Dobbiamo sostituire la mamma che va alla riunione scolastica dell’asilo.
Appena entrato nella casa dei nipotini nonno Talpone viene accolto dalla frenetica piovretta che gli salta al collo.
L’altro, lo Scoiattolino è troppo impegnato ad attaccare le figurine autoadesive dei super eroi sul suo album.
Appena messo a terra il nanetto si mette a tirare con tutte le sue forze la mano del nonno, strillando “ Veni a ffare il bufo “.
Nonno talpone, permaloso com’è, si inalbera subito, si blocca e dice “ Un po’ di rispetto nanetto, non voglio fare il buffone, capito ? “
Il piccolo Scoiattolino allora alza la testolina ricciuta dal suo album e spiega paziente “ Ma no, nonno, lui voleva dire se vai di là a prendere la lavagnetta per costruire il gufo con i chiodini colorati “
Altra figuraccia di nonno Talpone, ma come si fa a giocare con i nipotini senza un interprete ?
Categoria: nonni
IL FANTASMA FORMAGGINO 2
Solo nella casa di campagna, ho finito di mangiare un piatto di paella cucinato a modo mio, cioè con tutto quello che capita dentro la padella del preparato precotto.
M’illudo così di cucinare ed evitare di usare solo scatolette.
Mi guardo intorno nella stanza vuota, anche la musica del trio per archi di Schubert mi porta una certa melanconia.
Poi vedo una macchia scura sulla porta di fronte a me, metto gli occhiali e mi accorgo che è un pezzo di carta nerastra che penzola da una parte con un pezzo di carta adesiva trasparente.
Lo riconosco, è il Fantasma Formaggino disegnato dal mio caro Scoiattolino quando era qua in vacanza un paio di settimane prima.
Ricordo, gli adorati nipotini avevano ascoltato ancora una volta la storia del fantasmino pauroso, si erano divertiti e ora a gran voce chiedevano che lo disegnassi.
Così, da addetto contornista di disegni quale sono per bontà loro, su due gran fogli di carta bianca disegnai la sagoma del lenzuolo del fantasmino, con due occhietti birichini e la curva sorridente delle labbra.
Poi in vena di generosità aggiunsi due braccia e due piedini che spuntavano in fondo.
Finiti e distribuiti i disegni i due bimbetti afferrarono le loro scatole di pennarelli per completare l’opera.
Il più piccolo, la Piovretta, dopo alcune linee tracciate a forza a caso pensò bene di cambiare occupazione e darsi allo smontaggio veloce di tutto quello che vedeva intorno a lui.
Il maggiore, lo Scoiattolino, con grande impegno cominciò a riempire la sagoma con una serie di colori intensi, marrone scuro, verde bottiglia, rosso amaranto, viola.
Il risultato finale era una forma che tendeva decisamente allo scuro, quasi un nero informe.
Completata l’opera lui la guardò attentamente, sembrava felice del risultato.
“ Non è troppo scuro questo Formaggino ? “ azzardai io.
“ No, è proprio così – pausa – è caduto nel pozzo nero ed è tutto sporco di cacca ! “
Questa parola proibita scatenò in lui una risata gorgogliante senza fine.
Il fratellino smise subito di rompere un giocattolo e si unì alla sua ilarità sfrenata, come quando di solito assiste ad un cartone animato di Pippo o Paperino.
Dopo un poco lo Scoiattolino ritagliò con cura la figura del fantasmino e, tutto soddisfatto, lo incollò con un pezzo di scotch alla porta di ingresso.
Lo riguardo, a prima vista sembra proprio un qualsiasi pezzo nero di carta.
Ma noi sappiamo che lì sotto sorride il nostro piccolo eroe, uno di noi, il fantasma Formaggino dal cuore bianco, anzi candido.
IL FANTASMA FORMAGGINO
Il nipotino maggiore, quello di quattro anni, è esile, slanciato, timido ma affettuoso con gli amici, anche ombroso con quelli che non conosce bene.
Se dovessi trovare una similitudine direi che è come uno scoiattolo.
