CRUCIVERBA E CONFRONTI


Dicono che l’enigmistica e i cruciverba sviluppino il cervello e che rafforzino la memoria.

Nonno Talpone vi si dedica con coscienzioso sforzo, ma senza particolari entusiasmi, quando può, ovvero quando non dorme, mangia, legge o gioca con i  bambini.

La difficoltà è che ormai le definizioni abbondano di nomi di personaggi televisivi, cantanti e sportivi, campi di conoscenza in cui il nostro è particolarmente ignorante.

L’altro giorno lui si era perso di fronte all’indicazione di un certo Filippo Magnini.

Alla fine, disperato, si è arreso e con l’aiuto del suo fedele Android ha cercato notizie su Google.

Risultato, magari per voi eclatante, è che si tratta di un famoso nuotatore, campione di stile libero, quel tipo di nuoto che personalmente permette di bermi generose sorsate d’acqua della piscina, mentre annaspo nel corso di nuoto per gli over ’60.

Ho guardato la sua foto su Wikipedia: un bel ragazzo moro, non ci sono dubbi, una faccia decisamente simpatica, altezza : 1,87.

Oh guarda, più o meno la mia, magari prima dell’incurvamento senile. Peso : 77 kg.

No, ci deve essere un errore, ricontrollo …

Accidenti, ma come fa a pesare così poco, dovrebbe avere dei muscoli ben sviluppati, che credo debbano pesare molto di più delle parti molli, diciamo quelle meno toniche che mi sono congeniali.

Ben 20 Kg meno del peso dello sconfortato pensionato che sta scrivendo queste righe.

“Non è possibile !”

Ritenendosi insultato, con profonda indignazione nonno Talpone l’ha buttato via.

Non il povero Android biancastro, ma il foglio di giornale con i cruciverba.

Non è un passatempo rilassante, in questi termini lui preferisce la sua inevitabile progressiva riduzione cerebrale e l’oblio.

EPIFANIE


Oggi abbiamo iniziato a staccare gli allegri addobbi natalizi dalla porta di ingresso, dagli specchi e dalle varie pareti di casa.

Abbiamo riposto negli scatoloni le palline colorate di vetro soffiato, i nastri argentati, le stelle e stelline di carta, ritagliate e colorate insieme ai nipotini.

Anche l’albero di Natale, rimasto spoglio e ormai simile ad un ombrello scarnificato da una sferza di vento invernale, sarà ripiegato ed ecologicamente riposto in solaio per il prossimo lontano Natale.

L’Epifania è veramente il suggello di chiusura di tutte le feste, non la sopportavo anche da bambino, chiudeva una illusione di paese dei balocchi, i miei dicevano “ L’Epifania ogni festa porta via”

Basta quindi con i regali e i dolciumi, allora veramente sobri e quasi avari, basta con quelle cene in cui apparivano a tavola gli affettati con i sottaceti, i ravioli galleggianti nel brodo fumante ( servono a mettere a posto lo stomaco!), l’arrotolato d’arrosto e il bollito, un grande panettone e i torroni.

Allora non si ingrassava granché.

Si tornava subito al risotto, la trippa, i polpettoni, l’aringa affumicata e le frittatine.

La domenica era festa, si mangiava il pollo con le patate arrosto.

Innumerevoli le polente con ogni tipo di condimento, la grossa michetta da finire ad ogni pasto ( non devi lasciare nemmeno una briciola, pensa ai bambini poveri! ).

Ah già, al primo dell’anno sempre uno zampone bollito emergeva dall’apposita pentola oblunga, avvolto in un sudario untuoso di stoffa cucito con perizia dalla mamma sarta, si serviva nei piatti a grosse fette con contorno di lenticchie, quelle grosse, marroni e indigeste.

Ma portavano fortuna, mi dicevano, ogni chicco era una moneta che si sarebbe senz’altro guadagnata, ogni anno io bambino ingenuo trangugiavo grosse mestolate di quei legumi, fiducioso che quell’anno saremmo diventati finalmente ricchi.

