IL BUONGIORNO ORMAI DIMENTICATO


Stamattina, scendendo le scale, nonno Talpone ha incontrato all’ingresso Mahmud, l’uomo della cooperativa egiziana che cura le pulizie del vecchio condominio ove lui abita.

Questa volta il giovane era accompagnato da una vispa brunetta di cinque anni, riccioluta e dai grandi occhi curiosi e intelligenti.

“ Buongiorno zio – ha subito detto Mahmud.

“ Buongiorno a te, nipote – ha risposto nonno Talpone, che pur non essendo imparentato con lui e con tante altre persone egiziane, indiane, turche che incontra ai mercati o per la strada, ama replicare al loro deferente saluto con un’amichevole risposta, accompagnata da una stretta di mano o da una leggera pacca sulla spalla.

“ Vedo che hai una graziosa aiutante questa mattina, come ti chiami signorina ?”

“… Ama …- ha pronunciato vergognosa la bimbetta, mettendosi subito nascosta dietro le gambe di suo padre.

“ Anna ? – ha chiesto ancora nonno Talpone, che in attesa della visita dell’Otorino, prenotata tre mesi fa alla Mutua, ha qualche difficoltà di udito.

“ Noo, Sama – ha risposto la piccola con un leggero aggrottamento delle ciglia.

“ Ah bellissimo nome Sama, chissà se ha un significato particolare, mi suona molto dolce, esotico, si può tradurre in italiano ?”

La bimbetta, sempre tenacemente aggrappata dietro il papà lo guarda sorridente, ma non riesce a rispondere, è troppo timida.

Interviene alla fine Mahmud, spiega che Sama vuol dire cielo, scherzosamente dice che un gatto deve averle appena mangiato la lingua.

Mentre nonno Talpone si sta complimentando per la scelta così poetica di quel nome, entra dal portone una coppia di giovani trentenni ben vestiti che passano lentamente davanti a loro con una certa alterigia, senza degnarsi minimamente di rispondere al saluto di “ Buongiorno !” che Mahmud e Talpone hanno loro rivolto.

Devono essere dei nuovi inquilini del palazzo, forse hanno ritenuto di non dare una pericolosa confidenza a dei lavoratori extracomunitari.

Nonno Talpone ha subito esclamato ad alta voce dietro a loro “ A quelli la lingua deve averla mangiata il leone !”

Si è scusato con i suoi compagni, li ha pregati di credere che a Milano non è sempre stato così, poi, come amano spesso fare le persone anziane, ha voluto ricordare i tempi lontani quando la casa e il quartiere Loreto erano come un piccolo paese, ci si conosceva e salutava tutti quanti, allora esisteva il droghiere, il calzolaio, il salumiere, il sarto, l’arrotino, i bar con i tavolini per leggere il giornale, per giocare a tressette, qualcuno aveva anche la televisione, posta su un alto trespolo che il giovedì sera attirava una fiumana di gente per assistere a “ Lascia e raddoppia “.

C’erano allora molti cinema popolari che alla domenica davano due film, uno rigorosamente western, con il biglietto che costava cento lire.

Ora intorno si trovano solo paninoteche, Money Transfert, centri telefonici per parlare con paesi lontani, bar cinesi, piccoli empori di chincaglieria cinese, ristoranti economici cinesi, centri massaggi cinesi.

A Milano è esploso il benessere, ve lo posso assicurare, ogni cinquanta metri vi è un centro massaggi e cura del corpo con vetrine chiuse dai vivaci colori rosso rosa.

Comunque alla fine nonno Talpone ha raccontato una buffa storiella egiziana che ha fatto sorridere i suoi interlocutori, ha riferito inoltre che lui stava scrivendo delle fiabe per bambini e ha chiesto un nome da dare ad un cammello per una storia che aveva appena completato.

“ Mahmud, come potresti chiamare un cammello ?”

“ Camel come in italiano “

“ Va bene, ci credo, ma dammi un nome”

“ Gamel “

“ Noo, tu vedi il tuo cammello, quello a cui sei tanto affezionato, quello che hai in cortile, come lo chiami ?”

“ Noi stiamo ad Alessandria in un palazzo grande, non ci sono cammelli”

“ Se tu lo avessi come lo chiameresti- chiede sfinito il povero Talpone.

“ Grr, grr, ahz, ahz !”

Nonno Talpone ha sorriso disperato, li ha ringraziati e in un prossimo futuro farà accurate ricerche per sapere come poter chiamare il cammello della sua storia, se lo sapete scrivetemelo, ma non mi dite “ Gamal” o “Gamel” per favore.

Giovedì mattina partirà in treno per Terni, con la speranza di poter tagliare l’erba del suo campo, che, secondo la cognata Paperoga, arriva ormai fino alle orecchie.

