Squilla il cellulare, risponde mamma Istrice, dai toni dolci e dalla durata della telefonata un estraneo potrebbe pensare che sia l’amante, ma Talpone capisce che si tratta del figlio Promettente Avvocato.
Con il Martello di dio londinese la durata sarebbe stata inferiore, per motivi economici naturalmente.
Dopo mezz’ora lei mi chiama, l’Avvocato vuole parlare con me.
Strano, le sue macchine da far riparare ? No, siamo a 600 Km di distanza, idem per bollettini da pagare o commissioni da sbrigare.
Mi interroga subito “ Pronto, folletto dei boschi ? C’è qua un bambino che ti deve parlare “
Talpone capisce che si richiede una trasformazione alla Fregoli, si tappa il naso e risponde “ Prondo chi è ? “
Lo Scoiattolino con la sua vocina squillante ed emozionata chiede “ Pronto, sei il folletto dei boschi ? “
“ Di, dimmi bure caro… “
“ Sono un bambino e vorrei la vestizione di Dark Fender “
“ Scusa bambino berchè vuoi una chitara o vuoi forse un gostume del Fenner di Guere Stellari ? “
“ Il costume di Guerre Stellari, per il mio compleanno “
“ Gome ti chiami e quando gombi gli anni ? “
“ Sono Scoiattolino Talponi, un momento…. Papà quando compio gli anni ?…Ah si, il 13 settembre, posso avere la vestizione di Dark Fender allora ?”
“ Va bene, lo segno qua sul mio libro d’oro, ti saluto e fai il bravo bambino “
Finalmente arriva al telefono il Promettente Avvocato, Talpone può riprendere fiato, stava soffocando, per amore d’accordo, ma sempre semisoffocato era, chiede ansioso “ Mi ha riconosciuto ?”
“ No folletto dei boschi, va bene così “ E chiude la comunicazione.
Già per ultime feste Talpone ha dovuto fare la voce dell’Uomo Ragno con un fazzoletto in bocca, ancor prima entrare in una strettissima casacca da Babbo Natale, spaventando i piccoli e mangiando una barba di plastica, speriamo che in futuro non gli chiedano di fare Biancaneve.
Dura vita da nonni, detto con i baffi all’insù.
Categoria: figli
NON LICENZIATEMI !
Ancora invischiato dal ricordo degli amati nipotini, nonno talpone ora si sveglia tardi la mattina, legge con tranquillità il suo ultimo affascinante romanzo, ”l’idiota “ di Dostoevskij , girella per casa e in giardino con aria svagata, insomma se la prende comoda, come ogni pensionato assennato.
E’ vero, ultimamente non ha scritto il solito post giornaliero nel suo blog, la sera era troppo stanco per la giornata tumultuosa con i due nipotini, ora troppo vuota per la loro mancanza.
D’altra parte lui non riceve molti commenti sul suo blog, saranno stati una decina in quattro mesi, talpone si crogiolava quindi in una specie di limbo, fatto di ozi e di ricordi.
Naturalmente parlo di otium nel senso degli antichi romani ( forse anche degli attuali abitanti di Roma ), cioè la considerazione filosofica degli aspetti della vita, un’attività altamente intellettuale e impegnativa.
Ancor più, essendo un milanese purosangue da molte generazioni, il suo senso pratico lo aveva portato a stendere una lista delle cose da fare, cosa in sé adorabile, perché non si fanno sforzi dannosi per la salute e si dimostra agli altri che si è profondamente impegnati.
Ecco la lista dei miei impegni :
- Ripassare le nozioni di musica e di solfeggio per riprendere a suonare. Peccato che i mei tre flauti, la chitarra, l’ocarina e la nuova tastiera che mi ero regalato a natale siano rimasti inspiegabilmente a Milano.
- Eseguire della salutare ginnastica mattutina, rivedere le posizioni e i movimenti di Tai Chi, stile Yang naturalmente, secondo le indicazioni leggermente contrastanti dei sei libri posseduti.
- Magari fare i tre Km di percorso a buon passo verso il paesetto medioevale vicino, al fine di prendere un tè con paste o focaccine salate dall’amico negoziante, che vende di tutto, dai salami e formaggi ai giornali, dalla frutta e verdura alla porchetta da lui preparata. Riconsiderare se sia il caso in un secondo tempo di fare il percorso di corsa, stile l'Elasti-mamma, secondo le prescrizioni del manuale di Jogging che devo avere in una libreria qui in Umbria.
- Stendere un programma dettagliato delle possibili gite turistiche a Roma e nei vicini paesetti medioevali, che hanno la piacevole consuetudine in questo periodo di organizzare sagre del cinghiale, della bruschetta, delle ciriole al tartufo e altre cosettine sfiziose.