Invece, in quei avventurosi anni del primo dopoguerra, indossavo sempre gli abiti smessi e riadattati di mio padre e di mio fratello maggiore, i regali li ricevevo solo a Natale, sfortunatamente troppo vicino al mio compleanno, il gelato alla domenica era un sogno spesso inutilmente perseguito.

Le nostre vacanze estive, con la chiusura della scuola, iniziavano con il trenino delle Varesine e con il tram a scartamento ridotto che ci portavano al bilocale-cantina in affitto, con servizi all’esterno, nel mio paesino natio, lungo la strada che serpeggia verso il Campo dei Fiori.

Vicino al nostro casermone vi erano, a parte le alte recinzioni che chiudevano dei misteriosi vasti parchi signorili, alcune cascine e poco più in alto un piccolo cimitero tra i pini, luogo ameno e meta di coraggiose escursioni serali, con la piccola banda di amici, per mostrare prove di coraggio.

Il traguardo massimo, difficilmente raggiungibile, era quello di entrarvi dentro di notte, saltando il muretto per assistere impavidi al manifestarsi di un guizzante fuoco fatuo tra le tombe.

Personalmente devo confessare di non esservi mai riuscito.

Mio fratello maggiore d’età si vantava di averli visti più volte, io gli domandavo ansioso se erano veramente spettri o anime dei morti, come noi piccoli fantasticavamo.

Lui ci dava degli ignoranti, spiegando inutilmente che si trattava solo di gas di decomposizione che risaliva tra le pietre e s’infiammava.

Ma per noi già l’avvicinarsi al pesante cancello arrugginito del piccolo cimitero era un’impresa, di giorno ci intimoriva anche l’entrarvi  di soppiatto, sulla destra dell’entrata s’incontrava una cappella con sbiaditi affreschi del giudizio universale, quasi per dare un macabro benvenuto.

Ora, come ogni persona anziana, mentre ripongo gli ornamenti natalizi, ripenso a quei giorni lontani con stupita commozione.

I nipotini ieri sera erano ripartiti con i loro genitori, portandosi via il contenuto delle grandi calze della befana: libri, feroci guerrieri con durlindane e alabarde, flaconi di sapone all’arancia e ai frutti di bosco ( introvabili per ora quelli alla cioccolata ), rossi nanetti che emanano bagliori, caramelle, cioccolatini.

Si sono stupiti di trovare in fondo alle calze delle lucide mele verdi e dei profumati mandarini, ancora abbarbicati ai rametti con le foglioline.

Da bambino questi ultimi erano i veri regali che chiudevano le feste, lasciandomi un profumato saluto di addio.

Sono ricordi da vecchio, me ne rendo conto e mi scuso, ma nonno Talpone non lo posso scacciare quando ancora mi si avvicina, con l’aria svagata e timida di un gatto randagio, che ti annusa e ti guarda, incuriosito e perplesso, in un mondo ancora spesso incognito e crudele.

DEPRESSI NATIVI


Non ricordo da quanto tempo non riesco a parlare con il mio vecchio amico nonno Talpone.

Forse da prima delle vacanze natalizie.

Ho l’impressione che sia passato un periodo avvolgente e tumultuoso, iniziato quasi subito il ritorno dall’Umbria con la vecchia auto famigliare, che poteva ben assimilarsi ad un ‘autobotte per il trasporto dell’olio pregiato, quello appena spremuto dal raccolto invernale in Valnerina.

A Milano l’incontro con la grande famiglia allargata, due figli con rispettivi coniugi e nipotini, la grand-mère affannata e gioiosa a trafficare in cucina, i fratelli quarantenni che scherzavano tra loro con battutine e dispetti da bambini, i nipotini di quattro e sei anni scatenati nel loro magico mondo d’infanzia, con il rapito entusiasmo per la moltitudine di regali ricevuti.

Bellissimo, coinvolgente, faticoso.

Incontro e convivenza famigliare intrigata anche da un morbo influenzale di provenienza inglese, con effetti di rigetto e dissenteria che hanno messo a dura prova la disponibilità dell’unico bagno per otto persone, colpendo fortunatamente un membro alla volta.

