IL BUONGIORNO ORMAI DIMENTICATO


Stamattina, scendendo le scale, nonno Talpone ha incontrato all’ingresso Mahmud, l’uomo della cooperativa egiziana che cura le pulizie del vecchio condominio ove lui abita.

Questa volta il giovane era accompagnato da una vispa brunetta di cinque anni, riccioluta e dai grandi occhi curiosi e intelligenti.

“ Buongiorno zio – ha subito detto Mahmud.

“ Buongiorno a te, nipote – ha risposto nonno Talpone, che pur non essendo imparentato con lui e con tante altre persone egiziane, indiane, turche che incontra ai mercati o per la strada, ama replicare al loro deferente saluto con un’amichevole risposta, accompagnata da una stretta di mano o da una leggera pacca sulla spalla.

“ Vedo che hai una graziosa aiutante questa mattina, come ti chiami signorina ?”

“… Ama …- ha pronunciato vergognosa la bimbetta, mettendosi subito nascosta dietro le gambe di suo padre.

“ Anna ? – ha chiesto ancora nonno Talpone, che in attesa della visita dell’Otorino, prenotata tre mesi fa alla Mutua, ha qualche difficoltà di udito.

“ Noo, Sama – ha risposto la piccola con un leggero aggrottamento delle ciglia.

“ Ah bellissimo nome Sama, chissà se ha un significato particolare, mi suona molto dolce, esotico, si può tradurre in italiano ?”

La bimbetta, sempre tenacemente aggrappata dietro il papà lo guarda sorridente, ma non riesce a rispondere, è troppo timida.

Interviene alla fine Mahmud, spiega che Sama vuol dire cielo, scherzosamente dice che un gatto deve averle appena mangiato la lingua.

Mentre nonno Talpone si sta complimentando per la scelta così poetica di quel nome, entra dal portone una coppia di giovani trentenni ben vestiti che passano lentamente davanti a loro con una certa alterigia, senza degnarsi minimamente di rispondere al saluto di “ Buongiorno !” che Mahmud e Talpone hanno loro rivolto.

Devono essere dei nuovi inquilini del palazzo, forse hanno ritenuto di non dare una pericolosa confidenza a dei lavoratori extracomunitari.

Nonno Talpone ha subito esclamato ad alta voce dietro a loro “ A quelli la lingua deve averla mangiata il leone !”

Si è scusato con i suoi compagni, li ha pregati di credere che a Milano non è sempre stato così, poi, come amano spesso fare le persone anziane, ha voluto ricordare i tempi lontani quando la casa e il quartiere Loreto erano come un piccolo paese, ci si conosceva e salutava tutti quanti, allora esisteva il droghiere, il calzolaio, il salumiere, il sarto, l’arrotino, i bar con i tavolini per leggere il giornale, per giocare a tressette, qualcuno aveva anche la televisione, posta su un alto trespolo che il giovedì sera attirava una fiumana di gente per assistere a “ Lascia e raddoppia “.

C’erano allora molti cinema popolari che alla domenica davano due film, uno rigorosamente western, con il biglietto che costava cento lire.

Ora intorno si trovano solo paninoteche, Money Transfert, centri telefonici per parlare con paesi lontani, bar cinesi, piccoli empori di chincaglieria cinese, ristoranti economici cinesi, centri massaggi cinesi.

A Milano è esploso il benessere, ve lo posso assicurare, ogni cinquanta metri vi è un centro massaggi e cura del corpo con vetrine chiuse dai vivaci colori rosso rosa.

Comunque alla fine nonno Talpone ha raccontato una buffa storiella egiziana che ha fatto sorridere i suoi interlocutori, ha riferito inoltre che lui stava scrivendo delle fiabe per bambini e ha chiesto un nome da dare ad un cammello per una storia che aveva appena completato.

“ Mahmud, come potresti chiamare un cammello ?”

“ Camel come in italiano “

“ Va bene, ci credo, ma dammi un nome”

“ Gamel “

“ Noo, tu vedi il tuo cammello, quello a cui sei tanto affezionato, quello che hai in cortile, come lo chiami ?”

“ Noi stiamo ad Alessandria in un palazzo grande, non ci sono cammelli”

“ Se tu lo avessi come lo chiameresti- chiede sfinito il povero Talpone.

“ Grr, grr, ahz, ahz !”

Nonno Talpone ha sorriso disperato, li ha ringraziati e in un prossimo futuro farà accurate ricerche per sapere come poter chiamare il cammello della sua storia, se lo sapete scrivetemelo, ma non mi dite “ Gamal” o “Gamel” per favore.

Giovedì mattina partirà in treno per Terni, con la speranza di poter tagliare l’erba del suo campo, che, secondo la cognata Paperoga, arriva ormai fino alle orecchie.

Sarà una lotta senza esclusione di colpi con il suo decespugliatore, ma avrà un nutrito numero di mamme gatte che lo consoleranno e che forse gli porteranno in visita la loro recente prole.

