UN TONFO AL CUORE


Un’altra giornata calda di sole, per una situazione meteorologica bizzarra come quella inglese, anche se si è in piena estate questo sembra già un’anomalia.

Dopo aver piacevolmente dormito ben oltre le dieci, nonna Istrice si era svegliata sorridente e felice, scendendo a salutare il marito che, seduto al tavolo della sala davanti alla sua seconda tazza di te con tarallucci alla cipolla, aveva già un’aria mortificata.

Avendone chiesto il motivo, il buon nonno Talpone aveva ammesso che, svegliatosi poco dopo le sei, aveva letto una ventina di pagine di Grandi Speranze sul suo specchietto elettronico rosso ciliegia, poi, in uno slancio di giovanile ardore, si era armato di cesoie e aveva iniziato a tagliare rami, cespugli, rovi, edera e rampicanti vari che avvolgono la casetta ove sono ospiti, dopo probabili anni di abbandono.

Purtroppo, ostinandosi a lavorare in pigiama,ciabatte e soprattutto senza occhiali, nello sfrondare il glicine che oscurava metà della finestra aveva tranciato due grossi cavi elettrici neri.

“ Cucciolo ! Spero che non fossero della corrente ? – aveva chiesto ansiosamente la soave Istrice.

“ Per fortuna no, erano collegati alla parabola esterna del ricevitore satellitare, cosa dirà ora la sorella maggiore ? – rispose il malcapitato, immedesimato ancora nella veste di Pip, schiavizzato dalla sua parente.

La buona moglie l’aveva rassicurato con toni di allegra condiscendenza, ad ogni cosa c’è rimedio, poi aveva preparato la colazione per due e persino superato lo choc di lavarsi con acqua fredda, dato che nessuno dei due aveva capito come funzionassero questi boiler inglesi, dotati di enormi cisterne metalliche coibentate, rinchiuse negli sgabuzzini più nascosti e dotati  di pulsanti, manopole, rubinetti.

Appaiono allo straniero come antiquate locomotive senza ruote, frettolosamente accantonate negli angoli di casa dai tempi della locomozione a vapore di epoca vittoriana.

Infine i due nonni erano usciti per i viali soleggiati, tenendosi per mano e scendendo verso il centro di Cambridge, teneri e spensierati, lui con camicia a maniche lunghe e una severa casacca blu, lei prudentemente con golfino panna e una giacca a vento da velisti color rosso fuoco.

 

Stranamente incontravano uomini in calzoncini e magliette, le ragazze in camicioni leggeri trasparenti o con corpetti aperti ad ogni lato e hot pants.

Poverini, forse erano 25 gradi, per loro evidentemente equivalenti ai nostri 36 – 42, cosa avrebbero fatto mai nel deserto, meditava nonno Talpone, ricordando una passata gita nel deserto rosso giordano, in cui aveva orgogliosamente sfoggiato una lunga giaballah verde bottiglia e un lenzuolino bianco sfrangiato avvolto attorno al capo, tanto da assomigliare, secondo la sua personalissima opinione, al divino Lawrence, il suo mito assoluto di avventuriero.

Girellando per i negozi addobbati con grandi cartelli di saldi e i negozietti delle numerose  Charity nonna Istrice aveva acquistato a pressi di un caffè con brioche due magliette sbarazzine, un giubbotto di lana colorato e una pesante coperta matrimoniale verde bosco.

Alla fine avevano fortunatamente scoperto alla Salvation Army un’enorme valigia di tela con rotelle in cui inserire tutti gli acquisti, volendo ci si sarebbe comodamente accomodata l’Istrice stessa.

Era stato accuratamente perlustrato anche un grande magazzino in cui ogni oggetto costa solo una sterlina, generando un’orgia di ulteriori acquisti, nonno Talpone arraffando pilette colorate con fischietto da calciatore e bussola annessa, set di modellini aerei in balsa da far volare, freccette con bersaglio, ciabattine e cappelli da Batman, pennarelli, DVD di cartoons, libretti da colorare.

Nonna si era invaghita di set di limette per unghie con fantasiosi colori e di una incredibile pinzetta per le ciglia che torce e strappa il peletto anche grazie ad un puntatore laser.

Con il loro valigione baule si erano infine fermati in un Caffè Nero, accomodati beatamente in comode poltrone di cuoio, strategicamente posti dietro alla finestra principale in cui si dominava il passaggio della gente, godendosi lo spettacolo insieme ad una torta double chocolat con panna e cappuccino cremoso, oziando e chiacchierando come due signori d’altri tempi.