Sarà una lotta senza esclusione di colpi con il suo decespugliatore, ma avrà un nutrito numero di mamme gatte che lo consoleranno e che forse gli porteranno in visita la loro recente prole.

CIAO AMORE … NON RICORDO …


Mi sembrava che fosse partita bene la giornata della festa della mamma.

Nonno Talpone l’aveva iniziata pubblicando su Facebook una foto di un gran mazzo di fiori, rose e ciuffi di mimose comprese, dedicandola a “ tutte le mamme in lettura “.

Quando era sceso al supermercato aveva operato coraggiosamente due varianti sulla lista della spesa che la moglie gli aveva consegnato, acquistando un vaso di rose gialle ed una composizione di rose rosse, tra le battute dei commessi che ridacchiavano “ Nonno e che li porti alla mamma o all’amante ?”

Risalite faticosamente le scale con i borsoni pieni, aveva trepidamente consegnato alla sua Istrice amorosa le due composizioni floreali, ricevendo come ringraziamento un dolce sorriso ed un bacino sul naso.

Sembra che più tardi sia arrivata, invitata a pranzo, la sorella inglese con relativo addetto, il silenzioso cognato oxfordiano.

Nonno Talpone li aveva fatti accomodare in cucina per bere un Prosecco come aperitivo, mentre la moglie finiva un suo lavoro sul computer.

Incautamente aveva spento l’apparecchio televisivo presente vicino al frigorifero, dove il solito serial televisivo Foxcrime propinava ad alto volume le sue quotidiane storie di omicidi, squartamenti, inseguimenti d’auto e poliziotte anodine superintelligenti.

Al ritorno nella stanza dell’Istrice si era svolta una scenata piuttosto accesa, lui non si avrebbe dovuto permettere di mettere scompiglio nella sue stanze operative, cucina o studio che fossero.

Lui si giustificava dicendo che il rumore impediva la conversazione, lei furibonda asseriva che doveva sempre essere la vittima delle sue manie autoritarie.

Lui esasperato gridava che la televisione ai pasti era una cosa insopportabile, che la subiva da troppo tempo, lei urlava che i programmi, anche quelli stupidi, sono riposanti, che era stanca di stare a tavola con un compagno silenzioso e musone, che oltretutto divorava il cibo invece di mangiare composto e compito.

Lui insisteva sui suoi diritti costituzionali di silenzio a pranzo, come avveniva nelle case dei suoi figli, lei ribatteva che i suoi figli, loro sì che erano adorabili e piacevoli, se lui voleva stare tranquillo poteva mangiare da solo in un’altra stanza.

Lui strepitava che allora lei poteva andarsene da casa, anzi era lui che se ne sarebbe uscito per andare a stare in campagna a Terni, anche subito.

No, solo dopo il mercoledì, giorno di assistenza dei nipotini.

Bene, così lei avrebbe potuto continuare le sue ricerche e scrivere in pace il suo ennesimo libro sulle demenze senili.

Pertanto si sono avuti musi lunghi, fredde occhiate, mentre Talpone meditava propositi di separazioni furibonde e piani dettagliati di divorzio.

Nel tardo pomeriggio è arrivata la telefonata di auguri del figlio Martello deus dalla New Forest, in gita sportiva con il fascinoso marito irlandese.

Forse per la lontananza, non ha capito molto la drammaticità della situazione, quando il padre gliel’ha illustrata con voce accorata si è messo addirittura a ridacchiare in modo sconveniente.

Da allora sono passate lentamente giornate di gelida sopportazione in casa Talponi, a scuola di nuoto hanno scelto corsie separate, in casa lui in cantina a imbottigliare altre damigiane di Barbera piemontese e a seghettare con il traforo due piccole scimitarre di compensato per i suoi piccoli pirati.

Lei di sopra, presa dalle faccende domestiche e dai lavori sul computer.

Quando stasera nonno Talpone è risalito dal suo laboratorio sotterraneo, impugnando due armi bianche da colorare e due bottiglie di vino, ha trovato la casa vuota e un bigliettino giallo sul tavolo da cucina.

Cos’era mai avvenuto, una disgrazia, un abbandono ?

Lui ha subito cercato affannosamente e inforcato gli occhiali buoni e ha letto “ Sono dalla vicina dell’altra scala, ciao amore, a presto “

Sembra che nonno Talpone l’abbia riletto due o te volte quel benedetto enigmatico biglietto, prima irosamente, poi sempre più perplesso.

Era ancora arrabbiato, accidioso e scontroso, ma al momento non riusciva  a ricordare per quale motivo.

Ruminava dentro di sé un certo rancore e rileggeva “ Ciao amore, a presto “

“Ciao amore ? … Non ricordo …”

NONNI SCIOCCHI


La scorsa settimana è stata una full immersion con i nipotini, ammalato lo Scoiattolino dal lunedì, febbre per il Polipetto giovedì e venerdì.

