AI MARGINI DEL GIORNO


Stamattina dopo un’allegra colazione, tutti quanti allineati lungo il tavolo di cucina, dove sono circolate chiacchiere assonnate, frettolose  raccomandazioni dei genitori e qualche buffonata del nonno, con qualche rimpianto ed un accenno di protesta del Polipetto i piccoli sono stati accompagnati a scuola dal papà e poco dopo anche l’avvocato Tuttopiede, con un identico leggero sospiro, è uscita per  recarsi al lavoro.

I nonni, il Talpone e l’Istrice Amorosa, hanno chiuso la porta e sono ritornati a tavola, dove li aspettavano una distesa di piattini e tazze vuote, molte briciole sparse, alcuni barattoli semivuoti di marmellata e di miele.

Quasi a riempire quell’innaturale silenzio, nel terminare in fretta la colazione, i due anziani  si sono rammentati a vicenda le battute  ingenue dei piccoli nipoti, i loro gesti teneri, da cuccioli di uomo, come usa dire lo zio Martellus Deus.

Hanno pulito casa, si sono lavati e vestiti, lei ha preparato e cotto con gesti sicuri un grosso pane con la farina di farro; lui è uscito per andare al mercato settimanale da suo verduraio del Bangladesh, ritornando dopo le chiacchiere d’uso con quattro borsoni carichi, risalendo poi le scale di casa senza troppo sospirare, se non per il ricordo dei suoi piccoli amici.

A pranzo hanno intaccato la loro riserva quasi inesauribile di avanzi natalizi, hanno letto i loro libri, finendo per addormentarsi per il solito pisolino pomeridiano, preparandosi poi per l’impegno del corso in palestra, quello dei nonni avanzati.

Si sono trovati soli per la cena, mentre una televisione parlava di cose che nessuno ascoltava.

Ieri da quando nel pomeriggio erano stati all’asilo e alla scuola per il loro turno settimanale i due nonni avevano vissuto e giocato con i piccoli principi, avevano riso, inventato, “ pazziato”, come compagnucci di gioco più grandi, quasi fossero i ripetenti di classe troppo cresciuti.

Per carità, non c’è rimpianto, ognuno deve avere i propri spazi.

Le regole d’oro sono sempre quelle : autonomia e libertà.

Affermiamo risoluti che anche i nonni devono avere la loro vita.

Però …

Però un profondo sospiro di nostalgia almeno permettetecelo.

I GAS PESANTI


“ Uhm ! Interessante ! Grandiosa notizia questa !”

Nonno Talpone nella lettura mattutina dei giornali ha trovato un articolo che lo rallegra enormemente, non la restituzione delle tasse sulla casa appena pagate, non l’aumento delle pensioni secondo parametri da onorevole, ma la scoperta di un gruppo di scienziati, secondo cui per il benessere fisico delle persone, sopratutto dopo gli stravizi culinari natalizi, il salire a piedi le scale per tre o quattro piani risulta più salutare di una seduta di palestra e meno pericoloso di un’ora di jogging.

Dato che lui abita da tempo immemorabile in una vecchia casa senza ascensore, con piani corrispondenti, si sente ormai liberato dalla schiavitù settimanale della palestra e della piscina.

Sua moglie, la dolce ma inflessibile Istrice Prussiana, nonché indiscussa medico di famiglia e responsabile del 96% dei problemi di casa, si mostra odiosamente scettica.

Ma il nostro, posata la tazza del tè e allontanato il piattino con poche briciole di taralli, biscotti alla marmellata e torrone al cioccolato fondente, si allontana maestosamente dalla cucina, lascia l’accappatoio di spugna sul letto, indossa faticosamente la camicia e cerca di infilare un paio di pantaloni puliti.

Con grande sorpresa scopre di non riuscire ad allacciarli, mancano 7 o 8 centimetri al traguardo del bottone di chiusura.

Leggermente contrariato Talpone se li toglie, saranno quelli lasciati da un figlio nel recente periodo di coabitazione.

Un secondo paio di pantaloni preso dall’armadio presenta identiche difficoltà e così un terzo.

Si tratta senz’altro di una congiura, una giocosa beffa a suo danno.

Entrando a fatica nei vecchi jeans elasticizzati, fa le sue rimostranze alla moglie, ma lei ride divertita e gli indica la bilancia elettronica pesapersone.

