I GIOVANI E I BACCHETTONI


Da quello che si legge sui giornali il pane che si acquista nei supermercati e nei negozi sembra  provenire in massima parte da fabbriche rumene che lo producono a prezzi irrisori, molto inferiori a un euro al kg, il prodotto congelato arriva in Italia per essere poi riscaldato al momento della vendita e venduto a prezzi da tre a cinque volte superiori.

Data la descrizione drammatica che ne fanno le cronache, si parla di miscele di scarsa qualità, di cotture in forni alimentati anche con copertoni d’auto e legname di scarto di ogni provenienza, bare comprese, nonno Talpone e consorte hanno deciso di prepararsi il pane in casa, con ottimi risultati e costi molto contenuti.

Le pagnotte da un kg con farine di farro e kemut sono molto saporite, si conservano anche per una settimana senza perdere consistenza e gradevolezza.

Tutto bene direte voi, in fondo loro sono pensionati, se non hanno da seguire i nipotini più o meno ammalati, aiutare i figli o star male loro stessi con un impeto di egoismo, può esserci il pericolo che si possano annoiare ( quanto sono ingenui questi figli !).

Che poi il nonno si incarichi di impastare personalmente acqua, farina e lievito, invece di acquistare l’apposita macchinetta che mescola e cuoce il pane secondo intervalli programmati, questo rappresenta solo una forma di originalità tipica delle persone di un’altra generazione, quelle un poco matte.

La cosa grave e disdicevole è che nonno Talpone scopre di provare piacere ad impastare, una gradevolezza che lui bizzarramente chiama “ erotica “ anche se gli richiama alla mente non ammucchiate pornografiche, ma lo zampettare felice della sua vecchia gattina.

Il guaio è che ne ha scritto e ne ha parlato sconsideratamente con alcuni giovani, compreso quel benedetto Martello di dio, provocando scandalo e quasi ripugnanza.

Come si è permesso di pronunciare quella parola “ erotico “, seppur riferita alla panetteria, è cosa sconveniente che li pone in imbarazzo, sembra improvvisamente che di questo non si parla e non si scrive.

Forse perché un padre anziano viene idealizzato, certo che questa generazione di mezzo, dai 25 ai 40 anni, sembra indignarsi e vergognarsi di una battuta da oratorio.

In effetti nelle strade o nelle vetture pubbliche non puoi sorridere, anche in seguito ad un tuo recondito pensiero, senza suscitare fastidio e sguardi accusatori.

Non è permesso fare un complimento o un saluto ad un bambino senza che la sua mamma  ti guardi con sospetto ed un freddo cipiglio.

E’ difficile essere gentili con il prossimo  o aiutarlo senza provocare pura e apprensione.

Se a Milano puoi scherzare solo con anziani gentili e con i bambini, bene,  nonno Talpone sceglie di appartenere solamente a queste due età e categorie.

La generazione degli altri, i bacchettoni, spaventati ma egoisti, frettolosi ma consumisti, mi scusino, ma che vivano pure nei loro incubi quotidiani.

L’EROTISMO DEL PANE


Oggi si è fatto rivedere nonno Talpone, appariva stranamente eccitato e di buonumore, invece di mostrarsi con la solita faccia da profugo appena scampato da una guerra civile.

Mi ha spiegato che la moglie, stanca della sua eterna depressione, l’aveva strigliato per bene e messo al lavoro, imponendogli di pensare positivo.

Così subito dopo la colazione con una tazza di forte tè Chai Spicy e taralli al finocchietto, si era messo a disposizione.

Con un improvviso lieve rossore sulle guance, ha borbottato qualcosa come “ho scoperto ( testuali parole sue ) “ l’erotismo del pane “.

“ Eh no, caro mio, di queste cose io non ne scrivo – mi sono subito inalberato –se tu vuoi fare il vecchio sporcaccione, come il tuo tanto criticato B.,  fallo da solo, io ho una dignità da difendere “.

“ Ma che cosa hai capito, benedetto ragazzo, (grazie vecchio mio ) ho detto PANE, PANE e non il p. a cui tu maliziosamente vorresti accennare, quello che, nella sua accezione volgare, è sulla bocca di tutti, con un’estenuante intercalare.

