GRASSE RISATE


Dopo due giorni di  pause abbuffatorie, passate da nonno Talpone e consorte a cibarsi di soli grossi pomodori dell'orto e pesche, è scattato l’immancabile invito a cena.
Un posticino in Val Nerina, vicino ad un laghetto di pesca sportiva, una ventina di tavoli all’aperto, cucina casareccia ma con sprazzi di fantasia indovinata, prezzi modici, il cognato sindacalista in questo indovina sempre il posto giusto.
Il problema è la compagnia : sarò fissato, ma la classe media in provincia ripete sempre le stesse cose, non sempre amene.
Le donne : i figli che non studiano, le malattie spesso immaginarie, i tranquillanti e le medicine consigliabili.
Gli uomini : la magnata, la bonazza, le corna degli altri.
Ci saranno eccezioni naturalmente, ma quando Talpone cenava con vecchi ternani che provenivano dal lavoro manuale, muratori, contadini, meccanici, notava una compostezza e una signorilità ben diversa.
Non importa ormai sono rassegnato.
Commenti sulle minigonne delle giovani che entrano nel giardino della trattoria, sulle scollature o sulle forme delle signore, propositi di appuntamenti per le prossime cene, racconti delle personali esperienze di vita.
Che divertimento.
 “ Ti ricordi in Spagna quella con un seno così pendente, quante gliene ho dette, poi andando via lei ci ha salutato in italiano ! “
Grandi risate.
“ E io, quando ero in Turchia, una grossa tedesca con un enorme posteriore proprio davanti a me, ho elencato tutto quello che le avrei fatto, beh, da non credere, parlava italiano pure lei !”
Risate generali.
“ Invece io a un nipote quando era piccolo gli mettevo in bocca l’alluce del piede in bocca e lui ciucciava, poi  si svegliava e strillava. L’hanno detto pure a mago Zurlì in televisione, pensa un po’ “
Tripudio di risate.
“Una volta che mi avevano messo mio nipote di quattro, cinque anni nella mia camera e io dovevo dormire in salotto, quel disgraziato poi ha rovistato nel mio cassetto. Allora l’ho afferrato per i piedi e l’ho tenuto appeso fuori dal balcone del terzo piano, piangeva, urlava e scalciava come un dannato quell’infame, ma così impara la lezione !”
Nonno Talpone non riesce a scrivere senza deglutire a vuoto con un inizio di attacco di panico, ma lì, davanti ai piatti gustosi a base di barbazza, tutti ridevano fino alle lacrime.

IN MOVIMENTO !


Seconda giornata di attività atletica : questa volta nonno Talpone sarebbe andato a piedi sino al vicino paese e ritorno, un’impresa con un percorso di ben sei chilometri !
E’ risaputo che Talpone è unanimamente considerato un personaggio temerario, così lui asserisce, si è pertanto affidato alle sue gambe per affrontare le varie curve in discesa verso la bottega dell’amico Nando.
Ha incontrato due auto e un’altra avventurosa signora in movimento ginnico, arrivando dopo mezz’ora nel negozietto del paese.
Si è trovato di fronte a una dozzina di signore intente agli acquisti ed è stato salutato dalla figlia di Nando, una giovane trentenne bruna dalle forme procaci, un incrocio tra Sofia Loren e Sabrina Ferilli.
“Buon giorno Talpone…ma che bel nome che hai !”- ha esordito con una voce calda e leggermente roca, scandendo bene le parole e finendo con un modulato sospiro.
Talpone è arrossito come un pomodoro e si è chinato velocemente su una cassetta di fichi, borbottando che non vedeva dove fossero le patate.
Sofia ha aggiunto, tra i risolini delle presenti e dopo una pausa ben calcolata, “ E’ come il nome del mio ragazzo !”
Nuove risatine delle signore mentre Talpone cercava di inserirsi tra le ceste di carote e patate messe sul pavimento per cercare un’immaginaria moneta persa.
Dopo un adeguato periodo di tempo è riemerso tra le clienti con noncuranza ben calcolata, ha bevuto il suo tè con una focaccina salata ancora calda di forno, ha chiesto i suoi giornali e un chilo di fichi.
Al momento di pagare si è accorto di aver dimenticato a casa il portafoglio, ma Sofia con un sorriso smagliante ha mormorato “ Non importa Talpone, lo segno sul mio quadernetto, tanto ci conosciamo bene !”
Qua in paese tutti fanno annotare la spesa, solo i rari turisti di passaggio pagano in contanti.
Il problema era il ritorno a casa con il vassoio degli enormi fichi maturi posati su un largo vassoio.
Sofia con gli occhioni luccicanti ha sussurrato “ Se vuoi Talpone ti accompagno a casa con la mia auto !”
Il poveretto ha borbottato che sarebbe tornato più tardi a ritirarli ed è schizzato fuori dal negozio come inseguito da un nugolo di vespe.
Duro il ritorno a casa in salita, ma dopo un paio di curve si è visto venire incontro di corsa, con balzi elastici e ben ritmati, un giovanotto abbronzato e palestrato, in canotta e calzoncini che ha esclamato “ Buongiorno !”
Talpone, sudato e affannato, ha risposto al saluto continuando la salita.
Poi ci ha ripensato, ha raddrizzato le spalle, levato la testa, i baffetti rialzati e ha assunto un’aria soddisfatta.
Era finalmente entrato anche lui a far parte della grande famiglia degli atleti mattutini, quegli eroi abbronzati che, agili e scattanti, guizzano tra i verdi boschi delle colline umbre !

