HANID E LA CORSA SFRENATA DEI CAMMELLI ( 1°)


Nell’afoso pomeriggio di quel triste cortile, con un cielo plumbeo e opprimente, si percepiva un senso soffocante di attesa, ognuno agognava l’arrivo di un temporale liberatorio, che avrebbe portato una sferzata di frescura.

I due bambini, poveri uccellini migranti in un precario rifugio, si accucciarono nel loro angolo preferito, vicino al vecchio cancello dalle sbarre arrugginite, dove si poteva godere un lieve refolo d’aria.

Hanid, che aveva apprezzato con poche cortesi parole il racconto del maialino Ciuffetto che aveva narrato il suo amico Pamock, era imbarazzato dal fatto di non poter far notare che quell’animale impuro lo disgustava, quindi si lanciò subito in una avventurosa storia che ricordava di aver udito nel suo povero villaggio al di là del mare.

“ Devi sapere, caro amico,  che in tempi lontani noi avevamo condottieri e califfi coraggiosi e temerari, combattenti eroici che misero in fuga eserciti ben più grandi di loro, armati solo della loro fede e del loro valore.

Uno di questi, uno dei  più grandi, aveva all’inizio solo un piccolo gruppo di fedeli seguaci, pochi cavalli e cammelli, ma con questi fondò un impero così grande da far tremare re e imperatori.

Nelle battaglie cavalcava il suo cavallo preferito, un animale agile e scattante chiamato Al Sarì.

Il miglior foraggio e un secchio di fresca acqua di rose era preparato solo per lui, alla notte nel caravanserraglio veniva premurosamente coperto da un mantello prezioso.

Poco discosto da lui di solito riposava un giovane cammello, adibito al trasporto di pesanti carichi di armi e vettovaglie, chiamato Al Marid.

Stando spesso vicini, nelle lunghe notti stellate il cavallo amava raccontare senza tregua all’animale che gli era accanto le prodezze del suo padrone, di come questi lo accarezzasse e lo premiasse con verdure dolci e gustose, di come talvolta gli confidasse i piani futuri di gloriose imprese che si proponeva di iniziare.

Spesso Al Sarì si infervorava nel suo raccontare e diventava sempre più arrogante e sentenzioso, affermava di essere ormai sicuro della grande fama che avrebbe acquisito con le prodezze del suo padrone.

Anzi, le prossime conquiste avrebbero dovuto essere attribuite in gran parte alla sua forza e alla sua velocità, pertanto riteneva che per riconoscenza in futuro il condottiero avrebbe dovuto nominarlo Cadì in qualche ricca regione, con l’omaggio di un nutrito harem di giovani puledre.

Le notti stellate erano ormai diventate lunghe e noiose per il povero cammello Al Marid, che si sentiva altrettanto forte ed intrepido del borioso vicino, ma doveva continuare ogni giorno a portare solo pesanti carichi ed essere pungolato da un rude cammelliere.

Una notte non riuscì più a sopportare lo strazio di quei vaneggiamenti vanitosi, diede uno strappo al paletto che lo legava e fuggì via dal caravanserraglio, verso il deserto, girando senza meta, fino a fermarsi vicino ad una pozza d’acqua, dove si abbeverò e piangendo si lamentò, rivolto alla luna e alle stelle, della sua triste esistenza.

SPIEGAZIONI IN VIAGGIO


Per quanto continui la stanchezza e il torpore, nonno Talpone deve sempre muoversi, nonna Istrice si sta riprendendo dal suo blocco reumatico, i nipotini sono sempre felici di vederlo e giocare a nuove avventure, il figlio promettente avvocato essendo troppo impegnato dal lavoro richiede la sua assistenza per tanti piccoli impegni, come giorni fa quando il motore di una sua auto ha si è arreso alla vecchiaia e all’incuria, l’altra è stata portata dal meccanico per una manutenzione urgente, così i giovani hanno deciso per un’auto più recente e imponente.

Questa mattina nonno Talpone è stato coinvolto nella gita collettiva sino al concessionario auto di uno sperduto paesino del bresciano per ritirare il grosso SUV d’occasione che avevano acquistato.

