NON SI E’ MAI SOLI


E’ avvenuta una cosa incredibile, nonno Talpone per la prima volta non è entrato in ansia per la partenza verso una meta avventurosa e misteriosa, sì, avete capito, la destinazione era la sua casetta tra i boschi della Val Nerina, in Umbria.

Non bisogna per questo ritenere che lui sia finalmente diventato adulto, responsabile e con un corretto approccio alla realtà.

Semplicemente era troppo affannato e ansioso per la stesura del finale della sua fiaba, come se questa avesse una qualsiasi importanza, salvo che per qualche rara mamma o nonna che ancora amano raccontare le storie ai loro nipotini.

Già, e quelli di nonno Talpone, gli adorati Scoiattolino e Polipetto ?

Sono rimasti a Milano, come pure gli altri bambini a cui lui è fortemente affezionato e con cui si diverte sempre a giocare.

Ora si deve fermare in Umbria per una decina di giorni, momentaneamente solo nella sua campagna, l’Istrice Prussiana è partita per una lontana città quale commissaria d’esami, lui impegnato a potare gli ulivi e a bruciarne le gentili ramaglie.

Alla sera si ritrova stanco, solo e con il mal di schiena.

Ma ecco è arrivata la sua gattina nera, dalla macchia bianca sotto il collo, nonché la fulva Hilda, la soriana Musetta, la piccola Puffetta, la bianconera Merlina, gli sono attorno festanti e affettuose con miagolii amorosi, come se queste adorabili gattine volessero consolarlo e comunicargli che non si è mai soli.

Come è grande la generosità e la saggezza degli animali.

Ah, ora capisco, è l’ora della pappa.

PAMOCK E LA SCATOLA MAGICA ( 2°)


Dopo il sequestro delle sue scatolette di caramelle passarono giorni tristi per il povero Gavij, se ne andava in giro senza meta, lontano dalle scuole dei bambini, camminando con passi strascicati, a tratti fermandosi come per cercare una strada o una destinazione ignota.

Avvenne poi per caso, passando in una viuzza della città del distretto, di notare, quasi nascosta tra muri di mattoni e porticine, un’antica e dimessa drogheria, giusto una finestrina e la vicina porta d’ingresso, inquadrata da piccoli vetri bombati.

Poiché la vetrinetta esibiva un piccolo campionario di dolci, torroni e caramelle di vario colore, graziosamente esposti su piattini di porcellana, tra nastri e piccole scatolette di caffè, il Gavij, oltremodo incuriosito, provò la maniglia d’ingresso ed entrò, o meglio vi precipitò dentro, sbattendo la testa contro la bassa cornice ed il soprastante campanello, incespicando nel piccolo scalino che scendeva nella stanzetta del negozio.

Il tonfo e lo scampanellio furioso, provocato dal suo catastrofico ingresso, fecero uscire da una tendina color zafferano la proprietaria, una vecchina, esile e sorridente, che portava con eleganza antica una svolazzante veste violetta, orlata da preziosi, bianchi ricami, e che inalberava un’alta crocchia di capelli inargentati, ingentiliti da graziose striature color azzurro indaco, che si intonavano meravigliosamente all’abito indossato.

Con voce canterina e ben modulata si presentò come nonna Marjeta e si informò premurosamente se lo sprovveduto avventore si fosse fatto male e in che cosa potesse servirlo.

Il buon Gavij rispose che non era nulla, si rialzò da terra, si diede uno scossone, come un vecchio cane intirizzito, poi candidamente riferì che al momento si era dimenticato il motivo del suo ingresso.

Ma di fronte alla gentilezza e alle premure della donnina ritrovò la memoria e non poté frenarsi dal raccontare i suoi passati guai e sventure.

L’elegante nonnina lo stette ad ascoltare attenta e partecipe, lo rincuorò con un bicchierino di dolce rosolio ed un saporito biscotto al cioccolato, poi gli consegnò, traendolo fuori da un cassetto del bancone, una strana scatola ottagonale a forma di torre, con un piccolo ponte levatoio e una chiavetta dorata che sporgeva da un lato.

“Vanlig sjal, animo gentile, te la regalo perché sei un uomo candido – disse con la sua graziosa voce canterina – quando sarai davanti ai bambini, gira tre volte la Gyllene stick, la chiavetta dorata, il ponte si abbasserà, mostrando dolcetti e caramelle per loro.   Ma bada, nient’altro dovrai fare se non alimentarla con le risate gorgoglianti e felici e la loro allegria “.

