LA ZUCCA


Il ritorno a casa della mia signora e padrona ha ristabilito usanze e abitudini che tendevo ormai a dimenticare.

La più antipatica è la mancanza di un posto sicuro e definito per poter leggere e scrivere con tranquillità.

Così ogni mattina inizia con “ Cara, dove vuoi usare il tuo computer oggi ?”

“ Zucchino, vai pure in studio, io uso la cucina perché ho bisogno del tavolo lungo per posare libri, riviste e fogli di appunti “

Dopo un quarto d’ora, mentre sto consultando internet sul mio portatile piccolo, vengo chiamato d’urgenza, il suo computer, non quello nuovo appena regalatole, perché si sa, è nuovo, quindi usa quello amorevolmente prestatole dal padre dei suoi nipotini, che improvvisamente, da solo, ha deciso di ridurre le parole a formichine quasi invisibili.

Dopo qualche tentativo risolvo spegnendo e resettando il malevolo aggeggio.

Non passa mezz’ora che un nuovo guaio cibernetico la turba ancora, oppure è la traduzione appropriata di una parola, ogni volta devo alzarmi e correre in soccorso.

Più avanti lei vuole usare lo studio, perché la grossa stampante multifunzione sta lì, ma io non posso trasferirmi in cucina, il cui tavolone è ancora sommerso dal suo portatile , dai libri e dalle altre molte carte, inoltre è vicina l’ora del pranzo.

In sala no, si mette in disordine, in camera da letto guai, inoltre non vi sono ripiani utili, l’unico bagno è sacro  e , data la nostra età avanzata, deve essere sempre disponibile per le urgenze.

Non bisogna dimenticare che il telefono cordless ora funziona, richiede quindi un addetto alle risposte, stranamente non è la stessa persona destinataria di quasi tutte le chiamate.

Personalmente nonno Talpone ha molti amici defunti, quindi anche se li pensa spesso, finora non gli hanno ancora telefonato.

Ieri mattina mentre relegato in un cantuccio compitavo degli appunti, si era sentito l’ennesimo squillo ed ero corso in corridoio a rispondere.

Si trattava del Martello deus, stranamente alle dieci di mattina, a quell’ora di solito è chiuso nel suo cubicolo alla Company davanti ad uno schermo.

“ Pronto ?”

“ Papà ciao. Passami la mamma.”

“ No, scusa, non puoi dire a me, la mamma è in cucina a lavorare sul suo computer.”

“ Papaa, papaa, devo parlare con la mamma, sbrigati !”

“ Eh no! In questa casa io non conto proprio niente, si sa. Cos’hai da chiedere, ricette di cucina, medicinali o consigli per malattie, pareri per l’arredamento ? Ci sono anch’io sai ? Chiedi e ti sarà dato !”

“ Papaa, papaa, papaa, non farmi perdere tempo, passami la mamma, daiiii !”

Ruggendo fremente ho passato la cornetta alla moglie con mezze frasi sdegnate.

“ E’ per te ! Al solito ! E’ tuo figlio ! Quello inglese ! “

Poche parole e la mia Istrice ora risplendeva di gioiosa commozione.

“ Oh caro !  Ti sei ricordato !  Si, sono tanti, ma io sto benissimo.  Come ?  Beh lo conosci, lui si lamenta sempre, basta farci l’abitudine.  Si, tutto bene, sono felice, credo che quando sarò calata nella tomba dirò ugualmente  – come sto bene ! –  Grazie per gli auguri !”

“ Riagganci tu per favore, zucca mia ?”

PROVE DI FUTURI SCENARI


Una settimana in solitudine e malattia, chiuso in casa con montagnole di fazzoletti di carta umidicci, piatti sporchi nel lavello, libri sparpagliati alla rinfusa in ogni stanza, aperti o piazzati in equilibrio instabile con pezzi di giornali tra le pagine, letto sfatto e plaid buttati sulle poltrone, insomma il prevedibile appartamento del maschio single.

Mi sono trovato più volte impegnato a ragionare con nonno Talpone sui possibili foschi scenari futuri.

Ad esempio cosa succederà tra cinque, dieci o vent’anni, nello sfortunato caso che dovessi sopravvivere alla mia dolce Istrice, sempre più decrepito e ammalato, in ristrettezze economiche, in solitudine sepolcrale ?

Mentre si ipotizzava e si pigliavano appunti su un mucchietto di fogli era improvvisamente arrivata la telefonata del figlio inglese.

“ Come va papà ? Tutto bene lì ?”

“ Si, non ti preoccupare, raffreddore, catarro e male alle ossa, ma passerà – ho risposto imbarazzato e leggermente indispettito.

Ci si era rovinato lo scenario, si era frantumata l’atmosfera drammatica che stavamo costruendo, così, dopo una decina di minuti di conversazione, ci eravamo lasciati, Talpone era sparito e personalmente non mi rimaneva altro che mettermi davanti alla televisione, per assistere sfortunatamente ad un bel film, coinvolgente e con un commovente lieto fine.

