DIECI LIBRI IN SEI GIORNI


La permanenza nella campagna umbra, per improrogabili lavori campestri di manutenzione, dovrà continuare oltre il termine previsto a seguito di imprevedibili complicazioni logistico-organizzative, pur nel rispetto generico del programma a suo tempo previsto dal project planning.

Questo è il burocratico bollettino che nonno Talpone ha affisso alla sua bacheca e che, con opportune varianti, cerca di ammannire a chi chiede notizie del suo silenzio.

Personalmente l’ho visto quasi sempre incollato al suo specchietto rosso ciliegia, quel diabolico aggeggio elettronico di lettura che lui certe volte tende  a nascondere tra libri cartacei, come faceva da ragazzo, quando per le ispezioni paterne nella sua stanza lui usava inserire romanzi russi della BUR tra i volumi di Topografia o di Scienze delle Costruzioni.

Bisogna anche ammettere che il caldo è veramente feroce, in questo momento all’esterno, pur tra le colline boscose e a 500 mt di altitudine,  la temperatura è di 36 gradi all’ombra, mentre dentro casa, con i muri spessi un metro, si aggira sui 23-24 gradi.

I fattori del caldo estivo e del giochino che gli fa divorare due libri al giorno hanno influito sulla tabella di marcia dei lavori talponeschi.

Sono iniziati beninteso, l’arrivo della moglie si è fatto sentire, ma l’afa, la natura in fiore, gli alberi piegati dal peso di ciliegie, albicocche e nespole hanno rallentato anche il ritmo della prussiana.

Stranamente il piatto di Paella di nonno Talpone questa volta ha avuto la sua approvazione, così mi permetto di dare qualche indicazione per eventuali curiosi.

Paella rapida alla Manuel

In una padella larga e pesante versare 4 o 5 cucchiai di buon olio, farvi soffriggere mezza cipolla e uno spicchio di aglio finemente spezzettati.

Inserire il contenuto della paella preparata ( personalmente la migliore è quella della Despar), mezzo bicchiere d’acqua ( di brodo è meglio ) e far scaldare a fuoco vivo per 4 minuti, mescolando con cucchiaio di legno e spargendo a piacere del peperoncino macinato fine, della paprika dolce e del pepe.

A questo punto versato due o tre etti di gamberetti sgusciati congelati, mescolare e versare mezzo bicchiere di vino bianco secco.

Dopo un paio di minuti in cui il preparato prende sapore, iniziare a mescolare regolarmente fino al giusto grado di assorbimento del liquido.

La cottura totale da quando versate la busta del preparato si aggira sui 10 minuti.

Le buste di 650-700 gr sono sufficienti per due persone, quando si è soli la mezza porzione è buonissima anche il giorno seguente, riscaldata al microonde, immettendo un cucchiaio d’acqua e versando un poco d’olio extravergine sul preparato caldo.

In segreto vi confesserò che i golosi come nonno Talpone, quando sono soli e senza controllo, se la sbafano tutta intera con mezza bottiglia di bianco secco, tenuto al fresco.

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ANCHE GLI OPERAI TI PORTANO IN PARADISO


Era proprio bravo nonno Talpone, appena diventato maggiorenne, a pontificare su come superare le piccole contrarietà quotidiane, come guardare la vita con occhi diversi.

Era tornato a casa spompato dalle sole 20 vasche della lezione di nuoto, sotto una pioggia uggiosa che non voleva finire mai,  che si adattava perfidamente a tutta l’acqua che aveva ingurgitato quando aveva cercato di respirare abbozzando una specie di stile libero.

La casa vuota, perché la sua Istrice si trovava per tutta la giornata all’università.

Si è guardato attorno tutto in grugnito e affamato, era preso da un tormentoso dilemma, aprire una scatoletta di tonno o una di carne in scatola ?

L’idea di farsi una frittata, anzi diciamo di girarla nella padella, lo sgomentava.

Se, come gli era accaduto troppo sovente, gli fosse caduta in terra o sui piedi ?

Ahimè, che dolci ricordi quelli della Pasqua in Umbria, specialmente quella domenica passata meravigliosamente a tavola di un ristorante della Val Nerina, in un piccolo  paese,  ove  sono anche custodite le mummie di quelli che stavano così bene, che vi sono rimasti incorrotti per secoli.

Avranno mangiato così saporitamente anche loro ?

Di certo il cuoco di quel ristorante così rinomato è un artista, un ex operaio delle Acciaierie di Terni.