Parlo della michetta, del filoncino francese, del pane toscano, quello sciocco come te, quello che ho impastato stamattina sotto le istruzioni della mia Istrice Prussiana.

Dunque, dopo che la moglie aveva preparato gli ingredienti per l’impasto, mi sono lavato per bene le mani, ho indossato il grembiule cerato da cuoco, ho messo gli occhiali ed ho iniziato a impastare quel composto molliccio e farinoso.

Spingi, pressi, rotoli e rivolti l’impasto, ogni volta recuperando la farina che si sposta sui bordi della bassa zuppiera.

E’ un lavoro gratificante, faccio esercizio gratuito alle mie dita ed evito di far affaticare  la mia adorata coniglietta.

Certo mi sono stancato e annoiato ben presto, era vigile il controllo della sorvegliante prussiana che aveva messo in funzione anche il timer a campanello dalla forma di uovo.

Però alla fine, continuando a impastare, devo confessare che ho cominciato a provare una sottile sensazione di piacere, come la mia gatta Stellina, quella della casetta nei boschi della Valnerina, che, quando trova un maglione abbandonato sul divano o quando mi sale sulla pancia,  comincia  a premere alternativamente sul morbido con le sue zampine pelose, come stesse anche lei impastando.

La stessa impressione che ho provato io, senza per questo ronfare sonoramente.

Devo ammetterlo, è stato delizioso, una sensazione piacevole, direi … erotica.

Secondo te il pane ne risentirà ?”

TORTA PER PICCOLI GOLOSI


Sembra ormai assodato che tra le non molte abilità di nonno Talpone non figura quella dell’arte culinaria.

In anni lontani, quando a quattordici anni era stato avventurosamente lasciato su una montagna di Santa Maria Maggiore a fare campeggio selvaggio, insieme a due coetanei, il giovane Talpone aveva imparato a sue spese come cuocere e salare degli spaghetti senza doverli vomitare e come cuocere un uovo o un pezzo di carne senza farli bruciare.

Una volta tornato a casa, nei momenti di emergenza, quando i genitori erano assenti in viaggio, lui assumeva naturalmente le funzioni di cuoco della famiglia, tollerato e forse anche apprezzato dalla sorella e dal fratello più anziano.

Le sue ricette primitive, oltre a risotti e minestroni, hanno rafforzato il suo ego culinario, anche nei tempi successivi di vita universitaria, durante improvvisate spaghettate notturne con olio, aglio e peperoncino per eterogenee e numerose compagnie di amici raccolti per strada.

Poi giunse il matrimonio con l’affascinante brunetta umbra che da inesperta donna di casa si è trasformata, grazie anche a continue telefonate in Umbria a mammà, in una cuoca sempre più abile ed esperta.

L’acquisto della bibbia culinaria di Pellegrino Artusi, primo di una serie di libri e riviste specialistiche ne ha fatto una fuoriclasse riconosciuta.

Cosa fare ?

Nonno Talpone non poteva competere, poteva darsi alla collezione di francobolli o conchiglie marine ?

Si è ridotto a iniziare un reparto di libri da cucina nei suoi scaffali della libreria, leggendo, sognando e gustando con eccessiva golosità le prelibatezze della sua dolce metà.

Ma quando è solo nella sua casetta nei boschi della Valnerina, senza potenziali scomodi testimoni, lui osa cimentarsi con pentole e padelle.

Lui sostiene che la sua paella è gustosissima, le sue omelette audaci.

Anche se non ha ancora capito come si fa a far girare la frittata senza che gli scivoli continuamente sulle sue scarpe.

In questi giorni di continue malattie influenzali dei nipotini, Nonna Istrice, per divertirli e tenerli buoni, li coinvolge nella preparazione della torta al cioccolato.

Nonno Talpone è particolarmente invidioso di questa sua posizione preminente, vorrebbe dirigere anche lui qualche volta l’equipe dei piccoli cuochi.

Per motivi a lui ignoti l’Istrice Prussiana gli ha sempre vietato ogni iniziativa in tal senso.

Ad ogni buon conto, questa volta lui ha scritto la ricetta della sua preparazione, che generosamente mette a disposizione delle sue lettrici, sperando che magari qualche mamma gli consenta di dirigere la preparazione della torta al cioccolato nella propria cucina in compagnia dei piccoli apprendisti locali.