La giornata seguente, mentre mi stavo preparando un piatto di tortellini, preparati con un brodino di dado, mi ero ricordato di averli acquistati al supermercato vicino casa con il fatidico sconto del 50 %.

Facendo due conti, quei tortellini pregiati di marca Rana mi erano costati solo due euro, essendo due porzioni e tenendone una metà per l’indomani stavo per cenare con un solo euro.

Tra venti o trent’anni, con la mia pensione ormai ridotta al lumicino per l’inflazione, avrei potuto vivere con due- quattro euro al giorno, contando anche un bicchiere di vino a pasto e una patata lessa per secondo.

Potendo ipotizzare inoltre di subaffittare un paio di stanze ad estranei, avrei avuto anche i soldi per poter pagare le bollette di luce, gas e le spese condominiali verso il 2030 e i decenni successivi.

Afferrati dei foglietti pubblicitari e rovesciabili sul retro stavo preparando dei calcoli più precisi con la penna quando è arrivata la telefonata del figlio valente avvocato.

“ Papà come stai ? Senti, mi ha chiamato la mamma, adesso arrivo in auto e ti porto un vassoio di polenta, un barattolo di sugo e un grosso pezzo di bollito, va bene ?”

Come rispondere di no, assolutamente no accidenti, mi rovinava anche questi brillanti piani futuri di economie nei prossimi quarant’anni.

Ho dovuto nascondere i preziosi foglietti, ho ricevuto mio figlio accompagnato dal suo vecchio amico Carlone, ammucchiato sul tavolo della cucina la borsa delle provviste, ci siamo bevuti del Limoncello casalingo, riso e scherzato come fossimo in una piacevole stanza d’osteria.

Una volta usciti che fare ? Scenari spazzati via, ho ripreso in mano un libro, per fortuna era una raccolta di racconti di Solzenitsyn, tra cui il meraviglioso “ Una giornata di Ivan Denisovic”.

Le giornate della settimana sono passate in fretta, gli scenari per un motivo o un altro sono stati sempre rovinati, poi inaspettato è arrivata la telefonata che comunicava il ritorno anticipato della moglie dall’Umbria.

Di corsa pulizie generali, rifacimento del letto, lavatrice che svuota il cassonetto degli indumenti sporchi, lavastoviglie a manetta, libri frettolosamente rimessi a posto negli scaffali, spesa al supermercato, infine ho apparecchiata la tavola e preparato il sugo per gli spaghetti alla chitarra.

Come ritrovare la concentrazione per ipotizzare gli scenari futuri ?

Nel tardo pomeriggio siamo stati dai genitori dei nipotini per la cena di compleanno dell’Istrice Amorosa.

Ho trovato i piccoli sdraiati sul pavimento della sala, stavano guardando un vecchio cartone animato, il nonno si è steso vicino a loro, stuzzicandoli bonariamente, dondolandoli per aria e assoggettandosi a fare da morbida poltrona con il suo pancione.

Quando ci hanno chiamati a tavola per la cena nonno Talpone si è sentito chiedere:

“ Che faccia gioiosa che hai, cosa ti è successo ?  Ah capisco, si è illuminato con i bambini come al solito !”

SAGGEZZA RAGAZZI !


Dopo una notte passata tossendo in modo catarroso, con le ossa doloranti, ingrugnito,  con passo strascicato, a metà mattina nonno Talpone ciabatta verso la cucina, mette a scaldare l’acqua per il tè, sciorina sul tavolo una varietà di taralli pseudo pugliesi e finalmente guarda fuori dalla finestra con aria truce.

Toh ! C’è il sole.

“ Ma come ! – gorgoglia con voce roca – Doveva piovere secondo le previsioni !”

Perché dovete sapere che lui è un uomo d’ordine, di quelli che credono alle previsioni del tempo annunciate alla radio, alla televisione e sui giornali, da quando poi gli hanno regalato un costosissimo mini computer – maxi cellulare bianco, che secondo lui hanno pagato con l’equivalente di uno stipendio mensile di un precario, non fa che consultarlo ogni mezz’ora, come fosse un oracolo.

Così, colto dal dubbio, si precipita nello studio, stacca la spina di ricarica del suo giocattolo senile e con voce tremula chiede :

“ Android caro, com’è il tempo a Milano?”

L’altro si illumina sullo schermo gigante e gli presenta la risposta scritta:

“ Tendenzialmente nuvoloso con acquazzoni !”

Nonno Talpone non può dubitare di quel miracolo coreano della tecnica, quello che un giorno futuro forse gli preparerà anche il tè; ma è chiaro, quel pallido sole esterno non è che uno specchietto per le allodole, come si suol dire.

