DUCA GNOCCO


Siamo in allenamento preolimpionico.
Tre giorni e tre notti con i nipotini, mentre i genitori sono a Bari per un matrimonio di amici.
Poi una settimana al mare con loro e infine ben tre settimane in campagna giù in Umbria.
Passare dal pomeriggio del mercoledì a tre giorni e tre notti è già uno sforzo e un piacere notevole, per il resto si vedrà, la filosofia di nonno talpone è fatalista.
L’istrice prussiana è già in movimento frenetico : due pentoloni di ragù sceltissimo, scorte di gnocchi e tagliatelle, ravioli rana, petti di pollo e di tacchino, bistecchine, merluzzetti.
Pensa di farli ingrassare di sette chili in tre giorni.
Si sono tirati fuori e puliti tutti i giochi dei vari bauli, fatte scorte di gessetti, penne, matite colorate e pacchi di fogli da disegno.
La nonna ha previsto di preparare con i nipotini la solita torta di cioccolato e zabaione, con conseguente pittura sulle piastrelle della cucina.
Non importa, è lei al comando, io sono l’addetto ai disegni di preparazione delle varie cose da colorare e il cavallo di trasporto, in fondo sono quasi disabile, di certo sbaglio tutto.
Sono nonno sbaglione, a volte Hulk, che poi a me sta antipatico da sempre, ma le parti da recitare le danno gli altri.
Lo scoiattolino ha deciso che vuole mangiare solo gnocchi al ragù, con porzioni gigantesche.
Magari per finire due pomodori di stazza media, qualche ciliegia e la mela finale, sbucciata dall’addetto ovviamente.
Ora dopo tre pasti sempre uguali ha deciso di cambiare nome, si vuol chiamare  “ Signor Gnocco al Ragù “.
Ritiene che abbia un che di nobiliare e cavalleresco, per me va bene signor duca Gnocco , al Ragù naturalmente.

CURE SPERIMENTALI


Il piccolo scoiattolo, uscito dall’asilo, corre spericolato lungo il marciapiede, inseguito dal ballonzolante fratellino.
La meta è vicina : il cancello di ferro d’ingresso, quello che separa il cosiddetto villaggio “ in “ dalla periferia  “ out “ di Milano.
Si arrampicano faticosamente sulle sbarre di chiusura e aspettano il nonno che sta arrivando a dieci passi di distanza.
Il gioco è stare aggrappati ai ferri mentre la porta viene da lui aperta e fatta ruotare su sé stessa.
Questa volta però arriva dall’altra parte un vecchietto irascibile che urla come un forsennato “ Giù di lì, cosa fate ? Siete pazzi ? “
I piccoli si calano giù intimoriti, lo scoiattolino comincia a piangere, arriva il nonno, apre il cancello e guarda l’isterico, questo ammutolisce, ma ormai la gioia dell’uscita dall’asilo è rovinata.
La nonna cerca con dolci parole di calmare il bambino, che singhiozza a dirotto.
Il fratellino piovretta, di stampo più coriaceo, cammina serio ma senza lacrime.
Nonno talpone prende in braccio il suo piccolo disperato, gli promette che domani tenderanno un agguato al vecchio bizzoso e, se urlerà ancora, gli daranno una mazzata in testa.
Niente.
Allora talpone mima un forsennato scroscio di manate sul fantasma di quel trucido gnomo urlante e assicura che per lui è cosa da niente, lui è forte come Hulk e potrebbe sollevare anche un’auto ; si guarda intorno, si avvicina a una piccola utilitaria e cerca di sollevarla.
Naturalmente quella non si sposta  di un millimetro, lo scoiattolino frena le lacrime ma resta scettico, prigioniero della sua grande paura.
Talpone allora tira fuori dal sacchetto dei giochi, tra palloni colorati e pupazzi di spiderman, una grossa auto di plastica e fa vedere come lui la fa volare via.
Niente, non convince nessuno, anche la piovretta  lo guarda poco convinto.
Va bene, nonno talpone non può far vedere i suoi muscoli da Hulk, non è giornata.
Allora prende lo scoiattolino sulle spalle e comincia a saltellare sotto i rami degli alberi più bassi.
Gli ondeggiamenti non sono la cura migliore per il suo mal di testa e le vertigini di cui soffre da tempo, ma il momento è grave, occorrono rimedi estremi.
Mentre corrono, il piccolo comincia a ridere e a strappare le foglioline dai rami, la piovretta li segue chiedendo di salire a cavallo anche lui.
Andiamo tutti verso i giardinetti esterni, talpone sempre saltellante sotto i rami più bassi e vicino alle alte siepi di recinzione delle villette lungo la strada.
Lo scoiattolino ha un’idea meravigliosa per curare la testa del nonno.
Strappa i fiorellini dei gelsomini e glieli infila nelle orecchie, strizzandoli ben bene.
Strappa anche foglioline e rametti e li frulla nei condotti uditivi di nonno talpone che urla fingendosi terrorizzato.
Ormai lui ride a piena gola, gorgheggiando felice, in un convulso di strilli e sonore risate.
Arrivano a gran trotto ai giardini, il nonno albero che spande intorno fiorellini e foglie, il nipotino anche lui urlante che da gran manate al suo testone.
Poi lo scoiattolino scende dalle sue spalle e corre felice verso gli scivoli e nuovi giochi, arriva infine il fratellino che reclama la sua parte di cavalcate.
Ma dovrà aspettare, l’animale è stanco, deve riposare su una panchina, dategli una piccola tregua.
Stanco senz’altro e dispiaciuto che la nuova cura sperimentale dei gelsomini non ha avuto molto successo, ma l’allegria dei piccoli si, stavolta l’ha conquistata.