FINALMENTE IN AZIONE !


“ Un poco di movimento ci vuole !” stabilì nonno Talpone guardandosi allo specchio e notando con rammarico che non riusciva ad allacciare la chiusura dei pantaloni.
Era urgente correre ai ripari, rinnegò quindi per la prima volta le solite tazze di tè e le fette di pane ricoperte di squisite marmellate preparate amorosamente dalla consorte.
Usci da casa a digiuno e si diresse verso il cancello in fondo al vialetto, per scendere a piedi verso il vicino paesello.
Erano almeno ben tre chilometri buoni di strada.
Prudentemente stabilì di salire in auto per accorciare ragionevolmente lo sforzo imminente.
Alle prime villette esterne del paese parcheggiò in un piazzale e si incamminò di buon passo gagliardo verso la bottega del suo amico Nando.
Erano circa trecento metri da percorrere, petto in fuori, con movimento ritmico e cadenzato delle braccia, sotto il sole brillante del primo mattino.
Augurò gentilmente il buon giorno ad un paio di persone sulla strada ed entrò con aria trionfante nel negozietto, unico esemplare commerciale di questo paesetto medioevale.
Salutò con calore l’amico, prese un giornale, bevve una tazzina di tè al limone dalla macchinetta, assaggiò un paio di paste alla cioccolata appena portate dal fornaio e commentò festoso “ Oggi sono venuto a piedi ! “
Il che era perfettamente vero, non doveva specificare da dove e nessuno glielo chiese, con sua grande soddisfazione personale.
Quanto poco ci vuole per ridare il buonumore ad una persona !
Ritornò poi baldanzoso a piedi verso il parcheggio, tra il trillio degli uccellini e l’aria frizzante  delle colline.
Nonno Talpone sorrise soddisfatto, finalmente in azione !