Forse nonno Talpone richiedeva una convivenza più calma e raccolta, forse sta invecchiando male.

Recentemente si sorprende spesso a fissare il vuoto per un lungo periodo di minuti, senza alcun pensiero logico, solo sospeso in brandelli di immagini scomposte e parole appena formulate.

Per ricrearsi giorni fa l’anziana coppia Talpone e Istrice si è recata al cinema di zona per assistere alla proiezione di un film francese sconosciuto, Amour.

Bellissimo, recitato magistralmente da Trintignant e dalla moglie Riva, sequenze e pause registiche da maestro.

All’uscita, nel buio gelido della sera, mano nella mano, lui ha chiesto ansiosamente “ Cosa faremo noi ?”

Lei sicura e sbarazzina “ Non fare l’idiota, vedremo. Ora godiamoci la vita.”

Appunto.

Questo è il problema dei depressi nativi.

LA CURA


Sono giornate di luce breve e di pioggia sottile e insistente, giornate di doloretti, raffreddori e stanchezza.

La moglie ti impone diete leggere e pillole ignote, forse antibiotici.

Ci si sente flaccidi, svogliati ed assenti.

Andare dall’amico medico per una cura ?

Suvvia ormai ti conosci abbastanza vecchio nonno Talpone, la tua cura, le tue necessità sono giochi e allegria sconsiderata con i bambini.

PICCOLI MIRACOLI


Sono più di due settimane di naso a fontanella, mal di testa, catarro, dolori alla schiena e lagna lamentosa che affliggono nonno Talpone e i pochi sfortunati che gli stanno intorno.

L’Istrice, da poco ritornata, è dotata di pazienza infinita e ora gli ha somministrato gli antibiotici, facendogli riprendere i sensi.

Perché, ammettiamolo, è sempre spiacevole diventare vecchi, gli uomini poi, forse perché non sono coinvolti dal trauma del parto, il dolore vero proprio non lo sopportano.

Non consola abbastanza il leggere libri truci su crudeli prove di sopravvivenza nei lager e nei gulag, di naufraghi che stentano su isole deserte o gialli tenebrosi che descrivono serial killer maniaci, no, basta un dolorino all’anca e subito il mondo crudele ti crolla addosso, solo su te, sfortunato Giona biblico.

Nonno Talpone non solo si sente depresso e accidioso, ha assunto la viziosa abitudine di consultare ogni dieci minuti le eventuali mail che potrebbe aver ricevuto, nessuno gli scrive ovviamente, talvolta sente un trillo emesso dalla sua bianca tavoletta magica, guarda subito speranzoso, per scoprire che si tratta solo della pubblicità di una banca o dell’offerta scontata di voli natalizi verso mete lontane .

In tanta miseria spicciola ieri l’Istrice, avendo completato la sua relazione, gli ha improvvisamente chiesto di poter leggere il blog.

“ Veramente eri così impegnata, credevo non ti interessasse, poi tu mi sgridi perché non vuoi che si parli dei fatti di famiglia !”

“ Dai, fammi vedere, su zucchino …”

Nonno Talpone le ha porto la sua lavagnetta bianca, quella che ormai porta sempre con sé, come uno scolaretto con il suo portafortuna, lo apre sull’ultimo post e lei lo legge con il suo grazioso nasino a tre centimetri di distanza.

Comincia a ridacchiare, emette dei buffi “Ih!  Ih !”, un singulto, gli occhi le si inumidiscono, piange e ride simultaneamente, facendo traballare lo smartphone davanti al viso.

Nonno Talpone la guarda, ogni volta stupito e ammirato, ogni volta la riscopre buffa e bellissima, si perde nella visione di questa ragazza che l’ha fulminato in un remoto passato, un affascinante animaletto speciale.

Dimentica ogni cosa, immerso in uno di quegli strani miracoli che talvolta possono accadere a tutti nella loro breve esistenza.