- Controllare nelle varie librerie quali sono i libri ancora da leggere. Non so come, ma ce ne sono sempre, poiché acquistati con foga, vengono poi nascosti da una nuova fila di libri più aggressivi che sgomitano per mettersi in mostra solo loro.
- Guardarsi in giro per poter precisare in uno schema preciso le possibili opere di manutenzione del giardino e della casa, da fare personalmente o attraverso il contributo di qualche volonteroso aiutante, tipo i due cognati, i figli quando dovessero mai venire nei prossimi anni, i nipoti quando saranno cresciuti abbastanza da non farmi accusare di sfruttamento del lavoro minorile ( per ora segretamente li uso per rastrellare le foglie e raccogliere le prugne, quest’ultime da consegnare all’amico negoziante in cambio di chupa chupa ).
Nonno talpone era quindi occupatissimo in queste e ulteriori urgenti incombenze, quando riceve una bella sferzata dal figlio martello di dio che gli scrive “ Sbaglio o sei in arretrato di qualche settimana nella pubblicazione dei tuoi post ? “
Ultimamente talpone pensava che con il matrimonio si fossero smorzati i furori del lontano trapano londinese.
Errore madornale.
Va bene signor direttore, non si preoccupi, recupererò.
Non mi licenzi per favore.
In ogni caso, per prudenza, ho già preparato un annuncio di lavoro “ Giovane nonno, causa perdita di lavoro, offresi part-time, capacità teoricamente ampie, multietnico, multilinguista, multifunzionale, richieste modiche, leggermente brontolone “ .
PICCOLA CRONACA D’AMORE
L’istrice mi manda a comperare una cornice d’argento per la festa di nonna Ida, lucidissima e brillante, che a breve compirà 100 anni, con la presenza di più di circa 150 parenti e amici che provengono da due continenti.
La scelta era difficile, nonno talpone di solito sbaglia, ma il recente omaggio di una poesia d’amore può fare miracoli.
Al suo ritorno talpone mostra l’acquisto e chiede all’istrice con voce sommessa .
“ Ti piace la cornice che ho scelto ? “
“ Si è molto bella, hai fatto la scelta giusta “
“ Meno male che una volta tanto non ho sbagliato “
“ Ma no, amore, tu fai sempre la cosa giusta, solo che certe volte i nostri gusti non combaciano “
Nonno talpone si fa ripetere la battuta, la trascrive subito, è incredulo.
I nostri gusti e giudizi non combaciano mai, come ben sanno i nostri figli, quando ci chiedevano qualcosa da ragazzi, dal permesso di uscire alla sera alla scelta di una maglietta, la nostra risposta di genitori era “ SI “ “ NO “, oppure “ NO “ “ SI “ rispettivamente.
Era così scontata la nostra divergenza di opinioni da apparire una pantomima teatrale.
Con il tempo questo non si verifica più in casa nostra.
I ragazzi, diventati adulti, ora chiedono direttamente solo alla mamma, forse con ragione.
Il padre fa il padre e basta.
Correggo ora scrive anche amorosi versi, é ancora innamorato e non se ne vergogna.
Perché, istrice mia, l’amore ha sempre mille facce da scoprire.
Perché non conosce stagioni né età.
Perché, se è amore, rinasce sempre, anche quando sembra assopito, scontato, dimenticato quasi.
Perché si può solo sorridere appena dell’amore, quando ti colpisce ti squassa completamente.
Non si può ridere, perché è una tragedia l’amore, ma bellissima.
AVEVO LA COSCIENZA PULITA
L’erba dei prati tagliata, la legna messa a posto bene, il mal di schiena garantiva che avevo lavorato sodo, secondo lei, la schiena intendo, questo voleva dire che non avevo più trent’anni, bugia, io stesso non ricordo mai la mia età, che ritengo elastica.
La conferma è arrivata stasera con una telefonata da Londra, il Martello di dio chiamava a rapporto.
Mi sono fatto un rapido esame di coscienza, dunque, l’erba era tagliata, i gatti nutriti, i rapporti con la moglie nella soglia della gentilezza, il suo vino inviato con corriere internazionale, mi sembrava di essere a posto.
“ NO – attacca lui – ma sei impazzito a scrivere su internet, nel tuo blog delle poppe delle gatte ? La campagna a Terni ti sta involgarendo, mettiti in carreggiata.”