VOGLIO DIVORZIARE


I quattro referendum sono passati con una maggioranza travolgente e inaspettata, superando anche il trabocchetto del quorum con il voto scarso degli italiani all’estero.
Il barzellettaio venditore di saponette mastica amaro, la televisione stasera addirittura diceva che si era trincerato in un “ no comment “ all’inglese, come se un guitto potesse passare per un gentleman.
Chi invece non sta zitto un attimo, saltella impazzito dalla gioia, invia SMS agli amici, tampina persino su twitter la Sabina Guzzanti, brinda a spumante ripetutamente con la scusa della vittoria, è, come potete immaginare, il nonno talpone.
Lui sostiene che l’aveva predetto venti giorni fa mentre visitava la cattedrale di Salisbury, l’aveva ripetuto mentre girava tra le rovine del monastero di Glastonbury, ma allora era a dieta liquida da più giorni, con acqua calda ( cosa di cui si vergogna da morire ancora oggi ) e patate lesse a pranzo e cena.
Il suo forzato menù quotidiano non lo aiutava certo a mantenere un modesto equilibrio, se mai ne ha avuto uno.
Poi a cena da amici venerdì scorso, dopo una scorpacciata di zuppa di pesce e svariate bottiglie di vino bianco, ha intrattenuto con lunghi e oscuri discorsi di profezie il povero nonno del suo beniamino, il piccolo Giorgio.
Questo nonno è una persona molto seria ed equilibrata, inoltre è anche un paziente ascoltatore, che anche questa volta ha subito le previsioni apocalittiche, in parte poi realizzatesi, di nonno talpone.
Ma adesso tocca a me, povero nonno Paolo, subire le nuove idee grandiose e i progetti iperbolici del preteso mago nonno talpone.
Lui vorrebbe aprire un ufficio di consulenza chiromantica, anche via internet, viste le sue pretese capacità divinatorie,  per dare consigli alla gente su amori, affari, affanni, quello che lui chiama, in pura vena cartonistica, il futurama.
Vero è che quasi trent’anni fa stava scrivendo su commissione il suo secondo libro, proprio sulle arti divinatorie con tarocchi, lettura della mano e con il pendolino.
Per fortuna il contratto editoriale poi sfumò, lasciandolo con i primi appunti e una certa quantità di libri sull’argomento.
E’ inoltre vero che aveva vicino a casa una vecchia zia nubile, bisbetica e irascibile, molto brava però a leggere il futuro con il giro magico delle carte, insegnandogli da bambino tale abilità, invece di giocare con lui a rubamazzetto o alla Pepatencia.
Io però pensavo che tutte queste esperienze fossero seppellite in un lontano passato.
Ma ora chi ferma più nonno talpone ?
Nonno Paolo è sì paziente, ma comincia a sentire puzza di guai.
Quasi quasi divorzio.
Ma no, non dal mio amore istriciotto, per quanto pungiglioso sia, ahi quanto pungente, ma voglio divorziare da lui, dal mio avatar, il cibernetico mago nonno talpone.
Che dite, faccio bene ?
 