QUA FINISCE MALE


Signor Direttore, dott. Martello, il suo inviato speciale nella Conca Ternana, il sottoscritto nonno Talpone, pur tra mille difficoltà cerca di mantenere la corrispondenza giornaliera richiesta, a rischio della propria incolumità.
Tumulti di bande giovanili, saccheggi di negozi, autobus e case bruciate ?
No, signor Direttore, in questi luoghi ameni tutto tace come sempre, come nei secoli di dominazione papalina.
Il pericolo, ben conosciuto dagli abitanti indigeni, sono i pranzi e le cene giornaliere che sono servite, rigorosamente abbondanti, gustose, fantasiose, maledettamente ripetute.
Ha presente quel vecchio film di Ferreri “ La grande abbuffata “ ?
Io, ingenuo milanese, in quegli anni mi entusiasmai, avevo anche almeno trent’anni di meno, pensavo ad una fantasia grottesca di quel geniale regista.
Invece no, lui probabilmente era passato casualmente da Terni in periodo di sagre estive.
Non si può dire “ va bene, gustiamoci questi picchietti al tartufo ( porzione di due etti circa ) e poi ci facciamo un caffè.
No, qua si inizia con una ventina di antipasti, dal farro al tartufo ( te pareva ) ai dieci tipi di bruschetta a testa di vario tipo, ai pescetti fritti, olive ascolane ( non sono di Terni ma si sono radicate anche loro ) coratelle, fettine di lardo aromatizzate.
Poi picchietti, ciriole, strozzapreti, lasagnette, spaghetti e maccheroncini al tartufo  in bianco ( dicono loro, anche se nereggia ), alla boscaiola, al ragù di castrato, ai frutti di mare, alle granseole, al pesto ( sì, è ligure, ma qua se magna de tutto ).
Seguono agnelletto al forno, tagliata con pepe ( ma non era fiorentina ? ), braciole, cinghiale in umido, fettine, pollo ( questo è nostrale, nun po’ di de no !), salsicce gustosissime, trote ( nostrali pure queste ) fatte al forno e cosparse di tartufo.
In seguito come rifiutare lo scodellone di panzanella, per mettere a posto lo stomaco, anche se da piatto povero, ora con alici, uova sode, olive e quant’altro vale una cena da solo.
Non parlo  delle frittatine,” una fettina sola, so’ fatte con le ova nostre !”
Sei da tempo arrivato al capolinea, ti passano pizzette casarecce, formaggi di Norcia, fichi giganti e gustosi, ormai incosciente ti infili in bocca crostate alle visciole, panna cotta, tirami su, bomboloni alla crema.
Il gelatino, il tartufino di cioccolato, magari corretto, sempre per sistemare lo stomaco ormai formato baule, amari, limoncelli, nocini si uniscono fraternamente.
Come se non bastasse durante tutte le cene i ternani parlano appassionatamente delle prossime magnate, si fissano date e appuntamenti ( sono già stato prenotato fino a ferragosto inoltrato ), si litiga sul posto fissato, “Da me che c’ho un agnelletto nostrale che nun te dico”
“ No, da me che vado a Civitavecchia e te porto du casse de pesci freschi freschi dal pescatore mio ! “
“ Macchè, io tengo delle sarcicce e un collo de maiale che è uno spettacolo, nun fo pe ‘ dì , è proprio mio de me, l’ho curato come un fijo “
“ Mannò, annamo a Polino, che lassù se sta sempre freschi e ce stanno li funghi porcini “
“ Bravo, ma che sei matto de capoccia, dopo te avvelenano, nun lo sai ?
Annamo a Quadrelli, lì si che sono salutari !”
La caccia è chiusa, di politica, se non devi chiedere un favore o un posto, non si parla che fa sempre schifo, spesso si discute di donne e di corna, con genealogie dettagliatissime a tutti note, ma per te oscure.
Tu boccheggi, t’addormenti a tavola, ma come fai a scrivere articoli ?
Se poi nonno Talpone vuole evitare qualche pranzo o cena deve litigare con la moglie ternana, le cognate, le cugine che si offendono.
Guardi fuori e vedi questi accidenti di prati verdi ricoperti di fiorellini bianchi di cicuta, senti un brivido di gelo allo stomaco e sussurri “ Va bene cara, andiamo “
Qua finisce male, mi creda signor direttore.