Il nonno alla guida di una piccola auto aziendale mugugna, perché odia quel tipo di auto mastodontiche, gipponi americani compresi, anche se capisce che i giovani, ma in genere molti uomini e donne sono sempre più fragili e hanno bisogno di simboli esteriori di sicurezza e di status sociale.

Eccoli quindi insieme, nonno e papà avanti, mamma e nipotini dietro con un Ipad che trasmette a tutto volume un cartone di supereroi americani.

” Bum!  Sbang! Crash! Schiaccialo! Ammazzalo! “

Casualmente il nonno chiede se sanno che è morto, dopo lunga permanenza in ospedale, il nonno dell’amichetto dell’asilo dello Scoiattolino, il piccolo Adriano.

“ Ma come fai a saperlo ? – chiede stupita la giovane mamma.

“ Semplice, con internet, sui blog, su Facebook – risponde il nonno, meravigliato che quei giovani tecnologici siano all’oscuro di questi mezzi di comunicazione, proprio loro, dotati di personali smartphone, computerini aziendali e Ipad.

“ Bisogna scrivere, cosa facciamo, un SMS, un telegramma ?”

Mentre insieme discutono sulla forma e tipologia del testo di condoglianze, si sente la voce del nipote più grandicello, lo Scoiattolino.

“ Nonno, cosa vuol dire che è morta una persona ?”

“ Beh, mio caro – avventa il Talpone – quella persona è andata via, un lungo viaggio, ma in realtà è come se fosse ancora qui, presente con i suoi cari, con quelli che lo ricordano, il nonno ne conosce tanti e stanno benissimo con lui”

“ Ah bene – mormora lo Scoiattolino, ritornando al suo film di sterminatori di delinquenti dal ghigno bestiale e di mostri orrendi.

“ A proposito, lo sapevi caro che è morta anche la madre di quella signora bionda, quella che ha una bambina bionda che viene all’asilo con i nostri figli ?- informa la mamma mentre armeggia con il suo smartphone per le condoglianze.

“ Eh no, basta con i morti !- afferma deciso lo Scoiattolino, disturbato dalla visione delle sua stragi personali sull’Ipad.

“ Hai ragione piccolo – suggerisce conciliante nonno Talpone – pescate delle caramelle dal sacchetto, è un discorso difficile, ci vuole qualcosa di dolce”.

Più avanti, usciti dall’autostrada, ci si muove tra stradine secondarie, che contornano con brusche curve le cascine isolate, i campi di giovane  mais, di grano e rossi papaveri,  mentre qua e là si incontrano grandi trattori impegnati in lavori di aratura.

I bambini guardano incuriositi quel paesaggio a loro inconsueto, che a nonno Talpone ricorda tanti amici cari, partiti per i loro viaggi senza ritorno, il signor Luigi, che con fatica immane da mezzadro aveva creato una grande cascina modello, il contadino Oreste che alla trebbiatura del grano raccontava antiche storie, l’amico Renato che parlava della fatica tra i vigneti piemontesi.

I ricordi si affollano, sua mamma, la dolce nonna, il burbero papà e tanti altri, numerosi e ciarlieri, che rivivono con lui mille episodi passati, con una freschezza e una precisione di colori, odori, sensazioni che nessun effetto speciale da film potrà mai dare.

Quando scendono nel vasto cortile della Concessionaria nonno Talpone ha gli occhi umidi, questo maledetto vento di primavera gli crea sempre delle fastidiose irritazioni alle sacche lacrimali.

Si pulisce in fretta con un fazzoletto di carta, poi grida con forza “ Bambini scegliete la macchina che volete, il venditore sarà contento, ad ogni auto acquistata vi darà una caramella, chiedete al papà !”

MEGLIO DEL SILENZIO


All’inizio era la stanchezza fisica, quella che ti intorpidisce anche la mente, si desidera solo di riposare, senza le forze per muovere neanche un braccio, figuriamoci lo scrivere su una tastiera.

Poi era arrivata finalmente la pioggia con la forzata pausa dei lavori, ma anche la notizia della bomba scoppiata davanti ad una scuola di ragazzine sedicenni.