Scuotendo la testa si avvicina  alla porta finestra, scruta la strada oltre il balcone, cercando se vi siano degli ingenui incoscienti che osino girare senza ombrello.

Con grande sorpresa si rende conto che i marciapiedi sono affollati di creduloni che camminano tranquilli senza impermeabili, cappucci o parapioggia.

Perfino le auto si muovono senza azionare i tergicristalli !

Proprio una marea di babbei.

Alla fine scopre là in fondo, verso l’angolo della piazza una coppia di anziani che si trascina lentamente, tenendo ben stretti due ombrelli neri arrotolati.

“ Ecco là, si vede la saggezza dell’età! – gongola nonno Talpone trionfante.

Se non avesse questa maledetta tosse, andrebbe subito fuori anche lui, con i suoi quattro cellulari in tasca, indossando cappello cerato e il suo giaccone rosso da vela, adatto anche alle tempeste di mare, con un paio di ombrelli appoggiati al braccio.

Non si sa mai, se un ipotetico colpo di vento ne squarciasse uno, lui avrebbe pronto la riserva.

E non provatevi a ridere, quando girate in macchina non tenete forse nel bagagliaio la ruota di scorta?

LA POLENTA DELLA MAMMA


I riti, le cerimonie a cui ci abituiamo, dettagliate, forse maniacali e antiquate, in alcuni casi possono non essere una sovrastruttura inutile e ridicola, ma un strumento per ritrovare in noi un minimo di sicurezza, di fiducia in quello che facciamo o che vorremmo fare.

In questo momento nonno Talpone si trova a casa solo, con influenza e mal di gola, dolori alle ossa e fitte reumatiche dolorose; niente di grave, con questo inizio di stagione invernale molti ne sono colpiti.

La scorsa settimana ne hanno sofferto i nipotini, soprattutto il Polipetto, avendoli curati a casa loro anche il nonno ora ne è stato contagiato.

Passerà.

Intanto la moglie è lontana in Umbria a preparare relazioni e studi, lui si ritrova a sopportarsi da solo in casa, non riesce a scrivere quando lo spirito ironico di Talpone si è dileguato in oscuri nascondigli.

Però la vicinanza del giorno dei defunti gli ha riportato in mente la figura mai sbiadita della sua mamma, persa quando aveva dieci anni, ha voluto così reagire alla melanconia, riproponendo ai suoi lettori la ricetta materna di polenta e luganiga, che lo deliziava nei suoi anni di bambino e che ancora oggi, talvolta, nonno Talpone è richiesto di preparare per parenti ed amici.

E’ uscito dal calduccio del letto, ha caricato una vecchia penna stilografica, ha rivoltato un pacco di comunicazioni bancarie sulla trasparenza e ha trascritto a memoria la ricetta, visto che tra i numerosi libri di cucina dell’Istrice, che vanno dall’Artusi al Carnacina ve ne sono parecchie, ma tutte differenti.

POLENTA CON CARNE,LUGANIGA E RAGU’ ALLA MILANESE

Per 4-6 persone, se avanza è gustosa anche l’indomani

–         500 gr. di farina di mais, meglio quella mista con quella poco bramata

–         Una cipolla, una carota, un gambo di sedano, poco prezzemolo, uno spicchio d’aglio

–         400 gr di carne di manzo, o di vitello a scelta, da spezzatino, magra e tagliata a cubetti di 2 – 3 centimetri

–         300 grammi di luganiga, la salsiccia filiforme dolce lombarda, in mancanza della salsiccia non piccante tagliata a pezzi di 3 cm circa

–         400 gr di carne macinata

–         1000 gr di passata di pomodoro

–         Una manciata di funghi, due chiodi di garofano, ½ bicchiere di vino Barbera

–         30 gr di burro, 3 cucchiai d’olio d’oliva ( una volta si usava solo burro e strutto)

In una capace pentola di coccio versate l’olio d’oliva e il burro, scaldate e fatevi soffriggere cipolla, sedano, carota, prezzemolo e l’aglio, tritati per bene.

Mettetevi a rosolare i pezzetti di manzo ( o di vitello), rimescolate con un cucchiaio di legno a fuoco vivace e dopo qualche minuto versate il vino e fatelo asciugare.

Unire la salsiccia a pezzetti, rimescolate sempre, per aggiungervi dopo cinque minuti  la carne tritata e i funghi.

Riscaldate a fuoco più lento e in seguito unire la passata di pomodoro, rimescolate, salate e pepate e unite i chiodi di garofano.

Nel caso la passata sia leggermente acida, aggiungete un cucchiaino di zucchero per correggerla.

Lasciate sobbollire leggermente a fuoco basso per circa un’ora, rimescolando di tanto in tanto.

A parte preparate la polenta, ricordando di versarla pian piano nell’acqua bollente leggermente salata del paiolo e rimescolando continuamente in senso orario.