Anche quella risulta perfidamente sabotata.

Alla fine, rinchiuso in bagno, si guarda di profilo allo specchio, che mostra una strana rotondità a livello girovita.

Si tratta sicuramente di gas intestinali, di tipo virale e straordinariamente pesanti.

Può qualcuno suggerire una cura ?

DEPRESSI NATIVI


Non ricordo da quanto tempo non riesco a parlare con il mio vecchio amico nonno Talpone.

Forse da prima delle vacanze natalizie.

Ho l’impressione che sia passato un periodo avvolgente e tumultuoso, iniziato quasi subito il ritorno dall’Umbria con la vecchia auto famigliare, che poteva ben assimilarsi ad un ‘autobotte per il trasporto dell’olio pregiato, quello appena spremuto dal raccolto invernale in Valnerina.

A Milano l’incontro con la grande famiglia allargata, due figli con rispettivi coniugi e nipotini, la grand-mère affannata e gioiosa a trafficare in cucina, i fratelli quarantenni che scherzavano tra loro con battutine e dispetti da bambini, i nipotini di quattro e sei anni scatenati nel loro magico mondo d’infanzia, con il rapito entusiasmo per la moltitudine di regali ricevuti.

Bellissimo, coinvolgente, faticoso.

Incontro e convivenza famigliare intrigata anche da un morbo influenzale di provenienza inglese, con effetti di rigetto e dissenteria che hanno messo a dura prova la disponibilità dell’unico bagno per otto persone, colpendo fortunatamente un membro alla volta.

Forse nonno Talpone richiedeva una convivenza più calma e raccolta, forse sta invecchiando male.

Recentemente si sorprende spesso a fissare il vuoto per un lungo periodo di minuti, senza alcun pensiero logico, solo sospeso in brandelli di immagini scomposte e parole appena formulate.

Per ricrearsi giorni fa l’anziana coppia Talpone e Istrice si è recata al cinema di zona per assistere alla proiezione di un film francese sconosciuto, Amour.

Bellissimo, recitato magistralmente da Trintignant e dalla moglie Riva, sequenze e pause registiche da maestro.

All’uscita, nel buio gelido della sera, mano nella mano, lui ha chiesto ansiosamente “ Cosa faremo noi ?”

Lei sicura e sbarazzina “ Non fare l’idiota, vedremo. Ora godiamoci la vita.”

Appunto.

Questo è il problema dei depressi nativi.

IL RE MIDA


Il rito angoscioso del ritorno in auto dall’Umbria, con la macchina stracolma di lattine e boccioni d’olio appena spremuto, filoni di pane casareccio, formaggi, salumi, panetti di panpepati, giochini e regali di Natale, questa volta si è concluso felicemente.

A casa nostra abbiamo trovato la famiglia dei Promettenti Avvocati, con un nipotino, lo Scoiattolino, il secondo arriverà stasera dalla casa degli altri nonni.

Stanchi sì, carichi di bagagli, ma con un’ulteriore quantità di valigioni e sacche di vestiti portati dai nuovi arrivati, che gioiosa confusione !

L’appartamento degli Avvocati è in ristrutturazione, devastato, sventrato, secondo oscure direttive di un architetto che farà spostare muri, porte, stanze e aprire vani segreti del sottotetto.

Per un lungo periodo, uno, due mesi, la famigliola sarà profuga, accampandosi a rotazione nelle case dei nonni.

Beata baraonda!

Stanotte l’ho passata senza incubi e alle sei del mattino mi rigiravo nel letto, febbrile, come da bambino quando aspettavo che ci si potesse alzare per scoprire i regali di Babbo Natale.

A colazione eravamo a tavola tutti insieme, che meraviglia stare accanto al nipotino e divertirlo con storielle sulla scuola.

“ E’ vero che la maestra vi costringe a mangiare tutto quello che c’è nel piatto ?”

“ Ah sì, è vero …”

“ Ti ricordi la filastrocca di Sega Segola che ti cantavo da piccolo, dondolandoti sulle ginocchia? Se non mangi la minestra, patapunfete, la maestra ti butta giù dalla finestra!”

“ Ma no, dai nonno!”