Sono cose che capitano in ogni parte del mondo, c’è dolore, si capisce, ma in Italia queste stragi hanno sempre risvolti oscuri, la polizia ed i magistrati individuano prima o poi gli indiziati, si riesce persino ad ipotizzare i collegamenti oscuri con i poteri forti, quelli che intrecciano servizi segreti, malavita, appoggi politici ed economici.

Ma poi avvengono solo le assoluzioni, i dubbi, le ipotesi, i depistaggi.

A noi gente comune resta solo la rabbia, l’angoscia, l’amarezza.

Quando poi questi fatti toccano i nostri giovani la disperazione aumenta.

Cosa può scrivere un nonno Talpone?

Questa è la ragione del silenzio di dieci giorni.

Poi lui si è accorto che stranamente, aprendo l’opzione statistiche del suo blog, nel suo perdurante silenzio di vecchio stanco e amareggiato, vi erano state persone che lo avevano cercato ripetutamente.

Si, proprio lui, l’anziano sciocco, forse cercavano un motivo di sorridere ancora, perché la vita è dura per tutti e una piccola pausa dallo sforzo quotidiano serve sempre.

A questo punto nonno Talpone ha deciso che è ora di svegliarsi dal suo torpore, purtroppo sono scomparse persone molto più importanti e degne di lui, come dice il proverbio “ sono i migliori che se ne vanno “ ma forse il poter dare generosamente sé stessi, per quanto poco valga, è sempre meglio del silenzio.

NONNI SCIOCCHI


La scorsa settimana è stata una full immersion con i nipotini, ammalato lo Scoiattolino dal lunedì, febbre per il Polipetto giovedì e venerdì.

Pausa ricambio nonni il martedì, in cui si è curato l’imbottigliamento di una grossa damigiana di Bianco Ortrugo piacentino per il figlio milanese.

Una settimana passata a giocare con i piccoli ammalati, con pazienza e faticoso divertimento e nonno Talpone non la trova affatto sprecata.

L’altro giorno una cognata in una sua telefonata aveva sbrigativamente commentato: “ Ai miei nipoti ci pensi mio figlio, sai cosa si dice a Roma ? Trulli, trulli, chi fa i bambini se li trastulli !”

Altri parenti e conoscenti della nostra età continuano ad affermare decisamente che, anche se sono diventati nonni, loro devono godersi la vita, che hanno lavorato sempre e ora non vogliono più problemi.

Questione di opinioni, di sensibilità personale, anche di capacità naturale di rapportarsi con i bambini.

Non bisogna certo giudicare sbrigativamente gli altri, però per esperienza si può affermare che prima o poi ognuno riceve quello che ha dato, se poi non accadrà così, pazienza, quello che si ha donato per amore non va mai rinfacciato.

Certo che quando quei musetti dolci ci accolgono al nostro arrivo con gridolini e occhi brillanti, con la loro infantile gioia, noi siamo già stati ripagati oltre ogni misura.

Senza esagerare, come molti altri anziani, Talpone può tranquillamente affermare che essere nonni è una fantastica esperienza che prima non si sarebbe mai riusciti ad immaginare.

Sarà forse un sempliciotto, un “ eterno bambinone “ come lo chiama amorevolmente sua sorella, ma il mio amico nonno Talpone trova che la compagnia dei bambini è una gioia che rende più sopportabili tanti problemi dovuti all’età, che è una ricompensa addirittura immeritata, che ogni giorno futuro sarà un regalo bellissimo.

Magari per questo qualcuno potrà dire che è uno sciocco, ma questo è il miglior complimento che lui potrebbe ricevere.

DINO E CIUFFETTO ( fine )


Così, passata la mezzanotte, i due malvagi indossarono dei vecchi lenzuoli, ne fecero dei buchi per gli occhi, presero un grosso bastone, una lunga catena di ferro e con due piccole lanterne si recarono silenziosi alla casupola solitaria per sorprendere i due dormienti.

Spalancarono silenziosi la porta e subito iniziarono a battere il bastone contro i muri, a scuotere la catena, ululando e emettendo grida e gemiti agghiaccianti, che terrorizzarono i due malcapitati.

“ Siamo fantasmi dannati!- urlò l’oste con voce roca – dacci tutto l’oro che possiedi o ti trascineremo nell’inferno !”