Inutile chiedere ancora di usare la farina normale, che richiede almeno un’ora di assiduo e faticoso smanettamento, ora con quella precotta bastano una decina di minuti.

Importante è per me che la polenta risulti soda e compatta, da versare sulla spianatoia di legno, che assorbe l’acqua e permette di tagliarla a grosse fette da servire nei piatti.

Sopra si verserà a piacere abbondante sugo e carne.

Di rigore un vino robusto che esalti il sapore del cibo e ci faccia dimenticare il cielo grigio il freddo e la pioggia fuori dalle finestre.

Godetevela e scusate se io passo in cucina per un solitario brodino.

ULTIMATUM


La situazione era ormai insostenibile, pertanto oggi pomeriggio nonno Talpone ha finalmente deciso di confrontarsi con l’aggeggio elettronico dei suoi attuali incubi diurni.

Gli unici affrontabili in verità, dato che quelli notturni, gli angoscianti sogni che lo vedono ritornare da pensionato al lavoro nella grande società di ingegneria che ha bruciato 30 anni della sua vita, dipendono esclusivamente dalle ferite interne cerebrali di cui è sofferente e che lo coinvolgono da undici anni, quando si è ritirato a teorico riposo, ma di questo ne parlerà un’altra volta.

Dopo essersi seduto alla sua vecchia scrivania  ha posato davanti a sé il bianco Smart Phone Android, il furfante colpevole di angosce e frustrazioni negli ultimi sei giorni.

“ Guardami negli occhi – ha esclamato con voce glaciale – e facciamo il punto della situazione:

1)    Un incubo al giorno è sufficiente anche per un battagliero pensionato come me.

2)     Guardati bene allo specchio, oltretutto sei grasso, sei largo tre volte il mio vecchio cellulare, quello che ho recuperato da mio nipote Polipetto quattro mesi fa, dandogli in cambio un sacchetto di caramelle Cocafritz da un euro.

3)    Sei costato una cifra da capogiro ( anche se ti ho avuto immeritatamente in regalo per aver angustiato per quarant’anni quella ingenua fanciulla, da me perfidamente soprannominata Istrice Prussiana ).

4)    Non leggo, non scrivo, non dormo per cercare inutilmente di scoprire i tuoi segreti.

5)    Ti sei presentato, intrufolato in una scatola di giornali e riviste d’epoca, in compagnia di uno smilzo libretto di venti paginette, chiamato “ Guida di riferimento rapido “ , molto rapido in verità, in cui si descrive quasi esclusivamente di come accenderti e spegnerti, cosa che anche un deficiente come me ha capito subito, ma non si spiega nulla delle rimanenti tue pretese prestigiose funzioni, lasciandomi il dubbio se veramente sai anche preparare il tè verde come asseriva mio figlio Martello di dio, presentandoti in omaggio.

6)    Ammetto che ho scoperto che sai eseguire delle buone fotografie, che si possono rivedere ingrandendole, decidendo poi di eliminarle subito, date le mie scarse abilità artistiche.

7)    Ma perché mi presenti le previsioni meteo di città sconosciute nella lontana Virginia e quando ti degni talvolta di segnalare quella di Milano, mi suggerisci sempre pioggia, anche se guardando fuori dalla finestra ( ho controllato proprio in questo momento ) vedo splendere uno scialbo sole d’autunno?

8)    Per qual motivo per leggere la mia posta su Yahoo, dopo tre diversi inutili passaggi di schermate mi dirotti su una cartella “ Conversazioni “ in cui ignoti giovani americani scrivono parolacce, tipo “ FU.ING SITE “ esasperati come me da questi dirottamenti postali ?

9)    Mercoledì scorso ti avevo mostrato al nipote Polipetto, per fargli vedere le sue foto in gondola a Venezia, che l’hanno talmente entusiasmato da fargli dichiarare che da grande farà il gondoliere, cosa piuttosto credibile, visto che ci hanno rapinato 100 euro per un giretto di mezz’ora tra un paio di canali, ingolfati di natanti come nei peggiori momenti di traffico caotico a Milano.     Ma perché solo lui, quando ti ha smanettato rapidamente e io cercavo inutilmente di strapparti dalle sue mani, ha scoperto, all’età di appena quattro anni, che muovendo il ditino sullo schermo poteva tracciare elissi, zig zag e sgorbi artistici sulla fotografia di suo zio Martello, quella  in cui figurava sghignazzante tipo Halloween sullo screen saver e che mi perseguitava ogni volta che accendevo lo schermo ?

Questi ed altri perfidi scherzi mi hai giocato finora, basta, ti distruggo, devo riguadagnare la mia pace diurna!”

Con questa sentenza capitale nonno Talpone si è avviato in cucina, ha rovistato negli armadietti fino a trovare una scatoletta bianca di cartone, che vagamente assomigliava all’imputato, l’ha portata nello studio e posata a terra, poi vi è balzato sopra distruggendola con liberatoria soddisfazione.

