INCAUTAMENTE


Durante la vacanza a Venezia, alla cena di anniversario dei 40 anni di matrimonio, nonno Talpone ha avuto l’insperata e graditissima sorpresa di ricevere in regalo dai figli, genero e nuora una grossa scatola di cartone che conteneva copie di giornali, riviste, fumetti, libri gialli e gran parte della carta stampata che recava in copertina la fatidica data del 14 ottobre 1972.

Un lavoro da collezionista, maniacale e apprezzatissimo.

Incredibile davvero scoprire quante cose erano accadute in quel lontano emozionante giorno di nozze, anche se devo precisare che nessuno riportava la notizia dell’importante avvenimento, almeno tale era ritenuto da quei due ragazzi dall’ incosciente spensieratezza.

In fondo alla scatola, ahimè, giaceva una confezione che conteneva un mirabile e ambitissimo smartphone tipo Android, agognato al di là di ogni possibile aspettativa.

Baci, abbracci, svenevoli ringraziamenti fino alle lacrime, ma …

Ma incautamente da allora nonno Talpone si è incollato mattina e sera sul diabolico aggeggio tecnologico, che a detta del figlio Martello di dio può fare di tutto, forse anche il tè verde antiossidante che il nonno ama tanto.

Di certo da quell’infernale e pericoloso regalo, che lui tiene stretto al petto e non abbandona neanche quando va a letto, Talpone è riuscito ad ottenere ben poco, per ora solo le previsioni del tempo della città di Philomont, a lui ignota, in cui la temperatura è calcolata in gradi Fahrenheit, segnalando anche un’umidità locale del 54% ed un vento a 16 Km/h.

Per sapere quale sia il meteo a Milano lui guarda fuori dalla finestra, come sempre, con maggiori possibilità di sapere se piove o se c’è il sole.

Per tali incresciosi motivi, smanettando nevroticamente, spegnendo e riaccendendo il bianco aggeggio, cambiando impostazioni e schiacciando tasti di significato ignoto, le sue ore scorrono veloci.

Non è più in grado di scrivere post, leggere libri, uscire con gli amici; ieri sera è andato a riposare alle due di notte, con gli occhi rosso arancione che sporgevano dalle orbite.

Scusatelo per ora, lui è ad un livello di tecnologia obsoleta, niente paura, prima o poi quel complicato meccanismo gli cascherà in terra e lui riprenderà a scrivere con la sua stilografica sul retro di vecchie fatture bancarie, compitando lettera per lettera sulla tastiera del vecchio computer di dieci anni fa.

VENEZIA 40 ANNI DOPO


Il momento tanto atteso, la giornata in cui andare a trovare i nipotini all’uscita dall’asilo e dalla scuola, è arrivata ieri, con un Polipetto assonnato, preso in braccio e subito consolato con un cornetto al cioccolato, per poi passare alla scuola elementare dello Scoiattolino, uscito saltellante e gioioso alla fine della sua  “ carcerazione “ e ricompensato con una grossa morbida ciambella col buco, il suo “ bondonde “ zuccheroso e ripieno di crema.

I nonni danno troppi vizi?

Certe volte me lo chiedo, ma nonno Talpone mi ha rassicurato.

“ Ma che dici mai ? I genitori devono dare amore, sicurezza e norme di vita, i nonni amore e complice gioiosità”.

Magari possono essere leggermente ansiosi e ossessivi, come quella signora dai capelli argentati che quando l’hanno presentata a nonno Talpone ha subito esclamato veemente e risentita “ Ma lei è quello che vuole portarci via il nipotino !”

“ No signora – ha farfugliato sorpreso l’accusato – è suo nipote che voleva entrare nella nostra famiglia, ma vede, noi giochiamo ai pirati che sognano di andare per il mondo a scoprire favolosi tesori. Ma poi torniamo subito !”

Ho avuto la confusa impressione che la signora volesse subito chiamare il 113, in ogni caso quando incontro l’amico del cuore dello Scoiattolino  tra noi c’è un rapido passaggio nascosto di caramelle Cocafritz, da dividere con i fratellini, quale anticipo del futuro bottino.

Ai giardini i nipotini si sono scatenati con i loro piccoli amici, noi nonni siamo stati gli osservatori di supporto, a rinviare una palla, a riparare un giocattolo, a salvare l’incauto bimbetto che non riusciva a scendere dal traliccio metallico.

Siamo alla fine ritornati alla loro casa, in tre in precario equilibrio sulla bicicletta della mamma, dev’essere magica, perché sa trasformarsi in astronave, con campanelli missili e fanali a raggi laser.

Erano stanchi anche i nonni all’ora di cena, due giorni consecutivi di ginnastica e piscina, sia pure per la terza età, si erano fatti sentire.

Ma questo fine settimana, per ben tre giorni, la famiglia di nonno Talpone al completo si riunirà a Venezia per festeggiare i 40 anni di matrimonio dei due giovani innamorati.