PAGAMENTO IN BOTTIGLIE


Stamattina si è cominciato a votare per i referendum.
Mio figlio, il Martello di dio, aveva cominciato due mesi fa a inondare di mail aggressive e perentorie la moltitudine dei suoi amici.
Mia moglie, l’istrice prussiana, aveva intrapreso già ieri mattina il lungo viaggio in treno per votare in Umbria, dove ha la residenza.
Nonno talpone ha accettato questi tre giorni di lontananza, diciamo anche di vacanza, con una buona dose di filosofia.
Pensa che l’amore migliori con breve pause di lontananza reciproca.
Si è così goduto la festa di compleanno del nipotino piovretta, ormai divenuto adulto.
Ha ormai tre anni lui, quando gli viene chiesta l’età risponde “ Dieci anni, io “.
Sempre così gli uomini, tra quarant’anni, o forse prima, comincerà a dichiararne meno.
Alla fine, come nonno talpone, non saprà, gli auguro, quale sia la sua età, perché tutte gli appartengono.
Comunque ieri, senza controlli, mi ero fatto una gran scorpacciata di pizzette, fette di torta alla panna, fragole e ananas, bicchieri di birra, vino fragolino e vassoi di patatine fritte all’aceto bianco.
A dir la verità questa è l’ultima scoperta del figlio avvocato, folgorato dai pacchetti di patatine serviti al pub matrimoniale.
Stamattina quindi nonno talpone ha rinviato la scrittura del solito post, ieri sera era leggermente malconcio, dalla sua sveglia alle sei era pronto per andare a votare.
Non ha faticato, stranamente, a trovare il certificato elettorale e la carta d’identità.
Un segno divino, data la sua sbadataggine.
Messa una bella croce sul SI dei quattro più cinque foglioni delle schede, è uscito tronfio per la strada.
Ha chiesto al giornalaio se aveva fatto il suo dovere, questi ha risposto che era di turno, lui aveva la residenza a Mantova.
Leggermente contrariato, nonno talpone ha iniziato a camminare per le strade di periferia, con uno sguardo indagatore sui passanti e scrutando le poche auto che passavano per vedere se avessero l’intenzione di svignarsela per un’uscita domenicale.
Pensò anche di mettersi davanti ai caselli autostradali con un grosso cartello al collo, con su scritto “ hai già votato ? “.
Per calmarsi telefonò al suo amico psichiatra, ma non ebbe risposta.
Nel frattempo nella lunga camminata lui guardava sempre lassù in cielo, per scoprire se le nuvole promettessero pioggia o un maledetto sole da gita fuori porta.
Comunque nonno talpone crede fermamente nelle sue innate capacità divinatorie e ripete, come già scritto tempo fa e ripetuto due sere fa ad una cena da amici, che le elezioni di Pisapia erano certe, che il referendum prevarrà, che  il venditore di saponette, anzi di soap opera, perderà il potere politico, poi il suo tesoro e infine ne morrà di dolore.
Come Giovanni Senza Terra ottocento anni fa.
Vengo richiamato al telefono dall’amico psichiatra che mi rassicura : lui, la moglie langarola e la figlia pasionaria hanno già votato.
Un gran sospiro di sollievo.
Nonno talpone evita però di parlare all’amico delle sue visioni profetiche, prudenza ci vuole.
Meglio sognare e sperare.
Poi chissà, se tutto si dovesse avverare, lui potrebbe avere un futuro di mago veggente, il famoso mago talpone, vede e prevede tutto, amore, affari…
Pagamento in bottiglie, prego.