Si è girato, con uno sguardo spietato verso lo Smart Phone, che era ancor più pallido dal terrore e l’ha così apostrofato:

“ Hai visto cosa ti può succedere?   Impara !”

 

P.S.   Questa sera ad una cena indo-singalese nonno Talpone incontrerà un amico esperto, che da sei mesi è in possesso del medesimo  aggeggio, addirittura sembra che riesca pure a farlo parlare, si spera che anche lui finalmente impari qualche trucco, forse anche come far preparare il tè verde antiossidante che gli piace tanto.

 

 

INCAUTAMENTE


Durante la vacanza a Venezia, alla cena di anniversario dei 40 anni di matrimonio, nonno Talpone ha avuto l’insperata e graditissima sorpresa di ricevere in regalo dai figli, genero e nuora una grossa scatola di cartone che conteneva copie di giornali, riviste, fumetti, libri gialli e gran parte della carta stampata che recava in copertina la fatidica data del 14 ottobre 1972.

Un lavoro da collezionista, maniacale e apprezzatissimo.

Incredibile davvero scoprire quante cose erano accadute in quel lontano emozionante giorno di nozze, anche se devo precisare che nessuno riportava la notizia dell’importante avvenimento, almeno tale era ritenuto da quei due ragazzi dall’ incosciente spensieratezza.

In fondo alla scatola, ahimè, giaceva una confezione che conteneva un mirabile e ambitissimo smartphone tipo Android, agognato al di là di ogni possibile aspettativa.

Baci, abbracci, svenevoli ringraziamenti fino alle lacrime, ma …

Ma incautamente da allora nonno Talpone si è incollato mattina e sera sul diabolico aggeggio tecnologico, che a detta del figlio Martello di dio può fare di tutto, forse anche il tè verde antiossidante che il nonno ama tanto.

Di certo da quell’infernale e pericoloso regalo, che lui tiene stretto al petto e non abbandona neanche quando va a letto, Talpone è riuscito ad ottenere ben poco, per ora solo le previsioni del tempo della città di Philomont, a lui ignota, in cui la temperatura è calcolata in gradi Fahrenheit, segnalando anche un’umidità locale del 54% ed un vento a 16 Km/h.

Per sapere quale sia il meteo a Milano lui guarda fuori dalla finestra, come sempre, con maggiori possibilità di sapere se piove o se c’è il sole.

Per tali incresciosi motivi, smanettando nevroticamente, spegnendo e riaccendendo il bianco aggeggio, cambiando impostazioni e schiacciando tasti di significato ignoto, le sue ore scorrono veloci.

Non è più in grado di scrivere post, leggere libri, uscire con gli amici; ieri sera è andato a riposare alle due di notte, con gli occhi rosso arancione che sporgevano dalle orbite.

Scusatelo per ora, lui è ad un livello di tecnologia obsoleta, niente paura, prima o poi quel complicato meccanismo gli cascherà in terra e lui riprenderà a scrivere con la sua stilografica sul retro di vecchie fatture bancarie, compitando lettera per lettera sulla tastiera del vecchio computer di dieci anni fa.

VENEZIA 40 ANNI DOPO


Il momento tanto atteso, la giornata in cui andare a trovare i nipotini all’uscita dall’asilo e dalla scuola, è arrivata ieri, con un Polipetto assonnato, preso in braccio e subito consolato con un cornetto al cioccolato, per poi passare alla scuola elementare dello Scoiattolino, uscito saltellante e gioioso alla fine della sua  “ carcerazione “ e ricompensato con una grossa morbida ciambella col buco, il suo “ bondonde “ zuccheroso e ripieno di crema.

I nonni danno troppi vizi?

Certe volte me lo chiedo, ma nonno Talpone mi ha rassicurato.

“ Ma che dici mai ? I genitori devono dare amore, sicurezza e norme di vita, i nonni amore e complice gioiosità”.

Magari possono essere leggermente ansiosi e ossessivi, come quella signora dai capelli argentati che quando l’hanno presentata a nonno Talpone ha subito esclamato veemente e risentita “ Ma lei è quello che vuole portarci via il nipotino !”

“ No signora – ha farfugliato sorpreso l’accusato – è suo nipote che voleva entrare nella nostra famiglia, ma vede, noi giochiamo ai pirati che sognano di andare per il mondo a scoprire favolosi tesori. Ma poi torniamo subito !”

Ho avuto la confusa impressione che la signora volesse subito chiamare il 113, in ogni caso quando incontro l’amico del cuore dello Scoiattolino  tra noi c’è un rapido passaggio nascosto di caramelle Cocafritz, da dividere con i fratellini, quale anticipo del futuro bottino.