Proprio quella città romantica e senilmente decaduta in cui, come per i matrimoni dei bisnonni nel primo novecento, tanti anni fa erano approdati, dopo un lungo viaggio in una cinquecento giallo uovo, quei due ragazzi spensierati e poveri, ma ricchi di illusioni, sogni e immensa felicità.

DIARIO CLINICO


Ieri mattina nonno Talpone si era presentato in ospedale tutto allegro e incuriosito, dopo una nuova accurata depilazione del petto, per essere dotato dei cavi elettronici e sensori che l’avrebbero trasformato nel droide C3, il robot interprete multilingue al servizio dell’astronave stellare della principessa Leila o, in sua assenza, dei valorosi capitani intergalattici Scoiattolino e Polipetto.

Il nonno aspirante droide ha pazientato il suo turno nella desolata camera d’aspetto, tra vecchietti catarrosi che cercavano di prevalere l’un sull’altro nella precedenza agli esami.

“ Non ce la faccio più infermiera ! – ha cominciato a lamentarsi un tipetto magro con la coppola nera in testa.

“  Che dici, hai mangiato da poco un pane imbottito con salame! – è intervenuta inopportunamente la moglie, una signora grassoccia che gli sedeva vicino.

“ Cretina ! – si è arrabbiato il furbetto smascherato – non stai mai zitta! E poi tengo fame, signora infermiera mi faccia visitare subito, sono Pappalardo!”

“ Guardi signore che il suo appuntamento è tra un’ora, alle dodici e quindici! – ha precisato gelidamente la guardiana del serraglio in camice bianco.

Nonno Talpone si stava godendo lo svolgimento della scenetta e dei suoi sviluppi con i vari commenti degli attori sulla scena, ma poco dopo un’altra infermiera l’ha chiamato e fatto entrare nel gabinetto medico, dove gli hanno applicato una serie di dodici ventose, disposte artisticamente sul collo e sul petto, collegando i sensori ad altrettanti cavi colorati che partivano da una scatoletta metallica che gli ricordava i vecchi walkman.

Per gli eventuali giovani lettori ricordo che trent’anni fa questo lettore musicale da musicassette portatile è stato un aggeggio rivoluzionario, che ci ha permesso di godere la musica preferita in modalità Hi Fi mentre si passeggiava all’aperto, iniziando così il processo di sordità che attualmente noi anziani stiamo pagando.

Niente paura, arriverà anche il vostro turno.

Tornando a nonno Talpone, una volta trasformato in un quadro elettronico, la dottoressa gli ha infilato sopra una aderente rete elastica, praticandogli varie aperture, per far passare braccia, fili, musicassetta, fermandoli con lunghi, ampi cerotti e pezzuole adesive, il tutto di color rigorosamente bianco.

Il risultato finale era tale che appariva più un infortunato ingessato che un droide dorato.

Gli hanno anche consegnato un diario su cui annotare orario e attività svolte, quali mangiare, dormire, sforzi muscolari ed eventuali dolori percepiti.

Così ieri, per tutta la giornata, nonno Talpone si muoveva ed annotava, saliva le scale e prendeva appunti, ha solo accuratamente evitato di segnalare i bicchieri di vino bevuti a pasto.

Ma quando è venuta l’ora dell’uscita dei bimbi da scuola, peraltro già attesi dalla loro mamma, non ha avuto il coraggio di fare un’improvvisata e farsi ammirare, per timore di poterli spaventare.

Oltretutto non ha trovato il vecchio casco da motociclista, perso di vista in qualche cantina più di trent’anni fa.

Nelle vetrine dei giocattoli aveva precedentemente notato solo maschere di Halloween, poteva al massimo impersonare Frankenstein, non era il caso, o droide C3 o niente.

Oltretutto aveva zoppicato tutto il giorno per un fastidioso dolore all’attacco della gamba sinistra.

Ieri sera era seduto vicina alla sua Istrice, a guardare un giallo di Agatha Christie in televisione, si lamentava della mancata recita e del dolore alla gamba.

“ E’ un principio di artrosi. Giovinezza, giovinezza… povero zuccone mio! – l’ha commiserato lei e poi l’ha accarezzato dolcemente sul braccio.

Lui ha percepito un piacevole scossone al cuore, come avvenne con il loro primo bacio, scambiato quarantatre anni fa sul ponte di Westmister, c’era la luna e quella notte sotto loro scivolava sciabordando complice il Tamigi, non lo potrà scordare mai.

Ma questo non l’ha annotato nel suo diario clinico.

AVANTI UN ALTRO !