VIVA LA VITA ( 2 )


Nonno talpone, costretto dal martellante figlio a tenere il discorso nuziale, aveva pensato ad una beffa di rappresaglia, oltre alle varie battutine sarcastiche inserite nel suo eloquio.
D’accordo con una vecchia amica giapponese dei suoi figli, l’adorabile Satchi, le aveva chiesto di stampare il suo testo non solo a caratteri larghi, per facilitare la lettura talponica, ma di aggiungervi una decina di fogli bianchi.
Così quando dopo la fatidica frase “ sarò breve “ lui avrebbe sfogliato il pacchetto di pagine per gelare gli spettatori, che, dopo il lungo preambolo del funzionario comunale, il “ comunista “ secondo l’approssimativo italiano del martello troppo inglese, nonché la breve poesia, non vedevano l’ora di scendere a brindare agli sposi e a godersi la festa.
Peccato che, sbadato come al solito, nonno talpone aveva spedito via mail per la stampa un testo differente.
Così, quando in sala gli è stato consegnato il pacchetto di fogli, giusto prima di parlare, lui si è accorto dell’errore ed è sbiancato in viso sotto gli occhi di tutti, che lo credevano emozionato e non in effetti disperato.
 Per fortuna circolava in sala un foglietto con una traduzione in inglese di quanto doveva dire, a beneficio dei non italici, subito ghermito da talpone, che ha pronunciato la frase “ sarò breve “ , ma sempre più pallido ha cercato di districarsi tra fogli bianchi, testo modificato e traduzione  a vista, improvvisando.
Caso strano, era così infervorato che, recuperando le sue passate infiammate abilità oratorie sessantottine, se l’è cavata bene, visto che tutti piangevano e alla fine anche lui era commosso.
Sarà stata la fame.
Peccato che non ci saranno più discorsi matrimoniali da tenere, nonno talpone ci stava prendendo gusto.
Comunque l’atmosfera al pranzo, forse per la presenza di tanti giovani di ogni nazionalità, è stata euforica e gioiosa, senza volgarità e luoghi comuni.
Bando alle vecchie zie e ai nonni musoni, basta con gli intrighi di mamme ansiose di piazzare le ormai mature figlie zitelle.
Si è bevuto in allegria.
Ad un certo punto però nonno talpone sentiva che mancava qualcosa.
Insomma l’euforia va bene ma, mentre molti uscivano sul piazzale del municipio per godesi al sole una sigaretta con il bicchiere in mano, lui cercava un non so che di definito.
Avendo chiesto casualmente in giro, alla fine trovò un caro ragazzo, il coppiere mescitore del vino, che gli rispose che sì, lui poteva senz’altro accontentarlo.
Quindi, usciti con aria furtiva, ma non tanto da non essere seguiti da altri quattro o cinque invitati, si sono recati sul retro dell’edificio, ove tra gli alberi in pieno splendore, in zona tranquilla, hanno potuto godere i benefici dell’erba inglese.
Bellissimi i prati curati amorevolmente, l’erba veramente gustosa, si sono messi a filosofeggiare pacati e sereni, novelli socratici, ma con maggiore beatitudine.
Al ritorno nel salone, quando c’è stato il consueto lancio all’indietro dei due bouquet di fiori degli sposi verso il gruppetto scalciante degli o delle aspiranti, nonno talpone si è pure lanciato in un personale balzo in aria, fortunatamente conclusosi senza rovinose cadute, ma così, giusto per esprimere la personale felicità.
Più dignitosamente ha poi parlato con il nipote inglese e la sua gioiosa ragazza giapponese, offrendo loro un giglio purpureo del bouquet, esortandoli a sposarsi, perché li giudicava felicemente ben assortiti dopo le loro precedenti traversie, li ha anche benedetti papalmente e ha brindato con loro.
Credo abbia distribuito in giro altre benedizioni a simpatiche coppie, ma il ricordo è più vago.
 Anche al pub nonno talpone ha bevuto le sue brave pinte di birra, tanto felice da essere l’unico a pagare al bancone, perché non si era accorto che tutte le consumazioni erano offerte dagli sposi.
Che importa ?
Una giornata così gioiosa non se la ricordava da tanto tempo.
VIVA GLI SPOSI !
VIVA LA VITA !