Cerco di giustificarmi, era sua madre che chiedeva di vedere se la gatta allattava o no, io mi ero limitato a chiederglielo con le buone maniere, si l’avevo anche minacciata di non darle più gli spaghetti con carne se non mi riportava i cuccioli, ma poi le ho dato da mangiare lo stesso.
Anzi, nel mio ultimo pedinamento di Hilda, avevo avuto la fortuna di scoprire che li teneva nella vecchia legnaia, adesso facevo il servizio a domicilio per loro con ciotole a parte di spaghettata e acqua fresca.
“ Ci voleva poco a capire che li teneva là , scusa, era logico, ma comunque questi termini volgari non usarli più, hai visto i commenti sul blog ?”
“ No, non li ho visti, di solito c’è solo il tuo, non mi legge quasi nessuno”
“ Ecco, non c’era, quindi non va bene, capito ? E poi riporta indietro quel tuo e-book, ti sei fatto fregare dal commesso, fatti ridare i soldi, dopo ne cerchiamo uno buono qua a Londra, non devi comprare le cose senza dirmelo, capito ?”
Ho promesso che non lo farò mai più, intanto non capivo chi era il padre e chi il figlio.
Una cosa sapevo e ridacchiavo malignamente dentro di me, per fortuna tra poco sarebbe uscito dalla famiglia, non ero io il suo futuro compagno di vita, ora sarebbe toccato al suo fascinoso sposo, il Tasso o Badger irlandese.
MARTELLO SI SPOSERA’
Mio figlio piccolo, si fa per dire, il temibile Martello inglese, si sposerà.
Dopo anni di convivenza con quel caro ragazzo, il fascinoso Badger irlandese, è riuscito a convincerlo a farsi sposare, martellandolo come un forsennato per convolare a giuste nozze.
L’altro è pure lui uno tosto, non per niente se uno è il martello l’altro può ben dirsi l’incudine.
Ha resistito a lungo, un’altra persona per sfinimento avrebbe detto di si dopo una settimana o sarebbe fuggito in Patagonia.
Quindi la scorsa estate, durante un lungo e faticoso trekking nella brumosa scozia tra le colline e i laghi, la west highland way, alla fine è riuscito a farsi regalare l’anello di fidanzamento.
Che poi, per timidezza, era nascosto nel termos del tè, che Badger gli offriva e che il caro Martello aveva preso e aveva anche visto l’anello, però al momento non aveva collegato le cose, fortunatamente non l’aveva anche ingoiato.
Una storia buffa, ma romantica .
Poi è cominciato il martellamento verso gli amici, soprattutto verso i genitori.
Al ricevimento della notizia del matrimonio questi sono stati felici, ma secondo lui non abbastanza felici, non hanno gridato, saltato, danzato con orgiastico furore.
Poi sono stati travolti dai preparativi, innanzitutto nella scelta del luogo della futura cerimonia.
A Londra, in Irlanda, in Italia, a Milano ?
Se fare la cerimonia là e la festa qua, ricevimenti separati o uniti.
Chi invitare, chi informare ma non invitare e così via.
Alla fine abbiamo dovuto scegliere di ridurre la fastosa cerimonia alla famiglia stretta e agli amici intimi.
I vari ipotetici edifici, hotel, ristoranti, pub, hall dove fare i festeggiamenti hanno richiesto mesi di ipotesi, proposte, ripensamenti, nuovi piani cerimoniali.
Noi non proponevamo abbastanza, non sceglievamo o, se lo facevamo, avevamo idee diverse dalle sue.
Logicamente bisognava parlare, ma per dire che aveva ragione lui.
Il che è perfettamente vero, dato che il matrimonio era il suo, ma perché chiedere se lui aveva già fatto la scelta che al momento lo soddisfaceva ?
Non posso fare a meno di dire, sono forse noioso, lo so, che nei miei ricordi le proposte di nozze furono molto più semplici.
Io, una settimana dopo aver conosciuto quel fiore incredibile di ragazza, l’Istrice Prussiana appunto, le regalai subito un complicato anello d’argento, chiedendo di sposarla subito e di avere con lei cinque figli.
Lei mi rispose che ero matto e poi mi lasciò.
Dopo un anno ci rimettemmo insieme, eravamo troppo diversi, ma forse troppo affascinati l’uno dell’altro per stare separati.
Mio padre poi consigliò fermamente, allora erano tempi differenti, le nozze che furono semplici, povere, fantastiche per due ragazzi incoscienti e innamoratissimi.
Ma questa è un’altra storia.
Per tornare al nostro Martello, ora da mesi continua la discussione sul tipo e la qualità del menù per il pranzo di nozze, capitolo forse ancora aperto, non voglio pensarci, è troppo complesso.