NONNO FREGOLI


Squilla il cellulare, risponde mamma Istrice, dai toni dolci e dalla durata della telefonata un estraneo potrebbe pensare che sia l’amante, ma Talpone capisce che si tratta del figlio Promettente Avvocato.
Con il Martello di dio londinese la durata sarebbe stata inferiore, per motivi economici naturalmente.
Dopo mezz’ora lei mi chiama, l’Avvocato vuole parlare con me.
Strano, le sue macchine da far riparare ?  No, siamo a 600 Km di distanza, idem per bollettini da pagare o commissioni da sbrigare.
Mi interroga subito “ Pronto, folletto dei boschi ? C’è qua un bambino che ti deve parlare “
Talpone capisce che si richiede una trasformazione alla Fregoli, si tappa il naso e risponde  “ Prondo chi è ? “
Lo Scoiattolino con la sua vocina squillante ed emozionata chiede “ Pronto, sei il folletto dei boschi ? “
“ Di, dimmi bure caro… “
“ Sono un bambino e vorrei la vestizione di Dark Fender “
“ Scusa bambino berchè vuoi una chitara  o vuoi forse un gostume del Fenner di Guere Stellari ? “
“ Il costume di Guerre Stellari, per il mio compleanno “
“ Gome ti chiami e quando gombi gli anni ? “
“ Sono Scoiattolino Talponi, un momento…. Papà quando compio gli anni ?…Ah si, il 13 settembre, posso avere la vestizione di Dark Fender allora ?”
“ Va bene, lo segno qua sul mio libro d’oro, ti saluto e fai il bravo bambino “
Finalmente arriva al telefono il Promettente Avvocato, Talpone può riprendere fiato, stava soffocando, per amore d’accordo, ma sempre semisoffocato era, chiede ansioso “ Mi ha riconosciuto ?”
“ No folletto dei boschi, va bene così “ E chiude la comunicazione.
Già per ultime feste Talpone ha dovuto fare la voce dell’Uomo Ragno con un fazzoletto in bocca, ancor prima entrare in una strettissima casacca da Babbo Natale, spaventando i piccoli e mangiando una barba di plastica, speriamo che in futuro non gli chiedano di fare Biancaneve.
Dura vita da nonni, detto con i baffi all’insù.

UN BEL CAMPO FIORITO


“ Guarda Istriciotta come sono belli questi fiori bianchi, sembrano una macchia lattea sul prato verde “
“ E’ vero, però senti, non profumano ! “
Nonno Talpone annusa lo stelo raccolto, che termina ad ombrello in una serie di corolle di minuscoli fiorellini bianchi.
E’ un povero fiore spontaneo di campo, adatto al più a fare da contorno per i suoi simili dai colori più vivaci e raffinati.
Purtroppo ora è l’unico tipo presente nel nostro campo, il periodo delle varie orchidee selvatiche, che dicono specie protetta e rara, invece stranamente diffusa ovunque da noi, è purtroppo ormai finito.
Come in estate non ci sono più quelle erbe saporitissime di campo, rapunzoli, crispigni, saporitella, che Talpone raccoglie in primavera per comporre delle insalate gustosissime, degne di un re.
Comunque per curiosità porto in casa l’esemplare raccolto, cercando nelle librerie i testi di botanica sui fiori spontanei.
Ben presto trovo il disegno a colori che raffigura il mio fiorellino.
Leggo : “Conium maculatum, fusto cavo, eretto, fiori piccoli, bianchi, riuniti ad ombrelle ( sic ) “
E’ sicuramente lui !
“ Pianta fortemente velenosa in tutte le sue parti “
Gulp !
E’ la cicuta di socratesca memoria, inorridito nonno Talpone lo getta nel camino.
La sera, a casa della sorella Paperoga, l’estrosa ceramista, l’Istrice racconta il fatto accaduto, abbiamo i prati coperti di piantine di bianca cicuta.
La spiritosa ( ? ) Paperoga esclama tutta giuliva “ Allora perché non cicutiamo i nostri mariti e viviamo libere e contente ? “
L’Istrice sorride con uno sbuffetto d’aria perlomeno equivoco, Talpone allibisce.
Le due sorelle sono fedelissime fans di tutti i programmi polizieschi ammanniti dalla TV, Poirot, miss Marple, Scherlok Holmes, l’ispettore Barnaby, fino a quegli orrendi serial televisivi americani.
Dal fondo della poltrona l’incauto marito di Paperoga bercia come al solito “ Accendimi la televisione, voglio il telegiornale o un programma con belle figliole giovani ( per censura  uso un eufemismo ), tutte tette e culo “
Non ha mai brillato per finezza il rude sindacalista, pur essendo una persona buona e generosa, a volte è orrendamente spiacevole.
In questo momento appare un incosciente suicida.
Talpone per rompere il ghiaccio chiede ansioso “ Posso apparecchiare tavola ? Serve aiuto ? “
In cuor suo solennemente si ripromette :