Al ritorno, risalendo la china nella calura pomeridiana, si erano man mano sfilati gli indumenti pesanti, infilandoli nel provvidenziale valigione.

Che affare !

Come essere felici spendendo in tutta la giornata meno di 40 sterline!

“ Però ora mi sento battere il cuore in modo convulso, con un  sussulto ogni tanto – aveva confessato nonno Talpone, fermandosi stremato all’ombra di un albero del viale.

“ Bisogna che ti fai vedere, passerotto mio, anch’io prendo ogni mattina la Cardioaspirina – l’aveva rassicurato nonna Istrice, inoltrandosi in un dettagliato resoconto di come potesse variare il battito cardiaco, le sue conseguenze e i possibili rimedi.

Nonno Talpone non capisce proprio nulla di medicina e se ne tiene lontano con una netta avversità pregiudiziale, pari a quella che nutre verso avvocati e architetti, non si sa per qual motivo.

Si erano rimessi in viaggio lentamente, lui trascinando il valigione a rotelle, tenendosi leggermente le mani, teneramente, come quando si incontrarono per caso a Londra 43 anni fa e si dichiararono il loro amore.

Lui adesso, con il suo cuore che tonfa e si contrae aritmicamente, era assurdamente sicuro che batteva in tal modo solo per amore.

 

 

18 GRADI


E’ una bellissima, chiara giornata di sole quella che si vede dalla finestra della casetta di Cambridge, dove nonno Talpone e nonna Istrice sono approdati dopo un’improvvisa deviazione di viaggio, dato che il figlio Martello di dio aveva insistentemente richiesto la presenza di mamma e papà, per avere il piacere di vederli.

Con l’occasione naturalmente nonna Istrice ha avuto l’insperata possibilità di mostrare le sue capacità di lavare piatti e pentole sporche nel lavello, di cucinare saporiti manicaretti di pesce per gli affamati residenti, di scaricare provviste di vino, olio, prosciutto, parmigiano e altre prelibatezze per circa 20 kg di cibarie.

Perché i nonni sono sempre giovani, anche se hanno il mal di schiena, i dolori artritici e altre amenità, brontolii talponeschi compresi.

Anzi, dato che recentemente non hanno potuto praticare la palestra e la piscina per la quinta età, quella dei quasi scoppiati, il buon Martello ha fatto loro organizzare e preparare gli scatoloni per il suo trasloco, che avverrà entro fine settimana.

Così sabato e domenica, appena dopo il loro arrivo, hanno potuto trastullarsi e  farsi passare il magone per l’assenza dei nipotini, ma, per la verità, sono stati in seguito  ringraziati calorosamente.

Anche perché hanno portato finalmente il sole in Inghilterra, dopo mesi di piogge continue.

In Lombardia, senza di loro, è arrivato invece il maltempo, ma forse questo era gradito dai residenti, oppressi da tempo da una calura infernale.

Bene, ora hanno una pausa dalla sorella di Cambridge.

Senza nipotini urlanti ( sigh ! mi mancano! ), senza scatoloni da trasloco, senza afa e sudore.

Perché qua c’è il sole, ma nell’arco dei 20 gradi, che farà impazzire di gioia gli inglesi, ma per noi è primavera.

Sul lungomare di Brighton, con golfino e giacca a vento, nonno Talpone e nonna Istrice hanno rimirato stupiti bambini e adulti che si tuffavano allegramente nel mare scuro e gelido.

“ Ma quale gelido ! – precisava il Martello  in una pausa di passeggiata pre-lavori di impacchettamento –  ci saranno 18 gradi !”

A quel pensiero i due vecchietti avevano avuto un brivido lungo la schiena e avevano pensato se era il caso di indossare un altro golfino.

MESSAGGIO NELLA BOTTIGLIA


Fuori c’erano 36 gradi, il sole era cocente, le cicale non smettevano mai di frinire.

Era passata l’una e nonno Talpone si era tolto finalmente gli scarponi, i vestiti di lavoro, il berretto giallo della Coldiretti e si preparava ad una doccia fresca.

Dalla mattina alle sei aveva vuotato a secchiate, cercando di non sprecare una goccia, la grande piscina dei nipotini, aveva poi zappato gli ulivi e le viti, abbeverato le giovani piantine messe a dimora lo scorso anno e che stavano morendo d’arsura, travasato, vangato, messo a posto , per trovarsi poi senza forze.

Aveva pranzato con una panzanella, bevuto grandi bicchieri di vino bianco ed acqua e poi era andato a riposare.