Nemmeno fosse quello del nipote della regina d’Inghilterra.
Tra l’altro lui trova che è disdicevole che queste abbiano leggermente offuscato il suo prossimo matrimonio.
Per i beveraggi fu quasi più semplice : birra no, ci voleva lo champagne, io modestamente proponevo del buon Prosecco e dei vini italiani, che potevo procurare e imbottigliare.
Il promettente avvocato parlava di vini prestigiosi, come l’Amarone, il Barolo e così via, ci pensava lui alla scelta di classe.
Il Martello citava una sua conoscente, rappresentante di una nota marca di champagne che avrebbe fornito le bevande di livello opportuno.
Alla fine tutti hanno deciso di lasciare tutte queste incombenze a nonno Talpone, che ha dovuto scegliere, comperare, imbottigliare i vari tipi di vino da lui preferiti, ben felice in verità di trafficare in cantina.
Per il nostro regalo di nozze, una doppia coppia di gemelli da camicia, questo è un’altra storia complessa, seppur finita anche questa.
Stasera ho avuto la notizia che è stato scelto anche il pub ove finire i festeggiamenti.
Una scelta reale, c’è da scommetterci, non mi stupirebbe se ci fossero i fuochi d’artificio sul Tamigi, magari con la musica di Handel.
E poi dicono che la vita dei pensionati è tutta una noia e tranquillità.
FUORI DI CASA !
Con i figli bisogna dare amore ma anche un senso del limite, insomma diritti e doveri.
Ma anche affetto, come fare senza ?
Li abbiamo educati in questo senso, avere dei principi, ecco la parola.
Infatti, quando a diciassette anni il più piccolo, durante una vacanza natalizia, si mise d’ accordo con la zia Giulia per rimanere a Cambridge per continuare gli studi, noi fummo sorpresi ma impotenti.
Si era già preparato accuratamente, aveva circuito la zia con gentilezze e coccole traditrici, al ritorno a Milano risultò che aveva dimenticato là una valigia con vestiti e libri di scuola, non solo, aveva già parlato con la tutor della scuola inglese per la sua iscrizione, ottenendone l’approvazione.
Mentre noi cercavamo di temporeggiare, lui era già stato a dare l’addio a professori e preside del suo liceo milanese, stupiti perché non si era mostrato uno studente molto brillante.
Quindi partì per il lontano nord e noi, di nascosto, a commuoverci.
Rimaneva il figlio maggiore, vivace come non mai, si divertiva ampiamente, ma si laureò abbastanza in fretta e trovò una serie di lavori.
Lui mangiava da noi, ma alle sue ore, ritornava a dormire, talvolta rientrando quando noi uscivamo per andare al lavoro, era troppo impegnato e quindi poco disponibile per i lavori o la spesa quotidiana.
In casa, come quella canzone famosa, era come in un albergo.
Allora abbiamo detto basta, in Inghilterra i figli escono di casa a 16 anni, quindi che si cercasse un alloggio fuori.
Ricordo che ci guardò stupito, ma come, tutti i genitori dei suoi amici pregavano e scongiuravano i loro figli di rimanere in casa e noi volevamo buttarlo fuori ?
Ebbene si, noi eravamo anglofoni, dopotutto avevo mia sorella che viveva lassù, anche suo fratello si era allontanato da un paio d’anni.
Lui era comunque incredulo, quale perfidia dei suoi cari genitori e la voce si sparse in giro.
Gli amici e conoscenti ci guardarono accigliati, che strana famiglia la nostra.
Poi lui accettò, sicuro e spavaldo, andava a stare dal suo amico Andrea che viveva da solo.
Al piano sopra il nostro appartamento.
Beh non era lontano, ma almeno era uscito di casa.
Ritornarono a pranzo e cena tutti e due.
Ma il principio era salvo.
IL TERRORE CORRE SUL FILO
Il pomeriggio era stato piacevole, una pausa riposante tra due giornate di convivenza con gli adorati ma impegnativi nipotini.
La mia ninfa era dalla parrucchiera, mi godevo un sottofondo musicale rilassante, sdraiato in una morbida poltrona, con i piedi sul divano di fronte, la piletta dei libri da leggere, da alternare secondo l’umore, per assaporare variazioni di temi e di ambienti.
Niente pero’ puo’ durare a lungo.
La mia longilinea compagna di vita e’ ritornata, sfoggiando compiaciuta i risultati del trattamento ricevuto dalla maga coiffeuse Carmen.
Ho abbassato gli occhiali e apprezzando gentilmente la sua capigliatura, anche se non sono riescito a notare cambiamenti eclatanti.