“ Ma tu portati un pentolino termico  con gli gnocchi al ragù. La “ schiscetta “ come i muratori, in fondo anche voi siete lavoratori della mente”

“ No, non possono mettere nella cartella nemmeno una bottiglietta d’acqua – interviene mamma Tuttopiede.

“ Un bambino l’aveva chiusa male e ha bagnato tutti i libri – precisa lo Scoiattolino.

“ Allora tu portati la bottiglietta del vino dei bimbi, quello fatto con le visciole da nonna. Se si rovescia avrai i tuoi libri color rosso ciliegia, che bello! – insinua quell’incosciente di nonno Talpone.

“ Niente vino dei bimbi! E tu finisci il tuo latte! – intima il Promettente Avvocato, nonché severo padre di famiglia.

“ Basta latte, non lo voglio ! – piagnucola lo Scoiattolino.

“ Ma come, non sai che dentro il latte c’è anche l’oro, il prezioso metallo dei pirati, quello che voleva ad ogni costo il re Mida ? – inizia il nonno porgendo la tazza al piccolo.

“ Chi era il re Mida ? – fa lui, bevendo dalla tazza.

“ Allora, c’era una volta un re molto avido, che non si stancava di voler altre ricchezze … – continua a raccontare il nonno.

Il latte è stato bevuto, tutti si sono affrettati a vestirsi e uscire, per andare alla scuola e al lavoro.

Il nonno li ha salutati dalla porta, agitando la mano un poco commosso, poi si è domandato “ Ma nella leggenda Mida era proprio un re ?”

Ora sfoglierà i libri della sua biblioteca, di storie ne conosce tante, ma la memoria comincia a fargli brutti scherzi.

LA ZUCCA


Il ritorno a casa della mia signora e padrona ha ristabilito usanze e abitudini che tendevo ormai a dimenticare.

La più antipatica è la mancanza di un posto sicuro e definito per poter leggere e scrivere con tranquillità.

Così ogni mattina inizia con “ Cara, dove vuoi usare il tuo computer oggi ?”

“ Zucchino, vai pure in studio, io uso la cucina perché ho bisogno del tavolo lungo per posare libri, riviste e fogli di appunti “

Dopo un quarto d’ora, mentre sto consultando internet sul mio portatile piccolo, vengo chiamato d’urgenza, il suo computer, non quello nuovo appena regalatole, perché si sa, è nuovo, quindi usa quello amorevolmente prestatole dal padre dei suoi nipotini, che improvvisamente, da solo, ha deciso di ridurre le parole a formichine quasi invisibili.

Dopo qualche tentativo risolvo spegnendo e resettando il malevolo aggeggio.

Non passa mezz’ora che un nuovo guaio cibernetico la turba ancora, oppure è la traduzione appropriata di una parola, ogni volta devo alzarmi e correre in soccorso.

Più avanti lei vuole usare lo studio, perché la grossa stampante multifunzione sta lì, ma io non posso trasferirmi in cucina, il cui tavolone è ancora sommerso dal suo portatile , dai libri e dalle altre molte carte, inoltre è vicina l’ora del pranzo.

In sala no, si mette in disordine, in camera da letto guai, inoltre non vi sono ripiani utili, l’unico bagno è sacro  e , data la nostra età avanzata, deve essere sempre disponibile per le urgenze.

Non bisogna dimenticare che il telefono cordless ora funziona, richiede quindi un addetto alle risposte, stranamente non è la stessa persona destinataria di quasi tutte le chiamate.

Personalmente nonno Talpone ha molti amici defunti, quindi anche se li pensa spesso, finora non gli hanno ancora telefonato.

Ieri mattina mentre relegato in un cantuccio compitavo degli appunti, si era sentito l’ennesimo squillo ed ero corso in corridoio a rispondere.

Si trattava del Martello deus, stranamente alle dieci di mattina, a quell’ora di solito è chiuso nel suo cubicolo alla Company davanti ad uno schermo.

“ Pronto ?”

“ Papà ciao. Passami la mamma.”

“ No, scusa, non puoi dire a me, la mamma è in cucina a lavorare sul suo computer.”

“ Papaa, papaa, devo parlare con la mamma, sbrigati !”