IL ROGO


Ieri sera, dopo un viaggio di sette ore in auto sotto una pioggia battente, è ritornato a Milano nonno Talpone, stanco, corrucciato e più bisbetico che mai.

Il fatto è che cinque viaggi su e giù per i tre piani della sua casa, trasportando pacchi e sacchi di cibarie che la sua Istrice Prussiana si ostina a voler trasferire dall’Umbria ad ogni vacanza, possono ragionevolmente indurre un onest’uomo a divorziare o a fuggire precipitosamente lassù tra gli eschimesi e le balene.

Pericoloso e inutile cercare una conversazione con lui, solo dopo essere sedato da una bottiglia di Barbera di Monleale e una del santo Tokaj ha rilasciato questa intervista.

“ L’Umbria mi ucciderà, lo so, non solo per la quantità di lavoro campestre che mi invoglia, anzi mi obbliga a svolgere, ma, come già detto in passato, per le pantagrueliche cene e pranzi conviviali a cui sono sempre obbligato a partecipare.

Mi scuso con i miei lettori per la lunga pausa di silenzio sul blog, ero in coma digestivo.

Qualche lavoretto e diverse cantatine però me le sono fatte.

Un giorno avevo dovuto raccogliere con forcone e rastrello tutte le spezzettature di rami che mio cognato aveva buttato intorno agli ulivi dopo la potatura.

Ero sudato e ansimante dopo il continuo saliscendi per la collina ripida e sassosa.

Avevo prudentemente portato nella buca in fondo al campo due innaffiatoi pieni d’acqua, un grosso estintore, pale, zappe e forconi.

Conoscendomi, non volevo imitare quell’anziano che due giorni prima nel bruciare le ramaglie aveva incendiato un bosco intero.

Quindi avevo ammonticchiato un piccolo monticello di rametti, vi avevo dato fuoco con vecchi giornali e con occhio vigile ne seguivo la combustione, aggiungendo altre spezzettature secondo il bisogno.

Ogni refolo di vento può essere pericoloso, occorre smorzare le fiamme più alte con la pala o rintuzzare le braci quando stanno per spegnersi.

Il fumo ti va sempre negli occhi, con gran fastidio e lacrimazioni, te li gonfia, anche se qualche animo salace afferma che faccia gli occhi più belli.

Però che noia, bruciare, scottarsi, piangere, cercavo di pensare a qualcosa di piacevole che mi distraesse, come al rogo medioevale di un eretico.

Ecco, mi figuravo già sul rogo in Campo dei Fiori, figura eroica e spavalda, che gridavo tra le fiamme “ Il mondo è rotondo e gira intorno al Sole !” oppure “ Tu madre chiesa torna evangelica e pura, lascia i predoni, le cavallette e i formigoni che ci depredano !”

“ Aho, ma che, parli da solu? Eh che, si mattu ?”

Mi sono girato stupito e lacrimante, con il forcone in mano e ho riconosciuto Quintilio, una conoscenza del villaggio, uno che da pensionato comunale si diverte a girare per le strade e i sentieri dei dintorni, raccogliendo per passatempo quello che trova: asparagi selvatici, fichi, funghi, noci, mele, vasi da fiori, così, secondo natura.

L’ho trovato molto invecchiato ultimamente, meno baldanzoso e ardito, il camminare molto deve far male, nonostante quello che scrivono i giornali, o forse sarà, a quello che dicono in paese, che qualcuno gli abbia bussato involontariamente, cose che capitano.

Con tutti i furti nelle case da parte di albanesi, rumeni e ragazzi con la dose da pagare, la gente in Umbria si è ormai fatta meno tollerante.

L’ho salutato piangendo e quello, prima di proseguire la sua passeggiata salutare, mi ha detto “ Ah Talpò, certu che alla nosstra età nun ce ressta che annà a piedi o ffa li lavuretti tui !”

Ma come, a me, affaticato e piangente, ma giovanile ed eroico assertore di verità e giustizia, messo alla pari del vecchiaccio ?

Sono ritornato al mio falò, ho buttato gran forconate di ramaglie e girando intorno ho cominciato a canticchiare “ Il mondo è rotondo e gira tutto a tondo, e mo’ brucio Primo e Secondo, poi brucio Tersiglio e Quartilio, ma non mi scappa di certo Quintilio. Brucia, brucia, perché il modo è tondo e tu brucia giù nel fondo !”

Devo confessare che non mi ero mai divertito tanto.

I TOY BOYS


L’ulivo è una pianta prodigiosa e armoniosamente bella.

In questa stagione sfoggia una copertura di  piccole foglioline argentee,  mesi prima, da novembre a febbraio, quando gli altri alberi erano intirizziti e spogli e persino la maestosa quercia sembrava uno scheletro uscito da una tomba, l’ulivo ci ha donato i suoi frutti succosi, verdi o neri, da cui si è estratto l’olio, la base insieme al grano e alla vite della dieta dei popoli mediterranei.