Ingredienti

–         2 etti di cioccolato fondente Zaini

–         1,25 etti di zucchero

–         3 cucchiai grossi di fecola di patate

–         3 uova fresche

–         ½ bustina di Pane degli Angeli

–         1 etto di burro

Preparazione

Fondere nel microwave per due minuti, o in alternativa scaldare a banomaria in un pentolino la cioccolata, immettervi poi il burro, lasciandolo sciogliere e mescolandolo sino all’amalgamazione completa.

Mettere lo zucchero in una terrina alta e unire i tre tuorli d’uovo, sbatterli fino a farne un impasto consistente tipo zabaione.

Montare a neve gli albumi con un mixer a immersione, in questa operazione voi tenete ben fermo l’attrezzo, lasciando schiacciare il pulsante al bambino.

Inserire nello zabaione il cioccolato e burro fuso raffreddati, la pulitura del cucchiaio e del contenitore svuotato spetta al piccolo assistente.

Unire nella terrina i 3 cucchiai di fecola con il lievito, unire gli albumi montati a neve, mescolare con il mixer, sempre con l’aiuto dell’assistente, ormai dotato di poderosi baffi color cioccolato.

Versare il contenuto in un contenitore di alluminio per torte e inserirlo in un forno preriscaldato a 160 gradi.

Tenervelo per circa 35 minuti.

Dopo averne saggiata la cottura con uno spiedino di legno, togliere la torta, lasciarla raffreddare e poi buon appetito !

Gli intermezzi di pausa felice per i bambini sono quando possono leccare i cucchiai e i contenitori dello zabaione, della cioccolata e dell’impasto finale.

Risulta importante il fingere di non vedere qualche ditino o cucchiaio che pesca con guizzo scattante nei vari contenitori.

Le fette di torta sono oltremodo gustose se spalmate con abbondante panna montata.

Sarà un successo, parola di nonno Talpone !

 

CUCINA CREATIVA


“ Ben tornato nonno Talpone, come stai ?”

Stamattina improvvisamente si è fatto rivedere il mio vecchio amico, quello che conosco dall’infanzia, arrivando da me con un’andatura dondolante e l’aria impunita e sbarazzina di un bambino che esca dal nascondiglio in cui si era nascosto in una partita di mosca cieca.

“ Uhm, così così – ha risposto evasivamente – vedo che qua le cose vanno al solito modo, nessuna novità, niente avventure, sei il solito poltrone !”

Poi con una punta di trepido interesse “ Mi ha cercato qualcuno ?”

Io ero rimasto così male per le sue parole di scherno che volevo rispondergli che proprio nessuno lo aveva cercato nella sua lunga assenza, perché lui è solo un vecchio “balengo”presuntuoso.

Ma poi mi ha fatto pietà e ho ammesso che tre o quattro persone avevano chiesto di lui, probabilmente volevano avere sue notizie, magari si erano anche preoccupate, come , lo ammetto, lo era stato anche il sottoscritto.

“ Sono stato impegnato dal punto di vista culinario – ha affermato con un certo sussiego nonno Talpone – sai benissimo che apprezzo molto la buona cucina ( cosa verosimile, data la sua pronunciata circonferenza addominale ) , che ho amato e stimato grandi film come La Grande Abbuffata e Il Pranzo di Babette, che leggo con piacere la letteratura gialla, per intenderci quella che ha per protagonisti Nero Wolf  o la moglie del Commissario Maigret “

“ Allora anche quelli con la cammarera e l’oste preferito del Commissario Montalbano “ Ho osservato io perfidamente.

“ Si, è vero, pure loro, inoltre colleziono libri di cucina regionale italiana e internazionale, oltre ad ogni tipo di ricettari dei secoli passati.

Purtroppo avendo sposato una talentosa femmina, sia pure tipo generale prussiano, che cucina divinamente, non ho avuto recentemente molte occasioni di mostrare la mia arte, la mia valentia acquisita.

Come sai quando vado in casa dei miei nipotini sono spesso costretto, piacevolmente devo ammettere, a rivedere più volte il film Ratatuille.

Divertente e bellissimo – ha sospirato nonno Talpone – se non fossi completamente calvo potrei sperare di trovare anch’io un topino che, appollaiato sopra la mia testa, mi diriga nel compimento di quella nobile arte.