LA ZUCCA


Il ritorno a casa della mia signora e padrona ha ristabilito usanze e abitudini che tendevo ormai a dimenticare.

La più antipatica è la mancanza di un posto sicuro e definito per poter leggere e scrivere con tranquillità.

Così ogni mattina inizia con “ Cara, dove vuoi usare il tuo computer oggi ?”

“ Zucchino, vai pure in studio, io uso la cucina perché ho bisogno del tavolo lungo per posare libri, riviste e fogli di appunti “

Dopo un quarto d’ora, mentre sto consultando internet sul mio portatile piccolo, vengo chiamato d’urgenza, il suo computer, non quello nuovo appena regalatole, perché si sa, è nuovo, quindi usa quello amorevolmente prestatole dal padre dei suoi nipotini, che improvvisamente, da solo, ha deciso di ridurre le parole a formichine quasi invisibili.

Dopo qualche tentativo risolvo spegnendo e resettando il malevolo aggeggio.

Non passa mezz’ora che un nuovo guaio cibernetico la turba ancora, oppure è la traduzione appropriata di una parola, ogni volta devo alzarmi e correre in soccorso.

Più avanti lei vuole usare lo studio, perché la grossa stampante multifunzione sta lì, ma io non posso trasferirmi in cucina, il cui tavolone è ancora sommerso dal suo portatile , dai libri e dalle altre molte carte, inoltre è vicina l’ora del pranzo.

In sala no, si mette in disordine, in camera da letto guai, inoltre non vi sono ripiani utili, l’unico bagno è sacro  e , data la nostra età avanzata, deve essere sempre disponibile per le urgenze.

Non bisogna dimenticare che il telefono cordless ora funziona, richiede quindi un addetto alle risposte, stranamente non è la stessa persona destinataria di quasi tutte le chiamate.

Personalmente nonno Talpone ha molti amici defunti, quindi anche se li pensa spesso, finora non gli hanno ancora telefonato.

Ieri mattina mentre relegato in un cantuccio compitavo degli appunti, si era sentito l’ennesimo squillo ed ero corso in corridoio a rispondere.

Si trattava del Martello deus, stranamente alle dieci di mattina, a quell’ora di solito è chiuso nel suo cubicolo alla Company davanti ad uno schermo.

“ Pronto ?”

“ Papà ciao. Passami la mamma.”

“ No, scusa, non puoi dire a me, la mamma è in cucina a lavorare sul suo computer.”

“ Papaa, papaa, devo parlare con la mamma, sbrigati !”

“ Eh no! In questa casa io non conto proprio niente, si sa. Cos’hai da chiedere, ricette di cucina, medicinali o consigli per malattie, pareri per l’arredamento ? Ci sono anch’io sai ? Chiedi e ti sarà dato !”

“ Papaa, papaa, papaa, non farmi perdere tempo, passami la mamma, daiiii !”

Ruggendo fremente ho passato la cornetta alla moglie con mezze frasi sdegnate.

“ E’ per te ! Al solito ! E’ tuo figlio ! Quello inglese ! “

Poche parole e la mia Istrice ora risplendeva di gioiosa commozione.

“ Oh caro !  Ti sei ricordato !  Si, sono tanti, ma io sto benissimo.  Come ?  Beh lo conosci, lui si lamenta sempre, basta farci l’abitudine.  Si, tutto bene, sono felice, credo che quando sarò calata nella tomba dirò ugualmente  – come sto bene ! –  Grazie per gli auguri !”

“ Riagganci tu per favore, zucca mia ?”

PROVE DI FUTURI SCENARI


Una settimana in solitudine e malattia, chiuso in casa con montagnole di fazzoletti di carta umidicci, piatti sporchi nel lavello, libri sparpagliati alla rinfusa in ogni stanza, aperti o piazzati in equilibrio instabile con pezzi di giornali tra le pagine, letto sfatto e plaid buttati sulle poltrone, insomma il prevedibile appartamento del maschio single.

Mi sono trovato più volte impegnato a ragionare con nonno Talpone sui possibili foschi scenari futuri.