  • Abbasserà sempre la tavoletta del WC dopo l’uso
  • Chiederà di passare l’aspirapolvere e di lavare i pavimenti
  • Conterà fino a sette prima di rispondere in modo magari sgarbato
  • Comprerà mazzi di fiori almeno una volta alla settimana
  • Idem per comporre settimanalmente una poesia d’amore, in mancanza d’ispirazione adattare un sonetto di Shakespeare, fa sempre un effettone, dimenticare l’amato Giovenale

Caro direttore mi capisca, con queste donne che al grido di “ Towanda “ si possono scatenare, è meglio essere cauti.
Licenziarmi, se proprio deve, pazienza, ma cicutato NO.

NON LICENZIATEMI !


Ancora invischiato dal ricordo degli amati nipotini, nonno talpone ora si sveglia tardi la mattina, legge  con tranquillità  il suo ultimo affascinante romanzo, ”l’idiota “ di Dostoevskij , girella per  casa e in giardino con aria svagata, insomma se la prende comoda, come ogni pensionato assennato.
E’ vero, ultimamente non ha scritto il solito post giornaliero nel suo blog, la sera era troppo stanco per la giornata tumultuosa con i due nipotini, ora troppo vuota per la loro mancanza.
D’altra parte lui non riceve molti commenti sul suo blog, saranno stati una decina in quattro mesi, talpone si crogiolava quindi in una specie di limbo, fatto di ozi e di ricordi.
Naturalmente parlo di otium nel senso degli antichi romani ( forse anche degli attuali abitanti di Roma ), cioè la considerazione  filosofica degli aspetti della vita, un’attività altamente intellettuale e impegnativa.
Ancor più, essendo un milanese purosangue da molte generazioni, il suo senso pratico lo aveva portato a stendere una lista delle cose da fare, cosa in sé adorabile, perché non si fanno sforzi dannosi per la salute e si dimostra agli altri che si è profondamente impegnati.
Ecco la lista dei miei impegni :

  • Ripassare le nozioni di musica e di solfeggio per riprendere a suonare. Peccato che i mei tre flauti, la chitarra, l’ocarina e la nuova tastiera che mi ero regalato a natale  siano rimasti inspiegabilmente a Milano.
  • Eseguire della salutare ginnastica mattutina, rivedere le posizioni e i movimenti di Tai Chi, stile Yang naturalmente, secondo le indicazioni leggermente contrastanti dei sei libri posseduti.
  • Magari fare i tre Km di percorso a buon passo verso il paesetto medioevale vicino, al fine di prendere  un tè con paste o focaccine salate dall’amico negoziante, che vende di tutto, dai salami e formaggi ai giornali, dalla frutta e verdura alla porchetta da lui preparata. Riconsiderare se sia il caso in un secondo tempo di fare il percorso di corsa, stile l'Elasti-mamma, secondo le prescrizioni del manuale di Jogging  che devo avere in una libreria qui in Umbria.
  • Stendere un programma dettagliato delle possibili gite turistiche a Roma e nei vicini paesetti medioevali, che hanno la piacevole consuetudine in questo periodo di organizzare sagre del cinghiale, della bruschetta, delle ciriole al tartufo e altre cosettine sfiziose.
  • Controllare nelle varie librerie quali sono i libri ancora da leggere. Non so come, ma ce ne sono sempre, poiché acquistati con foga, vengono poi nascosti da una nuova fila di libri più aggressivi che sgomitano per mettersi in mostra solo loro.
  • Guardarsi in giro per poter precisare in uno schema preciso le possibili opere di manutenzione del giardino e della casa, da fare personalmente o attraverso il contributo di qualche volonteroso aiutante, tipo i due cognati, i figli quando dovessero mai venire nei prossimi anni, i nipoti quando saranno cresciuti abbastanza da non farmi accusare di sfruttamento del lavoro minorile ( per ora segretamente li uso per rastrellare le foglie e raccogliere le prugne, quest’ultime da consegnare all’amico negoziante in cambio di chupa chupa ).