Si tratta quindi di un albero generoso che richiede però molte cure, la più delicata è la potatura che avviene in questi giorni prima di Pasqua.

Nonno Talpone però è di origine lombarda, anzi milanese da almeno cinque o sei generazioni, anche se come pecora nera della famiglia è nato a Varese inseguito dalle bombe angloamericane, lui viene quindi dalla cultura del burro e del lardo, suo zio Alfredo, peraltro brav’uomo e abilissimo fabbro, affermava sempre “ Peccato che per condire l’insalata bisogna usare l’olio di semi ( sic !) altrimenti in cucina solo il burro, l’olii l’è dei teruun, brava gent neh, mi la cugnusi, ma sutt al Po hin tucc teruun “( l’olio è per i meridionali, brava gente, ma sotto il fiume Po sono tutti meridionali)

Bossi forse faceva ancora l’apprendista come giovane del pci, ma l’ incultura era già quella.

Solo l’amicizia in università con studenti siciliani hanno aperto a nonno Talpone la visione mediterranea della meraviglia dell’olio extravergine d’oliva, oltre alla comprensione e all’amore per gente diversa ma culturalmente fascinosa e interessante.

La conoscenza a Londra di una stupenda figliola umbra ha poi consolidato il suo apprezzamento per le raffinatezze olearie, bruschetta, panzanella, crema di tartufo macerata nell’olio, spaghetti olio aglio e peperoncino.

Trent’anni fa ha acquistato un piccolo pezzo di uliveto malconcio e inselvatichito, dal preoccupante nome di “ Serpeto “, l’ha ripulito, con l’aiuto dei gatti l’ha liberato dai fastidiosi residenti, da allora lassù tra le alte colline della Val Nerina si danna a potare, zappare, concimare, pompare e raccogliere le olive nel gelo invernale.

Sia perché cittadino e lombardo, sia perché Talpone di nome e di fatto, le sue potature sono bizzarre, maldestre e controproducenti.

La raccolta delle olive cala ogni anno, nonostante i suoi sforzi, tanto che si è finalmente deciso a chiedere aiuto al barbuto cognato sindacalista, uomo dalle molte abilità, non solo oratorie, ma come esperto conoscitore di funghi, di tecniche orticole, di lavori di innesto e di potatura delle piante da frutto.

E’ quindi arrivato in soccorso con la moglie  Paperoga, abile cuoca e dotata ceramista, con il quale Talpone è in grande confidenza, bisticciando e facendosi i dispetti come fosse una  sorellina minore.

Per tutta la giornata il barbuto potatore ha cimato,  tagliato, segato rami e tronchi, spargendo ovunque rametti e foglioline, mentre l’assistente Talpone correva sù e giù per il ripido pendio della collina portando le scale, le cesoie, il caffè, le bottiglie d’acqua, insomma si prestava come giovin garzone.

L’esperta Paperoga ha cucinato come al solito uno squisito pranzetto con carne alla brace, ha pulito e riordinato la cucina.

Alla fine della piacevole giornata, cessati i lavori, mentre si avviavano verso l’auto per tornare a casa, nonno Talpone stava parlando di fatti buffi letti nei blog e casualmente citava la battuta di quella mamma che soppesava l’idea di farsi un toy boy.

Il termine era nuovo anche per lui, noi siamo alquanto provinciali, così spiegava con aria dotta che questi personaggi, diciamo all’americana, sono giovanotti che le donne mature e benestanti si concedono come giocattoli, giusto come i loro mariti hanno sempre fatto con le ninfette di turno.

“ Che schifo, andare con uomini che potrebbero avere l’età dei figli !”ha affermato Paperoga entrando in macchina.

“ Ma non metterla su questo piano – si è infervorato nonno Talpone – se certi comportamenti li possono avere gli uomini, non vedo perché certe donne non li possano imitare.

Scusa, una volta che diventi vedovella, con la reversibilità della pensione, potresti non stare sempre in casa  a lavorare e cucinare, anche il week end mentre tuo marito cura solo l’orto e gli ulivi,  pensa,  potresti andare in giro a divertirti con un ragazzo più giovane e piacevole, uno che non russa !”

“ Che frittata !” Ha dichiarato lei.

“ Come, cosa c’entra la frittata ?”

Poi ha notato dentro l’auto, accanto alla cognata Paperoga, un paio di occhi gelidi e feroci.

Non erano del cane da guardia.

L’auto è ripartita con uno scatto rombante, da un finestrino una manina femminile salutava l’incauto cognato.

L’anno prossimo come farà nonno Talpone a potare gli ulivi ?

I toy boys sanno usare le cesoie ?

NON SI E’ MAI SOLI


E’ avvenuta una cosa incredibile, nonno Talpone per la prima volta non è entrato in ansia per la partenza verso una meta avventurosa e misteriosa, sì, avete capito, la destinazione era la sua casetta tra i boschi della Val Nerina, in Umbria.

Non bisogna per questo ritenere che lui sia finalmente diventato adulto, responsabile e con un corretto approccio alla realtà.