“ Ma quella era l’ultima moneta che avevo – gemette Dino battendo i denti dalla paura – do… domani qua… quando l’oste mi darà il resto vi darò tutto, giuro, non ho più niente !”

I due figuri frugarono rabbiosamente tra i vestiti e nel suo fagotto, ma non trovarono un soldo.

Infuriati gridarono “ Allora ci prenderemo questo maialino e lo faremo arrosto !”

Il povero Dino era quasi morto dalla paura, anzi, con rispetto parlando, se l’era fatta sotto, ma quando il grosso fantasma afferrò il tornito cosciotto del suo amico di sventura, qualcosa esplose in lui come una bomba, gli si buttò contro lanciando calci furiosi, mentre Ciuffetto si rigirò morsicando scatenato l’altro preteso fantasma.

Con urla di dolore le due bianche figure scapparono fuori nella notte, lasciando vincitori sul campo i due amici.

“ Squitt, squitt, sei stato molto coraggioso Dino, sei un vero eroe – grufolò Ciuffetto dando una leccatina amorosa al suo salvatore – ma per prudenza è meglio nascondersi in qualche lontano pagliaio”.

Pertanto si allontanarono da quel posto ostile e quando il mattino seguente si svegliarono nel loro nuovo rifugio il piccolo Dino disse “ Ahimè, ora siamo senza soldi e senza cibo, come faremo ?”

Ma il porcellino rispose “ Squitt, squitt, ci penso io “

Corse nel campo vicino, annusò in giro, scavò e tornò con alcune grosse patate.

Così, acceso un focherello e messi i tuberi sotto la cenere i due amici ebbero il loro rustico pranzetto.

Dino e Ciuffetto fecero molta strada nei giorni seguenti, stando lontano dagli abitati, mangiando mele e patate, bevendo ai ruscelli e dormendo nei fienili.

Ma non poteva durare questa semplice dura vita vagabonda, il bambino cominciava a soffrirne, così, mentre si riposavano ai margini di un bosco, il maialino grugnì deciso “ Squitt, squitt, fermati qui, ho un’idea !”

Veloce si allontanò tra gli alberi, annusando rumorosamente, scavando buchette qua e là, tornando alla fine con in bocca alcuni sassi nerastri che emanavano un odore pungente ed acuto.

“ Uhm, ma queste patate puzzano, sono marce, Ciuffetto !”

“ Sgrunf, sgrunf, padroncino sei un somaro a due gambe ! Questi sono pregiatissimi tartufi, li venderai al mercato e farai molti soldi, squitt, squitt !”

Infatti quando si recarono in città, con quelle curiose patate puzzolenti stranamente il piccolo Dino guadagnò delle belle monete d’oro, e così mangiarono come dei re, poi si comprò un vestito e delle scarpe nuove per lui , una spazzola di madreperla e un guinzaglietto rosso di cuoio per il fedele amico .

Il bambino imparò velocemente molte cose in quei giorni : a controllare la sua paura, a lavorare per guadagnarsi da vivere, ad essere generoso, ma a riconoscere il valore dei soldi.

Era diventato adulto in fretta, però gli mancava qualcosa a cui non sapeva dare il nome.

Un giorno mentre passava per una via che conduceva al mercato, vide dietro uno steccato di una villetta un gruppo di tre bambini che giocavano felici, si fermò a guardarli ammirato e incuriosito.

Dalla porta di casa uscì un giovane mamma, magrolina e con un buffo caschetto di capelli rossi, gli sorrise gentilmente e gli chiese “Vuoi entrare, ho appena preparato un bella torta al cioccolato per i miei bambini, vuoi favorire ?”

Dino si girò ad interrogare con lo sguardo il suo maialino, ma la mamma capì e aggiunse che aveva anche delle belle pannocchie di granoturco per il suo amico.

Così i due entrarono in quel giardino per la merenda che veniva loro offerta, ma tutti furono così amorevoli e gentili che si fermarono per la notte, poi anche la seguente, poi diventarono come dei figli e Dino trovò nuovi amici, anzi veri fratelli con cui giocare, litigare, ma soprattutto imparare insieme le cose semplici e giuste della vita.