Questa sera ritornerà al mare a dare il cambio ai genitori dei piccoli, è finita presto la vacanza lavorativa campestre.

Nonna Istrice non è stata da meno, ha confezionato una trentina di grossi barattoli di marmellate varie da un chilo, ha lavato, stirato pulito e cucinato.

Il nonno, pur distrutto dalla fatica non riesce ancora a capire come facciano le donne a lavorare così tanto e ammira stupito l’amore suo, sempre indaffarata e allegra, con riserve di energie che sembrano non finire mai.

Intanto elenca le tante cose da fare, i progetti di miglioramento del campo e della casa e si rende conto amaramente che non ne avrà mai le forze.

Questo è uno dei drammi dell’età, le preoccupazioni per quello che si dovrebbe realizzare e la consapevolezza della scarsità delle proprie capacità fisiche.

Ma vi sono altre persone che lui conosce, della sua età o ancora più anziane, che riescono a lavorare con incredibili capacità, forse anche per il fatto che la loro vita è sempre stata dura e che hanno iniziato a lavorare fin da bambini.

Possibile che ora dovrebbe rimpiangere gli anni di scherzi e di trepidazione dei tempi di scuola ?

Con questo dilemma decide di farsi un tè con molto miele e di lanciare un messaggio nella bottiglia, nelle onde di internet naturalmente, arriva sempre, prima o poi, una risposta.

PAUSE DI OZIO E ORDINE MATRONALE


Il viaggio in treno verso la sua avventurosa destinazione umbra, sì, proprio quello che compie da quando ha conosciuto 43 anni fa un delizioso fiore locale, la sua fascinosa orchidea silvestre, il detto viaggio, dicevo, ha mostrato una insospettata utilità del nuovo E-reader appena acquistato.

Nel suo scompartimento alla partenza da Milano ha trovato una loquacissima signora bergamasca, quasi ottantenne, che ha subito iniziato ad illustrargli i vari malanni di cui soffriva ed i motivi per cui si recava a Chianciano Terme per le cure delle acque.

Alla fermata di Rogoredo Talpone ha cercato di arginare la dotta esposizione, affermando che già disponeva di una moglie totalmente dedicata alla medicina, ottenendo così un mutamento della conversazione, volto alla descrizione dei decessi e dei funerali a cui la vispa signora aveva assistito.

Alla fermata di Lodi ( ebbene sì, nonno Talpone per risparmiare sale su treni lumaca ) il nostro eroe ha tratto dal taschino la sua magica tavoletta rosso ciliegia, affermando con voce suadente “ Mi scusi un attimo, controllo un dato “

In tal modo si è letto voracemente il libro di ricordi di Pansa “Poco o niente “, il romanzo di Vitali “Galeotto fu il collier “, e la prima parte del romanzo di Fruttero “Enigma in luogo di mare “.

La logorroica signora messa in soggezione dallo strano marchingegno elettronico si è azzittita, un libro non l’avrebbe certo fermata, e il viaggio ha avuto un felice decorso.

Nella sua casa di campagna le gatte, arrivate man mano, l’hanno poi affettuosamente salutato, hanno gradito i vari piatti di spaghetti, croccantini, scatolette di coniglio e tazze di latte scremato, in suo onore si sono esibite in volteggianti capriole sull’erba.

Lui abbandonato sulla sua poltrona da regista, all’ombra della quercia vicino casa, ha ammirato anche il cielo azzurro, gli sfilacciamenti di piccole nubi, percependo appena, nel silenzio totale, il ritmo di un cuculo lontano.

Poi con la sua tavoletta si è letto due meravigliosi racconti da “ L’osteria della Fola “ di quell’incredibile narratore che è Giuseppe Pederiali, un vero incantatore.

Questa mattina nonno Talpone è stato svegliato da una telefonata della sua Orchidea Selvaggia, arriverà per mezzogiorno con un Eurostar, addio ozio, paella cucinata alla Talpon, letti sfatti, piatti nell’acquaio, l’ordine matronale trionferà.

UNA BOTTA DI VITA


In questi giorni bisogna ammettere che nonno Talpone è rimasto spesso melanconico, accidioso e vagamente depresso.

Anche se quando gli è stato possibile ha giocato con i nipotini ai pirati dell’isola della Tortuga, a guerre cruente di cavalieri medioevali Paymobil contro poliziotti in divisa blu muniti di sfollagente e caschi protettivi, insegnando loro il virile cimento della gara a braccio di ferro, in cui chi mangia a cena cucchiaiate di minestrone e bocconi di pesce bollito riesce a battere ogni volta nonno Hulk.