Semplicemente era troppo affannato e ansioso per la stesura del finale della sua fiaba, come se questa avesse una qualsiasi importanza, salvo che per qualche rara mamma o nonna che ancora amano raccontare le storie ai loro nipotini.

Già, e quelli di nonno Talpone, gli adorati Scoiattolino e Polipetto ?

Sono rimasti a Milano, come pure gli altri bambini a cui lui è fortemente affezionato e con cui si diverte sempre a giocare.

Ora si deve fermare in Umbria per una decina di giorni, momentaneamente solo nella sua campagna, l’Istrice Prussiana è partita per una lontana città quale commissaria d’esami, lui impegnato a potare gli ulivi e a bruciarne le gentili ramaglie.

Alla sera si ritrova stanco, solo e con il mal di schiena.

Ma ecco è arrivata la sua gattina nera, dalla macchia bianca sotto il collo, nonché la fulva Hilda, la soriana Musetta, la piccola Puffetta, la bianconera Merlina, gli sono attorno festanti e affettuose con miagolii amorosi, come se queste adorabili gattine volessero consolarlo e comunicargli che non si è mai soli.

Come è grande la generosità e la saggezza degli animali.

Ah, ora capisco, è l’ora della pappa.

AVVENTURE DI GIARDINAGGIO


Si ripresenta a capo chino, mogio e dolorante alla schiena, l’amico nonno Talpone.

Era partito, frenetico e ansioso, lo scorso martedì, con l’aria fiera, sognando ipotetici  mondi d’avventura, con il suo zaino ripieno di congegni elettronici, persino un TOM TOM, per ricercare stradine e sentieri nascosti tra le colline umbre.

Appena arrivato un paio di sostanziose sedute culinarie a pranzo e cena l’hanno riportato al ruolo sedentario e millantatore a lui più congegnale.

Ma è stato fatale a ogni sua ulteriore velleità lo spettacolo desolante delle sue viti, ulivi e alberi da frutta, quelli che compongono la parte maldestramente coltivata del suo pezzetto di terra, che l’ha portato di fronte a scelte amletiche di comportamento.

Non badare ai lunghi aggrovigliati tralci delle viti, bisognose di urgenti drastiche potature, fingere di non vedere gli ulivi cespugliosi di ricacci, polloni, succhioni,         ( termine tecnico per indicare nefasti rami da legno, niente di erotico caro Martello pruriginoso ), non udire il lamento degli alberi che chiedevano a gran voce vangature, concimi, zappettature ?

Godersi invece il riposo idilliaco della collina, nel silenzio totale di ogni automezzo, nel profumo del boschetto di pini e querce, deliziandosi del fuoco guizzante nel caminetto, tra bicchieri del vino nuovo e le moine delle gatte amorose e giocherellone che gli fanno compagnia nella stanza ?

Nonno Talpone era senz’altro per la seconda scelta, che potrete forse giudicare come egoista e edonistica, ma la sua Istrice Prussiana aveva già stabilito dei programmi molto più pratici e contadini.

L’ha quindi costretto, con il supporto di sorella e cognato umbro, ad acquistare sacchi di concimi organici, azotati, nitrati, tricomposti e quant’altra diavoleria specifica, gli ha messo tra le mani cesoie, seghetto e zappone bidente e, munita anch’essa di zappetta, per tre giorni da mattina a sera ha diretto la sua corvee da apprendista giardiniere.

Appena finiti i lavori, un ultimo cenone d’addio con profluvio finale di dolci alla panna e due torte, poi caricate  le valige con filoni di pane sciapo di Monte Bibbico, salsicce secche, lonzino magro e pecorino d’alpeggio si è tornati con l’auto di due cugine in visita turistica al nord.

Il magico zaino tecnologico è stato riportato indietro intonso, salvo l’uso di tre cellulari diversi, usati in modo intercambiabile per fargli prendere aria.

Ah si, anche il TOM TOM è stato tratto fuori, per usarlo in auto e fargli vedere l’autostrada e il nome dei paesi che scorrevano vicino a noi, nel viaggio di ritorno alla grande Milano.

UN CANE DI NOME TRISTEZZA


E’ stato un fine settimana diverso, una fuga di due giorni da Milano per rialzare il morale e assaporare una cena tipica dello Sri Lanka in un paesino perso nella nebbia e nella pianura ancora innevata del tortonese.

La sorpresa non è stata tanto nella cena, che aveva indubbi meriti e ben valeva la gita invernale, quanto nell’incontro con il giovane amico Armando, giovane forse per il nonno Talpone, ma ormai vicino ai quarant’anni, fuggito dalla grande città e da impegni per lui non più sostenibili.

Le fughe purtroppo non risolvono mai i nostri problemi, così lui si ritrova ancora tormentato, esule, squattrinato, in quelle zone aspre, magari ricche di soldi, ma avare con i poeti, gli artisti e i sognatori.

Armando è un giovane geniale, spiritato, rabbioso, che ha spesso smarrito la strada, ma che riesce a mantenere una disarmante amabilità con i poveri, gli esclusi, gli infelici.

