I GIOVANI E I BACCHETTONI


Da quello che si legge sui giornali il pane che si acquista nei supermercati e nei negozi sembra  provenire in massima parte da fabbriche rumene che lo producono a prezzi irrisori, molto inferiori a un euro al kg, il prodotto congelato arriva in Italia per essere poi riscaldato al momento della vendita e venduto a prezzi da tre a cinque volte superiori.

Data la descrizione drammatica che ne fanno le cronache, si parla di miscele di scarsa qualità, di cotture in forni alimentati anche con copertoni d’auto e legname di scarto di ogni provenienza, bare comprese, nonno Talpone e consorte hanno deciso di prepararsi il pane in casa, con ottimi risultati e costi molto contenuti.

Le pagnotte da un kg con farine di farro e kemut sono molto saporite, si conservano anche per una settimana senza perdere consistenza e gradevolezza.

Tutto bene direte voi, in fondo loro sono pensionati, se non hanno da seguire i nipotini più o meno ammalati, aiutare i figli o star male loro stessi con un impeto di egoismo, può esserci il pericolo che si possano annoiare ( quanto sono ingenui questi figli !).

Che poi il nonno si incarichi di impastare personalmente acqua, farina e lievito, invece di acquistare l’apposita macchinetta che mescola e cuoce il pane secondo intervalli programmati, questo rappresenta solo una forma di originalità tipica delle persone di un’altra generazione, quelle un poco matte.

La cosa grave e disdicevole è che nonno Talpone scopre di provare piacere ad impastare, una gradevolezza che lui bizzarramente chiama “ erotica “ anche se gli richiama alla mente non ammucchiate pornografiche, ma lo zampettare felice della sua vecchia gattina.

Il guaio è che ne ha scritto e ne ha parlato sconsideratamente con alcuni giovani, compreso quel benedetto Martello di dio, provocando scandalo e quasi ripugnanza.

Come si è permesso di pronunciare quella parola “ erotico “, seppur riferita alla panetteria, è cosa sconveniente che li pone in imbarazzo, sembra improvvisamente che di questo non si parla e non si scrive.

Forse perché un padre anziano viene idealizzato, certo che questa generazione di mezzo, dai 25 ai 40 anni, sembra indignarsi e vergognarsi di una battuta da oratorio.

In effetti nelle strade o nelle vetture pubbliche non puoi sorridere, anche in seguito ad un tuo recondito pensiero, senza suscitare fastidio e sguardi accusatori.

Non è permesso fare un complimento o un saluto ad un bambino senza che la sua mamma  ti guardi con sospetto ed un freddo cipiglio.

E’ difficile essere gentili con il prossimo  o aiutarlo senza provocare pura e apprensione.

Se a Milano puoi scherzare solo con anziani gentili e con i bambini, bene,  nonno Talpone sceglie di appartenere solamente a queste due età e categorie.

La generazione degli altri, i bacchettoni, spaventati ma egoisti, frettolosi ma consumisti, mi scusino, ma che vivano pure nei loro incubi quotidiani.

L’EROTISMO DEL PANE


Oggi si è fatto rivedere nonno Talpone, appariva stranamente eccitato e di buonumore, invece di mostrarsi con la solita faccia da profugo appena scampato da una guerra civile.

Mi ha spiegato che la moglie, stanca della sua eterna depressione, l’aveva strigliato per bene e messo al lavoro, imponendogli di pensare positivo.

Così subito dopo la colazione con una tazza di forte tè Chai Spicy e taralli al finocchietto, si era messo a disposizione.

Con un improvviso lieve rossore sulle guance, ha borbottato qualcosa come “ho scoperto ( testuali parole sue ) “ l’erotismo del pane “.

“ Eh no, caro mio, di queste cose io non ne scrivo – mi sono subito inalberato –se tu vuoi fare il vecchio sporcaccione, come il tuo tanto criticato B.,  fallo da solo, io ho una dignità da difendere “.

“ Ma che cosa hai capito, benedetto ragazzo, (grazie vecchio mio ) ho detto PANE, PANE e non il p. a cui tu maliziosamente vorresti accennare, quello che, nella sua accezione volgare, è sulla bocca di tutti, con un’estenuante intercalare.

Parlo della michetta, del filoncino francese, del pane toscano, quello sciocco come te, quello che ho impastato stamattina sotto le istruzioni della mia Istrice Prussiana.