Giorni fa mia moglie era fuori casa per assistere ad un concerto, ero solo e mi sono ritrovato alle otto di sera senza aver ancora cenato.

Sono entrato in cucina, ho apparecchiato tavola, ho aperto il frigorifero e ho deciso di tralasciare i contenitori delle pietanze già preparate, per cucinarmi qualcosa di personale.

Ho ripassato mentalmente varie ricette, poi ho deciso che la genialità si esprime meglio nelle cose semplici, come insegna Ratatuille.

Ho preso il panetto del burro e due uova.

Ho scovato una padella antiaderente della giusta misura.”.

Pausa.

“ Va bene – dico io – non mi sembra un piatto tanto geniale, hai forse aggiunto una grattugiata di tartufo di Norcia, dei gamberetti, delle verdure, insomma non mi dire che hai preparato una semplice omelette ?”

“ Sciocco, l’arte è anche quella di cucinare due uova in padella in modo perfetto, come diceva quel famoso chef … che ora non ricordo.”

“ E allora ?”

“ Ma come sei noioso, cosa c’entrano i particolari, quello che conta nella vita è il principio creatore …”

“ Guarda che sia io che i tuoi lettori vogliamo sapere i dettagli di questo tuo piatto geniale, anzi creativo, come affermi tu “

Nonno Talpone si è subito inalberato, per poi mostrarsi stranamente imbarazzato, stava per uscire di casa un’altra volta, poi in un impeto di liberatoria e tumultuosa confessione ha mormorato :

“ Avevo sciolto delicatamente il ricciolo di burro nel tegame, spumoso al punto giusto, l’avevo posato sul ripiano del lavello per fermare la cottura, avevo preso in mano le due uova, con un rapido scatto del polso ne ho rotto i due gusci …

Grumpf,  ho sbagliato la mira, i tuorli e gli albumi sono caduti fuori dal bordo del tegame, lasciando una bavosa scia sulla lavastoviglie e finendo sul pavimento con uno schiocco agghiacciante e lasciando una macchia colorata sul bianco del tappetino pulito.

Ho passato la sera a pulire, lavare e smacchiare la stuoia, per farla poi asciugare sul termosifone, prima che ritornasse la mia Istrice teutonica, che come sai è una maniaca delle pulizie.

Quando molto più tardi è entrata in casa, lei non si è accorta di niente, avevo pulito tutto perfettamente e cancellato ogni traccia come dopo aver commesso un sanguinoso omicidio.

Però devi ammettere che la mia idea era originale e creativa, non è vero ? “

ANCORA IL NONNO FOLLETTO


“ Pronto ? Il folletto dei ciucci ? “
“ Che ciucci, gli asini ? Di che parli ? “
“ No, parlo con il folletto che ritira i ciucci ai bambini e gli lascia in cambio i regalini. Hai capito ora ? “
Si tratta del promettente avvocato di Milano, tuo figlio primogenito, quello delle brillanti idee che ti fanno trasformista alla Fregoli, nonno Talpone svegliati !
Anche se stai gustando un saporitissimo pulpo a la gallega, cucinato con raffinatezza dalla cognata Paperoga, forza, riprendi i riflessi intorpiditi dal buon Vermentino di Sardegna e dall’antipasto di mare.
Respira a fondo, tappati il naso e parla in falsetto con la Piccola Piovra di tuo nipote, oggetto di un vile mercanteggiamento che lo priverà della gioia del ciuccio, rinviando di quindici anni la gioia di succhiare, quando fumerà due pacchetti di sigarette al giorno, con gravi conseguenze per la sua salute.
“ Pronto, sono il folletto degli asini, no scusa… dei ciucci, ecco bambino, ma tu chi sei ? “
“ Piovretta sono… tu pigli i ciucci ? “
“ Si, sono proprio il folletto che fa queste cose, che cosa vuoi per regalo in cambio del tuo ciuccio ? “
“ Tu, tu prendi ciuccio, io voio Skai Wokker…io Piovretta, via, via… numero 2, terzo piano, capitoo ? “
“ Va bene, bene…gasp “ ( senza fiato )
Nonno Talpone con i suoi problemi di respirazione spera che la serie dei folletti sia al termine, non vorrebbe finire a faccia in giù su un gustoso piatto di insalata di polpi, anche se in fondo… che talponesca morte eroica sarebbe, ragazzi !