Ad esempio cosa succederà tra cinque, dieci o vent’anni, nello sfortunato caso che dovessi sopravvivere alla mia dolce Istrice, sempre più decrepito e ammalato, in ristrettezze economiche, in solitudine sepolcrale ?

Mentre si ipotizzava e si pigliavano appunti su un mucchietto di fogli era improvvisamente arrivata la telefonata del figlio inglese.

“ Come va papà ? Tutto bene lì ?”

“ Si, non ti preoccupare, raffreddore, catarro e male alle ossa, ma passerà – ho risposto imbarazzato e leggermente indispettito.

Ci si era rovinato lo scenario, si era frantumata l’atmosfera drammatica che stavamo costruendo, così, dopo una decina di minuti di conversazione, ci eravamo lasciati, Talpone era sparito e personalmente non mi rimaneva altro che mettermi davanti alla televisione, per assistere sfortunatamente ad un bel film, coinvolgente e con un commovente lieto fine.

La giornata seguente, mentre mi stavo preparando un piatto di tortellini, preparati con un brodino di dado, mi ero ricordato di averli acquistati al supermercato vicino casa con il fatidico sconto del 50 %.

Facendo due conti, quei tortellini pregiati di marca Rana mi erano costati solo due euro, essendo due porzioni e tenendone una metà per l’indomani stavo per cenare con un solo euro.

Tra venti o trent’anni, con la mia pensione ormai ridotta al lumicino per l’inflazione, avrei potuto vivere con due- quattro euro al giorno, contando anche un bicchiere di vino a pasto e una patata lessa per secondo.

Potendo ipotizzare inoltre di subaffittare un paio di stanze ad estranei, avrei avuto anche i soldi per poter pagare le bollette di luce, gas e le spese condominiali verso il 2030 e i decenni successivi.

Afferrati dei foglietti pubblicitari e rovesciabili sul retro stavo preparando dei calcoli più precisi con la penna quando è arrivata la telefonata del figlio valente avvocato.

“ Papà come stai ? Senti, mi ha chiamato la mamma, adesso arrivo in auto e ti porto un vassoio di polenta, un barattolo di sugo e un grosso pezzo di bollito, va bene ?”

Come rispondere di no, assolutamente no accidenti, mi rovinava anche questi brillanti piani futuri di economie nei prossimi quarant’anni.

Ho dovuto nascondere i preziosi foglietti, ho ricevuto mio figlio accompagnato dal suo vecchio amico Carlone, ammucchiato sul tavolo della cucina la borsa delle provviste, ci siamo bevuti del Limoncello casalingo, riso e scherzato come fossimo in una piacevole stanza d’osteria.

Una volta usciti che fare ? Scenari spazzati via, ho ripreso in mano un libro, per fortuna era una raccolta di racconti di Solzenitsyn, tra cui il meraviglioso “ Una giornata di Ivan Denisovic”.

Le giornate della settimana sono passate in fretta, gli scenari per un motivo o un altro sono stati sempre rovinati, poi inaspettato è arrivata la telefonata che comunicava il ritorno anticipato della moglie dall’Umbria.

Di corsa pulizie generali, rifacimento del letto, lavatrice che svuota il cassonetto degli indumenti sporchi, lavastoviglie a manetta, libri frettolosamente rimessi a posto negli scaffali, spesa al supermercato, infine ho apparecchiata la tavola e preparato il sugo per gli spaghetti alla chitarra.

Come ritrovare la concentrazione per ipotizzare gli scenari futuri ?

Nel tardo pomeriggio siamo stati dai genitori dei nipotini per la cena di compleanno dell’Istrice Amorosa.

Ho trovato i piccoli sdraiati sul pavimento della sala, stavano guardando un vecchio cartone animato, il nonno si è steso vicino a loro, stuzzicandoli bonariamente, dondolandoli per aria e assoggettandosi a fare da morbida poltrona con il suo pancione.