“ Al cuor non si comanda “

“ Il mio cuor batte solo per te “

Con queste e altre belle frasi nonno Talpone aveva ripetutamente cercato di rinviare i suoi esami clinici, ma una volta bloccato a Milano non poteva accampare altre scuse con l’ Istrice Prussiana, attenta custode del suo stato di salute, così ha subito la visita del suo medico di base, è stato costretto a prenotare gli esami specialistici presso l’ospedale più disponibile e finalmente ieri si è dovuto presentare in tuta ginnica e scarpette da ginnastica alla clinica San Giuseppe per il test cardiovascolare da sforzo.

Fin qua niente da dire, ( certo se avesse avuto le sospirate scarpette rossogialle !), salvo la prescrizione tassativa della signorina addetta alle prenotazioni telefoniche di presentarsi con il torace depilato.

“ Ma come ? – ha subito controbattuto nonno Talpone – Cara ragazza ho una certa età, già sono pelato da svariati decenni, mi restano solo i baffi e l’onor di una folta peluria sul petto.    Se devo radermi anche il quel posto divento spennato come un pollo, seppur con i baffi, devo togliermi anche quelli ?  Sia gentile, faccia un’eccezione per me !”

La signorina ha ridacchiato ma è stata irremovibile.

Così nonno Talpone ha pregato la sua adorata compagna di provvedere con rasoio elettrico e lametta alla bisogna, supplicando di prestare la massima attenzione, perché si sa, i maschi sono tanto combattivi e sbruffoni, ma di fronte alla possibilità di dolore si trasformano in agnellini terrorizzati.

Questo incarico ha molto divertito l’Istrice, che ha suggerito maliziosamente di poter provvedere invece con l’uso di una ceretta a strappo o mediante depilazione con pinzetta, ma questi strumenti di tortura sono stati scartati con orrore.

Quando, alla fine dell’accurata rasatura, nonno Talpone si è guardato allo specchio, ha scoperto con gran sconcerto che intorno ai suoi capezzoli si allargava una larga macchia bianca, che contrastava vistosamente con la generale abbronzatura marina.

“ Mio dio – ha esclamato esterrefatto – ma sembra che quest’estate abbia portato il reggiseno, guarda cosa mi hai fatto !”

La moglie ha faticato a tranquillizzarlo, probabilmente i medici avrebbero avuto ben altro da fare che ammirare il suo seno.

Così lui si è rassegnato ad infilare la tuta ginnica, ma ha preteso di indossare la sua maglietta nera preferita, quella con l’immagine pubblicitaria della birra Guiness.

“ Se devo morire sotto sforzo – ha deciso coraggiosamente – lo farò con l’orgoglio e la compagnia di un buon boccale di birra !”

Ovviamente quando è stato introdotto nel gabinetto medico gli hanno fatto subito togliere la Tshirt  prediletta e la dottoressa, senza badare al suo petto glabro, l’ha fatto appollaiare su una cyclette con contagiri elettronico.

Deluso e vergognoso nonno Talpone ha tentato allora di poter avere una pedana mobile per il suo test, asserendo con gran faccia tosta che lui era un corridore nato, invece in bicicletta non andava da decenni, anche se aveva man mano collezionato sette biciclette nella sua cantina in città e altrettante in campagna.

Si è poi sentito in dovere di confessare che l’ultima volta che aveva corso in città era inciampato, non si sa per quale motivo ed era stato operato proprio nel medesimo ospedale, “ Ma ora è diverso, dovrei aver migliorato il mio stile – ha momentaneamente concluso.

La dottoressa , forse rassegnata alle chiacchere degli anziani, non ha fiatato e gli ha rapidamente applicato sul petto e sulla schiena dieci elettrodi a ventosa collegati con una serie di lunghi cavi colorati e, mentre controllava battito cardiaco e pressione, ha ordinato seccamente :    “ E ora pedali !”

Così nonno Talpone ha iniziato a far muovere i suoi piedi, dapprima aitante e sbruffone, realizzando ben presto che ogni due minuti circa il carico frenante aumentava , cominciando così a sudare e sbuffare.

“ Bravo, continui così, tenga la velocità sopra i 60 giri, non si fermi mai !”

Il poveretto aveva voglia di immaginare di essere Bartali alle salite delle Dolomiti, in testa al gruppo di inseguitori.

Ora il cuore batteva frenetico, la pressione era raddoppiata, era ormai ansimante e boccheggiante, i piedi come cementati.

“ Complimenti, tenga ancora per un paio di minuti !”

“ Il traguardo è vicino – vaneggiava ormai nonno Talpone – avrò la coppa e il bacio di una giovane fanciulla bionda “.

Poi, mentre la vista gli si annebbiava, è arrivato il sospirato ordine “ Bravo, ora rallenti a 30 giri, non smetta subito “.

“ Ecco, questo è il percorso d’onore “ immaginava lui confusamente, poco dopo l’hanno fermato e aiutato a scendere dal suo trespolo, asciugandolo vigorosamente con rotoloni di carta.