DUE NOTIZIE CATTIVE E UNA CONSOLATORIA


Superati gli stress di due mancate partenze dalla campagna umbra, nonno talpone ha ripreso i suoi allenamenti ginnici mattutini, che rischiano di renderlo ” runner addicted “( corsaiolo dipendente ), come la sua amica ( figlia/mamma/nipote ?) l’Elasti ovviamente, la giornalista umorista, la supermamma rosso Ferrari.
Nelle sue ultime passeggiate Talpone ha scoperto che da tre giorni ogni tanto si vede svolazzare intorno dei simpatici colorati volatili, pare siano dei fagiani.
Gli sono simpatici perché più che volare, fanno dei brevi balzi, mettendosi poi a zampettare sul prato, emettendo dei versi striduli.
Non saprei dire se Talpone si riconosce in loro o se sono i pennuti che vogliono imitare l’aspirante atleta della Valnerina.
La notizia cattiva è che gli hanno spiegato che domenica si apre la caccia, quindi questi poveri pennuti da allevamento avranno meno di una settimana per sgranchirsi le zampe prima di finire fucilati.
Considerando tre fagiani trovati in tre chilometri di percorso stradale boschivo, questa caccia mi sembra veramente miserabile.
Talpone propone, per ripagare i soldi spesi dai cacciatori, di organizzare delle caccie al tesoro per loro, con soste opportune onde sparare su tabelloni da tiro a segno, consegnando a fine percorso un pollo o un volatile, già pulito e confezionato sottovuoto da riportare a casa.
Niente incidenti tra cacciatori, niente fucilate tra le case, tutti portano a casa qualcosa da mangiare, anche le mie gatte sarebbero più tranquille.
Seconda notizia cattiva : fonti ben informate hanno spiegato a Talpone che i famosi bidoni arancioni di controllo della velocità sono sì installati nei piccoli comuni, ma spesso per mancanza di soldi non sono collegati a una centralina, quindi non funzionano.
Pertanto i suoi affaticanti sprint corsaioli davanti al bidone arancione sono perfettamente inutili, non riceverà mai la foto e la multa per eccesso di velocità nel suo paesello.
Terza notizia consolatoria : i famosi fiorellini bianchi ad ombrello, quelli diffusi in abbondanza nel suo prato fiorito, non sono cicuta, ma un oscuro fiorellino di campo. Le sue precauzioni, i suoi atteggiamenti ossequiosi nei riguardi della sua amabile/temibile Istrice Prussiana sono stati perfettamente inutili, anche se graditi dalla consorte.
A tal proposito nonno Talpone dovrebbe forse avvisare la cognata Paperoga, che sembra continui a preparare misteriosi infusi a suo marito.
Credo non riuscirà a diventare un’allegra vedovella con tali tisane, anzi il burbero sindacalista da quando li beve sembra aver acquisito una forma migliore.
Talpone invece, per quanta ginnastica faccia il primo mattino, purtroppo sta riprendendo peso e forme rotondeggianti a causa degli impegni giornalieri a cui è sottoposto.
A mezzogiorno per esempio sarà costretto a un pranzo da una cognata che preparerà prosciutto casareccio e melone, tagliatelle all’uovo ( quelle erte ) con sugo di salsiccia, porcini e tartufo, pomodori farciti di riso, stracotto di cinghiale con olive giganti, insalatona di pomodori dell’orto, frutta, dolce, gelato e digestivo.
Ahimè, prevedo  qualche bis, dura la vita in quel di Terni.
Caro nonno Talpone come ti tocca soffrire !