Anche il riccioluto maialino fu ben accettato in famiglia, a parte qualche conflitto di idee con la rossa mammina che si costringeva a sofferenti diete, cosa che faceva grugnire a Ciuffetto “ Sgrunt, sgrunt, cicciottello è sempre bello mia cara, squitt, squitt !”, ma per Natale ebbe in regalo una rosea maialina con cui stare in compagnia ed allevare ben presto una numerosa e turbolente figliolanza.

Passato qualche tempo il buon Dino rimandò ai genitori le monete d’oro che aveva ricevuto, scrivendo in un biglietto che aveva alla fine scoperto due tesori : l’amore di una mamma e l’amicizia che bambini e animali ti possono dare.

 

 

A CHI TROPPO A CHI NIENTE


A chi troppo, a chi niente.

Vi sono alcuni che vogliono troppo dalla vita e sono ingordi di affetti, altri che sembrano ciechi e sordi all’amore per i propri figli e nipoti, al loro sangue.

Nonno Talpone non è stato più chiamato a curare i nipoti, aveva frainteso, niente di catastrofico, lui ha un carattere passionale, non capisce che è solo una pausa, in ogni caso ha i suoi giorni stabiliti, salvo imprevisti e malattie.

Perché allora rimane confuso e accidioso, perché sopporta male i ruoli, i tempi, le occasioni ?

Così, invece di giocare con i suoi piccoli, si trova a girare agitato per le stanze, trapianta qualche vaso del balcone, lava e prepara un centinaio di bottiglie per travasare con la luna calante le altre tre damigiane che riposano in cantina, si reca al mercato ambulante per acquisti, ben interpretando il ruolo del pensionato loquace e sentenzioso con i gestori delle bancarelle.

Poi per calmarsi si è recato in biblioteca a studiare su dotti volumi che trattano temi come l’invenzione del popolo ebraico e le storie galanti del principe Genij.

Si riduce a fare il talpone tra i libri, come d’abitudine, consulta riferimenti storici, affatica gli occhi e s’intristisce.

Stasera ha avuto notizie del nipotino di un caro amico recentemente scomparso, un bambino tenero e giocoso di quattro anni, ha due nonni  che, pur essendo il loro unico nipote, non lo vogliono vedere e si disinteressano di lui.

Purtroppo non è il solo caso, ci sono altri anziani che vivono una loro vita artefatta e solitaria, che pensano solo a loro stessi, che non hanno la sensibilità di donare il loro affetto.

Stasera esame di coscienza: ordine e un pizzico di saggezza vecchio Talpone, i libri in giusta dose, ma i nonni lo si può essere per tutti, quindi mettiti in offerta a chi non li ha o non se li merita.

1° MAGGIO E DIPENDENZE


Oggi pioggia a dirotto, è la festa dei lavoratori, questo diluvio di pianto dal cielo sembra confermare che di lavoro ce n’è sempre di meno, sempre meno pagato, sempre più tassato.

Forse bisognerebbe indire una festa per poter lavorare, magari fare in modo di impegnare la gente almeno due volte alla settimana, dare il cambio al sabato e alla domenica, per offrire un lavoro pagato a chi non ce l’ha.

Ma queste sono riflessioni talponesche, le prime che emergono futilmente dopo il ritorno del nonno dalla sua breve vacanza parigina.

Stranamente quando era lassù al nord, munito di tre penne a sfera, una matita e due taccuini, nei brevi momenti di riposo in un bistrò, gentilmente concessi dalla moglie Istrice maratoneta, lui sospirava di sollievo, chiedeva une petite bière, apriva il suo calepino e annotava idee, appunti, canovacci di storie, nomi curiosi, caratteristiche di volti incontrati nel metrò.

Appena tornato a Milano si sarebbe aspettato di scrivere decine di post.

Invece niente, silenzio e umorale accidia.

Non tanto per dover rivivere  una situazione di evidente inciviltà sociale momentaneamente dimenticata, ma per una serie impressionante  di malignità, di cattiverie gratuite e ossessive lette sul suo blog preferito, quello della sua mamma virtuale.

Si potrebbe ragionevolmente osservare che :

1)    Per un settantenne è matematicamente impossibile avere un madre appena quarantenne.

2)    I maligni, gli invidiosi, i mentalmente disturbati sono una realtà spiacevole, ma ricorrente nella vita di ogni giorno e nonno Talpone dovrebbe averlo capito da almeno mezzo secolo.