Molto tempo fa per l’intervallo del pranzo lui riusciva a prepararsi dei pasti così saporiti che una trentina di colleghi si accollarono il suo lavoro, purché cucinasse anche per loro.

Dopo qualche anno ebbe la temerarietà di licenziarsi per seguire il suo estro creativo, aprì un nudo punto di ristoro in un garage del suo paese, quattro tavoli sempre prenotati.

E’ poi passato via via da un locale più grande ad una villetta con un piccolo parco ove personalmente cura le sue specialità sempre diverse e raffinate.

Questo operaio sa veramente portarti in paradiso.

Affettati di lonzino e di prosciutto dagli aromi invitanti, pasticci di uova e pecorino, frittatine di erbe primaverili, il Cocco Re al tarufo, gli gnocchetti al sugo di anatra, le lombatine di vitello in crosta con tartufo e poi smetto perché mi sento svenire.

Ha poi deciso di aprire una scuola di giovani chef  per quei volonterosi che si volessero cimentare in quest’arte così terrena e godibile.

Non è un caso unico, altri operai hanno lasciato la fonderia per innalzarsi all’arte di fuochi più ridotti nei fornelli, sempre con risultati esemplari

Magica Umbria.

Talpone no, è nato lombardo e pasticcione, con l’esperta cuoca che ha sposato quando manca lei si ritrova allo stato delle scatolette.

Non potrà mai ambire a imparare qualcosa di buono.

Ma poi, con un soprassalto di orgoglio apre il frigorifero, ne trae il vassoio dei formaggi ed esclama:

“ Scatolette ?  Puah !”

GIORNATA DI COMPLEANNO


Alcune lettrici mi chiedono cosa ha fatto nonno Talpone durante il giorno del suo compleanno.

Ho dato uno sguardo al suo diario.

“ Mi sono reso conto di aver compiuto un anno, mi sento le forze di 24, ma il collo e la schiena mi rammentano un’età molto più tarda.

L’Istrice Prussiana ha lavorato al computer per le sue tesi, poi deve stirare, riposare e andare al suo concerto alla Scala.

Io mi defilo, passeggio sotto la pioggia, chiedo ricovero al figlio promettente avvocato, permesso accordato, anche con un invito a cena e sottinteso permesso di vedere i nipotini.

Porto una copia rilegata delle mie fiabe per loro, oltre ad averle raccontate a voce, se vorranno i genitori potranno leggergliele.

A casa loro tutto tranquillo, i piccoli disegnano e colorano con la mamma nella cameretta, il papà è tutto indaffarato e infarinato in cucina.

Ha preparato le tagliatelle all’uovo, il pane casareccio e, consultando il grosso libro delle guide in cucina di Repubblica, sta allestendo una cenetta con ravioloni alle seppie, mozzarella, fave e pomodorini ciliegini.

Poi arriva la madre, sgrida il marito perché si è sporcato i vestiti e anche il pavimento della cucina.

Incauto, in quel locale, ma non solo, regna solamente la moglie, anche perché, se lei rompe o sporca, nessuna la redarguisce.

Mi rifugio subito nella cameretta dei piccoli e inventiamo un nuovo gioco.

Loro fingono di essere dei sacchetti di farina, io la mamma che va al supermercato, se li carica in braccio, tredici kg il sacco grande, sei quello formato ridotto, li trasporta in sala, finge di bagnarli con l’acqua, li impasta per bene, ne fa lunghi rotoloni, li taglia a tocchettini ed ecco gli gnocchi sono pronti.

Fingo di mangiarli a bacetti.

“ Non puoi nonno, prima li devi cuocere in pentola !”

Con altri cuscini preparo il pentolone con l’acqua, metto un coperchio cuscino, conto fino a dieci, l’acqua è calda e così li posso sollevare di peso e buttarli sull’altro divano.

Ma mentre mi accingo a gustarmeli lo Scoiattolino strilla “Non hai messo il ragù e il parmigiano !”

Così devo prendere altri cuscini, mettere al fuoco un’altra pentola, aprire  e versare un cuscino scatola di pomodoro, buttarci un libro di sale, un altro di olio e basilico e carnina, una presa di peperoncino, versare il tutto sui due bambini e mangiarmeli a sazietà.

Lo Scoiattolino si preoccupa “ Nonno è troppo, diventi ciccione, mettine via una parte per domani “

Copro le gambe con coperchi cuscini, avrò da mangiare anche per il giorno dopo.

