PICCOLA CRONACA D’AMORE


L’istrice mi manda a comperare una cornice d’argento per la festa di nonna Ida, lucidissima e brillante, che a breve compirà 100 anni, con la presenza di più di circa 150 parenti e amici che provengono da due continenti.
La scelta era difficile, nonno talpone di solito sbaglia, ma il recente omaggio di una poesia d’amore può fare miracoli.
Al suo ritorno talpone mostra l’acquisto e chiede all’istrice con voce sommessa .
“ Ti piace la cornice che ho scelto ? “
“ Si è molto bella, hai fatto la scelta giusta “
“ Meno male che una volta tanto non ho sbagliato “
“ Ma no, amore, tu fai sempre la cosa giusta, solo che certe volte i nostri gusti non combaciano “
Nonno talpone si fa ripetere la battuta, la trascrive subito, è incredulo.
I nostri gusti e giudizi non combaciano mai, come ben sanno i nostri figli, quando ci chiedevano qualcosa da ragazzi, dal permesso di uscire alla sera  alla scelta di una maglietta, la nostra risposta di genitori era “ SI “ “ NO “, oppure “ NO “ “ SI “ rispettivamente.
Era così scontata la nostra divergenza di opinioni da apparire una pantomima teatrale.
Con il tempo questo non si verifica più in casa nostra.
I ragazzi, diventati adulti, ora chiedono direttamente solo alla mamma, forse con ragione.
Il padre fa il padre e basta.
Correggo ora scrive anche amorosi versi, é ancora innamorato e non se ne vergogna.
Perché, istrice mia, l’amore ha sempre mille facce da scoprire.
Perché non conosce stagioni né età.
Perché, se è amore, rinasce sempre, anche quando sembra assopito, scontato, dimenticato quasi.
Perché si può solo sorridere appena dell’amore, quando ti colpisce ti squassa completamente.
Non si può ridere, perché è una tragedia l’amore, ma bellissima.

REGALI D’€™AMORE


Cos’è l’amore ?
Perché si trasforma, si nasconde, balza fuori all’improvviso e ti toglie il respiro, il sonno, sembra sopito come quei mucchi enormi di cenere dei falò autunnali che poi mandano fuori fiamme vivaci e guizzanti ?
Nonno Talpone più ci pensa e più ne è affascinato, l’ha già detto e scritto, scusatelo.
Dopo la tre giorni, non quella ciclistica, ma la full immersion con i nipotini, l’argomento amore era tornato prepotente nei suoi pensieri.
Così mentre in treno stavano viaggiando per andare a trovare al mare una parente e l’istrice sonnecchiava stravolta nel suo posto vicino al finestrino, nonno Talpone scribacchiava, cancellava e riscriveva sulla sua moleskine i versi di una poesia d’amore per dar sfogo ai suoi rovelli sentimentali verso l’amata.
Le sei ore di viaggio, tra andata e ritorno, avevano prodotto pagine piene di cancellature  dei suoi versi lirici ed enfatici.
Alla sera dopo una revisione finale nonno Talpone tutto tronfio ha stampato la sua poesia e dopo cena l’ha presentata timidamente alla consorte.
L’Istriciotta l’ha letta attentamente a lungo, Talpone fremeva e già pensava ad un disastro, poi lei ha alzato i suoi occhi verdi ramarrosi e ha mormorato “ E’ bellissima, grazie per il regalo, come posso ricambiarti ? “
Infine con uno sguardo birichino “ Non so comporre versi, posso però scriverti una relazione sulla riabilitazione occupazionale del deficit cognitivo ? “