“ Eh no! In questa casa io non conto proprio niente, si sa. Cos’hai da chiedere, ricette di cucina, medicinali o consigli per malattie, pareri per l’arredamento ? Ci sono anch’io sai ? Chiedi e ti sarà dato !”

“ Papaa, papaa, papaa, non farmi perdere tempo, passami la mamma, daiiii !”

Ruggendo fremente ho passato la cornetta alla moglie con mezze frasi sdegnate.

“ E’ per te ! Al solito ! E’ tuo figlio ! Quello inglese ! “

Poche parole e la mia Istrice ora risplendeva di gioiosa commozione.

“ Oh caro !  Ti sei ricordato !  Si, sono tanti, ma io sto benissimo.  Come ?  Beh lo conosci, lui si lamenta sempre, basta farci l’abitudine.  Si, tutto bene, sono felice, credo che quando sarò calata nella tomba dirò ugualmente  – come sto bene ! –  Grazie per gli auguri !”

“ Riagganci tu per favore, zucca mia ?”

PROVE DI FUTURI SCENARI


Una settimana in solitudine e malattia, chiuso in casa con montagnole di fazzoletti di carta umidicci, piatti sporchi nel lavello, libri sparpagliati alla rinfusa in ogni stanza, aperti o piazzati in equilibrio instabile con pezzi di giornali tra le pagine, letto sfatto e plaid buttati sulle poltrone, insomma il prevedibile appartamento del maschio single.

Mi sono trovato più volte impegnato a ragionare con nonno Talpone sui possibili foschi scenari futuri.

Ad esempio cosa succederà tra cinque, dieci o vent’anni, nello sfortunato caso che dovessi sopravvivere alla mia dolce Istrice, sempre più decrepito e ammalato, in ristrettezze economiche, in solitudine sepolcrale ?

Mentre si ipotizzava e si pigliavano appunti su un mucchietto di fogli era improvvisamente arrivata la telefonata del figlio inglese.

“ Come va papà ? Tutto bene lì ?”

“ Si, non ti preoccupare, raffreddore, catarro e male alle ossa, ma passerà – ho risposto imbarazzato e leggermente indispettito.

Ci si era rovinato lo scenario, si era frantumata l’atmosfera drammatica che stavamo costruendo, così, dopo una decina di minuti di conversazione, ci eravamo lasciati, Talpone era sparito e personalmente non mi rimaneva altro che mettermi davanti alla televisione, per assistere sfortunatamente ad un bel film, coinvolgente e con un commovente lieto fine.

La giornata seguente, mentre mi stavo preparando un piatto di tortellini, preparati con un brodino di dado, mi ero ricordato di averli acquistati al supermercato vicino casa con il fatidico sconto del 50 %.

Facendo due conti, quei tortellini pregiati di marca Rana mi erano costati solo due euro, essendo due porzioni e tenendone una metà per l’indomani stavo per cenare con un solo euro.

Tra venti o trent’anni, con la mia pensione ormai ridotta al lumicino per l’inflazione, avrei potuto vivere con due- quattro euro al giorno, contando anche un bicchiere di vino a pasto e una patata lessa per secondo.

Potendo ipotizzare inoltre di subaffittare un paio di stanze ad estranei, avrei avuto anche i soldi per poter pagare le bollette di luce, gas e le spese condominiali verso il 2030 e i decenni successivi.

Afferrati dei foglietti pubblicitari e rovesciabili sul retro stavo preparando dei calcoli più precisi con la penna quando è arrivata la telefonata del figlio valente avvocato.

“ Papà come stai ? Senti, mi ha chiamato la mamma, adesso arrivo in auto e ti porto un vassoio di polenta, un barattolo di sugo e un grosso pezzo di bollito, va bene ?”

Come rispondere di no, assolutamente no accidenti, mi rovinava anche questi brillanti piani futuri di economie nei prossimi quarant’anni.

Ho dovuto nascondere i preziosi foglietti, ho ricevuto mio figlio accompagnato dal suo vecchio amico Carlone, ammucchiato sul tavolo della cucina la borsa delle provviste, ci siamo bevuti del Limoncello casalingo, riso e scherzato come fossimo in una piacevole stanza d’osteria.

Una volta usciti che fare ? Scenari spazzati via, ho ripreso in mano un libro, per fortuna era una raccolta di racconti di Solzenitsyn, tra cui il meraviglioso “ Una giornata di Ivan Denisovic”.