3)    Con tutti i piccoli o grandi problemi reali che una persona deve affrontare quotidianamente, uno scritto su un blog di internet dovrebbe avere un minor impatto rispetto ad una descrizione di un misfatto in un libro, penso a “ I Demoni “ di Dostoevskij, o alla visione di un film come “ Il colore viola” o “ Schindler list”.

4)    Forse un blog o Facebook consultati più volte al giorno ci coinvolgono emozionalmente più del dovuto e ci appaiono più reali di quanto abbiamo intorno a noi.

Certo uno non dovrebbe avere questi blocchi, si possono scrivere le proprie emozioni, parteciparle ad altri, ma questo non è un diario, non nel senso che normalmente gli viene dato.

No, non deve essere una serie di annotazioni intime, magari lagnose e piagnucolanti, emozionali e confessorie.

Il blog di nonno Talpone vorrebbe essere una serie di osservazioni curiose e una riscoperta di quanto ci accade, con un ironico distacco.

Quindi se lui non riesce ad entrare in questo stato di estraneazione creativa è inutile cercare di scrivere.

Forse anche queste poche righe sono inutili.

Però quando una lettrice mi scrive della scoperta della gioia di vivere di nonno Talpone, devo perlomeno confessare che questo stato di grazia è assai difficile da raggiungere, perlomeno per lui e bastano piccole cose per distruggerlo.

Lui è fermamente convinto che:

A)  Quelli sempre felici e ottimisti sono forse degli indifferenti o degli scocchi.

B)   I coraggiosi quando sono temerari sono degli incoscienti rovinosi.

C)   I pietisti buon samaritani saranno forse dei santi, ma molto più probabilmente hanno dei grandi sensi di colpa da assopire.

D)  I malvagi hanno nel loro passato delle esperienze tragiche e cattivi maestri che li hanno corrotti.

E)   Resta la grande maggioranza di brava gente comune, come lui, che ondeggia, va avanti, tra scatti di gioia, tante giornate uguali e frustate di dolore.    Riuscire a sorridere ed essere sereni per qualche attimo è quanto di meglio si possa chiedere.

 

Devo chiosare queste discordanti osservazioni di nonno Talpone, precisando che ieri mattina gli sono stati consegnati in amorosa custodia i suoi nipotini, appena arrivati dalle vacanze inglesi, che hanno giocato insieme fino allo sfinimento, che alla fine non hanno avuto il permesso di dormire con i nonni, ma oggi saranno a pranzo da lui.

Più che assuefazione da internet, oserei affermare che i nonni sono bambini-dipendenti.

HANID E UN SENSO DELLA VITA


Nonno Talpone sta per  andare all’aereoporto, ma vuole lasciare questa piccola fiaba per i suoi lettori, ringraziandoli per il loro affetto.

 

Un giorno, quando nell’intervallo pomeridiano i bambini potevano giocare nel cortile, Pamock e Hanid si ritrovarono nel loro angolo nascosto per parlare e raccontare le loro storie.

Il bruno Hanid era ancora vergognoso di aver mostrato paura dei fantasmi e volle raccontare lui stesso una strana avventura che aveva sentito ripetere nel suo lontano villaggio al di là del mare.

“ C’era una volta un valoroso soldato, Mohamed al Backar, giovane forte e coraggioso, che per i suoi meriti aveva ricevuto un’alta carica a palazzo ed era benvoluto dal Califfo del paese.

Ma la sua improvvisa fortuna l’aveva reso orgoglioso e arrogante, cominciò a disprezzare ogni persona o animale che gli pareva non avere senso o utilità, come i pazzi, i tafani o quei ragni che insieme alla polvere insudiciano le stanze degli uomini.

La sua superbia gli causò molti nemici, il Gran Ciambellano per rovinarlo rubò il piccolo forziere contenente le più pregiate collane, pietre ed anelli del Califfo, lo nascose nella fessura di una roccia fuori dalle mura e lasciò alcuni preziosi di minor valore nella camera di Mohamed.

Il furto creò uno scandalo inaudito a corte, si fecero ricerche in ogni stanza del palazzo e, quando le guardie scoprirono i gioielli tra i vestiti del capitano, subito lo arrestarono.