QUESTA SPECIE D’€™AMORE


Nonno talpone è vecchio, scherzando lui dice che ha cent’anni, anzi cento e uno.
Capisce e si confronta con quelli della sua età e i pochi di lui maggiori, ovviamente.
Lui capisce i bambini, dicono “ per forza è un nonno, poi anche per demenza senile “
Comprende e si confronta anche con i giovani di venti o trent’anni, questo più raro, perché pochi si ricordano di ascoltare e di ricordare quando erano così giovani anche loro.
Per questi motivi nonno Talpone certe volte si stupisce di sé stesso, di questa comprensione generale, perché dimentica che quando ci si analizza si scopre la propria umanità.
Ma rimane sempre un grande mistero che lo affascina e non manca mai di stupirlo, è l’amore.
Le sue varietà, i suoi gradi di passione e di sofferenze, i suoi variegati meccanismi, insomma questa galassia tanto esplorata e pure sconosciuta.
Lui spesso scherza per il suo legame con l’Istrice Prussiana, i suoi litigi, i suoi ricordi, l’affetto che ancora riscopre, insomma la quotidianità di questo stare insieme.
Lo guarda sempre stupito e lo veglia con ansia, paura e passione, gioia e rabbia, incredulità e tenerezza questo rapporto profondo e contrastato.
Perché questa è la sua versione unica e dolcissima di specie d’amore. 

LE VACANZE SONO FINITE !


Ho pulito il bagno, lavato i piatti, spazzato il pavimento, riempito un valigione con un’enorme quadro di porcellana, regalo della zia ceramista per le nozze di mio figlio, il martello di dio, pigiandoci insieme un filone di pane sciapo ( senza sale ) di 4 chili e due capocolli di 3 chili, come ordinato da mia moglie, l’ istrice prussiana, un paio di scarpe da pioggia pesanti di riserva ( non aveva mai piovuto, ma non si sa mai ).
Poi ho preparato la spaghettata per i gatti, arricchita di due belle fette di arrosto, come regalo di addio per la mia partenza.
Infine ho mangiato anch’io, erano le 10 di sera.
Ho dovuto forzarmi a finire le due bottiglie di Sangiovese e di Prosecco già iniziate, non potevo lasciarle andar male.
Ricontrollo le chiavi, i telefonini, i libri, le agende nello zaino.
Quasi sto dimenticando di scrivere il post serale, non posso deludere mio figlio, il beneamato Martello di dio, può essere capace di telefonarmi di notte per chiedere spiegazioni.
E’ mezzanotte, anche questa è fatta, sono soddisfatto.
Salgo in camera da letto, decido di mettere la sveglia sul cellulare per le 3.45 di mattina, il treno partirà alle 5.10, dovrei farcela.
Mi sveglio di colpo, guardo l’orologio, sono le 3.
Mi chiedo cosa può succedere se l’allarme non dovesse funzionare, purtroppo avevo dimenticato di predisporre qualche altra sveglia per maggiore sicurezza.
Dovrei scendere le scale e cercare nello zaino gli altri cellulari, ma non me la sento, il letto è così confortevole.
Ma se perdo il treno ?
Scenari apocalittici, mia moglie mi aspetta, magari ha preparato un pranzo speciale per me, forse può aver programmato di andare al cinema nel pomeriggio.
Tengo la luce accesa e controllo ogni tanto l’orologio.
Mi consolo, in fondo unpoco ho dormito, la Montalcini in un’intervista ha affermato che tre ore di sonno le erano più che sufficienti, poi andava in laboratorio per le sue ricerche.
Comincio a fantasticare : quali ricerche scientifiche potrei iniziare ?
Non ce la faccio più.
Sono le 3.40, mi alzo inizio a rifare il letto per bene, come il mio istrice desidera.
Improvvisamente si sente il trillo del cellulare, allora funziona !
Lo ringrazio, il fedele vecchio Nokia da 30 euro, bravo, bravo !
Scendo di sotto, mentre preparo il tè ricontrollo tutta la stanza.
Un tarallo, mezza tazza di tè, poi fuori a caricare l’auto.
I gatti mi aspettavano, miagolano e mi si stringono attorno.
Ma come, avevano già mangiato quattro ore prima, hanno già fame ?
Poi ricordo la cena speciale e quindi ritengo che abbiano diritto ad un bis.
Salgo in auto, sto per partire, no, ho dimenticato la bottiglia di tè bollente per il viaggio.
Mi ricordo in tempo delle forme di pecorino umbro nel frigorifero, le recupero e le metto in un sacchetto termico con un panetto di ghiaccio.
Sempre più in fretta infilo insieme tutto quanto nello zaino, è pieno da scoppiare, forzo le cerniere, è fatta.
No, ultimissima cosa, con le cesoie taglio una serie di steli con boccioli dai rosai dal giardino di casa: rosso rubino,viola,gialli, bianchi, rosso cardinale, screziati.
Li lego in un mazzo e lo avvolgo nella carta bagnata, sono per la mia istriciotta.
Di corsa giù per i tornanti verso la stazione, per fortuna non c’è nessuno.
Arrivo al parcheggio, chiudo l’auto e mi affretto verso il treno.
Sistemo tutto nello scompartimento vuoto.
Sono quasi felice, guardo l’orologio, il treno patirà tra mezz’ora, bene, ce l’ho fatta.
Poi penso, povera mia Istrice Prussiana, il marito itorna, le tue vacanze sono ormai finite !