Le giornate della settimana sono passate in fretta, gli scenari per un motivo o un altro sono stati sempre rovinati, poi inaspettato è arrivata la telefonata che comunicava il ritorno anticipato della moglie dall’Umbria.

Di corsa pulizie generali, rifacimento del letto, lavatrice che svuota il cassonetto degli indumenti sporchi, lavastoviglie a manetta, libri frettolosamente rimessi a posto negli scaffali, spesa al supermercato, infine ho apparecchiata la tavola e preparato il sugo per gli spaghetti alla chitarra.

Come ritrovare la concentrazione per ipotizzare gli scenari futuri ?

Nel tardo pomeriggio siamo stati dai genitori dei nipotini per la cena di compleanno dell’Istrice Amorosa.

Ho trovato i piccoli sdraiati sul pavimento della sala, stavano guardando un vecchio cartone animato, il nonno si è steso vicino a loro, stuzzicandoli bonariamente, dondolandoli per aria e assoggettandosi a fare da morbida poltrona con il suo pancione.

Quando ci hanno chiamati a tavola per la cena nonno Talpone si è sentito chiedere:

“ Che faccia gioiosa che hai, cosa ti è successo ?  Ah capisco, si è illuminato con i bambini come al solito !”

INCAUTAMENTE


Durante la vacanza a Venezia, alla cena di anniversario dei 40 anni di matrimonio, nonno Talpone ha avuto l’insperata e graditissima sorpresa di ricevere in regalo dai figli, genero e nuora una grossa scatola di cartone che conteneva copie di giornali, riviste, fumetti, libri gialli e gran parte della carta stampata che recava in copertina la fatidica data del 14 ottobre 1972.

Un lavoro da collezionista, maniacale e apprezzatissimo.

Incredibile davvero scoprire quante cose erano accadute in quel lontano emozionante giorno di nozze, anche se devo precisare che nessuno riportava la notizia dell’importante avvenimento, almeno tale era ritenuto da quei due ragazzi dall’ incosciente spensieratezza.

In fondo alla scatola, ahimè, giaceva una confezione che conteneva un mirabile e ambitissimo smartphone tipo Android, agognato al di là di ogni possibile aspettativa.

Baci, abbracci, svenevoli ringraziamenti fino alle lacrime, ma …

Ma incautamente da allora nonno Talpone si è incollato mattina e sera sul diabolico aggeggio tecnologico, che a detta del figlio Martello di dio può fare di tutto, forse anche il tè verde antiossidante che il nonno ama tanto.

Di certo da quell’infernale e pericoloso regalo, che lui tiene stretto al petto e non abbandona neanche quando va a letto, Talpone è riuscito ad ottenere ben poco, per ora solo le previsioni del tempo della città di Philomont, a lui ignota, in cui la temperatura è calcolata in gradi Fahrenheit, segnalando anche un’umidità locale del 54% ed un vento a 16 Km/h.

Per sapere quale sia il meteo a Milano lui guarda fuori dalla finestra, come sempre, con maggiori possibilità di sapere se piove o se c’è il sole.

Per tali incresciosi motivi, smanettando nevroticamente, spegnendo e riaccendendo il bianco aggeggio, cambiando impostazioni e schiacciando tasti di significato ignoto, le sue ore scorrono veloci.

Non è più in grado di scrivere post, leggere libri, uscire con gli amici; ieri sera è andato a riposare alle due di notte, con gli occhi rosso arancione che sporgevano dalle orbite.

Scusatelo per ora, lui è ad un livello di tecnologia obsoleta, niente paura, prima o poi quel complicato meccanismo gli cascherà in terra e lui riprenderà a scrivere con la sua stilografica sul retro di vecchie fatture bancarie, compitando lettera per lettera sulla tastiera del vecchio computer di dieci anni fa.

UN FILO ROSSO VINO


Da bambino, avrò avuto circa 8 -9 anni, restavo quasi sempre in compagnia di mia nonna Albina, un nome presago di quella che diventerà poi il grande amore della mia vita.

Mia nonna era adorabilmente dolce, affettuosa e paziente, nonostante l’amaro che la vita le aveva riservato, vestiva sempre con una semplice blusa grigio topo, che si intonava con i suoi lunghi capelli arrotolati in una voluminosa crocchia dietro la testa.