Pausa ricambio nonni il martedì, in cui si è curato l’imbottigliamento di una grossa damigiana di Bianco Ortrugo piacentino per il figlio milanese.

Una settimana passata a giocare con i piccoli ammalati, con pazienza e faticoso divertimento e nonno Talpone non la trova affatto sprecata.

L’altro giorno una cognata in una sua telefonata aveva sbrigativamente commentato: “ Ai miei nipoti ci pensi mio figlio, sai cosa si dice a Roma ? Trulli, trulli, chi fa i bambini se li trastulli !”

Altri parenti e conoscenti della nostra età continuano ad affermare decisamente che, anche se sono diventati nonni, loro devono godersi la vita, che hanno lavorato sempre e ora non vogliono più problemi.

Questione di opinioni, di sensibilità personale, anche di capacità naturale di rapportarsi con i bambini.

Non bisogna certo giudicare sbrigativamente gli altri, però per esperienza si può affermare che prima o poi ognuno riceve quello che ha dato, se poi non accadrà così, pazienza, quello che si ha donato per amore non va mai rinfacciato.

Certo che quando quei musetti dolci ci accolgono al nostro arrivo con gridolini e occhi brillanti, con la loro infantile gioia, noi siamo già stati ripagati oltre ogni misura.

Senza esagerare, come molti altri anziani, Talpone può tranquillamente affermare che essere nonni è una fantastica esperienza che prima non si sarebbe mai riusciti ad immaginare.

Sarà forse un sempliciotto, un “ eterno bambinone “ come lo chiama amorevolmente sua sorella, ma il mio amico nonno Talpone trova che la compagnia dei bambini è una gioia che rende più sopportabili tanti problemi dovuti all’età, che è una ricompensa addirittura immeritata, che ogni giorno futuro sarà un regalo bellissimo.

Magari per questo qualcuno potrà dire che è uno sciocco, ma questo è il miglior complimento che lui potrebbe ricevere.

A CHI TROPPO A CHI NIENTE


A chi troppo, a chi niente.

Vi sono alcuni che vogliono troppo dalla vita e sono ingordi di affetti, altri che sembrano ciechi e sordi all’amore per i propri figli e nipoti, al loro sangue.

Nonno Talpone non è stato più chiamato a curare i nipoti, aveva frainteso, niente di catastrofico, lui ha un carattere passionale, non capisce che è solo una pausa, in ogni caso ha i suoi giorni stabiliti, salvo imprevisti e malattie.

Perché allora rimane confuso e accidioso, perché sopporta male i ruoli, i tempi, le occasioni ?

Così, invece di giocare con i suoi piccoli, si trova a girare agitato per le stanze, trapianta qualche vaso del balcone, lava e prepara un centinaio di bottiglie per travasare con la luna calante le altre tre damigiane che riposano in cantina, si reca al mercato ambulante per acquisti, ben interpretando il ruolo del pensionato loquace e sentenzioso con i gestori delle bancarelle.

Poi per calmarsi si è recato in biblioteca a studiare su dotti volumi che trattano temi come l’invenzione del popolo ebraico e le storie galanti del principe Genij.

Si riduce a fare il talpone tra i libri, come d’abitudine, consulta riferimenti storici, affatica gli occhi e s’intristisce.

Stasera ha avuto notizie del nipotino di un caro amico recentemente scomparso, un bambino tenero e giocoso di quattro anni, ha due nonni  che, pur essendo il loro unico nipote, non lo vogliono vedere e si disinteressano di lui.

Purtroppo non è il solo caso, ci sono altri anziani che vivono una loro vita artefatta e solitaria, che pensano solo a loro stessi, che non hanno la sensibilità di donare il loro affetto.

Stasera esame di coscienza: ordine e un pizzico di saggezza vecchio Talpone, i libri in giusta dose, ma i nonni lo si può essere per tutti, quindi mettiti in offerta a chi non li ha o non se li merita.

STORIE E CONTROSTORIE


La bella vita continua.

I nipotini erano tornati da Londra domenica sera, lunedì sono stati con loro tutto il giorno, martedì a pranzo fino a sera, oggi dall’asilo fino all’ora della nanna, poi forse ancora domani.

Giorni di abbondanza, un nonno che li può mangiare di bacini facendo la lotta, che partecipa ai loro fantastici giochi, che discute se il vigile di Pisapia può ammanettare il Supereroe cattivo dal nome impronunciabile, però poi può far intervenire la mamma playmobil che lancia un fazzoletto di carta magico che imprigiona il bestione distruttore.

Quando con le loro bacchettine gli lanciano incantesimi latini per tramutarlo in una statua di sale, nonno Talpone cerca di rilanciare la contro maledizione “ Porcellum !”

“ Eh no, non vale Harry Potter non diceva così !”