“ Ischemia miocardica negativa – ha sentenziato il medico, srotolando un lungo foglio millimetrato –  lunedì si presenti, sempre depilato, le faremo indossare l’apparecchiatura per l’elettrocardiogramma dinamico “

Sembra si tratti di un insieme di fili ed elettrodi collegati ad una centralina da portare per 24 ore.

“Che bello – ha ansimato nonno Talpone  – così lunedì pomeriggio mi presento a scuola dai miei nipotini con il vecchio casco da motociclista, un’antenna radio e faccio il robot di Guerre Stellari.   Scusi si può avere un’apparecchiatura di colore dorato?    Sa, di solito mi viene bene l’imitazione di C3, il droide che conosce sei milioni di forme di comunicazione, deve sapere che mi sono laureato in Lingue “

“ Si accomodi fuori!”

“ Avanti un altro !”

PARTENZE E ARRIVI


Milano, la grande Milano ora ti accoglie nonno Talpone, con il suo traffico caotico e strombettante, con la gente sempre di fretta, che corre con il cellulare all’orecchio, troppo indaffarata per sorridere e salutare, seria e preoccupata.

Ma gli amici ritrovati alla palestra comunale, per il corso di ginnastica dolce riservato alla terza età,  sembrano felici di rivederti, urlano “ Ma come sei abbronzato ! Sempre in giro, vero ?   Che coppia, tutti e due appaiono più riposati dopo essere stati lontani tanto tempo.     E lui guardatelo, lustro e aitante, sembra il ritratto della salute !”

“ Ma come – afferma nonno Talpone quasi indispettito – sono stato in quella lontana isoletta, quasi al confino, solo perché mio cognato si sentiva solo, poi soffro di cuore, devo farmi vedere, fare degli esami di controllo “

Inavvertitamente si confonde e mormora “ Vedete, ho il cuore che batte !”

“ Per fortuna che ti batte ancora !- ridono gli amici.

“ Volevo dire  che ho avuto delle fibrillazioni – cerca di spiegare lui, ma ormai tutti sono allegri, in fondo è contento anche nonno Talpone, nel suo intimo di clown triste, di aver provocato un poco di gioiosità.

Certo l’ansia della partenza dall’Umbria è quasi lontana e dimenticata, un giorno e due notti di fremiti, paure e timori di dimenticare qualcosa, tra i cinque cellulari ( Perché cinque ? Perché danno sicurezza ), i tre paia di occhiali ( Basteranno ?), i computer, l’Ebook, i libri e i cavi vari.

Naturalmente poi ha realizzato di aver lasciato là, nella borsa chiusa nell’armadio, il mazzo di chiavi di casa.

Sembra lontana anche la telefonata della sua Istrice al momento di scendere in stazione per il ritorno a Milano.

“ Allora stai partendo ? – chiede lei con voce vellutata.

“ Certo, sto per uscire dal cancello, spero di non aver dimenticato niente ( sic ! ). No il pollaio per tua sorella non intendo costruirlo ora, doveva chiedermelo prima. Ma perché, vuoi forse che rimanga qui ancora una settimana ?”

“ Tu cosa dici ? – sussurra lei sorniona.

Mille neri pensieri hanno allora assillato il povero nonno Talpone.

1)    Non mi vuole a Milano

2)    Non mi vuole più bene

3)    Ha trovato un uomo bello, intelligente e ricco

4)    Mi sta lasciando

5)     …

“ Allora scioccone – fa lei, interrompendo le sue nere nubi e angosce da pollo maritale – stasera ti vengono a prendere alla stazione i tuoi nipotini, che poi rimangono a cena da noi, cerca di recuperare dei pomodori dall’orto “

“ Oh gioia ! – esclama nonno Talpone – certo i pododori per i miei piccoli !”

“ Guarda che pododori i bambini lo dicevano due anni fa, non confonderli, ricordati di portarli per cena, sbadatone “

Lui è sceso dalla cognata Paperoga, ha raccolto i pododori, pardon i pomodori nell’orto, è andato alla stazione euforico e felice, “ Cosa sono le ansie per qualche piccola cosa dimenticata – ha esclamato gioioso.

C’è da scommettere che sarebbe  salito in treno inconsapevole e orgoglioso anche in pigiama e pantofole.

IL COMPAGNUCCIO DI GIOCO


Che noia questo vecchio nonno Talpone !

Ascolto e trascrivo i suoi soliloqui e i suoi racconti da anziano, secondo me lui inizia abbastanza spiritoso, ma poi ricade nei commenti acidi e nei lagnosi rimpianti del tempo che fu !

Ma a me, a noi, cosa interessano ?

Personalmente mi trovo a mio agio con i miei nipotini di quattro e sei anni, anzi con tutti i bambini, che hanno la fortuna di avere una grande curiosità della vita e poca memoria.