Il Gavij ringraziò di cuore la  fatina Marjeta, si ricordò di inchinarsi e sfiorare con un bacio delicato la sua piccola mano e, stringendo al petto il suo regalo come fosse un delicato lattante, uscì fuori, tornandosene in fretta alla sua casa.

L’indomani era già di fronte alla porta di uscita della scuola, i bambini lo riconobbero subito e strillarono entusiasti e felici.

Lui mostrò la sua nuova scatoletta, girò la chiavetta e dal ponte levatoio si mostrarono subito le dolcezze agognate, accolte con gioia dai piccoli amici.

Il giorno appresso però davanti alla scuola era presto intervenuto il collerico vecchietto severo, che urlò, strepitò, chiamò la guardia, la quale accorse e, con occhi famelici, afferrò la scatola, cercando i dolci con cui ingozzarsi.

Ma quel castello di latta sembrava inespugnabile, non si apriva affatto, anche se scuotendolo vi si sentiva rotolare qualche piccolo oggetto.

I due predatori, il collerico vecchietto e l’agente goloso, si allontanarono ad una certa distanza e, trovato un coltello, con grugniti e sbuffi affannosi riuscirono finalmente a far muovere il piccolo ponte levatoio.

Ma invece delle caramelle apparvero delle piccole sfere colorate, che si aprirono, allungandosi e distendendosi fino ad apparire come lunghi vermi pelosi, muniti di mandibole a tenaglia e da zampette artigliate, che si aggrapparono subito ai loro vestiti, pizzicando la pelle e mordendoli a sangue.

I due uomini urlando e gemendo buttarono a terra la scatoletta e corsero via in tutta fretta, buttandosi nel fiume vicino per cercare scampo.

I bambini guardavano la scena stupiti e paurosi, anche il Gavij con loro, però lui si fece coraggio e si avvicinò al piccolo castello di latta, nonostante le ammaccature era ancora integro, così sbottò subito in una risata di infantile gioia, lo raccolse e corse indietro dai bambini in attesa.

“ Forse funziona ancora, piccoli cari, pronunciate una parola magica,  sorridete speranzosi, abbiate fiducia in lei, non potrà che rendervi cose buone”

Sentite le vocette che declamavano le loro improvvisate cantilene, ridendo felici, lui girò la chiavetta dorata e lentamente ridiscese il ponte levatoio, mostrando piccoli tesori di caramelle, cioccolatini, pupazzetti  e macchinette colorate, per la gioia dei coraggiosi bambini.

Anche il Gavij era commosso e quasi piangente dalla felicità, ora, meglio di un prestigiatore, aveva finalmente compiuto una vera magia.

LE SCARPETTE ROSSE


In un soleggiato pomeriggio dei giorni scorsi nonno Talpone passeggiava solitario e beato per le vie del centro città, dalle parti del Castello Sforzesco, dove gli spazi sono ampi e si è meno assediati da palazzi, auto e rumori.

La temperatura era mite, in anticipo di due mesi rispetto al dovuto, lui ripensava al detto di sua nonna

“ Mesi invernali

copriti o t’ammali,

aprile

non ti scoprire,

ma a maggio

fatti coraggio “

Così girellava, obbediente ma sudato, sotto la maglietta, la camicia di flanella. Il maglioncino e la giacca di goretex blu.

Sua moglie, l’Istrice Prussiana, era da giorni impegnata con lezioni e esami in università, si godeva quindi una gradevole pausa, ritenendosi esentato da possibili corvée al mercato o da pulizie in casa.

Camminava distratto, ignorando le vetrine, data l’assenza di ferramenta e librerie, ma tra gli ondivaghi pensieri gli si presentò quello dei suoi piedi in fase di crescita giovanile.

Occorreva rimediare in tempo, avendo solo due pesanti scarpe invernali di adeguata misura 47, oltre all’infinita collezione del vecchio 45 che gli riempiva armadi e ripostigli, data la sua ferma convinzione che non si butta via niente, tutto può servire, questa giovani non si ricordano più dei tempi di guerra, piccoli consumisti-dipendenti spendaccioni, ecco perché l’economia va male !