Nonno Talpone l’ha visto crescere, lo considera quasi un figlio, discolo, prodigo, amato e inutilmente consigliato, ma come potrebbe dare validi suggerimenti proprio lui, che se non avesse trovato nella sua strada un angelo, sia pure talvolta prussiano, ora forse sarebbe insieme al suo giovane amico, a vagabondare nei bar, a discutere di utopie, bevendo generosamente grappini e calici di vino, cercando di allontanare in un fondale sfumato la realtà delle sue debolezze e dei suoi sogni svaniti.

Ma ora Armando si presenta sorridente e allegro, accompagnato da un grosso, flemmatico setter inglese, dal lungo mantello puntinato di grigio.

Lo chiama Max, questo cane che mostra uno sguardo stanco, triste, alla Buster Keaton.

Gli resta accanto docile e paziente, anche se appare spaventato da ogni persona e rumore, ma quando gli parli lui alza gli occhi con uno sguardo acquoso e dolce.

Nonno Talpone in fondo si sente un felino, perciò con i canidi si mostra gentile, rispettoso, ma li tiene a giusta distanza.

Ma questo animale così timido e timoroso lo stupisce e lo commuove, ha un aspetto troppo rassegnato e doloroso.

Mentre parla con l’amico non può tenersi dall’affermare “ Ma quale Max, questo si deve chiamare Tristezza !”

Il cane leva la sua testona pelosa, alza gli occhi e il ciglio destro, non sembra offeso, anzi sembra riconoscersi in quel nome.

A tavola, con il bestione accanto ai piedi, Armando spiega che l’aveva notato abbandonato in una orrenda gabbia di cemento, presso un casolare tra le colline, i padroni non se ne curavano quasi più, ma non volevano cederlo, come non si butta via una cosa che non serve, ma che in futuro potrebbe essere ancora in qualche modo utile.

Era parte della loro roba, come una capanna cadente, un campo incolto, un aratro arrugginito.

Per un anno Armando l’ha nutrito di nascosto, l’ha richiesto ai proprietari senza farsi vedere troppo interessato, ormai conosce l’animo di quei contadini, se vuoi qualcosa allora non l’avrai mai, anche solo per dispetto e per spregio.

Poi alla fine, dopo tante parole dette a caso, loro hanno concesso quel vecchio cane, quasi come per liberarsi di un fastidio.

Armando l’ha portato a casa, lavato, curato, nutrito e soprattutto l’ha amato, con modi teneri e gentili che il povero Tristezza non aveva conosciuto nei dieci anni precedenti.

Dopo quasi tutta una vita in un’orrenda schiavitù, ora ha tutte le ragioni di mostrarsi timoroso di ogni cosa che lo circonda.

Per scherzare il nonno gli prende il muso e gli dice “ Sai, Tristezza era un famoso pistolero nel Far West, un killer implacabile, dallo sguardo d’acciaio, forza, fai vedere chi sei Tristezza !”

Sembra comprendere ogni parola, ma pare anche che voglia rispondere che lui sarà il nuovo compagno, l’amico fedele, l’angelo di quel giovane figliol prodigo che non vorrà mai ritornare a casa.