Dunque, dopo che la moglie aveva preparato gli ingredienti per l’impasto, mi sono lavato per bene le mani, ho indossato il grembiule cerato da cuoco, ho messo gli occhiali ed ho iniziato a impastare quel composto molliccio e farinoso.

Spingi, pressi, rotoli e rivolti l’impasto, ogni volta recuperando la farina che si sposta sui bordi della bassa zuppiera.

E’ un lavoro gratificante, faccio esercizio gratuito alle mie dita ed evito di far affaticare  la mia adorata coniglietta.

Certo mi sono stancato e annoiato ben presto, era vigile il controllo della sorvegliante prussiana che aveva messo in funzione anche il timer a campanello dalla forma di uovo.

Però alla fine, continuando a impastare, devo confessare che ho cominciato a provare una sottile sensazione di piacere, come la mia gatta Stellina, quella della casetta nei boschi della Valnerina, che, quando trova un maglione abbandonato sul divano o quando mi sale sulla pancia,  comincia  a premere alternativamente sul morbido con le sue zampine pelose, come stesse anche lei impastando.

La stessa impressione che ho provato io, senza per questo ronfare sonoramente.

Devo ammetterlo, è stato delizioso, una sensazione piacevole, direi … erotica.

Secondo te il pane ne risentirà ?”

SAN VALENTINO


Questa mattina nella fretta nonno Talpone si era dimenticato di pubblicare il post appena scritto.

Stasera al ritorno a casa dopo 12 ore di baby sitting con i nipotini uno nuovamente con febbre a 40 e l’altro in attesa del suo turno, i due nonni sono stanchi e affamati.

Appena entrati un brindisi con un bicchiere di Verduzzo di Ramandorlo, è San Valentino, un bacio e si sentono improvvisamente giovani, felici e teneramente innamorati come se si fossero appena conosciuti.

Che cosa strana è questo sentimento che ti esplode dentro, non riesco a capirlo, ad analizzarlo, ma che serve, l’importante è esserne ancora coinvolti.

Buon San Valentino a tutti voi !

LE HAI QUASI TUTTE


“ Ma Talpone, cosa fai seduto alla scrivania in quel modo ?  Mettiti sotto un paio di cuscini per stare in posizione rialzata !”

“ Ma perché scusa ?”

“ Ma come, non ti ricordi che stando in quella posizione ti si piega la spina dorsale e poi ti fa male l’anca ?”

“ Anche quella mi fa male ? Ma quando mai ?”

“ Oh adesso fingi di non ricordarti che quando guidi ti lamenti che senti dolore in quel punto ? E’ perché hai il culo basso !”

Ecco, appena svegliato di prima mattina, quando dopo una buona tazza di tè e taralli nonno Talpone cerca di dar corpo alle sue ispirazioni notturne, provvisoriamente dimentico di tutte le piccole avversità della vita, in quel momento felice e spensierato, c’è sempre qualcuno, sia pure per amore, che lo riporta improvvisamente alla bruta realtà quotidiana.

Ma di quanti mali si può soffrire ?

Per fortuna forse non avrà il ginocchio della lavandaia.

CUCINA CREATIVA


“ Ben tornato nonno Talpone, come stai ?”

Stamattina improvvisamente si è fatto rivedere il mio vecchio amico, quello che conosco dall’infanzia, arrivando da me con un’andatura dondolante e l’aria impunita e sbarazzina di un bambino che esca dal nascondiglio in cui si era nascosto in una partita di mosca cieca.

“ Uhm, così così – ha risposto evasivamente – vedo che qua le cose vanno al solito modo, nessuna novità, niente avventure, sei il solito poltrone !”

Poi con una punta di trepido interesse “ Mi ha cercato qualcuno ?”

Io ero rimasto così male per le sue parole di scherno che volevo rispondergli che proprio nessuno lo aveva cercato nella sua lunga assenza, perché lui è solo un vecchio “balengo”presuntuoso.

Ma poi mi ha fatto pietà e ho ammesso che tre o quattro persone avevano chiesto di lui, probabilmente volevano avere sue notizie, magari si erano anche preoccupate, come , lo ammetto, lo era stato anche il sottoscritto.