Nonno talpone era quindi occupatissimo in queste e ulteriori urgenti incombenze, quando riceve una bella sferzata dal figlio martello di dio che gli scrive “ Sbaglio o sei in arretrato di qualche settimana nella pubblicazione dei tuoi post ? “
Ultimamente talpone pensava che con il matrimonio si fossero smorzati i furori del lontano trapano londinese.
Errore madornale.
Va bene signor direttore, non si preoccupi, recupererò.
Non mi licenzi per favore.
In ogni caso, per prudenza, ho già preparato un annuncio di lavoro “ Giovane nonno, causa perdita di lavoro, offresi part-time, capacità teoricamente ampie, multietnico, multilinguista, multifunzionale, richieste modiche, leggermente brontolone “ .

LUI NON C ‘ ERA


Finalmente siamo arrivati alla meta, in quelle montagne  dell’alto Garda, tra boschi di pini, verdi prati da alpeggio, villini, alberghi, sporadici residence con file di casette che sembrano stie da pollaio d’allevamento.
La vista sul lago, perso laggiù in fondo, coperto di foschia, è struggente, l’aria è fine e frizzante.
Nel villino degli altri nonni sono già presenti tanti cuginetti, i nipotini corrono subito da loro felici, per perdersi  in nuovi giochi e corse sfrenate.
Talpone e consorte hanno ormai fatto la loro parte, ora li guardano sereni e partecipi.
Infine arrivano i genitori, baci e abbracci, si ricompone la famigliola, è giusto così, noi nonni ci mettiamo in seconda fila, siamo ormai comparse.
Segue una notte tranquilla, risveglio stupito di tanta pace, unito ad un certo rimpianto.
A pranzo festa grande e apertura dei regali, è il compleanno del cuginetto di otto anni.
Il brillante avvocato e la gentilissima Tuttopiede ( tra l’altro preparata  avvocato anche lei, perché queste discriminazioni, bisogna trovarle un diverso soprannome, questa giuria dei nomi sembra l’avvocatura di stato per le sue lungaggini ) presentano il loro dono : un borsone bianco verde contenente un tendino da campeggio, borsino con seggiolino pieghevole, zainetto, borraccia e ammeniccoli, tutto quanto serve per l’avventura.
Tutto quanto entusiasma il ragazzino, gli fa passare in second’ordine la playstation e i filmini di mostri stellari.
Nel pomeriggio grandi prove di montaggio e dimostrazioni generali di campeggio selvaggio, accumulo di cuscini, bottiglie e giochini.
Infine il figlio avvocato, eterno ragazzino, decide di montare anche lui una personale tenda ad igloo, rifornendola di sacco a pelo e materassino, con la brillante idea di dormirci la notte .
La proposta entusiasma naturalmente il figlio scoiattolino, il festeggiato e un altro cugino quattordicenne.
A stento si frenano i più piccoli che sono raffreddati, le madri e i nonni cercano di bloccare il promettente progetto, il cielo si è rannuvolato pesantemente, si prevedono temporali.
Su quel prato in declivio non è saggio fare ragazzate imprudenti.
Talpone si unisce al coro, alterna discorsi dissuasori a consigli tecnici di attrezzatura logistica, tiramento di corde di sicurezza, scavo di fossatelli di drenaggio, in cuor suo  muore dalla voglia di inserirsi nell’avventura, come il gran Mogul delle giovani marmotte.
Ma non ha una tenda disponibile, le quattro diverse possedute sono sparse in lontani polverosi solai, tra cataste di oggetti conservati gelosamente ( può servire, non si sa mai !) e poi dimenticati.
I pionieri non demordono e dopo cena, armati di coperte, pile e borracce si infilano orgogliosi nella tenda a igloo e nel tendino giocattolo.
Appena in tempo; inizia a piovere con sempre maggior intensità, tuoni e lampi, i superstiti dalla finestra di casa guardano preoccupati i due tendini sferzati dagli scrosci di pioggia.
Talpone  scuote la testa scontento e ansioso, l’aveva detto lui che pioveva, non ascoltano mai i saggi consigli questi giovani d’oggi e via a borbottare come di consueto.
Intanto sente le risatine e il chiacchericcio agitato che esce dalle tendine, illuminate a tratti anche dal guizzare delle torce accese dall’interno e muore dalla voglia di essere là dentro anche lui, con stretto lo scoiattolino e il figliolo giocoso.
Si intravede ad un certo punto la sagoma dell’avvocato che di scatto esce dalla tenda per assicurare un telo di plastica scivolato via e rientra  precipitosamente.
Si va a dormire in comodi letti, ben coperti ed asciutti, con il libro di Dostoevskij sul comodino e gli auricolari del lettore MP3 che ti cullano con ritmi mozartiani.
Eppure nonno talpone non riesce a rimanere tranquillo, pensa alla grande avventura che stanno vivendo quei ragazzi dentro la tenda, sotto lo scroscio della pioggia battente, tutti stretti insieme a ridacchiare entusiasti.
Un episodio che rimarrà impresso nella loro memoria infantile per sempre e lui, il vecchio talpone, ne prova un amaro rimpianto, perché nelle rievocazioni future in quella famosa notte di pioggia lui non c’era. 