Nonno Talpone non si decideva però ad entrare in un negozio, per non subire le eventuali morbose e ironiche attenzioni di un commesso, magari di sesso femminile, ohibò !

Ma, come per magia, poco dopo gli si mostrò un grande magazzino di attrezzature sportive, tra cui, meraviglia, figuravano anche vari tipi di scarpe.

Subito entrato con aria noncurante, aveva ne perlustrato le lunghe corsie, incontrando file di scaffali con magliette, altre con zaini, integratori alimentari, vestiario di bambino sportivo (?), gonnelline e magliette femminili; infine scendendo di un piano, in un angolo remoto, altre corsie con migliaia di scarpe diverse, da alpinismo, palestra, golf, trekking, running.

La cosa fantastica era da una parte l’assenza di fastidiosi commessi, dall’altra l’esposizione dei vari tipi, con le misure ben esposte in ordine verticale dal basso in alto, dal 39 al 50.

Che arredo geniale e funzionale, un reparto semideserto, tutte le disponibilità di colore e forma da scegliere, nonno Talpone, stupito e inebriato, comprese finalmente la passione femminile per lo shopping che aveva finora deprecato.

Fu subito affascinato da un modello dal color giallo uovo intenso, con ampie parti di rosso carminio, dalle forme eleganti ed aerodinamiche.

Che armonia di colori, utili persino per riconoscerle subito tra le altre nello spogliatoio della palestra, se lui dovesse andarci, o anche per farsi vedere durante eventuali passeggiate al crepuscolo.

Certo, se avessero avuto anche quelle stelline che brillano ad intermittenza quando cammini, come aveva golosamente notato calzare da tanti bambini …

Si guardò attentamente intorno, purtroppo di quel tipo erano esposte solo nel reparto infanzia.

Peccato, era veramente un’ingiustizia, una discriminazione, oserebbe persino dire di tipo razziale, perché solo per i bambini e non per gli anziani pensionati ?

Se almeno i piedi si rimpiccolissero con il passare degli anni, invece di crescere stupidamente.

Il nostro corpo tende sempre a farla da padrone con noi, cresce, diminuisce, perde i capelli, ingrassa, si ammala, certe volte ha addirittura il brutto vizio di morire.

“Pazienza – si disse nonno Talpone tra sé – sono proprio un bel paio di scarpette, con un richiamo pittorico alla Van Gogh, quasi quasi prenderei per precauzione un 49, se negli anni dovesse continuare la crescita del piede; in fondo è un sicuro investimento di denaro”.

Ma quando era in fila alle casse, improvviso ed inaspettato come un fantasma, gli si palesò l’immagine corrucciata della moglie, la sua adorata Istrice Prussiana.

Non una parola o un gesto, bastò solo il suo sguardo, nonno Talpone tentò brevi ed inutili giustificazioni mentali, poi tornò con passo dimesso al lontano reparto calzature per raccoglierne un paio semplice ed anonimo, dal colore rigorosamente nero.

Alla sera ricevette il “ licet “ muliebre.

“ Non male per avertele comperate da solo “

Andando a letto nonno Talpone  cercò di far posto, tra gli incubi abituali, al sogno delle sue scarpette rosso gialle alla Van Gogh.scarpette rosso gialle alla Van Gogh

DANNATA ACQUA !


Approfittando della luna calante nonno Talpone sta completando l’imbottigliamento della quarta e quinta damigiana di vino, ne ha già parlato, lo so, non è che sia più un instancabile amatore di quel nettare, come nei tempi andati, questo è solo un argomento che lo rende felice ed ottimista, scusatelo quindi, gli anziani vanno sopportati.

Dalle cantine tortonesi Talpone e gentile signora sono ritornati non solo con le provviste vinicole, ma anche con cartoni di bottiglie di puro succo di mele per i loro nipotini, che l’hanno apprezzato moltissimo.

Era una gioia vederli fare merenda con fette di pane Kamut e marmellata di mele “cicogne”, intendesi cotogne, e bere grandi bicchieri “ di vetro come i grandi pel piacere !” ricolmi di quel biondo succo, che richiama alla vista il Tokaj.

Bisogna aspettare ancora, pazienza …

Comunque la visione di una cantina con le scaffalature affollate di bottiglie ben ordinate a file di otto, con le loro brave etichette stampate in casa, provoca un senso di benessere, direi di compiacimento come per un generale che assista alla parata militare del suo esercito.