“ Sono stato impegnato dal punto di vista culinario – ha affermato con un certo sussiego nonno Talpone – sai benissimo che apprezzo molto la buona cucina ( cosa verosimile, data la sua pronunciata circonferenza addominale ) , che ho amato e stimato grandi film come La Grande Abbuffata e Il Pranzo di Babette, che leggo con piacere la letteratura gialla, per intenderci quella che ha per protagonisti Nero Wolf  o la moglie del Commissario Maigret “

“ Allora anche quelli con la cammarera e l’oste preferito del Commissario Montalbano “ Ho osservato io perfidamente.

“ Si, è vero, pure loro, inoltre colleziono libri di cucina regionale italiana e internazionale, oltre ad ogni tipo di ricettari dei secoli passati.

Purtroppo avendo sposato una talentosa femmina, sia pure tipo generale prussiano, che cucina divinamente, non ho avuto recentemente molte occasioni di mostrare la mia arte, la mia valentia acquisita.

Come sai quando vado in casa dei miei nipotini sono spesso costretto, piacevolmente devo ammettere, a rivedere più volte il film Ratatuille.

Divertente e bellissimo – ha sospirato nonno Talpone – se non fossi completamente calvo potrei sperare di trovare anch’io un topino che, appollaiato sopra la mia testa, mi diriga nel compimento di quella nobile arte.

Giorni fa mia moglie era fuori casa per assistere ad un concerto, ero solo e mi sono ritrovato alle otto di sera senza aver ancora cenato.

Sono entrato in cucina, ho apparecchiato tavola, ho aperto il frigorifero e ho deciso di tralasciare i contenitori delle pietanze già preparate, per cucinarmi qualcosa di personale.

Ho ripassato mentalmente varie ricette, poi ho deciso che la genialità si esprime meglio nelle cose semplici, come insegna Ratatuille.

Ho preso il panetto del burro e due uova.

Ho scovato una padella antiaderente della giusta misura.”.

Pausa.

“ Va bene – dico io – non mi sembra un piatto tanto geniale, hai forse aggiunto una grattugiata di tartufo di Norcia, dei gamberetti, delle verdure, insomma non mi dire che hai preparato una semplice omelette ?”

“ Sciocco, l’arte è anche quella di cucinare due uova in padella in modo perfetto, come diceva quel famoso chef … che ora non ricordo.”

“ E allora ?”

“ Ma come sei noioso, cosa c’entrano i particolari, quello che conta nella vita è il principio creatore …”

“ Guarda che sia io che i tuoi lettori vogliamo sapere i dettagli di questo tuo piatto geniale, anzi creativo, come affermi tu “

Nonno Talpone si è subito inalberato, per poi mostrarsi stranamente imbarazzato, stava per uscire di casa un’altra volta, poi in un impeto di liberatoria e tumultuosa confessione ha mormorato :

“ Avevo sciolto delicatamente il ricciolo di burro nel tegame, spumoso al punto giusto, l’avevo posato sul ripiano del lavello per fermare la cottura, avevo preso in mano le due uova, con un rapido scatto del polso ne ho rotto i due gusci …

Grumpf,  ho sbagliato la mira, i tuorli e gli albumi sono caduti fuori dal bordo del tegame, lasciando una bavosa scia sulla lavastoviglie e finendo sul pavimento con uno schiocco agghiacciante e lasciando una macchia colorata sul bianco del tappetino pulito.

Ho passato la sera a pulire, lavare e smacchiare la stuoia, per farla poi asciugare sul termosifone, prima che ritornasse la mia Istrice teutonica, che come sai è una maniaca delle pulizie.

Quando molto più tardi è entrata in casa, lei non si è accorta di niente, avevo pulito tutto perfettamente e cancellato ogni traccia come dopo aver commesso un sanguinoso omicidio.

Però devi ammettere che la mia idea era originale e creativa, non è vero ? “

BOLLITO


Mi dispiace per voi, ma il signor Talpone, nonché nonno, è uscito.

Non c’è, non so quando torna, abbiate pazienza.

Sono rimasto qua solo io, il bollito.

Si, non ci sono errori, è così, il sottoscritto si sente appesantito, con la testa vuota, galleggiante su una nebbiolina umidiccia  e tiepida, con un senso di spossatezza, insomma come un pezzo di bollito.

Ma senza salsa verde.

“ Beh allora cosa ci fai lì ad occupare il posto altrui “ Mi diranno i lettori.

“ Tengo la sedia, mi appisolo, prima o poi ritornerà nonno Talpone, almeno io lo spero “.