Ai giardini i nipotini si sono scatenati con i loro piccoli amici, noi nonni siamo stati gli osservatori di supporto, a rinviare una palla, a riparare un giocattolo, a salvare l’incauto bimbetto che non riusciva a scendere dal traliccio metallico.

Siamo alla fine ritornati alla loro casa, in tre in precario equilibrio sulla bicicletta della mamma, dev’essere magica, perché sa trasformarsi in astronave, con campanelli missili e fanali a raggi laser.

Erano stanchi anche i nonni all’ora di cena, due giorni consecutivi di ginnastica e piscina, sia pure per la terza età, si erano fatti sentire.

Ma questo fine settimana, per ben tre giorni, la famiglia di nonno Talpone al completo si riunirà a Venezia per festeggiare i 40 anni di matrimonio dei due giovani innamorati.

Proprio quella città romantica e senilmente decaduta in cui, come per i matrimoni dei bisnonni nel primo novecento, tanti anni fa erano approdati, dopo un lungo viaggio in una cinquecento giallo uovo, quei due ragazzi spensierati e poveri, ma ricchi di illusioni, sogni e immensa felicità.

DIARIO CLINICO


Ieri mattina nonno Talpone si era presentato in ospedale tutto allegro e incuriosito, dopo una nuova accurata depilazione del petto, per essere dotato dei cavi elettronici e sensori che l’avrebbero trasformato nel droide C3, il robot interprete multilingue al servizio dell’astronave stellare della principessa Leila o, in sua assenza, dei valorosi capitani intergalattici Scoiattolino e Polipetto.

Il nonno aspirante droide ha pazientato il suo turno nella desolata camera d’aspetto, tra vecchietti catarrosi che cercavano di prevalere l’un sull’altro nella precedenza agli esami.

“ Non ce la faccio più infermiera ! – ha cominciato a lamentarsi un tipetto magro con la coppola nera in testa.

“  Che dici, hai mangiato da poco un pane imbottito con salame! – è intervenuta inopportunamente la moglie, una signora grassoccia che gli sedeva vicino.

“ Cretina ! – si è arrabbiato il furbetto smascherato – non stai mai zitta! E poi tengo fame, signora infermiera mi faccia visitare subito, sono Pappalardo!”

“ Guardi signore che il suo appuntamento è tra un’ora, alle dodici e quindici! – ha precisato gelidamente la guardiana del serraglio in camice bianco.

Nonno Talpone si stava godendo lo svolgimento della scenetta e dei suoi sviluppi con i vari commenti degli attori sulla scena, ma poco dopo un’altra infermiera l’ha chiamato e fatto entrare nel gabinetto medico, dove gli hanno applicato una serie di dodici ventose, disposte artisticamente sul collo e sul petto, collegando i sensori ad altrettanti cavi colorati che partivano da una scatoletta metallica che gli ricordava i vecchi walkman.

Per gli eventuali giovani lettori ricordo che trent’anni fa questo lettore musicale da musicassette portatile è stato un aggeggio rivoluzionario, che ci ha permesso di godere la musica preferita in modalità Hi Fi mentre si passeggiava all’aperto, iniziando così il processo di sordità che attualmente noi anziani stiamo pagando.

Niente paura, arriverà anche il vostro turno.

Tornando a nonno Talpone, una volta trasformato in un quadro elettronico, la dottoressa gli ha infilato sopra una aderente rete elastica, praticandogli varie aperture, per far passare braccia, fili, musicassetta, fermandoli con lunghi, ampi cerotti e pezzuole adesive, il tutto di color rigorosamente bianco.

Il risultato finale era tale che appariva più un infortunato ingessato che un droide dorato.

Gli hanno anche consegnato un diario su cui annotare orario e attività svolte, quali mangiare, dormire, sforzi muscolari ed eventuali dolori percepiti.

Così ieri, per tutta la giornata, nonno Talpone si muoveva ed annotava, saliva le scale e prendeva appunti, ha solo accuratamente evitato di segnalare i bicchieri di vino bevuti a pasto.

Ma quando è venuta l’ora dell’uscita dei bimbi da scuola, peraltro già attesi dalla loro mamma, non ha avuto il coraggio di fare un’improvvisata e farsi ammirare, per timore di poterli spaventare.

Oltretutto non ha trovato il vecchio casco da motociclista, perso di vista in qualche cantina più di trent’anni fa.

Nelle vetrine dei giocattoli aveva precedentemente notato solo maschere di Halloween, poteva al massimo impersonare Frankenstein, non era il caso, o droide C3 o niente.

Oltretutto aveva zoppicato tutto il giorno per un fastidioso dolore all’attacco della gamba sinistra.

Ieri sera era seduto vicina alla sua Istrice, a guardare un giallo di Agatha Christie in televisione, si lamentava della mancata recita e del dolore alla gamba.

“ E’ un principio di artrosi. Giovinezza, giovinezza… povero zuccone mio! – l’ha commiserato lei e poi l’ha accarezzato dolcemente sul braccio.