IL BICCHIERE MEZZO VUOTO


Confesso: sono un pessimista di natura.
Sono fatto così, forse per i problemi che ho avuto nella mia infanzia, i lutti che l’hanno accompagnata, la gioventù problematica, fino all’incontro con la mia Dulcinea del Toboso.
Una vera fata che mi accompagna e mi sopporta  sin da allora.
Lei è un’ottimista, anche se ha avuto un’infanzia  di sofferenza e di lotta molto peggiore della mia, è socievole con tutti, disponibile, realista ed efficiente di fronte a ogni problema.
Dice sempre “ la vita è bella, bisogna goderla” e intanto lavora, corre, si impegna, si fa coinvolgere da tutto e tutti, sempre in movimento come un’ape laboriosa.
Lei è quella bel bicchiere sempre mezzo pieno, io quello del mezzo vuoto, anzi proprio vuoto.
Forse per questo siamo compatibili.
Questo non vuol dire che io sia sempre a piangere su me stesso, è solo un atteggiamento di fondo che uno ha e che deve solo imparare a conviverci,  magari riderci sopra.
Un esempio minore di questa insicurezza si manifesta quando parto per il solito viaggetto a Terni o a Londra.
Entro in agitazione, non dormo bene la notte precedente il viaggio, compilo lunghe liste di oggetti da portare, liste che poi perdo o dimentico da qualche parte.
Le ultime due ore prima della partenza è un continuo aprire e chiudere lo zaino ( il mio strumento di viaggio preferito ) o la valigia.
Avrò portato abbastanza telefonini, i vari alimentatori, i block-notes, le agende, le penne a sfera e le matite ?
Avrò abbastanza libri per il viaggio o la vacanza ?
Sarà meglio portare due lettori MP3 e due cuffie ?
Un’agitazione nervosa che so ridicola, sembra quella delle smanie della villeggiatura di Goldoni.
Poi ripenso quando vent’anni fa  con una borsetta di plastica a tracolla, che adesso conterebbe un portatile, partivo in autostop per girare l’Inghilterra e l’Irlanda, dormendo sul pavimento degli ostelli, mangiando pane e marmellata, quasi senza soldi.
Sorrido a questi ricordi mentre sto completando lo zaino per la partenza di domani.
Decido che sarebbe meglio metterci un altro libro, le due vecchie agende di appunti che ho trovato in libreria e un pacchetto di Daygum.
 Lo so già, poi dimenticherò sul tavolo in campagna le chiavi di casa di Milano.