“ Va bene, allora: Stabimus Optime ! Lapis Niger !  Rosa Rosae !”

“ Eh no, nonno non sai niente, non si può giocare con te!”

Ahimè, il suo latino è dimenticato, deve studiare ancora o perlomeno rileggersi la serie completa degli apprendisti stregoni acquistata tanti anni fa.

Dovrà prendere molti appunti, la sua memoria sta peggiorando ogni giorno, i bambini invece sono ferratissimi, un loro amichetto sembra conoscere a memoria Guerre Stellari, Il Signore Degli Anelli e Il Mago Potter.

Il figlio promettente avvocato, quando era in vacanza a Brighton ha setacciato con i piccoli tutti i charity shop per acquistare pupazzetti e piccole astronavi di quelle saghe, sua moglie, la dolce avvocato Tuttopiede, ha sorriso, taciuto e accettato di accompagnare i tre bambinoni nelle campagne acquisti all’ingrosso.

Però il nonno l’altro giorno con un colpo di fortuna ha scovato in un negozietto cinese due bellissime Katane di plastica e due pistole al prezzo affare di sei euro, garantendo così le sue saghe personali dei due piccoli samurai contro il Drago Verde Talpone, nonché dei due cowboys contro Grande Talpone Seduto.

Per gli incantesimi latini andrà a ripetizione private, altrimenti non potrà mai diventare apprendista stregone.

Però quando verso sera racconta le sue storie, i piccoli lo ascoltano attenti e curiosi, le fiabe ben raccontate vincono ancora tre a zero !

Forza nonni, riusciremo un giorno a raccontare di Jolanda, la figlia del Corsaro Nero o di Tremal-Naik e la Perla della Laguna ?

1° MAGGIO E DIPENDENZE


Oggi pioggia a dirotto, è la festa dei lavoratori, questo diluvio di pianto dal cielo sembra confermare che di lavoro ce n’è sempre di meno, sempre meno pagato, sempre più tassato.

Forse bisognerebbe indire una festa per poter lavorare, magari fare in modo di impegnare la gente almeno due volte alla settimana, dare il cambio al sabato e alla domenica, per offrire un lavoro pagato a chi non ce l’ha.

Ma queste sono riflessioni talponesche, le prime che emergono futilmente dopo il ritorno del nonno dalla sua breve vacanza parigina.

Stranamente quando era lassù al nord, munito di tre penne a sfera, una matita e due taccuini, nei brevi momenti di riposo in un bistrò, gentilmente concessi dalla moglie Istrice maratoneta, lui sospirava di sollievo, chiedeva une petite bière, apriva il suo calepino e annotava idee, appunti, canovacci di storie, nomi curiosi, caratteristiche di volti incontrati nel metrò.

Appena tornato a Milano si sarebbe aspettato di scrivere decine di post.

Invece niente, silenzio e umorale accidia.

Non tanto per dover rivivere  una situazione di evidente inciviltà sociale momentaneamente dimenticata, ma per una serie impressionante  di malignità, di cattiverie gratuite e ossessive lette sul suo blog preferito, quello della sua mamma virtuale.

Si potrebbe ragionevolmente osservare che :

1)    Per un settantenne è matematicamente impossibile avere un madre appena quarantenne.

2)    I maligni, gli invidiosi, i mentalmente disturbati sono una realtà spiacevole, ma ricorrente nella vita di ogni giorno e nonno Talpone dovrebbe averlo capito da almeno mezzo secolo.

3)    Con tutti i piccoli o grandi problemi reali che una persona deve affrontare quotidianamente, uno scritto su un blog di internet dovrebbe avere un minor impatto rispetto ad una descrizione di un misfatto in un libro, penso a “ I Demoni “ di Dostoevskij, o alla visione di un film come “ Il colore viola” o “ Schindler list”.

4)    Forse un blog o Facebook consultati più volte al giorno ci coinvolgono emozionalmente più del dovuto e ci appaiono più reali di quanto abbiamo intorno a noi.

Certo uno non dovrebbe avere questi blocchi, si possono scrivere le proprie emozioni, parteciparle ad altri, ma questo non è un diario, non nel senso che normalmente gli viene dato.

No, non deve essere una serie di annotazioni intime, magari lagnose e piagnucolanti, emozionali e confessorie.

Il blog di nonno Talpone vorrebbe essere una serie di osservazioni curiose e una riscoperta di quanto ci accade, con un ironico distacco.

Quindi se lui non riesce ad entrare in questo stato di estraneazione creativa è inutile cercare di scrivere.

Forse anche queste poche righe sono inutili.

Però quando una lettrice mi scrive della scoperta della gioia di vivere di nonno Talpone, devo perlomeno confessare che questo stato di grazia è assai difficile da raggiungere, perlomeno per lui e bastano piccole cose per distruggerlo.