PROFUMO DI TARTUFO


Dopo il riposino pomeridiano per ripararsi dall’afa estiva, nonno Talpone e la sua istriciotta si recano a Sangemini con l’auto per raccogliere l’acqua minerale che sgorga fresca e saporita dalla fonte omonima.
Riempiti i canestri di bottiglie come altri alacri abitanti del luogo, passano poi a trovare i parenti che hanno un casolare con un ben curato orto nelle vicinanze.
Grande festa di accoglienza, ci sono fratelli, nipoti, nipotini, allegri e giocosi nell’aia.
Però cominciano a fiorire le battute :
 “ Nonno Talpone perché parli male degli umbri ? “
“ Ce l’hai su con i cacciatori, si vede che il cinghiale in umido e i tordi allo spiedo non li mangerai più “
“ Chi ti darà ora i pomodori innaffiati con l’acqua minerale ?”
Talpone cerca di giustificarsi e di minimizzare, atterrito dalla prospettiva di vedersi decurtato di tante prelibatezze culinarie e degli inviti a cena di alcune delle migliori cuoche del ternano.
Ma è solo uno scherzo bonario, vogliono solo stuzzicarlo e divertirsi con qualche battuta, presto lo rassicurano sua cognata e la rossa  nipote spoletina .
Si passa presto a raccontarsi le varie novità, le vacanze passate, le prodezze dei bambini, poi tutti a tavola per un’improvvisata cenetta . pizze e birra, ma anche carne alla griglia, fettone di melone e prosciutto ( un coscio intero, vinto dal cognato nel torneo locale di briscola ), cetrioli e delicatissimi pomodori dell’orto.
Dopo un fantastico tramonto ramato tra le basse colline, a sera inoltrata si raccontano storie di fantasmi che deliziano i bambini, Talpone raccoglie numerosi bis, ma viene l’ora di tornare a casa.
Nell’auto del nonno milanese hanno caricato una grossa cassa di rotondi, saporitissimi pomodori, i capolavori del cognato Ercole, il nipote Maciste gli ha inoltre generosamente lasciato un bel sacchetto di tartufi appena raccolti nei boschi vicini.
Inebriato dal profumo  di quest’ultimo pregevole regalo che invade l’abitacolo anche con i finestrini aperti, nonno talpone non si contiene più e poeticamente declama “Quanto so’ boni e generosi ‘sti umbri, io me li sposerebbe tutti quanti ! “
La sua dolce compagna di vita osserva bonaria “ Caro, guarda che un’umbra l’hai già sposata quarant’anni fa “
E’ proprio vero.
Ma capitelo, è il conturbante profumo di tartufi che lo fa delirare.

GRASSE RISATE


Dopo due giorni di  pause abbuffatorie, passate da nonno Talpone e consorte a cibarsi di soli grossi pomodori dell'orto e pesche, è scattato l’immancabile invito a cena.
Un posticino in Val Nerina, vicino ad un laghetto di pesca sportiva, una ventina di tavoli all’aperto, cucina casareccia ma con sprazzi di fantasia indovinata, prezzi modici, il cognato sindacalista in questo indovina sempre il posto giusto.
Il problema è la compagnia : sarò fissato, ma la classe media in provincia ripete sempre le stesse cose, non sempre amene.
Le donne : i figli che non studiano, le malattie spesso immaginarie, i tranquillanti e le medicine consigliabili.
Gli uomini : la magnata, la bonazza, le corna degli altri.
Ci saranno eccezioni naturalmente, ma quando Talpone cenava con vecchi ternani che provenivano dal lavoro manuale, muratori, contadini, meccanici, notava una compostezza e una signorilità ben diversa.
Non importa ormai sono rassegnato.
Commenti sulle minigonne delle giovani che entrano nel giardino della trattoria, sulle scollature o sulle forme delle signore, propositi di appuntamenti per le prossime cene, racconti delle personali esperienze di vita.
Che divertimento.
 “ Ti ricordi in Spagna quella con un seno così pendente, quante gliene ho dette, poi andando via lei ci ha salutato in italiano ! “
Grandi risate.
“ E io, quando ero in Turchia, una grossa tedesca con un enorme posteriore proprio davanti a me, ho elencato tutto quello che le avrei fatto, beh, da non credere, parlava italiano pure lei !”
Risate generali.
“ Invece io a un nipote quando era piccolo gli mettevo in bocca l’alluce del piede in bocca e lui ciucciava, poi  si svegliava e strillava. L’hanno detto pure a mago Zurlì in televisione, pensa un po’ “
Tripudio di risate.
“Una volta che mi avevano messo mio nipote di quattro, cinque anni nella mia camera e io dovevo dormire in salotto, quel disgraziato poi ha rovistato nel mio cassetto. Allora l’ho afferrato per i piedi e l’ho tenuto appeso fuori dal balcone del terzo piano, piangeva, urlava e scalciava come un dannato quell’infame, ma così impara la lezione !”
Nonno Talpone non riesce a scrivere senza deglutire a vuoto con un inizio di attacco di panico, ma lì, davanti ai piatti gustosi a base di barbazza, tutti ridevano fino alle lacrime.