La sua Istrice ha continuato a ritmo sostenuto i suoi impegni giornalieri a lezioni, esami e partecipazione a congressi e convegni.

Lui ha pagato la tassa IMU, constatando che gli importi della vecchia ICI sono quasi raddoppiati.

Ha avuto notizie di malattie che hanno colpito altri amici e conoscenti.

Così ieri nonno Talpone ha deciso che la vita è breve, si è recato in un’agenzia viaggi, ha esaminato i cataloghi, ha guardato attentamente i vari manifesti pubblicitari, poi con aria decisa si è recato al bancone ed ha chiesto per sé un biglietto.

Di seconda classe per l’intercity Milano – Orte.

Andrà in campagna dalle sue gatte.

Non solo, oltre a questa scelta, veramente avventurosa, si è detto che è ora di darsi una botta di vita.

Così in un emporio di elettronica si è fatto convincere ad acquistare un e-Book Reader di colore rosso fuoco, passando poi da un’amica per riempirlo di 196 titoli.

Tornato a casa è stato guardato in maniera gelida e disgustata dai suoi volumi allineati in duplice fila sulle pareti di ogni stanza, gabinetto escluso.

Si è sentito un traditore, un voltagabbana, un peccatore svergognato e non è bastato l’acquisto successivo di quattro libri d’occasione nella bancarella sotto casa per tacitare la sua coscienza.

Però stamani, pur con il suo portatile, cinque cellulari, scorta di tarallucci alla cipolla e il termos di tè, il suo zaino da viaggio risulta notevolmente più leggero e lui si sente pronto per il suo viaggio avventuroso.

ASSISTENZA DOMICILIARE


Affannoso risveglio alle 6, l’uscita rapida e convulsa dai soliti incubi, un aereo da prendere domattina prestissimo in una città sconosciuta, ma con due trasbordi prioritari su un fiume e la quasi certezza di non riuscire mai ad arrivarci in tempo.

Poco prima nella notte un altro sogno: dei feroci assassini cercano di aprire la porta d’ingresso che gli ho appena chiuso addosso, nello stipite si vedono frammenti di dita che ostacolano la mia disperata difesa.

Vado in bagno, mi lavo le mani, strofino due dita bagnate sugli occhi, come quel lavaggio primordiale che rampognavo tanto ai miei figli, prima della loro affannosa uscita in ritardo per la scuola.

La casa è ancora addormentata, vado nella camera vuota dei miei bambini quasi quarantenni, ora adibita a studio, in coabitazione con i resti della loro presenza e i nuovi giocattoli dei nipotini.

Accendo il computer, su internet cerco inutilmente notizie sul blog di un’amica cara, scorro le novità dei giornali online.

Scossa di terremoto anche a Pordenone e a Belluno, un deputato neonazista in diretta TV scaglia un bicchiere d’acqua in faccia ad una collega dell’opposizione e picchia ripetutamente un’altra, il portavoce del Vaticano che richiede il rispetto delle loro prerogative sovrane in relazione alla denuncia di raccolta di fondi da parte del boss mafioso Mattia Denaro ( nomen omen ), Perugia ovvero il paradiso perduto in mano alle gang del narcotraffico.

Queste e altre notizie non sono una serie di incubi, ma il buongiorno del mattino.

Sento movimenti nell’altra stanza, una tapparella che viene alzata, lo scroscio dell’acqua.

Poco dopo si affaccia la mia Istrice Amorosa, annuncia che è bollita l’acqua del tè.

Spengo il computer, mi siedo a tavola per la colazione, inserisco meccanicamente una bustina nella teiera, i tarallucci sono terminati, devo accontentarmi di insapori fette biscottate.

Telefonata d’auguri al piccolo nipote, il Polipetto, oggi compie quattro anni, gli canto “ Tanti auguri a te !” lui ricambia il motivetto con la sua vocetta deliziosa e inizia un concitato discorso con parole smozzicate e accavallate, assolutamente incomprensibili.

Manca il fratellino maggiore che solitamente fa da interprete, così mi riduco a pronunciare a caso “ Bene, bravo, proprio così” per non deluderlo.

Appare alla porta la mia Istrice, ben vestita, truccata, con borsetta e portacarte in pelle ripieno di appunti.

“ Ma dove vai, cara ? – domando incuriosito.

“ Mannaggia, te l’ho detto cento volte, devo tenere una relazione a  questo convegno europeo, lo sanno tutti, è anche scritto sul calendario appeso alla porta della cucina, non ti ricordi mai niente, sei una disperazione !”