Lui è fermamente convinto che:

A)  Quelli sempre felici e ottimisti sono forse degli indifferenti o degli scocchi.

B)   I coraggiosi quando sono temerari sono degli incoscienti rovinosi.

C)   I pietisti buon samaritani saranno forse dei santi, ma molto più probabilmente hanno dei grandi sensi di colpa da assopire.

D)  I malvagi hanno nel loro passato delle esperienze tragiche e cattivi maestri che li hanno corrotti.

E)   Resta la grande maggioranza di brava gente comune, come lui, che ondeggia, va avanti, tra scatti di gioia, tante giornate uguali e frustate di dolore.    Riuscire a sorridere ed essere sereni per qualche attimo è quanto di meglio si possa chiedere.

 

Devo chiosare queste discordanti osservazioni di nonno Talpone, precisando che ieri mattina gli sono stati consegnati in amorosa custodia i suoi nipotini, appena arrivati dalle vacanze inglesi, che hanno giocato insieme fino allo sfinimento, che alla fine non hanno avuto il permesso di dormire con i nonni, ma oggi saranno a pranzo da lui.

Più che assuefazione da internet, oserei affermare che i nonni sono bambini-dipendenti.

HANID E UN SENSO DELLA VITA


Nonno Talpone sta per  andare all’aereoporto, ma vuole lasciare questa piccola fiaba per i suoi lettori, ringraziandoli per il loro affetto.

 

Un giorno, quando nell’intervallo pomeridiano i bambini potevano giocare nel cortile, Pamock e Hanid si ritrovarono nel loro angolo nascosto per parlare e raccontare le loro storie.

Il bruno Hanid era ancora vergognoso di aver mostrato paura dei fantasmi e volle raccontare lui stesso una strana avventura che aveva sentito ripetere nel suo lontano villaggio al di là del mare.

“ C’era una volta un valoroso soldato, Mohamed al Backar, giovane forte e coraggioso, che per i suoi meriti aveva ricevuto un’alta carica a palazzo ed era benvoluto dal Califfo del paese.

Ma la sua improvvisa fortuna l’aveva reso orgoglioso e arrogante, cominciò a disprezzare ogni persona o animale che gli pareva non avere senso o utilità, come i pazzi, i tafani o quei ragni che insieme alla polvere insudiciano le stanze degli uomini.

La sua superbia gli causò molti nemici, il Gran Ciambellano per rovinarlo rubò il piccolo forziere contenente le più pregiate collane, pietre ed anelli del Califfo, lo nascose nella fessura di una roccia fuori dalle mura e lasciò alcuni preziosi di minor valore nella camera di Mohamed.

Il furto creò uno scandalo inaudito a corte, si fecero ricerche in ogni stanza del palazzo e, quando le guardie scoprirono i gioielli tra i vestiti del capitano, subito lo arrestarono.

Mentre lo stavano trascinando dal Sultano per la giusta punizione, passando vicino al banco del macellaio del palazzo furono improvvisamente assaliti da un nugolo di tafani inferociti.

Subito si agitarono come forsennati, divincolandosi e scappando, mentre Mohammed ne approfittava per divincolarsi e fuggire via.

Uscito fortunosamente dalla città, corse nella campagna deserta e, arrivato in una cava di pietre, scovò un piccolo cunicolo in cui entrare per cercare rifugio.

Vi si trovavano due ragni che, forse per pietà del fuggiasco, o per riparare le loro tele strappate, ritesserono le loro fitte tele.

Quando i soldati all’inseguimento del prigioniero passarono lì vicino, videro l’apertura, ma le tele di ragno li convinsero a cercare altrove.

Dopo un giorno e una notte passate nel suo piccolo rifugio, Mohammed ringraziò mentalmente i ragni e i tafani per l’aiuto prestato e fuggì lontano.

Mentre passava per luoghi deserti fu però sorpreso da un gruppo di banditi che trasportavano delle persone catturate per essere vendute come schiavi.

Lui si finse subito pazzo, aveva i vestiti laceri, la barba e i capelli irsuti e sporchi, quando si mise a sbavare, a lanciare grida gutturali e strillare come una scimmia della foresta i predoni schifati lo cacciarono via a colpi di pietre.

Mohammed ringraziò mentalmente la presenza al mondo dei folli, ritornò nelle campagne, si lavò ad un ruscello, si alleggerì degli abiti portati e quando vide un capraio con il suo gregge gli chiese umilmente del cibo.

Il brav’uomo lo sfamò, poi impietosito lo tenne con sé per aiutarlo a curare le sue bestie, cosa che il fuggiasco si adattò a svolgere con grande attenzione.

Dopo qualche mese il capraio acquistò altro bestiame e ne affidò una parte al suo aiutante, che si spostò nelle vicinanze, cercando sempre luoghi isolati e solitari.