Quelli marroncini, dai grandi occhi umidi, che saltano impavidi tra i rami degli alberi, a terra curiosissimi, ma facilmente spaventati da rumori e movimenti improvvisi.
Il mio caro Scoiattolo è anche di temperamento fragile, può passare dalla risata squillante al pianto disperato, come se avesse contro tutto il mondo.
Per calmarlo e farlo di nuovo sorridere spesso gli racconto la storia del fantasma Formaggino, che aveva deliziato anche suo padre e suo zio da piccoli.
E’ un racconto semplice che invento al momento, con varianti grottesche e buffe.
Fa sorridere i bambini, li calma e questo basta.
Dunque tra tanti fantasmi maligni, che destano terrore tra gli uomini e gli animali, lui è un fantasma bambino, con il suo lenzuolino addosso, a cui i genitori cercano di insegnare il mestiere.
Purtroppo lui non riesce a spaventare nessuno, anzi per sua disdetta e disonore ha una gran paura di tutto e di tutti, anche degli altri fantasmi.
E’ un fifone ammettiamolo, inoltre più che fare certe cose maligne e cattive, lui ama giocare, correre, dare calcetti alle pigne cadute dagli alberi, più di ogni cosa si diverte a passare nelle pozzanghere e giocare nel fango.
Il risultato è che il suo lenzuolo risulta parecchio macchiato, anzi diciamo sporco, marroncino.
I genitori hanno un bel sgridarlo perché si pulisca e faccia il fantasma perbene.
Ma lui, monello, non ama troppo fare il bagno e pulirsi, per cui spesso emana un odorino che si può tranquillamente chiamare puzza.
Un odore fastidioso e persistente, come di gongorzola vecchio e andato a male.
Ora i fantasmi possono urlare, apparire improvvisamente dietro gli angoli, digrignare i denti, cosa difficilissima perché non hanno la bocca, far stridere catene e catenacci, emettere puzze sulfuree.
Ma odorare di puzza di formaggio vecchio e girare con il lenzuolo bianco macchiato no, questo è da maleducati, in fondo anche loro hanno le loro regole di buon comportamento .
Così si snodano le avventure o disavventure di fantasma Formaggino che appassionano sia il mio Scoiattolino che il fratellino minore.
Addirittura quest’ultimo durante il racconto smette di smanettare, rompere, smontare in velocità tutti gli oggetti a sua portata di mano, per questo io, disperato,spesso lo chiamo la Piovra.
Tutto bene quindi ?
No, nonno Talpone non ha mai avuto molta memoria, mentre i suoi attentissimi ascoltatori si, con il risultato che il pubblico esigente richiede una versione sempre uguale, per quanto ripetuta in continuazione, una versione standard insomma.
Il nonno si scusa, cerca di ricordare, abbozza nuove possibilità.
Grande crisi, che viene comunque superata presto, il pubblico in fondo è composto da bambini.
Basta essere calmi, sorridenti e raccontare un episodio particolarmente buffo e i piccoli ridono felici.
Nonno Talpone si ripromette mentalmente di scrivere la storia, insieme a quelle di Giovannino Senza Paura e della sua numerosa famiglia, del gigante Briciola e tanti altri racconti.
Sono quasi quarant’anni che promette invano, ha persino la faccia tosta di dire che è troppo impegnato, è proprio un talpone.
18 aprile 2011 IN VIAGGIO
Stiamo viaggiando in auto verso l’Umbria.
Incredibile, noi nonni abbiamo avuto un colpo di fortuna.
Per una serie di coincidenze, la chiusura asilo per festività, le ferie non disponibili per i genitori, gli altri nonni occupati, abbiamo avuto in custodia i due pargoli per ben nove giorni durante il periodo di Pasqua.
Arriveranno i genitori in treno giusto per i tre giorni di festa, ma ne rimangono sei tutti per noi, se ce la faremo.
C’è gioia, c’è incoscienza per la fatica, ma in fondo la vita è una sfida.
La nostra casetta in Umbria è sulle colline sopra le cascate delle Marmore, è un terreno in forte pendenza, tenuto a uliveto e bosco di pini, querce e macchia mediterranea, distante tre chilometri dal vicino paesello medioevale.