Vino in abbondanza, unito alla scorta di belle pagnotte di pane casareccio danno sicurezza al nostro nonno, gli permettono persino di guardare con sufficienza alle limitazioni finanziarie della sua pensione.

Viene in mente il titolo di un vecchio film dell’infanzia: Talpone pane e vino.

C’è soltanto una piccolo neo, una discrepanza nello stato psicologico delle giornate attuali: la pratica bisettimanale della piscina, corvée ferrea a cui lo sottopone l’Istrice Prussiana con la solita fermezza e le minacce di telefonare lassù, no non all’Essere Supremo, ma al temibile Martello di dio.

Non è vero che nonno Talpone sia in linea di principio contrario all’esercizio fisico.

Tutt’altro, per esempio basta vederlo con quanta gioia lui alza le damigiane sul ripiano della cantina o con quale perseveranza aziona con forza ritmata la tappatrice, quasi come un operaio alla catena di montaggio.

Comunque si è rassegnato ad immergersi nelle vasche della piscina sotto gli occhi vigili della nuova nipote virtuale, l’Alessandra, la dolce ma ferrea istruttrice di nuoto, i taralli regalati purtroppo non l’hanno ancora corrotta.

Ieri mattina, dopo essere arrivato boccheggiante in fondo all’opposto bordo vasca, tossendo e sputando fiotti di acqua clorizzata, ha intravisto nella corsia a fianco un compagno di corso, parimenti rotondetto, ansimante e nelle medesime condizioni.

Nonno Talpone ha preso fiato e ha subito spruzzato “ Certo che se si nuotasse in un bel Prosecco bianco la vasca la farei con gusto !”

“ Per carità, anch’io sono d’accordo – ha singhiozzato l’altro – però preferirei il Bianco dei Castelli Romani”

Si sono subito accalorati nella discussione di quale tipo di vino utilizzare per riempire la piscina, quasi fosse una disputa calcistica, fino al richiamo tonante ed ultimativo dell’Alessandra.

Così le due anziane boe, con i loro cuffiettoni rosso ciliegia, quasi in un’immagine dantesca, si sono rimesse a testa ingiù nel perfido liquido.

Dannata acqua !

SOPRAVVISSUTO


Ho incontrato il mio vecchio amico, abbiamo parlato insieme e devo dire che nonno Talpone mi è parso particolarmente contrariato, quasi depresso, non ne capisco il motivo.

“ Vedi – mi spiega lui con voce piana – credo di aver sbagliato tutto nelle mie annotazioni sulle grandi donne nella storia, non ho suscitato alcuna reazione, anzi qualcuno mi ha dato del vetero femminista, il che non sarebbe poi un’offesa, ma sostengono anche che non è più di moda parlare di queste cose, come sempre il nocciolo è altrove, non so dove…”

“Non lo ritengo del tutto sbagliato – ho sostenuto – il parlare di cimiteri non è una cosa allegra da leggere in un blog, poi forse non interessano a nessuno i fatti di donne sconosciute, vissute centocinquanta anni fa, le persone vogliono essere divertite e rilassate, sono più importanti la spaccatura delle gonne della Belen o le ultime asserzioni della Mercegaglia o della Fornero.  Chi mai sa chi sia la Kulishoff o la Montessori ?  Acqua passata, ora si deve forse parlare dell’eroina scollacciata di un fumetto o di un romanzo giallo islandese, diventato un best seller. Mi sembra infine che tu voglia criticare le donne di oggi, più tese ad altri problemi attuali.”

“ Forse non è stato bello criticare così gli uomini – ha concluso nonno Talpone – soprattutto da parte di uno di loro, ormai anziano e superato su molti temi, lo so di essere troppo critico, forse dovrei smetterla di scrivere ed entrare in un circolo ricreativo della quarta età, cercare di imparare a ballare il liscio, partecipare a gite turistiche fuori città, ce ne sono di economiche, quelle dove ti parlano di batterie da cucina, di apparecchi di elettromassaggi o di enciclopedie della televisione in 34 volumi con annessi CD”.

Se n’è andato via, scuotendo la sua testa calva, leggermente ingobbito, mi sembrava un esemplare sopravvissuto di decenni ormai lontani, di un altro secolo, non integrabile in questa frenetica, aggressiva, eclettica società.