VIVA LA VITA ( 1 )


Uno strano, piacevole senso di pace si è ormai insinuato gradevolmente nella contorta mente di nonno talpone.
La cerimonia del matrimonio del figlio Martello di dio si è svolta quasi una settimana fa, eppure la sua descrizione, per quanto presentatasi almeno in venti versioni diverse nel suo testone, non aveva trovato sinora una trascrizione cartacea e poi informatica.
I motivi possono essere stati diversi, ma due sono i principali : il liberarsi di una tensione emotiva e nervosa troppo all’apice e soprattutto il fatto che il martello è da allora a pagaiare in qualche fiume della Provenza con il suo adorato tasso irlandese, quindi ha chiuso il telefonino e internet per godersi e far apprezzare agli altri la bellezza del silenzio.
Nella nostra civiltà questo sembra un assioma blasfemo, provocatorio e assurdo.
Basta provarlo ( il silenzio intendo ) per poterlo apprezzare e goderne i benefici.
Con moderazione, beninteso.
Nonno talpone, per fare un esempio, se non parlasse con tutti quelli che incontra, dall’addetto alle pulizie egiziano al suo giornalaio, dalla commessa dove ieri è andato a far cambiare il cinturino dell’orologio ai suoi tanti amici, persino quelli pericolosamente logorroici, beh credo che impazzirebbe.
Come pure se non potesse più scrivere frettolosamente queste note sulla sua moleskine o altri appunti e note varie su blocnotes o pezzi di giornale che trova a portata di mano.
Senza lingua e senza penna biro dovrebbe saltellare e fare boccacce come un babbuino impazzito.
Terminato questo inutile preambolo autobiografico, torno alla descrizione della cerimonia.
Primo dato di fatto : mi sono divertito.
Anzi, è stato il primo matrimonio a cui abbia partecipato in cui me la sono goduta veramente.
Nel mio di 39 anni fa ero troppo emozionato, non ricordo quasi nulla, se non che alla sera io e l’istriciotta avevamo una fame tremenda perché, nonostante l’abbondante menù toscano servito al ristorante, non avevamo toccato nulla.
Come si dice, allora vivevamo solo d’amore.
Invece al municipio di Islington, sede staccata di quello di Londra, l’elegante salone vittoriano, quasi parlamentare, in cui si è tenuta la lunga cerimonia, questa ha impressionato tutti i presenti, la poesia di Mary Oliver recitata dalla sorella del tasso irlandese e, caso strano, il mio discorso li hanno commossi, il pranzo umbro – indiano con self service nel teatro sottostante li ha conquistati, grazie anche all’aiuto del buon vino italico proveniente da vari scatoloni colà trasportati, infine quando ci hanno buttati fuori alle cinque del pomeriggio il pub dall’altra parte della strada ci ha benevolmente accolti con buone birre e caraffe di vino speziato sino a notte.
Devo aggiungere anche che è stata una rara, bella, calda giornata di sole. All’italiana.