“ Ma non torni a pranzo ?”

“ Non credo proprio, sono cose lunghe, ci sono i dibattiti, le richieste di chiarimenti, beh, adesso ho fretta, ciao !”

“ Ma di cosa parlate al convegno, demenza senile, Alzheimer, assistenza ai disabili, rieducazione motoria ?”

“ Home care – precisa veloce e se ne va, decisa, battagliera e sicura di sé, la mia piccola prussiana.

“ Home care ? – ragiono perplesso – assistenza nella casa ?”

Vorrei tanto essere assistito in questo grigio mattino milanese, anche da un bambino.

MANUEL & ZAIRA


La decisione di nonna Istrice era ormai presa: dopo mesi di riluttanti indecisioni e scelte sbagliate nell’acquisto presso i grandi empori Fai Da Te, una visita risolutiva presso la mitica Ferramenta Meazza del Carrobbio aveva portato al possesso del giusto porta tende in metallo bianco, con monorotaia scorrevole, da fissare lassù, sul soffitto della camera matrimoniale.

Inutili le scuse, i rinvii, le rimostranze di nonno Talpone, di natura pigra, anzi letargica a detta dei malevoli, sull’altezza del soffitto, ben tre metri e cinquanta, sulle difficoltà di trapanare in precario equilibrio i vari tasselli che dovevano fissare quel tecnologico binario metallico.

Così tre giorni fa, dopo una serie di controlli tra le attrezzature di casa e di cantina, per cercare martelli di varia misura, trapani, punte, cacciaviti, stopper, matite, righelli e metri fissi e a nastro riavvolgibile, lui ha tratto fuori la fedele scala di legno di casa, quella acquistata più di 60 anni fa dal padre buonanima, quella ancora pesante ed appariscente, nonostante i suoi ondeggiamenti e scricchiolii quando viene usata.

Nonno Talpone si è quindi coraggiosamente inalberato in alto, con il porta tende in una mano, due metri nell’altra e la matita tra i denti, mentre la moglie, aggrappata alla base della scala, cercava di mantenere un ondeggiamento controllato.

“ Sposta la riga più in là … no, più vicina alla finestra … noo, ancora a sinistra, ancora un pochino … no, meglio a destra …”

I suggerimenti, anzi gli ordini che provenivano dal basso sembravano quelli che un capitano di un veliero usava rivolgere al suo mozzo, aggrappato al pappafico per legare una cima.

Poi è seguito il segnalamento con la matita dei fori previsti, che per quanto ben marcati poi diventano improvvisamente invisibili, il primo foro di prova, l’avvitamento parziale di un supporto a destra, appoggiando la rotaia sulla sommità dell’anta destra della finestra, discesa rapida del mozzo, spostamento della scala, crollo del cursore metallico sulla sua testa, moccoli da marinaio imbestialito, risate scroscianti di sua moglie “ Caro, ma sbatti sempre la testa …ih iihh .. che buffo che sei !”

Risalita sul pennone, riprese misure, trapanamenti, martellature, avvitamenti, un gran tramestio, ma mezz’ora dopo nonno Talpone era lassù in alto, sfiorando il soffitto con il suo cranio ammaccato, a gridare vittoria, l’opera era felicemente compiuta .

E lui, mentre ondeggiava lassù in precario equilibrio, si sentiva come l’acrobata del circo, quello  aggrappato in alto, al trespolo del trapezio, dopo la spericolata manovra acrobatica, mentre vicino a lui è assisa la sua assistente Zaira.

Eccoli, la famosa coppia di acrobati gitani, Manuel e Zaira, le stelle volanti, il pubblico applaude, anche se in verità è solo lui , nonno Talpone che grida ad alta voce nella stanza, garrulo ed entusiasta.

“ Scendi giù, che lascio la scala, mi fanno male le mani – geme irritata una vocetta dal basso.

Lui si cala con padronale sicurezza, cacciaviti in mano, tre viti in bocca e la matita all’orecchio.

Rimirano insieme soddisfatti la messa in opera del famigerato porta tende, poi l’agile, conturbante Zaira risale con un capo della tenda, mentre Manuel blocca con i piedi e una mano la base della scala, sostenendo con un braccio il tessuto umido di bucato e porgendo i vari gancetti di fissaggio.

Si fissa anche la seconda tenda, si tolgono scala e attrezzi, si stava pulendo il pavimento quando squilla il cellulare.