Penso che abbia bisogno di qualche cura, ha frequentato troppe persone anziane in questi giorni, è urgente un ricostituente a base di giochi e risate con i bambini.

LA CANTINA DELL’AMICIZIA


Si erano cercati per telefono, come accade spesso ogni mese, con voci allegre, frenetiche e trepidanti.

Oggi si sono finalmente incontrati, come per suggellare ancora la loro amicizia che risale ad un tempo lontano, quando a scuola iniziavano a declinare i verbi latini.

Sognavano incredibili avventure, vite senza freni, poesie e donne fatali, uno durante la sua vita si è messo a curare amorevolmente gli ansiosi agitati e persi, l’altro si è solamente affannato per evitare questi mali oscuri.

L’amico al solito risale le scale della vecchia casa di nonno Talpone con impeto garibaldino, affrontando i gradini due alla volta, per arrivare al terzo piano ansimante e ridente, come avesse superato un avversario al gioco.

Ci si abbraccia e poi si sprofonda nei divani del salotto, dove si raccontano l’un l’altro con ritmo incalzante le poche novità delle loro vite da pensionati : i figli, le mogli, i nipotini, i vari malanni.

Ma il loro tono è sempre gioioso, come solo i vecchi amici possono avere, uguale a quello che avevano quando parlavano dei professori severi, di ragazze ammirate da lontano o di libri appena letti con passione.

Quasi non finirebbero mai di domandare e di sapere, poi, dopo un caffè, concordano di uscire per fare una passeggiata per le strade.

Per abitudine camminano insieme nelle vie con passo impetuoso e saltellante, per finire con l’accompagnare uno fino alla sua casa lontana, ritornando poi indietro dall’altro e poi ancora avanti, come una spola frenetica, per paura che tutto finisca.

Questa volta però in cantina ci sono tre damigiane di vino da imbottigliare, occorre vuotarne almeno due per far fronte ai prossimi acquisti.

Si decide di scendere prima in cantina per un assaggio, i bicchieri di vetro potrebbero rompersi, la moglie avrebbe da dire, così di soppiatto si afferrano due caraffette di plastica dei nipotini, stabilendo che si possono usare ugualmente, anche con le loro buffe immagini di animaletti.

Aprono la prima porta, poi i catenacci di una seconda, entrano nel buio locale, tolgono i coperchi delle damigiane e con una cannuccia di plastica succhiano per far scendere i vini nei bicchieri.

“ Ottimo questo Prosecco, fresco, secco e frizzante !”

“ Prova ora questo rosso corposo, è un Pinot Nero del Peppino di Cordignano, veramente profumato, non credi ?”

I due nonni degustano, commentano con una felicità puerile, ma la gastrite di uno, le vertigini dell’altro impongono una rapida tregua, i tempi delle numerose bottiglie svuotate sono ormai distanti.

E’ tempo di riuscire e si lasciano allegri e giocosi, quasi come quei due ragazzini che 55 anni fa scendevano di nascosto nello stesso stanzone di cantina, per prelevare furtivamente e subito gustare una bottiglia di Recioto o di Lugana, quelle della preziosa riserva paterna, come per vincere una sfida e sentirsi finalmente adulti.

E’ TEMPO DI BOTTIGLIA !


E’ tempo di imbottigliare il vino nuovo, anche se nonno Talpone come al solito ha perso la luna giusta, quella crescente, che permette al vino di riuscire frizzante e leggero, ora si dovrà accontentare della luna calante, come la sua vita, quella (  il nostro pianeta intendo ) che comporta un sapore più fermo e robusto.

Anche in questo piccolo impegno si vedono i ricorsi storici o, per dirlo alla buona, i contrasti tra padri e figli.

Suo padre da bambino era stato costretto dal proprio genitore, quello che porta il nome di Talpone e che dagli amici all’osteria era soprannominato “ il Noè “, a raccogliere l’uva, pigiarla, svinare e imbottigliare centinaia di bottiglie di vino.

Ne fu tanto disgustato, che in tutta la sua non lunga vita non volle più farlo, accontentandosi di rifornire la cantina esclusivamente con il prodotto già confezionato.

