IL BUONGIORNO ORMAI DIMENTICATO


Stamattina, scendendo le scale, nonno Talpone ha incontrato all’ingresso Mahmud, l’uomo della cooperativa egiziana che cura le pulizie del vecchio condominio ove lui abita.

Questa volta il giovane era accompagnato da una vispa brunetta di cinque anni, riccioluta e dai grandi occhi curiosi e intelligenti.

“ Buongiorno zio – ha subito detto Mahmud.

“ Buongiorno a te, nipote – ha risposto nonno Talpone, che pur non essendo imparentato con lui e con tante altre persone egiziane, indiane, turche che incontra ai mercati o per la strada, ama replicare al loro deferente saluto con un’amichevole risposta, accompagnata da una stretta di mano o da una leggera pacca sulla spalla.

“ Vedo che hai una graziosa aiutante questa mattina, come ti chiami signorina ?”

“… Ama …- ha pronunciato vergognosa la bimbetta, mettendosi subito nascosta dietro le gambe di suo padre.

“ Anna ? – ha chiesto ancora nonno Talpone, che in attesa della visita dell’Otorino, prenotata tre mesi fa alla Mutua, ha qualche difficoltà di udito.

“ Noo, Sama – ha risposto la piccola con un leggero aggrottamento delle ciglia.

“ Ah bellissimo nome Sama, chissà se ha un significato particolare, mi suona molto dolce, esotico, si può tradurre in italiano ?”

La bimbetta, sempre tenacemente aggrappata dietro il papà lo guarda sorridente, ma non riesce a rispondere, è troppo timida.

Interviene alla fine Mahmud, spiega che Sama vuol dire cielo, scherzosamente dice che un gatto deve averle appena mangiato la lingua.

Mentre nonno Talpone si sta complimentando per la scelta così poetica di quel nome, entra dal portone una coppia di giovani trentenni ben vestiti che passano lentamente davanti a loro con una certa alterigia, senza degnarsi minimamente di rispondere al saluto di “ Buongiorno !” che Mahmud e Talpone hanno loro rivolto.

Devono essere dei nuovi inquilini del palazzo, forse hanno ritenuto di non dare una pericolosa confidenza a dei lavoratori extracomunitari.

Nonno Talpone ha subito esclamato ad alta voce dietro a loro “ A quelli la lingua deve averla mangiata il leone !”

Si è scusato con i suoi compagni, li ha pregati di credere che a Milano non è sempre stato così, poi, come amano spesso fare le persone anziane, ha voluto ricordare i tempi lontani quando la casa e il quartiere Loreto erano come un piccolo paese, ci si conosceva e salutava tutti quanti, allora esisteva il droghiere, il calzolaio, il salumiere, il sarto, l’arrotino, i bar con i tavolini per leggere il giornale, per giocare a tressette, qualcuno aveva anche la televisione, posta su un alto trespolo che il giovedì sera attirava una fiumana di gente per assistere a “ Lascia e raddoppia “.

C’erano allora molti cinema popolari che alla domenica davano due film, uno rigorosamente western, con il biglietto che costava cento lire.

Ora intorno si trovano solo paninoteche, Money Transfert, centri telefonici per parlare con paesi lontani, bar cinesi, piccoli empori di chincaglieria cinese, ristoranti economici cinesi, centri massaggi cinesi.

A Milano è esploso il benessere, ve lo posso assicurare, ogni cinquanta metri vi è un centro massaggi e cura del corpo con vetrine chiuse dai vivaci colori rosso rosa.

Comunque alla fine nonno Talpone ha raccontato una buffa storiella egiziana che ha fatto sorridere i suoi interlocutori, ha riferito inoltre che lui stava scrivendo delle fiabe per bambini e ha chiesto un nome da dare ad un cammello per una storia che aveva appena completato.

“ Mahmud, come potresti chiamare un cammello ?”

“ Camel come in italiano “

“ Va bene, ci credo, ma dammi un nome”

“ Gamel “

“ Noo, tu vedi il tuo cammello, quello a cui sei tanto affezionato, quello che hai in cortile, come lo chiami ?”