Il lavoro non era faticoso, ma Mohamed mancava di esperienza e nel branco vi era  un caprone bellicoso e malvagio, che non mancava mai di cercare di colpirlo appena lui si distraeva.

Un giorno, spazientito, il giovane guardiano pensò di dargli una lezione esemplare.

Si accampò vicino ad un gruppo di rocce, ne scelse una abbastanza grande e finse di volersi accucciare voltando la schiena al gregge.

Il caprone subito lo puntò e gli corse addosso velocissimo a capo abbassato per incornarlo.

Ma quando era ormai vicinissimo Mohammed scartò di lato e il caprone diede una gran testata conto la roccia, cadendo indietro tramortito.

Si era udito un gran schianto con caduta di pietre, timoroso che la bestia si fosse spaccata la testa, lui andò a vedere da vicino.

Il caprone era indolenzito ma vivo, si era rivelata invece un’apertura nella roccia ove si intravedeva uno scrigno dorato, quello rubato al Califfo.

Allora Mohammed radunò il gregge e ritornò dal suo amico capraio, raccontò l’accaduto e insieme avvisarono gli altri pastori della zona per tendere una trappola quando fosse ritornato il vero ladro.

Per varie notti aspettarono nascosti fino a quando videro una figura avvolta in un mantello che si avvicinava furtivo.

Quando questa si accostò alle pietre e vi inserì una mano, gli furono subito addosso e lo legarono con delle funi, mentre alla luce delle torce si mostrava la faccia atterrita del Ciambellano.

L’indomani mattina un folto corteo di pecorai e caprai con i loro greggi, tenendo ben stretto il colpevole e guidati da un Mohammed trionfante, che recava tra le braccia il tesoro recuperato, si avvicinò alla città, varcò le porte e passò tra due ali di folla stupita ed ammirata, entrò nel palazzo del Sultano per deporre ai suoi piedi il tesoro recuperato e l’infedele suddito.

Grandi feste e nuovi onori per il valoroso Mohammed, che da allora imparò ad essere umile e tollerante, anche i caprai ebbero monete d’oro in dono e la possibilità di entrare come guardie del palazzo.

Questo corpo armato scelto, da lui capitanato, ebbe sulle insegne e sugli scudi le figure di due ragni, di sette tafani  e il volto di un folle.

Da allora nessuno osò più dire che al mondo vi fossero cose inutili, perché ogni cosa può avere un senso, anche se noi ora lo ignoriamo.”

Pamock sorrise felice e batté le mani complimentandosi con Hanid per la sua storia meravigliosa.

GIORNATA DI COMPLEANNO


Alcune lettrici mi chiedono cosa ha fatto nonno Talpone durante il giorno del suo compleanno.

Ho dato uno sguardo al suo diario.

“ Mi sono reso conto di aver compiuto un anno, mi sento le forze di 24, ma il collo e la schiena mi rammentano un’età molto più tarda.

L’Istrice Prussiana ha lavorato al computer per le sue tesi, poi deve stirare, riposare e andare al suo concerto alla Scala.

Io mi defilo, passeggio sotto la pioggia, chiedo ricovero al figlio promettente avvocato, permesso accordato, anche con un invito a cena e sottinteso permesso di vedere i nipotini.

Porto una copia rilegata delle mie fiabe per loro, oltre ad averle raccontate a voce, se vorranno i genitori potranno leggergliele.

A casa loro tutto tranquillo, i piccoli disegnano e colorano con la mamma nella cameretta, il papà è tutto indaffarato e infarinato in cucina.

Ha preparato le tagliatelle all’uovo, il pane casareccio e, consultando il grosso libro delle guide in cucina di Repubblica, sta allestendo una cenetta con ravioloni alle seppie, mozzarella, fave e pomodorini ciliegini.

Poi arriva la madre, sgrida il marito perché si è sporcato i vestiti e anche il pavimento della cucina.

Incauto, in quel locale, ma non solo, regna solamente la moglie, anche perché, se lei rompe o sporca, nessuna la redarguisce.

Mi rifugio subito nella cameretta dei piccoli e inventiamo un nuovo gioco.

Loro fingono di essere dei sacchetti di farina, io la mamma che va al supermercato, se li carica in braccio, tredici kg il sacco grande, sei quello formato ridotto, li trasporta in sala, finge di bagnarli con l’acqua, li impasta per bene, ne fa lunghi rotoloni, li taglia a tocchettini ed ecco gli gnocchi sono pronti.

Fingo di mangiarli a bacetti.

“ Non puoi nonno, prima li devi cuocere in pentola !”

Con altri cuscini preparo il pentolone con l’acqua, metto un coperchio cuscino, conto fino a dieci, l’acqua è calda e così li posso sollevare di peso e buttarli sull’altro divano.

Ma mentre mi accingo a gustarmeli lo Scoiattolino strilla “Non hai messo il ragù e il parmigiano !”