Nonno Talpone, oltre ad una certa propensione diciamo “viticola”, ha sempre cercato, assaporato e acquistato il suo vino direttamente dalle cantine dei produttori di ogni parte d’Italia, comprando tappi, gabbiette, bottiglie di vetro e curando le etichette dei vari nettari personali.

I suoi figli, per quanto educati fin dalla giovane età a scendere in cantina per assisterlo in questa sacra cerimonia dionisiaca, sono ormai passati alla facile via dell’enoteca e del supermercato.

Hanno delle belle case, ma pessime cantine, al contrario del loro padre, che da uomo con i piedi per terra ( così afferma lui ), le case le sceglie dal basso, ovvero da capaci e fresche cantine.

Naturalmente loro, in caso di necessità, non mancano di chiamare il papà per farsi rifornire dei suoi prodotti vinicoli, ma sono sicuro che lo fanno solo per accontentare un povero pensionato che, come tutti sanno, di solito non sa come arrivare a fine giornata senza annoiarsi miserevolmente.

Per il prossimo fine settimana purtroppo niente nipotini, scusate volevo dire niente partite di calcetto con il figlio promettente avvocato e niente gite a Londra dal fratello Martello, la gentile Istrice e consorte saranno costretti ad avventurarsi tra i colli tortonesi, muniti di damigiane, per assaggiare giudiziosamente il succo offerto da madre Natura, non dimenticando i salumi e gli altri prodotti che le trattorie locali sanno ancora abilmente offrire.

Ma a nonno Talpone rimane una segreta speranza: quella di riuscire ad arrivare a giorni futuri, quando potrebbe accompagnare i suoi giovani nipoti a queste avventurose scoperte naturali, trasmettendo loro tutta l’esperienza vinicola accumulata.

E’ un roseo pensiero, una visione che lo fa ritornare poeta ( sia pure da osteria ) e lo fa canticchiare tra sé, con un felice sorriso:

“Nel vin troviamo gloria e onore

E se di vermiglio sarem macchiati

Non sia di sangue e di battaglia

Ma sol dal vin della bottiglia.”

LA BOA


Sembrano ormai passati i doloretti vari, le vertigini, in via di guarigione la tallonite con un magico unguento benedettino, tutto riporterebbe nonno Talpone ad uno stato di quiete e di tranquillità.

Così direte voi, così pensava lui, ma…

Ma per certi igienisti come la moglie Istriciotta, per non parlare di un certo Martello di dio, emigrato a Londra ma onnipresente, se una persona sta bene deve fare esercizio, non di lettura o di assaggi culinari, no, per loro significa sudore e fatica, movimento e muscoli doloranti.

Per questo motivo ieri la coppia Talponi si è portata in palestra, per unirsi al club della quarta età, per correre, agitarsi ritmicamente al passo, alla parete, in piedi e supini.

Tutto sarebbe forse sopportabile se nelle flessioni nonno Talpone non trovasse un ostacolo imprevisto: una specie di ingrossamento addominale che si frappone tra busto e gambe, qualcosa come se avesse ingoiato una ciambella enorme, tipo salvagente.

Non si riesce a capire la ragione di tale ostacolo, forse dovuto ad un aumento di peso, la cosa sembra poco credibile, comunque la bilancia di casa deve essere guasta, segna sempre almeno sette kg in eccesso, probabilmente le pile sono da cambiare.

Stamattina inoltre l’Istrice l’ha trascinato in piscina, un altro corso per le varie età di pensionati, corsia uno per i principianti, la due per il corso avanzato.

Nonno Talpone al suo ritorno a nuoto, dopo sei mesi di interruzione per il suo spiaccicamento su strada, ha provato a ritornare al suo posto in seconda classe, ma è stato presto ridimensionato alla prima.

Quella dove i pivellini dopo sei mesi di lezioni nuoticchiano ma non sanno galleggiare, lui invece nuoterebbe se avesse fiato, ma riesce a galleggiare benissimo, non si sa perché.

All’uscita dalle vasche, nel reparto doccia – spogliatoio, mentre con esagerato ottimismo usa il phon per asciugarsi la testa, peraltro rasata a zero, lui si guarda allo specchio con aria sconsolata.

Il testone lucido, il collo lungo, le spalle strette, un rigonfiamento a ciambella alla vita, nonostante i baffoni non si vede somigliante al suo simpatico divo, non ne ricorda il nome, quello della vecchia serie Magnum P.I.