C’è una nutrita e varia tribù di gatti semiselvatici, ma anche scoiattoli, istrici, tassi e persino numerosi cinghiali.
Bisognerà avere 24 occhi, ma ci divertiremo.
Il viaggio è lungo, di solito ci vogliono circa sei ore.
Il nipotino più grande, chiamato lo Scoiattolo, è legato sul seggiolino a fianco del posto di guida perché soffre il mal d’auto.
Però in questo modo si può parlare e commentare le auto e i camion che incontriamo per la strada.
Dopo aver finito un pacchetto di patatine e una limonata la conversazione si fa più intima.
Afferma con aria complice: “ Allora, mangerò tanta carnina, così diventerò grande e forte come papà”.
Confermo i suoi buoni propositi con un cenno del capo, devo solo ascoltare.
Lui continua :”Ma anche la pastasciutta fa diventare grandi, vero nonno ?”
“ Certo, è proprio così “ lo rassicuro.
“Voglio mangiare anche le carotine e l’insalata, così divento forte e pelato come papà, vero ?”
“ Questo è probabile, anzi sicuro” devo ammettere a malincuore.
Il piccolo non sa che mio padre, mio nonno, il bisnonno e io naturalmente, siamo diventati tutti pelati a partire dai vent’anni.
Con un fortunato slogan pubblicitario si potrebbe dire : “ Talponi, i buoni pelati di Milano”.
SIAMO TORNATI
Siamo tornati a Milano, esausti per le nove ore di viaggio in auto da Terni.
Fermate strategiche per il nipotino che vomita, quello che ha fame e vuole sgranchirsi le gambe, la vescica del nonno, la pausa per il ristorante poiché i nipotini non si accontentano del panino veloce, l’incidente in autostrada a poche decine di chilometri da Milano che ti ributta in strade sconosciute e intasate.
Siamo tornati e abbiamo riconsegnato i due angeli alla madre, sorridente e trepida.
Abbiamo scaricato dalla vecchia vettura famigliare le valige, i borsoni, i sacchi dei giochi e i pacchetti di prelibatezze casarecce.
Siamo stati ad ammirarli mentre riesploravano il loro appartamento e la loro cameretta, a casa loro dopo nove giorni di vacanza con i nonni in quella collina semiselvaggia della Valnerina.
Erano felici ma ci cercavano con gli occhi e non volevano farci andar via.
Ma la nostra parte era finita per ora, l’avevamo recitata come potevamo, con tutto l’amore, la comprensione e la gioiosità possibile, resistendo alla fatica mentale e fisica.
Assediati come a Fort Alamo a detta del nonno, secondo le sue reminescenze eroiche di quando era ragazzo.
Ora con immenso dispiacere, ma in fondo era giusto così, dovevano lasciarli ai loro genitori.
Sappiamo dove stare, disponibili ma con discrezione, solo quando siamo chiamati.
Possiamo sempre telefonare, con aria informale per sapere se tutto va bene, se sono in salute, se è avvenuto qualcosa di nuovo.
Siamo tornati nella nostra famiglia ristretta, ma segretamente speriamo di essere ancora chiamati, desiderando di essere utili, per tornare bambini insieme a loro.
TALPONE A CHI ?
Non passa giorno che non ci siano novità.
E poi dicono che la vita dei pensionati è ripetitiva…
E’ vero, mentre prendo la metropolitana, mi è capitata una lieve disavventura, una sciocchezza, volevo solo difendere una ragazza derubata da tre ragazzotti zingari, ma insomma, ne capitano di ben altre sui giornali.
Il guaio è averne parlato con mia moglie e con i figli.
Risultato: si sono messi a ridere come matti, addirittura mio figlio inglese, il Martello di dio, mi ha creato un blog, “nonno talpone”.
A me, che quando facevo il servizio militare da topografo il sergente diceva sempre che avevo dodici decimi di capacita’ visiva.
La dizione mi sembrava poco coerente dal punto di vista matematico, ma mi faceva piacere e non gli davo troppo peso dato che in matematica ero tra gli ultimi della classe.