“ Noi stiamo ad Alessandria in un palazzo grande, non ci sono cammelli”

“ Se tu lo avessi come lo chiameresti- chiede sfinito il povero Talpone.

“ Grr, grr, ahz, ahz !”

Nonno Talpone ha sorriso disperato, li ha ringraziati e in un prossimo futuro farà accurate ricerche per sapere come poter chiamare il cammello della sua storia, se lo sapete scrivetemelo, ma non mi dite “ Gamal” o “Gamel” per favore.

Giovedì mattina partirà in treno per Terni, con la speranza di poter tagliare l’erba del suo campo, che, secondo la cognata Paperoga, arriva ormai fino alle orecchie.

Sarà una lotta senza esclusione di colpi con il suo decespugliatore, ma avrà un nutrito numero di mamme gatte che lo consoleranno e che forse gli porteranno in visita la loro recente prole.

DANNATA ACQUA !


Approfittando della luna calante nonno Talpone sta completando l’imbottigliamento della quarta e quinta damigiana di vino, ne ha già parlato, lo so, non è che sia più un instancabile amatore di quel nettare, come nei tempi andati, questo è solo un argomento che lo rende felice ed ottimista, scusatelo quindi, gli anziani vanno sopportati.

Dalle cantine tortonesi Talpone e gentile signora sono ritornati non solo con le provviste vinicole, ma anche con cartoni di bottiglie di puro succo di mele per i loro nipotini, che l’hanno apprezzato moltissimo.

Era una gioia vederli fare merenda con fette di pane Kamut e marmellata di mele “cicogne”, intendesi cotogne, e bere grandi bicchieri “ di vetro come i grandi pel piacere !” ricolmi di quel biondo succo, che richiama alla vista il Tokaj.

Bisogna aspettare ancora, pazienza …

Comunque la visione di una cantina con le scaffalature affollate di bottiglie ben ordinate a file di otto, con le loro brave etichette stampate in casa, provoca un senso di benessere, direi di compiacimento come per un generale che assista alla parata militare del suo esercito.

Vino in abbondanza, unito alla scorta di belle pagnotte di pane casareccio danno sicurezza al nostro nonno, gli permettono persino di guardare con sufficienza alle limitazioni finanziarie della sua pensione.

Viene in mente il titolo di un vecchio film dell’infanzia: Talpone pane e vino.

C’è soltanto una piccolo neo, una discrepanza nello stato psicologico delle giornate attuali: la pratica bisettimanale della piscina, corvée ferrea a cui lo sottopone l’Istrice Prussiana con la solita fermezza e le minacce di telefonare lassù, no non all’Essere Supremo, ma al temibile Martello di dio.

Non è vero che nonno Talpone sia in linea di principio contrario all’esercizio fisico.

Tutt’altro, per esempio basta vederlo con quanta gioia lui alza le damigiane sul ripiano della cantina o con quale perseveranza aziona con forza ritmata la tappatrice, quasi come un operaio alla catena di montaggio.

Comunque si è rassegnato ad immergersi nelle vasche della piscina sotto gli occhi vigili della nuova nipote virtuale, l’Alessandra, la dolce ma ferrea istruttrice di nuoto, i taralli regalati purtroppo non l’hanno ancora corrotta.

Ieri mattina, dopo essere arrivato boccheggiante in fondo all’opposto bordo vasca, tossendo e sputando fiotti di acqua clorizzata, ha intravisto nella corsia a fianco un compagno di corso, parimenti rotondetto, ansimante e nelle medesime condizioni.

Nonno Talpone ha preso fiato e ha subito spruzzato “ Certo che se si nuotasse in un bel Prosecco bianco la vasca la farei con gusto !”

“ Per carità, anch’io sono d’accordo – ha singhiozzato l’altro – però preferirei il Bianco dei Castelli Romani”

Si sono subito accalorati nella discussione di quale tipo di vino utilizzare per riempire la piscina, quasi fosse una disputa calcistica, fino al richiamo tonante ed ultimativo dell’Alessandra.

Così le due anziane boe, con i loro cuffiettoni rosso ciliegia, quasi in un’immagine dantesca, si sono rimesse a testa ingiù nel perfido liquido.

