata e ritorno da quei luoghi,  poi Terni – Milano e ora Milano – Brighton.

Mi sembra di essermi trasformato in un pacco postale che viene spedito e rimandato da ogni parte della Terra !

Grumf ! Anche se sono un tipo avventuroso, da giovane giravo l’Europa con l’autostop, non so se te l’ho già raccontato, ora mi sembra di esagerare con questi viaggi, dopotutto ho una certa età !”

“ Suvvia sei ancora nel fiore degli anni  – ho cercato di  ammansirlo con una certa piaggeria– sei pieno di forze come Hulk, l’altra sera in corso Garibaldi a Milano facevi da cavallo da guerra per il piccolo Polipetto, nitrendo e galoppando tra la folla dei giovani che uscivano da teatro !”

“ Proprio così – ammette lui orgoglioso – nel singolar  tenzone che avemmo contro il fratello maggiore, a cavalcioni del padre promettente avvocato, ottenemmo svariati successi nelle nostre cariche !”

Nonno Talpone si ferma un attimo e precisa  –  Anche perché il cavallo avversario era sempre in conversazione sul suo cellulare, sempre al lavoro quello, anche alle dieci di sera “

Sorride tra sé perso nel ricordo dell’episodio, poi aggiunge –  Quando a fine serata  ho salutato i nipotini, ormai allacciati ai seggiolini nel grande SUV di papà, dato che  l’indomani io partivo per Londra e loro per la montagna dagli altri nonni, il Polipetto mi ha dato un grosso bacino, dichiarando intenerito e riconoscente “ Grazie cavallo !”

COME UNA SINFONIA


“ Che giorno è oggi ? – mi ha chiesto nonno Talpone, sbadigliando rumorosamente.

“ Che vuoi che ne sappia, con questo caldo penso solo a sopravvivere, da tanto non ti sento, sembri uscito dal letargo, estivo data la stagione. Certo rappresenti bene la figura tipica del messicano che dorme accosciato al muro per la siesta, ricoperto di un polveroso poncho e nascosto da un largo sombrero – ho risposto sgarbatamente, essendo uscito pure io da una pennichella pomeridiana, con l’inseparabile specchietto elettronico color ciliegia, che ormai mi segue ovunque.

Poi guardando il calendario ho scoperto che oggi è il 6 luglio, un rapido calcolo mi ha ricordato che sono ben dieci giorni che non riporto notizie di nonno Talpone.

Cerco di capire i motivi e gli avvenimenti che mi hanno distratto dal mio compito di scrivano e segretario del mio capo.

Per quanto ricordo lui allora era presissimo con un azzardato programma di fiabe pensate al femminile, il che mi è sempre sembrato abbastanza originale, dato che Madre Natura aveva scelto per lui un altro genere.

Va anche detto che la continua frequentazione con mamme e nonne, sia con il suo blog, sia per la presenza ai parchi giochi con i nipotini, possono aver influito sul suo equilibrio psicologico.

Chissà perché sono così rari i maschi che giocano con i bambini ?

Ritornando ai ricordi recenti, lui era in campagna per teorici lavori improrogabili ed urgenti.

Poi era tornata la moglie da Milano con il piccolo Scoiattolino, che aveva richiesto con insistenza di andare a Terni con i nonni.

Subito il suo lieve programma lavorativo campestre e soprattutto il riposo e le letture pomeridiane avevano subito un brusco arresto.

Sono arrivati in seguito il figlio, quello milanese, promettente e sempre indaffarato, con la moglie, la gentile avvocato Tuttopiede, dal timido sorriso, accompagnando il piccolo Polipetto, convalescente da continui malanni.

Ricordo che quando a notte inoltrata era sceso dall’auto, ove tutti pensavano fosse ancora addormentato, lui si era divincolato e si era gettato in braccio al nonno, stringendolo convulsamente al collo, aggrappato tenacemente, come un grazioso Koala alla sua pianta di eucalipto.