Anche le nipoti e le ragazze di vent’anni sono fantastiche, sbagliano, ma vogliono correggersi, conoscere, cambiare il mondo, hanno grandi speranze, forse illusioni, chi lo sa ?

Già i quarantenni parlano di lavoro, di carriera, di quello che vorrebbero fare, ma sono più rigidi e più affaticati.

Non parliamo poi dei maschi cinquantenni in crisi di giovinezza perduta, inseguono il sogno delle ninfette e di solito compiono l’errore più grande della loro vita.

Dopo vi sono i conoscenti che parlano sognanti di andare in pensione, quella specie di Eldorado che sfugge loro, si sposta di scaglione di due, cinque anni, ma non hanno ancora deciso cosa fare in seguito.

Quelli che invece l’hanno raggiunta, invece di scoprire nuove possibilità di gestire la loro vita, ben presto  non sanno che parlare dei loro mali, discettano di medicine e cure alternative, fanghi miracolosi, terme rigeneratrici.

Insomma oggi non li sopporto più, soprattutto gli uomini lagnosi.

Sarà una forma iniziale di demenza senile ?

Spero che in caso di peggioramento mi ricoverino in un asilo infantile per fare l’animatore o il compagnuccio di gioco.

 

I lavori in campagna sono quasi terminati, avrei ancora moltissimo da fare, bisognerebbe vivere sempre sul posto, magari con le forze di vent’anni prima.

La settimana imprevista nell’isoletta fascinosa con il cognato Lingua di Ferro e un gruppo interessante e piacevolissimo di amici è ormai solo un gradevole ricordo.

Domani ritornerò a Milano con il treno, l’Istrice  amorosa mi aspetta sorniona, in fondo due settimane di vacanza maritale in completa libertà se li è fatte anche lei.

Ma in fondo al cuore ribolle sempre più il ricordo dei miei nipotini, questa mattina alle otto è arrivata inaspettata la telefonata del piccolo Scoiattolino, aveva un dubbio assillante “ Nonno, i pirati avevano a bordo delle navi gli stregoni quando andavano in guerra contro i cattivi spagnoli?”

Nonno Talpone ha subito fornito la sua versione su druidi celtici,  sui cosiddetti stregoni del medioevo, quelli dell’Africa tribale, ma ne parlerà a lungo al ritorno a casa.

Il piccolo era felice, aveva ragione lui, il fratellino non poteva mettere gli stregoni sul galeone del Playmobil.

Ha chiesto ancora “ Nonno vieni a mangiare a pranzo da noi ?”

Questo ha commosso totalmente quel vecchio brontolone e gli ha creato un profondo senso di colpa.

Basta, si è ripromesso di tornare e rimanere sempre a loro disposizione, altrimenti che nonno sarebbe ?

UN FILO ROSSO VINO


Da bambino, avrò avuto circa 8 -9 anni, restavo quasi sempre in compagnia di mia nonna Albina, un nome presago di quella che diventerà poi il grande amore della mia vita.

Mia nonna era adorabilmente dolce, affettuosa e paziente, nonostante l’amaro che la vita le aveva riservato, vestiva sempre con una semplice blusa grigio topo, che si intonava con i suoi lunghi capelli arrotolati in una voluminosa crocchia dietro la testa.

A me sembrava vecchissima, anche se era nei suoi sessant’anni, ma allora la gente non aveva la fissazione di apparire sempre giovanile ed esuberante sino al proprio funerale.

Lei amava raccontarmi, insieme a paurose fiabe di gnomi fatati e orchi sanguinari , le storie ed i fatti delle precedenti generazioni.

Ne ero affascinato e trascrivevo diligentemente su piccoli taccuini quadrettati da dieci lire questi fatti divertenti e curiosi che riguardavano persone che non avevo mai conosciuto.

Non vi è mai stata traccia di nobiltà nei miei antenati, né grandi imprese degne di memoria, posso dire tranquillamente di essere quasi orgoglioso di discendere da una miriade di operai, ferrovieri, tramvieri, merciai, pollivendoli, fiammiferai, sartine e semplici donne casalinghe.

Mio fratello maggiore invece da ragazzo amava passare per conte di casata decaduta e più avanti, dopo la sua morte  venne trovato uno stemma araldico che aveva avuto la dabbenaggine di acquistare.

L’unica traccia costante, un vero filo rosso che lega le generazioni  dei miei antenati è stata, caso strano, l’amore per il vino.

Ai primi dell’ottocento un mio bisavolo era conosciuto come assiduo frequentatore di osterie più che del negozio di barbiere in cui avrebbe dovuto lavorare.

La numerosa figliolanza doveva quindi girare per le strade a vendere fiammiferi come nella pietosa fiaba che leggevo in gioventù.

Uno fortunatamente fu raccolto da un pastore evangelico, che lo adottò, lo fece studiare e gli insegnò la moderazione.

Con la spiacevole conseguenza che morì avendo bevuto troppa acqua nei fondali del Lago Maggiore.