Il gioco li diverte così tanto che devo ripeterlo una ventina di volte, poi il piccolo Polipetto si stanca e scappa via prima di essere mangiato.

“ Accidenti al supermercato – grido io – mi hanno dato dei sacchetti di farina con le gambe, ora li devo prendere !”

Così iniziamo a correre tra camere e corridoio, loro ridono e mi sgusciano tra le mani come anguille, io li rincorro per la mia cenetta pantagruelica.

Una voce imperiosa della mamma “ Tutti a tavola, lavarsi le mani !”

Obbediamo tutti e a tavola troviamo pronti e fumanti i piatti di papà.

Ma dove sono gli gnocchi al ragù ?

Coro di proteste “ Vogliamo gli gnocchi, gli gnocchi, gli gnocchi !”

Loro calmano i bambini “ Non fate storie, mangiate tutto o non apriamo le uova di Pasqua con la sorpresa !”

Mugugni, tentativi di ribellione, ma la sorpresa dell’uovo di Pasqua è troppo invitante.

Finalmente ci arriviamo, buono il cioccolato e la sorpresa è un altro pupazzetto di Gordon Flash.

Si prepara una lotta di gruppo contro il cattivone Green Tree.

Si fa tardi, “ Nonno domani è mercoledì ?”

“ No è lunedì”

“ Ma ci vieni a prendere tu all’asilo ?”

“ No, tocca alla mamma, il mio turno è il mercoledì”

“ Nonno, puoi dormire con me nel lettino ?”

Sguardo circolare intorno, facce negative, “ No caro, la nonna forse mi aspetta e poi russerei troppo forte”

Rimetto le scarpe, bacioni e abbracci, poi via verso l’autobus che mi porterà verso a casa, piove, alla fermata aspetto vicino a due ragazzotti che parlano di gente dritta con macchinone, cavalli e ville in paesi tropicali.

Li guardo, sono vestiti in modo dimesso e noto una bici sgangherata appoggiata alla pensilina.

Sognare è bello e gratuito, io intanto calcolo le ore che mancano a mercoledì pomeriggio.

E se domani preparassi un buon ragù e acquistassi due confezioni di gnocchi rana ?

Ma mi rendo conto che sono solo un nonno e non la mamma, devo imparare a stare al mio posto.

 

I GIOVANI E I BACCHETTONI


Da quello che si legge sui giornali il pane che si acquista nei supermercati e nei negozi sembra  provenire in massima parte da fabbriche rumene che lo producono a prezzi irrisori, molto inferiori a un euro al kg, il prodotto congelato arriva in Italia per essere poi riscaldato al momento della vendita e venduto a prezzi da tre a cinque volte superiori.

Data la descrizione drammatica che ne fanno le cronache, si parla di miscele di scarsa qualità, di cotture in forni alimentati anche con copertoni d’auto e legname di scarto di ogni provenienza, bare comprese, nonno Talpone e consorte hanno deciso di prepararsi il pane in casa, con ottimi risultati e costi molto contenuti.

Le pagnotte da un kg con farine di farro e kemut sono molto saporite, si conservano anche per una settimana senza perdere consistenza e gradevolezza.

Tutto bene direte voi, in fondo loro sono pensionati, se non hanno da seguire i nipotini più o meno ammalati, aiutare i figli o star male loro stessi con un impeto di egoismo, può esserci il pericolo che si possano annoiare ( quanto sono ingenui questi figli !).

Che poi il nonno si incarichi di impastare personalmente acqua, farina e lievito, invece di acquistare l’apposita macchinetta che mescola e cuoce il pane secondo intervalli programmati, questo rappresenta solo una forma di originalità tipica delle persone di un’altra generazione, quelle un poco matte.

La cosa grave e disdicevole è che nonno Talpone scopre di provare piacere ad impastare, una gradevolezza che lui bizzarramente chiama “ erotica “ anche se gli richiama alla mente non ammucchiate pornografiche, ma lo zampettare felice della sua vecchia gattina.

Il guaio è che ne ha scritto e ne ha parlato sconsideratamente con alcuni giovani, compreso quel benedetto Martello di dio, provocando scandalo e quasi ripugnanza.

Come si è permesso di pronunciare quella parola “ erotico “, seppur riferita alla panetteria, è cosa sconveniente che li pone in imbarazzo, sembra improvvisamente che di questo non si parla e non si scrive.