Lui ha percepito un piacevole scossone al cuore, come avvenne con il loro primo bacio, scambiato quarantatre anni fa sul ponte di Westmister, c’era la luna e quella notte sotto loro scivolava sciabordando complice il Tamigi, non lo potrà scordare mai.

Ma questo non l’ha annotato nel suo diario clinico.

AVANTI UN ALTRO !


“ Al cuor non si comanda “

“ Il mio cuor batte solo per te “

Con queste e altre belle frasi nonno Talpone aveva ripetutamente cercato di rinviare i suoi esami clinici, ma una volta bloccato a Milano non poteva accampare altre scuse con l’ Istrice Prussiana, attenta custode del suo stato di salute, così ha subito la visita del suo medico di base, è stato costretto a prenotare gli esami specialistici presso l’ospedale più disponibile e finalmente ieri si è dovuto presentare in tuta ginnica e scarpette da ginnastica alla clinica San Giuseppe per il test cardiovascolare da sforzo.

Fin qua niente da dire, ( certo se avesse avuto le sospirate scarpette rossogialle !), salvo la prescrizione tassativa della signorina addetta alle prenotazioni telefoniche di presentarsi con il torace depilato.

“ Ma come ? – ha subito controbattuto nonno Talpone – Cara ragazza ho una certa età, già sono pelato da svariati decenni, mi restano solo i baffi e l’onor di una folta peluria sul petto.    Se devo radermi anche il quel posto divento spennato come un pollo, seppur con i baffi, devo togliermi anche quelli ?  Sia gentile, faccia un’eccezione per me !”

La signorina ha ridacchiato ma è stata irremovibile.

Così nonno Talpone ha pregato la sua adorata compagna di provvedere con rasoio elettrico e lametta alla bisogna, supplicando di prestare la massima attenzione, perché si sa, i maschi sono tanto combattivi e sbruffoni, ma di fronte alla possibilità di dolore si trasformano in agnellini terrorizzati.

Questo incarico ha molto divertito l’Istrice, che ha suggerito maliziosamente di poter provvedere invece con l’uso di una ceretta a strappo o mediante depilazione con pinzetta, ma questi strumenti di tortura sono stati scartati con orrore.

Quando, alla fine dell’accurata rasatura, nonno Talpone si è guardato allo specchio, ha scoperto con gran sconcerto che intorno ai suoi capezzoli si allargava una larga macchia bianca, che contrastava vistosamente con la generale abbronzatura marina.

“ Mio dio – ha esclamato esterrefatto – ma sembra che quest’estate abbia portato il reggiseno, guarda cosa mi hai fatto !”

La moglie ha faticato a tranquillizzarlo, probabilmente i medici avrebbero avuto ben altro da fare che ammirare il suo seno.

Così lui si è rassegnato ad infilare la tuta ginnica, ma ha preteso di indossare la sua maglietta nera preferita, quella con l’immagine pubblicitaria della birra Guiness.

“ Se devo morire sotto sforzo – ha deciso coraggiosamente – lo farò con l’orgoglio e la compagnia di un buon boccale di birra !”

Ovviamente quando è stato introdotto nel gabinetto medico gli hanno fatto subito togliere la Tshirt  prediletta e la dottoressa, senza badare al suo petto glabro, l’ha fatto appollaiare su una cyclette con contagiri elettronico.

Deluso e vergognoso nonno Talpone ha tentato allora di poter avere una pedana mobile per il suo test, asserendo con gran faccia tosta che lui era un corridore nato, invece in bicicletta non andava da decenni, anche se aveva man mano collezionato sette biciclette nella sua cantina in città e altrettante in campagna.

Si è poi sentito in dovere di confessare che l’ultima volta che aveva corso in città era inciampato, non si sa per quale motivo ed era stato operato proprio nel medesimo ospedale, “ Ma ora è diverso, dovrei aver migliorato il mio stile – ha momentaneamente concluso.

La dottoressa , forse rassegnata alle chiacchere degli anziani, non ha fiatato e gli ha rapidamente applicato sul petto e sulla schiena dieci elettrodi a ventosa collegati con una serie di lunghi cavi colorati e, mentre controllava battito cardiaco e pressione, ha ordinato seccamente :    “ E ora pedali !”

Così nonno Talpone ha iniziato a far muovere i suoi piedi, dapprima aitante e sbruffone, realizzando ben presto che ogni due minuti circa il carico frenante aumentava , cominciando così a sudare e sbuffare.

“ Bravo, continui così, tenga la velocità sopra i 60 giri, non si fermi mai !”

Il poveretto aveva voglia di immaginare di essere Bartali alle salite delle Dolomiti, in testa al gruppo di inseguitori.

Ora il cuore batteva frenetico, la pressione era raddoppiata, era ormai ansimante e boccheggiante, i piedi come cementati.