A me sembrava vecchissima, anche se era nei suoi sessant’anni, ma allora la gente non aveva la fissazione di apparire sempre giovanile ed esuberante sino al proprio funerale.

Lei amava raccontarmi, insieme a paurose fiabe di gnomi fatati e orchi sanguinari , le storie ed i fatti delle precedenti generazioni.

Ne ero affascinato e trascrivevo diligentemente su piccoli taccuini quadrettati da dieci lire questi fatti divertenti e curiosi che riguardavano persone che non avevo mai conosciuto.

Non vi è mai stata traccia di nobiltà nei miei antenati, né grandi imprese degne di memoria, posso dire tranquillamente di essere quasi orgoglioso di discendere da una miriade di operai, ferrovieri, tramvieri, merciai, pollivendoli, fiammiferai, sartine e semplici donne casalinghe.

Mio fratello maggiore invece da ragazzo amava passare per conte di casata decaduta e più avanti, dopo la sua morte  venne trovato uno stemma araldico che aveva avuto la dabbenaggine di acquistare.

L’unica traccia costante, un vero filo rosso che lega le generazioni  dei miei antenati è stata, caso strano, l’amore per il vino.

Ai primi dell’ottocento un mio bisavolo era conosciuto come assiduo frequentatore di osterie più che del negozio di barbiere in cui avrebbe dovuto lavorare.

La numerosa figliolanza doveva quindi girare per le strade a vendere fiammiferi come nella pietosa fiaba che leggevo in gioventù.

Uno fortunatamente fu raccolto da un pastore evangelico, che lo adottò, lo fece studiare e gli insegnò la moderazione.

Con la spiacevole conseguenza che morì avendo bevuto troppa acqua nei fondali del Lago Maggiore.

Una sua sorella, finita all’orfanatrofio, fu poi adottata da una coppia caritatevole, imparò a lavorare come sarta, attività che trasmise a figlia e nipoti, visse allegra e amabilmente socievole sino ai novant’anni, bevendo moderatamente, ma con costanza, senza farsi mai mancare almeno un buon bicchiere di rosso Barbera a pasto.

Da lei è stata tramandata la tradizione, che personalmente apprezzo in modo incondizionato, di versare un’abbondante schizzo di vino robusto nel brodo bollente, creando un composto vivificante ed un ottimo rimedio contro raffreddori, dolori reumatici, stanchezza, sensazioni di gelo durante i mesi invernali.

Un altro mio nonno, che non ho mai conosciuto, ma che mi ha trasmesso il suo nome, era da tutti soprannominato “ El Noè “, non tanto per sapere biblico, ma perché sembrava aver scoperto lui la vite e i suoi dolci frutti fermentati, che gustava con abbondanti libagioni ogni sabato sera e ad ogni festività.

Ancora molti decenni dopo, quando a sedici anni in motorino mi ero avventurato nel paese in cui lui si era ritirato da pensionato, essendo capitato casualmente nella locale osteria per rinfrescarmi con un buon mezzolitro, fui apostrofato dai vecchietti presenti con sonori commenti “ Varda lì, el par propri el Noè !” ( Guarda quello sembra proprio il Noè)

Mio padre, forse come reazione alle esuberanze subite in gioventù, era un moderato, teneva comunque una cantina ben fornita, per la consolazione dei suoi figli, che la frequentavano con assiduità, quasi per dovere filiale .

Personalmente non potevo far sfumare una fama tanto ben meritata dal nonno, per cui mi sono sempre sforzato di farmi onore ed essere alla sua altezza, senza cadere nella dipendenza e con un certa dose di compostezza.

Certo gli anni passano, anche gli atleti più dotati non raggiungono più i primati della loro gioventù.

Così nonno Talpone dai tre litri a sera dei suoi vent’anni a militare, ora si è ridotto ad un paio di bicchieri a cena, magari con un bis a grande richiesta.

Però ora le vecchie osterie di Milano e nelle varie città hanno chiuso i battenti,  fioriscono solo le birrerie tedesche, i pub pseudo irlandesi, le enoteche chic, i bar delle happy hours, buona parte della  gente poi preferisce a darsi a cose più forti e pericolose.