UOMINI E ANIMALI


Nonostante la mano sinistra fasciata e steccata, nonno Talpone tre giorni fa è ritornato dall’Umbria trascinando dal treno un pesante valigione a rotelle, ripieno di mele cotogne, noci e nocciole.
Viaggiando in ferrovia il rituale trasloco si riduce necessariamente ad un solo bagaglio, oltre al solito zaino di computer e telefonini, inoltre si ha il vantaggio di un solo collo da trascinare su per le scale, oltre alla possibilità di leggere, conversare o dormire nel vagone ferroviario.
Una persona ragionevole magari si chiederebbe perché trasportare 17 chili di frutta, quando se ne può comperare un chilo o due alla volta nel supermercato sotto casa.
Ma non sarebbero le sue, le sue di lui, quelle amorevolmente raccolte una ad una dalle sue piante, laggiù in fondo al campo della sua casetta umbra.
Noci e nocciole che scoiattoli e cinghiali gli contendono, oggetto di una recente disputa feroce.
Se avete pazienza nonno Talpone vi racconterà come si svolsero i fatti.
In fondo alla discesa del suo campo trent’anni fa lui aveva messo a dimora due piantine di noci e molte “ fruste “ di noccioli per creare una siepe verde verso la strada.
Con gli anni gli alberelli sono cresciuti e hanno dato frutti sempre più abbondanti.
Sono comparsi però anche i predatori : prima i graziosi ma voracissimi scoiattoli, poi i cinghiali a divorare noci e nocciole, lasciando Talpone con un palmo di naso e tanti gusci spezzati sul terreno.
Lui allora cercò di patteggiare almeno un’equa divisione dei frutti, ma senza alcun risultato.
Ma gli iniziali due gatti randagi che passavano per il suo campo, nutriti amorevolmente con abbondanti piatti di tagliatelle all’uovo, croccantini, carne e latte, decisero di fermarsi più a lungo, invitando parenti ed amici e creando una fiorente colonia di felini semiselvatici.
Ne hanno fatto le spese ramarri, lucertole, topi campagnoli, serpi e qualche incauto scoiattolo.
Per i cinghiali invece, una solida recinzione di cemento e rete di ferro, nonché qualche colpo a salve di notte ha risolto il problema delle loro razzie.
Negli ultimi anni nonno Talpone ha avuto raccolte sempre più abbondanti, ma le lamentele  della controparte dei predatori  non si potevano più contenere.
Minacciavano di rivolgersi alle associazioni animaliste locali, pertanto fu necessario avere una serie di incontri, trattative e compromessi per trovare una soluzione accettabile.
Fu deciso che nonno Talpone a fine settembre avrebbe raccolto un terzo dei frutti, poi con un breve trillo del fischietto da arbitro dei nipotini avrebbe dato via libera alla raccolta invernale degli scoiattoli, avendo ammansito i felini con una tripla dose di tagliatelle al ragù e fegatini.
Un paio di sere seguenti avrebbe lasciato aperta il cancello di ferro e con tre lunghi trilli di fischietto avrebbe invitato a banchetto i cinghiali, lasciando sul terreno anche due bacili pieni di ghiande.
Negli ultimi due anni l’accordo ha funzionato abbastanza bene, tutti erano soddisfatti, anzi molte noci rosicchiate, che si erano interrate, hanno fatto crescere dei teneri alberelli di noce, con grande gioia di nonno Talpone.
Quest’anno invece, durante una visita serale della nipotina, lei aveva purtroppo scoperto il fischietto e si era divertita ad usarlo con vari trilli, lunghi, corti, ripetuti e assordanti.
Troppo tardivo è stato l’ intervento del povero Talpone,che implorava di smettere, ormai i segnali ingannatori erano stati lanciati.
Giunsero di corsa gli scoiattoli per il banchetto, ma così pure i gatti cacciatori, infine anche la famigliola dei cinghiali.
Strilli, gemiti, lotte, fughe e striduli versi di rabbia e di morte.
Dovette intervenire con urla, torcia e la scacciacani anche nonno Talpone, su cui ricadde ovviamente la colpa del fattaccio.
Ormai l’accordo faticosamente raggiunto era rotto, tutti si incolpavano di tradimento, la bambina non la si poteva certo accusare di aver giocato con un fischietto.
Talpone è quindi ripartito con la sua scorta invernale, lasciando che la natura, con le sue leggi di astuzia e di prudenza, di prepotenza e di rassegnazione faccia il suo corso.
Ma non bisogna disperare, durante l’inverno, al suo ritorno, nonno Talpone riprenderà i contatti con gli animali, gesticolerà, sussurrerà, porterà regali a tutti.
Forse avremo un nuovo accordo ragionevole, gli animali non portano rancore e sono, nella loro natura, semplici e di buonsenso.
Non sono certo come gli uomini.

NON HO L’ETA’


Tre giorni senza scrivere un post e nonno Talpone si sente in colpa come se avesse marinato la scuola, come ha potuto mancare all’appuntamento con il suo blog ?
Vero che non ha ricevuto richiami all’ordine dal figlio Martello di dio, troppo impegnato con il suo trasloco di casa, sommerso da scatoloni e preso da donazioni alla Charity  di ogni tipo di libri, vestiti, oggetti, tanto da ridursi probabilmente a due valige e due gatti, oltre al Tasso irlandese ovviamente.
Non è stato nemmeno punto da mosca tze-tze , cadendo in letargo, anche se per i maligni questo è quasi un suo stato endemico.
Semplicemente Talpone ha raggiunto per pochi giorni la sua amata Istriciotta in Umbria e laggiù si è fatto irretire dalla fantasia di fare qualcosa di concreto e manuale, così ha chiamato il suo fido muratore Georghiu, abile giovanotto rumeno, iniziando una serie di pesanti lavoretti di manutenzione all’esterno di casa.
Le sue enfatiche affermazioni “ Non so a quali generazione appartengo “ si sono liquefatte rapidamente già alla prima sera, dopo nove ore di picconamento  e scarriolature di terriccio e pietre.
Il secondo pomeriggio dopo sei ore ha pagato e ringraziato l’amico muratore per l’opera prestata e subito dopo cena si è trascinato a letto sfinito.
Dopo una giornata di riposo ha ripreso la penna e il computer con le mani ancora dolenti per stendere queste poche righe.
Nonno Talpone non si rende conto che, se è nonno, magari avrà anche gli anni e le forze relative al suo status, quindi forse si deve rassegnare a sognare le avventure e le prove di forza, va bene continuare a  giocare ai pirati e ai cavalieri medioevali con gli amati nipotini.
Poi lavate le mani, andare a cena e poi tutti a nanna.