Quando ci hanno chiamati a tavola per la cena nonno Talpone si è sentito chiedere:

“ Che faccia gioiosa che hai, cosa ti è successo ?  Ah capisco, si è illuminato con i bambini come al solito !”

SAGGEZZA RAGAZZI !


Dopo una notte passata tossendo in modo catarroso, con le ossa doloranti, ingrugnito,  con passo strascicato, a metà mattina nonno Talpone ciabatta verso la cucina, mette a scaldare l’acqua per il tè, sciorina sul tavolo una varietà di taralli pseudo pugliesi e finalmente guarda fuori dalla finestra con aria truce.

Toh ! C’è il sole.

“ Ma come ! – gorgoglia con voce roca – Doveva piovere secondo le previsioni !”

Perché dovete sapere che lui è un uomo d’ordine, di quelli che credono alle previsioni del tempo annunciate alla radio, alla televisione e sui giornali, da quando poi gli hanno regalato un costosissimo mini computer – maxi cellulare bianco, che secondo lui hanno pagato con l’equivalente di uno stipendio mensile di un precario, non fa che consultarlo ogni mezz’ora, come fosse un oracolo.

Così, colto dal dubbio, si precipita nello studio, stacca la spina di ricarica del suo giocattolo senile e con voce tremula chiede :

“ Android caro, com’è il tempo a Milano?”

L’altro si illumina sullo schermo gigante e gli presenta la risposta scritta:

“ Tendenzialmente nuvoloso con acquazzoni !”

Nonno Talpone non può dubitare di quel miracolo coreano della tecnica, quello che un giorno futuro forse gli preparerà anche il tè; ma è chiaro, quel pallido sole esterno non è che uno specchietto per le allodole, come si suol dire.

Scuotendo la testa si avvicina  alla porta finestra, scruta la strada oltre il balcone, cercando se vi siano degli ingenui incoscienti che osino girare senza ombrello.

Con grande sorpresa si rende conto che i marciapiedi sono affollati di creduloni che camminano tranquilli senza impermeabili, cappucci o parapioggia.

Perfino le auto si muovono senza azionare i tergicristalli !

Proprio una marea di babbei.

Alla fine scopre là in fondo, verso l’angolo della piazza una coppia di anziani che si trascina lentamente, tenendo ben stretti due ombrelli neri arrotolati.

“ Ecco là, si vede la saggezza dell’età! – gongola nonno Talpone trionfante.

Se non avesse questa maledetta tosse, andrebbe subito fuori anche lui, con i suoi quattro cellulari in tasca, indossando cappello cerato e il suo giaccone rosso da vela, adatto anche alle tempeste di mare, con un paio di ombrelli appoggiati al braccio.

Non si sa mai, se un ipotetico colpo di vento ne squarciasse uno, lui avrebbe pronto la riserva.

E non provatevi a ridere, quando girate in macchina non tenete forse nel bagagliaio la ruota di scorta?

LA POLENTA DELLA MAMMA


I riti, le cerimonie a cui ci abituiamo, dettagliate, forse maniacali e antiquate, in alcuni casi possono non essere una sovrastruttura inutile e ridicola, ma un strumento per ritrovare in noi un minimo di sicurezza, di fiducia in quello che facciamo o che vorremmo fare.

In questo momento nonno Talpone si trova a casa solo, con influenza e mal di gola, dolori alle ossa e fitte reumatiche dolorose; niente di grave, con questo inizio di stagione invernale molti ne sono colpiti.

La scorsa settimana ne hanno sofferto i nipotini, soprattutto il Polipetto, avendoli curati a casa loro anche il nonno ora ne è stato contagiato.

Passerà.

Intanto la moglie è lontana in Umbria a preparare relazioni e studi, lui si ritrova a sopportarsi da solo in casa, non riesce a scrivere quando lo spirito ironico di Talpone si è dileguato in oscuri nascondigli.