Dannata acqua !

I GIOVANI E I BACCHETTONI


Da quello che si legge sui giornali il pane che si acquista nei supermercati e nei negozi sembra  provenire in massima parte da fabbriche rumene che lo producono a prezzi irrisori, molto inferiori a un euro al kg, il prodotto congelato arriva in Italia per essere poi riscaldato al momento della vendita e venduto a prezzi da tre a cinque volte superiori.

Data la descrizione drammatica che ne fanno le cronache, si parla di miscele di scarsa qualità, di cotture in forni alimentati anche con copertoni d’auto e legname di scarto di ogni provenienza, bare comprese, nonno Talpone e consorte hanno deciso di prepararsi il pane in casa, con ottimi risultati e costi molto contenuti.

Le pagnotte da un kg con farine di farro e kemut sono molto saporite, si conservano anche per una settimana senza perdere consistenza e gradevolezza.

Tutto bene direte voi, in fondo loro sono pensionati, se non hanno da seguire i nipotini più o meno ammalati, aiutare i figli o star male loro stessi con un impeto di egoismo, può esserci il pericolo che si possano annoiare ( quanto sono ingenui questi figli !).

Che poi il nonno si incarichi di impastare personalmente acqua, farina e lievito, invece di acquistare l’apposita macchinetta che mescola e cuoce il pane secondo intervalli programmati, questo rappresenta solo una forma di originalità tipica delle persone di un’altra generazione, quelle un poco matte.

La cosa grave e disdicevole è che nonno Talpone scopre di provare piacere ad impastare, una gradevolezza che lui bizzarramente chiama “ erotica “ anche se gli richiama alla mente non ammucchiate pornografiche, ma lo zampettare felice della sua vecchia gattina.

Il guaio è che ne ha scritto e ne ha parlato sconsideratamente con alcuni giovani, compreso quel benedetto Martello di dio, provocando scandalo e quasi ripugnanza.

Come si è permesso di pronunciare quella parola “ erotico “, seppur riferita alla panetteria, è cosa sconveniente che li pone in imbarazzo, sembra improvvisamente che di questo non si parla e non si scrive.

Forse perché un padre anziano viene idealizzato, certo che questa generazione di mezzo, dai 25 ai 40 anni, sembra indignarsi e vergognarsi di una battuta da oratorio.

In effetti nelle strade o nelle vetture pubbliche non puoi sorridere, anche in seguito ad un tuo recondito pensiero, senza suscitare fastidio e sguardi accusatori.

Non è permesso fare un complimento o un saluto ad un bambino senza che la sua mamma  ti guardi con sospetto ed un freddo cipiglio.

E’ difficile essere gentili con il prossimo  o aiutarlo senza provocare pura e apprensione.

Se a Milano puoi scherzare solo con anziani gentili e con i bambini, bene,  nonno Talpone sceglie di appartenere solamente a queste due età e categorie.

La generazione degli altri, i bacchettoni, spaventati ma egoisti, frettolosi ma consumisti, mi scusino, ma che vivano pure nei loro incubi quotidiani.