Gli verrebbe quasi da piangere dalla rabbia.

Però nonno Talpone almeno galleggia bene, è larghetto, con la sua cuffia rossa assomiglia stranamente ad una specie di boa.

Che idea consolante, potrebbe fare la boa da ormeggio per i bambini, in fondo a qualcosa potrebbe ancora servire.

FRENESIE


Ci risiamo con le personali frenesie a causa di questo ennesimo viaggio di avventura verso l’ignoto ?

Domattina prestissimo lasceremo casa, inizierà una visita di una settimana in Umbria, la cognata Paperoga, l’energica e fantasiosa ceramista, lo vuole, anzi lo esige, da tempo ci tempesta con telefonate intimidatorie, quindi, partito il Martello di dio, ora in viaggio e subito, come il vecchio Garibaldi non si può che rispondere “ obbedisco”.

Mentre nonna Istrice prepara una semplice borsa con alcuni regali di Natale ( ebbene si, per le passate feste non ci siamo potuti dividere in tre tra Milano, Londra e Terni ), nonno Talpone è affannato a riempire il suo zaino da viaggio con i soliti oggetti essenziali.

Due mini lampade d’emergenza, un pacchetto di pile ricaricabili per ogni evenienza, il leggero netbook, l’Iphone scartato dai giovani in carriera, cinque telefonini modello retrò con relative SIM da pensionati, blocchi di carta, penne e matite varie, bollette da pagare, documenti non ancora esaminati, scorta di taralli pugliesi alle patate e rosmarino.

Ah, dimenticava i diversi cavetti di alimentazione per ogni congegno elettronico.

Nonno Talpone controlla l’elenco compilato due giorni fa, onde evitare possibili dimenticanze, esegue un ripasso mentale di tutto quanto può essere necessario, sembra tutto a posto, no, accidenti, manca la chiavetta internet e la relativa SIM acquistata in offerta speciale una settimana fa.

Affannosamente apre i vari cassetti, cerca negli scatoloni di cavi e apparecchiature accumulate negli scaffali e negli armadi.

Non si trova, maledizione, è scomparsa.

Decide di saltare le lezione di nuoto in piscina, rinvia il pagamento della tassa rifiuti e l’appuntamento con la banca.

Come vivere nella sua casetta tra i boschi senza collegamento internet ?

Si ripassa otto, nove volte la cernita dei cassetti, svuotati e ricontrollati oggetto per oggetto, inutilmente.

Passano le ore, la partenza si avvicina, il suo zaino aspetta famelico l’ultimo boccone, il più importante.

Nonno Talpone ora ha mal di testa, comincia a sudare, ha dimenticato persino il tarlo insistente ed alacre dei suoi sensi di colpa.

Poco fa ha riaperto per l’ultima volta il cassetto personale della scrivania, cercava, senza alcuna speranza, una penna stilografica da aggiungere alle provviste essenziali, l’aveva anche il dottor Livingstone credo, ed ecco miracolosamente appare lei, l’infame fuggitiva, nel suo colore blu elettrico brillante, la chiavetta internet dal sorriso malizioso.

Che sospiro profondo di sollievo !

Nonno Talpone la inserisce delicatamente nella borsetta di tela dei piccoli congegni elettronici, il tutto poi nel suo capace zaino da esploratore, ora è pronto per la grande avventura,tra poco all’alba salirà sul treno verso il sud, “ terra incognita”.

LA PROVA FINESTRA


Le giornate si stanno prolungando, possiamo vedere più spesso il sole, risulta più piacevole uscire in giro per la città, quindi ora nonno Talpone  non sopporta più di andare in ospedale alla mattina per la riabilitazione della mano e al pomeriggio di recarsi come in pellegrinaggio dal suo dentista veneto.

Ad essere sinceri in ospedale le giovani terapiste sono sempre gentili, chiacchierano dei fidanzati e dei problemi quotidiani mentre controllano le funzioni delle dita  e l’esito degli esercizi che lui avrebbe dovuto fare almeno 10 volte al giorno, mentre invece, da neghittoso studente, bisogna dire che lui si riduce spesso a praticarli freneticamente nell’ora che precede la visita.

Nel vagone della linea verde metropolitana credo che il nostro nonno sia uno spettacolo consueto con il suo spasmodico movimento delle mani, insieme ai suonatori ambulanti di mandolino e fisarmonica, alla zingarella con l’infante appeso al braccio e alla vecchietta che chiede i soldi affermando che non mangia da due giorni.