Dove sono più i vecchi “ Ciucateè” gli ubriaconi di paese, quelli che con i loro lazzi facevano bonariamente divertire ?

E’ vero, i loro epigoni sembrano sopravvivere ancora alla televisione, stralunati e ben vestiti, a ciarlare e strillare nei comizi e alle varie tavole rotonde, mentre continuano ad arraffare con un crescendo parossistico e cleptomane, loro raccontano le stesse cose, le solite promesse mai mantenute di riforme, di piani di sviluppo, di svolte storiche, di tagli alle tasse, di posti di lavoro.

Questi non fanno ridere, anzi ci disgustano.

Forse dalla coca dovrebbero tornare al Barbera e al Lambrusco.

Lanciamo un bel referendum abrogativo ?

Niente paura, anche se lo vinciamo resterà lettera morta come i precedenti.

18 GRADI


E’ una bellissima, chiara giornata di sole quella che si vede dalla finestra della casetta di Cambridge, dove nonno Talpone e nonna Istrice sono approdati dopo un’improvvisa deviazione di viaggio, dato che il figlio Martello di dio aveva insistentemente richiesto la presenza di mamma e papà, per avere il piacere di vederli.

Con l’occasione naturalmente nonna Istrice ha avuto l’insperata possibilità di mostrare le sue capacità di lavare piatti e pentole sporche nel lavello, di cucinare saporiti manicaretti di pesce per gli affamati residenti, di scaricare provviste di vino, olio, prosciutto, parmigiano e altre prelibatezze per circa 20 kg di cibarie.

Perché i nonni sono sempre giovani, anche se hanno il mal di schiena, i dolori artritici e altre amenità, brontolii talponeschi compresi.

Anzi, dato che recentemente non hanno potuto praticare la palestra e la piscina per la quinta età, quella dei quasi scoppiati, il buon Martello ha fatto loro organizzare e preparare gli scatoloni per il suo trasloco, che avverrà entro fine settimana.

Così sabato e domenica, appena dopo il loro arrivo, hanno potuto trastullarsi e  farsi passare il magone per l’assenza dei nipotini, ma, per la verità, sono stati in seguito  ringraziati calorosamente.

Anche perché hanno portato finalmente il sole in Inghilterra, dopo mesi di piogge continue.

In Lombardia, senza di loro, è arrivato invece il maltempo, ma forse questo era gradito dai residenti, oppressi da tempo da una calura infernale.

Bene, ora hanno una pausa dalla sorella di Cambridge.

Senza nipotini urlanti ( sigh ! mi mancano! ), senza scatoloni da trasloco, senza afa e sudore.

Perché qua c’è il sole, ma nell’arco dei 20 gradi, che farà impazzire di gioia gli inglesi, ma per noi è primavera.

Sul lungomare di Brighton, con golfino e giacca a vento, nonno Talpone e nonna Istrice hanno rimirato stupiti bambini e adulti che si tuffavano allegramente nel mare scuro e gelido.

“ Ma quale gelido ! – precisava il Martello  in una pausa di passeggiata pre-lavori di impacchettamento –  ci saranno 18 gradi !”

A quel pensiero i due vecchietti avevano avuto un brivido lungo la schiena e avevano pensato se era il caso di indossare un altro golfino.

IL GIGANTE BRICIOLA


“ Bella storia la tua, stai diventando bravo, caro Hanid – si complimentò il giovane Pamock – ma troppa guerra e troppo sangue per me.  In fondo siamo bambini, c’è tempo per crescere, anzi qualcuno non cresce mai, come diceva mio nonno Andrik,”

“ In un paese lontano c’era una coppia di sposi che amavano divertirsi, girare per montagne e per valli, ballare ad ogni fiera di paese e ad ogni festa di cui fossero a conoscenza.

Passavano gli anni e loro non si decidevano mai ad avere figli, non ne avevano tempo, dicevano.

Dopo una quindicina d’anni però la moglie si stancò della situazione e mise alle stratte il marito, o avevano un figlio o lei se ne sarebbe andata via.

Così l’uomo capitolò e dopo il giusto periodo nacque loro un bambino biondo e grazioso.

I genitori ne furono felicissimi, specialmente il padre che, dopo una iniziale gelosia, lo vezzeggiò e lo riempì di mille carezze affettuose.