CAN CAN


Ci sono molti modi per reagire all’ambiente che ci circonda, ci tempesta, ci mortifica, ci demoralizza, bisogna divertendosi, irridendo tutto e tutti, a cominciare da noi stessi, come dicono i napoletani “ pazziare “, nonno Talpone alla sua veneranda età l’ha riscoperto e apprezzato.
Stasera la sua adorabile consorte, l’operosa Istriciotta, era impegnata come al solito in una telefonata di lavoro, l’argomento era la demenza senile di qualche conoscente.
Il tema delle conversazioni sono sempre ricoveri ospedalieri, carenze assistenziali degli enti preposti, parenti alle prese con anziani che danno i numeri e di cui nessuno se ne vuole occupare, riabilitazioni e consigli medici.
L’argomento è oggetto di molteplici telefonate giornaliere e serali, preferibilmente alle ore dei pasti.
Questa volta nonno Talpone riconosce la voce dell’interlocutrice, è un’amica carissima dei tempi dell’università, chiede allora di poter parlare anche lui, esordendo alla talponese, prendendosi in giro per i suoi malanni veri e presunti, scherzando su malattie e morti, cosa si può fare, ci siamo destinati.
Allegria, come diceva il buon poeta Delio Tessa “ Alegher, l’è el dì di Mort “
Basta con questi discorsi menagramo, confessa che al prossimo matrimonio lui si sceglierà una ballerina del Can Can ( è confuso e rimasto un po’ arretrato con i tempi, scusatelo ).
Chiede poi all’amica come stia di salute.
“ Ho un po’ di fascite… “
“ Beh, io ho la tallonite “
“ Comunque mi consolo di non avere niente di peggio…”
“ Verissimo cara, dentiere, fascette, prostatine, menopausette, bypassini… alegher, alegher ! “
Ripassa il telefono all’Istrice professionale e con gridolini da indiano metropolitano si mette a ballare in mezzo alla cucina di casa, una danza scaramantica che lui ritiene essere un can can indiavolato.
Alegher !
Pensare che aveva bevuto solo una mezza bottiglia di ottimo Barbera di Volpedo.
Ma quando si è giovani la gioia è con noi.

FACEBOOK TALPONIANO


L’utilizzo di facebook presenta sempre nuove sorprese, almeno per un vecchio pensionato come nonno Talpone.
Già il fatto di conoscerlo e  cercare di impararne i meccanismi sei mesi fa ha richiesto un certo sforzo.
Tutto è cominciato su sollecitazione del figlio londinese, l’apprendista stregone degli effetti speciali, insomma il Martello di dio.
“ Dai papà, è semplice, iscriviti, poi metti le tue foto e puoi chiacchierare tra amici”
Il primo scoglio è stato quello di evitare di dover immettere una serie di dati personali inutili, non ultimo di specificare la propria età, non per un preteso giovanilismo, ma perché spesso non la sa nemmeno lui, è già tanto se si ricorda l’anniversario di sua moglie e il proprio numero di cellulare, quello principale, non quello delle 26 Sim che si è procurato con vari omaggi o offerte.
Non sa ancora come, ma si è trovato iscritto su facebook due o tre volte, forse per aver dimenticato la password, con la piacevole conseguenza di trovare tra gli amici da conoscere un altro se stesso.
Non e detto che a fine anno non si ritrovi con una grande famiglia di Avatar Talponi.
La cosa più buffa comunque è la scritta “ A cosa stai pensando ? ” da condividere con una moltitudine di cosiddetti amici di cui non sai quasi nulla.
Bisogna evidentemente stare attenti a non seguire tale invito con leggerezza talponesca.
Poco tempo fa sui giornali apparvero le dichiarazioni del secondo genio italiano governativo, quello dell’osteria dei “ sempre ciucc”, che voleva trasportare tre ministeri nella piccola cittadina di Monza.
Da profondo storico, dopo aver fatto rivivere il presunto Alberto da Giussano uscito fuori dal vecchio marchio della gloriosa bicicletta Legnano, forse questo genio padano voleva far rivivere i fasti della corte della regina Teodolinda, di longobarda memoria, chissà.
Talpone propose allora su facebook la creazione di un Ministero della Bruschetta, da localizzare nel paesino collinare ternano dove soggiornava, con il preciso compito di introdurre una specialità preparata con l’olio di Varese.
Ora è comunemente noto che la “ bruschetta “ è una fetta di pane sciapo, cioè senza sale, abbrustolito sulla griglia, condito con una strofinatine di aglio, poco sale e un’abbondante annaffiatura di olio di mola extravergine, piatto povero di origine umbro-toscana, che ha fatto fortuna in Italia e nel mondo, sia pure con molte varianti, come la più famosa pizza napoletana.
Da non credere, nella serie di “ amici” che si sono in seguito presentati a Talpone, dopo una settimana cominciarono ad emergere strane comunicazioni e inviti a partecipare a festival e incontri leghisti, nonché a inviti a buttar fuori tutti gli immigrati.
A questo punto nonno talpone si ripromette di non pensare più su facebook, le conseguenze potrebbero essere imprevedibili, dall’accusa di essere un terrorista palestinese, all’invito a partecipare a incontri spirituali in Vaticano.
“Non pensate !”, sembra essere l’invito reale, non pensate gente, c’è già chi pensa per voi.