QUA FINISCE MALE


Signor Direttore, dott. Martello, il suo inviato speciale nella Conca Ternana, il sottoscritto nonno Talpone, pur tra mille difficoltà cerca di mantenere la corrispondenza giornaliera richiesta, a rischio della propria incolumità.
Tumulti di bande giovanili, saccheggi di negozi, autobus e case bruciate ?
No, signor Direttore, in questi luoghi ameni tutto tace come sempre, come nei secoli di dominazione papalina.
Il pericolo, ben conosciuto dagli abitanti indigeni, sono i pranzi e le cene giornaliere che sono servite, rigorosamente abbondanti, gustose, fantasiose, maledettamente ripetute.
Ha presente quel vecchio film di Ferreri “ La grande abbuffata “ ?
Io, ingenuo milanese, in quegli anni mi entusiasmai, avevo anche almeno trent’anni di meno, pensavo ad una fantasia grottesca di quel geniale regista.
Invece no, lui probabilmente era passato casualmente da Terni in periodo di sagre estive.
Non si può dire “ va bene, gustiamoci questi picchietti al tartufo ( porzione di due etti circa ) e poi ci facciamo un caffè.
No, qua si inizia con una ventina di antipasti, dal farro al tartufo ( te pareva ) ai dieci tipi di bruschetta a testa di vario tipo, ai pescetti fritti, olive ascolane ( non sono di Terni ma si sono radicate anche loro ) coratelle, fettine di lardo aromatizzate.
Poi picchietti, ciriole, strozzapreti, lasagnette, spaghetti e maccheroncini al tartufo  in bianco ( dicono loro, anche se nereggia ), alla boscaiola, al ragù di castrato, ai frutti di mare, alle granseole, al pesto ( sì, è ligure, ma qua se magna de tutto ).
Seguono agnelletto al forno, tagliata con pepe ( ma non era fiorentina ? ), braciole, cinghiale in umido, fettine, pollo ( questo è nostrale, nun po’ di de no !), salsicce gustosissime, trote ( nostrali pure queste ) fatte al forno e cosparse di tartufo.
In seguito come rifiutare lo scodellone di panzanella, per mettere a posto lo stomaco, anche se da piatto povero, ora con alici, uova sode, olive e quant’altro vale una cena da solo.
Non parlo  delle frittatine,” una fettina sola, so’ fatte con le ova nostre !”
Sei da tempo arrivato al capolinea, ti passano pizzette casarecce, formaggi di Norcia, fichi giganti e gustosi, ormai incosciente ti infili in bocca crostate alle visciole, panna cotta, tirami su, bomboloni alla crema.
Il gelatino, il tartufino di cioccolato, magari corretto, sempre per sistemare lo stomaco ormai formato baule, amari, limoncelli, nocini si uniscono fraternamente.
Come se non bastasse durante tutte le cene i ternani parlano appassionatamente delle prossime magnate, si fissano date e appuntamenti ( sono già stato prenotato fino a ferragosto inoltrato ), si litiga sul posto fissato, “Da me che c’ho un agnelletto nostrale che nun te dico”
“ No, da me che vado a Civitavecchia e te porto du casse de pesci freschi freschi dal pescatore mio ! “
“ Macchè, io tengo delle sarcicce e un collo de maiale che è uno spettacolo, nun fo pe ‘ dì , è proprio mio de me, l’ho curato come un fijo “
“ Mannò, annamo a Polino, che lassù se sta sempre freschi e ce stanno li funghi porcini “
“ Bravo, ma che sei matto de capoccia, dopo te avvelenano, nun lo sai ?
Annamo a Quadrelli, lì si che sono salutari !”
La caccia è chiusa, di politica, se non devi chiedere un favore o un posto, non si parla che fa sempre schifo, spesso si discute di donne e di corna, con genealogie dettagliatissime a tutti note, ma per te oscure.
Tu boccheggi, t’addormenti a tavola, ma come fai a scrivere articoli ?
Se poi nonno Talpone vuole evitare qualche pranzo o cena deve litigare con la moglie ternana, le cognate, le cugine che si offendono.
Guardi fuori e vedi questi accidenti di prati verdi ricoperti di fiorellini bianchi di cicuta, senti un brivido di gelo allo stomaco e sussurri “ Va bene cara, andiamo “
Qua finisce male, mi creda signor direttore.