Gli pareva tanto piccolo e delicato che iniziò a chiamarlo “  mia piccola briciola “.

Il soprannome Briciola rimase al bambino, che poppava con grande appetito e cresceva a vista d’occhio.

Con il passare dei mesi e degli anni diventava sempre più grande e grosso, a un anno ne mostrava tre, a tre il doppio, a nove era grande e forte come un uomo adulto.

Il padre ne era orgoglioso, lo riempiva sempre di coccole come fosse sempre un infante, tanto che quando si mettevano a tavola per pranzo e cena Briciola andava sempre a sedersi sulle ginocchia del suo papà.

Più il padre invecchiava, più il piccolo gigante si ingrossava, ormai erano necessarie della sedie speciali, con ampi e robusti braccioli, altrimenti quel bebè avrebbe schiacciato il suo papà.

A vent’anni il gigante Briciola era alto più di tre metri, pesava oltre due quintali, aveva braccia come prosciutti, ma a tavola voleva sempre andare in braccio al suo papà, che era assiso, anzi imprigionato in una speciale robusta sedia di ferro, con travi di rinforzo.

Però il gigante Briciola, se cresceva di peso e di altezza, si riteneva sempre un bambino, amava giocare e si riteneva troppo giovane per dover studiare o lavorare.

Mangiava calderoni di riso, mezze pecore arrosto, prosciutti interi, trincava botti di vino, era l’orgoglio del suo papà, ormai tutti i parenti si tassavano per mantenere  quel portento.

Passarono altri anni, il gigante Briciola era sempre più grande ed affamato, ben dodici paesi intorno fornivano il cibo per la sua mensa, che era davvero assai curiosa, un’impalcatura possente di travi e ferri, con una porticina in basso, in cui all’ora dei pasti entrava un vecchietto dai capelli bianchi, il papà affettuoso che doveva tenere in braccio il suo figliolo.

Con gli anni il mantenere quel gigantesco bambinone costava la metà delle entrate della nazione e il governatore promise un premio e la mano della figlia a chi avesse trovato un rimedio.”

“ Tu cosa avresti fatto, amico mio ? – chiese il biondo Pamock.

“ Non so, avrei preparato un esercito per dare battaglia – azzardò dubbioso Hanid – cosa diceva tuo nonno A.?”

“ Il nonno morì prima di finire la storia, anch’io vorrei trovare una soluzione”

“ Semplicissimo ! – strillò una vocetta femminile al di là del rugginoso cancello.

I due bambini si alzarono di scatto stupiti e videro davanti a loro, oltre le sbarre una vispa ragazzina, dai capelli rosso fuoco, con maglietta e pantaloni macchiati, che li guardava con occhi arguti e sorridenti.

“ E tu chi sei e cosa ci fai qui ? – chiesero in coro Pamock e Hanid.

“ Mi chiamo Aurora, abito qui vicino e da qualche tempo vi ho sentito parlare e raccontare delle storie, mi sono piaciute, anche se voi maschietti siete leggermente noiosi, guerre, battaglie, gesti commoventi e piagnosi, ma non sapete ridere ?”

“ Saputella dal nome buffo, dai tu una soluzione e raccontaci delle tue storie”

“ Se trovate buffo il mio nome vi dirò pure che in realtà mi hanno chiamato Aurora Del Sol Dell’Avvenire – fece la ragazzina con l’aria saputa da maestrina –in quanto poi il famoso gigante Briciola l’avrei convinto che doveva cercare una bellissima regina, rosea e bionda, grande e grossa come lui, che abitava al di là del mare e che lo voleva come marito,  che portava in dote mandrie di mucche, allevamenti di maiali, greggi di pecore  e innumerevoli cantine ripiene di vino e birra. Naturalmente avrei imbarcato verso l’ignoto anche il suo affettuoso papà, che se lo gustasse fino alla fine ! Di tasse ne paghiamo già abbastanza !”

“ In realtà la soluzione per i giganti non c’è mai stata, si sposano, fanno altri giganti e si fanno sempre mantenere dalla povera gente. Ne cambi uno e ne arriva un altro più affamato che mai. Ma ora vi racconterò qualcosa di più piacevole, le storie di Bastiano e Cettina . “