Così devo prendere altri cuscini, mettere al fuoco un’altra pentola, aprire  e versare un cuscino scatola di pomodoro, buttarci un libro di sale, un altro di olio e basilico e carnina, una presa di peperoncino, versare il tutto sui due bambini e mangiarmeli a sazietà.

Lo Scoiattolino si preoccupa “ Nonno è troppo, diventi ciccione, mettine via una parte per domani “

Copro le gambe con coperchi cuscini, avrò da mangiare anche per il giorno dopo.

Il gioco li diverte così tanto che devo ripeterlo una ventina di volte, poi il piccolo Polipetto si stanca e scappa via prima di essere mangiato.

“ Accidenti al supermercato – grido io – mi hanno dato dei sacchetti di farina con le gambe, ora li devo prendere !”

Così iniziamo a correre tra camere e corridoio, loro ridono e mi sgusciano tra le mani come anguille, io li rincorro per la mia cenetta pantagruelica.

Una voce imperiosa della mamma “ Tutti a tavola, lavarsi le mani !”

Obbediamo tutti e a tavola troviamo pronti e fumanti i piatti di papà.

Ma dove sono gli gnocchi al ragù ?

Coro di proteste “ Vogliamo gli gnocchi, gli gnocchi, gli gnocchi !”

Loro calmano i bambini “ Non fate storie, mangiate tutto o non apriamo le uova di Pasqua con la sorpresa !”

Mugugni, tentativi di ribellione, ma la sorpresa dell’uovo di Pasqua è troppo invitante.

Finalmente ci arriviamo, buono il cioccolato e la sorpresa è un altro pupazzetto di Gordon Flash.

Si prepara una lotta di gruppo contro il cattivone Green Tree.

Si fa tardi, “ Nonno domani è mercoledì ?”

“ No è lunedì”

“ Ma ci vieni a prendere tu all’asilo ?”

“ No, tocca alla mamma, il mio turno è il mercoledì”

“ Nonno, puoi dormire con me nel lettino ?”

Sguardo circolare intorno, facce negative, “ No caro, la nonna forse mi aspetta e poi russerei troppo forte”

Rimetto le scarpe, bacioni e abbracci, poi via verso l’autobus che mi porterà verso a casa, piove, alla fermata aspetto vicino a due ragazzotti che parlano di gente dritta con macchinone, cavalli e ville in paesi tropicali.

Li guardo, sono vestiti in modo dimesso e noto una bici sgangherata appoggiata alla pensilina.

Sognare è bello e gratuito, io intanto calcolo le ore che mancano a mercoledì pomeriggio.

E se domani preparassi un buon ragù e acquistassi due confezioni di gnocchi rana ?

Ma mi rendo conto che sono solo un nonno e non la mamma, devo imparare a stare al mio posto.

 

BUON COMPLEANNO NONNO TALPONE !


Proprio così, non ci avrei mai scommesso, ma il mio amico nonno Talpone oggi compie un anno, cosa piuttosto singolare visto che la sua età anagrafica si aggira sui settanta.

Questa specie di ectoplasma, questo compagno bisbetico, collerico, ingenuo e bonaccione si è materializzato, sia pure virtualmente sulle pagine di un blog, proprio il 15 aprile 2011.

Come genitori generosi, sempre pazienti e disponibili ha avuto da una parte un trentenne londinese irruento e adorabile, con incomprensibile lavoro di supervisor di effetti speciali cinematografici, con un’insita ambizione di essere padre anche lui, sia pure con la futura adozione di due piccoli abbandonati negli asili, sia pure a Londra, perché in Italia santa madre chiesa non gli permetterebbe mai di creare una famiglia con suo marito irlandese e cattolico.

Dall’altra nonno Talpone ha avuto una madre molto elastica, una grande mamma reale ed indaffaratissima, oltre che da tre scatenati e adorabili maschietti, da un marito birraio per vocazione e professore di economia marxista a Londra, da un numero incredibile di impegni di lavoro e di partecipazione pubbliche, una donna che con incosciente leggerezza si ostina a dilatarli e moltiplicarli ulteriormente, fraintendendo l’impegno settimanale delle 36 ore part-time verticali con quelle normalmente disponibili nell’arco della giornata.

Il nonno che questi due trentenni hanno prodotto non poteva che essere definito perlomeno originale, svitato e controcorrente, senz’altro indegno delle loro capacità personali, ma lui ha ormai superato il primo anno di vita e intende andare sempre avanti verso l’avventura, con curiosità e attenzione, quella tipica di un anziano monello, arrancante e leggermente svanito.

Devo ammettere che nonno Talpone mi ha fatto molto compagnia, mi ha impegnato diverse ore nella giornata, ma mi ha anche divertito in modo incredibile.

Lui mi ha insegnato a vedere le piccole contrarietà quotidiane con una visione diversa e più sopportabile.