Intanto mia moglie, quando stamattina le ho confidato che mi sento bollito, mi ha subito messo in riga.

“ Bene, ti metto una carota in bocca, un sedano e una cipolla nelle orecchie, poi ti metto in un pentolone a bollire per bene.

Mannaggia li pescetti fritti verdi e nani, sbrigati, vai fuori a fare la spesa al mercato. Devi comprare arance, mele, mandarini, catalogna, finocchi e verza, non quella schifezza dei crauti dell’ultima volta.

E i carciofi, ma quelli teneri.

Le arance, tipo Navel, cercale dolci, mi raccomando.

Vai, su sbrigati patatone mio !”

LA NEVE, LA NEVE !


Che inverno abbiamo passato nella grande città del nord, un freddo tardivo, ma niente pioggia, molto smog e polveri venefiche, continue previsioni di neve mai realizzate, poi finalmente la bianca signora è arrivata.

Non una grande nevicata, ma abbastanza per coprire di uno strato bianco i marciapiedi sporchi e grigiastri, trasformare le troppe auto parcheggiate in piccole dune graziose, cambiando e ingentilendo il triste paesaggio urbano, ovattando tutti i rumori molesti.

Nonno Talpone ha promesso ai nipotini di portarli fuori a fare i pupazzi di neve, sempre se nella notte continuerà a nevicare e domani ce ne sarà a sufficienza.

E’ solo una speranza, un sogno.

Le previsioni del tempo dicono che …

Speriamo si sbaglino, speriamo in una enorme fantastica nevicata, quella che anche i miei figli, ormai professionisti adulti, mi confessano di sperare, per tornare bambini, per fermarsi e osservare una città diversa, fiabesca.

Per conto suo nonno Talpone s’immagina di poter ritornare a casa infreddolito e coperto di neve per potersi mangiare una gustosa polenta calda, con il ragù e i pezzi di salsiccia, la nostra “ Luganega”.

Aprire una bottiglia di vecchio Barbera o di Dolcetto e ricordare gli anni lontani, quando era bambino.

Si, quando tornava bagnato e intirizzito, con i guanti di lana grossa fatti in casa,i calzoni ruvidi alla zuava e le scarpe di para innevate, le gote rubizze e gli occhi luccicanti. Appena cambiato correva subito a tavola dove la mamma gli aveva preparato nel piatto le larghe fette di polenta fumante, ricoperte di sugo e carne; ne avanzava sempre abbastanza per la merenda, tagliata a fette e messa nel forno con un velo di zucchero.

Il mondo allora sembrava meraviglioso.

Una piccola nevicata e i ricordi improvvisamente fanno il miracolo di accendere la fantasia e riportare in vita persone e cose di cui sembrava perso il ricordo.

Mi sorprende sempre quanto poco basti per un attimo di felicità.

UN ANGELO AL PUB ( terza e ultima parte )


“ Mio caro nonno Talpone – aveva proseguito l’angelo – puoi ben capire che a questo punto avevo deciso di non fare più passi falsi e di non creare ulteriore dolore, così quando ho intravisto un signore ben vestito che giocava alla slot-machine laggiù nel casinò sul molo, al Brighton Pier, ho provato a fargli vincere una bella cascata di monete; lui si è guardato intorno con soddisfazione, ha raccolto con calma la sua vincita e mentre si recava con calma alle casse, un gruppo di persone si litigava il suo posto davanti alla macchinetta mangiasoldi.

L’ho seguito e mi sono accorto che era uno dei soci proprietari, aveva fatto un giro dimostrativo, non mi ha nemmeno ringraziato, ma almeno non si è lamentato.

Sono stato di nuovo a girare per le strade e davanti ad una gioielleria ho visto una signora elegante e truccata come una diva che con aria altezzosa usciva dal negozio rimirandosi la mano che sfoggiava un vistoso anello con diamanti.

Ho provato a raddoppiare la grandezza delle sue gemme, lei vi ha dato un’occhiata stupita, ha sorriso intorno, anche a me, poi è andata via con passo tranquillo verso l’autista che l’aspettava vicino ad un’imponente auto parcheggiata lì vicino.

Ho capito finalmente che forse puoi far bene solo ad un ricco, a quello che ha già tanto, ai poveri potresti far solo del male.”

L’ angelo narrante aveva quindi  afferrato il suo bicchiere e con una gran sorsata ne aveva svuotato il contenuto.