Devo anche dire che io la trovo sempre giovane e bellissima, come se avesse ancora ventiquattro anni.
Ma non posso dirglielo, lei e’ timida e scontrosa.
I complimenti li devo dosare con cautela.
Non per niente l’ho soprannominata” Istrice Prussiana “.
Il secondo attributo si riferisce alla sua ferrea volonta’, derivata da antenati lanzichenecchi, secondo un dubbio documento genealogico di un prozio monsignore.
Appena uscita dalla sala sono ritornato alla rilettura del mio Don Chisciotte, con ridispiegamento della cartina della Castiglia, scala 1: 200.000, per cercare di capire quale fosse stato l’ipotetico tragitto del mio eroe nella Sierra Morena.
Ma ecco che lei e’ ritornata, si era cambiata, ora e’ in tuta di ginnastica e stringe un borsone, avvertendomi che e’ arrivata l’ora della palestra.
Una sua amica lo scorso anno l’ha convinta a iscriversi ad un corso presso la palestra della vicina scuola elementare.
Non e’ cambiata molto dai tempi che la dovevo frequentare da ragazzino, muri un po’ scrostati, lieve odore di sudore, ricordi di esercizi ginnici che odiavo cordialmente.
Ma il corso costa poco, il trainer e’ un atletico insegnante neopensionato, l’ambiente e’ tranquillo, senza i soliti gasati che devono sfoggiare bicipiti e lanciare grugniti durante i loro sforzi, infatti l’eta’ media e’ abbondantemente sopra i sessanta, una quarantina di donne sempre cinguettanti, tre maschi me incluso.
Lo sport e il movimento fanno bene, sostiene e insisteva l’Istriciotta, insisteva il figlio promettente avvocato e insisteva pure il figlio londinese.
Avevo cercato di rinviare ogni coinvolgimento per oscuri impegni che avevo in corso, non sono stato creduto e infine sono arrivati i perentori consigli di d’oltremanica.
Qui non si scherza.
L’emigrato londinese e’ capace di telefonarti sette o otto volte al giorno, senza pieta’ ne’ remissione.
Una goccia martellante, dopo una settimana o al massimo dieci giorni tutti capitolano.
Nessuno gli ha mai resistito.
Devo dimagrire e morigerami nell’alimentazione, secondo la consorte ?
Lei telefona subito all’emigrato.
L’altro figlio dice che non trova il tempo per fare le analisi del sangue che il medico gli ha prescritto ?
Basta telefonare a Londra.
Sono perfino riuscito con il suo aiuto a bloccare mia moglie che voleva iscriversi nuovamente a un master universitario, dopo aver conseguito durante la nostra relazione ben quattro lauree nella stessa specializzazione medica, secondo me con incomprensibili varianti.
Ci ha salvato da un possibile divorzio.
Comunque l’adorabile nonna mi ha guardato con dolcezza, ripetendomi l’invito a seguirla in palestra, aggiungendo soave : ” devo forse telefonare a Londra ? “.
L’argomento e’ stato decisivo, sono scattato in piedi per cambiarmi con una tuta e afferrare la mia sacca.
Non avevo alcuna voglia di sperimentare la sferza del mio caro figliolo londinese, che si può a ragione denominare ” Il Martello di dio “.
QUANDO ERAVAMO ANCORA PIRATI.
Erano assalti ai castelli del governatore spagnolo, attacchi a file di cuscini del divano buttati a terra, arrembaggi forsennati a galeoni poltrone.
Dopo le fatiche guerresche veniva chiamato a gran voce il cambusiere, per portare i beveraggi, fantasiosi boccali di vino, ” bille ” e ” lum “.
La R era ancora ignota, noi ci divertivamo, ma mio figlio, il promettente avvocato, era preoccupatissimo, temeva di avere un figlio cinese.
Quando la sete si faceva veramente sentire era necessario mescolare succo di amarene, zucchero e acqua per travasare il tutto in bottigliette da liquore tipo minibar, tapparle bene e portarle in un vassoio ai due minuscoli pirati.
Erano poi ben attrezzati nel loro ruolo: bende nere all’occhio sinistro, feluche ornate di teschio e tibie, schioppi e coltellacci di plastica morbida, spadoni di cartone.
Era una continua ricerca e scoperta di libri illustrati, magneti adesivi, puzzles, stesure di mappe del tesoro, canti guerreschi da ” pilati “.
Un avvenire roseo di conquiste e bottini di forzieri inverosimili contenenti caramelle e monete dorate di cioccolato.
Perfino dopo aver visto numerose volte il film di Peter Pan la saga dei pirati non è stata scalfita.