BURRASCOSA VIGILIA


Premetto : il matrimonio di Giu e Pet, ovvero del martello londinese e di Badger, il tasso irlandese, è andato poi benissimo, festoso, commovente, ilare, tra fiumi di birra anglo irlandese e casse di bottiglie di vino  italiano.
Ma le premesse erano state isteriche, agitate, tempestose, l’unico che galleggiava rassegnato e stoico, come già saprete, era il vostro amico nonno talpone.
Infatti si consolava del fatto che anche il secondo figlio si sposava.
Per sua fortuna 42 anni prima, la sua istriciotta gli aveva riso in faccia, al sentirsi chiedere in matrimonio dopo pochi giorni di frequentazione, con la pretesa poi di avere ben cinque figli insieme.
Non fategli pensare che avrebbe potuto avere ben altri tre figli o figlie martellanti da piazzare sul mercato.
Potrebbe fare come Abelardo, dio non voglia.
Così alla vigilia, mentre la moglie in cucina per tutto il giorno preparava al forno enormi, gustosi arrosti, che poi non sarebbe riuscita nemmeno ad assaggiare, il talpone è stato inviato da Waitrose, per  una benefica passeggiata di alcuni chilometri, onde ritirare sei grosse torte salate di quiche lorraine alle verdure per i vegani, due quiche con formaggio cheddar e cipolle per i vegetariani e cinque barattoloni di olive farcite alla feta, al peperoncino, ai funghetti e varie amenità per i semplici golosi.
Naturalmente le ultime prelibatezze sarebbero poi  state dimenticate da qualche parte a casa sua  dall’agitato martello.
Al suo ritorno nella cucina surriscaldata e odorosa di casa hanno annunciato allo stanco talpone che forse le meringhe per la torta nuziale non bastavano, erano meglio quelle mignon, solo il lontano emporio aveva quelle giuste, quindi, tra telefonate sempre più agitate del martello impazzito, la moglie lo ha rispedito ad acquistare altri sette o otto scatoloni di meringhe mignon per la torta nuziale a forma di cattedrale che l’irlandese doveva preparare la notte prima dell’evento.
La semplicità nelle scelte è dei geni, il complicarsi la vita è di noi comuni mortali.
Quando arrivò a destinazione nonno talpone naturalmente non riuscì a trovare le benedette mignon, poi prese quelle di misura piccola ma non abbastanza piccola e infine queste risultarono ormai non più in esposizione , lui era così stravolto che le gentili commesse gli offrirono prima un bicchiere di acqua fresca, poi un pacchetto  di fazzoletti di carta per asciugare i rivoli di sudore che colavano dal suo testone, lo fecero persino accomodare in un ufficio per telefonare al martello, onde verificare che non ci fossero ulteriori acquisti e scongiurare ulteriori viaggi di andata e ritorno.
Gentilissime commesse, nonno talpone non si sarebbe mai più allontanato da quel paradiso culinario e, se non fosse stato già felicemente sposato e perdutamente  innamorato della sua istriciotta, avrebbe fatto una proposta alla matronale nonna, bionda e grassoccia, ma con due occhietti furbi e sornioni dietro le grandi lenti dalla montatura metallica., un’altra bonaria nonna papera, che lo accudiva da mezz’ora nelle sue frenetiche ricerche delle famigerate meringhe mignon.
Invece ritornò stancamente a casa con i suoi pacchetti e le sue speranze di pace e meditazione si infransero di fronte all’ordine di tornare nel primo pomeriggio all’aeroporto per accogliere con festosi abbracci gli ultimi invitati.
Quindi metrò, treno a Gatwick, logorante attesa degli arrivi, recupero dei gitanti, attesa per l’ulteriore gruppetto, smistamento sui treni vari, metrò, trasporto valige sino a casa alle otto di sera.
Qui gioiosa accoglienza, baci e abbracci all’italiana, salite e discese dai vari piani per salutare, chiaccherare , raccomandarsi gli ultimi negozi visitati.
Nel frattempo nella sala da pranzo i tre bimbetti giocavano, si rincorrevano e si spingevano facendo risuonare i barriti di vari tirannosauri montati su un bastoncino, piacevole ricordo della visita al museo di storia naturale, si lanciavano altri piccoli dinosauri di plastica, con capricci e strilli quando li si voleva far mangiare piatti enormi di torciglioni al pomodoro, bistecconi di pollo e piatti vari di verdura bollita o in padella che l’istrice affannato continuava a servire a tavola.
Dopo un’ora la baraonda è finita, tutti sono usciti per andare fuori al ristorante e al pub, nonna istrice si è messa a rigovernare e impacchettare l’ enorme quantità di pietanze avanzate e nonno talpone è rimasto con i tre piccoli a fare da guardiano assonnato sino a mezzanotte.
Non importa, l’indomani si sarebbe sposato l’ultimo figlio, poi basta, almeno così ingenuamente lui pensava.
 

UNA POESIA DI MARY OLIVER


Al matrimonio di Giu e Pet é stata letta questa commovente poesia di Mary Oliver che riporto in originale e liberamente tradotta.

Wild Geese 

You do not have to be good. 
You do not have to walk on your knees 
for a hundred miles through the desert, repenting. 
You only have to let the soft animal of your body 
love what it loves. 
Tell me about despair, yours, and I will tell you mine. 
Meanwhile the world goes on. 
Meanwhile the sun and the clear pebbles of the rain 
are moving across the landscapes, 
over the prairies and the deep trees, 
the mountains and the rivers. 
Meanwhile the wild geese, high in the clean blue air, 
are heading home again. 
Whoever you are, no matter how lonely, 
the world offers itself to your imagination, 
calls to you like the wild geese, harsh and exciting–
over and over announcing your place 
in the family of things.