ALICE HA SETE


Il mio amico nonno Talpone ama raccontare le favole ai bambini, certe volte però, come molte persone anziane, si lascia trasportare troppo dalla sua fantasia, con esiti imprevedibili.
Tempo fa, una sera, era in aperta campagna a cenare su un prato in compagnia dei parenti, tra cui la sua ridente nipote Melinda, affettuosa madre di un maschietto e due femminucce, tutti oltremodo vivaci e agitati, la più piccola della nidiata, la piccola Sabrina di sei anni, lo aveva preso di mira per raccontare ripetutamente e con grande entusiasmo la storia di una bambina fantasma di nome Alice, che spaventava un vecchio signore che abitava in una casetta solitaria.
Il breve racconto terminava con uno slancio della piccola che urlando faceva il fantasma che ghermiva il braccio di Talpone .
Il nostro eroe, in uno slancio di generosità , pensò di arricchire questa storia con maggiori particolari di effetto e cominciò a raccontare:
“ Un vecchio signore in pensione decise di lasciare la città, per cercare un posto tranquillo ed economico per vivere i suoi ultimi anni con i pochi soldini rimasti.
Dopo molte ricerche, ebbe la fortuna di trovare in un lontano paesino, ad un prezzo veramente irrisorio, una casettina isolata nel bosco.
Era piccolina e molto trasandata, due sole stanzette, cameretta e cucina, ma aveva intorno un piccolo orticello incolto, i muri e il tetto sembravano robusti, così l’acquistò, fece eseguire alcune riparazioni e lavori di pittura e vi si trasferì con le sue poche cose.
Non vi era elettricità e l’acqua bisognava raccoglierla con un secchiello da calare in uno stretto pozzo vicino all’acquaio della cucina, a fianco del focolare, ma il posto era tranquillo, di poche spese e pensava di viverci senza problemi.
Durante il giorno lavorò nell’orto a strappare le erbacce, poi alla sera, finita la sua modesta cena si preparava ad andare a dormire, quando sentì bussare alla porta.
Incuriosito andò ad aprire e vide sulla soglia una bambina dai capelli biondi, dal vestitino bianco leggermente sporco di terra e strappato.
Le chiese cosa volesse, la piccola con una voce tenue e tremolante rispose che si chiamava Alice, si era persa, aveva molta sete  e desiderava dell’acqua.
Il vecchietto la fece subito entrare in cucina, le porse un bicchiere che la bimba bevve avidamente e poi lo restituì ringraziando con una vocetta roca.
Ma quando si girò per porgere un altro bicchiere colmo d’acqua, lui si accorse che la bambina era scomparsa e rimase alquanto stupito anche per quella figurina cauta e silenziosa.
Guardò fuori di casa, ma non vi era traccia della piccola, richiuse allora la porta con il catenaccio e ancora perplesso andò a dormire.
L’indomani la bella giornata di sole lo distrasse dallo strano episodio della notte precedente, zappò per bene  e seminò insalate, carote e cavoli nel suo orticello.
Ma alla sera, dopo cena, il fatto si ripeté: un lieve bussare alla porta, la bimba pallida di nome Alice che chiedeva un bicchier d’acqua , beveva e poi scompariva misteriosamente.
Dopo la terza visita notturna il vecchietto decise di andare in paese a domandare in giro se qualcuno fosse a conoscenza di quella strana figura.
Molti lo ignorarono o finsero di non sapere niente, ma alla fine una vecchietta più gentile gli disse che si ricordava di una bambina bionda che tanti anni prima abitava in una casetta nel bosco, purtroppo era morta per delle febbri terribili e i genitori disperati se ne erano andati via in un posto lontano.
Nessuno ne aveva più notizia, la tomba della piccola ricoperta di erbacce era in qualche posto nel bosco, forse il suo nome era Alice, forse abitava proprio nella casetta del nuovo venuto.
La notizia lo turbò un poco, ma da uomo pratico decise che, fantasmi o no, i suoi risparmi li aveva messi tutti nell’acquisto della sua casetta e quindi ci sarebbe rimasto, in fondo un bicchiere d’acqua non si nega a nessuno.
Anzi per festeggiare la sua decisione entrò nell’emporio del paese, acquistò un etto di prosciutto e un grosso melone maturo.
Ritornò quindi a casa sua, lo mise nel secchio che calò al fresco nel pozzo vicino all’acquaio e si preparò una minestrina.
Aveva da poco posato il cucchiaio nella scodella quando sentì bussare ancora alla porta.
Si alzò in fretta, aprì, vide la bambina smunta nel suo vestitino lacero e le disse cordialmente “ Entra Alice, ho pronto il tuo bicchiere d’acqua fresca, puoi mangiare con me se vuoi”
La bambina entrò, bevve il suo bicchiere e disse “ Grazie, sei stato gentile, adesso però devi venire con me, subito !”, gli afferrò la mano e trascinandolo con forza sovrumana  si buttò nel pozzo vicino all’acquaio per trascinarlo nell’oltretomba.
Ma c’era il grosso melone maturo nel secchio dentro il pozzo, il fantasma lo penetrò come se fosse gelatina e vi rimase intrappolato dentro.
Il vecchietto si ritrovò libero dalla stretta che lo attanagliava e vide il melone che si agitava nel secchio, come scosso da un terremoto.
Non poteva tagliarlo e fare magari del male alla bambina, allora lo ricalò in fondo al pozzo, gli gettò dei fiori e richiuse l’imboccatura con una grossa pietra.
Si mangiò poi il prosciutto che gli mise una gran sete, quindi decise di aprire una bottiglia di vino che consumò con gusto.
Da allora il signore non bevve più acqua, quel melone giù in fondo al pozzo rimase tranquillo, anche se ogni tanto gli pareva che si sentisse un tintinnio di metallo dal fondo, come se lo volesse chiamare, allora lui alzava il calice e rispondeva al saluto, precisando deciso : più tardi cara, più tardi, non c’è fretta!. “
La storia piacque molto ai nipotini e venne ripetuta tre volte dal buon nonno Talpone, poi dato che era tardi ognuno tornò a casa sua.
Qualche giorno dopo gli telefonò la cara nipote Melinda e gli riferì che la piccola Sabrina era rimasta scossa dal suo racconto, per gli incubi aveva dormito malissimo le notti seguenti e non voleva più mangiare prosciutto e melone.
Per fortuna non aveva ancora chiesto una bottiglia di vino.