ZATOPEK


Mentre camminava sul far della sera lungo la strada panoramica che dall’alto domina la Val Nerina, Talpone si vede sbucare da una stradina laterale un azzimato signore, magro, elegantissimo in un completo polo/pantaloncini/scarpette di un bianco candido che agilmente trotterella via di corsa davanti a lui.
“ Che roba -commenta sprezzante rivolto alla moglie- ma guarda quello lì, vestito come un figurino ! “
Talpone è da sempre contrario alle mode, agli snob, alle smancerie up-to-date, però quando il giorno dopo vede nel grande supermercato di Terni, quello che dice nessuno ti può dare di più, uno scaffale di scarpe sportive bianche in offerta a metà prezzo, ha un sussulto e un cedimento.
Il prezzo è ottimo, per una trentina di euro ti svendono delle luccicanti scarpette bianche dal nome esotico “ puma “.
Sono rimaste solo una decina di scatole, fortunatamente solo gli esemplari dal numero 45 al 47, quindi adatte per lui.
Veramente avrebbe preferito una marca dal nome “ levriero “ o “ leopardo “, ma si accontenta, in fondo anche il puma va veloce, non è vero ?
L’indomani di primo mattino le prova e le trova ben calzanti, morbidissime, scattanti.
Si lancia nella discesina verso il cancello, gli sembra di avere le ali ai piedi, insomma riesce a correre per un centinaio di metri prima di passare ad un passo veloce, alternato a corsettine.
Quando arriva da Nando è un successone, Talpone mostra le scarpette nuove a tutti i presenti, la Sofia, dopo aver sussurrato il solito “ Talpone , ahh, che bel nome ! “, gli chiede addirittura se può darle delle ripetizioni di inglese, privatamente.
Meglio uscire di corsa dal negozio con i giornali sottobraccio e, girato l’angolo, ridurre la velocità  ad un passo moderato.
Solo uno scatto atletico davanti a quell’antipatico bidone arancione del segnalatore di velocità, ma per dispetto.
La risalita è  più faticosa, ma dopo qualche curva vede davanti a sé, in un breve rettifilo, un ragazzotto con la canotta rossa che trotterella pian pianino nella sua stessa direzione.
Quando sente il mio passo ritmato di marcia, che gli si avvicina inesorabile e progressivo, lui ha un piccolo scatto e si porta più avanti.
Niente da fare, alla seconda curva la marcia di Talpone si fa più serrata  e travolgente, lo raggiunge, lo affianca con leggerezza e alfine lo supera con un sonoro “ Buongiorno !”
Con una progressione da velocista Talpone prosegue stringendo i denti, fino alla curva seguente, per poter alla fine rallentare il passo, asciugarsi la fronte e riprendere un poco il fiato.
“ Ma chi sono io, Zatopek la locomotiva umana ?”- Si autocompiace il prode Talpone, memore di un nome famoso nella sua gioventù.
Quando arriva a casa racconta il prodigio alla moglie e la scongiura di immortalarlo in una fotografia.
Lei gentilmente lo accontenta e poi avvicinandosi gli chiede se è stato fuori con quella maglietta grigia.
“ Certamente, è una delle poche di nostro figlio Martello che sia abbastanza larga da poterla indossare, molto casual, perché ?”
Sembra che vi campeggi una scritta “ Ho sempre con me dei preservativi. Ogni tanto li spolvero “
“ Beh tanto è scritto in inglese !” Commenta fiducioso Talpone.
“ No caro, la scritta è in italiano e accanto è disegnata una grossa formica dai grandi baffi bianchi, con due zampe che stringono dei piumini rossi e altre due zampe appoggiate sui fianchi ancheggianti “.