Una sua sorella, finita all’orfanatrofio, fu poi adottata da una coppia caritatevole, imparò a lavorare come sarta, attività che trasmise a figlia e nipoti, visse allegra e amabilmente socievole sino ai novant’anni, bevendo moderatamente, ma con costanza, senza farsi mai mancare almeno un buon bicchiere di rosso Barbera a pasto.

Da lei è stata tramandata la tradizione, che personalmente apprezzo in modo incondizionato, di versare un’abbondante schizzo di vino robusto nel brodo bollente, creando un composto vivificante ed un ottimo rimedio contro raffreddori, dolori reumatici, stanchezza, sensazioni di gelo durante i mesi invernali.

Un altro mio nonno, che non ho mai conosciuto, ma che mi ha trasmesso il suo nome, era da tutti soprannominato “ El Noè “, non tanto per sapere biblico, ma perché sembrava aver scoperto lui la vite e i suoi dolci frutti fermentati, che gustava con abbondanti libagioni ogni sabato sera e ad ogni festività.

Ancora molti decenni dopo, quando a sedici anni in motorino mi ero avventurato nel paese in cui lui si era ritirato da pensionato, essendo capitato casualmente nella locale osteria per rinfrescarmi con un buon mezzolitro, fui apostrofato dai vecchietti presenti con sonori commenti “ Varda lì, el par propri el Noè !” ( Guarda quello sembra proprio il Noè)

Mio padre, forse come reazione alle esuberanze subite in gioventù, era un moderato, teneva comunque una cantina ben fornita, per la consolazione dei suoi figli, che la frequentavano con assiduità, quasi per dovere filiale .

Personalmente non potevo far sfumare una fama tanto ben meritata dal nonno, per cui mi sono sempre sforzato di farmi onore ed essere alla sua altezza, senza cadere nella dipendenza e con un certa dose di compostezza.

Certo gli anni passano, anche gli atleti più dotati non raggiungono più i primati della loro gioventù.

Così nonno Talpone dai tre litri a sera dei suoi vent’anni a militare, ora si è ridotto ad un paio di bicchieri a cena, magari con un bis a grande richiesta.

Però ora le vecchie osterie di Milano e nelle varie città hanno chiuso i battenti,  fioriscono solo le birrerie tedesche, i pub pseudo irlandesi, le enoteche chic, i bar delle happy hours, buona parte della  gente poi preferisce a darsi a cose più forti e pericolose.

Dove sono più i vecchi “ Ciucateè” gli ubriaconi di paese, quelli che con i loro lazzi facevano bonariamente divertire ?

E’ vero, i loro epigoni sembrano sopravvivere ancora alla televisione, stralunati e ben vestiti, a ciarlare e strillare nei comizi e alle varie tavole rotonde, mentre continuano ad arraffare con un crescendo parossistico e cleptomane, loro raccontano le stesse cose, le solite promesse mai mantenute di riforme, di piani di sviluppo, di svolte storiche, di tagli alle tasse, di posti di lavoro.

Questi non fanno ridere, anzi ci disgustano.

Forse dalla coca dovrebbero tornare al Barbera e al Lambrusco.

Lanciamo un bel referendum abrogativo ?

Niente paura, anche se lo vinciamo resterà lettera morta come i precedenti.

FONDO UNA BANCA !


    Alla fine si è fatto vivo il mio vecchio amico.

    Non, come pensavo, nello sconcerto di un dormiveglia alla fine di un incubo, no, si è presentato inaspettato, più giulivo che mai, in un momento di solitario raccoglimento, mentre, chiusa a chiave la porta e aperto il finestrino, ero seduto in ritirata in un piccolo stanzino, che il pudore mi impedisce di riferire.

    Se in quel posto crea imbarazzo anche la presenza momentanea di mia moglie, con cui le intimità in più di 43 anni si sono sprecate, piacevolmente direi, figuriamoci l’intervento strombazzante di nonno Talpone, che in un momento di massima concentrazione irrompe strillando . “ Fondo una banca, è deciso !”

    Sono un tipo abbastanza permaloso, lo ammetto, qualsiasi altra persona che avesse compiuto un’azione così maleducata di entrare inaspettata e urlante nella toelette da me occupata sarebbe stata subito coperta da improperi e sdegnate proteste, per essere poi relegata nel numero delle persone non gradite a vita.

    Ma le sue parole mi hanno talmente sconcertato che ho potuto solo balbettare : “ Banca ? Come una banca ? Ma perché una cosa così complicata ? E i soldi ? Da quando hai i soldi per fondare una banca ?”

    Lui mi ha guardato beffardo e compiaciuto dell’effetto provocato e mi ha lasciato per un certo tempo a macerare nei miei solitari rovelli interiori.