A questo punto nonno Talpone si è commosso fino alle lacrime, capitolando senza condizioni e da allora si è perso nel gorgo felice dei nipotini.

Per la cronaca attualmente loro sono al mare, dato che  i genitori li seguono per un lungo week end.

Lunedì sera i nonni ritornano in quella località balneare  per dare il cambio e goderseli per un’altra settimana.

Qua in campagna  restano sparsi per i viali e i cespugli la loro piscina gonfiabile semivuota, le loro carriole, i secchielli, le cazzuole da muratore sporche del loro cemento di fango, i mattoni di legno sagomati, un camion ribaltabile, l’automobilina rossa a pedali e il largo plastico di legno e cartapesta su cui muovevano a battaglia i soldatini medioevali del Playmobil.

Ora nonno Talpone gira loro attorno, li esamina con tenerezza e mormora tra sé “ Sento la loro mancanza, mi riposo, è vero, però anche i loro strilli possono entusiasmare come una sinfonia !”

APNEA


Il nonno è uscito dall’apnea per qualche minuto, ha messo a nanna i piccoli insieme con  nonna Istrice, lui prima di crollare dal sonno, guarda la posta su internet, vede il suo blog e scuote la testa, non ce la farà mai ad aggiornarlo, domattina sveglia sicura alle 6, notte a schivare calci amorosi del nipotino, a cui come ogni sera ha dovuto raccontare la fiaba del minestrone dell’imperatore Federico II e del papa cattivo.

Ogni sera lezione di storia medioevale, no l’imperatore non usava la spada di fuoco né il bazooka, 800 anni significano 4 / 5 generazioni di padri e figli per otto volte, la scomunica non fregava niente agli arabi, che allora erano assai più civili, colti e puliti di noi, si Federico ha inventato il volgare italiano, il minestrone lo mangiava da quando aveva patito la fame a Canossa, no, non so se mangiava gnocchi al ragù, però se si faceva la cassata siciliana non doveva avere rimpianti, sì se campo ti porterò a vedere Castel del Monte e la Zisa di Palermo, mangiando arancini e gustando granite al limone con il cornetto alla mattina.

Deve essere noiosa la lezione, perché si addormenta subito.

Nonno talpone lo segue a ruota.

L ‘ INGREDIENTE SEGRETO


Novità incredibili e festose nella campagna umbra: nonna Istrice ripartita giorni fa, è ritornata con un baldo giovanotto dal sorriso fascinoso, il nipotino Scoiattolino.

Il fratellino febbricitante è dovuto rimanere a Milano con i genitori.

Per prima cosa i due monelli hanno recuperato un enorme bidone in cui un certo apprendista stregone ha versato palate di terra, erba, fiori, legnetti, sassi e secchiate d’acqua, preparando un minestrone magico, ripetutamente rimescolato con un lungo legno piatto.

Lo Scoiattolino ha confidato  che è un preparato velenosissimo, essenziale contro i draghi, i mostri e pure i troll, anche quando fa la doccia a casa riesce a preparare veleni con doccia schiuma verde e acqua.

“ Hai proprio ragione – lo rassicura nonno Talpone – so che sapone liquido per i piatti e acqua sono ottimi veleni da spruzzare contro gli afidi delle rose “.

Dalla conversazione sui veleni sono passati ai soldatini di plastica, tipo Toy Story ( Sono quelli del mio papà quando era piccolo !), poi hanno raccolto amarene, strappando voracemente rametti interi, e fatta merenda al sole con pomodori spezzati olio e sale.

A cena minestrone, fortunatamente preparato da nonna Istrice, l’altro è rimasto fuori casa per i malvagi della notte.

Doppia razione di pane e pomodori, doppia di gelato al cioccolato, poi a nanna.

“ Nonno, dormo con te, così mi racconti la storia del minestrone, sai quella dell’imperatore ?”

E’ vero, tempo fa  è stato un improvvisato successo, quando a casa sua vi erano stati capricci, minacce e pianti per un minestrone non gradito.