Forse perché un padre anziano viene idealizzato, certo che questa generazione di mezzo, dai 25 ai 40 anni, sembra indignarsi e vergognarsi di una battuta da oratorio.

In effetti nelle strade o nelle vetture pubbliche non puoi sorridere, anche in seguito ad un tuo recondito pensiero, senza suscitare fastidio e sguardi accusatori.

Non è permesso fare un complimento o un saluto ad un bambino senza che la sua mamma  ti guardi con sospetto ed un freddo cipiglio.

E’ difficile essere gentili con il prossimo  o aiutarlo senza provocare pura e apprensione.

Se a Milano puoi scherzare solo con anziani gentili e con i bambini, bene,  nonno Talpone sceglie di appartenere solamente a queste due età e categorie.

La generazione degli altri, i bacchettoni, spaventati ma egoisti, frettolosi ma consumisti, mi scusino, ma che vivano pure nei loro incubi quotidiani.

L’EROTISMO DEL PANE


Oggi si è fatto rivedere nonno Talpone, appariva stranamente eccitato e di buonumore, invece di mostrarsi con la solita faccia da profugo appena scampato da una guerra civile.

Mi ha spiegato che la moglie, stanca della sua eterna depressione, l’aveva strigliato per bene e messo al lavoro, imponendogli di pensare positivo.

Così subito dopo la colazione con una tazza di forte tè Chai Spicy e taralli al finocchietto, si era messo a disposizione.

Con un improvviso lieve rossore sulle guance, ha borbottato qualcosa come “ho scoperto ( testuali parole sue ) “ l’erotismo del pane “.

“ Eh no, caro mio, di queste cose io non ne scrivo – mi sono subito inalberato –se tu vuoi fare il vecchio sporcaccione, come il tuo tanto criticato B.,  fallo da solo, io ho una dignità da difendere “.

“ Ma che cosa hai capito, benedetto ragazzo, (grazie vecchio mio ) ho detto PANE, PANE e non il p. a cui tu maliziosamente vorresti accennare, quello che, nella sua accezione volgare, è sulla bocca di tutti, con un’estenuante intercalare.

Parlo della michetta, del filoncino francese, del pane toscano, quello sciocco come te, quello che ho impastato stamattina sotto le istruzioni della mia Istrice Prussiana.

Dunque, dopo che la moglie aveva preparato gli ingredienti per l’impasto, mi sono lavato per bene le mani, ho indossato il grembiule cerato da cuoco, ho messo gli occhiali ed ho iniziato a impastare quel composto molliccio e farinoso.

Spingi, pressi, rotoli e rivolti l’impasto, ogni volta recuperando la farina che si sposta sui bordi della bassa zuppiera.

E’ un lavoro gratificante, faccio esercizio gratuito alle mie dita ed evito di far affaticare  la mia adorata coniglietta.

Certo mi sono stancato e annoiato ben presto, era vigile il controllo della sorvegliante prussiana che aveva messo in funzione anche il timer a campanello dalla forma di uovo.

Però alla fine, continuando a impastare, devo confessare che ho cominciato a provare una sottile sensazione di piacere, come la mia gatta Stellina, quella della casetta nei boschi della Valnerina, che, quando trova un maglione abbandonato sul divano o quando mi sale sulla pancia,  comincia  a premere alternativamente sul morbido con le sue zampine pelose, come stesse anche lei impastando.

La stessa impressione che ho provato io, senza per questo ronfare sonoramente.

Devo ammetterlo, è stato delizioso, una sensazione piacevole, direi … erotica.

Secondo te il pane ne risentirà ?”

TORTA PER PICCOLI GOLOSI


Sembra ormai assodato che tra le non molte abilità di nonno Talpone non figura quella dell’arte culinaria.

In anni lontani, quando a quattordici anni era stato avventurosamente lasciato su una montagna di Santa Maria Maggiore a fare campeggio selvaggio, insieme a due coetanei, il giovane Talpone aveva imparato a sue spese come cuocere e salare degli spaghetti senza doverli vomitare e come cuocere un uovo o un pezzo di carne senza farli bruciare.

Una volta tornato a casa, nei momenti di emergenza, quando i genitori erano assenti in viaggio, lui assumeva naturalmente le funzioni di cuoco della famiglia, tollerato e forse anche apprezzato dalla sorella e dal fratello più anziano.