Un attimo di tristezza, la sua pinta era finita, poi aveva guardato fissamente nonno Talpone e con voce roca gli aveva domandato

“ Vuoi che ti faccia ricco, giovane o bello ?     Non hai che chiedere amico mio “.

“ Per carità, no, no, per favore – aveva esclamato prudentemente  il nostro eroe – sto bene così, non si disturbi, grazie !“.

“ Allora ci facciamo un’altra birra ?” aveva azzardato senza troppa convinzione il mio angelo di strada.

Ma poiché la prima pinta gli era stata offerta e ora il turno sarebbe dovuto toccare a lui, dopo un breve attimo di riflessione il vecchietto barbuto aveva comunicato che era tardi, aveva troppo lavoro da svolgere ancora, quindi con un cortese saluto era uscito dal pub, portando con una certa dignità il suo impermeabile biancastro .

Nonno Talpone era rimasto ancora sconcertato con il suo bicchiere in mano, poi guardandosi intorno  nel locale affollato aveva scorto la gente che chiacchierava ad alta voce, beveva e rideva, nessuno si era accorto di quell’angelo incredibile che era stato così vicino a loro.

Finì anche lui a malincuore la sua birra e lasciò quel luogo magico, allontanandosi un poco, poi si girò indietro a osservare quello strano pub.

Sull’insegna di ferro che sporgeva fuori dal locale si poteva leggere  “ The Angel & the Beast “, l’angelo e la bestia .

Proprio appropriata non c’è che dire, era il luogo ideale perché nonno Talpone incontrasse un angelo, sia pure da strada.

Tornando a casa e ripensandoci gli sorse un dubbio, quel vecchietto bizzarro dalla bianca barba irsuta che aveva incontrato  sarà stato davvero un angelo in missione nella cittadina ?

“Non importa – si disse poi- siamo a Natale, diventiamo tutti un poco angelici, o almeno ci proviamo, quindi vogliamoci bene e beviamo allegri in compagnia “.

Alla tua salute, vecchio angelo sconosciuto!

PS

Il resoconto dei fatti accaduti si riferisce ai giorni seguenti lo scorso Natale, mi scuso per la lunghezza, per questo ho diviso, forse inopportunamente, la storia  in tre parti.

UN ANGELO AL PUB ( 2° parte )


“ Grazie amico mio – disse il barbuto vecchietto a nonno Talpone – ormai di questi tempi la gente è diventata egoista e insensibile, credono solo alle bugie della televisione e non si accorgono della realtà vicino a loro.

Non si fidano, sono egoisti, non si sa più come aiutarli, io certe volte ho voglia di smettere e non fare più niente.

So già che se ti chiedessi di aiutarti, tu diventeresti sospettoso, penseresti subito male, lo so.

Non ci crederai se ti dicessi che io sono … no, no, è inutile “

Nonno Talpone era rimasto male e aveva rassicurato il suo conoscente che si fidava e  credeva in lui, che raccontasse pure senza timore, così l’altro proseguì con voce roca .

“ Dicevo che non mi offendo se tu non mi credi, ma vedi, ti devo confessare che in realtà io sono un … sono un angelo, ecco te l’ho confessato.

Lo so, tu mi dirai che gli angeli sono grandi, splendenti con enormi ali e via dicendo, ci sono anche quelli per carità, ne ho visto qualcuno anch’io da lontano, ma quelli sono per le occasioni speciali, poi ci sono quelli umili, da strada diciamo.

Io conto poco, spesso sono in punizione, forse non sono molto bravo nel mio mestiere.

Al’inizio credevo di fare grandi cose, speravo anch’io diventare un angelo importante.

Così appena messo in strada avevo presto notato uno storpio disteso sul marciapiede, di quelli che implorano la carità.

Mi faceva pena, gli parlai dolcemente e subito lo guarii.

Si rialzò in piedi stupito e incredulo, poi iniziò ad insultarmi in malo modo, l’avevo rovinato, ora doveva cercarsi un lavoro per vivere.

Scappai via in fretta, avevo sbagliato tutto, mi allontanai il più lontano possibile e quello stesso  pomeriggio vidi una ragazza alta e carina che si guardava intorno con aria smarrita.

Subito pensai tra me che questa volta era facile, non potevo fallire, bisognava rimediare alla sua infelicità e così la resi subito inferma ad una gamba.