E’ il figlio promettente avvocato, avvisa che tra poco passerà a ritirare la damigianetta dell’olio umbro, visto che il padre non l’ha ancora portata.

Ma nonno Talpone non è in vena polemica e riferisce concitato “ Sai abbiamo montato la tenda, sì, quella che dovevo mettere un anno fa, eravamo lassù in alto come trapezisti, sì, Manuel e Zaira gli acrobati gitani!”

“ Papaa … papaa … ma che, hai già bevuto stamattina ? Papaa … prepara l’olio e non farmi aspettare. – chiude deciso il figlio primogenito, i grandi avvocati sono gente seria e sbrigativa, non hanno mai tempo da perdere come i pensionati.

Pomeriggio da sogno, pennichella con un libro, cinema d’essai verso sera con la triste storia di Polanski, poi cenetta a casa, con un minestrone casareccio ( Ogni milanes l’è cuntent col su minestrun – cantava il povero Giovanni D’Anzi ).

Ma lì il diavolo vi ha messo la coda.

“ Cosa c’è di formaggio ? – chiede lei.

“ Il pecorino umbro, del parmigiano e le solite croste di pecorino romano – risponde lui incauto.

“ E’ inutile che mi fai notare che c’è il pecorino romano, sei una noia, mi servono per la pizza salata di Pasqua, lo sai, ma me lo fai notare ogni volta, ti ripeti sempre, non ti sopporto più !”

“ E io non sopporto quel puzzolente pecorino romano, vuoi mettere il Parmigiano Reggiano ? Pfui !”

Così hanno litigato, così lui è immusonito, così ha deciso che Manuel romperà il sodalizio con Zaira.

Domenica horribils.

Lunedì di freddo e pioggia.

Ma verso sera, mentre camminavano affiancati per andare a consegnare i documenti al commercialista, l’intrigante mano sinistra di nonno Talpone ha sfiorato e poi afferrato la manina dell’Istrice Prussiana, lei ha resistito un attimo, poi si è aperta, morbida e tenera, per ricambiare la stretta, quella vitale per due vecchi acrobati gitani, Manuel & Zaira, Talpone & Istrice, che importa, fin che vita ci trattiene.

PAPAA, PAPAA … COME STA MARIA ANTONIETTA ?


Questo è il ripetuto beffardo richiamo del figlio promettente avvocato, da quando ha sorpreso nonno Talpone, che poi sarebbe il suo indegno padre, a leggera una interessante biografia della defunta regina e degli inizi della rivoluzione francese, invece di seguire le sue pressanti indicazioni di commissioni di svolgere seduta stante.

In questo afoso pomeriggio nonno Talpone è stato svegliato da una suoneria sconosciuta di un cellulare.

Ha ascoltato distrattamente, poi ha richiuso gli occhi,  ha deciso che il trillo sconosciuto non lo riguardava.

La sua Istrice l’ha risvegliato quasi subito, dicendo “ E’ per te, è tuo figlio !” – ponendogli in mano un tozzo cellulare viola, che ha dovuto riconoscere come uno dei tanti che la sorridente avvocato Tuttopiede gli aveva affidato mesi fa per un’ eventuale riparazione.

Lui l’aveva portato dal suo amico cinese Ping che l’aveva appena sistemato e pertanto vi aveva trasferito la sua SIM base ( quella immediatamente riconoscibile, tra le sue 14 collezionate ) per effettuare la prova di funzionalità.

“ Pronto – ha subito bofonchiato, perso nei suoi incubi abituali.

“ Come sta Maria Antonietta ?- ha chiesto ironico il leguleio di famiglia.

“ Bene, la stanno quasi per arrestare, in effetti le sue spese per l’acquisto del palazzo di Saint Cloud e le sue collane di diamanti stavano dando il colpo di grazia alle finanze francesi, però la colpa era anche del marito, Luigi XVI … – stava proseguendo imperterrito nonno Talpone, come se stesse ancora sostenendo  l’esame di storia con il suo professore della Bocconi, si quello famoso, di cui non ricorda il nome .

Da giorni lui cerca di portare avanti la lettura di questo affascinante libro, che ha momentaneamente sostituito quello sulle presunte origini del popolo ebraico, interrotto da ripetute beffarde domande del figlio maggiore.

“ Papaa, papaa …- come uno squillo di adunata del periodo militare risuona la chiamata della suddetta progenie – basta, ora vai dal tuo meccanico Feng, ritira il certificato di demolizione della mia auto, l’hai portata ieri, quando hai ritirato l’altra mia auto che doveva fare la revisione e mettere a punto la carburazione, ti ricordi vero ? Bene, lasciami a casa quel documento, consegnami anche il rotolo delle catenine d’oro che ti avevo richiesto per il regalo che devo fare sabato prossimo, sai quello del battesimo? Bene, fai questo e tutto è finito, semplice, vero ?”