Le sue ricette primitive, oltre a risotti e minestroni, hanno rafforzato il suo ego culinario, anche nei tempi successivi di vita universitaria, durante improvvisate spaghettate notturne con olio, aglio e peperoncino per eterogenee e numerose compagnie di amici raccolti per strada.

Poi giunse il matrimonio con l’affascinante brunetta umbra che da inesperta donna di casa si è trasformata, grazie anche a continue telefonate in Umbria a mammà, in una cuoca sempre più abile ed esperta.

L’acquisto della bibbia culinaria di Pellegrino Artusi, primo di una serie di libri e riviste specialistiche ne ha fatto una fuoriclasse riconosciuta.

Cosa fare ?

Nonno Talpone non poteva competere, poteva darsi alla collezione di francobolli o conchiglie marine ?

Si è ridotto a iniziare un reparto di libri da cucina nei suoi scaffali della libreria, leggendo, sognando e gustando con eccessiva golosità le prelibatezze della sua dolce metà.

Ma quando è solo nella sua casetta nei boschi della Valnerina, senza potenziali scomodi testimoni, lui osa cimentarsi con pentole e padelle.

Lui sostiene che la sua paella è gustosissima, le sue omelette audaci.

Anche se non ha ancora capito come si fa a far girare la frittata senza che gli scivoli continuamente sulle sue scarpe.

In questi giorni di continue malattie influenzali dei nipotini, Nonna Istrice, per divertirli e tenerli buoni, li coinvolge nella preparazione della torta al cioccolato.

Nonno Talpone è particolarmente invidioso di questa sua posizione preminente, vorrebbe dirigere anche lui qualche volta l’equipe dei piccoli cuochi.

Per motivi a lui ignoti l’Istrice Prussiana gli ha sempre vietato ogni iniziativa in tal senso.

Ad ogni buon conto, questa volta lui ha scritto la ricetta della sua preparazione, che generosamente mette a disposizione delle sue lettrici, sperando che magari qualche mamma gli consenta di dirigere la preparazione della torta al cioccolato nella propria cucina in compagnia dei piccoli apprendisti locali.

Ingredienti

–         2 etti di cioccolato fondente Zaini

–         1,25 etti di zucchero

–         3 cucchiai grossi di fecola di patate

–         3 uova fresche

–         ½ bustina di Pane degli Angeli

–         1 etto di burro

Preparazione

Fondere nel microwave per due minuti, o in alternativa scaldare a banomaria in un pentolino la cioccolata, immettervi poi il burro, lasciandolo sciogliere e mescolandolo sino all’amalgamazione completa.

Mettere lo zucchero in una terrina alta e unire i tre tuorli d’uovo, sbatterli fino a farne un impasto consistente tipo zabaione.

Montare a neve gli albumi con un mixer a immersione, in questa operazione voi tenete ben fermo l’attrezzo, lasciando schiacciare il pulsante al bambino.

Inserire nello zabaione il cioccolato e burro fuso raffreddati, la pulitura del cucchiaio e del contenitore svuotato spetta al piccolo assistente.

Unire nella terrina i 3 cucchiai di fecola con il lievito, unire gli albumi montati a neve, mescolare con il mixer, sempre con l’aiuto dell’assistente, ormai dotato di poderosi baffi color cioccolato.

Versare il contenuto in un contenitore di alluminio per torte e inserirlo in un forno preriscaldato a 160 gradi.

Tenervelo per circa 35 minuti.

Dopo averne saggiata la cottura con uno spiedino di legno, togliere la torta, lasciarla raffreddare e poi buon appetito !

Gli intermezzi di pausa felice per i bambini sono quando possono leccare i cucchiai e i contenitori dello zabaione, della cioccolata e dell’impasto finale.

Risulta importante il fingere di non vedere qualche ditino o cucchiaio che pesca con guizzo scattante nei vari contenitori.

Le fette di torta sono oltremodo gustose se spalmate con abbondante panna montata.

Sarà un successo, parola di nonno Talpone !

 

CUCINA CREATIVA


“ Ben tornato nonno Talpone, come stai ?”

Stamattina improvvisamente si è fatto rivedere il mio vecchio amico, quello che conosco dall’infanzia, arrivando da me con un’andatura dondolante e l’aria impunita e sbarazzina di un bambino che esca dal nascondiglio in cui si era nascosto in una partita di mosca cieca.

“ Uhm, così così – ha risposto evasivamente – vedo che qua le cose vanno al solito modo, nessuna novità, niente avventure, sei il solito poltrone !”