Mentre lo stavano trascinando dal Sultano per la giusta punizione, passando vicino al banco del macellaio del palazzo furono improvvisamente assaliti da un nugolo di tafani inferociti.

Subito si agitarono come forsennati, divincolandosi e scappando, mentre Mohammed ne approfittava per divincolarsi e fuggire via.

Uscito fortunosamente dalla città, corse nella campagna deserta e, arrivato in una cava di pietre, scovò un piccolo cunicolo in cui entrare per cercare rifugio.

Vi si trovavano due ragni che, forse per pietà del fuggiasco, o per riparare le loro tele strappate, ritesserono le loro fitte tele.

Quando i soldati all’inseguimento del prigioniero passarono lì vicino, videro l’apertura, ma le tele di ragno li convinsero a cercare altrove.

Dopo un giorno e una notte passate nel suo piccolo rifugio, Mohammed ringraziò mentalmente i ragni e i tafani per l’aiuto prestato e fuggì lontano.

Mentre passava per luoghi deserti fu però sorpreso da un gruppo di banditi che trasportavano delle persone catturate per essere vendute come schiavi.

Lui si finse subito pazzo, aveva i vestiti laceri, la barba e i capelli irsuti e sporchi, quando si mise a sbavare, a lanciare grida gutturali e strillare come una scimmia della foresta i predoni schifati lo cacciarono via a colpi di pietre.

Mohammed ringraziò mentalmente la presenza al mondo dei folli, ritornò nelle campagne, si lavò ad un ruscello, si alleggerì degli abiti portati e quando vide un capraio con il suo gregge gli chiese umilmente del cibo.

Il brav’uomo lo sfamò, poi impietosito lo tenne con sé per aiutarlo a curare le sue bestie, cosa che il fuggiasco si adattò a svolgere con grande attenzione.

Dopo qualche mese il capraio acquistò altro bestiame e ne affidò una parte al suo aiutante, che si spostò nelle vicinanze, cercando sempre luoghi isolati e solitari.

Il lavoro non era faticoso, ma Mohamed mancava di esperienza e nel branco vi era  un caprone bellicoso e malvagio, che non mancava mai di cercare di colpirlo appena lui si distraeva.

Un giorno, spazientito, il giovane guardiano pensò di dargli una lezione esemplare.

Si accampò vicino ad un gruppo di rocce, ne scelse una abbastanza grande e finse di volersi accucciare voltando la schiena al gregge.

Il caprone subito lo puntò e gli corse addosso velocissimo a capo abbassato per incornarlo.

Ma quando era ormai vicinissimo Mohammed scartò di lato e il caprone diede una gran testata conto la roccia, cadendo indietro tramortito.

Si era udito un gran schianto con caduta di pietre, timoroso che la bestia si fosse spaccata la testa, lui andò a vedere da vicino.

Il caprone era indolenzito ma vivo, si era rivelata invece un’apertura nella roccia ove si intravedeva uno scrigno dorato, quello rubato al Califfo.

Allora Mohammed radunò il gregge e ritornò dal suo amico capraio, raccontò l’accaduto e insieme avvisarono gli altri pastori della zona per tendere una trappola quando fosse ritornato il vero ladro.

Per varie notti aspettarono nascosti fino a quando videro una figura avvolta in un mantello che si avvicinava furtivo.

Quando questa si accostò alle pietre e vi inserì una mano, gli furono subito addosso e lo legarono con delle funi, mentre alla luce delle torce si mostrava la faccia atterrita del Ciambellano.

L’indomani mattina un folto corteo di pecorai e caprai con i loro greggi, tenendo ben stretto il colpevole e guidati da un Mohammed trionfante, che recava tra le braccia il tesoro recuperato, si avvicinò alla città, varcò le porte e passò tra due ali di folla stupita ed ammirata, entrò nel palazzo del Sultano per deporre ai suoi piedi il tesoro recuperato e l’infedele suddito.

Grandi feste e nuovi onori per il valoroso Mohammed, che da allora imparò ad essere umile e tollerante, anche i caprai ebbero monete d’oro in dono e la possibilità di entrare come guardie del palazzo.