DUE NOTIZIE CATTIVE E UNA CONSOLATORIA


Superati gli stress di due mancate partenze dalla campagna umbra, nonno talpone ha ripreso i suoi allenamenti ginnici mattutini, che rischiano di renderlo ” runner addicted “( corsaiolo dipendente ), come la sua amica ( figlia/mamma/nipote ?) l’Elasti ovviamente, la giornalista umorista, la supermamma rosso Ferrari.
Nelle sue ultime passeggiate Talpone ha scoperto che da tre giorni ogni tanto si vede svolazzare intorno dei simpatici colorati volatili, pare siano dei fagiani.
Gli sono simpatici perché più che volare, fanno dei brevi balzi, mettendosi poi a zampettare sul prato, emettendo dei versi striduli.
Non saprei dire se Talpone si riconosce in loro o se sono i pennuti che vogliono imitare l’aspirante atleta della Valnerina.
La notizia cattiva è che gli hanno spiegato che domenica si apre la caccia, quindi questi poveri pennuti da allevamento avranno meno di una settimana per sgranchirsi le zampe prima di finire fucilati.
Considerando tre fagiani trovati in tre chilometri di percorso stradale boschivo, questa caccia mi sembra veramente miserabile.
Talpone propone, per ripagare i soldi spesi dai cacciatori, di organizzare delle caccie al tesoro per loro, con soste opportune onde sparare su tabelloni da tiro a segno, consegnando a fine percorso un pollo o un volatile, già pulito e confezionato sottovuoto da riportare a casa.
Niente incidenti tra cacciatori, niente fucilate tra le case, tutti portano a casa qualcosa da mangiare, anche le mie gatte sarebbero più tranquille.
Seconda notizia cattiva : fonti ben informate hanno spiegato a Talpone che i famosi bidoni arancioni di controllo della velocità sono sì installati nei piccoli comuni, ma spesso per mancanza di soldi non sono collegati a una centralina, quindi non funzionano.
Pertanto i suoi affaticanti sprint corsaioli davanti al bidone arancione sono perfettamente inutili, non riceverà mai la foto e la multa per eccesso di velocità nel suo paesello.
Terza notizia consolatoria : i famosi fiorellini bianchi ad ombrello, quelli diffusi in abbondanza nel suo prato fiorito, non sono cicuta, ma un oscuro fiorellino di campo. Le sue precauzioni, i suoi atteggiamenti ossequiosi nei riguardi della sua amabile/temibile Istrice Prussiana sono stati perfettamente inutili, anche se graditi dalla consorte.
A tal proposito nonno Talpone dovrebbe forse avvisare la cognata Paperoga, che sembra continui a preparare misteriosi infusi a suo marito.
Credo non riuscirà a diventare un’allegra vedovella con tali tisane, anzi il burbero sindacalista da quando li beve sembra aver acquisito una forma migliore.
Talpone invece, per quanta ginnastica faccia il primo mattino, purtroppo sta riprendendo peso e forme rotondeggianti a causa degli impegni giornalieri a cui è sottoposto.
A mezzogiorno per esempio sarà costretto a un pranzo da una cognata che preparerà prosciutto casareccio e melone, tagliatelle all’uovo ( quelle erte ) con sugo di salsiccia, porcini e tartufo, pomodori farciti di riso, stracotto di cinghiale con olive giganti, insalatona di pomodori dell’orto, frutta, dolce, gelato e digestivo.
Ahimè, prevedo  qualche bis, dura la vita in quel di Terni.
Caro nonno Talpone come ti tocca soffrire !