Il pellegrinaggio dentistico invece continua da anni, con punte di massima frequentazione negli ultimi mesi.

Ora si è scoperta una nuova necrosi che comprometterebbe un altro “ ponte”, il quarto o il quinto, nonno Talpone non riesce più a ricordare quanti ne ha collezionati, come se disponesse di una dentatura da alligatore.

Oggi cercava di scherzare con il suo medico .

“ Per fortuna sono un vecchio pensionato, se fossi stato una bella ragazza sua moglie le avrebbe già fatto delle scenate di gelosia per la frequenza dei nostri incontri”

Comunque ora dovremmo essere quasi alla fine dell’attuale ponte in costruzione, il dentista veneto gli incastra in bocca il marchingegno appena  realizzato, porge uno specchio e chiede, tutto orgoglioso dell’opera sua “ Le piace ?”

Cosa rispondere senza offenderlo, pensando che il cosiddetto capolavoro gli costerà come tre mesi di pensione, poi seguirà la costruzione di un altro” ponte “, ricorda la progettazione del ponte di Messina, altri guai in vista.

Nonno Talpone osa chiedere per l’ennesima volta “ Ma perché non togliamo tutto e mettiamo una dentiera ?   L’idea mi fa impressione e lei mi è molto simpatico, ma preferirei incontrarla a tavola con la sua signora e delle buone bottiglie di Marzemino  o di Pinot Nero “

“ Non si preoccupi Talpone, i denti si muovono, ma anche le dentiere si spostano, nulla dura o rimane fermo “

Con questa battuta da filosofo presocratico il medico gli chiede se il colore dello smalto si adatti agli altri denti.

“ Mi sembra di si, però forse sarebbe meglio chiedere a mia moglie, non si sa mai “

Ecco la verità, quarantatre anni di matrimonio hanno demolito ogni sua certezza maschile.

Non è che nonno Talpone non  abbia più opinioni personali, resta il fatto incontrovertibile che si è ormai rassegnato ad attenersi ad un più alto grado di giudizio.

D’altronde pensando a scarpe, pantaloni, giubbotti, per non approfondire questo argomento scabroso, quando mai ha fatto scelte giuste ?

I due maschi, medico e paziente, uniti nel dubbio, decidono di chiedere un parere alla moglie del dentista, che per fortuna opera nello studio accanto e risulta essere una  persona competente e gentilissima.

Lei arriva, scruta, poi afferma “Mi sembrano leggermente più chiari degli altri, può sorridere per favore ? Ma no, ancora di più , mostri bene tutta la dentatura, ecco !”

Nonno Talpone, che normalmente ha un sorriso timidamente accennato, è costretto a slogarsi la mascella per una dimostrazione pubblica della quantità di incisivi, canini e molari ( ahimè spesso pagati a peso d’oro ) che gli restano.

Solo il nipote Scoiattolino riuscirebbe meglio di lui, quando gli si chiede di posare per una fotografia e riesce a battere ogni pubblicità di dentifrici e spazzolini.

“ No, direi che sono troppo chiari “ Dice lei.

“ Ma cara, per favore, guarda bene, sono uguali, anzi dico perfetti “ Dice lui.

“ Non so, per me sono scuri, chissà cosa direbbe mia moglie “ Pensa il poveraccio con le fauci spalancate.

La discussione continua, ma la rappresentante della saggezza femminile, esperta nelle faccende di casa ha un’idea “ Vediamolo all’aperto sul balconcino “

Si esce su una stretta sporgenza dello studio, sotto di noi si aprono sei piani di cavedio.

Nonno Talpone rabbrividisce e mormora “ Dottore, non è che adesso mi vuole buttar giù sotto ?”

“ Per carità – risponde lui serafico – mai prima di aver ben concluso un lavoro “

La prova finestra, quella del bianco che più bianco non c’è, dà casualmente ragione al dentista veneto.

Il suo capolavoro scultoreo viene approvato, la saggezza delle casalinghe ha risolto ogni dubbio.

Ma l’Istrice Prussiana cosa dirà quando incontrerà nonno Talpone ad opera finita, lo vorrà ancora a casa o chiederà la separazione per un sorriso troppo abbagliante ?