Però la vicinanza del giorno dei defunti gli ha riportato in mente la figura mai sbiadita della sua mamma, persa quando aveva dieci anni, ha voluto così reagire alla melanconia, riproponendo ai suoi lettori la ricetta materna di polenta e luganiga, che lo deliziava nei suoi anni di bambino e che ancora oggi, talvolta, nonno Talpone è richiesto di preparare per parenti ed amici.

E’ uscito dal calduccio del letto, ha caricato una vecchia penna stilografica, ha rivoltato un pacco di comunicazioni bancarie sulla trasparenza e ha trascritto a memoria la ricetta, visto che tra i numerosi libri di cucina dell’Istrice, che vanno dall’Artusi al Carnacina ve ne sono parecchie, ma tutte differenti.

POLENTA CON CARNE,LUGANIGA E RAGU’ ALLA MILANESE

Per 4-6 persone, se avanza è gustosa anche l’indomani

–         500 gr. di farina di mais, meglio quella mista con quella poco bramata

–         Una cipolla, una carota, un gambo di sedano, poco prezzemolo, uno spicchio d’aglio

–         400 gr di carne di manzo, o di vitello a scelta, da spezzatino, magra e tagliata a cubetti di 2 – 3 centimetri

–         300 grammi di luganiga, la salsiccia filiforme dolce lombarda, in mancanza della salsiccia non piccante tagliata a pezzi di 3 cm circa

–         400 gr di carne macinata

–         1000 gr di passata di pomodoro

–         Una manciata di funghi, due chiodi di garofano, ½ bicchiere di vino Barbera

–         30 gr di burro, 3 cucchiai d’olio d’oliva ( una volta si usava solo burro e strutto)

In una capace pentola di coccio versate l’olio d’oliva e il burro, scaldate e fatevi soffriggere cipolla, sedano, carota, prezzemolo e l’aglio, tritati per bene.

Mettetevi a rosolare i pezzetti di manzo ( o di vitello), rimescolate con un cucchiaio di legno a fuoco vivace e dopo qualche minuto versate il vino e fatelo asciugare.

Unire la salsiccia a pezzetti, rimescolate sempre, per aggiungervi dopo cinque minuti  la carne tritata e i funghi.

Riscaldate a fuoco più lento e in seguito unire la passata di pomodoro, rimescolate, salate e pepate e unite i chiodi di garofano.

Nel caso la passata sia leggermente acida, aggiungete un cucchiaino di zucchero per correggerla.

Lasciate sobbollire leggermente a fuoco basso per circa un’ora, rimescolando di tanto in tanto.

A parte preparate la polenta, ricordando di versarla pian piano nell’acqua bollente leggermente salata del paiolo e rimescolando continuamente in senso orario.

Inutile chiedere ancora di usare la farina normale, che richiede almeno un’ora di assiduo e faticoso smanettamento, ora con quella precotta bastano una decina di minuti.

Importante è per me che la polenta risulti soda e compatta, da versare sulla spianatoia di legno, che assorbe l’acqua e permette di tagliarla a grosse fette da servire nei piatti.

Sopra si verserà a piacere abbondante sugo e carne.

Di rigore un vino robusto che esalti il sapore del cibo e ci faccia dimenticare il cielo grigio il freddo e la pioggia fuori dalle finestre.

Godetevela e scusate se io passo in cucina per un solitario brodino.

ULTIMATUM


La situazione era ormai insostenibile, pertanto oggi pomeriggio nonno Talpone ha finalmente deciso di confrontarsi con l’aggeggio elettronico dei suoi attuali incubi diurni.

Gli unici affrontabili in verità, dato che quelli notturni, gli angoscianti sogni che lo vedono ritornare da pensionato al lavoro nella grande società di ingegneria che ha bruciato 30 anni della sua vita, dipendono esclusivamente dalle ferite interne cerebrali di cui è sofferente e che lo coinvolgono da undici anni, quando si è ritirato a teorico riposo, ma di questo ne parlerà un’altra volta.

Dopo essersi seduto alla sua vecchia scrivania  ha posato davanti a sé il bianco Smart Phone Android, il furfante colpevole di angosce e frustrazioni negli ultimi sei giorni.