“ Come finito – azzarda nonno Talpone, che poi sarebbe il padre di quei due figli maschi che lo trattano con tranquilla arroganza, diciamo anche amorevole, riservata di solito ad uno spelacchiato Teddy Bear da cuscino – non posso mica falsificare la tua firma, è un reato, mi pare,  non dovresti andarci tu all’officina che cura la vendita del tuo catorcio ?”

“ Papaa, papaa… io ho da fare, tu non fai mai niente. Il presunto reato si configura  solo se il soggetto che subisce la contraffazione della sua firma fa ricorso, quindi stai tranquillo ed esegui.”

“ E se ti viene l’idea di fare questo ricorso, così, tanto per farmi un dispetto, lo so , ne saresti anche capace! – mormora piagnucoloso nonno Talpone.

“ Papaa, papaa… smettila, con questo hai finito di fare tutte le commissioni di cui ti avevo incaricato, sei contento ? Le catenine, le due auto da riparare, il congegno della tapparella , la batteria dell’auto, l’accompagnamento dal concessionario dell’auto nuova da acquistare a Brescia, l’imbottigliatura della mia damigiana di bianco Oltrugo. Insomma, ho faticato più io a dirti le cose che te a  farle. A proposito, ho finito l’olio umbro, portami la solita damigianetta !”

“ Sempre io a fare le cose – mugugna come d’abitudine nonno Talpone in tono sommesso.

“ Beh certo, a chi altri devo chiederlo, alla mamma ? Lei è la mia mammina e mi fa già tante cose !”

“ Già, e io chi sono ? – interroga irritato il cosiddetto maschio di casa.

“ Tu sei il padre del pollo inglese, insomma di mio fratello, il Martello di dio –chiude beffardo il promettente avvocato di casa Talponi.

Sdraiata sul divano, avvolta teneramente da una copertina di lanetta bianca ridacchia sommessa mamma Istrice, che ha udito con evidente compiacimento l’intera conversazione nel viva voce.

Accantonato il voluminoso libro sulla Rivoluzione Francese e le disavventure  della regina Maria Antonietta, l’Austri’chienne, il vecchio papà rinvia riposo e lettura per i suoi impegni quotidiani.

Undici anni fa, quando l’avevano dismesso dal lavoro, avevano proditariamente asserito “ Riposati, ora goditi la pensione di vecchiaia !”

SPIEGAZIONI IN VIAGGIO


Per quanto continui la stanchezza e il torpore, nonno Talpone deve sempre muoversi, nonna Istrice si sta riprendendo dal suo blocco reumatico, i nipotini sono sempre felici di vederlo e giocare a nuove avventure, il figlio promettente avvocato essendo troppo impegnato dal lavoro richiede la sua assistenza per tanti piccoli impegni, come giorni fa quando il motore di una sua auto ha si è arreso alla vecchiaia e all’incuria, l’altra è stata portata dal meccanico per una manutenzione urgente, così i giovani hanno deciso per un’auto più recente e imponente.

Questa mattina nonno Talpone è stato coinvolto nella gita collettiva sino al concessionario auto di uno sperduto paesino del bresciano per ritirare il grosso SUV d’occasione che avevano acquistato.

Il nonno alla guida di una piccola auto aziendale mugugna, perché odia quel tipo di auto mastodontiche, gipponi americani compresi, anche se capisce che i giovani, ma in genere molti uomini e donne sono sempre più fragili e hanno bisogno di simboli esteriori di sicurezza e di status sociale.

Eccoli quindi insieme, nonno e papà avanti, mamma e nipotini dietro con un Ipad che trasmette a tutto volume un cartone di supereroi americani.

” Bum!  Sbang! Crash! Schiaccialo! Ammazzalo! “

Casualmente il nonno chiede se sanno che è morto, dopo lunga permanenza in ospedale, il nonno dell’amichetto dell’asilo dello Scoiattolino, il piccolo Adriano.

“ Ma come fai a saperlo ? – chiede stupita la giovane mamma.

“ Semplice, con internet, sui blog, su Facebook – risponde il nonno, meravigliato che quei giovani tecnologici siano all’oscuro di questi mezzi di comunicazione, proprio loro, dotati di personali smartphone, computerini aziendali e Ipad.