    Intanto pensavo “ Devo chiedere aiuto al figlio promettente avvocato, legale di una grossa banca del Nord, o alla mia daughter in law, alla mia figlioccia insomma, benignamente chiamata Tuttopiede da quello scriteriato di Martello di dio, lei che possiede buon senso, dottrina e gentilezza per ascoltare gli eventuali problemi legali in cui talvolta mi imbroglio ?”

    “ Una banca hai detto ? Ma dai ! Ma per quale motivo, ce ne sono già tante e non vanno bene affatto ?”

    Con un gran sorriso sornione mi ha spiegato il suo progetto.

    Semplice: fondare una banca dei ricordi.

    Tutti, vivendo, abbiamo incontri con altre persone, godiamo di momenti felici o tristi, abbiamo nuove esperienze, compiamo gesti che rappresentano cose per noi importanti, letture, fatti, storie, idee, sensazioni.

    Tutti incasellati nella nostra mente, talvolta fallace con la tarda età, ricordi che affiorano anche molti anni dopo, che sono la nostra esperienza, la nostra storia, senza di loro saremmo nessuno, un misero foglio bianco, un vero incubo di vita vissuta solo nell’attimo presente.

    Senza ricordi del passato non avremmo nemmeno un futuro.

    Nonno Talpone insomma  vuole aprire una banca dei ricordi, mettendola a disposizione di tutti, fare prestiti, accettare depositi di altri ricordi, distribuire ricchezze di storie, vite vissute, racconti ed esperienze.

    Perché essere avari, accumulare dentro di sé tanta ricchezza, per poi alla fine sparire, lasciando un vuoto, una perdita per gli altri ?

    Confesso che sono rimasto affascinato dalla sua proposta, mi sembra abbastanza rivoluzionaria.

    No alle banche che strozzano le imprese, che lesinano i prestiti alle persone, alle loro esigenze talvolta drammatiche, controllando il denaro, questa merce del diavolo.

    Basta con i soldi, facciamo circolare le idee, i ricordi delle persone, le più ricche sono le anziane, che facciano circolare i loro tesori.

    Ho lasciato lo stanzino frastornato, rimuginando quella proposta, come mai nessuno ci aveva ancora pensato ?

    Mi sono seduto alla scrivania per mettere in ordine le idee, per darvi un senso logico e propositivo.

    Ma improvvisamente mi sono ricordato di alcuni parenti e amici della mia età, che quando incontro, nella conversazione spesso a senso unico, dato che parlano ma non ascoltano, raccontano gli stessi fatti, enumerano le loro malattie o fanno le stesse battute da anni, ritornando, come un disco rigato, sulle stesse frasi ripetute appena mezz’ora prima.

    Potrei esserci anch’io in quel numero.

    Forse potrebbe essere vero l’antico detto che il silenzio è d’oro.

SONO ARRABBIATO !


Alla fine è arrivata una spruzzata di pioggia a Cambridge, per non far dimenticare l’usuale grigio tempo inglese.

I nonni Talponi sono comunque ben equipaggiati, con maglioni e giacche a vento rosse da vela, come per una traversata atlantica.

Vita tranquilla la loro, anche se inizia ad essere noiosa.

Per fortuna c’è la nipote ventunenne, con orecchino e tatuaggi esotici sparsi, qua rifugiata da due anni, anche per studio universitario su qualche materia ipotetica e fantasiosa, tra sociologia, linguistica e folclore.

Inoltre vedono spesso la figlia di due mesi di un nipote quarantenne, una graziosa anglo-giapponese che permette a nonno Talpone di esibirsi nelle sue folli canzoncine e di cullarla con ogni varietà di posizione.

Ma gli mancano i suoi nipotini, lo Scoiattolino e il Polipetto, rimasti in Italia, con i loro trilli e le loro vocine che lo facevano restar giovane, anzi bambino.

In loro onore l’altro giorno di fronte alla piccola Mazuko, con il viso imbronciato e al limite del pianto, nonno Talpone, in realtà prozio della poppante, si è esibito per la prima volta all’estero nella famosa danza dell’arrabbiato, che aveva ricevuto molto successo anche sulle affollate spiagge adriatiche.

Le cose importanti sono il ritmo e la velocità.

Ci si pone davanti ai piccoli con le gambe larghe, il viso scuro e irato, le ciglia tese all’insù, le labbra serrate piegate in giù, le braccia strettamente conserte al petto, mormorando “ Sono arrabbiato !”

Alternanza di posizione delle braccia, “ Sono molto arrabbiato !”

Nuovo cambio delle stesse, “ Sono arrabbiatissimo !”

Improvvisamente  si fa un saltarello, ponendosi di profilo, braccio destro steso all’esterno a 90 gradi, avambraccio e mano piegate in fuori a esse, braccio sinistro piegato in giù e mano piegata, tipo affresco egizio del faraone, senza tiara ma con il viso ilare e gioioso, cantando a piena voce “ Ta – taa – ta !” secondo un ritornello a piacere, saltellando alternativamente avanti e indietro, come una marionetta.