Questo corpo armato scelto, da lui capitanato, ebbe sulle insegne e sugli scudi le figure di due ragni, di sette tafani  e il volto di un folle.

Da allora nessuno osò più dire che al mondo vi fossero cose inutili, perché ogni cosa può avere un senso, anche se noi ora lo ignoriamo.”

Pamock sorrise felice e batté le mani complimentandosi con Hanid per la sua storia meravigliosa.

ALCUNI FATTI IN BREVE


A mezzogiorno rammentare con acuta nostalgia il luculliano pranzo di Pasqua in Umbria e ridursi a mangiare pane e formaggio.

Alla sera a cena, al ritorno della sua Istrice, scoprire che in fondo al frigorifero, ben coperti e nascosti, vi erano contenitori contenenti paté di fegatini all’umbra, porzioni di arrosto tartufato, prosciutto e salami affettati.

Passare una piacevole giornata con il nipotino influenzato, avendo portato in regalo un DVD di Pingu, visto tre volte di fila, e incominciare ad esprimersi in quello strano linguaggio gutturale svedese-pinguinesco, senza riuscire a smettere.

Andare a visitare stamattina la zia novantenne, l’unica che gli parla come un bambino di sei anni e tornare a casa con un tremendo mal di stomaco, esattamente come avveniva in quei tempi lontani.

A cena, mentre l’Istrice assapora cibi gustosi e beve dell’ottimo Pinot Nero, essere ridotto a un piatto di riso scondito e acqua.

Ridursi a pensare, per consolarsi, di essere un vietcong nascosto nella giungla, che apre furtivo la sua foglia di banano, contenente un pugno di riso bollito, sicuro della vittoria finale.

Di sicuro per ora solo la borsa dell’acqua calda sullo stomaco e le compresse di Buscopan.

BUON COMPLEANNO NONNO TALPONE !


Proprio così, non ci avrei mai scommesso, ma il mio amico nonno Talpone oggi compie un anno, cosa piuttosto singolare visto che la sua età anagrafica si aggira sui settanta.

Questa specie di ectoplasma, questo compagno bisbetico, collerico, ingenuo e bonaccione si è materializzato, sia pure virtualmente sulle pagine di un blog, proprio il 15 aprile 2011.

Come genitori generosi, sempre pazienti e disponibili ha avuto da una parte un trentenne londinese irruento e adorabile, con incomprensibile lavoro di supervisor di effetti speciali cinematografici, con un’insita ambizione di essere padre anche lui, sia pure con la futura adozione di due piccoli abbandonati negli asili, sia pure a Londra, perché in Italia santa madre chiesa non gli permetterebbe mai di creare una famiglia con suo marito irlandese e cattolico.

Dall’altra nonno Talpone ha avuto una madre molto elastica, una grande mamma reale ed indaffaratissima, oltre che da tre scatenati e adorabili maschietti, da un marito birraio per vocazione e professore di economia marxista a Londra, da un numero incredibile di impegni di lavoro e di partecipazione pubbliche, una donna che con incosciente leggerezza si ostina a dilatarli e moltiplicarli ulteriormente, fraintendendo l’impegno settimanale delle 36 ore part-time verticali con quelle normalmente disponibili nell’arco della giornata.

Il nonno che questi due trentenni hanno prodotto non poteva che essere definito perlomeno originale, svitato e controcorrente, senz’altro indegno delle loro capacità personali, ma lui ha ormai superato il primo anno di vita e intende andare sempre avanti verso l’avventura, con curiosità e attenzione, quella tipica di un anziano monello, arrancante e leggermente svanito.

Devo ammettere che nonno Talpone mi ha fatto molto compagnia, mi ha impegnato diverse ore nella giornata, ma mi ha anche divertito in modo incredibile.

Lui mi ha insegnato a vedere le piccole contrarietà quotidiane con una visione diversa e più sopportabile.

Ho l’ardire di ritenere che anche i miei lettori abbiano un loro personale Talpone, provate a scoprirlo, senza vergognarvi, a interrogarlo e ad osservare la vita con i suoi occhi, dovrebbe essere un’esperienza divertente.

Altrimenti pazienza, il mio amico nonno Talpone lo farà per voi.

Alla salute !