PROFUMO DI TARTUFO


Dopo il riposino pomeridiano per ripararsi dall’afa estiva, nonno Talpone e la sua istriciotta si recano a Sangemini con l’auto per raccogliere l’acqua minerale che sgorga fresca e saporita dalla fonte omonima.
Riempiti i canestri di bottiglie come altri alacri abitanti del luogo, passano poi a trovare i parenti che hanno un casolare con un ben curato orto nelle vicinanze.
Grande festa di accoglienza, ci sono fratelli, nipoti, nipotini, allegri e giocosi nell’aia.
Però cominciano a fiorire le battute :
 “ Nonno Talpone perché parli male degli umbri ? “
“ Ce l’hai su con i cacciatori, si vede che il cinghiale in umido e i tordi allo spiedo non li mangerai più “
“ Chi ti darà ora i pomodori innaffiati con l’acqua minerale ?”
Talpone cerca di giustificarsi e di minimizzare, atterrito dalla prospettiva di vedersi decurtato di tante prelibatezze culinarie e degli inviti a cena di alcune delle migliori cuoche del ternano.
Ma è solo uno scherzo bonario, vogliono solo stuzzicarlo e divertirsi con qualche battuta, presto lo rassicurano sua cognata e la rossa  nipote spoletina .
Si passa presto a raccontarsi le varie novità, le vacanze passate, le prodezze dei bambini, poi tutti a tavola per un’improvvisata cenetta . pizze e birra, ma anche carne alla griglia, fettone di melone e prosciutto ( un coscio intero, vinto dal cognato nel torneo locale di briscola ), cetrioli e delicatissimi pomodori dell’orto.
Dopo un fantastico tramonto ramato tra le basse colline, a sera inoltrata si raccontano storie di fantasmi che deliziano i bambini, Talpone raccoglie numerosi bis, ma viene l’ora di tornare a casa.
Nell’auto del nonno milanese hanno caricato una grossa cassa di rotondi, saporitissimi pomodori, i capolavori del cognato Ercole, il nipote Maciste gli ha inoltre generosamente lasciato un bel sacchetto di tartufi appena raccolti nei boschi vicini.
Inebriato dal profumo  di quest’ultimo pregevole regalo che invade l’abitacolo anche con i finestrini aperti, nonno talpone non si contiene più e poeticamente declama “Quanto so’ boni e generosi ‘sti umbri, io me li sposerebbe tutti quanti ! “
La sua dolce compagna di vita osserva bonaria “ Caro, guarda che un’umbra l’hai già sposata quarant’anni fa “
E’ proprio vero.
Ma capitelo, è il conturbante profumo di tartufi che lo fa delirare.

SAGGEZZA POPOLARE


Buon ferragosto a tutti quelli che non sono della casta dei magnaccioni, quindi buone feste  ai pensionati sempre più poveri, ai giovani senza lavoro, ai precari, a quelli che hanno il lavoro ma non sanno come faranno ad andare avanti, agli statali ora senza liquidazione.
Tutti in vacanza in qualche modo, così così, salvo quelli che con i soldi sporchi se la spassano da signori.
La batosta economica che la maggioranza degli italiani deve subire è pesante, una specie di tassa sul macinato di ottocentesca memoria.
Tutti vivono nella sfiducia, nella rabbia, nel timore e con poche speranze nel futuro.
Anche nel nostro paesello, l’arrivo mattutino di una ventina di giornali nel piccolo emporio di Nando suscita commenti acidi e recriminazioni.
Nonno Talpone acquista un paio di quotidiani e le prime pagine gli mettono l’amaro in bocca.
Si consola con una grossa pasta al cioccolato e si unisce al brontolio dei presenti.
Ecco che entra nel negozio il Pirlone, un vecchio conoscente.
E’ sempre male in arnese, ormai in pensione, vivacchia facendo lavoretti negli uliveti.
Da giovane è dovuto emigrare al nord, a Milano, per trovare un’occupazione.
Dopo qualche anno il suo ritorno, con una spintarella ha fatto un ventennio da operaio nell’acciaieria, ma il suo continuo intercalare con quella paroletta lombarda gli è valso il soprannome di Pirlone.
Vedendo che acquista l’unica copia de “ Il Giornale “ nonno Talpone gli chiede :
“ Ma come, con tutto quello che ci stanno rapinando, proprio quello devi comprare ?”
Con un ghigno a mezza bocca del suo faccione irsuto il Pirlone borbotta :
“Eh sono un compagno speciale !”
Quanta saggezza popolare nell’affibbiare gli appellativi appropriati !
 