Poi con una punta di trepido interesse “ Mi ha cercato qualcuno ?”

Io ero rimasto così male per le sue parole di scherno che volevo rispondergli che proprio nessuno lo aveva cercato nella sua lunga assenza, perché lui è solo un vecchio “balengo”presuntuoso.

Ma poi mi ha fatto pietà e ho ammesso che tre o quattro persone avevano chiesto di lui, probabilmente volevano avere sue notizie, magari si erano anche preoccupate, come , lo ammetto, lo era stato anche il sottoscritto.

“ Sono stato impegnato dal punto di vista culinario – ha affermato con un certo sussiego nonno Talpone – sai benissimo che apprezzo molto la buona cucina ( cosa verosimile, data la sua pronunciata circonferenza addominale ) , che ho amato e stimato grandi film come La Grande Abbuffata e Il Pranzo di Babette, che leggo con piacere la letteratura gialla, per intenderci quella che ha per protagonisti Nero Wolf  o la moglie del Commissario Maigret “

“ Allora anche quelli con la cammarera e l’oste preferito del Commissario Montalbano “ Ho osservato io perfidamente.

“ Si, è vero, pure loro, inoltre colleziono libri di cucina regionale italiana e internazionale, oltre ad ogni tipo di ricettari dei secoli passati.

Purtroppo avendo sposato una talentosa femmina, sia pure tipo generale prussiano, che cucina divinamente, non ho avuto recentemente molte occasioni di mostrare la mia arte, la mia valentia acquisita.

Come sai quando vado in casa dei miei nipotini sono spesso costretto, piacevolmente devo ammettere, a rivedere più volte il film Ratatuille.

Divertente e bellissimo – ha sospirato nonno Talpone – se non fossi completamente calvo potrei sperare di trovare anch’io un topino che, appollaiato sopra la mia testa, mi diriga nel compimento di quella nobile arte.

Giorni fa mia moglie era fuori casa per assistere ad un concerto, ero solo e mi sono ritrovato alle otto di sera senza aver ancora cenato.

Sono entrato in cucina, ho apparecchiato tavola, ho aperto il frigorifero e ho deciso di tralasciare i contenitori delle pietanze già preparate, per cucinarmi qualcosa di personale.

Ho ripassato mentalmente varie ricette, poi ho deciso che la genialità si esprime meglio nelle cose semplici, come insegna Ratatuille.

Ho preso il panetto del burro e due uova.

Ho scovato una padella antiaderente della giusta misura.”.

Pausa.

“ Va bene – dico io – non mi sembra un piatto tanto geniale, hai forse aggiunto una grattugiata di tartufo di Norcia, dei gamberetti, delle verdure, insomma non mi dire che hai preparato una semplice omelette ?”

“ Sciocco, l’arte è anche quella di cucinare due uova in padella in modo perfetto, come diceva quel famoso chef … che ora non ricordo.”

“ E allora ?”

“ Ma come sei noioso, cosa c’entrano i particolari, quello che conta nella vita è il principio creatore …”

“ Guarda che sia io che i tuoi lettori vogliamo sapere i dettagli di questo tuo piatto geniale, anzi creativo, come affermi tu “

Nonno Talpone si è subito inalberato, per poi mostrarsi stranamente imbarazzato, stava per uscire di casa un’altra volta, poi in un impeto di liberatoria e tumultuosa confessione ha mormorato :

“ Avevo sciolto delicatamente il ricciolo di burro nel tegame, spumoso al punto giusto, l’avevo posato sul ripiano del lavello per fermare la cottura, avevo preso in mano le due uova, con un rapido scatto del polso ne ho rotto i due gusci …

Grumpf,  ho sbagliato la mira, i tuorli e gli albumi sono caduti fuori dal bordo del tegame, lasciando una bavosa scia sulla lavastoviglie e finendo sul pavimento con uno schiocco agghiacciante e lasciando una macchia colorata sul bianco del tappetino pulito.

Ho passato la sera a pulire, lavare e smacchiare la stuoia, per farla poi asciugare sul termosifone, prima che ritornasse la mia Istrice teutonica, che come sai è una maniaca delle pulizie.

Quando molto più tardi è entrata in casa, lei non si è accorta di niente, avevo pulito tutto perfettamente e cancellato ogni traccia come dopo aver commesso un sanguinoso omicidio.

Però devi ammettere che la mia idea era originale e creativa, non è vero ? “