UN LUNGO RITORNO


Le due settimane di gare olimpioniche di resistenza con i due pargoletti sono ormai finite e si ritorna in auto dalla verde Umbria verso le montagne dell’alto Garda.
Il tempo ci è stato patrigno, si prevedevano lunghe nuotate in piscina e ogni giorno o era freddo o pioveva.
Eravamo partiti da Milano addirittura con una minipiscina  da 2,5 metri, riportata ancora inscatolata.
I vicini di campagna, i cugini, le zie, ognuno con una piscina più grande della precedente, ma l’acquazzone estivo era imparziale, acqua sempre.
La vita dentro casa può essere caotica con maschi urlanti e dediti alla lotta.
La droga dei cartoni animati va dosata nei casi estremi del pre-pranzo o del risveglio all’alba della piovretta ( mi spiace usare questo termine con il piccolo, ma quando vedo cosa sa distruggere in venti secondi dentro la mia auto, confermo : piccola piovra o pioveretta, come dice lui ).
Le capacità pittoriche di Talpone disegnatore non bastano, i giochi con le carte, le automobiline, i lego, i puzzle bastano per pochi minuti.
Hanno preparato torte al cioccolato, fatto gli gnocchi con patate e farina, ma non si poteva riempire le giornate con questo.
Anche le sei gatte ( si è aggiunta al matroneo una trovatella tutta bianca ) erano stanche di dover mangiare otto volte al giorno per soddisfare le ambizioni dei giovani ristoratori in erba.
Nelle crisi peggiori di pestaggio tra nipotini talpone ha forse avuto una pazienza da miccia corta, parla, impone, urla, poi si pente di aver trasceso.
L’istrice nonna fa la vellutata alla Montessori, ma certe volte al ventesimo tentativo di dialogo può esplodere anche lei.
Sempre droga da cartoni animati ?
Il fatto è che i nonni non sono i genitori e si trovano bambini allevati con altri metodi e con altre abitudini.
Tre settimane di fila di convivenza, con un brevissimo intervallo, in condizioni metereologiche avverse, forse sono un’esperienza traumatica, anche se la gioia che danno i piccoli non è descrivibile facilmente.
Ora torniamo con un viaggio in auto di otto ore, cercando di guidare tra qualche urlo e vari oggetti volanti, dal retro volano pennarelli e accuse reciproche di scorrettezze.
A Bologna prima di una lunga coda per il solito incidente e dopo una pausa pranzo,  i piccoli cambiano posto.
Lo scoiattolino è davanti, legato al suo seggiolino, accanto a nonno che guida, la situazione migliora molto.
Il piccolo guarda interessato il paesaggio, si commentano le auto e i TIR che si superano, si parla delle vacanze passate insieme.
Talpone posa delicatamente la sua mano sul suo ginocchio, vorrebbe chiedere scusa degli scatti d’ira avuti in passato, ma il piccolo non ne ha memoria.
Siedono vicini placidamente curiosi del paesaggio montano della val d’Adige.
Sereni e oziosi, come due vecchi amici d’infanzia.