“ Bisogna scrivere, cosa facciamo, un SMS, un telegramma ?”

Mentre insieme discutono sulla forma e tipologia del testo di condoglianze, si sente la voce del nipote più grandicello, lo Scoiattolino.

“ Nonno, cosa vuol dire che è morta una persona ?”

“ Beh, mio caro – avventa il Talpone – quella persona è andata via, un lungo viaggio, ma in realtà è come se fosse ancora qui, presente con i suoi cari, con quelli che lo ricordano, il nonno ne conosce tanti e stanno benissimo con lui”

“ Ah bene – mormora lo Scoiattolino, ritornando al suo film di sterminatori di delinquenti dal ghigno bestiale e di mostri orrendi.

“ A proposito, lo sapevi caro che è morta anche la madre di quella signora bionda, quella che ha una bambina bionda che viene all’asilo con i nostri figli ?- informa la mamma mentre armeggia con il suo smartphone per le condoglianze.

“ Eh no, basta con i morti !- afferma deciso lo Scoiattolino, disturbato dalla visione delle sua stragi personali sull’Ipad.

“ Hai ragione piccolo – suggerisce conciliante nonno Talpone – pescate delle caramelle dal sacchetto, è un discorso difficile, ci vuole qualcosa di dolce”.

Più avanti, usciti dall’autostrada, ci si muove tra stradine secondarie, che contornano con brusche curve le cascine isolate, i campi di giovane  mais, di grano e rossi papaveri,  mentre qua e là si incontrano grandi trattori impegnati in lavori di aratura.

I bambini guardano incuriositi quel paesaggio a loro inconsueto, che a nonno Talpone ricorda tanti amici cari, partiti per i loro viaggi senza ritorno, il signor Luigi, che con fatica immane da mezzadro aveva creato una grande cascina modello, il contadino Oreste che alla trebbiatura del grano raccontava antiche storie, l’amico Renato che parlava della fatica tra i vigneti piemontesi.

I ricordi si affollano, sua mamma, la dolce nonna, il burbero papà e tanti altri, numerosi e ciarlieri, che rivivono con lui mille episodi passati, con una freschezza e una precisione di colori, odori, sensazioni che nessun effetto speciale da film potrà mai dare.

Quando scendono nel vasto cortile della Concessionaria nonno Talpone ha gli occhi umidi, questo maledetto vento di primavera gli crea sempre delle fastidiose irritazioni alle sacche lacrimali.

Si pulisce in fretta con un fazzoletto di carta, poi grida con forza “ Bambini scegliete la macchina che volete, il venditore sarà contento, ad ogni auto acquistata vi darà una caramella, chiedete al papà !”

MEGLIO DEL SILENZIO


All’inizio era la stanchezza fisica, quella che ti intorpidisce anche la mente, si desidera solo di riposare, senza le forze per muovere neanche un braccio, figuriamoci lo scrivere su una tastiera.

Poi era arrivata finalmente la pioggia con la forzata pausa dei lavori, ma anche la notizia della bomba scoppiata davanti ad una scuola di ragazzine sedicenni.

Sono cose che capitano in ogni parte del mondo, c’è dolore, si capisce, ma in Italia queste stragi hanno sempre risvolti oscuri, la polizia ed i magistrati individuano prima o poi gli indiziati, si riesce persino ad ipotizzare i collegamenti oscuri con i poteri forti, quelli che intrecciano servizi segreti, malavita, appoggi politici ed economici.

Ma poi avvengono solo le assoluzioni, i dubbi, le ipotesi, i depistaggi.

A noi gente comune resta solo la rabbia, l’angoscia, l’amarezza.

Quando poi questi fatti toccano i nostri giovani la disperazione aumenta.

Cosa può scrivere un nonno Talpone?

Questa è la ragione del silenzio di dieci giorni.

Poi lui si è accorto che stranamente, aprendo l’opzione statistiche del suo blog, nel suo perdurante silenzio di vecchio stanco e amareggiato, vi erano state persone che lo avevano cercato ripetutamente.

Si, proprio lui, l’anziano sciocco, forse cercavano un motivo di sorridere ancora, perché la vita è dura per tutti e una piccola pausa dallo sforzo quotidiano serve sempre.

A questo punto nonno Talpone ha deciso che è ora di svegliarsi dal suo torpore, purtroppo sono scomparse persone molto più importanti e degne di lui, come dice il proverbio “ sono i migliori che se ne vanno “ ma forse il poter dare generosamente sé stessi, per quanto poco valga, è sempre meglio del silenzio.