LE VACANZE SONO FINITE !


Ho pulito il bagno, lavato i piatti, spazzato il pavimento, riempito un valigione con un’enorme quadro di porcellana, regalo della zia ceramista per le nozze di mio figlio, il martello di dio, pigiandoci insieme un filone di pane sciapo ( senza sale ) di 4 chili e due capocolli di 3 chili, come ordinato da mia moglie, l’ istrice prussiana, un paio di scarpe da pioggia pesanti di riserva ( non aveva mai piovuto, ma non si sa mai ).
Poi ho preparato la spaghettata per i gatti, arricchita di due belle fette di arrosto, come regalo di addio per la mia partenza.
Infine ho mangiato anch’io, erano le 10 di sera.
Ho dovuto forzarmi a finire le due bottiglie di Sangiovese e di Prosecco già iniziate, non potevo lasciarle andar male.
Ricontrollo le chiavi, i telefonini, i libri, le agende nello zaino.
Quasi sto dimenticando di scrivere il post serale, non posso deludere mio figlio, il beneamato Martello di dio, può essere capace di telefonarmi di notte per chiedere spiegazioni.
E’ mezzanotte, anche questa è fatta, sono soddisfatto.
Salgo in camera da letto, decido di mettere la sveglia sul cellulare per le 3.45 di mattina, il treno partirà alle 5.10, dovrei farcela.
Mi sveglio di colpo, guardo l’orologio, sono le 3.
Mi chiedo cosa può succedere se l’allarme non dovesse funzionare, purtroppo avevo dimenticato di predisporre qualche altra sveglia per maggiore sicurezza.
Dovrei scendere le scale e cercare nello zaino gli altri cellulari, ma non me la sento, il letto è così confortevole.
Ma se perdo il treno ?
Scenari apocalittici, mia moglie mi aspetta, magari ha preparato un pranzo speciale per me, forse può aver programmato di andare al cinema nel pomeriggio.
Tengo la luce accesa e controllo ogni tanto l’orologio.
Mi consolo, in fondo unpoco ho dormito, la Montalcini in un’intervista ha affermato che tre ore di sonno le erano più che sufficienti, poi andava in laboratorio per le sue ricerche.
Comincio a fantasticare : quali ricerche scientifiche potrei iniziare ?
Non ce la faccio più.
Sono le 3.40, mi alzo inizio a rifare il letto per bene, come il mio istrice desidera.
Improvvisamente si sente il trillo del cellulare, allora funziona !
Lo ringrazio, il fedele vecchio Nokia da 30 euro, bravo, bravo !
Scendo di sotto, mentre preparo il tè ricontrollo tutta la stanza.
Un tarallo, mezza tazza di tè, poi fuori a caricare l’auto.
I gatti mi aspettavano, miagolano e mi si stringono attorno.
Ma come, avevano già mangiato quattro ore prima, hanno già fame ?
Poi ricordo la cena speciale e quindi ritengo che abbiano diritto ad un bis.
Salgo in auto, sto per partire, no, ho dimenticato la bottiglia di tè bollente per il viaggio.
Mi ricordo in tempo delle forme di pecorino umbro nel frigorifero, le recupero e le metto in un sacchetto termico con un panetto di ghiaccio.
Sempre più in fretta infilo insieme tutto quanto nello zaino, è pieno da scoppiare, forzo le cerniere, è fatta.
No, ultimissima cosa, con le cesoie taglio una serie di steli con boccioli dai rosai dal giardino di casa: rosso rubino,viola,gialli, bianchi, rosso cardinale, screziati.
Li lego in un mazzo e lo avvolgo nella carta bagnata, sono per la mia istriciotta.
Di corsa giù per i tornanti verso la stazione, per fortuna non c’è nessuno.
Arrivo al parcheggio, chiudo l’auto e mi affretto verso il treno.
Sistemo tutto nello scompartimento vuoto.
Sono quasi felice, guardo l’orologio, il treno patirà tra mezz’ora, bene, ce l’ho fatta.
Poi penso, povera mia Istrice Prussiana, il marito itorna, le tue vacanze sono ormai finite !