© Mary Oliver

OCHE SELVATICHE  ( libera traduzione)
Non devi per forza comportarti bene
Non devi per forza strisciare sulle ginocchia
Per cento miglia nel deserto per fare penitenza.
Devi solo lasciare che il tenero animale del tuo corpo
Ami ciò che ama.
Raccontami della disperazione, la tua,
Io ti racconterò la mia.
 
Intanto il mondo continuerà a girare.
Intanto il sole e i chiari cristalli di pioggia
Si muovono attraverso i paesaggi,
Sopra le praterie e le foreste oscure,
Le montagne e i fiumi.
Intanto le oche selvatiche,
In alto nel terso cielo blu,
Sono di nuovo sulla rotta di casa.
Chiunque tu sia, non importa quanto solo,
Il mondo si offre alla tua immaginazione,
Ti manda richiami, come le oche selvatiche – stridenti e emozionanti –
Sempre più annunciando il tuo posto
Nella famiglia delle cose.

DISCORSO, DISCORSO


Per il cosiddetto matrimonio del secolo alcuni dei miei lettori che non possono vedere in collegamento satellite la cerimonia, nonno talpone ha deciso di mettere sul suo blog la copia del discorso che dovrà tenere tra circa due ore al municipio di Islington in occasione del matrimonio del martello londinese e del tasso irlandese.
Il figlio avvocato sostiene che tutti i miei lettori sono già presenti al matrimonio, quindi è inutile che tenga il mio computer per collegarmi a internet ( nell’appartamento c’è WI-FI gratis ) , in realtà lui vuole vedere i cartoni animati con i figli la mattina presto.
Allego alla fine la variante originale di quanto dovevo dire, fatemi sapere, anche con un semplice “ uno “ se preferite la versione sull’amore,  “ due “ se invece scegliete la variante con la tolleranza amorosa che verrà pronunciata oggi.

VIVA GLI SPOSI !!!!!

DISCORSO PER IL MATRIMONIO DI GIU E PET,   4 GIUGNO 2011
Buongiorno signore e signori, vi prego di fare attenzione.
Sono il padre di Giu che, nella sua ingenuità poiché non ho mai tenuto discorsi, mi ha chiesto di parlare al suo matrimonio, cercherò come posso di accontentarlo.
Sarò abbastanza breve, per non annoiare nessuno.
Innanzitutto permettetemi di dire, anche se è un paradosso, che sono estremamente felice di non essere io lo sposo di quel martello pneumatico di Giu.
Tocca ad altri la pena o la felicità.
 
Devo dire inoltre che il nostro Pet è non solo un giovane prestante e simpatico, è anche estremamente intelligente, perché sembra che sia riuscito a imporre nella sua vita di coppia un privilegio che credo nessuno di noi, coniugati o partner da lungo tempo , è mai riuscito ad ottenere.
Che cosa ?
Una pausa giornaliera di un paio d’ore dedicata al silenzio e alla meditazione.
Vorrei proprio sapere quale dei presenti è mai riuscito ad ottenere tanto dal proprio partner.
Sono pronto ad offrire da bere a chi dimostri che ce l’ha fatta.
 
Scherzi a parte, Giu è una persona adorabile, buona  e allegra, direi stimolante, anzi profondamente stimolante, affermerei quasi martellante, anzi sicuramente lo è un martello pneumatico, ma solo per il bene altrui beninteso.
 
In realtà loro due sono una coppia che ha convissuto da tanti anni, ancora felici e innamorati, il che fa ben augurare una lunga, stimolante, dialettica, gioiosa vita insieme, aiutandosi e completandosi a vicenda.
 
Certo che se circa vent’anni fa, in quel lontano natale, quando la nostra famiglia era ospite per le festività a Cambridge da mia sorella e dal marito, se dicevo in quel periodo pensavamo di predestinare un nostro pargolo a studiare in Inghilterra, cioè mio figlio, il futuro avvocato, e lui non avesse rifiutato questa proposta, magari avremmo avuto ora due matrimoni differenti.
Giu sarebbe rimasto a Milano, l'altro a Londra.
Forse avrebbero incontrato e sposato altre persone.
Chi mai lo può dire.
 