MARTELLO SI SPOSERA’€™


Mio figlio piccolo, si fa per dire, il temibile Martello inglese, si sposerà.
Dopo anni di convivenza con quel caro ragazzo, il fascinoso Badger irlandese, è riuscito a convincerlo a farsi sposare, martellandolo come un forsennato per convolare a giuste nozze.
L’altro è pure lui uno tosto, non per niente se uno è il martello l’altro può ben dirsi l’incudine.
Ha resistito a lungo, un’altra persona per sfinimento avrebbe detto di si dopo una settimana o sarebbe fuggito in Patagonia.
Quindi la scorsa estate, durante un lungo e faticoso trekking nella brumosa scozia tra le colline e i laghi, la west highland way, alla fine è riuscito a farsi regalare l’anello di fidanzamento.
Che poi, per timidezza, era nascosto nel termos del tè, che Badger gli offriva e che il caro Martello  aveva preso e aveva anche visto l’anello,  però al momento non aveva collegato le cose, fortunatamente  non l’aveva anche ingoiato.
Una storia buffa, ma romantica .
Poi è cominciato il martellamento verso gli amici, soprattutto verso i genitori.
Al ricevimento della notizia del matrimonio questi sono stati felici, ma secondo lui non abbastanza felici, non hanno gridato, saltato, danzato con orgiastico furore.
Poi sono stati travolti dai preparativi, innanzitutto nella scelta del luogo della futura cerimonia.
A Londra, in Irlanda, in Italia, a Milano ?
Se fare la cerimonia là e la festa qua, ricevimenti separati o uniti.
Chi invitare, chi informare ma non invitare e così via.
Alla fine abbiamo dovuto scegliere di ridurre la fastosa cerimonia alla famiglia stretta e agli amici intimi.
I vari ipotetici edifici, hotel, ristoranti, pub, hall dove fare i festeggiamenti hanno richiesto mesi di ipotesi, proposte, ripensamenti, nuovi piani cerimoniali.
Noi non proponevamo abbastanza, non sceglievamo o, se lo facevamo, avevamo idee diverse dalle sue.
Logicamente bisognava parlare, ma per dire che aveva ragione lui.
Il che è perfettamente vero, dato che il matrimonio era il suo, ma perché chiedere se lui aveva già fatto la scelta che al momento lo soddisfaceva ?
Non posso fare a meno di dire, sono forse noioso, lo so, che nei miei ricordi le proposte di nozze furono molto più semplici.
Io, una settimana dopo aver conosciuto quel fiore incredibile di ragazza, l’Istrice Prussiana appunto, le regalai subito un complicato anello d’argento, chiedendo di sposarla subito e di avere con lei cinque figli.
Lei mi rispose che ero matto e poi mi lasciò.
Dopo un anno ci rimettemmo insieme, eravamo troppo diversi, ma forse troppo affascinati l’uno dell’altro per stare separati.
Mio padre poi consigliò fermamente, allora erano tempi differenti, le nozze che furono semplici, povere, fantastiche per due ragazzi incoscienti e innamoratissimi.
Ma questa è un’altra storia.
Per tornare al nostro Martello, ora da mesi continua la discussione sul tipo e la qualità del menù per il pranzo di nozze, capitolo forse ancora aperto, non voglio pensarci, è troppo complesso.
Nemmeno fosse quello del nipote della regina d’Inghilterra.
Tra l’altro lui trova che è disdicevole che queste abbiano leggermente offuscato il suo prossimo matrimonio.
Per i beveraggi fu quasi più semplice : birra no, ci voleva lo champagne, io modestamente proponevo del buon Prosecco e dei vini italiani, che potevo procurare e  imbottigliare.
Il promettente avvocato parlava di vini prestigiosi, come l’Amarone, il Barolo e così via, ci pensava lui alla scelta di classe.
Il Martello citava una sua conoscente, rappresentante di una nota marca di champagne che avrebbe fornito le bevande di livello opportuno.
Alla fine tutti hanno deciso di lasciare tutte queste incombenze a nonno Talpone, che ha dovuto scegliere, comperare, imbottigliare i vari tipi di vino da lui preferiti, ben felice in verità di trafficare in cantina.
Per il nostro regalo di nozze, una doppia coppia di gemelli da camicia, questo è un’altra storia complessa, seppur finita anche questa.
Stasera ho avuto la notizia che è stato scelto anche il pub ove finire i festeggiamenti.
Una scelta reale, c’è da scommetterci, non mi stupirebbe se ci fossero i fuochi d’artificio sul Tamigi, magari con la musica di Handel.
E poi dicono che la vita dei pensionati è tutta una noia e tranquillità.