La spiegazione può sembrare complicata e me ne scuso, in realtà la danza egizia è molto fluida  e la sorpresa per il cambio improvviso di atteggiamento ha un effetto esilarante e liberatorio per i bambini.

In spiaggia ogni esibizione veniva accolta con richieste di una ventina di bis.

Qua, la piccola Mazuko ha finalmente sorriso.

Tra la parentela presente si è sentita la sorella maggiore che ha precisato “ Chi è quello lì, io non lo conosco !”

 

POVERO PIP !


Niente paura, se qualcuno aveva pensato a pericoli imminenti per problemi di cuore di nonno Talpone, nonsense, ben altri pericoli va ad affrontare il nostro nonnetto.

Ieri mattina per esempio, nonostante la stanchezza diffusa, aveva deciso di sistemare l’intricato glicine che, crescendo rigogliosamente selvaggio, occupava spavaldo la facciata della casa in cui momentaneamente lui risiede, arrivando a ricoprire anche quella del vicino.

Personalmente Talpone ama il glicine con i suoi grandi grappoli di fiori viola, ma in questo caso la pianta sembrava appartenere ad una foresta amazzonica.

Quindi occorre pazienza, saper scegliere, tagliare e sciogliere ogni filamento, per dare respiro ed armonia alla forma della pianta e permettergli un’abbondante fioritura.

Compito lungo e delicato, che lui svolgeva salendo man mano su una traballante scaletta per sistemare quella chioma verde arruffata.

Ma lo spiritello selvatico della pianta doveva aver frainteso le intenzioni di nonno Talpone, perché ad un certo punto lui si era accorto di avere la testa infilata tra gli intricati viticchi, con due spuntoni legnosi che lo pungevano nella schiena e una grossa liana verde avvolta attorno al collo come un cappio.

Un rapido colpo di cesoie aveva risolto la pericolosa possibilità di finire impiccato sul fronte della casa, penzolante come un malandrino da quel furioso glicine.

Con cui finalmente nonno Talpone aveva poi fatto pace, fissando il verde fogliame su larghe bande ordinate lungo la facciata, liberandolo da un’edera invadente e dandogli una carezza finale di commiato.

Dopo un’adeguato riposo nel tardo pomeriggio la sorella maggiore l’aveva invitato a potare le viti che invadevano il cortile di un’altra casetta.

Queste villette, affittate agli studenti, non ricevono mai cure di giardinaggio se non una volta all’anno quando il baby brother si reca da lei in visita.

Nuove potature, fissaggi ai supporti, sistemazione di quell’intrico verde, che misto all’edera aveva invaso letteralmente tutto il cortile posteriore.

Il potare le piante dà un senso di responsabilità per la messa in ordine del caos vegetale, ci inebria, ci fa sentire quasi dei padreterni.

A quel punto succedono i guai, come ferirsi, tagliarsi un dito o cercando di tagliare altri cavi elettrici avvolti nell’edera, come stava giusto facendo nuovamente nonno Talpone.

Ma questa volta aveva inforcato gli occhiali ed era riuscito a fermarsi in extremis.

Altrimenti ora sarebbe in fuga verso il sud, a cercare rifugio dal figlio Martello, occupato attualmente in un frenetico trasloco di casa.

No, forse meglio restare qua a subire la dolce tirannia della sorella maggiore.

Povero Pip !

A sera, affaticato, mentre era seduto pensieroso nella ritirata, era squillato il cellulare, era il Martello  che strillava “ Ho visto la torcia!”

Nonno Talpone aveva già subito nei giorni scorsi alcune telefonate allarmate, come quella della vicina di casa coreana, che gentilmente gli bagna le piante e i fiori del balcone quando è via; qualcuno aveva chiuso la porta con una seconda serratura di cui lei non aveva la chiave.

Poi quella del vicino della casa di campagna che gli annunciava un incendio che risaliva la collina, mentre due CanadAir dalla sera precedente scaricavano fiumi d’acqua sul grande rogo.

Ora la torcia, era andata a fuoco la nuova casa appena acquistata dal Martello o forse si trattava del personaggio dei super eroi di cui continuano a parlare i nipotini ?

“ Papààà, mi senti ? Ho detto la torcia, hai capito ? “

“ Veramente no, è grave ?”

“ Papà passami la mamma “

“ Non posso, sono in ritirata, lei è al piano di sotto “

Più tardi gli hanno spiegato che si trattava della fiaccola olimpica, che il Martello aveva visto per strada a Londra.

Nonno Talpone invece era perso nel sogno di acquistare un vecchio pick-up Dodge, come quelli che vedeva nei film americani, per girare tra i giardini inglesi, munito di cesoie e zappette, per curare fiori e piante, gustando poi la sua brava pinta di bitter ale al pub del villaggio.