Comunque questo glob o blog che sia non ho capito come funziona, se devo scrivere userò la solita lettera elettronica, sono avanzato io, non uso più le lettere postali, non trovi mai i francobolli giusti o almeno quelli belli colorati che ti faceva piacere vederli quando ricevevi le buste, ora ti scrivono solo le banche e quelli che ti vogliono imprestare dei soldi a tutti i costi.
Poi, perchè Talpone ?
E’ vero che porto gli occhiali multifocali come tutti, ne tengo in tasca sempre un paio di riserva, non si sa mai.
Li tolgo solo quando gioco con i miei nipotini, perchè nella lotta o quando faccio il cavallo si possono rompere.
Quando vado all’asilo a riprendere il piccolo Scoiattolo, anni fa fingevo di non vederlo, guardandomi intorno dicevo ad alta voce:” Non ti vedo, dove sei ?”
Lui sotto di me con gli occhi impensieriti mi guardava in su e con le manine si indicava disperatamente.
Allora io lo prendevo su stringendolo forte, girando su me stesso e facendo un minuetto.
Era un gioco tra noi due, forse un pochino sadico, come tutti i divertimenti dei bambini, quello che conta e’ il lieto fine e ridere insieme.
Ora quando entro nella sua sala dell’asilo e mi guardo intorno, non lo vedo bene, ma c’è sempre il suo amico Stefano che con la sua voce squillante grida : ‘ Guarda, c’è tuo nonno ! “e io lo prendo in braccio di slancio come una volta.
Spero che in futuro lui e il compagnetto di giochi non mi facciano lo scherzo di gridare al modo solito, mandando avanti un loro amichetto.
Lo riconoscerei, disattento come sono ?
NONNO HULK
Una cara e spiritosissima mamma ha scritto che suo figlio, in un attimo di smarrimento o di perfidia, aveva dichiarato di voler cambiare casa e nome, trasferendosi dai genitori e dai nonni del suo compagno di asilo.
Nonno Talpone si e’ subito entusiasmato all’idea di ingrandire la famiglia, nella sua abituale incoscienza, scrivendo la seguente email:
Cara Elastic Girl ( strano nome davvero ),
mi scuso per doverla disturbare ancora, sono il cosidetto nonno elastico un po’ svampito.
Dovendo essere il nonno putativo di suo figlio, ne consegue che lei diventerebbe quasi mio figlia o, nel peggiore dei casi mia nuora, in ogni caso essendo la madre di un mio occasionale compagnuccio di giochi nei giardini pubblici a voi vicini, è quasi a una madre che mi rivolgo per risolvere un problema che mi si è presentato stamattina.
Come al solito mia moglie, l’adorabile nonna Istrice, mi ha spedito fuori per acquistare il giornale oltre ad una lunga lista di generi di impellente necessità quali la carta igienica, i pelati, i fazzoletti di carta per l’eterno raffreddore etc..
Essendo domenica, i negozi e supermercati chiusi, dopo essere passato dal giornalaio per il quotidiano “il Fatto Quotidiano” che la consorte richiede ( io acquistavo “Il sole 24 ore” per il supplemento domenicale, ma ora sono in polemica con loro, quindi non lo compro più ) stavo pensando dove andare ad eseguire gli ordini ricevuti.
Non mi rimaneva che usare la metropolitana e provare in un emporio in centro, per cui scendo le scale, passo i tornelli e mentre aspetto pacificamente l’arrivo del treno, arriva trafelata una ragazza che esclama : “ c’è un gruppo di ragazzi che mi hanno messo le mani nella borsetta, attenzione ! “.
Io non giro più con il borsetto da diversi anni, lei è forse troppo giovane per ricordarsene, per fortuna è passata quella moda veramente scomoda, ma decido di salire a dare il benservito a quei teppistelli , seguito da un giovanottone che era vicino a me.
Ora deve sapere gentile mamma che quando giochiamo con i lego, mio nipote, quello più piccolo, di due anni, ha difficoltà ad aprire quei blocchetti sottili che sono incastrati insieme.