“ Guardami negli occhi – ha esclamato con voce glaciale – e facciamo il punto della situazione:

1)    Un incubo al giorno è sufficiente anche per un battagliero pensionato come me.

2)     Guardati bene allo specchio, oltretutto sei grasso, sei largo tre volte il mio vecchio cellulare, quello che ho recuperato da mio nipote Polipetto quattro mesi fa, dandogli in cambio un sacchetto di caramelle Cocafritz da un euro.

3)    Sei costato una cifra da capogiro ( anche se ti ho avuto immeritatamente in regalo per aver angustiato per quarant’anni quella ingenua fanciulla, da me perfidamente soprannominata Istrice Prussiana ).

4)    Non leggo, non scrivo, non dormo per cercare inutilmente di scoprire i tuoi segreti.

5)    Ti sei presentato, intrufolato in una scatola di giornali e riviste d’epoca, in compagnia di uno smilzo libretto di venti paginette, chiamato “ Guida di riferimento rapido “ , molto rapido in verità, in cui si descrive quasi esclusivamente di come accenderti e spegnerti, cosa che anche un deficiente come me ha capito subito, ma non si spiega nulla delle rimanenti tue pretese prestigiose funzioni, lasciandomi il dubbio se veramente sai anche preparare il tè verde come asseriva mio figlio Martello di dio, presentandoti in omaggio.

6)    Ammetto che ho scoperto che sai eseguire delle buone fotografie, che si possono rivedere ingrandendole, decidendo poi di eliminarle subito, date le mie scarse abilità artistiche.

7)    Ma perché mi presenti le previsioni meteo di città sconosciute nella lontana Virginia e quando ti degni talvolta di segnalare quella di Milano, mi suggerisci sempre pioggia, anche se guardando fuori dalla finestra ( ho controllato proprio in questo momento ) vedo splendere uno scialbo sole d’autunno?

8)    Per qual motivo per leggere la mia posta su Yahoo, dopo tre diversi inutili passaggi di schermate mi dirotti su una cartella “ Conversazioni “ in cui ignoti giovani americani scrivono parolacce, tipo “ FU.ING SITE “ esasperati come me da questi dirottamenti postali ?

9)    Mercoledì scorso ti avevo mostrato al nipote Polipetto, per fargli vedere le sue foto in gondola a Venezia, che l’hanno talmente entusiasmato da fargli dichiarare che da grande farà il gondoliere, cosa piuttosto credibile, visto che ci hanno rapinato 100 euro per un giretto di mezz’ora tra un paio di canali, ingolfati di natanti come nei peggiori momenti di traffico caotico a Milano.     Ma perché solo lui, quando ti ha smanettato rapidamente e io cercavo inutilmente di strapparti dalle sue mani, ha scoperto, all’età di appena quattro anni, che muovendo il ditino sullo schermo poteva tracciare elissi, zig zag e sgorbi artistici sulla fotografia di suo zio Martello, quella  in cui figurava sghignazzante tipo Halloween sullo screen saver e che mi perseguitava ogni volta che accendevo lo schermo ?

Questi ed altri perfidi scherzi mi hai giocato finora, basta, ti distruggo, devo riguadagnare la mia pace diurna!”

Con questa sentenza capitale nonno Talpone si è avviato in cucina, ha rovistato negli armadietti fino a trovare una scatoletta bianca di cartone, che vagamente assomigliava all’imputato, l’ha portata nello studio e posata a terra, poi vi è balzato sopra distruggendola con liberatoria soddisfazione.

Si è girato, con uno sguardo spietato verso lo Smart Phone, che era ancor più pallido dal terrore e l’ha così apostrofato:

“ Hai visto cosa ti può succedere?   Impara !”

 

P.S.   Questa sera ad una cena indo-singalese nonno Talpone incontrerà un amico esperto, che da sei mesi è in possesso del medesimo  aggeggio, addirittura sembra che riesca pure a farlo parlare, si spera che anche lui finalmente impari qualche trucco, forse anche come far preparare il tè verde antiossidante che gli piace tanto.