“ Complimenti, tenga ancora per un paio di minuti !”

“ Il traguardo è vicino – vaneggiava ormai nonno Talpone – avrò la coppa e il bacio di una giovane fanciulla bionda “.

Poi, mentre la vista gli si annebbiava, è arrivato il sospirato ordine “ Bravo, ora rallenti a 30 giri, non smetta subito “.

“ Ecco, questo è il percorso d’onore “ immaginava lui confusamente, poco dopo l’hanno fermato e aiutato a scendere dal suo trespolo, asciugandolo vigorosamente con rotoloni di carta.

“ Ischemia miocardica negativa – ha sentenziato il medico, srotolando un lungo foglio millimetrato –  lunedì si presenti, sempre depilato, le faremo indossare l’apparecchiatura per l’elettrocardiogramma dinamico “

Sembra si tratti di un insieme di fili ed elettrodi collegati ad una centralina da portare per 24 ore.

“Che bello – ha ansimato nonno Talpone  – così lunedì pomeriggio mi presento a scuola dai miei nipotini con il vecchio casco da motociclista, un’antenna radio e faccio il robot di Guerre Stellari.   Scusi si può avere un’apparecchiatura di colore dorato?    Sa, di solito mi viene bene l’imitazione di C3, il droide che conosce sei milioni di forme di comunicazione, deve sapere che mi sono laureato in Lingue “

“ Si accomodi fuori!”

“ Avanti un altro !”

PARTENZE E ARRIVI


Milano, la grande Milano ora ti accoglie nonno Talpone, con il suo traffico caotico e strombettante, con la gente sempre di fretta, che corre con il cellulare all’orecchio, troppo indaffarata per sorridere e salutare, seria e preoccupata.

Ma gli amici ritrovati alla palestra comunale, per il corso di ginnastica dolce riservato alla terza età,  sembrano felici di rivederti, urlano “ Ma come sei abbronzato ! Sempre in giro, vero ?   Che coppia, tutti e due appaiono più riposati dopo essere stati lontani tanto tempo.     E lui guardatelo, lustro e aitante, sembra il ritratto della salute !”

“ Ma come – afferma nonno Talpone quasi indispettito – sono stato in quella lontana isoletta, quasi al confino, solo perché mio cognato si sentiva solo, poi soffro di cuore, devo farmi vedere, fare degli esami di controllo “

Inavvertitamente si confonde e mormora “ Vedete, ho il cuore che batte !”

“ Per fortuna che ti batte ancora !- ridono gli amici.

“ Volevo dire  che ho avuto delle fibrillazioni – cerca di spiegare lui, ma ormai tutti sono allegri, in fondo è contento anche nonno Talpone, nel suo intimo di clown triste, di aver provocato un poco di gioiosità.

Certo l’ansia della partenza dall’Umbria è quasi lontana e dimenticata, un giorno e due notti di fremiti, paure e timori di dimenticare qualcosa, tra i cinque cellulari ( Perché cinque ? Perché danno sicurezza ), i tre paia di occhiali ( Basteranno ?), i computer, l’Ebook, i libri e i cavi vari.

Naturalmente poi ha realizzato di aver lasciato là, nella borsa chiusa nell’armadio, il mazzo di chiavi di casa.

Sembra lontana anche la telefonata della sua Istrice al momento di scendere in stazione per il ritorno a Milano.

“ Allora stai partendo ? – chiede lei con voce vellutata.

“ Certo, sto per uscire dal cancello, spero di non aver dimenticato niente ( sic ! ). No il pollaio per tua sorella non intendo costruirlo ora, doveva chiedermelo prima. Ma perché, vuoi forse che rimanga qui ancora una settimana ?”

“ Tu cosa dici ? – sussurra lei sorniona.

Mille neri pensieri hanno allora assillato il povero nonno Talpone.

1)    Non mi vuole a Milano

2)    Non mi vuole più bene

3)    Ha trovato un uomo bello, intelligente e ricco

4)    Mi sta lasciando

5)     …

“ Allora scioccone – fa lei, interrompendo le sue nere nubi e angosce da pollo maritale – stasera ti vengono a prendere alla stazione i tuoi nipotini, che poi rimangono a cena da noi, cerca di recuperare dei pomodori dall’orto “

“ Oh gioia ! – esclama nonno Talpone – certo i pododori per i miei piccoli !”

“ Guarda che pododori i bambini lo dicevano due anni fa, non confonderli, ricordati di portarli per cena, sbadatone “

Lui è sceso dalla cognata Paperoga, ha raccolto i pododori, pardon i pomodori nell’orto, è andato alla stazione euforico e felice, “ Cosa sono le ansie per qualche piccola cosa dimenticata – ha esclamato gioioso.

C’è da scommettere che sarebbe  salito in treno inconsapevole e orgoglioso anche in pigiama e pantofole.