Ho l’ardire di ritenere che anche i miei lettori abbiano un loro personale Talpone, provate a scoprirlo, senza vergognarvi, a interrogarlo e ad osservare la vita con i suoi occhi, dovrebbe essere un’esperienza divertente.

Altrimenti pazienza, il mio amico nonno Talpone lo farà per voi.

Alla salute !

IL ROGO


Ieri sera, dopo un viaggio di sette ore in auto sotto una pioggia battente, è ritornato a Milano nonno Talpone, stanco, corrucciato e più bisbetico che mai.

Il fatto è che cinque viaggi su e giù per i tre piani della sua casa, trasportando pacchi e sacchi di cibarie che la sua Istrice Prussiana si ostina a voler trasferire dall’Umbria ad ogni vacanza, possono ragionevolmente indurre un onest’uomo a divorziare o a fuggire precipitosamente lassù tra gli eschimesi e le balene.

Pericoloso e inutile cercare una conversazione con lui, solo dopo essere sedato da una bottiglia di Barbera di Monleale e una del santo Tokaj ha rilasciato questa intervista.

“ L’Umbria mi ucciderà, lo so, non solo per la quantità di lavoro campestre che mi invoglia, anzi mi obbliga a svolgere, ma, come già detto in passato, per le pantagrueliche cene e pranzi conviviali a cui sono sempre obbligato a partecipare.

Mi scuso con i miei lettori per la lunga pausa di silenzio sul blog, ero in coma digestivo.

Qualche lavoretto e diverse cantatine però me le sono fatte.

Un giorno avevo dovuto raccogliere con forcone e rastrello tutte le spezzettature di rami che mio cognato aveva buttato intorno agli ulivi dopo la potatura.

Ero sudato e ansimante dopo il continuo saliscendi per la collina ripida e sassosa.

Avevo prudentemente portato nella buca in fondo al campo due innaffiatoi pieni d’acqua, un grosso estintore, pale, zappe e forconi.

Conoscendomi, non volevo imitare quell’anziano che due giorni prima nel bruciare le ramaglie aveva incendiato un bosco intero.

Quindi avevo ammonticchiato un piccolo monticello di rametti, vi avevo dato fuoco con vecchi giornali e con occhio vigile ne seguivo la combustione, aggiungendo altre spezzettature secondo il bisogno.

Ogni refolo di vento può essere pericoloso, occorre smorzare le fiamme più alte con la pala o rintuzzare le braci quando stanno per spegnersi.

Il fumo ti va sempre negli occhi, con gran fastidio e lacrimazioni, te li gonfia, anche se qualche animo salace afferma che faccia gli occhi più belli.

Però che noia, bruciare, scottarsi, piangere, cercavo di pensare a qualcosa di piacevole che mi distraesse, come al rogo medioevale di un eretico.

Ecco, mi figuravo già sul rogo in Campo dei Fiori, figura eroica e spavalda, che gridavo tra le fiamme “ Il mondo è rotondo e gira intorno al Sole !” oppure “ Tu madre chiesa torna evangelica e pura, lascia i predoni, le cavallette e i formigoni che ci depredano !”

“ Aho, ma che, parli da solu? Eh che, si mattu ?”

Mi sono girato stupito e lacrimante, con il forcone in mano e ho riconosciuto Quintilio, una conoscenza del villaggio, uno che da pensionato comunale si diverte a girare per le strade e i sentieri dei dintorni, raccogliendo per passatempo quello che trova: asparagi selvatici, fichi, funghi, noci, mele, vasi da fiori, così, secondo natura.

L’ho trovato molto invecchiato ultimamente, meno baldanzoso e ardito, il camminare molto deve far male, nonostante quello che scrivono i giornali, o forse sarà, a quello che dicono in paese, che qualcuno gli abbia bussato involontariamente, cose che capitano.

Con tutti i furti nelle case da parte di albanesi, rumeni e ragazzi con la dose da pagare, la gente in Umbria si è ormai fatta meno tollerante.

L’ho salutato piangendo e quello, prima di proseguire la sua passeggiata salutare, mi ha detto “ Ah Talpò, certu che alla nosstra età nun ce ressta che annà a piedi o ffa li lavuretti tui !”

Ma come, a me, affaticato e piangente, ma giovanile ed eroico assertore di verità e giustizia, messo alla pari del vecchiaccio ?

Sono ritornato al mio falò, ho buttato gran forconate di ramaglie e girando intorno ho cominciato a canticchiare “ Il mondo è rotondo e gira tutto a tondo, e mo’ brucio Primo e Secondo, poi brucio Tersiglio e Quartilio, ma non mi scappa di certo Quintilio. Brucia, brucia, perché il modo è tondo e tu brucia giù nel fondo !”

Devo confessare che non mi ero mai divertito tanto.