IL TERRORE CORRE SUL FILO


Il pomeriggio era stato piacevole, una pausa riposante tra due giornate di convivenza con gli adorati ma impegnativi nipotini.
La mia ninfa era dalla parrucchiera, mi godevo un sottofondo musicale rilassante, sdraiato in una morbida poltrona, con i piedi sul divano di fronte, la piletta dei libri da leggere, da alternare secondo l’umore, per assaporare variazioni di temi e di ambienti.
Niente pero’ puo’ durare a lungo.
La mia longilinea compagna di vita e’ ritornata, sfoggiando compiaciuta i risultati del trattamento ricevuto dalla maga coiffeuse Carmen.
Ho abbassato gli occhiali e apprezzando gentilmente la sua capigliatura, anche se non sono riescito a notare cambiamenti eclatanti.
Devo anche dire che io la trovo sempre giovane e bellissima, come se avesse ancora ventiquattro anni.
Ma non posso dirglielo, lei e’ timida e scontrosa.
I complimenti li devo dosare con cautela.
Non per niente l’ho soprannominata” Istrice Prussiana “.
Il secondo attributo si riferisce alla sua ferrea volonta’, derivata da antenati lanzichenecchi, secondo un dubbio documento genealogico di un prozio monsignore.
Appena uscita dalla sala sono ritornato alla rilettura del mio Don Chisciotte, con ridispiegamento della cartina della Castiglia, scala  1: 200.000, per cercare di capire quale fosse stato l’ipotetico tragitto del mio eroe nella Sierra Morena.
Ma ecco che lei e’ ritornata, si era cambiata, ora e’ in tuta di ginnastica e stringe un borsone, avvertendomi che e’ arrivata  l’ora della palestra.
Una sua amica lo scorso anno l’ha convinta a iscriversi ad un corso  presso la palestra della vicina scuola elementare.
Non e’ cambiata molto dai tempi che la dovevo frequentare da ragazzino, muri un po’ scrostati, lieve odore di sudore, ricordi di esercizi ginnici che odiavo cordialmente.
Ma il corso costa poco, il trainer e’ un atletico insegnante neopensionato, l’ambiente e’ tranquillo, senza i soliti gasati che devono sfoggiare bicipiti e lanciare grugniti durante i loro sforzi, infatti l’eta’ media e’ abbondantemente sopra i sessanta, una quarantina di donne sempre cinguettanti, tre maschi me incluso.
Lo sport e il movimento fanno bene, sostiene e insisteva l’Istriciotta,  insisteva il figlio promettente avvocato e insisteva pure il figlio londinese.
Avevo cercato di rinviare ogni coinvolgimento per oscuri impegni che avevo in corso, non sono stato creduto e infine sono  arrivati i perentori consigli di d’oltremanica.
Qui non si scherza.
L’emigrato londinese e’ capace di telefonarti sette o otto volte al giorno, senza pieta’ ne’ remissione.
Una goccia martellante, dopo una settimana o al massimo dieci giorni tutti capitolano.
Nessuno gli ha mai resistito.
Devo dimagrire e morigerami nell’alimentazione, secondo la consorte ?
Lei telefona subito all’emigrato.
L’altro figlio dice che non trova il tempo per fare le analisi del sangue che il medico gli ha prescritto ?
Basta telefonare a Londra.
Sono perfino riuscito con il suo aiuto a bloccare mia moglie che voleva iscriversi nuovamente a un master universitario, dopo aver conseguito durante la nostra relazione ben quattro lauree nella stessa specializzazione medica, secondo me con incomprensibili varianti.
Ci ha salvato da un possibile divorzio.
Comunque l’adorabile nonna  mi ha guardato con dolcezza, ripetendomi l’invito a seguirla in palestra, aggiungendo soave : ” devo forse telefonare a Londra ? “.
L’argomento e’ stato decisivo, sono scattato in piedi per cambiarmi con una tuta e afferrare la mia sacca.
Non avevo alcuna voglia di sperimentare la sferza del mio caro figliolo londinese, che si può a ragione denominare ” Il Martello di dio “.