Non ci crederai, si mise a piangere e maledire il cielo, non capivo, le chiesi il perché, mi spiegò che era una pattinatrice acrobatica , si era fermata in quell’angolo di strada perchè si era persa, doveva andare al palazzetto dello sport.

Lo ammetto, fui punito per i miei errori, dovetti frequentare un corso di aggiornamento didattico prima di essere riammesso sulla strada.

Cercavo di non sbagliare, così fui molto attento prima di compiere qualche buona azione, alla fine vidi una signora grassoccia e non più giovane che arrancava con pesanti borse della spesa.

Sicuro di non fare errori, tac, la ringiovanii di parecchi anni, cosi da renderla  più forte e resistente nel portare i suoi pacchi.

Anche questa dapprima si meravigliò, poi si arrabbiò moltissimo, iniziò a urlare che ora avrebbe perso la pensione e che sarebbe stata costretta a tornare a lavorare.

Cosa dire, ad ogni  piccolo miracolo io sbagliavo, come con quel poveraccio con moglie e sei figli, che, quando lo feci vincere al lotto, immediatamente acquistò una costosissima  macchina sportiva scappò via di casa lasciando tutti i suoi in lacrime.

In ogni episodio in cui cercavo di fare del bene tutto andava storto.”

Il barbuto compagno di bancone di nonno Talpone si era fermato per prendersi una lunga sorsata di birra, aveva sospirato di sollievo, poi, avendolo fissato con gli occhietti grigi che brillavano di allegria, aveva  proseguito il suo racconto come dirò più avanti.

UN ANGELO AL PUB (1° parte)


Le vacanze natalizie di nonno Talpone nella tranquilla cittadina di Hove, sobborgo di Brighton, stavano passando senza particolari avvenimenti, se non dovessimo citare la folle corsa  del tasso irlandese e dello sfortunato marito nelle acque gelide del mare nel primo mattino di Natale, forse in ricordo di qualche lontana cerimonia druidica.

Le giornate erano scandite da abbondanti colazioni all’inglese a base di uova, pancetta, fagioli cotti in brodo di pomodoro e patatine fritte, insomma il solito breakfast britannico che ti permette di sopravvivere per una giornata con colesterolo a mille.

Si susseguivano acquisti cospicui di generi alimentari per placare gli ardori culinari di mamma Istrice, qualche rapido buffet nei bar e doviziosa cena serale con whisky finale e lunghe partite a carte in cui gli ospitanti sbaragliavano vergognosamente i poveri vecchietti con una fortuna veramente vergognosa e disdicevole per degli ospiti.

Un tardo pomeriggio però nonno Talpone era riuscito a sgaiattolare fuori da solo per una passeggiata solitaria, curiosa ed oziosa, senza meta precisa.

Le giornate erano fredde e ventose, anche se meno gelide di Milano, la gente nelle strade, superata la frenesia prenatalizia girava per le strade con maggiore tranquillità, osservando attentamente i saldi che si mostravano nelle vetrine.

Ma queste cose non interessavano molto il nostro amico che amava soprattutto le viuzze e le stradine meno affollate.

Ad un incrocio pedonale del vecchio centro, davanti ad un piccolo pub, aveva scorto, immobile davanti ai vetri gelati e imperlati di vapore, una persona anziana dai folti e irsuti capelli bianchi, con una rigogliosa barba bianco gialliccia, ricoperto da uno sdrucito soprabito di un indefinibile colore chiaro, maculato da macchie grigiastre.

Lo strano personaggio sembrava fissare intensamente l’interno del locale e nonno Talpone non aveva saputo resistere alla tentazione di fermarsi anche lui a guardare che cosa ci fosse di così interessante.

Ma l’interno era affollato e rumoroso come tutti i locali, forse lo sconosciuto cercava qualche conoscente, così, mentre si girava per proseguire altrove, si era sentito chiedere da una voce gracchiante ma gentile se voleva bere un goccio.

Questa è una proposta alla quale nonno Talpone non aveva mai saputo dire di no, quindi aveva accettato l’invito, entrando insieme nel locale e cercando un posto comodo in fondo al bancone.

Si erano ordinate due pinte di birra bitter, gustose ed aromatiche, prodotte da una ditta del posto,ed era sembrato corretto offrire il primo giro di bevande al signore in bianco, che aveva bevuto con evidente piacere un paio di lunghe sorsate, fermandosi poi a raccontare una curiosa storia che voglio ora riferire.