Care mamme, dovete sopportarci, noi nonni siamo un poco maghi e un poco sciocchi.

Infilati nel lettone matrimoniale, rimboccatogli il lenzuolo sotto il mento, Talpone inizia con voce drammaticamente grave.

“ c’era una volta l’imperatore Federico II, potente come dieci re, ricco come cento principi, dotto come mille sapienti, dal freddo mare del nord alla opulenta e lussureggiante Sicilia lui dettava legge e costruiva bellissimi castelli.”

“ Come quello Sforzesco di Milano ?  –chiede incuriosito lo Scoiattolino.

“ Macchè, trenta volte più belli, splendidi di fontane e piscine, lui apprezzava la grande cultura araba, freschi d’estate e caldi d’inverno, con enormi parchi ricchi di frutta esotica e di rara selvaggina, che tempi, che uomini, e oggi abbiamo Berlusconi ! – sospira sconsolato nonno Talpone.

“ Ma un giorno Federico imperatore litigò con il papa, è una cosa che studierai a scuola, è la lotta delle investiture, i vescovi li nomino io, no tocca a me dicava il papa, un poco come avviene ora in Cina.

Ma a quei tempi quando il papa si arrabbiava, lui ti scomunicava e allora nessun suddito ti doveva più obbedire se non voleva.

Figuriamoci, uno bravo come Federico stava antipatico a tutti, mica c’era la televisione, solo il prete in chiesa che alla domenica con il sermone ti raccontava come andava il mondo, di qua e di là, anche se di là  lui non c’era mai stato.

L’imperatore si trovò abbandonato da tutti e dovette andare a chiedere scusa a Canossa, un brutto castellaccio vicino a Reggio Emila, dove ora c’è stato il terremoto.

Tre giorni e tre notti l’ha fatto aspettare fuori al gelo prima di farlo entrare e perdonarlo.

Sarebbe morto il povero imperatore se un porcaro, che aveva una capannuccia lì vicino, non gli avesse passato tre volte al giorno una ciotola di legno ripiena del suo minestrone.

Una volta tolta la scomunica Federico II tornò ai suoi castelli, tagliò un po’ di teste ai suoi voltagabbana, ( bei tempi ! ) , si fece lauti pranzi, ma purtroppo non riuscì più a trovare un minestrone così saporito come quello che aveva gustato a Canossa.

Mandò alla fine un suo fido scudiero a cavallo per cercare quel famoso cuoco, che non era l’Artusi, anche se era altrettanto intelligente.

Quando venne portato alla reggia imperiale, Federico ordinò al porcaro di preparargli immediatamente un piatto del suo famoso minestrone.

Ma quando a cena  gli venne servito su un piatto d’oro e di gemme preziose, ne assaggiò una cucchiaiata e lo sputò subito disgustato.

“ Pazzo criminale di un porcaro, come osi servirmi questa schifezza ? Mettici l’ingrediente segreto che la rendeva così gustosa o ti faccio tagliare la testa !”

“ Maestà si calmi –fece sorridendo il porcaro – lei si chiuda in prigione tre giorni e poi ritorni qua ad assaggiare questo minestrone, lo troverà squisito. Quello che ora non c’è è la fame, soltanto la fame !”

Il buon imperatore scoppiò in una sonora risata, compiaciuto dell’astuzia del suo porcaro, lo ricompensò di denaro e di onori, anzi lo nominò suo cuoco di guerra, lì la fame poteva capitare sempre a far visite inaspettate.”

“ Nonno, quando sarò imperatore ti vorrò come mio cuoco per fare minestroni !”

E si è addormentato felice.

Nonno Talpone è sceso in cucina a preparare queste note, litigando con un internet che non funziona e lo fa disperare, data la sua natura spera di rimanere sempre in ozio con sua maestà, che la Fame e il Dolore siano sempre lontani e così auguro a tutti voi a mezzanotte.