Visti i risultati odierni, direi che è meglio invece che tutto sia avvenuto con i felici sviluppi che vediamo tutti.
Sembra che il destino ci porta tutti quanti a cercare, con alterne fortune, la nostra metà mancante, per cercare di completare una coppia armonica.
Tra di voi ci saranno sicuramente, come in qualsiasi coppia dei saltuari disguidi, discussioni, fraintendimenti, litigi.
Quello che vi auguro è che andiate oltre al semplice contratto di matrimonio, quale è quello che avete sottoscritto, ma che tra di voi vi sia un impegno a sostenervi e sopportarvi con la possibile pazienza e attenzione.
Quando veramente ci si ama  questo è una cosa difficile, ma essenziale per poter vivere insieme.
In fondo questo forse  è un vero amore coniugale.

In questo caso ha senz'altro basi solide, dato che Peté un cuoco eccellente e Giu é bravissimo a lavorare a maglia per eseguire coperte e maglioni.

Questa piccola parola – amore – è così comune, giornalmente abusata e usurata, ma invece così rara nella realtà, che nel suo senso pieno è quanto ci sia di più bello e di consolante.
E’ anche una delle  ragioni per cui vale la pena vivere.
E’ questo amore  che vi auguro con tutti i miei sentimenti di cercare di conservare gelosamente tra voi due.

Devo dire di fronte a tutti che sono felice e orgoglioso di questo matrimonio.

Infine, caro Pet ti dò il benvenuto, siamo tutti felici che tu entri  nella nostra famiglia.

PRIMA VERSIONE ( UNO )
………….
Scherzi a parte, Giu è una persona adorabile e allegra, direi stimolante, anzi profondamente stimolante, affermerei quasi martellante, ma solo per il bene altrui beninteso.
 
In realtà loro due sono una coppia che ha convissuto da tanti anni, ancora felici e innamorati, il che fa ben presagire una lunga, gioiosa vita insieme, aiutandosi e completandosi a vicenda.
 
Certo che se vent’anni fa, in quel lontano natale, quando la nostra famiglia era ospite per le festività a Cambridge da mia sorella , se dicevo il predestinato a studiare in Inghilterra, cioè mio figlio, il futuro avvocato, non avesse rifiutato la nostra proposta, magari avremmo avuto ora due matrimoni differenti.
Giu a Milano, l'altro a Londra.
Forse avrebbero incontrato e sposato altre persone.
Chi lo può dire.
 
Visti i risultati odierni, direi che è meglio che invece tutto sia accaduto con i felici sviluppi odierni.

Devo ricordare che nel 1969 anch’io sul treno che mi portava per la terza volta a Londra avevo giurato di non rivolgere la parola alle italiane, inoltre il mio ideale di donna era sempre stato decisamente una ragazza alta, bionda, con i capelli lunghi fino alla vita e vedete invece di quale fanciulla mi sono innamorato, ora come 42 anni fa.

Il destino ci porta tutti quanti a cercare, con alterne fortune, la nostra metà mancante, per completare una coppia armonica.
Ci saranno sicuramente nella coppia dei saltuari disguidi, fraintendimenti, litigi.
Ma quando veramente ci si ama, con completo e assoluto sentimento, con quella passione cosciente, direi di sangue, per cui la lontananza dell’altro è sofferenza.
Quando il bisogno fisico di tenersi abbracciati o anche solo di tenersi per mano è così naturale, spontaneo, istintivo, una forza a cui è doloroso sottrarsi.
Bene, questo è vero amore.
Questa piccola parola – amore – è così comune, giornalmente abusata e usurata.
Ma invece così rara nella realtà, che nel suo senso pieno è quanto ci sia di più bello e di grande.
E’ la ragione per cui vale la pena vivere.
E’ questo amore  che vi auguro con tutti i miei sentimenti di conservare gelosamente tra voi due.

IL MIO POST


" non invento nulla – come scriveva la mia maestra Elasti – altrimenti scriverei romanzi "
Vero, aggiungo io, nella nostra semplice quotidianità accadono tanti fatti strani, curiosi, divertenti, che, con occhio attento, possiamo sempre scoprirli, se si ha abbastanza pazienza, esaminarli e parlarne o scriverne con grande piacere per sé e per gli altri, per rendere la vita più piacevole e godibile.