GRASSE RISATE


Dopo due giorni di  pause abbuffatorie, passate da nonno Talpone e consorte a cibarsi di soli grossi pomodori dell'orto e pesche, è scattato l’immancabile invito a cena.
Un posticino in Val Nerina, vicino ad un laghetto di pesca sportiva, una ventina di tavoli all’aperto, cucina casareccia ma con sprazzi di fantasia indovinata, prezzi modici, il cognato sindacalista in questo indovina sempre il posto giusto.
Il problema è la compagnia : sarò fissato, ma la classe media in provincia ripete sempre le stesse cose, non sempre amene.
Le donne : i figli che non studiano, le malattie spesso immaginarie, i tranquillanti e le medicine consigliabili.
Gli uomini : la magnata, la bonazza, le corna degli altri.
Ci saranno eccezioni naturalmente, ma quando Talpone cenava con vecchi ternani che provenivano dal lavoro manuale, muratori, contadini, meccanici, notava una compostezza e una signorilità ben diversa.
Non importa ormai sono rassegnato.
Commenti sulle minigonne delle giovani che entrano nel giardino della trattoria, sulle scollature o sulle forme delle signore, propositi di appuntamenti per le prossime cene, racconti delle personali esperienze di vita.
Che divertimento.
 “ Ti ricordi in Spagna quella con un seno così pendente, quante gliene ho dette, poi andando via lei ci ha salutato in italiano ! “
Grandi risate.
“ E io, quando ero in Turchia, una grossa tedesca con un enorme posteriore proprio davanti a me, ho elencato tutto quello che le avrei fatto, beh, da non credere, parlava italiano pure lei !”
Risate generali.
“ Invece io a un nipote quando era piccolo gli mettevo in bocca l’alluce del piede in bocca e lui ciucciava, poi  si svegliava e strillava. L’hanno detto pure a mago Zurlì in televisione, pensa un po’ “
Tripudio di risate.
“Una volta che mi avevano messo mio nipote di quattro, cinque anni nella mia camera e io dovevo dormire in salotto, quel disgraziato poi ha rovistato nel mio cassetto. Allora l’ho afferrato per i piedi e l’ho tenuto appeso fuori dal balcone del terzo piano, piangeva, urlava e scalciava come un dannato quell’infame, ma così impara la lezione !”
Nonno Talpone non riesce a scrivere senza deglutire a vuoto con un inizio di attacco di panico, ma lì, davanti ai piatti gustosi a base di barbazza, tutti ridevano fino alle lacrime.

UN AFFRONTO


Siamo in spiaggia, il signore con il pizzetto e baffetti sottili è il padre di un piccolo che gioca con i miei.
Finalmente un tipo simpatico, estroso, buon conversatore, forse anche per la sua professione di promotore di una nota casa farmaceutica americana.
E’ uno dei pochi con i quali posso parlare di libri, di storia, di religione e di politica, insomma fuori dall’usuale bla bla quotidiano.
Le nostre idee sono molto simili, a parte il suo ateismo dichiarato, che io trovo troppo radicale, in fondo la negazione assoluta di qualcosa fuori o sopra di noi la trovo fideistica.
Ma sulla situazione politica le nostre opinioni sono quasi sempre convergenti.
Nonno talpone si infervora nell’argomento e comincia a enumerare la sua personale versione della rivolta studentesca del 1968, la reazione studentesca alla guerra del Vietnam e la richiesta di un nuovo modo di studiare in università e nelle scuole.
Insomma i particolari cambiano, ma i problemi sono sempre quelli, irrisolti naturalmente, però le radici sono quelle del ’68, è chiaro, non pare anche al nuovo amico ?
Lui mi guarda per un attimo, poi con un sorrisino contrito risponde “ Ma io veramente nel 1968 non ero ancora nato !”
“ Incredibile, ma come non eri ancora nato, accidenti, non si può proprio parlare con nessuno “