Mio figlio, il promettente avvocato, si ostina a considerare adulti i suoi pargoli di due e quattro anni, per cui acquista scatole di Lego professionali per costruire scavatori ( 700 pezzi ) castelli medioevali ( 900 pezzi ) con cui il piccolo cerca di impilare in qualche modo un cubo o un parallelepipedo.
Io sono delegato a smontare i pezzi incastrati, cosa che faccio ben volentieri fingendo uno sforzo smisurato, tanto che l’altro nipote, lo Scoiattolino, mi chiama “ nonno Hulk “.
Ha già capito tutto, vero cara Elastic Girl ?
Arrivati al mezzanino mi sono trovato davanti a tre ragazzotti muscolosi di vent’anni che mi hanno guardato storto e che io riguardavo con occhio truce.
Mi sono avvicinato al gabbiotto dell’agente di stazione dicendo ad alta voce di chiamare la polizia, l’addetta, una biondina alta ed esilina, mi ha sussurrato che l’aveva già chiamata, richiudendo in fretta la porta.
“ Bene “ ho detto guardando in cagnesco i tre che erano usciti dai tornelli e non avevano ancora capito chi fossi e cosa volessi fare .
La ragazzina in divisa della stazione ha aperto ancora un pochino la porta di vetro del suo ufficio per sussurrarmi che era più sicuro che me ne andassi via al più presto, allora mi sono girato e mi sono accorto che ero rimasto solo nel vasto spazio del mezzanino della metropolitana, inghiottendo saliva sono riuscito a mantenere lo sguardo truce, grazie anche ad un ictus momentaneo, e , forte dei miei ricordi fumettaroli e cinematografici, ho pensato ad un’arma di difesa.
Cosi ho arrotolato ben stretto lo smilzo giornale che avevo in mano e ho maledetto il fatto di non avere acquistato il corrierone e soprattutto che in Italia non ci sono i giornali domenicali con i supplementi.
Ma perché benedetta amica giornalista fate i supplementi solo al venerdì e al sabato, la gente non può dire all’eventuale aggressore “ scusi oggi non vale, non è uscito il supplemento, ho solo un giornale di quattro pagine! “.
Comunque sono riuscito a ridiscendere al mezzanino dei treni, fermandomi vicino ad un gruppo di nordafricani, ricordando che nelle notizie di cronaca nera si era dimostrato che in casi simili sono loro gli unici che intervengono in aiuto.
Sono poi riuscito a tornare a casa sano e salvo con tutta la spesa richiesta, ma per ora non ne ho fatto parola con mia moglie, per non sentirmi fare i soliti predicozzi.
Ne parlerò con mio nipote Scoiattolino,
L’altro è piccolo, non capirebbe e poi come fare a dirgli che non deve più chiamarmi “nonno Hulk”, le pare?
Grazie per l’attenzione
Nonno Talpone
QUANDO ERAVAMO ANCORA PIRATI.
Erano assalti ai castelli del governatore spagnolo, attacchi a file di cuscini del divano buttati a terra, arrembaggi forsennati a galeoni poltrone.
Dopo le fatiche guerresche veniva chiamato a gran voce il cambusiere, per portare i beveraggi, fantasiosi boccali di vino, ” bille ” e ” lum “.
La R era ancora ignota, noi ci divertivamo, ma mio figlio, il promettente avvocato, era preoccupatissimo, temeva di avere un figlio cinese.
Quando la sete si faceva veramente sentire era necessario mescolare succo di amarene, zucchero e acqua per travasare il tutto in bottigliette da liquore tipo minibar, tapparle bene e portarle in un vassoio ai due minuscoli pirati.
Erano poi ben attrezzati nel loro ruolo: bende nere all’occhio sinistro, feluche ornate di teschio e tibie, schioppi e coltellacci di plastica morbida, spadoni di cartone.
Era una continua ricerca e scoperta di libri illustrati, magneti adesivi, puzzles, stesure di mappe del tesoro, canti guerreschi da ” pilati “.
Un avvenire roseo di conquiste e bottini di forzieri inverosimili contenenti caramelle e monete dorate di cioccolato.
Perfino dopo aver visto numerose volte il film di Peter Pan la saga dei pirati non è stata scalfita.
